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Dengue – Scheda malattia


Introduzione e Descrizione

Negli ultimi decenni la “Febbre da virus Dengue” si è imposta come emergenza di sanità pubblica nella maggior parte dei paesi tropicali. In Africa si è diffusa in modo particolare negli ultimi venti anni, in Asia ed in particolare in America Centrale e Meridionale è una malattia endemica con epidemie diffuse. Il “vettore primario” per questa malattia è una zanzara, la Aedes, che  è diffusa nella maggior parte dei paesi equatoriali e tropicali, e si sviluppa in particolare nelle zone urbane dove gli abitanti sono molto suscettibili all’infezione. Il processo di urbanizzazione  selvaggia degli ultimi trenta anni ha lasciato, in molti paesi depressi, la popolazione con sistemi fognari a cielo aperto, con discariche inserite nel tessuto urbano, con sistemi per la raccolta delle  acque non controllati e con dispersioni di altissime percentuali. Tutto questo ha favorito la formazione di ambienti favorevoli all’insediamento ed alla crescita del vettore, velocizzando in questo modo la diffusione dell’infezione.

La febbre da virus dengue può mostrarsi in diversi modi. Da una infezione asintomatica ad una malattia lieve fino a forme gravi e mortali. Studi epidemiologici stimano che 1 infezione su 4 persone infettate manifestino sintomi. Oltre il 70% si infetta in modo asintomatico. Generalmente in chi manifesta la malattia i sintomi si manifestano in modo acuto da lievi a moderati ed aspecifici.
Quattro sono i tipi di virus della Dengue. Ogni tipo induce una immunità specifica verso il proprio ceppo, di lunga durata, ma che non copre gli altri tipi. Quindi le persone possono essere infettate dal virus della dengue fino a quattro volte.
Le forme gravi e talvolta mortali di malattia incorrono in circa 1 paziente su 20.La seconda infezione da DENV è un fattore di rischio per la dengue grave.
Classificazione della DEHGUE secondo OMS (pubblicate nel novembre 2009.

La febbre da virus dengue è classificata in (1) dengue o (2) dengue grave;

(1) dengue è definita, in una persona febbrile che ha viaggiato o vive in un’area endemica, da una combinazione di 2 o più dei seguenti segni o sintomi. Tra i sintomi: la nausea, il vomito, eruzioni cutanee, dolori, un test del laccio emostatico positivo, la leucopenia. Tra i segni: dolore o dolorabilità addominale, il vomito persistente, l’accumulo di liquidi, il sanguinamento della mucosa, la letargia, l’irrequietezza e epato e splenomegalia.

(2) dengue grave è definita con uno qualsiasi dei seguenti sintomi: una grave perdita di sangue che porta a shock, l’accumulo di liquidi con distress respiratorio; un grave sanguinamento; una grave insufficienza epatica con transaminasi ad oltre ≥1.000 UI/L, alterazione della coscienza, una insufficienza cardiaca.
Questa classificazione sostituisce la precedente in uso dal 1975 al 2009 classificate come (1) febbre da dengue; (2) febbre emorragica dengue (DHF); (3) sindrome da shock dengue – la forma più grave di DHF.


Agente Infettivo e Ciclo Vitale

VIRUS DELLA DENGUE

Il virus della “febbre da Dengue” appartiene alla famiglia dei Flaviviridae ed ha quattro principali sierotipi simili tra loro:
DEN-1, DEN-2, DEN-3, and DEN-4.                  Questi sierotipi del virus hanno un genoma ad RNA.
Fanno parte della “famiglia dei Flavivirus” altri virus causa di febbri emorragiche presenti prevalentemente in aree tropicali  quali: la febbre gialla; l’encefalite di Saint-Louis (america del nord); l’encefalite giapponese; West Nile virus; .
Tutte queste malattie sono trasmesse da artropodi, soprattutto da diversi tipi zanzare e da zecche degli animali, e questi virus causa di queste malattie sono anche denominati Arbovirus ossia “arthropod borne virus” – virus trasmesso da artropodi.

I Flavivirus sono virus con genoma ad RNA a singolo filamento positivo appartenenti alla famiglia Flaviviridae. La struttura di questi virus è formata da alcune molecole proteiche più esterne che formano il “pericapside”; molecole proteiche più interne che formano il ”capside”; ed una sola molecola ad RNA, con un senso di lettura 3′ – 5′.

I “VIRIONI” della DENGUE sono di forma sferica, dotati di un “PERICAPSIDE” della dimensione di 50 nm. Questo  ricopre un “NUCLEOCAPSIDE” della dimensione di 30 nm di diametro.
[A] “capside virale”: composto da tre proteine strutturali: (1) proteine di rivestimento esterno (E); (2) proteine del capside (C);          (3) proteine di membrana interna (M);
Le glicoproteine E, envelope esterno, svolgono un ruolo centrale nella biologia delle infezioni. Costituiscono il legame del virus con la superficie cellulare e favoriscono la penetrazione nella cellula bersaglio. Questa proteina esterna (E) è il “bersaglio” della risposta immunitaria dell’organismo ospite. La proteina E è costituita da 500 aminoacidi con tre “domini antigenici”.

Le 90 glicoproteine dimeriche (E) sono coinvolte nell’attacco e nella penetrazione nella cellula. Sono disposte parallelamente alla superficie del virione, formando una struttura “a spina di pesce” a simmetria icosaedrica. Questa struttura è stata sudiata nel VIRUS della DENGUE  tipo 2, nell’ WNVirus nel virus dell’encefalite trasmessa da zecche. La conferma di questa struttura è arrivata dalle immagini ottenute con la microscopia crioelettronica.

La proteina interna del capside ( C ) è una proteina strutturale ed ha la funzione di assemblare insieme le parti del virione.
I virioni del virus DENGUE si assemblano nel citoplasma cellulare, via via che vengono prodotte le proteine dai ribosomi delle cellule ospiti e, migrando verso la periferia della cellula, vengono liberati all’esterno per un processo di “gemmazione” della membrana cellulare.

Il genoma del virus della Dengue contiene 11.000 paia di basi e la sua funzione è quella di passare l’informazione per codificare (realizzare) 3 proteine strutturali esterne e 7 proteine non strutturali ma funzionali per la replicazione virale: (a) tre proteine che costituiscono la struttura esterna del virus, il virione, ossia il “cappotto / corpo del virus”,
Le proteine sono denominate(C; prM; E);  (B) sette diverse proteine che vengono prodotte e rilasciate nella cellula ospite (umana) e consentono la replicazione e la moltiplicazione dei virus (figli) (NS1, NS2a, NS2b, NS3, NS4a, NS4b, NS5)

Il virus DENGUE esiste in cinque diversi sierotipi, denominati DENV-1, DENV-2, DENV-3, DENV-4 e DENV-5.
Ognuno dei diversi tipi di virus dengue può causare la malattia febbrile con sintomi acuti, causati da una risposta infiammatoria dell’organismo, spesso abnorme ed anche pericolosa per l’organismo stesso. 

Il “virus della febbre da virus dengue” è caratterizzato da due trasmissioni con differenti caratteristiche:
[A] La “trasmissione / diffusione silvestre”, ossia in ambiente rupestre, di savana e di foresta, utilizzando vettori, in questo caso zanzare denominate AEDES, che succhiano sangue di “primati”, in questo caso di scimmie. Si ritrovano nelle foreste del Sud-est asiatico, dell’Africa e della America Latina. Nelle aree rurali delle aree tropicali la trasmissione avviene solitamente tramite puntura da parte di Aedes Aegypti e altri tipi tra i quali Aedes albopictus denominata anche zanzara tigre dalle caratteristiche zampe a strisce di tigre. “Aedes Albopictus” è la zanzara che si è anche diffusa in Europa, ed in particolare nel bacino del mediterraneo.
[B] La “trasmissione cittadina” avviene tramite Aedes aegypti. Il ciclo vitale del vettore nelle aree urbane è caratterizzato da trasmissione “interumana”. L’ospite è l’uomo, che viene punto dalla zanzara, che trasmette il virus ad un altro individuo. La crescita incontrollata delle città, con ambienti favorevoli alla riproduzione delle zanzare, nelle aree endemiche per la dengue ha portato a un aumento esponenziale delle epidemie e della quantità di virus circolante. I cambiamenti climatici, con l’innalzamento delle temperature e dell’umidità, e il diffondersi di aree acquitrinose, hanno permesso la diffusione anche in zone originariamente risparmiate, in particolare nelle aree rivierasche dei paesi mediterranei, ma sempre più anche nelle aree interne e continentali. Queste condizioni hanno permesso ormai la diffusione di Aedes in molte zone d’Europa, con l’insorgenza di piccoli focolai, anche autoctoni di febbre da Flavivirus, ed in particolare casi di Dengue. e potrebbe, in futuro, rappresentare una minaccia per l’Europa.

L’infezione di un sierotipo causa una malattia simile agli altri, ma conferisce una immunità specifica per il sierotipo, a vita, ma non protegge dall’attacco degli altri sierotipi, che possono indurre una malattia simile, e indurranno un ulteriore immunità specifica solo per il sierotipo in questione. Per questo meccanismo di protezione immunitaria sierospecifica, ci si può infettare di DENGUE solamente 4 volte. Ma le reinfezioni possono essere pericolose per reazione immune ed infiammatoria abnorme. 
E’ noto che la forma severa, pericolosa e particolarmente acuta, dovuta ad una risposta immune abnorme avviene in caso di infezione secondaria in individui che prima hanno avuto infezione da DENV-1 e che in seguito vengono infettati da DENV-2 o DENV-3. Una altra reazione particolarmente grave può avvenire in persone infettate prima da DENV-3 e poi reinfettate con DENV-2.

Le zanzare trasmettono con la loro puntura il virus agli esseri umani dopo che hanno punto una persona infetta, infettandosi. La trasmissione non è quindi diretta uomo – uomo, ma sempre attraverso la puntura di un vettore.

Il virus entra nel circolo, depositato dalla zanzara, che lo inocula nel microcircolo del sottocutaneo.  Circola per 2-7 giorni ed è in questo periodo che un’altra zanzara, pungendo l’uomo infetto, può prelevarlo e trasmetterlo ad altri soggetti. Il “virione con genoma a RNA” entra nel microcircolo viene assorbito e va a legarsi alle membrane delle cellule endoteliali dell’ospite stesso. Sebbene il recettore al quale si legano dia luogo ad endocitosi, il virione comunque rimane momentaneamente bloccato nella cellula ospite all’interno di una vescicola.

Le membrane della cellula ospite sono associate a glicoproteine che contengono una regione che media la fusione fra la membrana cellulare e l’involucro esterno del virione. Questa fusione avviene in ambiente acido. Una volta avvenuta la fusione il virus perde il rivestimento esterno e comincia la traduzione del suo genoma. Si ha quindi la produzione di proteine virali fra il reticolo endoplasmatico e l’apparato del Golgi dove eventualmente le membrane cominciano a riavvolgere il genoma virale dando luogo alla moltiplicazione virale. I virioni si accumulano quindi nelle cellule dell’ospite. Lo step finale del ciclo vitale si ha con la fusione delle vescicole contenenti i virioni con le membrane delle cellule plasmatiche. A questo punto le particelle sono rilasciate e libere di infettare altre cellule.

