Rischi reali, primo soccorso nei minuti che contano, che cosa avere sempre con sé
9 su 10
punture con sola reazione locale
0,3 – 8,9%
reazioni sistemiche negli adulti
ADRENALINA IM
unico farmaco salvavita
2 DOSI
sempre a portata di mano
Nota metodologica e di trasparenza. Le ricerche bibliografiche di questa scheda sono state effettuate con Claude AI; l’impaginazione e la veste grafica sono state studiate insieme fra Claude e il dr. Paolo Meo. I dati sono stati poi valutati e verificati sulle fonti primarie — linee guida EAACI sull’anafilassi, documenti SIAAIC/AAIITO, dati IZS sulla diffusione dei calabroni — e le bozze riscritte dal dr. Paolo Meo, che ne porta l’intera responsabilità. Lo strumento cerca, ordina e dà forma alla pagina: il medico decide e firma. Questa scheda non sostituisce la valutazione clinica individuale.
La grande maggioranza delle punture non lascia altro che dolore acuto, un pomfo e un po’ di prurito, e si risolve da sé in un giorno o due: bastano ghiaccio, un antistaminico orale e, quando il gonfiore è ampio o interessa un’articolazione, qualche giorno di cortisone per bocca. Il problema riguarda una minoranza di persone, ed è di natura completamente diversa: chi ha già avuto una reazione generalizzata, chi sa di essere sensibilizzato al veleno di ape o di vespa, chi viene punto in bocca o riceve decine di punture insieme. Per loro la puntura non è un fastidio ma un’emergenza che si decide nei primi minuti: è a loro, e a chi sta loro accanto, che questa scheda è dedicata.
1. Chi punge, e perché cambia la condotta
INSETTO
COMPORTAMENTO
CHE COSA CAMBIA PER TE
Ape (Apis mellifera)
Punge una sola volta e muore. Lascia infisso il pungiglione con il sacco velenifero, che continua a iniettare veleno per un minuto.
Togli il pungiglione entro pochi secondi, in qualunque modo: unghia, tessera rigida, anche le dita. Conta la rapidità, non la tecnica.
Vespe (Vespula, Polistes)
Non lasciano il pungiglione e pungono più volte. Attratte da carne, dolci e bevande zuccherate; in autunno più aggressive.
Mai bere da lattine o bottiglie aperte all’aperto. La puntura in bocca o in gola è un’emergenza a sé, anche in chi non è allergico.
Calabroni (V. crabro, V. orientalis, V. velutina)
Puntura più dolorosa ma non più letale a dose singola: il mito dei “tre calabroni che uccidono un uomo” è falso. Aggressivi solo entro pochi metri dal nido.
Allontanarsi in linea retta, senza gesti bruschi. Mai intervenire da soli su un nido. V. velutina è in Italia dal 2012 e V. orientalis sta risalendo verso nord: la probabilità di incontro sta aumentando.
2. Tre livelli di reazione, tre condotte diverse
QUADRO
COME SI PRESENTA
TEMPI
CONDOTTA
Locale normale
Dolore urente, pomfo e arrossamento sotto i 10 cm, prurito.
Si risolve in 24–48 ore
Ghiaccio, antistaminico orale. Nessuna urgenza.
Locale estesa
Gonfiore oltre i 10 cm che supera un’articolazione, arto caldo e teso. Impressiona, ma non è anafilassi.
Massimo a 24–48 ore, dura 3–10 giorni
Ghiaccio, arto sollevato, antistaminico, cortisone orale per 3–5 giorni. Non è indicazione all’adrenalina.
Sistemica / anafilassi
Orticaria diffusa, prurito a palmi, piante e cuoio capelluto, labbra e lingua gonfie, voce rauca, gola che si chiude, tosse, respiro sibilante, vomito, dolore addominale, capogiro, pallore, sudorazione fredda, svenimento.
Di regola entro 10–30 minuti, quasi sempre entro 2 ore
ADRENALINA INTRAMUSCOLO SUBITO, poi 112.
Punture multiple o in sede critica
Oltre 20–50 punture nell’adulto (oltre 10 nel bambino); oppure puntura in bocca, gola, lingua, collo, occhio.
Anche a distanza di ore
112 e ospedale sempre, anche senza allergia: qui il problema è la dose di veleno o l’ostruzione delle vie aeree.
3. I primi dieci minuti: che cosa fare prima che arrivino i sanitari
1. Allontanati subito dal luogo. Le vespe richiamano chimicamente le compagne. Poi, se c’è il pungiglione dell’ape, toglilo immediatamente.
2. Valuta in trenta secondi. Respiro, voce, coscienza, colorito. Fatica a respirare o a parlare, gonfiore di lingua o gola, capogiro, pallore: è anafilassi. Sintomi che compaiono lontano dalla sede della puntura sono sistemici fino a prova contraria.
3. Adrenalina intramuscolo, senza esitare. Faccia antero-laterale della coscia, anche attraverso i vestiti. Adulto e ragazzo oltre 30 kg: autoiniettore da 300 mcg (oppure 0,5 ml di adrenalina 1 mg/ml con fiala e siringa). Bambino 15–30 kg: 150 mcg. Il ritardo nella somministrazione è il principale fattore di morte: nel dubbio, si fa.
4. Chiama il 112 e pronuncia la parola “anafilassi”. In escursione comunica le coordinate GPS e un punto di riferimento raggiungibile.
5. Posizione: sdraiato con le gambe sollevate. Se respira male, seduto; se è incosciente ma respira, sul fianco. Mai in piedi, mai farlo camminare, mai alzarlo di colpo — nemmeno se sembra migliorato: la posizione eretta può provocare l’arresto.
6. Seconda dose dopo 5–10 minuti se non c’è un miglioramento netto. È la ragione per cui le dosi da portare con sé sono due, non una.
7. Solo dopo: antistaminico e cortisone. Agiscono sui sintomi cutanei e sul decorso; non aprono le vie aeree, non risollevano la pressione, non sostituiscono mai l’adrenalina.
8. Ghiaccio sulla sede; via anelli e orologio prima che la mano gonfi. Nessun rimedio casalingo (aceto, bicarbonato, urina, terra) ha efficacia dimostrata.
9. Puntura in bocca o in gola: 112 subito, ghiaccio da succhiare, persona seduta. Non coricarla.
10. Ospedale comunque, anche se sta bene. Fino a un caso su cinque presenta una ricaduta (reazione bifasica) tra 4 e 12 ore dopo: l’osservazione non è una formalità burocratica.
4. Il kit: che cosa avere sempre con sé
IL PARERE DEL DR. MEO — POLO VIAGGI
In quarant’anni fra ambulatorio di medicina dei viaggi e terreno, ho visto che il problema quasi mai è il veleno: è il tempo. Chi muore per una puntura non muore perché l’insetto era grande, ma perché l’adrenalina era in un cassetto a casa, in fondo allo zaino di un altro, oppure perché si è aspettato “a vedere se passa”. A chi ha già avuto una reazione sistemica lo dico sempre con la stessa immagine: l’autoiniettore è come le chiavi di casa, non si esce senza. E deve saperlo usare anche chi gli sta accanto — il coniuge, i figli, i compagni di escursione, il capo missione — perché nell’anafilassi grave il paziente spesso non è più in condizione di farlo da solo. Il secondo punto che ripeto nel mio ambulatorio del POLO VIAGGI è questo: un gonfiore enorme fa impressione ma non è allergia pericolosa, mentre un semplice malessere con capogiro e pallore, magari senza un solo pomfo, può esserlo. Guardate il respiro e la pressione, non il gonfiore.
Chi ha già avuto una reazione sistemica, chi è in immunoterapia, l’apicoltore, chi lavora all’aperto e chi parte per aree isolate porta con sé due autoiniettori: una dose sola può non bastare e i soccorsi possono tardare. Per tutti gli altri vale comunque il kit di base.
IN ESCURSIONE, IN VIAGGIO, IN CANTIERE, IN BARCA
IN CASA, IN AUTO, IN UFFICIO
▪ Due autoiniettori di adrenalina, in tasca esterna o marsupio — non in fondo allo zaino, non nel bagagliaio al sole.
▪ Antistaminico orale a rapido assorbimento (cetirizina o levocetirizina 10 mg): 2 compresse.
▪ Cortisone orale (prednisone 25 mg o equivalente): 2 compresse.
▪ Ghiaccio istantaneo in busta e una garza pulita.
▪ Pinzetta e tessera plastificata con diagnosi, farmaci, dosi, numeri da chiamare.
▪ Telefono carico e almeno un compagno che sappia dove si trova l’adrenalina e come si usa.
▪ Prevenzione: scarpe chiuse, pantaloni lunghi, niente profumi né creme aromatiche, colori neutri, attenzione alla frutta caduta e ai cassonetti.
▪ Due autoiniettori in un punto noto a tutta la famiglia: non in bagno, non vicino ai fornelli, mai in freezer o in auto d’estate (il calore degrada l’adrenalina).
▪ Controllo ogni tre mesi di scadenza e limpidezza: se il liquido è brunastro o con particelle, si sostituisce.
▪ Antistaminico e cortisone orali in confezione integra, con le dosi scritte sulla scatola.
▪ Ghiaccio in freezer, sempre avvolto in un panno, mai a contatto diretto con la pelle.
▪ Numeri in vista: 112, allergologo di riferimento, centro antiveleni.
▪ In primavera: controllo di sottotetti, legnaie, cassonetti delle tapparelle e vasi rovesciati, dove nascono i nidi.
▪ Nido in casa o sul balcone: mai fai-da-te, mai fuoco né getti d’acqua — ditta specializzata o Vigili del Fuoco.
5. Gli errori che costano caro
✖ Aspettare “a vedere come va” prima di somministrare l’adrenalina.
✖ Trattare una reazione sistemica con il solo antistaminico o il solo cortisone.
✖ Far alzare o camminare la persona, o caricarla in auto seduta e sola.
✖ Iniettare l’adrenalina in vena o nel gluteo: la sede è la coscia, per via intramuscolare.
✖ Tenere l’autoiniettore in auto, in frigorifero o in freezer.
✖ Bere da lattine e bottiglie aperte all’aperto, soprattutto fra agosto e ottobre.
✖ Rimuovere un nido da soli, con fiamma, acqua o spray insetticida.
✖ Rinunciare all’autoiniettore perché “è passato tanto tempo dall’ultima volta”: la sensibilizzazione non scade.
6. Dopo l’episodio: le due cose che cambiano davvero il rischio
Visita allergologica. Dopo qualunque reazione sistemica servono IgE specifiche con diagnostica molecolare (Api m1 per l’ape, Ves v1 e Ves v5 per i vespidi) e il dosaggio della triptasi basale: una triptasi elevata o una mastocitosi misconosciuta cambiano completamente il livello di rischio. Segnalare sempre l’uso di beta-bloccanti e ACE-inibitori, che rendono meno efficace l’adrenalina.
Immunoterapia specifica con veleno (VIT). Dura da tre a cinque anni ed è l’unico trattamento che modifica la storia naturale di questa allergia, proteggendo la grande maggioranza dei pazienti trattati. Nel frattempo, e spesso anche dopo, l’autoiniettore resta obbligatorio.
Novità da seguire. Lo spray nasale di adrenalina (EURneffy) è approvato in Unione Europea dall’agosto 2024 per adulti e bambini oltre i 30 kg, con parere positivo europeo del febbraio 2026 anche per la formulazione pediatrica 15–30 kg; l’arrivo in Italia era atteso nel corso del 2026. Conviene verificarne la disponibilità effettiva in farmacia: è un’alternativa per chi rifiuta l’ago, non un motivo per rinunciare all’autoiniettore che si ha già.
7. Se parti: tre accorgimenti che riguardano il viaggio
▪ L’autoiniettore viaggia in cabina, mai in stiva. In stiva il freddo lo degrada e comunque non è raggiungibile. Portane con te una breve lettera medica in italiano e in inglese, con diagnosi e prescrizione, da mostrare ai controlli di sicurezza.
▪ Il calore è il vero nemico del farmaco. Ai tropici tienilo al centro dello zaino, in astuccio isolante, lontano dal finestrino e dal cruscotto dell’auto; controlla il liquido ogni volta che rifai il bagaglio.
▪ In area remota le dosi diventano tre. Deserto, foresta, alta quota, navigazione: distribuiscile fra due persone del gruppo e verifica prima della partenza dove si trova la struttura sanitaria più vicina e quanto tempo serve per raggiungerla.
In sintesi. Nove punture su dieci si curano con del ghiaccio. Quella che uccide lo fa in pochi minuti, e la cura sta in tasca a chi la porta con sé. Non esiste una terza via: adrenalina subito, 112, sdraiato con le gambe sollevate, ospedale comunque.
POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA · Dipartimento di Medicina Tropicale e Malattie Infettive
Direttore: Dr. Paolo Meo, medico tropicalista infettivologo · Via Piave 76, Roma · clinicadelviaggiatore.com
Telefono e WhatsApp 346 6000899 · seg.cesmet@gmail.com
Dove e come si può prenotare il test mantoux in tempi brevi?
Puoi richiedere di effettuare il “test mantoux” o tst presso il Cesmet-Clinica del Viaggiatore. L’effettuazione del test, le valutazioni della reazione cutanea, e l’interpretazione è eseguita da medici infettivologi esperti.
Puoi anche prenotare l’effettuazione del “test Quantiferon”.
oppure scrivi direttamente un whatsapp al 3466000899 o alla segreteria Cesmet seg.cesmet@gmail.com
CONVENZIONI PER CONCORSI PUBBLICI, UNIVERSITA’, SCUOLE Il Centro Cesmet Clinica del Viaggiatore, una struttura specializzata nel trattamento di malattie infettive e tropicali, è abilitato a condurre test diagnostici e prevenzione, come il test tubercolinico (Mantoux), per concorsi universitari, scolastici, forze armate e concorsi pubblici. I referti e le certificazioni rilasciati dal centro per attestare il risultato dei test sono riconosciuti ufficialmente dalle istituzioni universitarie, dagli enti pubblici e da altre organizzazioni per fini istituzionali e procedurali.
Esiste una convenzione per Concorsi pubblici e per le Università e le scuole?
Il Centro Cesmet Clinica del Viaggiatore ha stabilito delle convenzioni per i concorsi pubblici, le università, e le scuole, offrendo servizi diagnostici e test, come il test tubercolinico (Mantoux), a costi ridotti rispetto alle tariffe normalmente applicate per richieste di lavoro e clinici privati. Inoltre, non è necessaria alcuna impegnativa per accedere ai prezzi agevolati previsti dalla convenzione. Questa iniziativa consente a studenti, insegnanti, e partecipanti a concorsi pubblici di accedere a questi servizi sanitari specializzati in modo conveniente e accessibile.
Quanti e quali sono i test per evidenziare la tubercolosi o il contatto con il Mycobacterium Tubercolosis?
