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Siria

Ospedale Al Rajaa di Aleppo un baluardo di “SPERANZA”

il prof KETTI nel suo ospedale
                 Il prof KETTI nel suo ospedale

Marzo 2025
L’ospedale Al Rajaa di Aleppo, il cui nome significa “Speranza”, rappresenta una delle poche strutture sanitarie ancora funzionanti in una città devastata da anni di conflitto. Fondato nel 2003 dal chirurgo ortopedico Emile Katti in collaborazione con Monsignor Giuseppe Nazzaro, questo ospedale è diventato un simbolo di resilienza e un esempio di coesistenza pacifica in un paese lacerato dalle divisioni settarie.
La struttura, di proprietà della Custodia di Terra Santa, è uno dei più grandi ospedali privati di Aleppo con 65 posti letto e uno dei pochi ancora pienamente funzionanti nel nord della Siria. Il Professor Katti, che dirige l’ospedale da oltre vent’anni, ha scelto di rimanere ad Aleppo nonostante il suo passaporto francese e le qualifiche professionali gli avrebbero permesso di trasferirsi all’estero. La sua decisione testimonia un profondo impegno nei confronti della popolazione siriana. Nel corso degli anni, il Dottor Katti è diventato una voce autorevole per la situazione sanitaria in Siria, partecipando a convegni internazionali per testimoniare le difficoltà affrontate dai medici siriani.
Uno degli aspetti più significativi dell’ospedale è la composizione del suo staff, che riflette la diversità etnica e religiosa della Siria. L’équipe medica include professionisti di diverse confessioni: cristiani cattolici, maroniti, musulmani sciiti, sunniti e alawiti. Anche dal punto di vista etnico, l’ospedale accoglie personale di diverse origini, tra cui curdi e armeni. Questa coesistenza pacifica ha fatto dell’ospedale quello che il Dottor Katti ha definito “un ottimo laboratorio di convivenza” prima della guerra. Anche durante il conflitto, l’ospedale ha mantenuto questa filosofia inclusiva, offrendo cure a tutti i pazienti senza discriminazioni, come sottolineato dallo stesso Katti: “Non chiediamo mai se sono civili o militari, cristiani o musulmani”.
Durante gli ultimi quattordici anni di conflitto, l’ospedale ha dovuto affrontare sfide enormi. Tra le principali difficoltà vi è stata la carenza di personale medico specializzato, poiché molti professionisti hanno lasciato il paese. Il Dottor Katti ha spiegato che ad Aleppo, che nel 2005 contava 2 milioni di abitanti, erano rimasti solo due o tre neurochirurghi, con altre specializzazioni in condizioni simili.
L’ospedale ha anche sofferto di gravi problemi infrastrutturali. La mancanza di elettricità ha costretto a fare affidamento su generatori a gasolio, che spesso si guastavano o esplodevano perché non progettati per un uso continuativo. La carenza di acqua, bloccata in alcuni periodi dall’ISIS, ha ulteriormente complicato le operazioni. I macchinari si danneggiavano frequentemente a causa degli improvvisi blackout, e la loro riparazione era difficile per la fuga degli ingegneri biomedici.
L’embargo internazionale ha rappresentato un altro ostacolo significativo. Il Dottor Katti ha denunciato come le sanzioni occidentali abbiano reso quasi impossibile ricevere fondi dall’Europa o acquistare nuove attrezzature mediche. Nonostante queste difficoltà, Al Rajaa è riuscito a continuare la sua attività, offrendo cure a circa 800-1000 persone al mese nel 2014, numero salito a oltre 1000 pazienti mensili negli anni successivi.
L’ospedale ha beneficiato del sostegno di diverse organizzazioni umanitarie e religiose internazionali. L’Associazione Pro Terra Sancta ha fornito regolarmente aiuti umanitari, tra cui generi alimentari, beni di consumo e medicinali essenziali. La Fondazione Cesmet ed il gruppo India ha sostenuto l’ospedale attraverso campagne di raccolta fondi, mentre Radio Vaticana ha contribuito a dare visibilità internazionale alla situazione. Nel 2025, Caritas Ambrosiana ha stanziato fondi per garantire l’autonomia energetica dell’ospedale attraverso l’installazione di un impianto fotovoltaico, cercando di risolvere uno dei problemi più persistenti: la mancanza di elettricità affidabile.
Negli ultimi mesi, la situazione ad Aleppo è drammaticamente peggiorata.
A fine novembre 2024, la città è caduta nuovamente in mano ai ribelli del gruppo jihadista Hayat Tahrir al-Sham, dopo essere stata sotto il controllo governativo dal 2016. Questo cambio ha generato nuove tensioni e violenze, con conseguenze dirette sulla popolazione civile e sulle infrastrutture sanitarie. Il parroco latino di Aleppo, Padre Bahjat Elia Karakach, ha recentemente descritto la città come “sull’orlo di una guerra civile”, con un clima di grande tensione che si respira in tutta la Siria.
In questo contesto estremamente volatile, l’ospedale Al Rajaa continua a rappresentare uno dei pochi punti di riferimento sanitari per la popolazione locale. Nonostante le notizie recenti non forniscano dettagli specifici sulle condizioni attuali dell’ospedale, gli sforzi continuativi delle organizzazioni internazionali per sostenerlo suggeriscono che continui a operare, pur tra mille difficoltà. L’impegno di Caritas Ambrosiana per l’installazione di un impianto fotovoltaico nel 2025 indica che ci sono progetti attivi per migliorare la funzionalità dell’ospedale anche in questa fase critica.
L’ospedale Al Rajaa rappresenta molto più di una semplice struttura sanitaria. In un paese devastato da anni di conflitto, divisioni settarie e crisi umanitarie, è diventato un simbolo di speranza e resilienza.

