UTILIZZO DELLA DOXICICLINA PER LA PREVENZIONE DELLA MALARIA … e non solo
DOXICICLINA
DOXICICLINA 100 mg (BASSADO o MIRACLIN)
Una tetraciclina versatile al servizio del viaggiatore internazionale
Aggiornato a giugno 2026 – Dr. Paolo Meo, Medico Infettivologo e Tropicalista – direttore CESMET
1. Introduzione: un antibiotico “vecchio” ma sempre attuale
Il Dr. Paolo Meo, infettivologo e tropicalista direttore del CESMET di Roma con decenni di esperienza sul campo in Africa, Asia e America Latina, ha seguito nel corso degli anni migliaia di viaggiatori che hanno utilizzato la doxiciclina soprattutto in prevenzione, accumulando una casistica clinica di grande valore e confermando l’efficacia e la sicurezza di questo farmaco nelle condizioni più diverse preventive e terapeutiche.
La doxiciclina, antibiotico distribuito in tutto il mondo, è commercializzata in Italia principalmente come Bassado® 100 mg o Miraclin 100 mg farmaco senza lattosio) – è un antibiotico della famiglia delle tetracicline, impiegato in medicina clinica da oltre cinquant’anni. Nonostante la sua lunga storia, questo farmaco mantiene oggi una rilevanza straordinaria, sia nella infettivologia ma in particolare nel campo della medicina dei viaggi. La sua azione è al tempo stesso preventivo e terapeutico come antiparassitario, antibatterico ad ampio spettro e antiprotozoario, il che lo rende una scelta privilegiata per chi si reca in aree tropicali e subtropicali. Utilizza questa molecola e porta con te le confezioni sufficienti per la chemioprofilassi per la malaria, la protezione batterica, in particolare per diarrea e punture di zecca, e non solo; e per la cura di molte forme batteriche come di seguito illustrato.
Naturalmente dovrai ben capire se puoi utilizzare il farmaco senza problemi. Potrai richiedere al dr. Paolo Meo, per la sua esperienza, o al tuo medico di fiducia, se, come e quando utilizzare la doxiciclina.
2. Meccanismo d’azione
La doxiciclina 100 mg agisce inibendo la “sintesi proteica batterica” a livello dei ribosomi 30S, impedendo la crescita e la replicazione di un’ampia gamma di microrganismi. È attiva contro:
il protozoo “Plasmodium”, in particolare falciparum (agente della malaria)
3. Profilassi antimalarica: l’uso principale, ma non unico nel viaggiatore.
3.1 Perché la doxiciclina per la malaria?
La malaria rimane una delle malattie infettive più pericolose al mondo, con oltre 600.000 decessi l’anno secondo i dati OMS aggiornati al 2025, la grande maggioranza dei quali causati da Plasmodium falciparum nell’Africa subsahariana. La chemioprofilassi farmacologica, associata alle misure di protezione antizanzara, rimane lo strumento più efficace per il viaggiatore non immune per prevenire l’infezione.
La doxiciclina è riconosciuta come farmaco di prima scelta per la profilassi antimalarica dalle principali linee guida internazionali, tra cui CDC (Centers for Disease Control and Prevention), WHO, e le linee guida europee ISTM/ASTMH. L’esperienza pluriennale del Dr. Meo, con migliaia di prescrizioni effettuate al CESMET, conferma una protezione elevatissima e un profilo di sicurezza nettamente superiore ad altri antimalarici disponibili.
3.2 Schema di somministrazione
Schema raccomandato dal CESMET (Dr. Paolo Meo)
BASSADO un ottimo farmaco nella chemioprofilassi per la malaria
• 1 compressa da 100 mg al giorno, durante il pasto principale (pranzo), da assumere con un bicchiere di acqua abbondante;
• Inizio: è sufficiente iniziare il giorno prima della partenza o all’arrivo nell’area a rischio malarico;
• Durata: per tutto il periodo del soggiorno in zona endemica;
• Termine: continuare per un periodo di 7-10 giorni dopo aver lasciato l’area a rischio, il periodo è considerato sufficiente per evitare la riproduzione del plasmodio intraepatico; (l’esperienza di migliaia di casi ci dice ce non è necessario prolungare per altre 3 settimane)
Nota: A differenza di altri antimalarici come la meflochina (Lariam®), non è necessario iniziare due settimane prima della partenza.
3.3 Aree geografiche di indicazione
La doxiciclina 100 mg è indicata come profilassi antimalarica in tutte le aree a rischio di malaria da P. falciparum con resistenza alla clorochina ed alla meflochina, ed all’Atovaquone comprendendo:
Africa subsahariana (area ad altissimo rischio)
Papua Nuova Guinea e Melanesia
Regioni a rischio del Sud-Est asiatico (incluse aree con P. falciparum resistente all’artemisinine, in particolare al confine Tailandia-Myanmar-Cambogia)
Alcune aree dell’Amazzonia sudamericana
Altre aree tropicali indicate di volta in volta dalle schede paese
4. Azione antibatterica ad ampio spettro: utilità nel viaggio
Uno dei grandi vantaggi della doxiciclina nel contesto dei viaggi internazionali è la sua capacità di offrire protezione simultanea contro numerose infezioni batteriche, alcune delle quali particolarmente frequenti (diarrea da viaggio) o pericolose (infezioni da punture o morso di zecca) nei paesi tropicali.
4.1 Infezioni trasmesse da puntura di zecca e altri artropodi
La doxiciclina è il FARMACO DI PRIMA SCELTA per le infezioni trasmesse da zecche
Le zecche sono vettrici di patogeni molto diversi e legate alla presenza animale negli ambienti. Durante i viaggi in ambienti naturali – foreste, savane, praterie, zone rurali, ma anche parchi di grandi città e cittadine – il rischio di esposizione aumenta significativamente. La doxiciclina agisce su:
• Rickettsia spp. – agenti del Tifo Esantematico da Rickettsia (Spotted Fever Group) e altre rickettsiosi: febbri emorragiche, febbre bottonosa del Mediterraneo (R. conorii), febbre delle Montagne Rocciose (R. rickettsii). Farmaco elettivo, gold standard nella terapia, spesso considerato salva-vita.
• Borrelia burgdorferi e altre specie – agente della Malattia di Lyme: la doxiciclina è il trattamento di prima scelta nelle fasi precoci.
• Coxiella burnetii – agente della Febbre Q, trasmessa anche da zecche e da animali.
• Bartonella spp. – trasmessa da pidocchi e pulci (febbre delle trincee, malattia da graffio del gatto).
• Francisella tularensis – agente della tularemia, trasmessa da zecche e roditori.
Importanza pratica: In molte aree tropicali e subtropicali, un viaggiatore che assume doxiciclina come profilassi antimalarica è già protetto in modo significativo contro queste infezioni, anche senza saperlo. Questo costituisce un vantaggio protettivo “a 360 gradi”.