Esistono diversi tipi di test che vengono utilizzati per:
(1) confermare la diagnosi clinica di tubercolosi “sintomatica”;
(2) valutare una infezione “asintomatica” da Mycobacterium tuberculosis, di tipo “latente”;
(3) valutare l’entità della risposta immunitaria al contatto con le proteine tubercolari;
Questi test sono cruciali per:
(a) l’identificazione di un’eventuale infezione tubercolare latente o attiva;
(b) per valutare la risposta immunitaria al micobatterio tubercolare e al vaccino antitubercolare.
Qui di seguito sono elencati i principali test disponibili:
MANTOUX TEST
1. Test Mantoux (o test tubercolinico):
Il test Mantoux è uno dei metodi più comuni e semplici da effettuare, per rilevare un’infezione tubercolare latente. Consiste nell’iniettare una piccola quantità di derivato proteico purificato (PPD) del Mycobacterium tuberculosis sotto la pelle, solitamente sul lato interno dell’avambraccio (test in vivo). Dopo 48-72 ore, la reazione cutanea viene valutata dal medico per determinare se il paziente è stato esposto al batterio o al vaccino. 2. Test Quantiferon (o test IGRA):
Il test Quantiferon, noto anche come test IGRA (Interferon Gamma Release Assay), è un esame del sangue che misura la risposta immunitaria – infiammatoria al Mycobacterium tuberculosis. Il test consiste nel prelievo di un campione di sangue venoso che viene successivamente “stimolato” con antigeni specifici del Mycobacterium tuberculosis. La produzione di interferone-gamma viene misurata per determinare se il paziente ha avuto un contatto con il batterio. .3. altri test per TBC:
Esistono anche altri esami diagnostico-clinici oltre ai precedenti. (a) gli esami culturali dell’escreato (saliva); (b) gli esami radiologici del torace e la TAC (tomografia computerizzata); tutti esami utilizzati per la diagnosi della tubercolosi attiva o per identificare eventuali lesioni che potrebbero essere associate alla malattia.
È importante notare che ogni metodo diagnostico può avere i suoi vantaggi e svantaggi e che la scelta del test da utilizzare dipende da vari fattori, come la disponibilità del test stesso, le caratteristiche cliniche del paziente e l’obiettivo della valutazione diagnostica.
Entrambi i test diagnostici, Mantoux e Quantiferon, sono strumenti diagnostici “chiave” che forniscono informazioni sulla possibile esposizione dell’organismo al batterio Mycobacterium tuberculosis. Evidenziano la risposta del sistema immunitario al contatto con gli antigeni tubercolari. La risposta cellulare nel sottocutaneo il primo test, e le prime fasi della risposta infiammatoria (produzione citochine e interferon) il secondo test.
Ambedue i test aiutano a individuare non solo se un’infezione tubercolare è presente ed attiva, ma anche se essa è latente, asintomatica. Forniscono entrambi un’indicazione delle capacità di risposta immunitaria del paziente nei confronti del micobatterio, da prospettive differenti.
L’identificazione di un’eventuale infezione tubercolare (presenza del batterio all’interno dell’organismo) è essenziale per una diagnosi accurata e precoce, che consenta un trattamento tempestivo e adeguato, prevenendo così la progressione della malattia e riducendo il rischio di complicazioni e di trasmissione del batterio ai contatti stretti.
Inoltre, la valutazione dello stato dell’immunità cellulo-mediata è importante sia per comprendere come il sistema immunitario del paziente sta rispondendo all’infezione sia per determinare la strategia terapeutica più appropriata. Una corretta valutazione dei test, se positiva, consente anche la possibilità di effettuare una profilassi per ridurre il rischio di attivazione della malattia in caso di infezione latente asintomatica.
In definitiva, questi test diagnostici sono strumenti essenziali nella lotta contro la tubercolosi, contribuendo alla prevenzione e al controllo della malattia e migliorando la salute pubblica a livello globale.
(A) TEST MANTOUX
Cosa è il test mantoux per la tubercolina?
Il test cutaneo alla tubercolina (TST o MANTOUX), denominato anche test in vivo, in quanto la reazione delle cellule linfocitarie avviene nel tessuto sottocutaneo del tuo braccio, con una risposta “cellulo-mediata in situ”, ossia l’attivazione linfocitaria nel luogo dove viene iniettato “l’antigene tubercolare”. E’ un esame che mostra la risposta dei linfociti T nel sottocutaneo, in un certo senso più sensibile e di maggiore interpretazione rispetto al test in vitro (di laboratorio) denominato Quantiferon. Sicuramente richiede una lettura attenta ed eseguita da personale esperto. Il test facilita il medico nella diagnosi clinica e nella interpretazione dei sintomi sospetti del paziente. Con questo test è possibile valutare la risposta intradermica “ritardata”, ossia sotto la pelle e dopo 2/3 giorni dall’effettuazione, dovuta all’ipersensibilità all’antigene somministrato, un derivato proteico purificato (PPD) dal Mycobacterium tuberculosis.
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Come funziona il TEST CUTANEO DELLA TUBERCOLINA
Il test cutaneo della tubercolina è considerato la principale prova per individuare l’infezione o il contatto avvenuto con il batterio della tubercolosi ( o TBC). La tubercolina è una frazione proteica del bacillo tubercolare che, una volta iniettata nell’organismo provoca, nel punto di inoculo, una risposta immunitaria con un richiamo dei globuli bianchi, che si manifesta con un ingolfo linfocitario e l’attivazione della reazione infiammatoria nel sottocutaneo.
Il test è innocuo e sicuro e privo di conseguenze sulla salute, effettuabile anche durante la gravidanza e l’allattamento. Se positivo può provocare una reazione infiammatoria anche intensa nel luogo di inoculo caratterizzata da gonfiore, rossore, indolenzimento e raramente un lieve rialzo febbrile.
Si esegue per valutare eventuali contatti, anche remoti, con il “Mycobacterium Tubercolosis”, ossia con il batterio responsabile della malattia tubercolare. La positività del test indica un contatto “passato o recente” con il batterio della tubercolosi ma questo non equivale ad essere sintomatici o ad essere ancora infettati dal batterio. La valutazione in questo senso è clinica e deve essere eseguita da un medico esperto.
Come si esegue il test mantoux?
Si sceglie e disinfetta una piccola superficie dell’avambraccio e si inietta superficialmente con una siringa da insulina con ago sottilissimo la dose di tubercolina. Deve comparire un piccolo pomfo sulla cute che lentamente si riassorbe. La risposta cutanea si manifesta dopo 48 / 72 ore dall’inoculazione. La prima lettura si esegue a 48 ore, ma non bisogna andare oltre le 72 dall’avvenuta inoculazione.
Cosa si evidenzia al termine delle 48 e come si esegue la lettura del test?
Il test è negativo quando non lascia alcuna traccia a livello del punto di inoculo.
Il test è positivo, nelle sue gradazioni (lieve – medio – molto), quando compare un’area di cute infiammata con una papula centrale indurita. In caso di forte positività per la presenza attiva di Mycobatterio può comparire anche una ulcerazione cutanea.
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Quindi come viene classificata la risposta secondo l’interpretazione della reazione ?
I risultati del test devono essere interpretati con attenzione. La situazione clinica della persona e l’attività del micobatterio al suo interno determinano la dimensione dell’indurimento e l’ampiezza della risposta positiva (valutata in 5 mm, 10 mm o 15 mm).
In reazioni particolarmente forti talvolta si manifestano vescicole, bolle, linfangite, ulcerazione e necrosi nel sito del test e nelle aree limitrofi. La formazione di vescicole, bolle o necrosi nel sito del test indica un alto grado di sensibilità alla tubercolina e quindi la presenza di un’infezione da bacilli tubercolari.
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La risposta viene classificata in:
•negativa: assenza di indurimento ed eritema inferiore a 2 mm di diametro;
•dubbia: anche con parvenza di lieve indurimento ed eritema tra i 2 a 4 mm di diametro;
•positiva: con indurimento dermico evidente ed eritema tra i 5 mm ed i 15 mm di diametro.
•intensamente positiva: con eritema oltre i 15 mm e con papula indurita che può necrotizzare centralmente e con reazione infiammatoria è moto evidente.
Il test negativo evidenzia l’assenza di contatto con il bacillo della tubercolosi.
Il test positivo evidenzia un contatto con il bacillo tubercolare e la risposta è proporzionale allo stato di attività del microrganismo. In ogni caso va sottolineato che il test non fa diagnosi di tubercolosi ma evidenzia solamente la presenza di risposta immunologica, la diagnosi è squisitamente clinica con l’aiuto del quadro radiologico.
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Quando è opportuno eseguire il test cutaneo alla tubercolina (Mantoux Test)
l test di Mantoux è uno strumento importante per identificare precocemente l’infezione da tubercolosi, anche in forma latente. Ecco quando è opportuno eseguirlo:
1. Situazioni di rischio
Il test è consigliato per chi:
– Ha vissuto o viaggiato in aree ad alta diffusione di tubercolosi, specialmente nei paesi tropicali;
– Ha avuto contatti stretti con persone affette da tubercolosi;
– Ha trascorso tempo in ambienti chiusi e poco areati dove potrebbero esserci portatori del batterio;
•Viaggiatori internazionali che si recano per qualsiasi motivo in aree ad alta presenza di tubercolosi ed hanno contatti con la popolazione locale;
•Insegnanti, volontari, religiosi e altri lavoratori a contatto frequente con la popolazione proveniente da paesi endemici, soprattutto in ambienti chiusi e affollati;
3. Screening preventivo
Il test può essere utile come screening per:
– Immigrati arrivati recentemente da paesi ad alta incidenza di tubercolosi;
– Persone che iniziano lavori o scuole/formazione in ambienti a rischio (università; ambienti militari; altro)
Monitoraggio periodico (metodo di controllo e prevenzione)
Per le categorie a rischio, si consiglia di effettuare:
– Un test di controllo iniziale
– Test periodici per monitorare eventuali esposizioni
Perché è importante
Il test di Mantoux aiuta a:
– Identificare l’infezione tubercolare latente (LTBI), che è asintomatica e nella maggior parte dei casi non contagiosa;
– Permettere un trattamento tempestivo dell’infezione latente, riducendo il rischio di sviluppo della malattia attiva;
– Prevenire la diffusione della tubercolosi, specialmente in ambienti a rischio;
Conclusione
Il test di Mantoux è uno strumento sicuro ed efficace, semplice da eseguire in qualsiasi ambiente o situazione, ma di difficile lettura, spesso soggettiva. E’ utile per la prevenzione e il controllo della tubercolosi. E’ utile negli screening di popolazione. Se rientri in una delle categorie a rischio o hai dubbi, consulta un medico esperto per valutare l’opportunità di eseguire il test. Il Quantiferon nei casi dubbi diventa un importante test di conferma. La prevenzione è fondamentale per proteggere la tua salute e quella di chi ti circonda.
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(B) TEST QUANTIFERON
Cosa è il test quantiferon per la tubercolina?
Il test QuantiFERON è un esame diagnostico, di laboratorio, utilizzato principalmente per rilevare l’infezione da Mycobacterium tuberculosis, il batterio responsabile della tubercolosi (TB). Questo test misura la risposta infiammatoria “in vitro” (in laboratorio) della persona a specifiche proteine antigeniche tubercolari.
Funzionamento del Test QuantiFERON
Procedura e Metodo
1.Prelievo di Sangue: Viene prelevato alla persona un campione di sangue venoso, a digiuno.
2.Incubazione: Il campione si sangue (siero) viene incubato con proteine antigeniche specifiche del Mycobacterium Tuberculosis. L’incubazione del siero del paziente nel test QuantiFERON avviene a una temperatura di 37 °C e deve essere effettuata entro 16 ore dal prelievo del sangue. Il periodo di incubazione effettivo dura tra le 16 e le 24 ore. Durante questo tempo, i linfociti T della persona presenti nel campione di sangue rispondono agli antigeni specifici del Mycobacterium Tuberculosis, producendo interferone-gamma (IFN-γ), che è il parametro misurato per valutare la presenza di un’infezione tubercolare.
3.Misurazione della Risposta Immunitaria: Dopo l’incubazione, si misura la produzione di interferone-gamma (IFN-γ) da parte dei linfociti T del paziente in risposta agli antigeni. Un aumento significativo di IFN-γ indica una risposta immuno – infiammatoria positiva, suggerendo un’infezione attiva o latente da tubercolosi.
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Risposta Immunologica – infiammatoria e Produzione di Linfochine
Meccanismi di Risposta
(tutto quanto è descritto di seguito avviene in laboratorio, nelle provette destinate al test, sul sangue del paziente che possiede tutti i componenti cellulari presenti normalmente nell’organismo. La reazione avviene quindi tra le proteine antigeniche fornite e le cellule del sangue).
Quando nel nostro organismo le cellule del sistema immunitario riconoscono un microbo che è entrato ed ha infettato la persona, i linfociti T, in particolare i “linfociti T helper (Th)”, si attivano, nel punto dove è avvenuto il contatto, e iniziano a produrre linfochine, che sono citochine specifiche per la modulazione della risposta immunitaria e infiammatoria. Le principali linfochine coinvolte includono:
•Interleuchina-2 (IL-2): Stimola la proliferazione dei linfociti T e delle cellule natural killer.
•Interferone-gamma (IFN-γ): Gioca un ruolo cruciale nell’attivazione dei macrofagi e nell’inibizione della replicazione virale.
Produzione di linfochine all’interno dell’organismo
La produzione di linfochine avviene attraverso vari meccanismi:
1.Attivazione dei Linfociti T: L’antigene del microbo viene adeso ad alcune cellule specifiche e viene presentato da parte di queste “cellule presentanti l’antigene (APC)” attivando i linfociti T. I linfociti T helper si attivano attraverso il legame tra il recettore T-cellulare e l’antigene associato alle molecole del complesso maggiore di istocompatibilità (MHC).
2.Secrezione di Linfochine: Una volta attivati, i linfociti T helper ed altri secernono “linfochine” che agiscono su altre cellule del sistema immunitario, amplificando la risposta immunitaria ed infiammatoria.
3.Da questo momento si attiva la risposta immunitaria – cellulare da una parte e la risposta infiammatoria; due meccanismi che fanno come scopo comune quello di eliminare la risposta del microrganismo dalla persona infettata.
In laboratorio si sfrutta lo stesso meccanismo inserendo in una provetta le proteine antigeniche del batterio della tubercolosi e le cellule immunitarie presenti nel sangue prelevato dalla persona.
In sintesi, il test QuantiFERON sfrutta, in provetta, la capacità del sistema immunitario di rispondere a specifici antigeni tubercolari, misurando la produzione di IFN-γ come indicatore dell’infezione.
La risposta immunologica è mediata dalla produzione di linfochine che modulano e coordinano le attività delle cellule immunitarie.
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Dopo quanto tempo dal contatto il test diventa positivo sia nel test in vivo che in quello in vitro?
In caso di contatto con il Mycobatterio della Tubercolosi generalmente è necessario un periodo di due / tre mesi, affinché si verifichi la conversione del test cutaneo alla tubercolina, cioè che questo esame diventi positivo e segnali l’avvenuto contatto con il batterio.