Trasmissione – Porta di ingresso – Incubazione

I Flavivirus in genere, ed il virus della Dengue in particolare, vengono trasmessi attraverso la puntura di diversi tipi di zanzare. Il vettore principale per la Dengue è la zanzara del tipo Aedes Aegypti. Anche A. Albopictus, che si è diffusa in Europa negli ultimi decenni, può trasmettere il virus.  Questo tipo di zanzara si nutre di sangue umano prevalentemente di giorno, ma questa non è una regola fissa. Troviamo zanzare del tipo Aedes attive anche durante il crepuscolo e la notte. Aedes, durante il pasto, punge individui, alcuni dei quali possono essere infetti del virus in questione. La zanzara, quindi, si infetta, e può rimanere infetta tutta la vita, diventando la causa di molteplici infezioni. Ogni esemplare vive dalle 2 alle 4 settimane, pungendo ed ovideponendo numerose volte. La zanzara può infettare un individuo per ogni puntura.  E’ oramai accertato che le zanzare femmine possono trasmettere l’infezione alle generazioni successive. Difatti può passare il genoma virale alle larve amplificando il numero di zanzare adulte infette.
L’uomo diventa quindi l’ospite con cui infettarsi o da infettare. L’uomo funge quindi da ospite amplificatore della diffusione del virus. Anche alcuni tipi di scimmie possono essere infettate dalla puntura della zanzara Aedes e a sua volta infettare scimmie e uomini.

La zanzara del genere Aedes è uno dei pochi vettori che utilizza non solamente le raccolte di acqua per la crescita delle larve, ma anche un ambiente umido e questa caratteristica moltiplica in modo esponenziale la crescita e la diffusione di questo tipo di zanzare.

La porta di ingresso dei Flavivirus, ed in particolare dei virus della Dengue è la CUTE. Il virus penetra insieme alla saliva dell’insetto. Nel sottocute e nel derma circostante all’inoculo i leucociti accorsi per difendere l’organismo da un nemico esterno, vengono attaccati. Il virus aderisce alla loro parete e penetra al loro interno, riproducendosi velocemente. In particolare il virus dengue aderisce allele cellule di Langerhans, cellule dendritiche, dalla forma a stella, che sono abbondanti nella cute, sotto cute e derma ed anche in alcune mucose. Hanno la funzione di attivare ed amplificare il sistema difensivo chiamando altri tipi di globuli bianchi con i loro segnali chimici. I Flavivirus (Dengue) entrano in questi tipi di globuli bianche attraverso il processo di endocitosi mediato dal contatto e interazione tra proteine virali e proteine specifiche presenti nella membrana cellullare. Queste proteine sono la lectina DC-SIGN, la CLEC5A ed il complesso proteico che forma il recettore per il mannosio. Questa interazione tra proteine virali e proteine della cellula di Langerhans o di altri GB quali monociti e macrofagi,  consente l’entrata nella cellula stessa. Il virus comincia a replicare all’interno della cellula all’interno di microvescicole adese al sistema reticolo endoplasmatico.  Qui il genoma virale ad RNA viene copiato attraverso l’attivazione dei ribosomi, e comincia la produzione delle che verranno assemblate nell’apparato di Golgi cellulare dove avviene la maturazione e la costituzione dei nuovi virioni che escono dalla cellula mediante il processo di esocitosi. Questi leucociti infetti si spostano verso i linfonodi più vicini.

Le membrane della cellula ospite sono associate a glicoproteine che contengono una regione che media la fusione fra la membrana cellulare e l’involucro esterno del virione. Questa fusione avviene in ambiente acido. Una volta avvenuta la fusione il virus perde il rivestimento esterno e comincia la traduzione del suo genoma. Si ha quindi la produzione di proteine virali fra il reticolo endoplasmatico e l’apparato del Golgi dove eventualmente le membrane cominciano a riavvolgere il genoma virale dando luogo alla moltiplicazione virale. I virioni si accumulano quindi nelle cellule dell’ospite. Lo step finale del ciclo vitale si ha con la fusione delle vescicole contenenti i virioni con le membrane delle cellule plasmatiche. A questo punto le particelle sono rilasciate e libere di infettare altre cellule.

I leucociti infetti producono interferone e altri fattori e molecole scatenanti diversi processi che inducono aumento della temperatura (febbre), dolore, brividi e sudorazione ed altri sintomi simil-influenzali.
Il sistema immunitario produce tra le diverse molecole gli interferoni molecole particolarmente attive nella difesa da infezioni virali. I sierotipi di dengue virus hanno la capacità di diminuire o neutralizzare l’efficacia dell’interferone. Sempre gli interferoni attivano i linfociti T contro i virus, ed anche i linfociti B che inducono la produzione di anticorpi contro gli antigeni virali. Alcuni tipi di virus Dengue riescono ad eludere questi meccanismi di attacco delle cellule difensive. I virus vengono trasportati lontano dai lisosomi del fagocita, evitano la distruzione e continuano a replicare.

Infezioni particolarmente gravi e con elevata presenza di virus coinvolgono anche il fegato il midollo osseo, causando lesione delle cellule del parenchima ma anche dell’endotelio dei vasi capillari. La replicazione del virus nelle cellule del midollo osseo altera i processi di emopoiesi. A causa di una alterazione del processo di maturazione delle cellule ematiche, diminuiscono in quantità e funzionalità le piastrine, causando piastrinopenia, più o meno accentuata, responsabile delle emorragie tipiche della dengue.

Sempre per effetto di alcuni meccanismi che esitano in lesioni cellulari da parte dei virus, in particolare a livello dell’endotelio vascolare, con aumento della permeabilità vascolare, passato il rapido periodo febbrile tipico dei primi giorni, si può verificare un versamento pleurico (accumulo di liquidi nel torace) o la presenza di ascite nell’addome. L’esito è una diminuzione dei liquidi intravascolari con ipovolemia e scarsa perfusione degli organi vitali.

Le manifestazioni di Dengue Grave, con shock o febbre emorragica si presentano in meno del 5% dei pazienti ed in particolare in coloro che sono infettati una seconda volta da un diverso sierotipo del dengue virus.

Incubazione

L’incubazione della malattia varia da 2 a 15 giorni con un esordio che generalmente è improvviso, acuto o iperacuto.

Distribuzione

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la dengue causa circa 50 milioni di casi ogni anno in tutto il mondo, la maggior parte dei quali si verifica nei continenti del sud del mondo, in particolare nelle zone tropicali e subtropicali. La prevalenza della malattia è drammaticamente aumentata negli ultimi anni e la dengue è oggi endemica in più di 100 Paesi del sud del mondo tra le Americhe, il sud est asiatico, le isole del pacifico occidentale, l’Africa e il mediterraneo occidentale (vedi mappa che segue). Oggi l’Oms stima che i due quinti della popolazione mondiale sia a rischio di dengue.

Nell’Unione Europea la febbre dengue normalmente non si verifica e, soprattutto, nell’Europa continentale non esistono le condizioni per un’ulteriore diffusione della malattia a partire dai pazienti che ritornano dopo aver acquisito l’infezione all’estero. Dal 1999, il Network europeo per la sorveglianza delle malattie infettive da importazione (TropNetEurop) ha riportato 1.117 casi di dengue fra i viaggiatori europei. Nella maggior parte dei casi, le infezioni sono state contratte, nell’ordine, in India, in Thailandia, in Indonesia, in Messico e in Brasile. Secondo il documento dell’Ecdc “Dengue Ferver: Short epidemiological update, 2009”, tra gennaio e giugno 2009 sono stati riportati nelle Americhe un totale di 480.909 casi di dengue, compresi 7.547 casi di febbre emorragica da dengue, con 189 decessi; il 91% di questi casi è stato segnalato in Argentina, Bolivia, Brasile e Colombia.

 

Sintomi

 

Fase febbrile acuta iniziale

La “febbre da Dengue” si presenta con una sintomatologia acuta, generalmente violenta, dalle caratteristiche simil-influenzali. La malattia nei bambini si può manifestare con caratteristiche simili ad una influenza forte con presenza di roseole e reazioni cutanee. Gli adolescenti e gli adulti, rispetto ai bambini, presentano sintomi più leggeri con febbre più contenuta. La malattia si manifesta con sintomi caratteristici quali rialzo di temperatura elevato, mal di testa, dolore agli occhi, dolore anche importante alle articolazioni e ai muscoli. Talvolta manifestazioni eritematose esantematiche cutanee.

Febbre emorragica da Dengue DHF

La persona che si infetta con un sierotipo, per la prima volta, si immunizza verso questo sierotipo e difficilmente ammala una seconda volta. Ma se la stessa persona contrae una infezione con un sierotipo differente, è elevata la possibilità di una manifestazione di “febbre emorragica da Dengue (DHF)”. Questa forma morbosa, causata dall’infezione di un secondo tipo di dengue, differente dal primo, può portare manifestazioni particolarmente acute e talvolta fatali.

La DHF è caratterizzata da febbre acuta ed elevata; dolori generalizzati particolarmente violenti; manifestazioni cutanee caratterizzate da fenomeni emorragici petecchie, ecchimosi, porpora, epistassi, sanguinamento delle gengive, ematuria o risultato positivo del test del laccio emostatico.
Tra gli altri sintomi è frequente l’ingrossamento del fegato e della milza (epato-splenomegalia); collasso del sistema circolatorio.
Caratteristica della malattia la presenza di una febbre in rapida crescita; brividi squassanti e talvolta sudorazione; eritema facciale è l’inizio degli episodi anche di piccole emorragie puntiformi, dovute al crollo delle piastrine. La febbre con picchi fino a 41°C può durare generalmente dai 2 ai 5 giorni. Spesso, soprattutto nei bambini piccoli è accompagnata da convulsioni squassanti.

Senza un adeguato trattamento sintomatico, per il controllo dello stato di shock, il collasso cardio – circolatorio, la diminuzione drastica di piastrine, il paziente può morire in 12-24 ore.
Il tasso di letalità della “febbre emorragica da dengue” a una incidenza talvolta superiore al 30%;
I decessi sono prevalenti nei neonati < 1 anno.

Segnali di avvertimento di aggravamento verso una DHF

Sono da considerare “segnali premonitori” di un peggioramento della febbre da dengue verso una forma grave o da DHF, quei sintomi che si manifestano al termine della fase febbrile (tardiva), durante il periodo della defervescenza della febbre (verso il 5° giorno di sintomi). Il manifestarsi di  vomito persistente, dolore addominale importante, spesso crampiforme, edema diffuso per accumulo di liquidi; sanguinamento delle mucose e una ingravescente difficoltà respiratoria. Tutti questi sintomi in fase tardiva accompagnati talvolta da letargia o irrequietezza, tendenza all shock, ingrossamento rapido del fegato con dolenzia in ipocondrio destro e segni di emoconcentrazione, ossia aumento dell’ematocrito costituiscono elementi di aggravamento e segnali di avvertimento di evoluzione verso gravi forme da DHF.

Fase critica

  • La fase critica della dengue inizia durante la defervescenza della febbre con una durata tra le 24-48 ore.
  • I pazienti al termine della fase febbrile manifestano un miglioramento clinico, ma diversi soggetti, circa il 30%, a causa del un marcato aumento della permeabilità vascolare, a causa di una notevole perdita di plasma, entro poche ore, sviluppare una dengue grave, in evoluzione verso la dengue emorragica.
  • I pazienti con aumento della permeabilità vascolare, e perdita di plasma nelle cavità organiche possono presentare versamenti pleurici, ascite, ipoproteinemia e emoconcentrazione.
  • I pazienti, superata la fase iniziale sembrano manifestare un buono stato di salute, ma compaiono i primi segni di shock. Con l’ipotensione da perdita dei liquidi dal distretto vascolare, l’alta pressione diminuisce rapidamente e può comparire shock irreversibile e morte improvvisa.
  • Un altro evento grave e talvolta mortale Ia comparsa di gravi manifestazioni emorragiche, tra cui sangue nelle feci (ematemesi), feci sanguinolente o menorragia. Peggioramenti dello stato generale possono includere epatite, miocardite, pancreatite ed encefalite da virus Dengue.

