Paolo Meo - MioDottore.it

Chiara Talone

Ricerca di Calprotectina nelle feci: test immunologico

Il test è rapido, sensibile e non invasivo e fornisce un valido aiuto nella diagnosi delle malattie infiammatorie croniche dell’intestino (MICI).

La Calprotectina fecale è una proteina rilasciata dai neutrofili i cui valori si innalzano nelle feci in presenza di infiammazione intestinale. Rispetto alla misurazione di parametri più generici, quali VES e CRP, il dosaggio quantitativo della Calprotectina fecale si è rivelato un efficace strumento diagnostico che non solo consente di diagnosticare una Malattia Infiammatoria Cronica (Morbo Crohn e Colite Ulcerosa) rispetto ad un disturbo non organico quale la Sindrome del Colon Irritabile, ma è un ottimo parametro per monitorare il paziente nel tempo e verificare il buon esito delle terapie.

La calprotectina è una proteina appartenente alla famiglia delle S100 ed è presente in grande quantità nei granulociti neutrofili. Si tratta di una proteina con attività batteriostatica e micostatica paragonabile a quella degli antibiotici: per questo l’abbondanza di calprotectina nei granulociti neutrofili e la sua attività antimicrobica ne suggeriscono un ruolo rilevante nelle funzioni difensive dell’organismo.
La presenza di calprotectina è stata riscontrata in diversi materiali biologici umani: nel siero, nella saliva, nel liquido cerebrospinale e nelle urine. E’ tuttavia il dosaggio della calprotectina presente nelle feci a offrire i maggiori  vantaggi nella valutazione del grado di infiammazione dell’intestino: la calprotectina infatti è una proteina estremamente stabile nelle feci, dove rimane inalterata anche per più di 7 giorni.
In presenza di processi infiammatori, la calprotectina viene rilasciata a seguito della granulazione dei granulociti neutrofili. Nel caso di un’infiammazione dell’intestino, la calprotectina può essere rilevata nelle feci. Il dosaggio fecale è l’unico che può fornire indicazioni dirette sulla localizzazione dell’infiammazione, mentre il dosaggio nel siero o nel plasma evidenzia uno stato di infiammazione che può essere localizzato ovunque.
L’aumento della concentrazione della calprotectina nelle feci è una conseguenza diretta della granulazione dei neutrofili a seguito di un danno della mucosa. Il dosaggio della calprotectina nelle feci offre notevoli vantaggi nella valutazione dell’infiammazione  dell’intestino. Nei pazienti affetti da malattie infiammatorie croniche intestinali, che sono indicate internazionalmente con  IBD (Inflammatory Bowel Disease) e comprendono la colite ulcerosa, il morbo di Crohn e le cosiddette “coliti indeterminate”, il livello di calprotectina è infatti generalmente molto elevato. Nei soggetti affetti da Sindrome dell’Intestino Irritabile, indicata internazionalmente con IBS (Inflammatory Bowel Syndrome), il livello di calprotectina è invece  decisamente inferiore a quello riscontrato nei pazienti con malattia attiva, talvolta superiore al limite di riferimento ma, in ogni caso, sempre superiore a quello riscontrato nei soggetti sani.

Ricerca di Calprotectina nelle feci: test immunologico Leggi tutto »

Ricerca di Calprotectina nelle feci: test immunologico

Il test è rapido, sensibile e non invasivo e fornisce un valido aiuto nella diagnosi delle malattie infiammatorie croniche dell’intestino (MICI).

La Calprotectina fecale è una proteina rilasciata dai neutrofili i cui valori si innalzano nelle feci in presenza di infiammazione intestinale. Rispetto alla misurazione di parametri più generici, quali VES e CRP, il dosaggio quantitativo della Calprotectina fecale si è rivelato un efficace strumento diagnostico che non solo consente di diagnosticare una Malattia Infiammatoria Cronica (Morbo Crohn e Colite Ulcerosa) rispetto ad un disturbo non organico quale la Sindrome del Colon Irritabile, ma è un ottimo parametro per monitorare il paziente nel tempo e verificare il buon esito delle terapie.