Nel caso di viaggiatori internazionali, delle categorie precedentemente individuate, sarebbe auspicabile l’effettuazione di un test MANTOUX prima del viaggio e dopo 3 mesi dal rientro. In caso di soggiorni prolungati, in ambienti di lavoro dove viene favorito un contatto prolungato, sarebbe consigliato effettuare il test una volta l’anno.
Cosa fare con le persone immunocompromesse?
Per le persone immuno compromesse, con difese immunitarie deboli o compromesse, che hanno avuto di recente uno stretto contatto con casi noti infettivi di tubercolosi, la terapia per LTBI può iniziare anche se il TST risulta negativo.
I pazienti risultati positivi al MANTOUX – TST o all’IGRA devono essere sottoposti a valutazione clinica per escludere una tubercolosi attiva e per valutare l’eventuale necessità di terapia contro l’infezione latente. E’ sempre necessaria una valutazione clinica, dei sintomi, della obiettività polmonare e sistemica a cui segue un esame radiografico del torace, dopo aver effettuato un test Mantoux, risultato positivo.
Scopri cos’è la dengue, dove è presente, come si trasmette e – soprattutto – **come ridurre il rischio in viaggio**. In questo video trovi consigli chiari e aggiornati su prevenzione, sintomi da riconoscere e cosa fare prima e dopo la partenza. Pensato per viaggiatori, expat, professionisti in trasferta e curiosi di salute globale.
UTILIZZO DELLA DOXICICLINA PER LA PREVENZIONE DELLA MALARIA … e non solo
DOXICICLINA
DOXICICLINA 100 mg (BASSADO o MIRACLIN)
Una tetraciclina versatile al servizio del viaggiatore internazionale
Aggiornato a giugno 2026 – Dr. Paolo Meo, Medico Infettivologo e Tropicalista – direttore CESMET
1. Introduzione: un antibiotico “vecchio” ma sempre attuale
Il Dr. Paolo Meo, infettivologo e tropicalista direttore del CESMET di Roma con decenni di esperienza sul campo in Africa, Asia e America Latina, ha seguito nel corso degli anni migliaia di viaggiatori che hanno utilizzato la doxiciclina soprattutto in prevenzione, accumulando una casistica clinica di grande valore e confermando l’efficacia e la sicurezza di questo farmaco nelle condizioni più diverse preventive e terapeutiche.
La doxiciclina, antibiotico distribuito in tutto il mondo, è commercializzata in Italia principalmente come Bassado® 100 mg o Miraclin 100 mg farmaco senza lattosio) – è un antibiotico della famiglia delle tetracicline, impiegato in medicina clinica da oltre cinquant’anni. Nonostante la sua lunga storia, questo farmaco mantiene oggi una rilevanza straordinaria, sia nella infettivologia ma in particolare nel campo della medicina dei viaggi. La sua azione è al tempo stesso preventivo e terapeutico come antiparassitario, antibatterico ad ampio spettro e antiprotozoario, il che lo rende una scelta privilegiata per chi si reca in aree tropicali e subtropicali. Utilizza questa molecola e porta con te le confezioni sufficienti per la chemioprofilassi per la malaria, la protezione batterica, in particolare per diarrea e punture di zecca, e non solo; e per la cura di molte forme batteriche come di seguito illustrato.
Naturalmente dovrai ben capire se puoi utilizzare il farmaco senza problemi. Potrai richiedere al dr. Paolo Meo, per la sua esperienza, o al tuo medico di fiducia, se, come e quando utilizzare la doxiciclina.
2. Meccanismo d’azione
La doxiciclina 100 mg agisce inibendo la “sintesi proteica batterica” a livello dei ribosomi 30S, impedendo la crescita e la replicazione di un’ampia gamma di microrganismi. È attiva contro:
il protozoo “Plasmodium”, in particolare falciparum (agente della malaria)
3. Profilassi antimalarica: l’uso principale, ma non unico nel viaggiatore.
3.1 Perché la doxiciclina per la malaria?
La malaria rimane una delle malattie infettive più pericolose al mondo, con oltre 600.000 decessi l’anno secondo i dati OMS aggiornati al 2025, la grande maggioranza dei quali causati da Plasmodium falciparum nell’Africa subsahariana. La chemioprofilassi farmacologica, associata alle misure di protezione antizanzara, rimane lo strumento più efficace per il viaggiatore non immune per prevenire l’infezione.
La doxiciclina è riconosciuta come farmaco di prima scelta per la profilassi antimalarica dalle principali linee guida internazionali, tra cui CDC (Centers for Disease Control and Prevention), WHO, e le linee guida europee ISTM/ASTMH. L’esperienza pluriennale del Dr. Meo, con migliaia di prescrizioni effettuate al CESMET, conferma una protezione elevatissima e un profilo di sicurezza nettamente superiore ad altri antimalarici disponibili.
3.2 Schema di somministrazione
Schema raccomandato dal CESMET (Dr. Paolo Meo)
BASSADO un ottimo farmaco nella chemioprofilassi per la malaria
• 1 compressa da 100 mg al giorno, durante il pasto principale (pranzo), da assumere con un bicchiere di acqua abbondante;
• Inizio: è sufficiente iniziare il giorno prima della partenza o all’arrivo nell’area a rischio malarico;
• Durata: per tutto il periodo del soggiorno in zona endemica;
• Termine: continuare per un periodo di 7-10 giorni dopo aver lasciato l’area a rischio, il periodo è considerato sufficiente per evitare la riproduzione del plasmodio intraepatico; (l’esperienza di migliaia di casi ci dice ce non è necessario prolungare per altre 3 settimane)
Nota: A differenza di altri antimalarici come la meflochina (Lariam®), non è necessario iniziare due settimane prima della partenza.
3.3 Aree geografiche di indicazione
La doxiciclina 100 mg è indicata come profilassi antimalarica in tutte le aree a rischio di malaria da P. falciparum con resistenza alla clorochina ed alla meflochina, ed all’Atovaquone comprendendo:
Africa subsahariana (area ad altissimo rischio)
Papua Nuova Guinea e Melanesia
Regioni a rischio del Sud-Est asiatico (incluse aree con P. falciparum resistente all’artemisinine, in particolare al confine Tailandia-Myanmar-Cambogia)
Alcune aree dell’Amazzonia sudamericana
Altre aree tropicali indicate di volta in volta dalle schede paese
4. Azione antibatterica ad ampio spettro: utilità nel viaggio
Uno dei grandi vantaggi della doxiciclina nel contesto dei viaggi internazionali è la sua capacità di offrire protezione simultanea contro numerose infezioni batteriche, alcune delle quali particolarmente frequenti (diarrea da viaggio) o pericolose (infezioni da punture o morso di zecca) nei paesi tropicali.
4.1 Infezioni trasmesse da puntura di zecca e altri artropodi
La doxiciclina è il FARMACO DI PRIMA SCELTA per le infezioni trasmesse da zecche
Le zecche sono vettrici di patogeni molto diversi e legate alla presenza animale negli ambienti. Durante i viaggi in ambienti naturali – foreste, savane, praterie, zone rurali, ma anche parchi di grandi città e cittadine – il rischio di esposizione aumenta significativamente. La doxiciclina agisce su:
• Rickettsia spp. – agenti del Tifo Esantematico da Rickettsia (Spotted Fever Group) e altre rickettsiosi: febbri emorragiche, febbre bottonosa del Mediterraneo (R. conorii), febbre delle Montagne Rocciose (R. rickettsii). Farmaco elettivo, gold standard nella terapia, spesso considerato salva-vita.
• Borrelia burgdorferi e altre specie – agente della Malattia di Lyme: la doxiciclina è il trattamento di prima scelta nelle fasi precoci.
• Coxiella burnetii – agente della Febbre Q, trasmessa anche da zecche e da animali.
• Bartonella spp. – trasmessa da pidocchi e pulci (febbre delle trincee, malattia da graffio del gatto).
• Francisella tularensis – agente della tularemia, trasmessa da zecche e roditori.
Importanza pratica: In molte aree tropicali e subtropicali, un viaggiatore che assume doxiciclina come profilassi antimalarica è già protetto in modo significativo contro queste infezioni, anche senza saperlo. Questo costituisce un vantaggio protettivo “a 360 gradi”.
4.2 Diarrea del viaggiatore e infezioni intestinali
La diarrea del viaggiatore colpisce dal 20% al 50% dei viaggiatori in paesi a risorse sanitarie limitate, ed è un problema sanitario frequente in viaggi in tutto il mondo; La doxiciclina è attiva contro i principali enterobatteri responsabili, tra cui Escherichia coli enterotossigena (ETEC), Shigella spp., Vibrio cholerae e altri enterobatteri. Il Dr. Meo indica e prescrive questo farmaco come una eccellenza nella prevenzione di diarree alimentari e da acque contaminate anche con cui ci si lava (docce), ed anche per la prevenzione ed il trattamento del colera, tra le diarree batteriche più gravi. In viaggio, portare con se qualche confezione di doxiciclina significa disporre di un presidio preventivo ed anche terapeutico di prima linea contro le enteriti batteriche acute.
4.3 Infezioni cutanee
Nei climi tropicali, la sudorazione intensa, le punture di insetti e le abrasioni cutanee favoriscono infezioni da stafilococchi e streptococchi. La doxiciclina è efficace nel trattamento di:
Foruncolosi e ascessi cutanei;
Ferite infette;
Acne vulgaris (impiego anche a lungo termine, fino a 8-10 mesi, come documentato nella pratica clinica dal Dr. Meo)
4.4 Infezioni respiratorie atipiche
In aree tropicali e in contesti di promiscuità (dormitori, campeggi, strutture di fortuna), le polmoniti atipiche da Mycoplasma pneumoniae, Chlamydophila pneumoniae e Legionella pneumophila sono frequenti. La doxiciclina è attiva anche su tutti questi patogeni.
4.5 Infezioni sessualmente trasmesse (IST)
In caso di esposizioni non protette durante il viaggio, la doxiciclina offre copertura su:
Neisseria gonorrhoeae (gonorrea) anche in possibile combinazione con altri antibiotici;
Treponema pallidum (sifilide, terapia di seconda scelta);
4.6 Leptospirosi
La leptospirosi, trasmessa attraverso acqua o terreno contaminati da urine animali, è un rischio concreto in aree rurali tropicali, specialmente dopo inondazioni o contatto con acque dolci. La doxiciclina è indicata sia nella profilassi (in esposizioni note) sia nel trattamento precoce.
5. Pregi della doxiciclina da utilizzare in corso di viaggio
• Efficacia antimalarica elevata e stabile: scarsa resistenza documentata rispetto ad altri antimalarici;
• Ampio spettro antibatterico: un solo farmaco per molte protezioni;
• Inizio il giorno prima della partenza: non richiede la lunga pre-somministrazione necessaria con meflochina
• Ottimo profilo di sicurezza neurologica e psichiatrica: nessuna delle alterazioni del tono dell’umore, dei disturbi del sonno e dei sintomi neuropsichiatrici documentati con la meflochina (Lariam®) ed anche Atovaquone ( Malarone)
• Lunga esperienza clinica: farmaco in uso da oltre 50 anni, con un profilo di sicurezza ben definito;
• Utilizzo a lungo termine documentato: impiegato anche per 8-10 mesi consecutivi nel trattamento dell’acne, o addirittura anni, in alcune infezioni croniche, senza problemi di rilievo
• Basso costo: meno di 4 euro a confezione, rendendo la profilassi accessibile a tutti;
• Forma orale comoda: compressa da 100 mg, una volta al giorno
• Protezione multipla in viaggio: malaria, infezioni da zecche, diarrea del viaggiatore, infezioni cutanee, IST
6. Limiti e possibili effetti indesiderati del farmaco
Disturbi gastrointestinali: sensazione di pesantezza gastrica, nausea, epigastralgia. Il rischio di presentare questi sintomi si riduce notevolmente assumendo il farmaco durante il pasto principale – pranzo, mai assumerlo a stomaco vuoto, ed utilizzare molta acqua.
Fotosensibilità cutanea: il rischio è correlato alla dose (dose dipendente): a 100 mg/die la sensibilizzazione solare è modesta, specie nelle persone con fototipo mediterraneo, ricco di melanina. Tuttavia è sempre buona norma utilizzare creme solari ad alta protezione. L’esperienza clinica del Dr. Meo su migliaia di casi conferma che le reazioni di fotosensibilità clinicamente rilevanti sono state rare.
Possibile comparsa di macchie cutanee: in un numero molto limitato di viaggiatori possono comparire piccole chiazze di iperpigmentazione cutanea, generalmente reversibili.
Lieve astenia iniziale: segnalata nei primi giorni di somministrazione in alcuni soggetti, generalmente transitoria.
Candidiasi orale o vaginale: rara ma ipotizzabile, come con tutti gli antibiotici ad ampio spettro, per alterazione del microbiota. Affrontabile con antimicotici topici o sistemici.
Controindicazioni principali: non è indicata la somministrazione (1) nei bambini sotto i 10 anni (rischio di discromia dentaria permanente e alterazioni della crescita ossea); (2) nelle donne in gravidanza dal secondo trimestre in poi; (3) nelle donne che allattano (4) in caso di allergia documentata alle tetracicline;
7. Avvertenze e controindicazioni importanti
⚠️ Quando non utilizzare la doxiciclina
• Bambini con meno di 10 anni
• Gravidanza (a partire dalla 16°-17° settimana e preferibilmente evitata anche prima)
• Allattamento al seno
• Allergia documentata alle tetracicline
• Grave insufficienza epatica (usare con cautela)
Alternative disponibili: in caso di controindicazioni alla doxiciclina, il medico specialista potrà valutare per la profilassi della malaria farmaci alternativi quale Malarone® (atovaquone/proguanile) o, in casi selezionati, meflochina (Lariam®), pur con i significativi effetti collaterali neuropsichiatrici e cardiotossici di quest’ultima.
8. L’esperienza clinica del Dr. Paolo Meo e del CESMET
Il Dr. Paolo Meo è medico infettivologo e tropicalista con oltre quarant’anni di esperienza sul campo, maturata in Africa subsahariana, Asia e America Latina, e con una prolungata attività ambulatoriale presso il CESMET – Clinica del Viaggiatore di Roma, POLO VIAGGI -CESMET-ARTEMISIA uno dei centri di medicina dei viaggi di riferimento in Italia.
Nel corso degli anni, il Dr. Meo ha effettuato migliaia di prescrizioni di doxiciclina per la profilassi antimalarica, seguendo viaggiatori diretti verso le destinazioni a rischio più diverse: dall’Africa subsahariana alle foreste amazzoniche, dalla Papua Nuova Guinea alle zone rurali del Sud-Est asiatico.
I risultati osservati del farmaco confermano:
Protezione elevatissima contro la malaria, con quasi nessun caso documentato di malaria da P. falciparum tra i pazienti complianti;
Frequenza molto bassa di effetti collaterali seri: la grande maggioranza dei soggetti ha completato la profilassi senza problemi rilevanti;
Nessuna reazione neuropsichiatricao cardiotossica, a differenza di quanto documentato con altri antimalarici;
Benefici aggiuntivi riportati: riduzione delle diarree batteriche, miglioramento di condizioni cutanee acneiformi, protezione contro infezioni da puntura di zecca;
Questa esperienza diretta, unita alle evidenze delle linee guida internazionali (CDC, WHO, ISTM), fa della doxiciclina 100 mg la scelta prioritaria del CESMET e del dr. Paolo Meo sia per la chemioprofilassi antimalarica, sia per la profilassi e la cura di molteplici malattie infettive a cominciare dalla frequentissima diarrea del viaggiatore, ai temibile tifo esantematico da zecca, nella maggior parte dei viaggiatori adulti.