4.2 Diarrea del viaggiatore e infezioni intestinali
La diarrea del viaggiatore colpisce dal 20% al 50% dei viaggiatori in paesi a risorse sanitarie limitate, ed è un problema sanitario frequente in viaggi in tutto il mondo; La doxiciclina è attiva contro i principali enterobatteri responsabili, tra cui Escherichia coli enterotossigena (ETEC), Shigella spp., Vibrio cholerae e altri enterobatteri. Il Dr. Meo indica e prescrive questo farmaco come una eccellenza nella prevenzione di diarree alimentari e da acque contaminate anche con cui ci si lava (docce), ed anche per la prevenzione ed il trattamento del colera, tra le diarree batteriche più gravi. In viaggio, portare con se qualche confezione di doxiciclina significa disporre di un presidio preventivo ed anche terapeutico di prima linea contro le enteriti batteriche acute.
4.3 Infezioni cutanee
Nei climi tropicali, la sudorazione intensa, le punture di insetti e le abrasioni cutanee favoriscono infezioni da stafilococchi e streptococchi. La doxiciclina è efficace nel trattamento di:
Foruncolosi e ascessi cutanei;
Ferite infette;
Acne vulgaris (impiego anche a lungo termine, fino a 8-10 mesi, come documentato nella pratica clinica dal Dr. Meo)
4.4 Infezioni respiratorie atipiche
In aree tropicali e in contesti di promiscuità (dormitori, campeggi, strutture di fortuna), le polmoniti atipiche da Mycoplasma pneumoniae, Chlamydophila pneumoniae e Legionella pneumophila sono frequenti. La doxiciclina è attiva anche su tutti questi patogeni.
4.5 Infezioni sessualmente trasmesse (IST)
In caso di esposizioni non protette durante il viaggio, la doxiciclina offre copertura su:
Neisseria gonorrhoeae (gonorrea) anche in possibile combinazione con altri antibiotici;
Treponema pallidum (sifilide, terapia di seconda scelta);
4.6 Leptospirosi
La leptospirosi, trasmessa attraverso acqua o terreno contaminati da urine animali, è un rischio concreto in aree rurali tropicali, specialmente dopo inondazioni o contatto con acque dolci. La doxiciclina è indicata sia nella profilassi (in esposizioni note) sia nel trattamento precoce.
5. Pregi della doxiciclina da utilizzare in corso di viaggio
• Efficacia antimalarica elevata e stabile: scarsa resistenza documentata rispetto ad altri antimalarici;
• Ampio spettro antibatterico: un solo farmaco per molte protezioni;
• Inizio il giorno prima della partenza: non richiede la lunga pre-somministrazione necessaria con meflochina
• Ottimo profilo di sicurezza neurologica e psichiatrica: nessuna delle alterazioni del tono dell’umore, dei disturbi del sonno e dei sintomi neuropsichiatrici documentati con la meflochina (Lariam®) ed anche Atovaquone ( Malarone)
• Lunga esperienza clinica: farmaco in uso da oltre 50 anni, con un profilo di sicurezza ben definito;
• Utilizzo a lungo termine documentato: impiegato anche per 8-10 mesi consecutivi nel trattamento dell’acne, o addirittura anni, in alcune infezioni croniche, senza problemi di rilievo
• Basso costo: meno di 4 euro a confezione, rendendo la profilassi accessibile a tutti;
• Forma orale comoda: compressa da 100 mg, una volta al giorno
• Protezione multipla in viaggio: malaria, infezioni da zecche, diarrea del viaggiatore, infezioni cutanee, IST
6. Limiti e possibili effetti indesiderati del farmaco
Disturbi gastrointestinali: sensazione di pesantezza gastrica, nausea, epigastralgia. Il rischio di presentare questi sintomi si riduce notevolmente assumendo il farmaco durante il pasto principale – pranzo, mai assumerlo a stomaco vuoto, ed utilizzare molta acqua.
Fotosensibilità cutanea: il rischio è correlato alla dose (dose dipendente): a 100 mg/die la sensibilizzazione solare è modesta, specie nelle persone con fototipo mediterraneo, ricco di melanina. Tuttavia è sempre buona norma utilizzare creme solari ad alta protezione. L’esperienza clinica del Dr. Meo su migliaia di casi conferma che le reazioni di fotosensibilità clinicamente rilevanti sono state rare.
Possibile comparsa di macchie cutanee: in un numero molto limitato di viaggiatori possono comparire piccole chiazze di iperpigmentazione cutanea, generalmente reversibili.
Lieve astenia iniziale: segnalata nei primi giorni di somministrazione in alcuni soggetti, generalmente transitoria.
Candidiasi orale o vaginale: rara ma ipotizzabile, come con tutti gli antibiotici ad ampio spettro, per alterazione del microbiota. Affrontabile con antimicotici topici o sistemici.
Controindicazioni principali: non è indicata la somministrazione (1) nei bambini sotto i 10 anni (rischio di discromia dentaria permanente e alterazioni della crescita ossea); (2) nelle donne in gravidanza dal secondo trimestre in poi; (3) nelle donne che allattano (4) in caso di allergia documentata alle tetracicline;
7. Avvertenze e controindicazioni importanti
⚠️ Quando non utilizzare la doxiciclina
• Bambini con meno di 10 anni
• Gravidanza (a partire dalla 16°-17° settimana e preferibilmente evitata anche prima)
• Allattamento al seno
• Allergia documentata alle tetracicline
• Grave insufficienza epatica (usare con cautela)
Alternative disponibili: in caso di controindicazioni alla doxiciclina, il medico specialista potrà valutare per la profilassi della malaria farmaci alternativi quale Malarone® (atovaquone/proguanile) o, in casi selezionati, meflochina (Lariam®), pur con i significativi effetti collaterali neuropsichiatrici e cardiotossici di quest’ultima.
8. L’esperienza clinica del Dr. Paolo Meo e del CESMET
Il Dr. Paolo Meo è medico infettivologo e tropicalista con oltre quarant’anni di esperienza sul campo, maturata in Africa subsahariana, Asia e America Latina, e con una prolungata attività ambulatoriale presso il CESMET – Clinica del Viaggiatore di Roma, POLO VIAGGI -CESMET-ARTEMISIA uno dei centri di medicina dei viaggi di riferimento in Italia.
Nel corso degli anni, il Dr. Meo ha effettuato migliaia di prescrizioni di doxiciclina per la profilassi antimalarica, seguendo viaggiatori diretti verso le destinazioni a rischio più diverse: dall’Africa subsahariana alle foreste amazzoniche, dalla Papua Nuova Guinea alle zone rurali del Sud-Est asiatico.
I risultati osservati del farmaco confermano:
Protezione elevatissima contro la malaria, con quasi nessun caso documentato di malaria da P. falciparum tra i pazienti complianti;
Frequenza molto bassa di effetti collaterali seri: la grande maggioranza dei soggetti ha completato la profilassi senza problemi rilevanti;
Nessuna reazione neuropsichiatricao cardiotossica, a differenza di quanto documentato con altri antimalarici;
Benefici aggiuntivi riportati: riduzione delle diarree batteriche, miglioramento di condizioni cutanee acneiformi, protezione contro infezioni da puntura di zecca;
Questa esperienza diretta, unita alle evidenze delle linee guida internazionali (CDC, WHO, ISTM), fa della doxiciclina 100 mg la scelta prioritaria del CESMET e del dr. Paolo Meo sia per la chemioprofilassi antimalarica, sia per la profilassi e la cura di molteplici malattie infettive a cominciare dalla frequentissima diarrea del viaggiatore, ai temibile tifo esantematico da zecca, nella maggior parte dei viaggiatori adulti.