Fase di convalescenza

  • La convalescenza inizia con la diminuzione della permeabilità capillare e vascolare. I liquidi intracavitari iniziano ad essere riassorbiti. Diminuisce l’edema sottocutanea, i versamenti pleurici e addominali.
  • Durante la fase di convalescenza si stabilizza lo stato cardio circolatorio, anche se si manifesta spesso una bradicardia reattiva. L’ematocrito del paziente, cresciuto in modo grave in precedenza, si stabilizza e diminuisce per effetto della diluizione del siero dovuta al riassorbimento dei liquidi. I leucociti aumentano nuovamente e le piastrine riequilibrano.
  • L’eruzione cutanea può desquamare ed essere particolarmente pruriginosa.

 TRATTAMENTO

La terapia della “febbre da dengue”:

  • Sintomatica, ovvero attraverso l’utilizzo di farmaci che agiscono sui sintomi prevalenti, e non prevede farmaci eziologici ossia causali (antivirali).
    Il riposo assoluto a letto è essenziale nella fase febbrile per evitare aggravamenti nella fase di defervescenza dai sintomi. Vengono utilizzati antipiretici ed antidolorifici. Importante la somministrazione di liquidi in via infusiva per prevenire i problemi di ipovolemia e shock ed il reintegro degli elettroliti persi. In caso di persistenza febbrile e comunque per evitare l’insorgenza di infezioni batteriche secondarie, in particolare nelle aree di accumulo dei liquidi, può essere opportuno l’utilizzo di antibiotici ad ampio spettro.
  • In caso di crollo della concentrazione di piastrine, si discute da sempre sulla efficacia dei concentrati piastrinici. Anche l’utilizzo di terapia cortisonica che per alcuni può aiutare la ripresa della parte corpuscolata mancante non trova conferme nella pratica clinica. .
    Il superamento della malattia, dopo la prima fase febbrile di 5 giorni, avviene generalmente in due settimane.
  • La sorveglianza medica è essenziale per identificare prematuramente i segni che possono indirizzare alla diagnosi di DHF.
  • Non esistono farmaci antivirali specifici per la cura del virus della dengue.

La terapia di supporto prevede l’utilizzo di farmaci antifebbrili, quale il paracetamolo e antidolorifici, scelti tra i FANS privi di proprietà anticoagulanti. Assolutamente da evitare l’aspirina (acido acetilsalicilico) e tutti i farmaci contenenti acetilati a causa delle loro proprietà anticoagulanti
I pazienti infettati dal virus, febbrili nella fase acuta, dovrebbero adottare criteri preventivi per evitare le punture di zanzare Aedes, che con questo pasto ematico si infettano ed amplificano ad altri individui, l’infezione.

Il modo più efficace, ad oggi, per controllare la Dengue e la DHF è la lotta al vettore, ed in particolare la presenza della zanzara Aedes. Questo controllo avviene attraverso l’utilizzo di repellenti chimici ambientali, ripulendo gli ambienti dove il vettore vive e si moltiplica con campagne anche di sensibilizzazione della popolazione. Attenzione particolare va posta alle gomme di automobili, bottiglie, lattine e altri oggetti luoghi di ristagno di acqua, rendendo l’ambiente favorevole alla zanzara. Le larve sono trattate mediante l’utilizzo di insetticidi.

 

Diagnosi

La prima diagnosi o sospetto diagnostico è sempre clinico. I sintomi possono essere confusi con quelli del tifo esantematico da zecche (Riccketsie); della febbre da zecche del Colorado, della febbre gialla e con altre febbri emorragiche.

Il sospetto clinico per malattia da Dengue virus va considerato in tutti coloro che denunciano sintomi clinicamente compatibili e che vivono o hanno viaggiato nelle 2 settimane prima dell’esordio dei sintomi in aree endemiche per la malattia.

In chi presenta in modo acuto febbre, mal di testa, dolori muscolari e talvolta eruzioni cutanee al rientro da paesi endemici dell’area tropicale e subtropicale, va posto il sospetto diagnostico e prescritti esami per confermare la diagnosi.

Test diagnostici


Test RT-PCR per DENGUE VIRUS o test di amplificazione degli acidi nucleici (NAAT)

Anche per Dengue virus, come per molti altri virus, il test PCR o di “amplificazione degli acidi nucleici” risulta essere il “gold standard per la diagnosi di laboratorio”.

Il siero su cui eseguire la PCR deve essere raccolto nell’individuo dal momento dell’insorgenza dei sintomi fino al 7° giorno dopo l’esordio della malattia.

La conferma della presenza del virus può essere effettuata da un singolo campione di siero rilevando:

  • Le “sequenze genomiche virali” con la metodica rRT-PCR
  • L’ ”antigene virale  della proteina 1 (NS1) non strutturale della capsula esterna del virus con test immunologico.

La positività del test eseguito con le due metodiche è la conferma di laboratorio della malattia da dengue nei pazienti con una storia clinica o di viaggi effettuati in aree endemiche. La positività è presente nei primi 7 giorni di malattia ma può perdurare, soprattutto per la NS1, fino a due settimane.

Test sierologici

 

I test sierologici (o da studio del siero) identificano la presenza di

  • anticorpi del tipo M (IgM) che sono presenti nella prima fase della malattia, dopo 4 / 5 giorni dalla comparsa dei sintomi.
  • Anticorpi del tipo G (IgG), presenti nelle fasi di convalescenza dalla seconda settimana in avanti, non utile per la diagnosi della fase acuta della malattia in quanto rimangono rilevabili per tutta la vita dopo un’infezione da virus dengue.

Quindi in caso di sintomi sospetti e provenienza da zone endemiche il paziente deve essere sottoposto a test molecolare o antigenico (rRT-PCR o NS1) e a test sierologico per la ricerca degli anticorpi (IgM).

Tuttavia, per il fenomeno della reattività crociata con altri flavivirus come Zika, l’interpretazione dei risultati e l’identificazione del virus, causa della malattia, può essere difficile.

La positività delle IgM in un campione di siero dimostra e conferma una recente infezione da virus della dengue per le persone che si sono infettate in luoghi in cui altri flavivirus potenzialmente cross-reattivi (come Zika, West Nile, febbre gialla e virus dell’encefalite giapponese) non sono presenti.

 

Flavivirus cross-reattivi

Nelle persone provenienti o residenti in aree dove sono presenti diversi flavivirus come Zika, West Nile, febbre gialla e virus dell’encefalite giapponese è probabile che i risultati siano falsificati per il fenomeno della cross-reattività. Per questo motivo devono essere eseguiti test diagnostici sia molecolari che sierologici per la dengue per identificare il virus, causa della malattia.

E’ possibile che persone vaccinate contro altri flavivirus (come la febbre gialla o l’encefalite giapponese) possono produrre anticorpi contro il flavivirus con reattività crociata, dando risultati falsi positivi ai test diagnostici, in particolare alla presenza di IgG.

Disponibilità di test di dengue

Presso il Cesmet Clinica del viaggiatore sono disponibili i test diagnostici per la dengue (molecolari e sierologici). Per informazioni scrivi cliccando qui e lasciando i dati richiesti. Oppure telefona al numero +390639030481

Test diagnostici per dengue e campioni

Test diagnostici per dengue e campioni

Test diagnostico ≤ 7 giorni dopo l’esordio dei sintomi >7 giorni dopo l’esordio dei sintomi Tipi di campioni
Test Molecolari Siero, plasma, sangue intero, liquido cerebrospinale*
Rilevamento dell’antigene del virus dengue (NS1) Siero
Test sierologici Siero, liquido cerebrospinale*
Test sui tessuti Tessuto fisso

* Il test del liquido cerebrospinale è raccomandato nei pazienti sospetti con manifestazioni cliniche del sistema nervoso centrale come encefalopatia e meningite asettica.

Fase acuta: Iniziale 1-7 giorni dopo l’esordio dei sintomi

La fase acuta della malattia da virus dengue si sviluppa nei primi 1-7 giorni dopo l’esordio dei sintomi.

Durante questo periodo, il virus della dengue è presente nel sangue o nei fluidi derivati ​​dal sangue come siero o plasma.  L’RNA virale della dengue può essere rilevato con test molecolari. La proteina non strutturale NS1 è una proteina del virus della dengue che può essere rilevata con i test immunocromatografici e in immunofluorescenza.

Un risultato negativo di un test molecolare o NS1 non è definitivo nella diagnosi del virus. Per i pazienti sintomatici durante i primi 1-7 giorni di malattia, qualsiasi campione di siero deve essere testato mediante un test RT-PCR o NS1 e un test degli anticorpi IgM. L’esecuzione di test per anticorpi molecolari e IgM (o anticorpi NS1 e IgM) può rilevare più casi rispetto all’esecuzione di un solo test durante questo periodo di tempo e di solito consente la diagnosi con un singolo campione.

Fase di convalescenza: >7 giorni dopo l’esordio dei sintomi

Il periodo oltre i 7 giorni dopo l’insorgenza dei sintomi è indicato come la fase di convalescenza della dengue. I pazienti con risultati negativi del test PCR o NS1 e test anticorpali IgM negativi dai primi 7 giorni di malattia devono sottoporsi a un test convalescente per il test degli anticorpi IgM.

Durante la fase di convalescenza, gli anticorpi IgM sono solitamente presenti e possono essere rilevati in modo affidabile da un test degli anticorpi IgM. Gli anticorpi IgM contro il virus della dengue possono rimanere rilevabili per 3 mesi o più dopo l’infezione.

I pazienti che hanno anticorpi IgM contro il virus della dengue rilevati nel loro campione di siero con un test per gli anticorpi IgM e che: 1) hanno un risultato NAAT o NS1 negativo nel campione della fase acuta, o 2) senza un campione della fase acuta, sono classificati come aventi un presunta, recente infezione da virus dengue.

Test per differenziare la dengue da altri flavivirus

Considerazioni speciali:

  • Reattività incrociata: La reattività crociata è una limitazione dei test sierologici per la dengue. I test sierologici per rilevare gli anticorpi contro altri flavivirus come l’encefalite giapponese, l’encefalite di St. Louis, il Nilo occidentale, la febbre gialla e i virus Zika possono reagire in modo incrociato con i virus dengue. Questa limitazione deve essere considerata per i pazienti che vivono o hanno viaggiato in aree in cui co-circolano altri flavivirus. Pertanto, un paziente con altre infezioni da flavivirus recenti o pregresse può essere positivo quando testato per rilevare gli anticorpi IgM contro il virus della dengue. Per determinare con maggiore precisione la causa dell’infezione nei pazienti IgM positivi, i campioni IgM positivi possono essere testati per anticorpi neutralizzanti specifici mediante test di neutralizzazione della riduzione della placca (PRNT) (contro i quattro sierotipi del virus dengue e altri flavivirus; tuttavia,
  • Aree con flavivirus in co-circolazione: per le persone che vivono o viaggiano in un’area con dengue, Zika e altri flavivirus endemici o in circolazione contemporaneamente, i medici dovranno ordinare test appropriati per differenziare al meglio il virus dengue da altri flavivirus e possono consultare lo stato o laboratori di sanità pubblica locale o CDC per l’orientamento.
  • Donne in gravidanza: se la paziente è incinta e sintomatica e vive o ha viaggiato in un’area a rischio di Zikatestare Zika utilizzando NAAT oltre alla dengue.

Interpretazione dei risultati dei test

  • Se un test NAAT o NS1 è positivo per la dengue, viene confermata una diagnosi di dengue in corso.
  • Se il risultato NAAT è negativo e il test per gli anticorpi IgM è positivo, la diagnosi di laboratorio è presunta infezione da virus della dengue.

 

Controllo e prevenzione

Non c’è un trattamento specifico per la febbre da Dengue, ma una sorveglianza medica attenta salva la vita a molti pazienti. Al giorno d’oggi, l’unico modo per controllare la Dengue e la DHF è quello di combattere la presenza della zanzara vettore utilizzando metodi di controllo di tipo chimico o ripulendo le zone dove il vettore potrebbe annidarsi. Ci sono molte campagne in questo senso, che sensibilizzano la popolazione a ripulire l’ambiente circostante le proprie case da gomme di automobili, bottiglie, lattine e altri oggetti nei quali l’acqua può ristagnare formando un habitat adatto per la zanzara. Le larve sono trattate mediante l’utilizzo di insetticidi.Dato che le zanzare sono più attive nelle prime ore del mattino, è particolarmente importante utilizzare le protezioni in questa parte della giornata.