Per questo motivo, l’assunzione in prevenzione antibatterica del Bassado, viene estesa a tutti i viaggiatori, in qualsiasi area del mondo si trovino, da assumere solamente durante il periodo del viaggio (dal giorno di arrivo al giorno di partenza)
9. Consigli pratici per il viaggiatore
La doxiciclina non sostituisce le misure di protezione personale antizanzara, ma le integra. Si raccomanda sempre di:
Usare repellenti e lenitivi cutanei naturali a base di OLIO DI NEEM – NOZETA;
Usare repellenti cutanei a base di DEET o Icaridina sulle parti esposte;
Indossare indumenti a maniche lunghe al tramonto e di notte;
Dormire sotto zanzariere impregnate di insetticida (LLIN);
Preferire ambienti con aria condizionata quando possibile;
In ambienti con zecche: indossare calzini e pantaloni lunghi, eseguire ispezione corporea a fine giornata;
Assumere la doxiciclina sempre durante il pasto per ridurre i disturbi gastrointestinali;
Non esporsi al sole senza adeguata protezione solare (SPF 30 o superiore);
Conservare il farmaco in luogo fresco e asciutto, lontano dalla luce;
10. L’importanza del consiglio medico specialistico
👨⚕️ Rivolgiti sempre a un medico esperto in medicina dei viaggi
Nonostante la doxiciclina sia un farmaco collaudato e generalmente sicuro, ogni viaggio e ogni viaggiatore sono diversi. La scelta dei farmaci da utilizzare in chemioprofilassi più adatta dipende da numerosi fattori individuali: la destinazione specifica e le aree visitate (città o zone rurali, quota altimetrica), la stagione e le condizioni climatiche, la durata del soggiorno, le condizioni di salute preesistenti, i farmaci già assunti (possibili interazioni), l’età e la gravidanza, le precedenti esperienze con antimalarici.
Se ti rivolgi al dr. Paolo Meo, esperto in medicina dei viaggi, è in grado di valutare l’insieme di questi fattori e di fornirti una raccomandazione personalizzata, che includa non solo la profilassi farmacologica ma anche il piano vaccinale completo, I consigli per la gestione delle emergenze sanitarie in loco, e le indicazioni su cosa portare nel kit di pronto soccorso da viaggio.
Mi raccomando non affidarti al “passaparola” o al “fai da te”: una profilassi sbagliata può dare falsa sicurezza o esporre a rischi inutili. Il CESMET, tramite il dr. Paolo Meo, per la sua lunga esperienza, offre consulenze specialistiche online, in diverse lingue, con la possibilità di ricevere indicazioni personalizzate.
11. Come contattarci
CESMET – Polo Viaggi Artemisia | Centro di Medicina e Vaccinazioni per i Viaggi – Roma
Email: seg.cesmet@gmail.com
WhatsApp: 346 6000899
Servizi disponibili tutti i giorni:
• Consulenze online pre-viaggio personalizzate
• Informazioni sulla chemioprofilassi antimalarica
• Consulenze su malattie infettive e tropicali
• Schede paese aggiornate per tutte le destinazioni a rischio
Dr. Paolo Meo – Medico Infettivologo, Tropicalista, Esperto in Malariologia
Buon viaggio, in salute!
Aggiornato a giugno 2026 – CESMET Polo Viaggi Artemisia
La malaria, conosciuta anche come paludismo, è una malattia infettiva acuta causata da parassiti del genere “Plasmodium”. Questi parassiti sono protozoi che si sviluppano e riproducono nel corpo umano (serbatoio del parassita) e possono causare sintomi gravi. Ci sono in natura cinque principali tipi di “Plasmodium” che possono infettare gli esseri umani:
emazie parassitate da plasmodi
. Le specie principali sono:
P. falciparum – la forma più grave e letale, predominante in Africa subsahariana
P. vivax – diffuso in Asia, America Latina e alcune aree del Pacifico
P. ovale – prevalente in Africa occidentale, con due sottospecie (curtisi e wallikeri)
P. malariae – presente in aree tropicali e subtropicali
P. knowlesi – zoonosi emergente nel Sud-Est asiatico (Borneo, Malaysia), con potenziale letale se non trattata tempestivamente, originariamente un parassita delle scimmie che ha la capacità di infettare anche gli esseri umani. Provoca la malaria nei macachi ma può anche contagiare gli esseri umani, sia naturalmente che artificialmente.
Il serbatoio primario del parassita è l’uomo infettato in maniera cronica.
Come si Trasmette la Malaria
La malaria si trasmette esclusivamente attraverso la puntura di zanzare femmine infette del genere *Anopheles*. È importante notare che queste zanzare non sono presenti in Italia e nella maggior parte dell’Europa, ma si possono trovare in alcune aree del bacino del Mediterraneo, come Grecia, Turchia, Egitto, Tunisia, Algeria e in alcune zone del Marocco. Le mutazioni del clima stanno creando situazioni che potrebbero favorire il riaccendersi di focolai di presenza di zanzara Anopheles anche sul territorio italiano.
La malaria è una delle malattie parassitarie più diffuse nel mondo, con una presenza significativa in Africa, America Centrale e del Sud, Asia e alcune zone dell’Oceania.
Ciclo di Vita del Parassita
Una volta nel corpo umano, i parassiti della malaria si moltiplicano nel fegato e, dopo un periodo di incubazione variabile, infettano i globuli rossi.
Sintomi della Malaria
I sintomi della malaria possono essere molto diversi e presentarsi contemporanenamente o singolarmente. I più comuni includono:
– Febbre alta (che può anche frequentemente non presentarsi)
– Mal di testa e sensazione di confusione, in particolare dolore nucale e sensazione di ovattamento;
– Tensione nei muscoli del collo;
– Brividi e sudorazione;
– Nausea, vomito e diarrea
I sintomi possono manifestarsi in modo grave o essere molto lievi e alternati.
Rischi e Complicazioni
Se non trattata con i farmaci appropriati, come l’Eurartesim®,farmaco a base di artemisinina e lumefantrina, la malaria può causare gravi danni agli organi e persino essere fatale. Una forma particolarmente grave è la malaria cerebrale, che può portare a complicazioni come la necrosi cerebrale a causa della formazione di microtrombi nel sistema microvascolare.
Resistenza ai Farmaci
Negli ultimi anni, i parassiti della malaria hanno sviluppato resistenza ai farmaci antimalarici, inclusa l’Artemisina, che è uno dei trattamenti più efficaci disponibili.
Prevenzione e Controllo
Il controllo della malaria si basa su metodi preventivi e curativi, tra cui:
– **Trattamenti farmacologici**: l’uso di terapie a base di artemisina in combinazione con altri farmaci.
– **Zanzariere trattate**: l’uso di zanzariere impregnate di insetticidi, come il DEET.
– **Repellenti per insetti**: l’applicazione di insetticidi e repellenti, con prodotti a base di neem consigliati per il controllo delle zanzare.
-l’utilizzo di insetticidi e repellenti per il controllo delle zanzare. (consigliati prodotti a base di neem).
In sintesi, la malaria è una malattia seria che richiede attenzione e misure preventive per proteggere la salute pubblica.
Agente infettivo e ciclo vitale
Il Plasmodium è un parassita, monocellulare, protozoo del genere Plasmodium (Regno Protista, Phylum Apicomplexa, Classe Sporozoea, Ordine Eucoccidiida). Cinque sono i tipi principali del parassita malarico: Pl. falciparum è il tipo con il più alto tasso di mortalità fra i soggetti infestati; Pl. Vivax; Pl. Malariae; Pl. ovalis; Pl. knowlesi , che è l’agente eziologico di malaria nelle scimmie, è diffuso nel sud-est asiatico. Provoca la malaria nei macachi ma può anche contagiare gli esseri umani. Il serbatoio del parassita è l’uomo infettato in maniera acuta o cronica.
Ci sono cinque specie principali di Plasmodio che possono infettare l’uomo: P. falciparum: è endemico in Africa tropicale, minore prevalenza in Asia ed America Latina. E’ il plasmodio con il più alto tasso di mortalità; P. vivax: è il più diffuso, si ritrova ovunque nelle zone tropicali; in Africa è presente a focolai nel territorio, a macchia di leopardo; è invece endemico in America Latina ed in Asia; è presente anche in alcune zone temperate e persiste anche in aree ristrette del bacino del mediterraneo, dove la zanzara Anopheles è ancora presente. P. ovale: è presente e si èdiffusa principalmente nell’ Africa occidentale tra i due tropici. P. malariae: è ubiquitario, a bassa prevalenza, ma con una distribuzione non uniforme sul territorio.
La diagnosi di specie è importante perché la malaria da P. falciparum è potenzialmente la più aggressiva, lesiva e se non curata mortale.
La riproduzione della zanzara vettrice avviene a temperature non inferiori ai 18°C. Se la temperature scende non deve rimanere per periodi prolungati di tempo. Anche la sopravvivenza dell’insetto è legato alla temperatura. La trasmissione del parassita avviene attraverso la puntura della zanzara. E’ facilitata durante tutto il periodo dell’anno nelle aree in cui la temperatura è costantemente sopra i 24° C. Nei territori con temperature più basse la trasmissione tende a seguire ritmi stagionali. La zanzara vive dalle tre a sei settimane, raramente supera i due mesi di vita, e si sposta nel raggio di 1 o 2 chilometri. Venti e condizioni ambientali particolari possono portare le zanzare anche a distanze di decine di chilometri. La malaria da Plasmodium vivax ha un tempo di incubazione più lungo. Può durare anche alcuni mesi. Si presenta clinicamente come la malaria da P. falciparum con attacchi febbrili irregolari, seguiti da sudorazioni profuse e defervescenza. Si può evidenziare aumento del volume della milza (splenomegalia) raramente lesioni o rottura splenica. Dopo qualche attacco la sintomatologia si esaurisce, ma può avere un andamento recidivante per la persistenza di forme intraepatiche “cosidette dormienti” chiamate “ipnozoiti”. In questi casi e con questo tipo di malaria può manifestarsi la cosidetta “febbre terzana benigna”.
Se si assiste ad una coinfezione di due tipi di Plasmodio si manifesta una sintomatologia determinata dal ritmo di crescita del parassita sfasato, e si può manifestare una doppia forma terzana, con febbre continua e sintomi che si manifestano senza periodicità. La terapia con clorochina è ancora efficace, cura l’attacco malarico acuto ma non previene le ricadute e la cronicizzazione della malattia. Nei paesi africani del Golfo di Guinea dove la popolazione è priva di “antigene eritrocitario duffy”, il P. vivax è assente ed è sostituito da Plasmodium ovalis. Il quadro clinico è sostanzialmente sovrapponibile a quello di P. vivax. Plasmodium malariae si manifesta con una forma meno aggressiva e più lieve. Il plasmodio può persistere per anni negli eritrociti con parassitemia bassissima e nelle recrudescenze la febbre si presenta con picchi ogni ¾ giorni. Forma quartana. Nella fascia pediatrica il Pl. malariae, ma anche gli altri tipi di malaria, a causa di infezioni ripetute possono causate patologie renali a livello glomerulare con infiammazioni membrano-proliferative, con proliferazione dell’endotelio glomerulare e del mesangio. Il danno di tipo infiammatorio è causato dal deposito di immunocomplessi a livello del mesangio del glomerulo renale. Il danno renale si manifesta con proteinuria importante, edema fino alla presenza di ascite nell’addome (sindrome nefrosica)
Il danno renale risulta essere permanente. La prognosi è sfavorevole e i pazienti progrediscono verso l’insufficienza renale cronica.
Ciclo vitale:
Il ciclo vitale del parassita avviene tra due ospiti: (1) zanzara Anopheles e (2) uomo.
La “zanzara femmina” del tipo Anopheles è l’insetto “vettore” a cui si deve la trasmissione della malattia. La zanzara succhia il sangue da un individuo e, se questo è infetto, si infetta a sua volta. Una volta infetta la zanzara punge nuovamente un altro individuo per nutrirsi del suo sangue ed inocula lo sporozoita, ossia la forma del plasmodio maturato all’interno del suo intestino, nel torrente circolatorio della persona.
Gli “sporozoiti” infestanti, dal torrente circolatorio, passando nella microcircolazione dell’acino epatico, vengono sequestrati dalle cellule del fegato. Entro un’ora dall’inoculazione si ritrovano tutti all’interno degli epatociti.
All’interno delle cellule epatiche cominciano un fenomeno di maturazione e di moltiplicazione, trasformandosi in una formazione multicellulare, ancora unita insieme detta “schizonte”.
Gli epatociti, infettati da questa formazione multicellulare parassitaria, che arriva a riempire l’intera cellula, vengono lesionati e si rompono, rilasciando nel torrente circolatorio, formazioni unicellulari “parassitarie” denominate “merozoiti”. Il passaggio avviene attraverso il sistema capillare intraepatico. Può avvenire che per il P. vivax ed P. ovalis, oltre agli schizonti intra epatociti, si possono presentare forme parassitarie unicellulari che rimangono allo stadio dormiente. Queste forme si chiamano ‘ipnozoiti’, e sono la causa delle recidive della malattia invadendo il circolo sanguigno dopo mesi o anche anni più tardi.[A] Recidiva:
per recidiva si intende una riaccensione della malattia causata dalla persistenza di merozoiti nel fegato (ipnozoiti) che ricominciano un nuovo ciclo eso-eritrocitario, 5-6 mesi dopo l’infezione.
È tipica delle infezioni da P. vivax e P. ovale nelle quali non sono state trattate le forme intraepatiche.
Dopo l’iniziale moltiplicazione nel fegato della durata media di 7/8 giorni, chiamata fase eso-eritrocita o schizogonica, il merozoita, suddivisosi in singole cellule, all’interno del torrente circolatorio, entra nei globuli rossi, dove si ciba dell’eme ferroso, e comincia una moltiplicazione asessuata all’interno di queste cellule, detta “schizogonia eritrocitaria”.
Le forme parassitarie intraeritrocitarie, denominate “trofozoiti”, crescono e maturano, cibandosi di ferro, e in 2 o 3 giorni diventano “schizonti”. Queste formazioni cellulari parassitarie determinano la rottura del globulo rosso e si dividono nel torrente circolatorio in una moltitudine di “merozoiti”.[B] Fase invasiva:
corrisponde alla rottura dello schizonte e alla liberazione dei merozoiti che vanno a invadere altri eritrociti. Questo evento si manifesta con febbre intermittente, brivido scuotente, sudorazione, cefalea, artro-mialgie, talvolta riattivazioni di herpes labiale, prostrazione, dolore negli ipocondri, sindromi gastroenteriche (diarrea, vomito, dolore addominale). Nei bimbi si possono avere convulsioni febbrili.