Per questo motivo, l’assunzione in prevenzione antibatterica del Bassado, viene estesa a tutti i viaggiatori, in qualsiasi area del mondo si trovino, da assumere solamente durante il periodo del viaggio (dal giorno di arrivo al giorno di partenza)
9. Consigli pratici per il viaggiatore
La doxiciclina non sostituisce le misure di protezione personale antizanzara, ma le integra. Si raccomanda sempre di:
Usare repellenti e lenitivi cutanei naturali a base di OLIO DI NEEM – NOZETA;
Usare repellenti cutanei a base di DEET o Icaridina sulle parti esposte;
Indossare indumenti a maniche lunghe al tramonto e di notte;
Dormire sotto zanzariere impregnate di insetticida (LLIN);
Preferire ambienti con aria condizionata quando possibile;
In ambienti con zecche: indossare calzini e pantaloni lunghi, eseguire ispezione corporea a fine giornata;
Assumere la doxiciclina sempre durante il pasto per ridurre i disturbi gastrointestinali;
Non esporsi al sole senza adeguata protezione solare (SPF 30 o superiore);
Conservare il farmaco in luogo fresco e asciutto, lontano dalla luce;
10. L’importanza del consiglio medico specialistico
👨⚕️ Rivolgiti sempre a un medico esperto in medicina dei viaggi
Nonostante la doxiciclina sia un farmaco collaudato e generalmente sicuro, ogni viaggio e ogni viaggiatore sono diversi. La scelta dei farmaci da utilizzare in chemioprofilassi più adatta dipende da numerosi fattori individuali: la destinazione specifica e le aree visitate (città o zone rurali, quota altimetrica), la stagione e le condizioni climatiche, la durata del soggiorno, le condizioni di salute preesistenti, i farmaci già assunti (possibili interazioni), l’età e la gravidanza, le precedenti esperienze con antimalarici.
Se ti rivolgi al dr. Paolo Meo, esperto in medicina dei viaggi, è in grado di valutare l’insieme di questi fattori e di fornirti una raccomandazione personalizzata, che includa non solo la profilassi farmacologica ma anche il piano vaccinale completo, I consigli per la gestione delle emergenze sanitarie in loco, e le indicazioni su cosa portare nel kit di pronto soccorso da viaggio.
Mi raccomando non affidarti al “passaparola” o al “fai da te”: una profilassi sbagliata può dare falsa sicurezza o esporre a rischi inutili. Il CESMET, tramite il dr. Paolo Meo, per la sua lunga esperienza, offre consulenze specialistiche online, in diverse lingue, con la possibilità di ricevere indicazioni personalizzate.
11. Come contattarci
CESMET – Polo Viaggi Artemisia | Centro di Medicina e Vaccinazioni per i Viaggi – Roma
La malaria, conosciuta anche come paludismo, è una malattia infettiva acuta causata da parassiti del genere “Plasmodium”. Questi parassiti sono protozoi che si sviluppano e riproducono nel corpo umano (serbatoio del parassita) e possono causare sintomi gravi. Ci sono in natura cinque principali tipi di “Plasmodium” che possono infettare gli esseri umani:
emazie parassitate da plasmodi
. Le specie principali sono:
P. falciparum – la forma più grave e letale, predominante in Africa subsahariana
P. vivax – diffuso in Asia, America Latina e alcune aree del Pacifico
P. ovale – prevalente in Africa occidentale, con due sottospecie (curtisi e wallikeri)
P. malariae – presente in aree tropicali e subtropicali
P. knowlesi – zoonosi emergente nel Sud-Est asiatico (Borneo, Malaysia), con potenziale letale se non trattata tempestivamente, originariamente un parassita delle scimmie che ha la capacità di infettare anche gli esseri umani. Provoca la malaria nei macachi ma può anche contagiare gli esseri umani, sia naturalmente che artificialmente.
Il serbatoio primario del parassita è l’uomo infettato in maniera cronica.
Come si Trasmette la Malaria
La malaria si trasmette esclusivamente attraverso la puntura di zanzare femmine infette del genere *Anopheles*. È importante notare che queste zanzare non sono presenti in Italia e nella maggior parte dell’Europa, ma si possono trovare in alcune aree del bacino del Mediterraneo, come Grecia, Turchia, Egitto, Tunisia, Algeria e in alcune zone del Marocco. Le mutazioni del clima stanno creando situazioni che potrebbero favorire il riaccendersi di focolai di presenza di zanzara Anopheles anche sul territorio italiano.
La malaria è una delle malattie parassitarie più diffuse nel mondo, con una presenza significativa in Africa, America Centrale e del Sud, Asia e alcune zone dell’Oceania.
Ciclo di Vita del Parassita
Una volta nel corpo umano, i parassiti della malaria si moltiplicano nel fegato e, dopo un periodo di incubazione variabile, infettano i globuli rossi.
Sintomi della Malaria
I sintomi della malaria possono essere molto diversi e presentarsi contemporanenamente o singolarmente. I più comuni includono:
– Febbre alta (che può anche frequentemente non presentarsi)
– Mal di testa e sensazione di confusione, in particolare dolore nucale e sensazione di ovattamento;
– Tensione nei muscoli del collo;
– Brividi e sudorazione;
– Nausea, vomito e diarrea
I sintomi possono manifestarsi in modo grave o essere molto lievi e alternati.
Rischi e Complicazioni
Se non trattata con i farmaci appropriati, come l’Eurartesim®,farmaco a base di artemisinina e lumefantrina, la malaria può causare gravi danni agli organi e persino essere fatale. Una forma particolarmente grave è la malaria cerebrale, che può portare a complicazioni come la necrosi cerebrale a causa della formazione di microtrombi nel sistema microvascolare.
Resistenza ai Farmaci
Negli ultimi anni, i parassiti della malaria hanno sviluppato resistenza ai farmaci antimalarici, inclusa l’Artemisina, che è uno dei trattamenti più efficaci disponibili.
Prevenzione e Controllo
Il controllo della malaria si basa su metodi preventivi e curativi, tra cui:
– **Trattamenti farmacologici**: l’uso di terapie a base di artemisina in combinazione con altri farmaci.
– **Zanzariere trattate**: l’uso di zanzariere impregnate di insetticidi, come il DEET.
– **Repellenti per insetti**: l’applicazione di insetticidi e repellenti, con prodotti a base di neem consigliati per il controllo delle zanzare.
-l’utilizzo di insetticidi e repellenti per il controllo delle zanzare. (consigliati prodotti a base di neem).
In sintesi, la malaria è una malattia seria che richiede attenzione e misure preventive per proteggere la salute pubblica.