La calprotectina è una proteina appartenente alla famiglia delle S100 ed è presente in grande quantità nei granulociti neutrofili. Si tratta di una proteina con attività batteriostatica e micostatica paragonabile a quella degli antibiotici: per questo l’abbondanza di calprotectina nei granulociti neutrofili e la sua attività antimicrobica ne suggeriscono un ruolo rilevante nelle funzioni difensive dell’organismo.
La presenza di calprotectina è stata riscontrata in diversi materiali biologici umani: nel siero, nella saliva, nel liquido cerebrospinale e nelle urine. E’ tuttavia il dosaggio della calprotectina presente nelle feci a offrire i maggiori  vantaggi nella valutazione del grado di infiammazione dell’intestino: la calprotectina infatti è una proteina estremamente stabile nelle feci, dove rimane inalterata anche per più di 7 giorni.
In presenza di processi infiammatori, la calprotectina viene rilasciata a seguito della granulazione dei granulociti neutrofili. Nel caso di un’infiammazione dell’intestino, la calprotectina può essere rilevata nelle feci. Il dosaggio fecale è l’unico che può fornire indicazioni dirette sulla localizzazione dell’infiammazione, mentre il dosaggio nel siero o nel plasma evidenzia uno stato di infiammazione che può essere localizzato ovunque.
L’aumento della concentrazione della calprotectina nelle feci è una conseguenza diretta della granulazione dei neutrofili a seguito di un danno della mucosa. Il dosaggio della calprotectina nelle feci offre notevoli vantaggi nella valutazione dell’infiammazione  dell’intestino. Nei pazienti affetti da malattie infiammatorie croniche intestinali, che sono indicate internazionalmente con  IBD (Inflammatory Bowel Disease) e comprendono la colite ulcerosa, il morbo di Crohn e le cosiddette “coliti indeterminate”, il livello di calprotectina è infatti generalmente molto elevato. Nei soggetti affetti da Sindrome dell’Intestino Irritabile, indicata internazionalmente con IBS (Inflammatory Bowel Syndrome), il livello di calprotectina è invece  decisamente inferiore a quello riscontrato nei pazienti con malattia attiva, talvolta superiore al limite di riferimento ma, in ogni caso, sempre superiore a quello riscontrato nei soggetti sani.

Ricerca di Calprotectina nelle feci: test immunologico Leggi tutto »

Ricerca antigeni Wuchereria bancrofti : test in immunocromatografia

Il test- che utilizza anticorpi specifici contro  W. Bancrofti- identifica la presenza di antigeni nel sangue intero, siero o plasma.
Di semplice esecuzione e non invasivo, può utilizzare anche una goccia da polpastrello e, a differenza della ricerca diretta della microfilaria, quella degli antigeni si può effettuare in tutto l’arco della giornata, non avendo periodicità di manifestazione.

Ricerca antigeni Wuchereria bancrofti : test in immunocromatografia Leggi tutto »

Ricerca di anticorpi IgM contro il virus Chikungunya: test immunocromatografico

Il test si effettua su sangue, anche da polpastrello, oppure su siero o plasma, e individua la presenza di anticorpi IgM in corso di infezione da virus Chikungunya.
La diagnosi finale è elaborata dal medico anche con la valutazione di altre analisi cliniche, comprese nel pacchetto di diagnosi (emocromo, ves, PCR, mucoproteine, elettroforesi proteica)

Ricerca di anticorpi IgM contro il virus Chikungunya: test immunocromatografico Leggi tutto »

Ricerca di anticorpi IgG e IgM contro il virus Dengue: test immunocromatografico

Il test si effettua su sangue, anche da polpastrello, e indica la presenza di anticorpi IgG e IgM presenti in corso di infezione da virus Dengue.
Le IgM compaiono a partire da circa 3 giorni dopo il primo contatto con il virus e si mantengono in circolo fino ad un paio di mesi dopo.
Le IgG compaiono in media una settimana dopo il primo contatto con il virus, hanno un picco 2-3 settimane dopo e si mantengono a lungo in circolo, secondo alcuni in modo permanente.
Abbinando questo test a quello per la ricerca di Antigeni, si raggiunge un valido livello di ausilio nella diagnosi.

Ricerca di anticorpi IgG e IgM contro il virus Dengue: test immunocromatografico Leggi tutto »

Ricerca antigeni del Plasmodio della malaria: test in immunocromatografia

Si esegue su sangue intero, prelevato anche dal polpastrello e, in pochi minuti, identifica la presenza di Antigeni dei Plasmodi della malaria.
A seconda del tipo di test utilizzato, si può fare diagnosi differenziale tra una infezione da P falciparum e P vivax, oppure altre forme di Plasmodio non falciparum.