I merozoiti, i parassiti malarici dispersi nel sangue, colonizzano altri globuli rossi. Queste cellule parassitarie intracellulari si cibano ancora di eme ferroso nelle cellule ematiche e crescendo maturano in trofozoiti. E così si riattiva un nuovo ciclo di maturazione. Questo meccanismo i globuli rossi e di maturazione e moltiplicazione intracellulare, è la causa dell’aumento dei parassiti nel sangue e delle gravi anemie emolitiche provocate dalla malattia.[C] Fase tardiva:
quando i cicli vitali dei diversi ceppi presenti nel torrente circolatorio si sono sincronizzati, compare la” febbre terzana” (tipico attacco malarico): brivido scuotente seguito da rialzo termico che si risolve dopo qualche ora con sudorazione profusa e uno stato di vaga euforia, e si “ripete ogni 48 ore”. La splenomegalia di solito compare dopo giorni o settimane; all’inizio è più comune l’epatomegalia. Pallore muco-cutaneo, ittero, urine ipercromiche (fortemente colorate) sono segni prognostici sfavorevoli. Nella maggioranza dei casi non trattati la malaria si risolve spontaneamente dopo 2 settimane; raramente dura più di un anno (mai più di 2 anni).
Alcuni parassiti si differenziano nel torrente circolatorio e prendono la strada dello stadio sessuato, i gametociti.
I gametociti, ovvero le forme parassitarie sessuate, maschio, il microgametocita;femmina il macrogametocita; vengono ingeriti dalla zanzara femmina durante la puntura, ed infettano l’insetto.
C) La moltiplicazione del parassita nella zanzara è conosciuta come ciclo dello sporogonio.
I gametociti, attraverso i tubuli delle ghiandole salivari della zanzara finiscono nello stomaco della zanzara dove avviene la fecondazione del macrogametocita, la femmina, da parte del microgametocita, il maschio. L’unine tra macro e micro gametocita genera lo ‘zigote’.
A questo punto lo zigote diventa mobile, si allunga e invade la parete intestinale della zanzara dove si differenzia in “oociste”;
L’oociste cresce e si sviluppa nella parete dell’intestino dove si divide in migliaia di sporozoiti. A questo punto gli sporozoiti migrano fino alle ghiandole salivari della zanzara. L’insetto, pungendo un individuo, inocula il parassita facendo ricominciare il ciclo.
[D] Recrudescenza:
è la ricaduta e quindi la riaccensione della malattia, dopo una fase di quiescenza. E’ causata dalla persistenza in circolo di forme intra-eritrocitarie (nei globuli rossi). È tipica delle infezioni da P. falciparum trattate in modo inadeguato (per qualità e/o durata del trattamento e per posologia) e può avere una latenza da qualche giorno a qualche settimana. Si può avere anche nelle infezioni da P. malariae con una latenza anche di molti anni.
L’infezione da P. falciparum è detta febbre terzana maligna, quella da P. vivax e da P. ovale è detta febbre terzana benigna e quella da P. malariae è detta febbre quartana in base all’occorrenza di febbre intermittente. Quelle di febbre “terzana” e “quartana” sono definizioni fuorvianti, perché solo una minima parte dei casi di malaria si presenta con febbre intermittente, ogni 48 ore (terzana, ogni terzo giorno) od ogni 72 ore (quartana, ogni quarto giorno). La febbre terzana si osservava in Europa nelle zone endemiche per il P. vivax (terzana benigna) e negli immigrati: le navi infatti facevano viaggi di 1-2 settimane, e quando arrivavano in Europa, seguendo la storia naturale dell’infezione da P. falciparum, da intermittente irregolare la febbre si faceva terzana, se il malato non era morto nel frattempo o se non era stato trattato. La febbre terzana si osserva anche nei casi in cui si sia stati infettati da un unico ceppo di P. falciparum, evento non comune nelle aree endemiche, dove si è infettati più volte in sequenza e i cicli dei vari ceppi si sovrappongono con attacchi febbrili ad andamento irregolare.
La malaria non sempre si presenta con le tipiche febbri cliniche ma nel corredo dei sintomi malarici sono quasi costanti la cefalea nucale, i brividi, e l’alternanza del caldo e del freddo, con un malessere ingravescente. Le infezioni da P. falciparum non trattate o trattate in modo inadeguato possono provocare insufficienza renale, edema polmonare, ipertensione endocranica con coma e giungere all’exitus. La morte è provocata dall’impilamento delle cellule parassitate nel microcircolo di diversi organi vitali, in particolare nella circolazione cerebrale (malaria cerebrale), danneggiandoli. Nelle aree endemiche, i ripetuti contagi, a cui una persona è soggetta, sviluppano un livello elevato di anticorpi, che permette una resistenza alle infezioni. Nella maggior parte dei casi di infezione questi soggetti sono asintomatici pur portando nelle proprie cellule il parassita (portatori sani dell’infezione). I soggetti non immuni, in zona endemica, possono ammalare molto più facilmente di un soggetto considerato immune, e possono avere forme di malattie più gravi.Un esempio molto interessante è quello dell’evoluzione dell’antigene eritrocitario Duffy, il recettore attraverso il quale i merozoiti di P. vivax penetrano il globulo rosso. Gli eritrociti che non hanno questo antigene (Duffy negativi) sono refrattari all’infezione da parte di quel plasmodio. In Africa occidentale, una mutazione che elimina l’antigene dalla superficie degli eritrociti ma che non ha altre conseguenze cliniche ha raggiunto (probabilmente in varie migliaia di anni) la frequenza del 100% e quindi la maggior parte degli abitanti dell’Africa centrale e occidentale non viene infettata da questa specie di plasmodio.
Già dai primi anni ’50, a conclusione della Campagna quinquennale di Lotta Antimalarica, l’Italia era di fatto un paese libero da malaria ma, poiché alcuni sporadici casi di malaria da Plasmodium vivax continuarono fino al 1962, l’OMS ha ufficializzato questo risultato solo nel 1970. Da allora, in considerazione delle potenziali condizioni di reintroduzione della malaria in Italia, è stato attivato un sistema di sorveglianza.
Trasmissione e incubazione
Trasmissione:
avviene mediante puntura di zanzare femmine infette del genere Anopheles, le quali, succhiando il sangue infetto ed iniettando sangue infetto, trasferiscono l’infezione da uomo a uomo. Il maschio della zanzara non punge. Una volta iniettato in un uomo sano, il parassita comincia a moltiplicarsi esponenzialmente nel fegato e quindi, dopo 7 – 10 giorni, mediamente, si moltiplica nei globuli rossi. Le zanzare si infettano ingerendo il parassita, attraverso il pasto ematico infetto. Una volta dentro l’insetto, il parassita comincia un altro ciclo vitale: la fase riproduttiva che precede la trasmissione ad un altro individuo sano.
Incubazione:
si differenzia tra i diversi tipi di plasmodio. Il periodo di incubazione è mediamente di 7-14 giorni per l’infezione da P. falciparum, 8-14 per P. vivax e P. ovale, e di 7-30 giorni per P. malariae. Per alcuni ceppi di P. vivax l’incubazione si può protrarre per 8-10 mesi ed oltre; tale periodo può essere ancora più lungo per P. ovale.
Porta d’ingresso: è la cute, mediante la puntura della zanzara.
Distribuzione geografica
EPIDEMIOLOGIA GLOBALE (aggiornamento 2026)
Situazione globale
Secondo le stime OMS (World Malaria Report 2025), nel 2024 si sono registrati circa 263 milioni di casi e 597.000 morti, con un lieve peggioramento rispetto agli anni precedenti dovuto a:
Resistenze ai farmaci
Cambiamenti climatici che ampliano le aree di trasmissione
Interruzioni nei servizi sanitari post-COVID-19
Instabilità politica in alcune regioni endemiche
Africa subsahariana
Concentra oltre il 94% dei casi globali e il 95% delle morti
P. falciparum rimane dominante
Paesi più colpiti: Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Uganda, Mozambico, Niger
Progressi osservati in Rwanda, Zimbabwe e alcune aree del Sahel grazie a programmi di distribuzione di zanzariere e IRS (Indoor Residual Spraying)
Preoccupazione crescente per resistenza all’artemisinina in Africa orientale (Uganda, Rwanda, Eritrea, Tanzania) — precedentemente segnalata solo in Asia
Asia
P. vivax predomina in India, Pakistan, Afghanistan
P. falciparum in Myanmar, Papua Nuova Guinea, Indonesia
Myanmar e Mekong: epicentro della resistenza multipla (P. falciparum resistente ad artemisinina + partner drugs)
India: riduzione significativa dei casi grazie al programma nazionale; obiettivo eliminazione entro 2030
Sri Lanka e Maldive: certificati OMS come paesi liberi da malaria
P. knowlesi: casi in aumento in Malaysia (Sabah, Sarawak), Filippine, Indonesia
America Latina
Venezuela: forte recrudescenza con oltre 450.000 casi/anno; crisi sociosanitaria principale causa
Brasile (Amazzonia): ancora elevata trasmissione, prevalentemente P. vivax
Colombia, Peru, Bolivia: P. vivax e P. falciparum coesistono
ti e Hispaniola: unica isola caraibica con trasmissione attiva
Argentina, Paraguay, Ecuador: fasi avanzate di pre-eliminazione
Medio Oriente
Yemen: grave situazione umanitaria con malaria in espansione
Arabia Saudita (zone di confine yemenita): casi sporadici
Iran: prossimo alla pre-eliminazione
Oceania
Papua Nuova Guinea: onere elevato, P. falciparum e P. vivax
Vanuatu, Isole Salomone: programmi attivi di controllo
Australia: solo casi importati
Europa
Solo casi importati; episodi sporadici di trasmissione locale da Anopheles autoctoni in Grecia (storica) e sporadicamente in Italia meridionale
Attenzione crescente per il potenziale impatto del cambiamento climatico sull’espansione di Anopheles in Europa meridionale
Sintomi e segni
Sintomi:
inizialmente i sintomi della malaria si presentano talvolta con caratteristica simil influenzale tra gli 8 ed i 30 giorni dopo l’infezione.
Fase invasiva:
corrisponde alla rottura dello schizonte e alla liberazione dei merozoiti che vanno a invadere altri eritrociti. Si manifesta con febbre intermittente, brivido scuotente, sudorazione, cefalea, artro-mialgie, talvolta riattivazioni di herpes labiale, prostrazione, dolore negli ipocondri, sindromi gastroenteriche (diarrea, vomito, dolore addominale). Nei bimbi si possono avere convulsioni febbrili.
Fase tardiva:
quando i cicli vitali dei vari ceppi presenti si sono sincronizzati, compare la febbre terzana (tipico attacco malarico): brivido scuotente seguito da rialzo termico che si risolve dopo qualche ora con sudorazione profusa e uno stato di vaga euforia, e si ripete ogni 48 ore. La splenomegalia di solito compare dopo giorni o settimane; all’inizio è più comune l’epatomegalia. Pallore muco-cutaneo, ittero, urine ipercromiche (fortemente colorate) sono segni prognostici sfavorevoli. Nella maggioranza dei casi non trattati la malaria si risolve spontaneamente dopo 2 settimane; raramente dura più di un anno (mai più di 2 anni).
Recrudescenza:
è la ricaduta causata dalla persistenza in circolo di forme intra-eritrocitarie (nei globuli rossi). È tipica delle infezioni da P. falciparum trattate in modo inadeguato (per qualità e/o durata del trattamento e per posologia) e può avere una latenza da qualche giorno a qualche settimana. Si può avere anche nelle infezioni da P. malariae con una latenza anche di molti anni.
Recidiva:
per recidiva si intende una ricaduta causata dalla persistenza di merozoiti nel fegato (ipnozoiti) che ricominciano un nuovo ciclo eso-eritrocitario, 5-6 mesi dopo l’infezione.
È tipica delle infezioni da P. vivax e P. ovale nelle quali non sono state trattate le forme intraepatiche.
L’infezione da P. falciparum è detta febbre terzana maligna, quella da P. vivax e da P. ovale è detta febbre terzana benigna e quella da P. malariae è detta febbre quartana in base all’occorrenza di febbre intermittente. Quelle di febbre “terzana” e “quartana” sono definizioni fuorvianti, perché solo una minima parte dei casi di malaria si presenta con febbre intermittente, ogni 48 ore (terzana, ogni terzo giorno) od ogni 72 ore (quartana, ogni quarto giorno). La febbre terzana si osservava in Europa nelle zone endemiche per il P. vivax (terzana benigna) e negli immigrati: le navi infatti facevano viaggi di 1-2 settimane, e quando arrivavano in Europa, seguendo la storia naturale dell’infezione da P. falciparum, da intermittente irregolare la febbre si faceva terzana, se il malato non era morto nel frattempo o se non era stato trattato. La febbre terzana si osserva anche nei casi in cui si sia stati infettati da un unico ceppo di P. falciparum, evento non comune nelle aree endemiche, dove si è infettati più volte in sequenza e i cicli dei vari ceppi si sovrappongono con attacchi febbrili ad andamento irregolare.
La malaria non sempre si presenta con le tipiche febbri cliniche ma nel corredo dei sintomi malarici sono quasi costanti la cefalea nucale, i brividi, e l’alternanza del caldo e del freddo, con un malessere ingravescente. Le infezioni da P. falciparum non trattate o trattate in modo inadeguato possono provocare insufficienza renale, edema polmonare, ipertensione endocranica con coma e giungere all’exitus. La morte è provocata dall’impilamento delle cellule parassitate nel microcircolo di diversi organi vitali, in particolare nella circolazione cerebrale (malaria cerebrale), danneggiandoli. Nelle aree endemiche, i ripetuti contagi, a cui una persona è soggetta, sviluppano un livello elevato di anticorpi, che permette una resistenza alle infezioni. Nella maggior parte dei casi di infezione questi soggetti sono asintomatici pur portando nelle proprie cellule il parassita (portatori sani dell’infezione). I soggetti non immuni, in zona endemica, possono ammalare molto più facilmente di un soggetto considerato immune, e possono avere forme di malattie più gravi.
Mutazioni dell’emoglobina (S,C, beta e alfa-talassemie), degli enzimi glucosio-6-fostato deidrogensi e piruvato-chinasi, proteggono dalle forme gravi di malaria provocate da P.falciparum in portatori eterozigoti e, nel caso dell’emoglobina C, soprattutto in omozigosi. Le particolari proprietà delle catene dell’emoglobina e le condizioni di stress ossidativo provocate dell’infezione stessa, possono provocare l’emolisi degli eritrociti ostacolando la maturazione dei trofozoiti. Nonostante queste mutazioni siano dannose (quasi sempre letali in omozigosi), grazie alla protezione conferita nei confronti della malaria si trovano ad alte frequenze in popolazioni che vivono in zone endemiche (o ex endemiche) per malaria (bacino del mediterraneo, Africa sub-sahariana, sud-est asiatico). Tranne per l’emoglobina C,in queste popolazioni la frequenza delle mutazioni di resistenza è comunque destinata ad arrivare ad un valore di equilibrio (intorno al 15-20%) che rispecchia lo svantaggio dovuto alla letalità della mutazione ed il vantaggio rispetto alla malaria. Nelle zone non malariche, queste mutazioni generalmente sono molto rare o assenti poiché la loro letalità non è controbilanciata da effetti positivi.
