HANTAVIRUS SULLA MV HONDIUS: AGGIORNAMENTO 8 MAGGIO 2026
La domanda è “ perché questo virus NON è il nuovo COVID e perché non lo sarà mai”
A cura del Dott. Paolo Meo — Infettivologo e Medico Tropicalista, Direttore del POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA LAB, Roma
Aggiornato all’8 maggio 2026 www.clinicadelviaggiatore.com
Mentre scrivo questo aggiornamento, la MV Hondius ha raggiunto le Isole Canarie. Le autorità sanitarie spagnole hanno completato le operazioni di sbarco controllato dei passeggeri secondo protocolli di biosicurezza di livello elevato. Il bilancio definitivo, al momento, parla di tre vittime accertate e di almeno tre pazienti che hanno richiesto cure intensive.
L’indagine epidemiologica dell’OMS è ancora in corso, ma alcuni dati fondamentali stanno emergendo con maggiore chiarezza.
Desidero raccontare come si è conclusa — almeno per ora — questa vicenda, e ancora più tentare di rispondere alla domanda che in molti mi stanno rivolgendo in questi giorni: «Dottore, è un nuovo COVID?»
La risposta definitiva è NO. E spiegherò perché, con dati scientifici e con parole che tutti possano capire.
L’aggiornamento: cosa è successo dopo il 6 maggio
Nelle ultime 48 ore la situazione a bordo della MV Hondius si è gradualmente stabilizzata. Non sono stati registrati nuovi decessi dopo i tre già comunicati. I pazienti ricoverati in condizioni critiche sono stati trasferiti in strutture ospedaliere specializzate alle Canarie, dove stanno ricevendo cure intensive adeguate.
L’OMS ha confermato che il ceppo virale identificato è riconducibile all’hantavirus andino, il ceppo sudamericano endemico nelle regioni patagonica e andina dell’Argentina e del Cile. Le analisi genomiche sul materiale biologico prelevato dai pazienti sono in fase di completamento nei laboratori di riferimento internazionale.
La domanda essenziale, “se vi sia stata trasmissione interumana a bordo”, rimane al momento senza una risposta definitiva. Le autorità sanitarie stanno ricostruendo i movimenti e i contatti di tutti i passeggeri prima e durante l’imbarco in Argentina. I risultati di questa indagine epidemiologica saranno determinanti, ma ci vorrà tempo.
Hantavirus vs COVID-19: le differenze fondamentali
Negli ultimi anni abbiamo imparato a nostra spese che i virus non rispettano le frontiere. Ma l’accostamento tra HANTAVIRUS e SARS-CoV-2 è scientificamente scorretto, e alimentarlo sarebbe un disservizio alla comprensione pubblica della salute.
Ecco le differenze essenziali:
- LA VIA DI TRASMISSIONE
Questa è la differenza più importante, e da sola basta a escludere lo scenario pandemico.
- COVID-19 si trasmette per via aerea e droplet: bastava stare nella stessa stanza di un infetto, respirare la stessa aria, toccare una superficie e poi portarsi le mani al viso. Un virus pensato — biologicamente — per diffondersi in modo esplosivo tra gli esseri umani.
- HANTAVIRUS si trasmette principalmente attraverso il contatto con roditori infetti o con le loro deiezioni. La via è ambientale, non interumana. Per infettarsi bisogna avere un contatto diretto con il serbatoio animale del virus.
L’unico ceppo che ha mostrato una limitata capacità di trasmissione da persona a persona è l’HANTAVIRUS ANDINO — ma si tratta di una trasmissione rara, documentata soprattutto in contesti di stretto contatto familiare prolungato, non di una diffusione aerea efficiente.
In termini pratici: l’HANTAVIRUS non si prende passeggiando per strada, prendendo l’autobus o stando in un ufficio con una persona infetta. Il COVID sì.
- IL NUMERO RIPRODUTTIVO DI BASE (R₀)
Il R₀ è il numero medio di persone che una singola persona infetta riesce a contagiare in una popolazione suscettibile.
- COVID-19 (variante originale): R₀ stimato tra 2,5 e 3. Per le varianti Omicron, si è arrivati a valori tra 8 e 15. Un singolo positivo poteva infettare decine di persone.