Agente infettivo e ciclo vitale
Il Plasmodium è un parassita, monocellulare, protozoo del genere Plasmodium (Regno Protista, Phylum Apicomplexa, Classe Sporozoea, Ordine Eucoccidiida). Cinque sono i tipi principali del parassita malarico: Pl. falciparum è il tipo con il più alto tasso di mortalità fra i soggetti infestati; Pl. Vivax; Pl. Malariae; Pl. ovalis; Pl. knowlesi , che è l’agente eziologico di malaria nelle scimmie, è diffuso nel sud-est asiatico. Provoca la malaria nei macachi ma può anche contagiare gli esseri umani. Il serbatoio del parassita è l’uomo infettato in maniera acuta o cronica.
Ci sono cinque specie principali di Plasmodio che possono infettare l’uomo: P. falciparum: è endemico in Africa tropicale, minore prevalenza in Asia ed America Latina. E’ il plasmodio con il più alto tasso di mortalità; P. vivax: è il più diffuso, si ritrova ovunque nelle zone tropicali; in Africa è presente a focolai nel territorio, a macchia di leopardo; è invece endemico in America Latina ed in Asia; è presente anche in alcune zone temperate e persiste anche in aree ristrette del bacino del mediterraneo, dove la zanzara Anopheles è ancora presente. P. ovale: è presente e si èdiffusa principalmente nell’ Africa occidentale tra i due tropici. P. malariae: è ubiquitario, a bassa prevalenza, ma con una distribuzione non uniforme sul territorio.
La diagnosi di specie è importante perché la malaria da P. falciparum è potenzialmente la più aggressiva, lesiva e se non curata mortale.
La riproduzione della zanzara vettrice avviene a temperature non inferiori ai 18°C. Se la temperature scende non deve rimanere per periodi prolungati di tempo. Anche la sopravvivenza dell’insetto è legato alla temperatura. La trasmissione del parassita avviene attraverso la puntura della zanzara. E’ facilitata durante tutto il periodo dell’anno nelle aree in cui la temperatura è costantemente sopra i 24° C. Nei territori con temperature più basse la trasmissione tende a seguire ritmi stagionali. La zanzara vive dalle tre a sei settimane, raramente supera i due mesi di vita, e si sposta nel raggio di 1 o 2 chilometri. Venti e condizioni ambientali particolari possono portare le zanzare anche a distanze di decine di chilometri. La malaria da Plasmodium vivax ha un tempo di incubazione più lungo. Può durare anche alcuni mesi. Si presenta clinicamente come la malaria da P. falciparum con attacchi febbrili irregolari, seguiti da sudorazioni profuse e defervescenza. Si può evidenziare aumento del volume della milza (splenomegalia) raramente lesioni o rottura splenica. Dopo qualche attacco la sintomatologia si esaurisce, ma può avere un andamento recidivante per la persistenza di forme intraepatiche “cosidette dormienti” chiamate “ipnozoiti”. In questi casi e con questo tipo di malaria può manifestarsi la cosidetta “febbre terzana benigna”.
Se si assiste ad una coinfezione di due tipi di Plasmodio si manifesta una sintomatologia determinata dal ritmo di crescita del parassita sfasato, e si può manifestare una doppia forma terzana, con febbre continua e sintomi che si manifestano senza periodicità. La terapia con clorochina è ancora efficace, cura l’attacco malarico acuto ma non previene le ricadute e la cronicizzazione della malattia. Nei paesi africani del Golfo di Guinea dove la popolazione è priva di “antigene eritrocitario duffy”, il P. vivax è assente ed è sostituito da Plasmodium ovalis. Il quadro clinico è sostanzialmente sovrapponibile a quello di P. vivax. Plasmodium malariae si manifesta con una forma meno aggressiva e più lieve. Il plasmodio può persistere per anni negli eritrociti con parassitemia bassissima e nelle recrudescenze la febbre si presenta con picchi ogni ¾ giorni. Forma quartana. Nella fascia pediatrica il Pl. malariae, ma anche gli altri tipi di malaria, a causa di infezioni ripetute possono causate patologie renali a livello glomerulare con infiammazioni membrano-proliferative, con proliferazione dell’endotelio glomerulare e del mesangio. Il danno di tipo infiammatorio è causato dal deposito di immunocomplessi a livello del mesangio del glomerulo renale. Il danno renale si manifesta con proteinuria importante, edema fino alla presenza di ascite nell’addome (sindrome nefrosica)
Il danno renale risulta essere permanente. La prognosi è sfavorevole e i pazienti progrediscono verso l’insufficienza renale cronica.
Ciclo vitale:
Il ciclo vitale del parassita avviene tra due ospiti: (1) zanzara Anopheles e (2) uomo.
La “zanzara femmina” del tipo Anopheles è l’insetto “vettore” a cui si deve la trasmissione della malattia. La zanzara succhia il sangue da un individuo e, se questo è infetto, si infetta a sua volta. Una volta infetta la zanzara punge nuovamente un altro individuo per nutrirsi del suo sangue ed inocula lo sporozoita, ossia la forma del plasmodio maturato all’interno del suo intestino, nel torrente circolatorio della persona.
Gli “sporozoiti” infestanti, dal torrente circolatorio, passando nella microcircolazione dell’acino epatico, vengono sequestrati dalle cellule del fegato. Entro un’ora dall’inoculazione si ritrovano tutti all’interno degli epatociti.
All’interno delle cellule epatiche cominciano un fenomeno di maturazione e di moltiplicazione, trasformandosi in una formazione multicellulare, ancora unita insieme detta “schizonte”.
Gli epatociti, infettati da questa formazione multicellulare parassitaria, che arriva a riempire l’intera cellula, vengono lesionati e si rompono, rilasciando nel torrente circolatorio, formazioni unicellulari “parassitarie” denominate “merozoiti”. Il passaggio avviene attraverso il sistema capillare intraepatico. Può avvenire che per il P. vivax ed P. ovalis, oltre agli schizonti intra epatociti, si possono presentare forme parassitarie unicellulari che rimangono allo stadio dormiente. Queste forme si chiamano ‘ipnozoiti’, e sono la causa delle recidive della malattia invadendo il circolo sanguigno dopo mesi o anche anni più tardi.[A] Recidiva:
per recidiva si intende una riaccensione della malattia causata dalla persistenza di merozoiti nel fegato (ipnozoiti) che ricominciano un nuovo ciclo eso-eritrocitario, 5-6 mesi dopo l’infezione.
È tipica delle infezioni da P. vivax e P. ovale nelle quali non sono state trattate le forme intraepatiche.
Dopo l’iniziale moltiplicazione nel fegato della durata media di 7/8 giorni, chiamata fase eso-eritrocita o schizogonica, il merozoita, suddivisosi in singole cellule, all’interno del torrente circolatorio, entra nei globuli rossi, dove si ciba dell’eme ferroso, e comincia una moltiplicazione asessuata all’interno di queste cellule, detta “schizogonia eritrocitaria”.
Le forme parassitarie intraeritrocitarie, denominate “trofozoiti”, crescono e maturano, cibandosi di ferro, e in 2 o 3 giorni diventano “schizonti”. Queste formazioni cellulari parassitarie determinano la rottura del globulo rosso e si dividono nel torrente circolatorio in una moltitudine di “merozoiti”.[B] Fase invasiva:
corrisponde alla rottura dello schizonte e alla liberazione dei merozoiti che vanno a invadere altri eritrociti. Questo evento si manifesta con febbre intermittente, brivido scuotente, sudorazione, cefalea, artro-mialgie, talvolta riattivazioni di herpes labiale, prostrazione, dolore negli ipocondri, sindromi gastroenteriche (diarrea, vomito, dolore addominale). Nei bimbi si possono avere convulsioni febbrili.