Malaria in gravidanza
Maggiore rischio di forme gravi
Complicanze: anemia materna, parto prematuro, basso peso alla nascita, mortalità materna e neonatale
P. falciparum sequestra nella placenta (placentar malaria)
Malaria nei bambini
Principale causa di mortalità nei bambini < 5 anni in Africa
Rischio elevato di anemia grave, malaria cerebrale, ipoglicemia
Diagnosi e trattamento
DIAGNOSI
Attualmente la pratica diagnostica si basa su due approcci: quello clinico che identifica i sintomi della malattia, e quello volto a isolare e riconoscere l’agente causale, utilizzando test immunocromatografici o, molto più comunemente, con osservazioni al microscopio.
Il quadro clinico può presentarsi fortemente atipico in persone sottoposte a chemioprofilassi antimalarica a dosaggi inadeguati o con farmaci non più efficaci per fenomeni di resistenza, o che siano parzialmente immuni dopo lunghe permanenze in aree endemiche, nonché nella prima infanzia.
Microscopia ottica (gold standard)
Striscio sottile: identificazione della specie e quantificazione della parassitemia
Goccia spessa: maggiore sensibilità per infezioni a bassa parassitemia
Richiede personale esperto
Per porre diagnosi di malaria deve essere preparato uno striscio di sangue prelevato dalla puntura di un dito. Lo striscio è fissato con metanolo prima della colorazione; la goccia spessa è colorata senza essere fissata. Nelle infezioni da P. falciparum, la densità del parassita dovrebbe essere stimata contando la percentuale di emazie infettate, non il numero dei parassiti.
Rapid Diagnostic Tests (RDT)
Basati su rilevazione di antigeni parassitari (HRP2 per P. falciparum, pLDH per altre specie)
Uso diffuso in aree con risorse limitate
Problema emergente: delezioni del gene hrp2/hrp3 in P. falciparum (Africa, Asia, Sud America) → falsi negativi degli RDT HRP2-based
Nuovi RDT pan-Plasmodium in sviluppo
PCR (Polymerase Chain Reaction)
Alta sensibilità e specificità
Differenzia le specie anche nelle coinfezioni
Fondamentale per conferma in casi con RDT negativi ma sospetto clinico elevato
Real-time PCR e PCR digitale droplet (ddPCR) per monitoraggio resistenze
LAMP (Loop-mediated isothermal amplification)
Test molecolare rapido, non richiede termociclatore
Crescente utilizzo in contesti a risorse limitate
Diagnosi di resistenza
Genotipizzazione molecolare per mutazioni K13 (P. falciparum), Kelch13, plasmepsina II/III
Fenotipizzazione in vitro (RSA – Ring-stage Survival Assay)
TRATTAMENTO
I plasmodi sono diventati fortemente resistenti a quasi tutti i farmaci che sono stati prodotti per combatterli, così come a numerosi insetticidi utilizzati per disinfestare le zone malariche. La resistenza alla clorochina, l’antimalarico meno costoso e più diffuso, è ormai comune in tutta l’Africa sudorientale. In queste stesse zone si è ormai affermata una forma di resistenza anche ad un altro farmaco, alternativo alla clorochina e altrettanto economico, la sulfadossina-pirimetamina. Molti Paesi sono così costretti a utilizzare nuove combinazioni di farmaci molto più costosi. Una rapida risposta all’insorgenza, con trattamento farmacologico con i farmaci più recentemente sviluppati e dati in combinazione, in alternativa alle monoterapie tradizionali, può ridurre significativamente il numero di morti. L’uso esteso e poco controllato di terapie a base di chinolina e di antifolati ha contribuito ad aumentare lo sviluppo delle resistenze. Nell’ultima decade, un nuovo gruppo di antimalarici, diversi composti combinati dell’artemisinina (ATCs), stanno dando ottimi risultati terapeutici anche nell’arco di una settimana, con riduzione della presenza di plasmodio e quindi della sua capacità di trasmissione e miglioramento dei sintomi della malaria.
TERAPIA
Principi generali
Il trattamento deve essere iniziato rapidamente dopo diagnosi confermata
Identificare la specie infettante e la provenienza geografica (per orientare la probabilità di resistenza)
Valutare gravità clinica: malaria non complicata vs malaria grave/complicata
Considerare sempre gravidanza, età, coinfezioni, controindicazioni
Trattamento malaria non complicata da P. falciparum
Terapie di combinazione a base di artemisinina (ACT) — prima linea OMS
ACT
Schema
Note
Artemether/lumefantrina (Coartem®, Riamet®)
3 giorni
Prima linea in molti paesi africani
Artesunate/amodiaquina
3 giorni
Africa occidentale
Artesunate/meflochina
3 giorni
Asia Sud-Est
Artesunate/sulfadossina-pirimetamina
3 giorni
Alcune aree Africa/Asia
Diidroartemisinina/piperachina (Eurartesim®)
3 giorni
Ottima efficacia, in crescita
Artesunate/pyronaridina (Pyramax®)
3 giorni
Approvato EMA; in espansione
Trattamento malaria grave
Artesunato EV/IM — GOLD STANDARD
Dose: 2.4 mg/kg EV a 0, 12, 24 ore, poi ogni 24 ore
Superiore alla chinina EV in RCT (studio AQUAMAT, SEAQUAMAT)
Approvato EMA, FDA, disponibile in Italia (uso ospedaliero)
Dopo stabilizzazione clinica → completare con ACT orale (3 giorni)
Chinina EV — alternativa quando artesunato non disponibile
Usata in associazione con doxiciclina o clindamicina
Senza trattamento degli ipnozoiti → recidive fino a 3–5 anni
Resistenza all’artemisinina — situazione 2026
Storia e diffusione
La resistenza parziale all’artemisinina (P. falciparum) è mediata principalmente da mutazioni nel gene Kelch13 (K13), in particolare la variante C580Y, che compromette l’efficienza dell’artemisinina sugli stadi anulari del parassita.
Situazione geografica attuale (2026)
Asia Sud-Est (Grande Mekong):
Resistenza parziale all’artemisinina consolidata in Cambogia, Laos, Myanmar, Vietnam, Tailandia
Fallimento terapeutico della triplice terapia: resistenza combinata anche alle partner drugs (meflochina, piperaquina, lumefantrina)
Cambogia: resistenza a DHA/Piperaquina >50% in alcune aree; artesunate/meflochina ancora efficace
TRAT (Triple Artemisinin-based Combination Therapy): in sperimentazione come risposta alla multi-resistenza → artesunate + meflochina + piperaquina (fase III in corso)
Africa (NUOVO — emergenza prioritaria 2026):
Mutazioni K13 validate (C580Y, R539T, M476I) rilevate in Uganda, Rwanda, Eritrea, Tanzania, Horn of Africa
Efficacia ACT ancora superiore a 90% nella maggior parte dei paesi africani, ma trend in deterioramento in Uganda orientale
OMS ha dichiarato emergenza di sanità pubblica per la diffusione della resistenza in Africa nel 2024
Sorveglianza molecolare intensificata tramite rete ICEMR e WHO-SEARO/AFRO
South America:
Bassa-moderata efficacia delle ACT in alcune aree dell’Amazzonia venezuelana/brasiliana
Mutazioni K13 identificate ma di minore rilevanza clinica rispetto all’Asia al 2026
Nuovi farmaci antimalarici (2025–2026)
Ganaplacide (KAF156) — Novartis
Nuovo meccanismo d’azione: inibizione della proteina PfCARL e della plasmodesinina
Attivo contro ceppi resistenti alle ACT
Fase II completata con buona efficacia; fase III in corso
Non ancora approvato
Cabamiquina (MMV533)
Inibitore della PI4K (P. falciparum phosphatidylinositol 4-kinase)
Attivo su tutti gli stadi del ciclo di vita
Fase IIb completata; promettente in combinazione
Fosmidomicina
Inibitore della via del metileritritolo fosfato (MEP pathway)
Usata in combinazione con clindamicina
Fase II con risultati moderati; ricerca in corso
Ferroquina (SSR97193)
Derivato della clorochina con gruppo ferrocenico → attivo su ceppi cloro-resistenti
In combinazione con artesunato; studi di fase III
SJ733 (UCT943) e altri inibitori PfATP4
Classe degli “spiroindoloni” (cipargamin: già approvato in via sperimentale)
Rapidamente attivi, potenzialmente monoattivi
Fase II
Anticorpi monoclonali terapeutici
In fase precoce di sviluppo come trattamento della malaria grave
TRAT (Triple ACT)
Artesunate + Amodiaquina + Piperaquina: studio WANECAM2 (2023) ha mostrato superiorità rispetto alle ACT standard in Africa occidentale
Considerata la prossima linea di trattamento di fronte all’avanzare delle resistenze
Prevenzione e vaccinazione
Controllo e prevenzione
i fattori che possono favorire lo sviluppo di un’epidemia sono sia naturali, come una variazione climatica o un’inondazione, che antropici, come una guerra o lo sviluppo di opere agricole, di dighe, di miniere o l’incapacità di esercitare un controllo sulla zanzara, il vettore del plasmodio. Grandi movimenti migratori interni a un continente favoriscono ancor più l’esposizione di popolazione vulnerabile al parassita. La combinazione di fattori meteorologici, socioeconomici ed epidemiologici, sia a livello locale che globale, può permettere una previsione del rischio di epidemie, soprattutto se dovute a fattori antropici. Lo studio accurato dei fenomeni epidemici del passato e la costruzione di una rete di monitoraggio e di un database per registrare l’occorrenza e la prevalenza della malaria nelle diverse zone diventano quindi importanti strumenti di prevenzione.
-La protezione dalla puntura degli insetti è la prima precauzione da prendere per prevenire la malaria.
Questo si può attuare mediante una serie di abitudini comportamentali (alla sera e al mattino indossare indumenti ampi che giungano a coprire polsi e caviglie; in certe zone adottare l’impiego di zanzariere che avvolgono il letto durante la notte, meglio se impregnate di insetticida) o mediante l’uso di presidi chimici (repellenti ad uso cutaneo ad esempio a base di DEET, uso di spirali zanzarifughe al piretro, uso di altri piretroidi di sintesi e mediante fornelletti elettrici) o, meglio ancora, a base di sostanze naturali.
La profilassi farmacologica è un mezzo importante per evitare il rischio di contrarre la malaria; il parassita, inoculato dall’insetto vettore, viene ucciso dal farmaco prima di poter esercitare i suoi nefasti effetti sul malcapitato individuo.
Perché possa essere prescritta la profilassi farmacologica più idonea per ogni singolo viaggiatore, è consigliato rivolgersi ad un Centro specializzato in malattie Tropicali o comunque ad un medico esperto nelle stesse. La profilassi farmacologica è strettamente individuale e può variare non solo da persona a persona, ma anche a seconda del Paese visitato, dalla durata della permanenza del viaggiatore nello stesso, nonché dal periodo dell’anno in cui viene effettuato il soggiorno.
Protezione meccanica
la prima difesa da attivare per evitare il rischio malarico consiste nell’evitare le punture delle zanzare. La zanzara femmina di Anopheles, vettore del parassita malarico, usa stimoli termici ed olfattori, ma anche visivi, per localizzare l’ospite da pungere per realizzare il suo pasto a base di sangue. In particolare viene attratta da concentrazioni di anidride carbonica. I colori scuri attirano l’insetto in questione che usa pungere al tramonto e durante le prime ore della notte. Alcuni profumi o fragranze naturali possono attirare le zanzare ed indurle alla puntura. – All’interno di abitazioni: ·la protezione delle finestre con retine trattate con insetticidi e l’utilizzo di zanzariere impregnate con insetticidi sopra i letti può conferire una buona protezione; l’impiego di aria condizionata diminuisce notevolmente il rischio di punture di insetti.
In ambiente esterno
Utilizzare abiti che coprano bene, preferibilmente camicie con maniche lunghe e pantaloni lunghi, in particolare dal tramonto alla sera; consigliabile passare repellenti o insetticidi sui vestiti per diminuire ulteriormente il rischio di puntura.
I repellenti sono sostanze chimiche che allontanano l’insetto:
La maggior parte dei repellenti contiene DEET (N,N-diethyl-methyl-toluomide) sostanza molto attiva in uso da oltre 40 anni. Altri repellenti sintetici sono attivi per circa 3-4 ore e vanno applicati periodicamente (ogni 3 ore circa) durante esposizione a rischio malaria. ·I repellenti non devono essere inalati o ingeriti e sono pericolosi su pelli irritate o sugli occhi. Vanno usati con prudenza nei bambini e mai applicati sulle loro mani perché facili strumenti di contaminazione degli occhi e della bocca. L’acqua può facilmente togliere dalla pelle i diversi tipi di repellenti.
Il repellente va applicato su tutta la parte del corpo scoperta: è provato che le zanzare possano pungere a meno di un centimetro da una zona coperta.
Si sconsiglia l’uso di repellenti chimici
:nei bambini inferiori ad un anno di età;
ai residenti per lunghi periodi (tossicità da accumulo);
alle donne in gravidanza.
E’ invece raccomandato l’uso di repellenti a base di sostanze naturali non nocive quali , ad esempio, il NoZeta Neem
Gli insetticidi
Sono sostanze chimiche che attaccano il sistema nervoso dell’insetto e lo uccidono.
Insetticidi sintetici a base di piretroidi (permetrina, deltametrina ed altre).
Insetticidi naturali a base di piretro (ottenuti dai fiori Crisantenum cineraricefolium).
Il piretro agisce sia come insetticida che come repellente.
Permetrina e deltametrina contenuti in molti insetticidi sono prodotti considerati poco tossici per i soggetti adulti e quindi possono essere utilizzati negli ambienti chiusi anche in presenza di bambini piccoli al di sotto dei due anni di età. Per loro adottare sostanze naturali
L’utilizzo degli insetticidi sui vestiti e sulle zanzariere mantiene la loro efficacia per circa 2-3 mesi . Per gli adulti non è considerato tossico.
Malaria e gravidanza
Le donne che risiedono in aree endemiche possiedono, nella maggior parte dei casi, una semi-immunità; questa può calare temporaneamente durante la gravidanza (con conseguenza anche drammatiche, soprattutto nelle primigravide) e si attenua col tempo negli individui che abbandonano le zone endemiche (scompare dopo 2 anni di distanza). Il rischio di morte da malaria della donna aumenta in gravidanza, il rischio di aborto e di parto di feto morto o aumenta l’incidenza di morte neonatale. Non andare in zone malariche a meno che non sia assolutamente necessario. L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) consiglia alle donne in gravidanza di non andare in vacanza in aree in cui ci sia trasmissione di P. falciparum clorochino-resistente.