- HANTAVIRUS ANDINO (trasmissione interumana): R₀ stimato tra 0,9 e 1,2 nei focolai documentati. Un valore attorno a 1 significa che ogni infetto contagia mediamente un’altra persona — il che non produce un’esplosione epidemica ma un lento e limitato propagarsi, tendente all’auto-estinzione senza misure di contenimento eccessive.
Un virus con R₀ inferiore a 1 si estingue da solo. Con R₀ tra 1 e 2, può generare focolai localizzati ma non pandemie globali.
- LA FACILITÀ DI ESPOSIZIONE
- COVID-19: era sufficiente frequentare qualsiasi ambiente urbano normale — un negozio, un ospedale, una scuola — per essere esposti.
- HANTAVIRUS: richiede una esposizione specifica a roditori selvatici o ai loro habitat naturali. Il turista che visita una città argentina non è a rischio. Il trekker che dorme in una capanna di montagna in Patagonia, o che ispeziona un magazzino rurale, lo è potenzialmente. Si tratta di una nicchia di rischio ben definita e geograficamente circoscritta.
- L’IMMUNITÀ DI POPOLAZIONE E IL SERBATOIO
Il COVID-19 si è diffuso su scala mondiale anche perché l’intera popolazione umana era immunologicamente vergine — nessuno aveva anticorpi contro quel ceppo. L’HANTAVIRUS circola nei roditori selvatici da millenni. L’essere umano è un ospite accidentale, non il serbatoio principale. Il virus non ha “bisogno” di diffondersi tra gli uomini per sopravvivere — vive benissimo nei roditori. Questo è un fattore biologico fondamentale che limita drasticamente il suo potenziale pandemico.
- LA MORTALITÀ E LA GESTIONE CLINICA
Qui l’HANTAVIRUS mostra il suo lato peggiore: è vero che la mortalità dell’HPS (Sindrome Polmonare da Hantavirus) è elevata — tra il 30% e il 40% nei casi gravi. Ma si tratta di una malattia che colpisce un numero limitato di persone all’anno a livello mondiale, in contesti geografici e ambientali specifici. Il COVID ha mostrato una mortalità percentuale inferiore, ma su una scala di diffusione globale di miliardi di infetti, con un impatto sistemico sui sistemi sanitari mondiali che l’HANTAVIRUS non ha mai avuto e non potrà mai avere.
Allora perché questa vicenda ci preoccupa?
Me lo sono chiesto anch’io e la risposta onesta è: ci preoccupa per due motivi legittimi.
Il primo è umano: tre persone sono morte. Tre famiglie sono state distrutte. Questa è una tragedia, indipendentemente da qualsiasi considerazione epidemiologica.
Il secondo è scientifico: un focolaio di HANTAVIRUS su una nave da crociera, con possibile trasmissione interumana, è un evento raro e da studiare con attenzione. Non perché possa diventare una pandemia, ma perché ogni episodio del genere ci insegna qualcosa sul comportamento di un virus che ancora non conosciamo completamente.
Il messaggio per i viaggiatori
Se state pianificando un viaggio in Argentina, Cile, Bolivia o in altre zone endemiche, non dovete rinunciare al vostro viaggio. Dovete farlo in modo consapevole.
- Evitate il contatto con roditori selvatici e i loro habitat
- In ambienti rurali chiusi e polverosi, usate protezione respiratoria
- Dopo il rientro, qualsiasi febbre associata a dolori muscolari e difficoltà respiratorie nei 6 settimane successive va riferita al medico con il dettaglio della destinazione visitata
- Prima di partire, consultate un centro specializzato in medicina dei viaggi
L’HANTAVIRUS quindi non è il nuovo COVID. Ma è un virus reale, con una mortalità reale, che colpisce chi non è preparato. E la preparazione, in medicina dei viaggi, si chiama prevenzione informata.
Dott. Paolo Meo Infettivologo e Medico Tropicalista — Esperto in Malattie Infettive e Tropicali Direttore POLO VIAGGI CESMET – Artemisia Lab, Roma Consulenze: www.clinicadelviaggiatore.com