Stato della ricerca

Si sta cercando di ottenere una zanzara del tipo Aedes modificata, in grado di essere resistente all’infezione virale in questione. Gli scienziati dell’Università della California di Irvine e i colleghi britannici di Oxford hanno messo a punto un nuovo ceppo di zanzare, in cui le femmine non possono volare, finendo così con il morire rapidamente allo stato selvatico. I maschi del ceppo possono volare, ma non mordono, dunque non trasmettono le malattie.

Quando le zanzare geneticamente modificate di sesso maschile si accoppiano con le femmine selvatiche e trasmettono i loro geni, le femmine della prossima generazione non saranno in grado di volare. Gli scienziati stimano che, se rilasciata la nuova razza potrebbe reprimere la popolazione della zanzara in sei – nove mesi. Inoltre, questo approccio potrebbe essere adattato anche per altre specie di zanzare, come quelle che propagano malattie come la malaria e la febbre del Nilo Occidentale. Anche l’Italia farà parte del progetto di sperimentazione durante il prossimo inverno.Si stanno facendo degli studi sulla patogenesi nell’infezione da Dengue dell’ospite, facendo degli studi anche sulla storia dell’individuo e la delineazione dei caratteri dei gruppi più ad alto rischio. Ancora si stanno facendo ricerche sulle dinamiche di trasmissione e sulla genetica delle popolazioni colpite.

Si stanno ancora delineando e migliorando le linee guida per il trattamento della Dengue e la DHF.

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Corridoi turistici COVID-free: altri paesi aprono al turismo

Aumenta il numero dei paesi etra-UE inseriti nei cosiddetti Corridoi turistici COVID-free: si tratta di Cuba, Singapore, Turchia, Thailandia (limitatamente all’isola di Phuket), Oman e Polinesia francese, dove,  dal 1° Febbraio 2022 sarà possibile recarsi secondo precisi protocolli di sicurezza, gestiti e organizzati dai tour operator, che dovranno garantire il rispetto delle regole previste quali,  soggiornare in strutture selezionate, fare un tampone prima della partenza, uno durante il soggiorno e uno prima di ripartire.

Lo dice l’ ordinanza del ministro della Salute del 27 Gennaio 2022.

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COVID-19: le nuove regole per entrare in Italia

INGRESSO IN ITALIA

Con ordinanza del Ministero della Salute l’ingresso in Italia- dal 16 Dicembre al 3 Gennaio, da paesi UE e extra UE, è consentito a queste condizioni:

  • soggetti vaccinati  devono esibire al loro ingresso un Tampone molecolare negativo effettuato non oltre  le 48 ore precedenti l’arrivo o  un tampone antigenico negativo effettuato non oltre  le 24  ore precedenti l’arrivo
  • per i soggetti non vaccinati, anche se con tampone negativo, obbligo di quarantena di 5 giorni, alla fine di quali eseguire un Test molecolare o antigenico.

L’ordinanza (leggila qui ) firmata dal Ministro della Salute Roberto Speranza, entrata in vigore il 15 dicembre scorso  e valida sino al 31 gennaio 2022,  riguarda tutti coloro che entreranno in Italia dopo aver soggiornato all’estero negli ultimi 14 gg .
Ma vediamo nel dettaglio i particolari.

Se si proviene dai paesi UE* e si è vaccinati

– Presentare l’esito negativo di un test molecolare effettuato nelle 48 ore antecedenti l’ingresso in Italia, oppure l’esito di un test antigenico effettuato nelle 24 ore
– Compilare il PLF – Passenger Locator Form

 

Se si proviene dai paesi UE* e non si è vaccinati

– Presentare l’esito negativo di un test molecolare effettuato nelle 48 ore antecedenti l’ingresso in Italia, oppure l’esito di un test antigenico effettuato nelle 24 ore
– Compilare il PLF – Passenger Locator Form
– Obbligo di quarantena/isolamento fiduciario di 5 giorni, al termine dei quali ripetere un test molecolare o antigenico, la cui negatività consente di uscire dall’isolamento.

Se si proviene dai paesi extra-UE** e si è vaccinati

– Presentare l’esito negativo di un test molecolare effettuato nelle 72 ore antecedenti l’ingresso in Italia, oppure l’esito di un test antigenico effettuato nelle 24 ore precedenti
– Per chi arriva da Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord (compresi Gibilterra, Isola di Man, Isole del Canale e basi britanniche nell’isola di Cipro ed esclusi i territori non appartenenti al continente europeo) il test molecolare deve essere effettuato nelle 48 precedenti
– Compilare il PLF – Passenger Locator Form

Se si proviene dai paesi extra-UE** e non si è vaccinati
– Obbligo di test molecolare (valido 48 ore) oppure antigenico (valido 24 ore)
– Obbligo di isolamento fiduciario per 10 giorni, seguito da test molecolare o antigenico al termine dell’isolamento
– Compilare il PLF – Passenger Locator Form

Infine, se negli ultimi 14 giorni si è soggiornato o transitato in Sudafrica, Lesotho, Botswana, Zimbabwe, Malawi, Mozambico, Namibia, Eswatini, l’ingresso in Italia non è consentito fino al 31 gennaio 2022.
Tale limitazione non colpisce i cittadini italiani con la residenza anagrafica in Italia da data anteriore alla ordinanza miniseriale, che possono tornare con test negativo e isolamento fiduciario di 10 giorni.

 

 

**Argentina, Australia, Bahrain, Canada, Cile, Colombia, Giappone, Indonesia, Israele, Kuwait, Nuova Zelanda, Perù, Qatar, Ruanda, Arabia Saudita, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord (compresi Gibilterra, Isola di Man, Isole del Canale e basi britanniche nell’isola di Cipro ed esclusi i territori non appartenenti al continente europeo), Repubblica di Corea, Singapore, Stati Uniti d’America, Ucraina, Uruguay, Taiwan, Regioni amministrative speciali di Hong Kong e di Macao.

* Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca (incluse isole Faer Oer e Groenlandia), Estonia, Finlandia, Francia (inclusi Guadalupa, Martinica, Guyana, Riunione, Mayotte ed esclusi altri territori situati al di fuori del continente europeo), Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi (esclusi territori situati al di fuori del continente europeo), Polonia, Portogallo (incluse Azzorre e Madeira), Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna (inclusi territori nel continente africano), Svezia, Ungheria, Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera, Andorra, Principato di Monaco.

 

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Variante OMICRON e necessità di vaccinare. L’impegno della Fondazione Cesmet

 

La variante Omicron di SARS-CoV-2 con le sue caratteristiche ci impone di vaccinare la maggior parte della popolazione mondiale. Questo deve avvenire non solo nei paesi ad elevato tenore di vita (Europa, Nord America, Australia, alcuni paesi asiatici) ma soprattutto nel continente africano, latino americano e nella maggior parte dell’Asia.
La Fondazione CesmetCentro studi di medicina tropicale, da sempre impegnata in operazioni di cooperazione sanitaria in Africa, e la Clinica del Viaggiatore Cesmet sono impegnate con gli enti sanitari che in loco gestiscono programmi di vaccinazioni contro il covid-19, nel supportare economicamente e scientificamente le campagne vaccinali contro il Covid, che si dovranno moltiplicare fin da subito.

COSA E’ LA VARIANTE OMICRON

La variante Omicron – B.1.1.529, definita dalla Organizzazione Mondiale della Sanità “nuova variante preoccupante (VOC – Variants of Concern) del virus SARS-CoV-2, ha mutato le sue caratteristiche rispetto alla sua prima espressione virale del febbraio – marzo 2020. SARS-CoV-2 è un coronavirus particolarmente predisposto alle mutazioni del proprio genoma. Più il virus si riproduce e diffonde tra le popolazioni, più ha la possibilità di mutare il suo patrimonio genetico. Mutando il suo genoma muta le sue caratteristiche fisiche e di relazione con l’esterno. Le mutazioni del genoma servono a questi esseri viventi, i virus, a superare le difficoltà di sopravvivenza, a mantenere la loro progenie, a moltiplicarsi e a vivere il più a lungo possibile senza farsi sopraffare dall’ambiente esterno e dalle reazioni degli organismi viventi. Con questo meccanismo il “virus variante “ può avere una maggior trasmissibilità, aggressività, capacità nel suscitare forme severe di malattia superando le barriere immunitarie ed anche l’immunità acquisita dalle persone grazie alla vaccinazione o alla malattia precedente.
L’ultima variante di SARS-CoV-2 denominata Omicron è stata isolata prima in Botswana e poi
in Sud Africa nel novembre 2021. A partire dal 26 novembre 2021, la variante Omicron, è stata individuata anche in altri Paesi, compresa l’Italia. Come sempre capita i primi isolamenti di una variante virale rappresentano la punta di un iceberg di un fenomeno oramai diffusosi in molti paesi. Questa variante è già in mezzo a noi e si sta rapidamente diffondendo in Africa, in Europa e nel mondo. In Gran Bretagna, ed in particolare in Inghilterra sta aumentando in modo esponenziale, cominciando a provocare i primi danni.

 

PERCHE’ IL VIRUS MUTA
Si è dimostrata fin dall’inizio particolarmente diffusiva presentando circa trenta mutazioni nei geni che producono la proteina spike. Questa è la “molecola” attraverso cui il virus SARS-CoV-2 aderisce alla parete delle cellule umane; entra al loro interno e rilascia il proprio genoma ad RNA. In questo modo il virus fornisce l’informazione alle cellule umane per produrre al loro interno le componenti dei nuovi virus. Utilizzando la struttura ed i mezzi della cellula ospite i virus producono copie delle loro proteine e creano nuovi virus figli, e la vita del virus procede infettando sempre nuove persone.
E’ durante questi milioni e miliardi di replicazioni, sempre più rapide, che il virus, per proteggersi, muta le sue caratteristiche interne ed esterne, diventando quasi un “nuovo virus” rispetto all’originario. Queste notevoli

drastico aumento di contagiosità Omicron
drastico aumento di contagiosità Omicron

divergenze dell’OMICRON, rispetto al virus originale lo caratterizzano sicuramente per una maggiore trasmissibilità ed anche rispetto all’ultima variante DELTA. Forse, ma la cosa è ancora da dimostrare, una maggiore aggressività del virus nei confronti dell’organismo umano ed una capacità di superare le difese indotte dalle vaccinazioni o dalla malattia.
Da quanto sembra, per indagini compiute in diversi paesi, questa variante diffonde molto facilmente nella popolazione infantile e nei giovani.