Consigli in gravidanza:
essere molto diligenti nell’uso di misure di protezione contro le punture di zanzare;
utilizzare per profilassi la clorochina e il proguanil;
nelle aree con clorochino-resistenza del P. falciparum si deve usare l’associazione clorochina-proguanil nel primo trimestre di gravidanza; la meflochina può essere utilizzata solamente dal 4° mese di gravidanza in avanti;
non usare la Doxiciclina per profilassi;
cercare immediatamente assistenza medica se si sospetta la malaria e fare l’autotrattamento di emergenza (famaco di scelta è il chinino) solo se non è possibile trovare immediatamente un medico. Si deve ricorrere ad un medico comunque dopo l’autotrattamento.
La malaria e i bambini
I bambini sono considerati soggetti a rischio malaria poiché possono sviluppare forme perniciose che conducono all’exitus in tempi brevi.
Nelle aree endemiche i bimbi sono protetti per i primi 6 mesi dall’immunità passiva materna, data dagli anticorpi ereditati dalla madre, poi si ha una progressiva acquisizione di una “semi-immunità”, per successive esposizioni alle infezioni del plasmodio. Si hanno ricorrenti attacchi di malaria, dall’età di pochi mesi fino a 5-10 anni, prima di raggiungere uno stato di semi-immunità. Molti bimbi soffrono di ritardo di crescita e altri muoiono. Se i bimbi sopravvivono, mantengono la semi-immunità per continue reinfezioni, per tutta la vita, finché risiedono in area endemica. Questa viene considerata tale perché durante la vita si hanno ugualmente ricorrenti episodi di parassitemia, di breve durata e bassa carica, per lo più asintomatici o paucisintomatici (con pochi sintomi).
Non portare i neonati ed i bambini piccoli in aree malariche a meno che non sia assolutamente necessario;
proteggere i bambini dalle punture di zanzare; sono disponibili zanzariere per culle e lettini: tenere i bambini piccoli sotto la protezione di zanzariere nel periodo che va dall’alba al tramonto;
dare la profilassi antimalarica ai bambini ancora allattati al seno e a quelli che sono allattati al biberon poiché essi non sono protetti dalla profilassi che la madre ha eventualmente fatto prima;
la clorochina ed il proguanil possono essere somministrati con sicurezza ai neonati ed ai bambini piccoli. Per la somministrazione i farmaci possono essere indorati con marmellata, banane ed altri cibi;
non dare sulfadossina-pirimetamina o sulfalene-pirimetamina a neonati sotto i tre mesi d’età;
non dare doxiciclina per chemioprofilassi ai bambini sotto gli 8 anni d’età;
tenere tutti i farmaci antimalarici al di fuori della portata dei bambini rinchiusi in contenitori che non possono essere aperti dai bambini stessi. La clorochina è particolarmente tossica per i bambini se si eccede la dose raccomandata;
consultare immediatamente un medico se un bambino sviluppa una malattia febbrile. I sintomi di malaria nei bambini possono non essere tipici cosicché la malaria deve essere sempre sospettata. Nei bambini di età inferiore ai tre mesi la malaria deve essere sospettata perfino in caso di malattia non febbrile;
la febbre in un bambino di ritorno da un viaggio in area malarica dovrebbe essere considerata sintomo di malaria almeno che non sia provato il contrario;
in caso di autotrattamento il chinino può essere somministrato senza limiti di peso o di età. La meflochina può essere utilizzata al di sopra dei 15 Kg di peso.
L’OSM sconsiglia di portare in vacanza neonati e bambini piccoli in aree malariche, in particolare dove vi sia trasmissione di P. falciparum clorochino-resistente.
VACCINAZIONE CONTRO LA MALARIA PEDIATRICA
VACCINI ANTI-MALARICI (aggiornamento 2026) Ancora non esiste il vaccino antimalarico per la popolazione adulta
RTS,S/AS01E (Mosquirix™) — GSK
Meccanismo: vaccino proteico subunitario basato sulla proteina circumsporozoitica (CSP) di P. falciparum, adiuvato con AS01E. Induce risposta immunitaria umorale e cellulare contro lo stadio epatico.
In fase di introduzione nei programmi vaccinali di almeno 12 paesi africani al 2026
Produzione: Serum Institute of India prevede produzione di 100–200 milioni di dosi/anno — elemento cruciale per la scalabilità
Vaccini in fase avanzata di sviluppo (pipeline 2026)
Vaccino
Stadio
Target
Note
PfSPZ (Sanaria)
Fase III
Sporozoiti attenuati irradiati
Alta efficacia in adulti (fino a 80%), logistica complessa (azoto liquido)
BNT111 (BioNTech)
Fase I/II
mRNA – CSP
Prima piattaforma mRNA anti-malarica
ChAd63/MVA ME-TRAP
Fase II
Stadio epatico, trappola+
Vettore virale, Oxford
Vaccino trasmissione-bloccante (TBV)
Fase II
Gametociti/zanzara
Riduce trasmissione nella comunità
Considerazioni pratiche per il viaggiatore
RTS,S e R21 non sono attualmente indicati né disponibili per i viaggiatori adulti non residenti in zone endemiche
Ricerca in corso per estendere l’uso a adulti e viaggiatori
Bibliografia sul vaccino antimalarico
WHO. World Malaria Report 2024. Geneva: World Health Organization; 2024.
Datoo MS, et al. Efficacy and immunogenicity of R21/Matrix-M vaccine against clinical malaria after 2 years’ follow-up in children in Burkina Faso: interim results of a phase 1/2b randomised controlled trial. Lancet Infect Dis. 2022;22(12):1728–1736.
Datoo MS, et al. Efficacy of a low-dose candidate malaria vaccine, R21 in adjuvant Matrix-M, with seasonal administration to children in Burkina Faso: a randomised controlled trial. Lancet. 2021;397(10287):1809–1818.
WHO. Malaria vaccine: WHO position paper — March 2022. Wkly Epidemiol Rec. 2022;97(9):57–76.
Olotu A, et al. Seven-Year Efficacy of RTS,S/AS01 Malaria Vaccine among Young African Children. N Engl J Med. 2016;374:2519–2529.
Minassian AM, et al. Reduced blood-stage malaria growth and immune correlates in humans following RTS,S/AS01 vaccination. JCI Insight. 2021;6(9).
Nunes-Cabaço H, et al. Five-year follow-up of PfSPZ Vaccine against Plasmodium falciparum. NPJ Vaccines. 2022;7:44.
GAVI. Malaria vaccine supply and introduction. 2024. Disponibile su: www.gavi.org
PATH Malaria Vaccine Initiative. R21/Matrix-M program updates 2024. www.path.or
Notizie e bibliografia vaccino antimalarico
Notizie Dalle esperienze vissute nelle diverse aree tropicali una valutazione ed un parere personale sulla approvazione del nuovo vaccino per la malaria, (clicca per leggere l’articolo) Bibliografia
Dagli studiosi ed esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità
MEDICINA TRADIZIONALE E CURA DELLA MALARIA NEI DIVERSI CONTINENTI
Premessa
La medicina tradizionale ha avuto — e continua ad avere — un ruolo fondamentale nella gestione della malaria nelle comunità rurali di tutto il mondo. In molte regioni endemiche, la prima risposta alla febbre malarica avviene ancora attraverso rimedi erboristici e pratiche tradizionali, spesso prima dell’accesso alle strutture sanitarie. L’OMS (WHO Traditional Medicine Strategy 2019–2025) riconosce l’importanza di integrare le medicine tradizionali nei sistemi sanitari, garantendone sicurezza ed efficacia.
Africa
Africa Occidentale e Centrale
Artemisia annua (Qing Hao): reintrodotta anche in Africa attraverso programmi ONG; foglie consumate in infuso; controversa per dosaggio inconsistente; l’OMS sconsiglia l’uso di A. annua non estratta come alternativa alle ACT
Cryptolepis sanguinolenta (Ghana, Nigeria): alcaloide criptolepsina con provata attività antimalarica in vitro e in vivo; alcuni studi clinici fase II mostrano efficacia paragonabile alla clorochina per malaria non complicata
Neem (Azadirachta indica): foglie in decotto, largamente usate in Africa occidentale; attività antiparassitaria dimostrata in studi di laboratorio
Moringa oleifera: foglie e semi usati come antipiretico
Carica papaya (foglie): estratti usati per febbre malarica e trombocitopenia; studi preliminari su aumento delle piastrine
Riti di purificazione spirituale, uso di amuleti e intervento degli guaritori tradizionali (féticheurs, marabout): ancora diffusi come componente rituale-religiosa del trattamento
Africa Orientale
Warburgia ugandensis: corteccia usata in Uganda e Kenya come antipiretico/antimalarico
Vernonia amygdalina (“foglia amara”): largamente usata in Kenya, Tanzania, Uganda; estratti etanolici mostrano attività anti-Plasmodium in studi preclinici
Ocimum suave: infuso di foglie; uso tradizionale come antipiretico
Artemisia annua: la fonte originale dell’artemisinina, usata nella medicina cinese tradizionale (MTC) da 2.000 anni come “Qing Hao”; la ricercatrice Tu Youyou isolò l’artemisinina da questa pianta nel 1972 (Premio Nobel 2015)
Andrographis paniculata (India, Tailandia): “re dei rimedi amari”; andrografolide con proprietà antiprotozoali documentate
Swertia chirata: amaro hepatoprotettivo, tradizionalmente usato per febbre malarica
Pratiche: digiuno, somministrazione di erbe amare, purificazione secondo i principi tridosha
Cina — Medicina Tradizionale Cinese (MTC)
Changshan (Dichroa febrifuga): febrifugina, alcaloide antiplasmoidale; usato per 2000 anni; ancora studiato per attività su P. falciparum resistente
Qing Hao (Artemisia annua): come sopra, fonte dell’artemisinina moderna
Agopuntura e cupping: usati come supporto sintomatologico
America Latina
Quina (Corteccia di China, Cinchona spp.): il contributo più importante della fitoterapia tradizionale alla farmacologia moderna; i Quechua peruviani usavano la corteccia essiccata contro la febbre; i gesuiti la portarono in Europa nel XVII secolo; la chinina fu isolata nel 1820 da Pelletier e Caventou
Artemisia absinthium e A. annua: utilizzate in diverse comunità amazzoniche come antimalarico empirico
Uncaria tomentosa (Uncaria, “Garra del gatto”): Amazzonia peruviana; immunomodulatore, studi preclinici su Plasmodium
Petiveria alliacea: Bolivia, Brasile; radici con attività antipiretica tradizionale
Bidens pilosa: Brasile; estratti mostrano attività antiprotozoale in modelli murini
Curanderos e Chamanes: figure centrali nella medicina tradizionale amazzonica; integrano cerimonie spirituali con uso di piante medicinali nel trattamento della febbre malarica
Oceania
Papua Nuova Guinea
Piper methysticum (Kava): uso cerimoniale e medicinale
Carica papaya e Morinda citrifolia (Noni): usi tradizionali antipiretico/antimalarici
Pratiche di guarigione tribali con piante locali non ancora completamente catalogate
Integrazione OMS e prospettive di ricerca
L’OMS ha avviato programmi di:
Farmacopea delle piante medicinali africane: raccolta e standardizzazione dei rimedi tradizionali
Programma AFRO-TM: ricerca sull’integrazione delle medicine tradizionali per la malaria
Posizione OMS su Artemisia: sconsiglia l’uso di foglie non estratte per il rischio di dosi subterapeutiche e sviluppo di resistenza; supporta invece la ricerca su nuovi estratti standardizzati
Il caso paradigmatico: l’artemisinina — oggi farmaco standard — deriva direttamente dalla medicina tradizionale cinese. Questo modello di “bioprospecting” rimane un punto di riferimento per la ricerca futura.
Colombia, paese tropicale, paese caraibico. Il primo impatto con l’ambiente con la cultura e con le persone offre un assaggio unico di ciò che il Paese ti offrirà nel corso del viaggio. Dai primi passi gli odori, i colori, il rumore di fondo del parlare della gente ti inebriano e ti affascinano. Dalle Ande ai Caraibi, dalla foresta tropicale agli altopiani, ogni angolo del paese si presenta con caratteristiche diverse e sorprendenti.
L’ Ambiente ed il Paesaggio attireranno la tua attenzione. Il clima varia da tipicamente tropicale a quello temperato fino a quello marittimo. Le montagne, le foreste pluviali e le coste offrono una varietà di paesaggi in continuo cambiamento. La Colombia vanta immensi territori coperti da foreste tropicali, zone estese di savane e aree desertiche a nord di Santa Marta, ospitando una varietà di fauna e di flora incredibilmente diverse.
L’ Accoglienza della gente colombiana è proverbiale. Gli abitanti sono noti per la loro ospitalità calorosa, rendendo i visitatori che provengono da tutte le parti del mondo subito a loro agio. La Colombia è ricca di feste, come il Carnevale di Barranquilla e la Settimana Santa a Popayán, che riflettono la sua vibrante cultura e la voglia di far festa.
Lo spagnolo è la lingua ufficiale, con accenti regionali che mostrano la diversità culturale. I dialetti abbondano in ogni angolo del paese, rendendo spesso l’inflessione spagnola incomprensibile.
Tra le principali città della Colombia Bogotá è una grande metropoli cosmopolita. Cittadine e paesi sono caratteristiche dei territori dove sorgono. Cartagena, città marinara, offre storia e bellezze architettoniche che non possono essere viste e vissute. I trasporti variano da città a città e da regione a regione. Le città principali dispongono di buone reti stradali, di trasporti pubblici sufficientemente organizzati e di trasporti aerei adeguati. Negli immensi territori del paese le comunicazioni sono piuttosto scarse ed è bene organizzarsi i viaggi interni prima di arrivare nel paese.
L’impatto con il paese può creare problemi di salute se non si adottano misure preventive e corretti comportamenti. Cibi e bevande possono essere causa di importanti infezioni intestinali. Occhio ai cibi serviti per strada, alle creme e al latte fermentato. La diarrea è sempre dietro l’angolo. Le malattie portate da cibi e bevande contaminate sono frequenti. Pensare alle vaccinazioni per queste malattie prima di affrontare il viaggio può essere un comportamento saggio. Da qualche anno molti territori del paese sono sempre più interessati da epidemie di dengue. L’attenzione alle zanzare è fondamentale e la vaccinazione prima di entrare nel paese può essere opportuna. Febbre gialla e malaria sono presenti nelle aree tropicali, non prendere sottogamba questo problema. Quindi la prima cosa è fare attenzione alle punture delle zanzare, alla possibilità di contatto con parassiti come scabbia, pidocchi e piccoli animaletti della sabbia, e una attenzione particolare alle zecche. Proteggersi è essenziale.
Tra le precauzioni da adottare è quella di evitare cibi crudi, cotti da tempo, creme e cibi fermentati, tutto questo per evitare la fastidiosa diarrea del viaggiatore. Lavarsi le mani frequentemente e bere solo acqua in bottiglia riduce il rischio di malattie.