I merozoiti, i parassiti malarici dispersi nel sangue, colonizzano altri globuli rossi. Queste cellule parassitarie intracellulari si cibano ancora di eme ferroso nelle cellule ematiche e crescendo maturano in trofozoiti. E così si riattiva un nuovo ciclo di maturazione. Questo meccanismo i globuli rossi e di maturazione e moltiplicazione intracellulare, è la causa dell’aumento dei parassiti nel sangue e delle gravi anemie emolitiche provocate dalla malattia.[C] Fase tardiva:
quando i cicli vitali dei diversi ceppi presenti nel torrente circolatorio si sono sincronizzati, compare la” febbre terzana” (tipico attacco malarico): brivido scuotente seguito da rialzo termico che si risolve dopo qualche ora con sudorazione profusa e uno stato di vaga euforia, e si “ripete ogni 48 ore”. La splenomegalia di solito compare dopo giorni o settimane; all’inizio è più comune l’epatomegalia. Pallore muco-cutaneo, ittero, urine ipercromiche (fortemente colorate) sono segni prognostici sfavorevoli. Nella maggioranza dei casi non trattati la malaria si risolve spontaneamente dopo 2 settimane; raramente dura più di un anno (mai più di 2 anni).
Alcuni parassiti si differenziano nel torrente circolatorio e prendono la strada dello stadio sessuato, i gametociti.
I gametociti, ovvero le forme parassitarie sessuate, maschio, il microgametocita;femmina il macrogametocita; vengono ingeriti dalla zanzara femmina durante la puntura, ed infettano l’insetto.
C) La moltiplicazione del parassita nella zanzara è conosciuta come ciclo dello sporogonio.
I gametociti, attraverso i tubuli delle ghiandole salivari della zanzara finiscono nello stomaco della zanzara dove avviene la fecondazione del macrogametocita, la femmina, da parte del microgametocita, il maschio. L’unine tra macro e micro gametocita genera lo ‘zigote’.
A questo punto lo zigote diventa mobile, si allunga e invade la parete intestinale della zanzara dove si differenzia in “oociste”;
L’oociste cresce e si sviluppa nella parete dell’intestino dove si divide in migliaia di sporozoiti. A questo punto gli sporozoiti migrano fino alle ghiandole salivari della zanzara. L’insetto, pungendo un individuo, inocula il parassita facendo ricominciare il ciclo.
[D] Recrudescenza:
è la ricaduta e quindi la riaccensione della malattia, dopo una fase di quiescenza. E’ causata dalla persistenza in circolo di forme intra-eritrocitarie (nei globuli rossi). È tipica delle infezioni da P. falciparum trattate in modo inadeguato (per qualità e/o durata del trattamento e per posologia) e può avere una latenza da qualche giorno a qualche settimana. Si può avere anche nelle infezioni da P. malariae con una latenza anche di molti anni.
L’infezione da P. falciparum è detta febbre terzana maligna, quella da P. vivax e da P. ovale è detta febbre terzana benigna e quella da P. malariae è detta febbre quartana in base all’occorrenza di febbre intermittente. Quelle di febbre “terzana” e “quartana” sono definizioni fuorvianti, perché solo una minima parte dei casi di malaria si presenta con febbre intermittente, ogni 48 ore (terzana, ogni terzo giorno) od ogni 72 ore (quartana, ogni quarto giorno). La febbre terzana si osservava in Europa nelle zone endemiche per il P. vivax (terzana benigna) e negli immigrati: le navi infatti facevano viaggi di 1-2 settimane, e quando arrivavano in Europa, seguendo la storia naturale dell’infezione da P. falciparum, da intermittente irregolare la febbre si faceva terzana, se il malato non era morto nel frattempo o se non era stato trattato. La febbre terzana si osserva anche nei casi in cui si sia stati infettati da un unico ceppo di P. falciparum, evento non comune nelle aree endemiche, dove si è infettati più volte in sequenza e i cicli dei vari ceppi si sovrappongono con attacchi febbrili ad andamento irregolare.
La malaria non sempre si presenta con le tipiche febbri cliniche ma nel corredo dei sintomi malarici sono quasi costanti la cefalea nucale, i brividi, e l’alternanza del caldo e del freddo, con un malessere ingravescente. Le infezioni da P. falciparum non trattate o trattate in modo inadeguato possono provocare insufficienza renale, edema polmonare, ipertensione endocranica con coma e giungere all’exitus. La morte è provocata dall’impilamento delle cellule parassitate nel microcircolo di diversi organi vitali, in particolare nella circolazione cerebrale (malaria cerebrale), danneggiandoli. Nelle aree endemiche, i ripetuti contagi, a cui una persona è soggetta, sviluppano un livello elevato di anticorpi, che permette una resistenza alle infezioni. Nella maggior parte dei casi di infezione questi soggetti sono asintomatici pur portando nelle proprie cellule il parassita (portatori sani dell’infezione). I soggetti non immuni, in zona endemica, possono ammalare molto più facilmente di un soggetto considerato immune, e possono avere forme di malattie più gravi.Un esempio molto interessante è quello dell’evoluzione dell’antigene eritrocitario Duffy, il recettore attraverso il quale i merozoiti di P. vivax penetrano il globulo rosso. Gli eritrociti che non hanno questo antigene (Duffy negativi) sono refrattari all’infezione da parte di quel plasmodio. In Africa occidentale, una mutazione che elimina l’antigene dalla superficie degli eritrociti ma che non ha altre conseguenze cliniche ha raggiunto (probabilmente in varie migliaia di anni) la frequenza del 100% e quindi la maggior parte degli abitanti dell’Africa centrale e occidentale non viene infettata da questa specie di plasmodio.
Già dai primi anni ’50, a conclusione della Campagna quinquennale di Lotta Antimalarica, l’Italia era di fatto un paese libero da malaria ma, poiché alcuni sporadici casi di malaria da Plasmodium vivax continuarono fino al 1962, l’OMS ha ufficializzato questo risultato solo nel 1970. Da allora, in considerazione delle potenziali condizioni di reintroduzione della malaria in Italia, è stato attivato un sistema di sorveglianza.
Trasmissione e incubazione
Trasmissione:
avviene mediante puntura di zanzare femmine infette del genere Anopheles, le quali, succhiando il sangue infetto ed iniettando sangue infetto, trasferiscono l’infezione da uomo a uomo. Il maschio della zanzara non punge. Una volta iniettato in un uomo sano, il parassita comincia a moltiplicarsi esponenzialmente nel fegato e quindi, dopo 7 – 10 giorni, mediamente, si moltiplica nei globuli rossi. Le zanzare si infettano ingerendo il parassita, attraverso il pasto ematico infetto. Una volta dentro l’insetto, il parassita comincia un altro ciclo vitale: la fase riproduttiva che precede la trasmissione ad un altro individuo sano.