 

VARIANTI E VACCINI
Diversi studi internazionali, effettuati sulla variante Delta hanno evidenziato, nella popolazione sottoposta a vaccinazione, una diminuzione della efficacia immunitaria dal 75% a circa il 40% di copertura dopo 5/6 mesi dall’ultima dose del vaccino. Questo vuol dire che il virus, con le sue mutazioni, ha trovato la strada per mantenere la diffusione anche nella popolazione già vaccinata. Ed il fenomeno si accentua per la perdita di efficacia del sistema immunitario dei vaccinati o degli ammalati di covid. Ricordiamo che i vaccini attualmente in uso sono stati studiati per agire contro la prima espressione di SARS-CoV-2. Da allora si sono susseguite diverse varianti, e la capacità neutralizzante dei vaccini è diminuita nel tempo. Queste sono le evidenza.
Questo è motivo per cui occorre ricorrere in questi mesi invernali 21/22 al richiamo del ciclo vaccinale iniziato da almeno 5 mesi prima. In inghilterra, da quando è sbarcata OMICRON è stata data l’indicazione di vaccinarsi nuovamente dopo 3 mesi per rafforzare le difese nei confronti del nuovo virus

VACCINARE VACCINARE VACCINARE
  VACCINARE VACCINARE VACCINARE

Le varianti dei virus si selezionano con maggiore facilità dove maggiormente i virus circolano in particolare nelle popolazione non vaccinate. Nel mondo c’è una differenza enorme di copertura di popolazione, tra i paesi a maggior tenore di vita ed i paesi considerati poveri. In Europa mediamente è vaccinato circa il 70% della popolazione, ed i paesi corrono ad accaparrarsi più vaccini possibili. In Africa al dicembre 21 è vaccinata poco meno della popolazione globale, e le scorte dei vaccini scarseggiano. E noi siamo coinvolti in questa discriminazione e grave situazione. E’ proprio nei territori dove scarsa è la vaccinazione che si mantiene la malattia e si generano varianti. Se non si ragiona in termini di “pandemia globale” e di soluzioni globali del problema, non usciremo mai da questa situazione.
Per risolvere il problema alla radice è fondamentale l’estensione della vaccinazione in tutti i continenti e paesi del mondo.
La circolazione di un virus con queste caratteristiche non si frena e poi si arresta se non quando la maggior parte della popolazione mondiale si vaccina acquisendo una profonda immunità specifica nei confronti del virus. La lotta al vaiolo ha insegnato. In quel caso l’obbligo vaccinale era esteso in tutti i paesi del mondo. E mentre nei paesi industrializzati le percentuali della popolazione vaccinata aumenta nel resto del mondo le campagne vaccinali anticovid stentano a decollare. Ed è proprio in queste popolazioni con bassi livelli di copertura immunitaria che il virus continua la sua corsa e la sua riproduzione, aumentando la sua capacità di mutare.

AIUTACI A SOSTENERE LE CAMPAGNE DI VACCINAZIONI ANTICOVID.
LA FONDAZIONE CESMET CENTRO STUDI DI MEDICINA TROPICALE E’ IMPEGNATA NEL 2022 A SOSTENERE CAMPAGNE DI VACCINAZIONI ANTICOVID NEI PAESI PIU’ POVERI E CON MINORE COPERTURA.

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Il dr. Paolo Meo, direttore della Clinica del Viaggiatore Cesmet ti informerà direttamente e costantemente della destinazione dei fondi donati e degli stati di avanzamento dei progetti.
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La variante Omicron B.1.1.529 . Valutazioni e commenti del Ecdc (centro europeo per il controllo delle malattie infettive)

 

VARIANTE OMICRON NEL SUD DELL'AFRICA
            VARIANTE OMICRON NEL SUD DELL’AFRICA

Omicron B.1.1.529 è la denominazione della nuova variante del SARS-CoV-2 selezionatosi in Botswana e poi in Sud Africa.
Il ecdc, centro europeo per il controllo delle malattie infettive, immediatamente ha preso posizione sollecitando i paesi dell’unione ad alzare la guardia nei confronti di una variante ritenuta pericolosa e da tenere sotto controllo.
La variante “Omicron – B.1.1.529” del SARS-CoV-2 si è manifestata, da un sequenziamento in Sud Africa, con un alto numero di mutazioni del “gene S” rispetto al virus originale, causa del Covid-19. Questa variante è stata individuata all’inizio di novembre 2021 prima in Botswana quindi in Sud Africa dove si è diffusa in quasi tutto il paese. Il 26 novembre 2021 la variante è stata designata come “variante di preoccupazione (VOC)” dall’OMS.

La variante Omicron è caratterizzata da 30 mutazione e 3 piccole delezioni nella proteina spike. Di queste 30 mutazioni, 15 si trovano nel dominio di legame del recettore e sono in grado di modificare, in meglio la capacità di entrata del virus nella cellula, e quindi la sua capacità di diffusione.
Dal 26 novembre 2021, anche perché ricercati con sequenziamenti mirati, nuovi casi della variante, legati ai viaggi internazionali, sono stati rilevati anche in Belgio, Hong Kong e Israele. La nuova variante virale ha iniziato la sua corsa il modo silente, ma progressivo.
Di tutte le varianti comparse dall’inizio della pandemia del Covid-19, la variante Omicron è la più divergente dal virus iniziale SARS-CoV-2. Per questo motivo potrebbe essere associata a: [1] maggiore trasmissibilità; [2] riduzione significativa dell’efficacia dei vaccini in commercio nei suoi confronti; [3] aumento del rischio di reinfezioni in coloro che già hanno avuto Covid-19; [4] possibile aumento di patogenicità.
Queste possibilità sono tutte da studiare e ci vorranno alcune settimane per arrivare a delle conclusioni certe. Intanto il virus “Omicron – B.1.1.529” circola in modo subdolo ed i paesi nel mondo devono trovare sistemi concreti per fermarlo, o quanto meno frenare la sua corsa. Per prima cosa occorre bloccare i voli da e per i paesi coinvolti dalla mutazione e controllare coloro che provengono dalle aree a rischio variante.

Valutazione del rischio
Difficile in questo momento fare una corretta valutazione del rischio legato alla diffusione della variante “Omicron – B.1.1.529” nei paesi UE ed in particolare in Italia. Gli studi sono in corso e occorreranno 2/3 settimane per fornire risposte certe relativamente alla trasmissibilità, all’efficacia dei vaccini attuali, al rischio di reinfezioni di coloro che hanno avuto la malattia e al grado di aggressività del virus.
D’altra parte, studiando le prime evidenze nei paesi africani di origine, riguardanti l’alta trasmissibilità, molto maggiore della Delta, ed anche la potenziale capacità di sfuggire alle protezioni immunitarie, come sembra, la probabilità della introduzione del mutante “Omicron – B.1.1.529” nell’UE è stata classificata da ecdc “ALTA” – “MOLTO ALTA”.

Opzioni di risposta
Sulla base delle prime valutazione e sui raffronti effettuati con “modelli di virus realizzati in laboratorio” che hanno sviluppato mutazioni anche minori rispetto alla “Omicron – B.1.1.529”, la probabilità da parte del nuovo virus di eludere le difese immunitarie sviluppate in corso di malattia oppure dai soggetti vaccinati è particolarmente elevata. Per questo motivo occorre alzare nuovamente l’attenzione in tutto il mondo e adottare con efficacia le misure da sempre raccomandate. In particolare, i medici non si devono stancare di raccomandare ai propri assistiti e pazienti l’utilizzo delle misure di protezione personale individuale.
Il primo sistema di studio del fenomeno è la “sorveglianza genomica” ossia lo studio delle sequenze virali nei casi positivi. Solo con questo sistema riusciremo a rilevare precocemente la presenza di questa variante.
Tra i comportamenti da seguire e che le autorità sanitarie dei paesi devono impostare nuovamente: (1) evitare i viaggi da e verso le zone colpite o sospettate di diffusione della variante virale; (2) aumentare i test con il sequenziamento dei casi confermati; (3) rintracciare attivamente tutti i contatti dei casi di COVID-19 legati alla provenienza dalle zone colpite; (4) accelerare sulla campagna di vaccinazione su tutta la popolazione, fortificando con le terze dosi, nei confronti di coloro che sono già vaccinati e spingendo l’opera di convinzione nei confronti di coloro che ancora devono completare il loro ciclo vaccinale o che non hanno proprio effettuato la vaccinazione.
Occorre terminare le dosi di richiamo prima di tutto sui più vulnerabili (malati cronici e immunodeficienti) e sugli anziani. Occorre estendere la campagna booster a tutti gli adulti oltre i 18 anni, possibilmente non oltre i sei mesi dopo il completamento del primo ciclo vaccinale. Attivare la campagna di vaccinazione nei bambini tra i 5 e gli 11 anni. Il vero problema rimane la prenotazione della vaccinazione prima le normali scadenze. Nella regione Lazio i primi posti utili per prenotarsi nelle strutture pubbliche e anche nelle farmacie sono arrivati già a metà gennaio. E questo crea un primo problema, anche se la risposta cellulare linfocitaria, al contrario di quella anticorpale è più duratura e mantiene un certo grado di protezione.

Nazioni attualmente coinvolte nella diffusione della variante “Omicron – B.1.1.529”.
Riguardo alla localizzazione dei primi casi, le sequenze della variante “Omicron – B.1.1.529” sono state individuate in Botswana, Sudafrica, Israele, Hong Kong e Belgio. Tutte le sequenze disponibili sono depositate nel GISAID EpiCoV. E’ certo che molti altri paesi dell’Africa del Sud ma anche centrale cominciano a presentare casi dovuti alla variante in questione, che rimane ancora non evidente.
Fonti sanitarie di Hong Kong affermano che è stato individuato un cluster di due casi di “Omicron – B.1.1.529” legato ai viaggi, sicuramente con diffusione maggiore non controllata in questo momento.
Fonti ufficiali fonti in Israele hanno riportato un caso in un viaggiatore di ritorno dal Malawi, ed altri due casi sospetti da altri paesi africani; il ministero della salute belga ha confermato un caso in un viaggiatore che non era vaccinato.
In Botswana i quattro casi della variante Omicron denunciati erano tutti vaccinati con ciclo completato.
In Sudafrica c’è un forte aumento dell’incidenza dei nuovi casi nella maggior parte delle province del paese, con una crescita esponenziale da metà novembre. La provincia più colpita è quella di Gauteng, dove la variante è stata osservata in più del 50% di tutti i campioni testati negli ultimi giorni. Il sequenziamento di 77 campioni nel Gauteng raccolti tra il 12 e il 20 novembre 2021 ha confermato che tutti sono da ricondurre alla variante “Omicron – B.1.1.529”. La maggior parte dei casi risulta vaccinato. La variante Omicron è già dominante in Gauteng ed è presente, in proporzioni significative, nella maggior parte del Sudafrica.
Per proteggersi dalla diffusione della variante, la maggior parte dei paesi europei ha imposto il divieto di viaggio da e verso il Sudafrica e i paesi circostanti, ossia Lesotho, Botswana, Zimbabwe, Mozambico, Namibia, Eswatini. Ma altri paesi stanno sviluppando sicuramente la variante ed i viaggi continuano in ogni parte del mondo.
Ricordiamo che la capacità di rilevamento delle varianti nella regione africana è complessivamente bassa. Non solo il sequenziamento è basso ma anche la disponibilità dei tamponi è molto limitata. Solo il Botswana e il Sudafrica hanno riportato sequenze da campioni raccolti negli ultimi 30 giorni ad un livello tale da permettere il rilevamento di trasmissione comunitaria di “Omicron – B.1.1.529”. La trasmissione di questa variante non può essere esclusa per altri paesi.