Grazie alla dedizione del Professor Emile Katti e del suo staff multietnico e multireligioso, Al Rajaa continua a offrire assistenza medica vitale alla popolazione di Aleppo, indipendentemente dalle loro affiliazioni religiose o politiche, rimanendo un faro di speranza per migliaia di siriani in un periodo di profonda incertezza.

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In Siria la città di Aleppo vive una crisi umanitaria senza precedenti

Marzo 2025 da Aleppo, la storica città siriana, patrimonio dell’UNESCO, giungono notizie drammatiche. La città sta vivendo una grave crisi umanitaria dalla fine di novembre 2024, quando gruppi ribelli islamisti guidati da Hayat Tahrir al-Sham (HTS) hanno lanciato un’offensiva lampo conquistandola. La popolazione è intrappolata in una città sotto assedio, dove i servizi essenziali sono collassati e la violenza continua a imperversare.

 

Solo due ospedali rimangono operativi, mentre il rumore delle mitragliatrici risuona nel centro città.
L’offensiva ribelle ha violato un cessate il fuoco che durava da cinque anni. I gruppi jihadisti, sostenuti dalla Turchia, hanno preso rapidamente il controllo di punti strategici, annunciando di aver conquistato il quartier generale della polizia e l’edificio del governatorato. Le milizie hanno occupato numerosi     quartieri occidentali della città e circa 60 villaggi nel nord-ovest della Siria. L’aviazione russa ha cercato di fermare l’avanzata bombardando i ribelli, dichiarando di aver eliminato circa 200 combattenti, senza riuscire a impedire la caduta della città. L’offensiva ha provocato oltre 300 morti nei primi giorni dell’attacco.
La crisi umanitaria si aggrava giorno dopo giorno. Un attacco jihadista recente ha causato più di 200 morti tra civili e militari. Le forze armate sono a soli 10 chilometri dal centro città. I servizi di base sono paralizzati: la popolazione vive senza elettricità, acqua e cibo sufficiente. I luoghi di lavoro sono deserti e la chiusura dell’autostrada strategica tra Aleppo e Damasco ha ulteriormente complicato l’arrivo di soccorsi.
Circa 25.000 cristiani e migliaia di altre persone sono rimaste intrappolate in città. Come riferisce Marielle Boutros di ACS Internazionale, “la gente è in trappola, nessuno può entrare o uscire dalla città”. Il cibo scarseggia, i prezzi sono saliti alle stelle e si rischia il collasso energetico

Il sistema sanitario è al collasso.

OSPEDALE AL RAJAA
                    OSPEDALE AL RAJAA

Solo due ospedali rimangono operativi per i casi critici, lottando per mantenere i servizi di emergenza in un contesto sempre più precario.  Mancano medicine e attrezzature essenziali, mentre il personale medico opera in condizioni estremamente difficili. Organizzazioni umanitarie come Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) e AVSI hanno lanciato campagne di emergenza, ma queste iniziative non bastano a coprire l’enorme divario tra i bisogni della popolazione e i servizi disponibili.