Incubazione:
si differenzia tra i diversi tipi di plasmodio. Il periodo di incubazione è mediamente di 7-14 giorni per l’infezione da P. falciparum, 8-14 per P. vivax e P. ovale, e di 7-30 giorni per P. malariae. Per alcuni ceppi di P. vivax l’incubazione si può protrarre per 8-10 mesi ed oltre; tale periodo può essere ancora più lungo per P. ovale.
Porta d’ingresso: è la cute, mediante la puntura della zanzara.
Distribuzione geografica
EPIDEMIOLOGIA GLOBALE (aggiornamento 2026)
Situazione globale
Secondo le stime OMS (World Malaria Report 2025), nel 2024 si sono registrati circa 263 milioni di casi e 597.000 morti, con un lieve peggioramento rispetto agli anni precedenti dovuto a:
Resistenze ai farmaci
Cambiamenti climatici che ampliano le aree di trasmissione
Interruzioni nei servizi sanitari post-COVID-19
Instabilità politica in alcune regioni endemiche
Africa subsahariana
Concentra oltre il 94% dei casi globali e il 95% delle morti
P. falciparum rimane dominante
Paesi più colpiti: Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Uganda, Mozambico, Niger
Progressi osservati in Rwanda, Zimbabwe e alcune aree del Sahel grazie a programmi di distribuzione di zanzariere e IRS (Indoor Residual Spraying)
Preoccupazione crescente per resistenza all’artemisinina in Africa orientale (Uganda, Rwanda, Eritrea, Tanzania) — precedentemente segnalata solo in Asia
Asia
P. vivax predomina in India, Pakistan, Afghanistan
P. falciparum in Myanmar, Papua Nuova Guinea, Indonesia
Myanmar e Mekong: epicentro della resistenza multipla (P. falciparum resistente ad artemisinina + partner drugs)
India: riduzione significativa dei casi grazie al programma nazionale; obiettivo eliminazione entro 2030
Sri Lanka e Maldive: certificati OMS come paesi liberi da malaria
P. knowlesi: casi in aumento in Malaysia (Sabah, Sarawak), Filippine, Indonesia
America Latina
Venezuela: forte recrudescenza con oltre 450.000 casi/anno; crisi sociosanitaria principale causa
Brasile (Amazzonia): ancora elevata trasmissione, prevalentemente P. vivax
Colombia, Peru, Bolivia: P. vivax e P. falciparum coesistono
ti e Hispaniola: unica isola caraibica con trasmissione attiva
Argentina, Paraguay, Ecuador: fasi avanzate di pre-eliminazione
Medio Oriente
Yemen: grave situazione umanitaria con malaria in espansione
Arabia Saudita (zone di confine yemenita): casi sporadici
Iran: prossimo alla pre-eliminazione
Oceania
Papua Nuova Guinea: onere elevato, P. falciparum e P. vivax
Vanuatu, Isole Salomone: programmi attivi di controllo
Australia: solo casi importati
Europa
Solo casi importati; episodi sporadici di trasmissione locale da Anopheles autoctoni in Grecia (storica) e sporadicamente in Italia meridionale
Attenzione crescente per il potenziale impatto del cambiamento climatico sull’espansione di Anopheles in Europa meridionale
Sintomi e segni
Sintomi:
inizialmente i sintomi della malaria si presentano talvolta con caratteristica simil influenzale tra gli 8 ed i 30 giorni dopo l’infezione.
Fase invasiva:
corrisponde alla rottura dello schizonte e alla liberazione dei merozoiti che vanno a invadere altri eritrociti. Si manifesta con febbre intermittente, brivido scuotente, sudorazione, cefalea, artro-mialgie, talvolta riattivazioni di herpes labiale, prostrazione, dolore negli ipocondri, sindromi gastroenteriche (diarrea, vomito, dolore addominale). Nei bimbi si possono avere convulsioni febbrili.
Fase tardiva:
quando i cicli vitali dei vari ceppi presenti si sono sincronizzati, compare la febbre terzana (tipico attacco malarico): brivido scuotente seguito da rialzo termico che si risolve dopo qualche ora con sudorazione profusa e uno stato di vaga euforia, e si ripete ogni 48 ore. La splenomegalia di solito compare dopo giorni o settimane; all’inizio è più comune l’epatomegalia. Pallore muco-cutaneo, ittero, urine ipercromiche (fortemente colorate) sono segni prognostici sfavorevoli. Nella maggioranza dei casi non trattati la malaria si risolve spontaneamente dopo 2 settimane; raramente dura più di un anno (mai più di 2 anni).
Recrudescenza:
è la ricaduta causata dalla persistenza in circolo di forme intra-eritrocitarie (nei globuli rossi). È tipica delle infezioni da P. falciparum trattate in modo inadeguato (per qualità e/o durata del trattamento e per posologia) e può avere una latenza da qualche giorno a qualche settimana. Si può avere anche nelle infezioni da P. malariae con una latenza anche di molti anni.
Recidiva:
per recidiva si intende una ricaduta causata dalla persistenza di merozoiti nel fegato (ipnozoiti) che ricominciano un nuovo ciclo eso-eritrocitario, 5-6 mesi dopo l’infezione.
È tipica delle infezioni da P. vivax e P. ovale nelle quali non sono state trattate le forme intraepatiche.
L’infezione da P. falciparum è detta febbre terzana maligna, quella da P. vivax e da P. ovale è detta febbre terzana benigna e quella da P. malariae è detta febbre quartana in base all’occorrenza di febbre intermittente. Quelle di febbre “terzana” e “quartana” sono definizioni fuorvianti, perché solo una minima parte dei casi di malaria si presenta con febbre intermittente, ogni 48 ore (terzana, ogni terzo giorno) od ogni 72 ore (quartana, ogni quarto giorno). La febbre terzana si osservava in Europa nelle zone endemiche per il P. vivax (terzana benigna) e negli immigrati: le navi infatti facevano viaggi di 1-2 settimane, e quando arrivavano in Europa, seguendo la storia naturale dell’infezione da P. falciparum, da intermittente irregolare la febbre si faceva terzana, se il malato non era morto nel frattempo o se non era stato trattato. La febbre terzana si osserva anche nei casi in cui si sia stati infettati da un unico ceppo di P. falciparum, evento non comune nelle aree endemiche, dove si è infettati più volte in sequenza e i cicli dei vari ceppi si sovrappongono con attacchi febbrili ad andamento irregolare.
La malaria non sempre si presenta con le tipiche febbri cliniche ma nel corredo dei sintomi malarici sono quasi costanti la cefalea nucale, i brividi, e l’alternanza del caldo e del freddo, con un malessere ingravescente. Le infezioni da P. falciparum non trattate o trattate in modo inadeguato possono provocare insufficienza renale, edema polmonare, ipertensione endocranica con coma e giungere all’exitus. La morte è provocata dall’impilamento delle cellule parassitate nel microcircolo di diversi organi vitali, in particolare nella circolazione cerebrale (malaria cerebrale), danneggiandoli. Nelle aree endemiche, i ripetuti contagi, a cui una persona è soggetta, sviluppano un livello elevato di anticorpi, che permette una resistenza alle infezioni. Nella maggior parte dei casi di infezione questi soggetti sono asintomatici pur portando nelle proprie cellule il parassita (portatori sani dell’infezione). I soggetti non immuni, in zona endemica, possono ammalare molto più facilmente di un soggetto considerato immune, e possono avere forme di malattie più gravi.