MUTAZIONI
MUTAZIONI

Le proprietà della variante “Omicron – B.1.1.529”
Queste sono, per gli addetti ai lavori, alcune proprietà della variante Omicron:
La variante “Omicron – B.1.1.529” è caratterizzata da 30 cambiamenti di aminoacidi, tre piccole delezioni e una piccola inserzione nella proteina spike rispetto al virus originale (A67V, Δ69-70, T95I, G142D, Δ143-145, Δ211, L212I, ins214EPE, G339D, S371L, S373P, S375F, K417N, N440K, G446S, S477N, T478K, E484A, Q493K, G496S, Q498R, N501Y, Y505H, T547K, D614G, H655Y, N679K, P681H, N764K, D796Y, N856K, Q954H, N969K, L981F).
Di questi mutazioni, 15 sono situate nel dominio di legame del recettore (RBD) (residui 319-541). Ossia è completamente mutata, a vantaggio del virus, la porzione che consente l’entrata nelle cellule dell’ospite. La variante porta anche una serie di cambiamenti e delezioni in altre regioni genomiche (NSP3 – K38R, V1069I, Δ1265, L1266I, A1892T; NSP4 – T492I; NSP5 – P132H; NSP6 – Δ105-107, A189V; NSP12 – P323L; NSP14 – I42V; E – T9I; M – D3G, Q19E, A63T; N – P13L, Δ31- 33, R203K, G204R).
Questi dati mostrano quante mutazioni ci sono state nel genoma del virus iniziale. Queste mutazioni configurano la comparsa di un virus con caratteristiche molto diverse dai virus precedenti SARS-CoV-2.
Studi riguardanti l’efficacia della copertura immunitaria sui soggetti convalescenti e sui vaccinati.
Sono in corso studi per valutare l’efficacia dell’immunità nei confronti del virus SARS-CoV-2 indotta dalla malattia e dai vaccini realizzati da circa un anno. E’ stata comparata una “variante sintetica di laboratorio”, realizzata con 20 mutazioni della proteina spike, che manifesta una quasi completa elusione nei confronti degli anticorpi sviluppati dai soggetti convalescenti e dai soggetti vaccinati, e la variante “Omicron – B.1.1.529” che presenta invece più di 10 mutazioni nel gene S, rispetto alla variante sintetica. Da questi studi e valutazioni attualmente in corso si aspettano risposte sulla capacità della nuova variante di eludere la capacità neutralizzante degli anticorpi prodotti dai soggetti convalescenti e vaccinati. Tuttavia, ulteriori indagini virologiche e studi sull’efficacia del vaccino sono necessari per valutare fino a che punto la variante avrà un impatto sull’efficacia dei vaccini attualmente in commercio.

Studi riguardanti la trasmissibilità e la diffusione della nuova variante Omicron.
La rapida diffusione della variante Omicron in Sudafrica, che sta velocemente sostituendo la variante Delta dimostra che questo mutante sia significativamente più trasmissibile del Delta.

Studi riguardanti la patogenicità e l’aggressione della nuova variante Omicron.
Gli studi clinici sui soggetti positivi della nuova variante sono in corso. Non ci sono ancora informazioni disponibili per la valutazione di cambiamenti nella gravità dell’infezione associata a Omicron. Ad oggi non sembra che questa variante manifesti sintomi diversi o più gravi rispetto alle varianti precedenti. Alcuni individui positivi alla variante sono risultati asintomatici.

Valutazione del rischio in Europa riguardante la variante Omicron secondo ECDC.
Dal momento che ancora continuano in molti paesi europei i viaggi e gli spostamenti dai paesi in cui sono stati segnalati i casi della variante Omicron B.1.1.529 c’è un’alta probabilità di introduzione della variante SARS-CoV-2 Omicron in Europa. Introduzione sicuramente già iniziata da diverse settimane e ancora non dimostrabile.
Come già detto, oltre che nei paesi africani, la variante è stata confermata anche in viaggiatori in Belgio, Hong Kong e Israele. Questo dimostra che la diffusione della variante è in atto anche se la limitata capacità di sequenziamento per questo nuovo virus, impedisce di evidenziarne la presenza ad oggi.
Le precedenti esperienze con le varianti Alpha, Beta e Delta hanno dimostrato che l’introduzione e la diffusione dei nuovi mutanti avvengono in modo silente, inizialmente ma con grande rapidità.

OMS ipotizza che l’infezione della variante Omicron B.1.1.529 possa indurre, alla popolazione più fragile ed alla popolazione non coperta da immunità, una malattia acuta grave. Non ci sono ancora informazioni sulla patogenicità di Omicron, tuttavia l’allarme lanciato da OMS riguarda la popolazione con più alta probabilità di esiti gravi quali gli anziani, ed i soggetti con comorbidità.

Una variante così diffusiva può dimostrare sicuramente una minore risposta alla azione anticorpale. L’attuale gamma di misure di prevenzione e controllo determinata dalle difese immunitarie prodotte da malattia e vaccinazioni potrebbero non funzionare efficacemente per la nuova variante, come avviene invece per gli attuali virus mutati, in particolare la Delta. Gli attuali vaccini potrebbero quindi non essere così efficaci. Non rimane in questa attuale incertezza che riattivare tutte le misure di protezione quali l’uso delle mascherine per il viso, il distanziamento e scoraggiare quelle attività che portano ad un sovraffollamento in locali al chiuso. Le autorità sanitarie di tanti paesi sono in allarme per la possibilità di un nuovo congestionamento dei pronto soccorsi e delle unità di rianimazione.

Indicazioni degli ECDC ai diversi paesi europei dopo la manifestazione della nuova variante Omicron.
Gli ECDC appena evidenziate le caratteristiche della nuova variate Omicron B.1.1.529 hanno immediatamente indicato a tutti i paesi europei le linee di comportamento a cui attenersi per frenare la possibile diffusione del virus ed evitare conseguenze anche gravi alle popolazioni, in particolare più fragili e non vaccinate o vaccinate parzialmente.

Indicazioni sulle campagne vaccinali:
Il rischio determinato dalla presenza di 30 mutazioni nella proteina spike di Omicron è quello di una elusione alla risposta immunitaria anticorpo-mediata, ossia una drastica riduzione della efficacia dei vaccini, attualmente in uso nei confronti della variante in questione. Rimane la risposta delle cellule linfocitarie sia “helper” che “killer”, sia la risposta dei linfociti T di memoria, diretta verso proteine virali non superficiali a seguito soprattutto di infezione ma anche di vaccinazione. Questo tipo di risposta cellulare offre un’immunità più duratura e meno eludibile da parte dei virus mutanti. Questi studi per verificare la capacità del virus mutante di evitare l’azione neutralizzante degli anticorpi ad anche l’azione cellulare linfocitaria sono attualmente in corso e i dati dovrebbero essere disponibili entro due o tre settimane.

L’invito pressante di OMS a tutti i paesi è quello di accelerare le campagne di vaccinazioni in particolare nei confronti dei soggetti non vaccinati o per coloro che ancora non hanno completato il ciclo vaccinale. Occorre aumentare la copertura della vaccinazione COVID-19 in tutti i gruppi di età ma in particolare negli anziani e nelle persone vulnerabili e ripetere immediatamente le dosi di richiamo nei confronti degli operatori sanitari e in tutti coloro che hanno contatto con il pubblico.

Interventi con i dispositivi di protezione individuale
Il mantenimento o la reintroduzione dei dispositivi di protezione individuale da sempre è stata una delle indicazioni pressanti di OMS per contenere la diffusione del virus, che nel periodo invernale può raggiungere nuovi pericolosi picchi. Dopo la comparsa della variante Omicron, considerata forse la più pericolosa dall’insorgenza della pandemia, anche nei paesi con un’alta diffusione del vaccino, questa pratica è considerata l’unico strumento per frenare la diffusione della nuova variante.
Dobbiamo considerare che le regole che da quasi 2 anni ci siamo dati devono essere nuovamente rafforzate in tutta la popolazione. Occorre (1) utilizzare sempre, anche all’aperto, le mascherine facciali; ritornare più possibile al telelavoro, dove possibile, mantenere un utile distanziamento tra le persone; (3) agire modificando l’organizzazione dei mezzi pubblici per ridurre l’affollamento, con una garanzia di un’adeguata ventilazione negli spazi chiusi; (4) il mantenimento di misure igieniche idonee in ambienti pubblici; (5) fissare numeri di partecipanti idonei ad eventi sociali e pubblici;

Indicazioni sui Test molecolari e sul sequenziamento da effettuare sui campioni positivi.
La sorveglianza genomica è di cruciale importanza per l’individuazione precoce delle varianti, ed in particolare, in questo caso, della variante Omicron. Questa sorveglianza fornisce informazioni sulla presenza e sulla diffusione di questo nuovo virus mutato, ed alla conseguente valutazione del rischio e modalità comportamentale da adottare.
I primi dati sembrano confermare la validità degli attuali test molecolari ed antigenici per lo studio dei soggetti portatori del virus, tuttavia le verifiche di ciò sono ancora in corso.
Uno studio importante è sicuramente il sequenziamento del SARS-CoV-2 Omicron dalle acque reflue da utilizzare come complemento ad altri metodi di monitoraggio sulla diffusione del virus. Anche l’analisi dell’acqua di scarico dei voli in arrivo dai paesi coinvolti può essere utilizzata per rilevare l’introduzione della variante nei paesi europei.

VOLI FERMI DAL SUD AFRICA
VOLI FERMI DAL SUD AFRICA

Misure per i viaggiatori indicate dalle autorità sanitarie internazionali
Vista la situazione della nuova variante nei paesi del sud dell’Africa e le prime evidenze di casi che cominciano a manifestarsi in diversi paesi extra africani, (1) evitare i viaggi da e verso le aree colpite note o supposte, (2) aumentare i test molecolari con sequenziamento dei casi confermati (3) spingere sulla ricerca di contatti dei casi di COVID-19 variante Omicron, sono pratiche fortemente consigliate dalle autorità sanitarie internazionali e cominciano ad essere pratiche seguite da molti paesi nel mondo ed europei.
Attualmente non ci sono prove certe che la nuova variante SARS-CoV-2 si stia trasmettendo nei paesi dell’UE e la sua presenza globale, al momento, sembra essere limitata a pochi paesi. La trasmissione e la diffusione silente non può essere esclusa.

Per questo motivo severe restrizioni di viaggio e utilizzo di pratiche sulla popolazione possono ritardare l’impatto della nuova variante per alcune settimane. Questo linea di pensiero prende spunto dai precedenti modelli sulla variante Delta. Le restrizioni a breve termine possono dare tempo ai diversi paesi nel mondo di prepararsi per la nuova variante e affrontare l’attuale recrudescenza del focolaio Delta.

Limitazioni e lacune di conoscenza scientifica
Rimangono ancora molte incertezze scientifiche e lacune nelle conoscenze della nuova variante Omicron B.1.1.529. Per questo motivo sono in corso studi e valutazioni per conoscere e capire a quali rischi reali si può andare incontro. Tra i diversi studi:
– La caratterizzazione virologica, compresi studi di infettività in vitro e studi di neutralizzazione che valutano l’azione di sieri di vaccinati e convalescenti nei confronti del virus;
– Analisi epidemiologiche per stimare i tassi di crescita e diffusione della variante nei paesi coinvolti ed in quelli sospetti;
– Valutazione della gravità di questo ceppo e l’impatto sull’ospedalizzazione e sui decessi;
– L’analisi dell’efficacia dei diversi vaccini in commercio contro Omicron B.1.1.529, effetti diretti e indiretti;
– La protezione incrociata dell’immunità naturale da altre varianti di SARS-CoV-2;
– La mancanza di sequenziamento e di screening con il fallimento del target S-gene in molti dei probabili paesi colpiti significa che la vera prevalenza di questa variante è probabilmente sottostimata e quindi le capacità di implementare le capacità tecniche anche di paesi con strutture inefficienti;

fonti: ecdc – centro europeo per il controllo delle malattie infettive.