Il test  di per sé non fa diagnosi, e il suo risultato va sempre inquadrato in un discorso clinico e letto alla luce degli altri test diagnostici (striscio e goccia spessa; ricerca acidi nucleici)

Ricerca antigeni del Plasmodio della malaria: test in immunocromatografia Leggi tutto »

Scotch Test per Ossiuri

E’ il test specifico in caso di sospetta ossiuriasi. L’infezione da Ossiuri (Enterobius vermicularis) è molto frequente nei bambini nei quali provoca prurito anale, insonnia, irrequietezza e, nelle infezioni di lunga durata, dimagrimento e a volte nausea e vomito. L’infezione avviene per contaminazione ambientale, scarsità di igiene e spesso autoinfestazione, nei bambini.

La diagnosi: lo “Scotch test” deriva il suo nome dal caratteristico modo di “prelievo del campione”, attraverso un nastro adesivo che va fatta aderire alla zona interessata (perianale) per poi trasferirlo su un vetrino da laboratorio per la successiva lettura al microscopio (le uova di ossiuri non sono visibili ad occhio nudo). Se preparato correttamente, può essree eseguito anche in casa. Altrimenti consigliamo il prelievo presso il laboratorio specializzato.

Si consiglia di ripetere l’esame per tre volte a giorni alterni.

Esecuzione scotch test

Se l’esame risulta positivo, verrà prescritta una terapia di “bonifica”, alla quale si debve però accompagnare il rispetto delle regole di igiene basilari, ma spesso ignorate, per mantenere l’ambiente sano. Nel caso dei bambini, controllare ferquentemente la pulizia delle unghie e far lavare spesso le mani che, portate in bocca, sono il  veicolo principale di autocontaminazione.

Per effettuare il test potete contattarci al numero 06.39030481 e prendere un appuntamento con i nostri specialisti.

Scotch Test per Ossiuri Leggi tutto »

Ricerca di Cryptosporidium nelle feci: test in immunocromatografia per la ricerca di antigeni

Si esegue su uno o più campioni di feci e per una diagnosi più sicura si associa all’esame microscopico e ad una visita medica con lo specialista.

La criptosporidiosi colpisce i rivestimenti epiteliali del tratto gastro-intestinale, dei condotti biliari e del tratto respiratorio. Il sintomo principale dell’infezione è un attacco diarroico, che nei bambini può essere associato anche ad anoressia e vomito. Meno frequentemente si manifestano febbre e malesseri generali, e in molti casi le infezioni sono del tutto asintomatiche.

Assieme all’infezione da Giardia, la criptosporidiosi è tra le malattie più comuni trasmesse dall’acqua e quindi legate alla balneazione.

 

 

 

Ricerca di Cryptosporidium nelle feci: test in immunocromatografia per la ricerca di antigeni Leggi tutto »

Ricerca di Giardia nelle feci: test in immunocromatografia per la ricerca di antigeni

Si esegue su uno o più  campioni di feci e per una diagnosi più sicura si associa all’esame microscopico e ad una visita medica con lo specialista..

La Giardia è un parassita intestinale dell’uomo e di altre specie animali. L’infezione si contrae per via oro-fecale, per ingestione di acqua infetta o cibi contaminati. Una volta entrata nell’organismo,  provoca diarrea e disidratazione. La gravità dei sintomi  dipende però da molti fattori: l’età, la situazione immunitaria, lo stato di nutrizione dell’individuo. Alcuni guariscono spontaneamente, in altri l’infezione si cronicizza e il parassita si riproduce a fasi intermittenti, dando luogo a ripetuti episodi di diarrea come conseguenza dell’azione patogena nell’intestino, nel quale danneggia i villi, inibisce l’assorbimento di nutrienti, aumenta la fermentazione, inibisce l’azione degli enzimi digestivi prodotti dalla mucosa intestinale.
I più colpiti dalla giardia sono i bambini da 1 a 4 anni di età e i giovani dai 20 ai 40 anni, per abitudini legate ai viaggi (bagni, cibo e bevande contaminati) o per l’accudimento dei figli (a rischio anche babysitter e infermieri).

 

 

 

Ricerca di Giardia nelle feci: test in immunocromatografia per la ricerca di antigeni Leggi tutto »

error: Il contenuto di questo sito è protetto!
C e s m e t . c o m C l i n i c a d e l V i a g g i a t o r e
C e s m e t . c o m C l i n i c a d e l V i a g g i a t o r e
C e s m e t . c o m C l i n i c a d e l V i a g g i a t o r e