Mutazioni dell’emoglobina (S,C, beta e alfa-talassemie), degli enzimi glucosio-6-fostato deidrogensi e piruvato-chinasi, proteggono dalle forme gravi di malaria provocate da P.falciparum in portatori eterozigoti e, nel caso dell’emoglobina C, soprattutto in omozigosi. Le particolari proprietà delle catene dell’emoglobina e le condizioni di stress ossidativo provocate dell’infezione stessa, possono provocare l’emolisi degli eritrociti ostacolando la maturazione dei trofozoiti. Nonostante queste mutazioni siano dannose (quasi sempre letali in omozigosi), grazie alla protezione conferita nei confronti della malaria si trovano ad alte frequenze in popolazioni che vivono in zone endemiche (o ex endemiche) per malaria (bacino del mediterraneo, Africa sub-sahariana, sud-est asiatico). Tranne per l’emoglobina C,in queste popolazioni la frequenza delle mutazioni di resistenza è comunque destinata ad arrivare ad un valore di equilibrio (intorno al 15-20%) che rispecchia lo svantaggio dovuto alla letalità della mutazione ed il vantaggio rispetto alla malaria. Nelle zone non malariche, queste mutazioni generalmente sono molto rare o assenti poiché la loro letalità non è controbilanciata da effetti positivi.
Malaria in gravidanza
Maggiore rischio di forme gravi
Complicanze: anemia materna, parto prematuro, basso peso alla nascita, mortalità materna e neonatale
P. falciparum sequestra nella placenta (placentar malaria)
Malaria nei bambini
Principale causa di mortalità nei bambini < 5 anni in Africa
Rischio elevato di anemia grave, malaria cerebrale, ipoglicemia
Diagnosi e trattamento
DIAGNOSI
Attualmente la pratica diagnostica si basa su due approcci: quello clinico che identifica i sintomi della malattia, e quello volto a isolare e riconoscere l’agente causale, utilizzando test immunocromatografici o, molto più comunemente, con osservazioni al microscopio.
Il quadro clinico può presentarsi fortemente atipico in persone sottoposte a chemioprofilassi antimalarica a dosaggi inadeguati o con farmaci non più efficaci per fenomeni di resistenza, o che siano parzialmente immuni dopo lunghe permanenze in aree endemiche, nonché nella prima infanzia.
Microscopia ottica (gold standard)
Striscio sottile: identificazione della specie e quantificazione della parassitemia
Goccia spessa: maggiore sensibilità per infezioni a bassa parassitemia
Richiede personale esperto
Per porre diagnosi di malaria deve essere preparato uno striscio di sangue prelevato dalla puntura di un dito. Lo striscio è fissato con metanolo prima della colorazione; la goccia spessa è colorata senza essere fissata. Nelle infezioni da P. falciparum, la densità del parassita dovrebbe essere stimata contando la percentuale di emazie infettate, non il numero dei parassiti.
Rapid Diagnostic Tests (RDT)
Basati su rilevazione di antigeni parassitari (HRP2 per P. falciparum, pLDH per altre specie)
Uso diffuso in aree con risorse limitate
Problema emergente: delezioni del gene hrp2/hrp3 in P. falciparum (Africa, Asia, Sud America) → falsi negativi degli RDT HRP2-based
Nuovi RDT pan-Plasmodium in sviluppo
PCR (Polymerase Chain Reaction)
Alta sensibilità e specificità
Differenzia le specie anche nelle coinfezioni
Fondamentale per conferma in casi con RDT negativi ma sospetto clinico elevato
Real-time PCR e PCR digitale droplet (ddPCR) per monitoraggio resistenze
LAMP (Loop-mediated isothermal amplification)
Test molecolare rapido, non richiede termociclatore
Crescente utilizzo in contesti a risorse limitate
Diagnosi di resistenza
Genotipizzazione molecolare per mutazioni K13 (P. falciparum), Kelch13, plasmepsina II/III
Fenotipizzazione in vitro (RSA – Ring-stage Survival Assay)
TRATTAMENTO
I plasmodi sono diventati fortemente resistenti a quasi tutti i farmaci che sono stati prodotti per combatterli, così come a numerosi insetticidi utilizzati per disinfestare le zone malariche. La resistenza alla clorochina, l’antimalarico meno costoso e più diffuso, è ormai comune in tutta l’Africa sudorientale. In queste stesse zone si è ormai affermata una forma di resistenza anche ad un altro farmaco, alternativo alla clorochina e altrettanto economico, la sulfadossina-pirimetamina. Molti Paesi sono così costretti a utilizzare nuove combinazioni di farmaci molto più costosi. Una rapida risposta all’insorgenza, con trattamento farmacologico con i farmaci più recentemente sviluppati e dati in combinazione, in alternativa alle monoterapie tradizionali, può ridurre significativamente il numero di morti. L’uso esteso e poco controllato di terapie a base di chinolina e di antifolati ha contribuito ad aumentare lo sviluppo delle resistenze. Nell’ultima decade, un nuovo gruppo di antimalarici, diversi composti combinati dell’artemisinina (ATCs), stanno dando ottimi risultati terapeutici anche nell’arco di una settimana, con riduzione della presenza di plasmodio e quindi della sua capacità di trasmissione e miglioramento dei sintomi della malaria.
TERAPIA
Principi generali
Il trattamento deve essere iniziato rapidamente dopo diagnosi confermata
Identificare la specie infettante e la provenienza geografica (per orientare la probabilità di resistenza)
Valutare gravità clinica: malaria non complicata vs malaria grave/complicata
Considerare sempre gravidanza, età, coinfezioni, controindicazioni
Trattamento malaria non complicata da P. falciparum
Terapie di combinazione a base di artemisinina (ACT) — prima linea OMS
ACT
Schema
Note
Artemether/lumefantrina (Coartem®, Riamet®)
3 giorni
Prima linea in molti paesi africani
Artesunate/amodiaquina
3 giorni
Africa occidentale
Artesunate/meflochina
3 giorni
Asia Sud-Est
Artesunate/sulfadossina-pirimetamina
3 giorni
Alcune aree Africa/Asia
Diidroartemisinina/piperachina (Eurartesim®)
3 giorni
Ottima efficacia, in crescita
Artesunate/pyronaridina (Pyramax®)
3 giorni
Approvato EMA; in espansione
Trattamento malaria grave
Artesunato EV/IM — GOLD STANDARD
Dose: 2.4 mg/kg EV a 0, 12, 24 ore, poi ogni 24 ore
Superiore alla chinina EV in RCT (studio AQUAMAT, SEAQUAMAT)
Approvato EMA, FDA, disponibile in Italia (uso ospedaliero)
Dopo stabilizzazione clinica → completare con ACT orale (3 giorni)
Chinina EV — alternativa quando artesunato non disponibile
Usata in associazione con doxiciclina o clindamicina
Senza trattamento degli ipnozoiti → recidive fino a 3–5 anni
Resistenza all’artemisinina — situazione 2026
Storia e diffusione
La resistenza parziale all’artemisinina (P. falciparum) è mediata principalmente da mutazioni nel gene Kelch13 (K13), in particolare la variante C580Y, che compromette l’efficienza dell’artemisinina sugli stadi anulari del parassita.