Bibliografia prposta da ecdc:
1. Botswana Government. Media Release – New COVID 19 Variant detected in Botswana. Twitter. 25 November 2021 03:16 PM. Available at: https://twitter.com/BWGovernment/status/1463874240130785280
2. National Institute for Communicable Diseases – Division of the National Health Laboratory Service – South Africa. New COVID-19 variant detected in South Africa. NCID/NHLS; 2021. Available at: https://www.nicd.ac.za/new-covid-19-variant-detected-in-south-africa/
3. Ministry of Health of Israel. The variant discovered in South African countries was identified in Israel. MoH of Israel Coronavirus Information Centre; 2021. Available at: https://www.gov.il/he/departments/news/26112021- 01
4. The Government of the Hong Kong Special Administrative Region. CHP investigates six additional confirmed cases of COVID-19 and provides update on latest investigations on imported cases 12388 and 12404. Hong Kong: GovHK; 2021. Available at: https://www.info.gov.hk/gia/general/202111/25/P2021112500379.htm
5. Het Laatste Nieuws. Eén geval van Zuid-Afrikaanse variant in ons land bevestigd: “Voorzichtigheid is nodig, paniek niet”. HLN. 26 November 2021. Available at: https://www.hln.be/binnenland/een-geval-van-zuidafrikaanse-variant-in-ons-land-bevestigd-voorzichtigheid-is-nodig-paniek-niet~a34621a6/
6. GISAID Initiative. COVID-19 lineages and variants. Munich: GISAID; 2021. Available at: www.gisaid.org
7. Ministry of Health of Italy. Covid-19, Speranza: “Nuova ordinanza vieta ingresso in Italia da Sudafrica, Lesotho, Botswana, Zimbabwe, Mozambico, Namibia, Eswatini”. Rome: MoH of Italy; 2021. Available at: https://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioComunicatiNuovoCoronavirus.jsp?lingua=italiano&i d=5845
8. Jens Spahn. Deutschland wird u.a. #Südafrika zum Virusvariantengebiet erklären. Mit Inrafttreten heute Nacht dürfen Fluggesellschaften nur noch Deutsche nach Germaby befördern, außerdem gelten 14 Tage Quarantäne für alle, auch Geimpfte Wir bleiben bei der Einreise vorsichtig. Die neu entdeckte Variante #B11529 besorgt uns, daher handeln wir hier pro-aktiv und frühzeitig. Das letzte, was uns jetzt noch fehlt, ist eine eingeschleppte neue Variante, die noch mehr Probleme macht. Twitter. 26 November 2021 08:45 AM. Available at: https://twitter.com/jensspahn/status/1464138332296863758
9. Government of the Netherlands. Checklist for entering or returning to the Netherlands from outside the EU/Schengen area. 2021. Available at: https://www.government.nl/topics/coronavirus-covid-19/visiting-thenetherlands-from-abroad/checklist-entry/from-outside-the-eu
10. L’Est Républicain. Covid-19 : un cas du nouveau variant détecté en Belgique, le premier en Europe. L’Est Républicain. 26 November 2021. Available at: https://www.estrepublicain.fr/sante/2021/11/26/covid-19-denouvelles-mesures-pour-contenir-la-5e-vague-craintes-autour-d-un-nouveau-variant
11. Nextstrain.org. Genomic epidemiology of novel coronavirus – Global subsampling. 2021. Available at: https://nextstrain.org/ncov/gisaid/global
12. Schmidt F, Weisblum Y, Rutkowska M, Poston D, Da Silva J, Zhang F, et al. High genetic barrier to SARS-CoV-2 polyclonal neutralizing antibody escape. Nature. 2021:1-9. Available at: https://www.nature.com/articles/s41586-021-04005-0
13. National Institute for Communicable Diseases – Division of the National Health Laboratory Service – South Africa. Frequently asked questions for the B.1.1.529 mutated SARS-COV-2 lineage in South Africa. NCID/NHLS; 2021. Available at: https://www.nicd.ac.za/frequently-asked-questions-for-the-b-1-1-529-mutated-sars-cov-2- lineage-in-south-africa/

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Paxlovid e Molnupiravir, due farmaci anti covid-19 per i paesi poveri

Paxlovid e Molnupiravir, due farmaci antivirali contro il COVID-19 messi a disposizione dei paesi più poveri dalle rispettive case farmaceutiche.

La produzione di Paxlovid il nuovo farmaco della Pfizer per la cura del COVID-19 è stata messa a disposizione dei paesi più poveri attraverso un accordo con “Medicines Patent Pool”, organizzazione internazionale sostenuta dall’ONU.  Alle compagnie farmaceutiche locali arriverà, a basso costo, la licenza per produrre il farmaco, considerato ancora sperimentale contro il Covid-19.   L’amministratore delegato di Pfizer, Albert Bourla ha affermato che:


“C‘è un bisogno urgente per opzioni di cure salvavita in tutto il mondo. L’efficacia mostrata nei recenti studi clinici dall’antivirale Paxlovid mette in evidenza il ruolo essenziale che le terapie orali antivirali possono avere nella battaglia contro il Covid”. 

L’ aumento delle forniture ai paesi in via di sviluppo da parte della Pfizer passa attraverso la cessione della licenza di produzione della pillola anti Covid.
Molteplici studi hanno dimostrato che nelle persone con “Covid lieve o moderato”  l’assunzione del farmaco riduce drasticamente il rischio di ricovero e i decessi sono ridotti di quasi il 90%.  

La “Concessione per la  produzione del farmaco” sarà venduta a basso costo dalla Associazione delle Nazioni unite per l’uso in 95 Paesi poveri, principalmente in Africa e in Asia. Naturalmente gli enti regolatori locali dovranno autorizzare il farmaco nei paesi.
Anche l’azienda Merck sta portando avanti le trattative per Molnupiravir, farmaco antivirale anti COVID-19 da produrre e vendere a basso prezzo in 105 paesi.
Il Brasile è fuori da questo accordo, nonostante la sua situazione economica e l’alto numero di morti per COVID-19.  Sono esclusi dall’accordo anche Cuba, Iraq, Libia e Giamaica, che dovranno acquistare i farmaci antivirali direttamente da Pfizer a prezzi più alti rispetto ai produttori generici.

La concessione della formula dei farmaci data in sublicenza è necessaria non solo per l’abbattimento dei costi ma soprattutto per aumentare e rendere disponibili in tutto il mondo i farmaci la cui produzione è molto limitata al momento.
La decisione giunge in un momento in cui in molti paesi il sistema sanitario è in grande difficoltà e la copertura vaccinale risulta insufficiente. Speriamo che per lo meno questa volta le buone intenzioni si tramutino in realtà.

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Esami di laboratorio infettivi, tropicali e parassitologici

Esami di laboratorio INFETTIVI – TROPICALI – PARASSITOLOGICI effettuati presso CESMET CLINICA DEL VIAGGIATORE

 

Parassitologia e malattie tropicali

Test di laboratorio su feci.  Coprologia e ricerca parassiti intestinali
Esame parassitologico delle feci
Ricerca di Giardia nelle feci: test per la ricerca di antigeni di Giardia
Ricerca di Cryptosporidium parvum nelle feci : test per la ricerca di antigeni di Cryptosporidium
Ricerca di Entamoeba histolytica nelle feci: test per la ricerca di antigeni di Entamoeba histolytica
Scotch-test
• Ricerca Schistosoma Mansoni (BILARZIA INTESTINALE)
Ricerca Tenia Echinococco ed altre Tenie
Ricerca altre specie parassiti intestinali;

 

  Test di laboratorio su sangue. Ematologia e sierologia per parassitosi tropicali

Malaria
Striscio e goccia spessa per malaria
Ricerca antigeni del Plasmodio della malaria : test per la ricerca di antigeni dei Plasmodi
Ricerca acidi nucleici parassiti malarici RT-PCR per malaria (test in Biologia Molecolare)

Dengue
Ricerca di antigeni del virus Dengue: test test per la ricerca di antigeni del Virus
Ricerca di Anticorpi IgG e IgM contro il virus Dengue: test in ELISA o CLIA

Chikungunya
Ricerca di anticorpi IgM -IgG contro il virus Chikungunya:

Filariosi
Striscio e goccia spessa per microfilarie
Ricerca antigeni Wuchereria bancrofti : test i per la ricerca di antigeni

Leishmaniosi
Ricerca di Anticorpi contro Leishmania donovani:

Test di laboratorio su urine
Schistosoma
• Ricerca di Schistosoma nelle urine

Altri test
• Ricerca del sangue occulto nelle feci: test in immunocromatografia per la ricerca di emoglobina umana
• Ricerca di Calprotectina nelle feci: test immunologico
• Ricerca di Helicobacter pylori nelle feci: test in immunocromatografia per la ricerca di H.pylori
• Ricerca di Salmonella typhi nelle feci: test in immunocromatografia per la ricerca di antigeni

Test Mantoux (Tubercoline Skin Test )
convenzioni (riduzioni)  per concorsi universitari, forze armate, altri concorsi di stato 

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MOSQUIRIX un vaccino contro la malaria

 

7 ottobre 2021:  MOSQUIRIX – il primo vaccino pediatrico contro il plasmodio della malaria. (le news dal Cesmet – clinica del viaggiatore)

 

per info sulla malaria clicca qui


Il primo vaccino per la “malaria pediatrica” è in commercio con il nome MOSQUIRIX, sviluppato dalla ricerca della società farmaceutica GlaxoSmithKline (GSK). E’ stato eseguito dall’inizio dell’anno 2019 uno studio pilota ed il vaccino
 è stato somministrato a più di 800.000 bambini in Ghana, Kenia e Malawi in Africa. La maggior parte dei possibili vaccini sviluppati negli ultimi 20 anni contro la malaria non

MOSQUIRIX il primo vaccino contro la malaria
 MOSQUIRIX il primo vaccino contro la malaria

sono riusciti a controllare la malattia. Ma questo ultimo vaccino, solo pediatrico, sembra aver superato le diverse fasi di sperimentazione.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ed in particolare il direttore generale dr. Tedros Adhanom Ghebreyesus, nel corso di una importante conferenza stampa, ha raccomandato l’uso del primo vaccino contro la malaria, in particolare nei paesi di maggior incidenza della malattia.
I primi risultati degli studi eseguiti mostrano un’efficacia limitata del vaccino che si aggira intorno al 40% del totale dei casi di malaria. Ed una efficacia di circa il 30% nel prevenire casi di malaria grave, cerebrale. Lo studio condotto dalla London School of Hygiene & Tropical Medicine (LSHTM) ha indicato che la somministrazione su pazienti pediatrici, tra 0-5 anni, contestuale di vaccino RTS-S (MOSQUIRIZ) e di farmaci antimalarici a base di derivati di “artemisia annua” si registra una riduzione di oltre il 70% dei ricoveri ospedalieri o dei decessi.
Occorre ora iniziare campagne di somministrazione di migliaia di dosi del vaccino, a livello territoriale periferico, in particolare nei paesi a maggior incidenza di malaria. La maggior parte dei casi pediatrici e oltre la metà dei morti per malaria si contano in 6 paesi dell’Africa Sub Sahariana. Nigeria, con il 25% dei casi, Congo, Tanzania, Burkina Faso, Mozambico e Niger. Degli oltre duecentocinquatamilioni di casi, ufficiali, con circa 500.000 decessi La metà viene dai paesi sopracitati. Il numero dei casi e delle vittime, in circa 15 anni si è più che dimezzato con il controllo e le bonifiche ambientali, e con l’uso delle zanzariere trattate.
Il professor Sir Brian Greenwood dell’LSHTM ha dichiarato che: “Il vaccino RTS-S contro il Plasmodium Falciparum non fornisce una protezione completa e l’efficacia è piuttosto ridotta, ma questa conquista scientifica dimostra il nuovo impulso e la visione della comunità sanitaria globale di trovare vie nuove da seguire nel prevenire la malattia. Come parte di un approccio più completo ha un grande potenziale per ridurre la morte e le malattie nelle aree ad alta incidenza, specialmente se la vaccinazione è combinata con altri interventi come la chemioprevenzione stagionale della malaria, con farmaci appropriati, le zanzariere, ed il controllo ambientale.
Il vaccino RTS,S/AS01 contribuirà a proteggere i bambini nelle aree del mondo più a rischio, ma dovrà essere accompagnato da una serie di attenzione e pratiche preventive. La stessa attenzione da porre pre altri vaccini come per esempi quelli attuali per il SARS-CoV-2. Il vaccino si somministra in 4 dosi a partire dai 5 mesi di età.