La vita quotidiana è una lotta per la sopravvivenza. Le scuole non sono operative, le banche hanno smesso di funzionare e il coprifuoco limita la mobilità delle persone. Le famiglie lottano per procurarsi cibo e beni di prima necessità, mentre l’inflazione rende i prezzi inaccessibili. La situazione è particolarmente difficile per bambini, anziani e persone con disabilità. L’impatto psicologico del conflitto prolungato è devastante, con traumi diffusi tra la popolazione.
Nonostante il contesto difficile, diverse organizzazioni umanitarie continuano a operare. ACS ha avviato quattro progetti: “Una Goccia di Latte” per l’alimentazione dei bambini, assistenza agli ospedali, aiuti agli sfollati e soluzioni energetiche alternative. AVSI fornisce supporto psicosociale, assistenza in denaro mensile e inclusione sociale per le persone disabili.
Le sfide future sono immense. La ricostruzione della città richiederà un impegno massiccio e coordinato a livello internazionale. L’instabilità politica della Siria, il recente cambio di regime e le tensioni settarie complicano gli sforzi di stabilizzazione. Aleppo si trova intrappolata tra le rovine di un conflitto che sembra non avere fine, mentre la popolazione lotta quotidianamente per sopravvivere in condizioni estremamente difficili.

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Siria un periodo critico verso un futuro incerto

SIRIA 10 marzo 2025. Un paese sempre più violento.

La Siria sta attraversando un periodo critico dalla caduta del regime di Bashar al-Assad avvenuta a dicembre 2024. Negli ultimi giorni il paese è stato teatro di violenti scontri settari tra le forze governative e i lealisti dell’ex presidente, con un bilancio di oltre mille morti, principalmente civili alawiti. Le violenze sono concentrate nelle province costiere di Latakia e Tartus, roccaforti storiche del sostegno ad Assad.
Gli scontri sono iniziati il 6 marzo 2025, quando un’imboscata contro una pattuglia governativa nei pressi di Jableh ha innescato una spirale di violenza. L’Osservatorio siriano per i diritti umani riporta almeno 745 civili alawiti uccisi “a sangue freddo” in quello che viene descritto come un “massacro settario”. Le nuove autorità hanno inviato rinforzi nelle città di Latakia e Tartus, imponendo il coprifuoco. La periferia delle città di Baniyas e Jableh, così come Qardaha, città natale dell’ex presidente, e diversi villaggi alawiti rimangono sotto il controllo dei lealisti di al-Assad.
La transizione politica è iniziata dopo la caduta di Assad l’8 dicembre 2024, quando gruppi di insorti guidati dall’islamista Hayat Tahrir al-Sham (HTS) hanno rovesciato il governo. Il 29 gennaio 2025, Ahmad al-Sharaa, precedentemente noto come Abu Mohammad al-Jolani e leader di HTS, è stato nominato presidente ad interim. Tra i primi provvedimenti: scioglimento del vecchio parlamento, sospensione della costituzione del 2012, scioglimento del partito Baath e smantellamento dell’esercito e delle agenzie di sicurezza del vecchio regime.
Il presidente ad interim al-Sharaa ha delineato come priorità la ricostruzione delle istituzioni, il mantenimento della pace, il rilancio dell’economia e il ripristino del ruolo internazionale della Siria. Il 25 febbraio 2025 si è tenuta una conferenza per il dialogo nazionale, formulando 18 raccomandazioni sulla transizione.
Al-Sharaa sta affrontando enormi sfide per stabilizzare il paese. Dopo i recenti scontri, ha invitato alla concordia: “Possiamo vivere insieme. Quello che sta succedendo nel Paese è fra le sfide che erano prevedibili, ma dobbiamo preservare l’unità nazionale”. La presidenza siriana ha annunciato la creazione di una “commissione d’inchiesta” indipendente per indagare sui massacri di civili. Al-Sharaa ha sviluppato una strategia di riabilitazione, con gesti come il restyling da civile e dichiarazioni inclusive in favore delle minoranze. Tuttavia, ha dichiarato che potrebbero essere necessari fino a quattro anni prima delle elezioni.
La situazione umanitaria è disastrosa: 16,7 milioni di persone necessitano di assistenza, quasi due terzi della popolazione totale. Tra queste, i minori rappresentano il 45%. Più di un milione di persone sono fuggite dalle proprie case negli ultimi mesi. Nel corso degli anni ci sono stati più di 7,2 milioni di sfollati interni e oltre 5 milioni di rifugiati nei Paesi vicini. Il 90% della popolazione vive sotto la soglia di povertà.
A livello internazionale, l’Iran ha perso un importante alleato, mentre Qatar e Arabia Saudita sostengono la nuova amministrazione. La Turchia ha assunto un ruolo significativo, con al-Sharaa invitato ad Ankara dal presidente Erdogan. L’Unione Europea ha mostrato cauto ottimismo, dicendosi pronta a sostenere il processo di transizione e ricostruzione.
La Siria si trova a un punto di svolta cruciale. La caduta di Assad ha aperto la possibilità di una transizione più democratica, ma le violenze settarie dimostrano la fragilità dell’equilibrio attuale. La strada verso la stabilità è irta di ostacoli, e il popolo siriano, stremato da quasi 14 anni di conflitto, attende finalmente la pace.

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