🌦️ Stagioni e Clima per Territorio
La Colombia, per la sua posizione equatoriale, non ha stagioni tradizionali ma stagioni secche e piovose:
Territorio Stagione Secca Stagione Piovosa
Bogotá (Altopiano) Dic–Mar / Giu–Ago Apr–Mag / Set–Nov
Cartagena / Costa Caraibica Dic–Apr Mag–Nov
Medellín (Valle) Dic–Feb / Giu–Ago Mar–Mag / Set–Nov
Amazzonia colombiana Giu–Set Ott–Mag (molto piovosa)
Andes (alta quota) Relativo secco Dic–Mar Piogge quasi tutto l’anno
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☀️ Agosto nei Diversi Territori
• Costa Caraibica (Cartagena): Caldo umido, temperature 28–34°C, piogge intermittenti, stagione degli uragani nei Caraibi
• Bogotá: Stagione relativamente secca, 7–19°C, soleggiato
• Medellín: Periodo più secco, 16–28°C, piacevole (“Ciudad de la Eterna Primavera”)
• Amazzonia: Caldo e molto umido, 25–35°C, piogge frequenti
• Coste Pacifiche (Tumaco): Tra le zone più piovose al mondo in agosto
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🦟 Malattie ad Agosto per Territorio –
⚠️ Nota professionale Dr. Paolo Meo: Agosto coincide con stagioni piovose in molte aree, aumentando significativamente il rischio vettoriale.
🦟 MALARIA (Plasmodium vivax prevalente, falciparum presente)
• Alto rischio: Amazzonia, Chocó, Costa Pacifica, Urabá, Darién, Orinoquía
• Basso/nullo rischio: Bogotá (>2.500 m), Medellín città, Cartagena città
• Profilassi consigliata: Clorochina nelle zone vivax; Atovaquone/proguanil o Doxiciclina nelle zone falciparum/Chocó
🦟 DENGUE (sierotipi 1–4)
• Rischio elevato in agosto: Cartagena, Barranquilla, Medellín (valle), Cali, aree urbane costiere
• Vettore: Aedes aegypti – picco nelle stagioni piovose
• Non esiste profilassi farmacologica – protezione anti-vettoriale essenziale
🦟 CHIKUNGUNYA
• Circolazione endemica su tutto il territorio, specie zone costiere e vallate tropicali
• Stessa trasmissione dengue, spesso co-circolante
• Sintomatologia artralgia severa invalidante
🦟 ZIKA
• Circolazione endemica residua – rischio non eliminato, specie zone tropicali basse
• Fondamentale: donne in gravidanza o che pianificano gravidanza devono evitare le aree a rischio
• Trasmissione anche sessuale: counseling coppia necessario
💧 COLERA
• Rischio basso ma presente nelle zone rurali remote, Amazzonia, comunità indigene con scarso accesso all’acqua potabile
• Vaccinazione orale (Dukoral) consigliabile per soggiorni in aree rurali prolungati
🦠 ALTRE MALATTIE DA CONSIDERARE
Malattia Rischio Zone
Febbre gialla Alto (aree endemiche) Amazzonia, Llanos, Orinoquía – vaccinazione obbligatoria
Leishmaniosi Moderato Zone rurali boschive, Chocó, Amazzonia
Leptospirosi Moderato in agosto Zone alluvionali, acque dolci stagnanti
Tifo / Epatite A Moderato Zone rurali, igiene precaria
Rabbia Basso ma presente Contatti con animali selvatici/randagi
COVID-19 / Influenza Presente Tutto il territorio
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💉 Raccomandazioni del Tropicalista
1. Vaccinazione febbre gialla – obbligatoria per zone endemiche, certificato richiesto
2. Profilassi antimalarica – personalizzata per itinerario
3. Repellenti DEET >30% – uso costante specie alba/tramonto
4. Zanzariere impregnate – per pernottamenti in zone rurali
5. Acqua in bottiglia – mai acqua del rubinetto
6. Consulto pre-partenza con medico tropicalista almeno 4–6 settimane prima
[10] [4] [9]
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🌐 Sources
1. alpitour.it – Pacchetti vacanze e viaggio in Colombia all inclusive
2. climieviaggi.it – Italia, clima a agosto
3. quotidianosanita.it – Vacanze e infezioni. Le 5 malattie più comuni in estate
4. viaggiaresicuri.it – Ministero degli Affari Esteri – Colombia
5. ilmeteo.it – Meteo: Agosto tra due estremi
6. rctherapy.it – 8 Malanni comuni tipici dell’Estate
7. viaggiavventurenelmondo.it – Viaggi di gruppo in Colombia
8. meteogiornale.it – Qual è il METEO “normale” di AGOSTO?
9. toscanamedica.org – Malattie estive nei viaggiatori: rischi comuni e consigli
10. turisanda.it – Tour e viaggi organizzati in Colombia
11. meteosvizzera.admin.ch – Stagioni meteorologiche, astronomiche e del calendario
12. pazienti.it – Le malattie a cui fare più attenzione ad agosto
13. weroad.it – Viaggi organizzati in Colombia
14. serapea.it – Clima nel Mondo: Guida Mese per Mese
15. casadelsoleformia.com – Estate: cura e prevenzione per le malattie più diffuse
La Giornata Mondiale contro la Malaria, istituita nel 2007 dagli Stati membri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, si celebra ogni anno il 25 aprile. Questa ricorrenza rappresenta un momento fondamentale per richiamare l’attenzione globale su una delle malattie infettive più diffuse e ancora oggi tra le principali cause di morte nei Paesi a basso reddito.
Negli ultimi decenni, la lotta contro la malaria ha registrato progressi significativi. Dal 2000, grazie a strategie di prevenzione, diagnosi precoce e trattamento, la mortalità globale si è ridotta di circa il 60%, con oltre 6 milioni di vite salvate. Strumenti come le zanzariere trattate con insetticidi, i test diagnostici rapidi e i farmaci antimalarici hanno avuto un ruolo determinante in questo miglioramento.
Nonostante questi risultati incoraggianti, la malaria continua a rappresentare una minaccia globale. Ogni anno si stimano circa 214 milioni di nuovi casi e oltre 400.000 decessi, con un impatto particolarmente grave nell’Africa subsahariana e nel Sud-est asiatico. I bambini sotto i cinque anni e le donne in gravidanza restano i gruppi più vulnerabili: si stima che circa tre quarti delle morti per malaria riguardino proprio i più piccoli. Ancora oggi, questa malattia uccide un bambino ogni due minuti.
A livello globale, circa 3,2 miliardi di persone – quasi la metà della popolazione mondiale – vivono in aree a rischio, distribuite in circa 97 Paesi. In molte di queste regioni, milioni di individui non hanno accesso adeguato a servizi essenziali per la prevenzione e la cura, evidenziando profonde disuguaglianze sanitarie.
In Europa, e in particolare in Italia, la malaria è stata debellata: nel nostro Paese la trasmissione è stata interrotta nel 1970 e nel 2016 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha certificato l’eliminazione della malattia in tutta la regione europea. Tuttavia, il rischio resta per i viaggiatori diretti verso aree endemiche, rendendo fondamentale la prevenzione e l’informazione sanitaria.
La Giornata Mondiale contro la Malaria è anche un’occasione per ribadire gli obiettivi ambiziosi fissati dalla strategia globale dell’OMS per il periodo 2016-2030. Tra questi:
riduzione del 90% dei nuovi casi di malaria
riduzione del 90% della mortalità
eliminazione della malaria in almeno 35 Paesi
prevenzione della reintroduzione nei Paesi dove è stata eliminata
Questi traguardi riflettono una visione chiara: un mondo libero dalla malaria. Tuttavia, raggiungerli richiede un impegno costante e coordinato a livello internazionale, con investimenti sostenuti, rafforzamento dei sistemi sanitari e accesso equo agli strumenti di prevenzione e cura.
In conclusione, sebbene la malaria sia oggi prevenibile, diagnosticabile e trattabile, resta una delle grandi sfide della medicina tropicale. La sua eradicazione non è ancora realtà, ma i progressi dimostrano che, con strategie integrate e una forte cooperazione globale, l’obiettivo è raggiungibile.
⚠️ Stagione delle zecche iniziata — Le zone a rischio si stanno espandendo. Scopri come proteggerti →
Allarme Scout · Stagione 2026
Boschi bellissimi. Zecche pericolose.
Per capi scout, genitori ed esploratori: l'encefalite da zecche (TBE) è una malattia grave e prevenibile. Chi frequenta la natura è tra i soggetti più esposti.
L'attività scout per sua natura porta ragazzi e adulti esattamente negli ambienti dove le zecche vivono e prosperano. Riconoscere il rischio è il primo passo per proteggersi.
🏕️
Campeggi e bivacchi
Dormire all'aperto in aree boschive o erbose aumenta significativamente il tempo di esposizione alle zecche, soprattutto nelle ore notturne.
🌲
Escursioni in boschi e foreste
Sentieri, sottobosco, erba alta: habitat ideale per le zecche. Le attività scout si svolgono spesso nelle zone a più alta densità di zecche infette.
🍄
Raccolta di legna, funghi, erbe
Attività tipicamente scout che richiedono contatto diretto con vegetazione bassa, tronchi caduti e fogliame — luoghi preferiti dalle zecche.
🚵
Cicloturismo e orienteering
Percorrere sentieri in mountain bike o durante gare di orienteering espone a contatto ripetuto con la vegetazione ai lati dei percorsi.
🗺️
Viaggi in aree endemiche
Campi estivi in Trentino, Friuli, Veneto o all'estero in Austria, Slovenia, Paesi Baltici — tutte zone ad alta endemia TBE.
👨👩👧
Capi scout e genitori
Anche gli adulti che accompagnano i ragazzi sono pienamente esposti. Il rischio non riguarda solo i giovani esploratori.
Il pericolo
La zecca che non si vede
L'encefalite da zecche (TBE — Tick-Borne Encephalitis) è causata da un virus trasmesso principalmente dalla zecca comune europea Ixodes ricinus. La puntura è indolore e spesso passa inosservata.
"Chi frequenta boschi, prati e campeggi è tra i soggetti più a rischio in assoluto nei confronti delle conseguenze delle punture di zecca."
— Dr. Paolo Meo, Medico Tropicalista e Infettivologo
A differenza della malattia di Lyme — per cui esiste terapia antibiotica — l'encefalite da zecche non ha una cura specifica. L'unica protezione efficace è la prevenzione: il vaccino.
Come progredisce
Le fasi della malattia
La TBE evolve spesso in due fasi distinte. Riconoscerle può fare la differenza.
7–14giorni
Incubazione
Dopo la puntura della zecca, il virus si replica in silenzio. Nessun sintomo evidente. Questa finestra è il momento ideale in cui il vaccino — se somministrato preventivamente — ha già esercitato la sua protezione.
Fase 1settimana
Prima fase influenzale (≈1 settimana)
Febbre, cefalea, dolori muscolari, astenia — sintomi simil-influenzali. Nel 70-80% dei casi la malattia si ferma qui e guarisce spontaneamente. Nel restante 20-30% si procede alla seconda fase.
Fase 2grave
Seconda fase neurologica (potenzialmente grave)
Meningite, encefalite, mielite. Sintomi neurologici gravi: paralisi, disturbi del linguaggio, tremori, coma. Fino al 30% dei pazienti con coinvolgimento del SNC riporta danni neurologici permanenti. La mortalità arriva all'1–2%.
Distribuzione geografica
Dove si rischia: Italia, Europa e oltre
La distribuzione geografica del TBE è in costante espansione — le zone a rischio si allargano ogni anno verso nuove aree, comprese regioni storicamente considerate sicure.
🇮🇹 Italia: zone ad alto rischio
Friuli-Venezia Giulia — Area di endemia storica e ben documentata
Veneto — Alpi Bellunesi — Zone montane con alta densità di zecche infette
Trentino-Alto Adige — Frequente meta di campi scout estivi
Emilia-Romagna — Segnalazioni in aumento nelle zone appenniniche
Lazio — Casi sporadici documentati in aree boscose
🌍 Europa e Asia: zone endemiche
Austria — Una delle più alte incidenze in Europa; vaccinazione diffusa
Germania, Svizzera — Baviera e regioni alpine ad alta endemia
Slovenia, Croazia — Mete estive popolari per campi scout
Russia fino alla Siberia, Asia orientale — Sottotipo siberiano e dell'Estremo Oriente
⚠️ Attenzione: La lista delle zone a rischio si aggiorna ogni anno. Se il vostro campo scout si trova in una delle regioni citate — o in aree limitrofe — la vaccinazione è fortemente raccomandata per tutti i partecipanti, capi inclusi.
La soluzione
Il vaccino TBE: sicuro ed efficace
Il vaccino contro l'encefalite da zecche è disponibile, sicuro, ben tollerato e altamente efficace. È l'unica misura che protegge davvero dal rischio neurologico.
1
Prima dose — subito
Si può iniziare il ciclo vaccinale in qualunque momento dell'anno. Prima si inizia, prima si è protetti.
2
Seconda dose — dopo 1-3 mesi
Dopo la seconda dose si raggiunge un buon livello di protezione (≈90%). Ideale prima dell'estate o di un campeggio in zona endemica.
3
Terza dose — dopo 5-12 mesi
Completa il ciclo primario. La protezione supera il 95% e dura 3–5 anni. Poi basta un richiamo.
↺
Richiami periodici
Un booster ogni 3–5 anni mantiene la protezione nel tempo. Esiste uno schema accelerato per chi deve partire in fretta.
Prevenzione sul campo
Protezione in natura: regole d'oro per gli scout
Il vaccino è la protezione principale, ma abbinarlo a comportamenti corretti riduce ulteriormente il rischio di puntura.
👕
Vesti lungo
Pantaloni lunghi infilati nei calzini, maniche lunghe. Le zecche si arrampicano dal basso verso l'alto.
🧴
Repellente DEET
Applica repellente a base di DEET (20–30%) su pelle esposta e sulla parte esterna dei vestiti.
🔍
Ispezione al rientro
Controlla accuratamente il corpo a fine giornata: ascelle, inguine, dietro le orecchie, cuoio capelluto.
🦟
Rimozione corretta
Usa pinzette a punta fine, afferra la zecca vicino alla pelle, estrai con trazione verticale regolare. Non torcere.
📍
Sentieri aperti
Cammina al centro del sentiero. Evita di sfiorare erba alta, felci e arbusti ai bordi del percorso.
🏥
Monitora dopo la puntura
Se dopo 7–14 giorni da una puntura compare febbre, malessere o eritema, consulta subito un medico.
Chi ti consiglia
Un esperto al tuo fianco
👨⚕️
Dr. Paolo Meo
Medico Tropicalista · Infettivologo · Direttore Clinica del Viaggiatore
Specialista in malattie infettive e medicina tropicale, il Dr. Meo dirige la Clinica del Viaggiatore (Cesmet Artemisia) a Roma. Con anni di esperienza in medicina del viaggio, segue l'epidemiologia delle malattie trasmesse da vettori in Italia, Europa e nelle aree tropicali. Offre consulenze per vaccinazioni, profilassi e protezione specifica per attività all'aperto, campi scout e spedizioni internazionali.
Non aspettare la prossima estate. Vaccinati adesso.
Contatta la Clinica del Viaggiatore per prenotare la tua vaccinazione TBE. Proteggi te, i tuoi ragazzi e la tua squadra.