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Il consulto medico online: un fenomeno in crescita grazie ai suoi vantaggi

 

Il consulto medico online: un fenomeno in crescita grazie ai suoi vantaggi

Sarà per la pandemia da Covid-19, sarà per una maggiore confidenza con pc e strumenti di comunicazione innovativi, ma negli ultimi tempi sono sempre di più le persone che si rivolgono ad un medico attraverso un sistema disponibile on line, via email o chat video. Anche noi del Cesmet assistiamo a questo fenomeno, noi che abbiamo offerto questo servizio da sempre per mantener fede al nostro impegno di seguire ”sempre e ovunque” i nostri viaggiatori nel mondo. In tanti, dalle più remote parti del mondo si sono rivolti a noi, per cercare di risolvere prima possibile un problema che avrebbe condizionato fortemente la loro permanenza all’estero, il loro viaggio, il loro impegno di lavoro. Nessun problema di fuso orario, quindi, per noi….

Grazie alla nostra pluriennale esperienza in questa modalità di contatto  medico-paziente, abbiamo continuato e continuiamo ora a fornire questo servizio, non solo ai viaggiatori, ma a tutti coloro che hanno bisogno di un parere medico nel campo delle malattie infettive, parassitarie, gastrointestinali, o di medicina interna.

Ovviamente il COVID-19 con le sue molteplici problematiche, ci ha coinvolto fin dall’inizio e occupa molto del tempo che dedichiamo ai nostri pazienti. Anche con teleconsulti, via mail e video.

Sono loro stessi, i pazienti, che ci hanno motivato una scelta del genere indicandocene i vantaggi, che ora vogliamo condividere con i nostri lettori:

  • Facilità di utilizzo del sistema adottato: si può usare una delle tante piattaforme o modalità  esistenti e ormai accessibili a tutti (whatsapp, zoom, meet, skype, telefono, ecc…).
  • Nessun limite spazio-temporale: ci si può mettere in contatto da ogni parte del mondo e in ogni momento.
  • Comodità e risparmio di tempo: Non bisogna più muoversi da casa per andare dal medico e impiegare tempo prezioso per raggiungerlo. Aspetto fondamentale per chi è impossibilitato a muoversi.
  • Nessun contatto a rischio in ambulatori o strutture mediche: molto importante in questo periodo in cui la pandemia da COVID-19 ha imposto severe restrizioni nell’accesso ad ambulatori e ospedali, con file e liste d’attesa molto lunghe.
  • Risparmio di costi : un consulto video o via mail ha un costo sicuramente inferiore ad una visita in presenza.

Naturalmente, e lo ribadiamo con forza, non tutte le situazioni sono affrontabili con questo sistema e non tutti i problemi sono risolvibili, ma può costituire un primo passo per prendere coscienza della situazione ed eventualmente proseguire con una visita in presenza che, in alcuni casi, non è sostituibile ma può completare comunque un percorso già iniziato con successo.

Per maggiori informazioni sulle nostre consulenze mediche a distanza.

 

 

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Vaccino pediatrico per la malaria

Il vaccino pediatrico contro la malaria. Un sogno che diventa realtà.

OMS raccomanda caldamente l’utilizzo di questo vaccino per la popolazione pediatrica a rischio.

TRATTAMENTI PER L'EMERGENZA AD AZEMDABO - ETIOPIA
TRATTAMENTI PER L’EMERGENZA                         AZEMDABO – ETIOPIA

Lo aspettavamo da anni questo vaccino. Ho lavorato in Africa quando di morti per malaria se ne contavano oltre 4 milioni l’anno. La maggior parte bambini sotto i 5 anni. Ora sfiorano circa i 500.000, ufficiali denunciati, di cui oltre 300.000 piccoli bambini. La malaria non perdona e si accanisce in particolare con i bambini che ancora non hanno formato difese immunitarie adeguate.
Nella mia esperienza rimpiango di non aver avuto allora un vaccino contro la malaria, ai tempi del mio lavoro in Etiopia. Il lago artificiale formatosi dopo la costruzione della diga “Gibe 1 ” ha causato la morte di centinaia di neonati e piccoli bambini dei villaggi di Azendabo, Unkuri, Nada e Baso. Piccoli agglomerati di capannucce nell’altopiano di Gimma, prima nella bush dell’altopiano di Gimma e poi sulle rive prima di un acquitrinio limaccioso per mesi, e poi di un grande lago visibile in tutte le carte moderne dell’Etiopia. La diga costruita dalla Salini Costruttori nell’altopiano, a

IL LAGO CRESCE
IL LAGO CRESCE

1600 mt slm, ha fornito corrente a gran parte dell’Etiopia. E dopo Gibe 1 hanno continuato Gibe 2 e Gibe 3, una serie di dighe e di grandi bacini che hanno consentito all’Etiopia addirittura di vendere corrente elettrica. Ma a che prezzo. Questi grandi lavori hanno creato le condizioni per la diffusione della malaria perniciosa,  particolarmente violenta.
Estate 2001. Arrivano le prime piogge negli altopiani etiopi; ma nello stesso tempo vengono   definitivamente chiuse le paratie della diga ed il bacino ampio decine di chilometri, come una stella a mille punte, comincia a riempirsi. Prima in modo impercettibile, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana. Poi più visibile durante le grandi piogge di agosto. Da tempo noi del team sanitario della Salini Costruttori pensavamo ad un sistema per proteggere le migliaia di bambini, donne e uomini, che vivevano in un altopiano ricco di villaggi, molti dei quali erano destinati ad andare sotto il livello del lago. Avevamo un pensiero fisso nel piccolo ospedale del cantiere. Ma se fosse accaduto come in altri paesi dove sono morti a migliaia. Ci domandavamo se la malaria avesse attecchito nei villaggi dell’altopiano, dove prima non era presente, avrebbe fatto una strage perché le persone ed  in particolare i bambini non sviluppano  difese immuni sufficienti per proteggersi dove la malaria non è presente o è sporadica. Ah! se mai avessimo avuto a disposizione un vaccino per la malaria da somministrare…. Una chimera! Un sogno! continuavamo a ripeterci. E il lago di Gibe cresceva in larghezza e profondità. La malaria, prima sporadica, cominciò a presentarsi nei nostri ambulatori con maggiore frequenza. Sia in cantiere tra i lavoratori locali ma anche tra gli italiani cominciarono a presentarsi casi di malaria. I metodi millenari dell’alto piano di Gimma fornivano piante locali, care alla tradizione medica del corno d’Africa, ma che facevano ahimè, un buco nell’acqua. Non c’era la malaria nell’altopiano prima della formazione del lago. Pochi casi, sporadici, causati da malaria di contiguità o da trasporto, ossia importata con macchine, pulmini , altri trasporti. Ma la malaria non attecchiva ancora a quell’altezza perché non arrivava la zanzara assassina. Poi i cambiamenti climatici hanno contribuito ad elevare la presenza di Anopheles , la zanzara vettrice , ben oltre i 2000 mt.s.l.m.

L’acqua saliva nel bacino idrografico, nei mesi. Passa l’estate. Passano le piogge, arriva il bello , secco e fresco, in certi luoghi freddo. Poi ritornano le piccole piogge marzoline e con queste il lago che s’ingrossa. E con l’acqua i giochi dei bimbi intorno al lago. Ma anche la presenza della temibile Anopheles che cresceva e diffondeva nell’ambiente prima in modo quasi impercettibile, per poi diventare un fiume in piena.
E con le zanzare arrivarono i primi casi, i primi morti. Dal cantiere, 20 minuti di macchina distava la distesa di piccole capanne in terra e sterco dal tetto di paglia . E correvamo senza sosta, il chinino in fiale l’unica arma efficace. Ma potevamo fare poco. Ci fosse un vaccino per la malaria! Le zanzariere erano allora introvabili, e si parlava appena della loro efficacia se trattate. Le medicine poche e inefficaci. E questi corpicini ovunque. I genitori disperati. Ci fosse stato un vaccino per la malaria! Ma da anni si provava a realizzare un vaccino efficace contro la malaria. Negli ambienti specialistici si parlava dei tanti trial, delle ricerche, delle speranze. Dovranno passare altri venti anni, vent’anni in cui i bambini in particolare nell’Africa sub sahariana hanno continuato a morire. Ma oggi primo ottobre 2021 qualche cosa è cambiato,  il sogno si è avverato. Le zanzariere trattate hanno fatto la loro grande parte; l’attenzione all’ambiente e la lotta alla zanzara Anopheles hanno funzionato in molti posti; i farmaci, in particolare i derivati di Artemisia hanno frenato non poco la diffusione della malaria. Ma è dal vaccino che ci aspettiamo la vera svolta. Le centinaia dei bambini morti nei villaggi del lago Gibe non ci dovranno più stare.

Il dr. Tedros Adhanom Ghebreyesus, Etiope, direttore generale dell’Oms, profondo conoscitore delle realtà sanitarie del suo paese e dei problemi della malaria, ha affermato che “il momento è storico”. Il tanto atteso vaccino contro la malaria è stato approvato, ha superato tutte le fasi di ricerca ed ora è in commercio. Per i bambini che rischiano la vita è una svolta. Per la scienza è una svolta. Per la salute dei più piccoli e per il controllo della malaria è la soluzione. Il suo utilizzo, integrato con gli strumenti esistenti per prevenire la malaria, dalla lotta ambientale, alle zanzariere trattate, alla educazione personale, all’utilizzo di farmaci adeguati,  potrebbe salvare decine di migliaia di giovani vite ogni anno”.

Il direttore generale parla sapendo quanto si è atteso questo giorno. Ma tutti noi che abbiamo lavorato per anni con la malaria, e ancora conosciamo l’aggressività del parassita nei piccoli bambini, vediamo questa conquista come uno dei più grandi successi della scienza. E come in tutte le malattie l’avvento del vaccino cambia il quadro della malattia. Una malattia aggressiva e spesso mortale verso chi non ha difese, modifica il suo corso biologico nei soggetti vaccinati. Il vaccino stimola le difese cellulari ed anticorpali e crea un muro verso il microrganismo. Succede con i virus, con i batteri, ed ora anche nei confronti del parassita malarico.
Cominciano a sentirsi polemiche nei confronti di questo vaccino. “È poco efficace, copre poco, supera di poco il 50% di efficacia. Finanziare la ricerca e la distribuzione di un vaccino così poco efficace, non ha senso, perdita di soldi”. I soliti noti, i soliti superficiali  cominciano a farsi sentire.
Vorrei che i soliti noti, polemici, grandi scienziati delle chiacchiere, fossero stati presenti nelle stradine sterrate, sassose e fangose di Azendabo, diUnkuri, di Nada e Baso. Vorrei che i soliti critici, molti colleghi parolai, abituati solo a sterili calcoli percentuali,

capanne a Bule
capanne a Baso

fossero stati presenti, a mani nude, ad estrarre fuori dalle capannucce i corpi senza vita di questi esserini aggrediti dal Plasmodio. Se il vaccino per la malaria salvasse non il 50% ma solamente l’1 % di coloro a cui si somministra, varrebbe la pena utilizzarlo. Solo chi ha visto tanta sofferenza e tanta morte portata dalla malaria, si rende conto del grande giorno in cui siamo. Il vaccino per la malaria funziona ed è finalmente in commercio. Efficacia bassa, supera di poco il 50% di efficacia  ma ci sarà tempo per migliorare questo vaccino della malaria prodotto dalla multinazionale GlaxoSmithKline.

Ci sarà tempo ed oggi godiamoci questa conquista. Dopo decenni di studi, prove, sconfitte e speranze è sul mercato una chicca di vaccino. Occorre continuare ad applicare tutte le regole di igiene e di contenimento delle punture e dell’infezione. Ma il vaccino contro la malaria è una realtà e bisogna diffonderlo sempre di più.

Il Cesmet con la sua Fondazione sarà impegnato sul campo per diffondere e promuovere questa vaccinazione a più bambini a rischio possibile.

Per info sulla malaria e per consulenze sulla profilassi e, in caso di bisogno, test e visite telefona al numero +390639030481 o cliccando qui lasciando i tuoi dati.

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