Situazione geografica attuale (2026)
Asia Sud-Est (Grande Mekong):
Resistenza parziale all’artemisinina consolidata in Cambogia, Laos, Myanmar, Vietnam, Tailandia
Fallimento terapeutico della triplice terapia: resistenza combinata anche alle partner drugs (meflochina, piperaquina, lumefantrina)
Cambogia: resistenza a DHA/Piperaquina >50% in alcune aree; artesunate/meflochina ancora efficace
TRAT (Triple Artemisinin-based Combination Therapy): in sperimentazione come risposta alla multi-resistenza → artesunate + meflochina + piperaquina (fase III in corso)
Africa (NUOVO — emergenza prioritaria 2026):
Mutazioni K13 validate (C580Y, R539T, M476I) rilevate in Uganda, Rwanda, Eritrea, Tanzania, Horn of Africa
Efficacia ACT ancora superiore a 90% nella maggior parte dei paesi africani, ma trend in deterioramento in Uganda orientale
OMS ha dichiarato emergenza di sanità pubblica per la diffusione della resistenza in Africa nel 2024
Sorveglianza molecolare intensificata tramite rete ICEMR e WHO-SEARO/AFRO
South America:
Bassa-moderata efficacia delle ACT in alcune aree dell’Amazzonia venezuelana/brasiliana
Mutazioni K13 identificate ma di minore rilevanza clinica rispetto all’Asia al 2026
Nuovi farmaci antimalarici (2025–2026)
Ganaplacide (KAF156) — Novartis
Nuovo meccanismo d’azione: inibizione della proteina PfCARL e della plasmodesinina
Attivo contro ceppi resistenti alle ACT
Fase II completata con buona efficacia; fase III in corso
Non ancora approvato
Cabamiquina (MMV533)
Inibitore della PI4K (P. falciparum phosphatidylinositol 4-kinase)
Attivo su tutti gli stadi del ciclo di vita
Fase IIb completata; promettente in combinazione
Fosmidomicina
Inibitore della via del metileritritolo fosfato (MEP pathway)
Usata in combinazione con clindamicina
Fase II con risultati moderati; ricerca in corso
Ferroquina (SSR97193)
Derivato della clorochina con gruppo ferrocenico → attivo su ceppi cloro-resistenti
In combinazione con artesunato; studi di fase III
SJ733 (UCT943) e altri inibitori PfATP4
Classe degli “spiroindoloni” (cipargamin: già approvato in via sperimentale)
Rapidamente attivi, potenzialmente monoattivi
Fase II
Anticorpi monoclonali terapeutici
In fase precoce di sviluppo come trattamento della malaria grave
TRAT (Triple ACT)
Artesunate + Amodiaquina + Piperaquina: studio WANECAM2 (2023) ha mostrato superiorità rispetto alle ACT standard in Africa occidentale
Considerata la prossima linea di trattamento di fronte all’avanzare delle resistenze
Prevenzione e vaccinazione
Controllo e prevenzione
i fattori che possono favorire lo sviluppo di un’epidemia sono sia naturali, come una variazione climatica o un’inondazione, che antropici, come una guerra o lo sviluppo di opere agricole, di dighe, di miniere o l’incapacità di esercitare un controllo sulla zanzara, il vettore del plasmodio. Grandi movimenti migratori interni a un continente favoriscono ancor più l’esposizione di popolazione vulnerabile al parassita. La combinazione di fattori meteorologici, socioeconomici ed epidemiologici, sia a livello locale che globale, può permettere una previsione del rischio di epidemie, soprattutto se dovute a fattori antropici. Lo studio accurato dei fenomeni epidemici del passato e la costruzione di una rete di monitoraggio e di un database per registrare l’occorrenza e la prevalenza della malaria nelle diverse zone diventano quindi importanti strumenti di prevenzione.
-La protezione dalla puntura degli insetti è la prima precauzione da prendere per prevenire la malaria.
Questo si può attuare mediante una serie di abitudini comportamentali (alla sera e al mattino indossare indumenti ampi che giungano a coprire polsi e caviglie; in certe zone adottare l’impiego di zanzariere che avvolgono il letto durante la notte, meglio se impregnate di insetticida) o mediante l’uso di presidi chimici (repellenti ad uso cutaneo ad esempio a base di DEET, uso di spirali zanzarifughe al piretro, uso di altri piretroidi di sintesi e mediante fornelletti elettrici) o, meglio ancora, a base di sostanze naturali.
La profilassi farmacologica è un mezzo importante per evitare il rischio di contrarre la malaria; il parassita, inoculato dall’insetto vettore, viene ucciso dal farmaco prima di poter esercitare i suoi nefasti effetti sul malcapitato individuo.
Perché possa essere prescritta la profilassi farmacologica più idonea per ogni singolo viaggiatore, è consigliato rivolgersi ad un Centro specializzato in malattie Tropicali o comunque ad un medico esperto nelle stesse. La profilassi farmacologica è strettamente individuale e può variare non solo da persona a persona, ma anche a seconda del Paese visitato, dalla durata della permanenza del viaggiatore nello stesso, nonché dal periodo dell’anno in cui viene effettuato il soggiorno.
Protezione meccanica
la prima difesa da attivare per evitare il rischio malarico consiste nell’evitare le punture delle zanzare. La zanzara femmina di Anopheles, vettore del parassita malarico, usa stimoli termici ed olfattori, ma anche visivi, per localizzare l’ospite da pungere per realizzare il suo pasto a base di sangue. In particolare viene attratta da concentrazioni di anidride carbonica. I colori scuri attirano l’insetto in questione che usa pungere al tramonto e durante le prime ore della notte. Alcuni profumi o fragranze naturali possono attirare le zanzare ed indurle alla puntura. – All’interno di abitazioni: ·la protezione delle finestre con retine trattate con insetticidi e l’utilizzo di zanzariere impregnate con insetticidi sopra i letti può conferire una buona protezione; l’impiego di aria condizionata diminuisce notevolmente il rischio di punture di insetti.
In ambiente esterno
Utilizzare abiti che coprano bene, preferibilmente camicie con maniche lunghe e pantaloni lunghi, in particolare dal tramonto alla sera; consigliabile passare repellenti o insetticidi sui vestiti per diminuire ulteriormente il rischio di puntura.
I repellenti sono sostanze chimiche che allontanano l’insetto:
La maggior parte dei repellenti contiene DEET (N,N-diethyl-methyl-toluomide) sostanza molto attiva in uso da oltre 40 anni. Altri repellenti sintetici sono attivi per circa 3-4 ore e vanno applicati periodicamente (ogni 3 ore circa) durante esposizione a rischio malaria. ·I repellenti non devono essere inalati o ingeriti e sono pericolosi su pelli irritate o sugli occhi. Vanno usati con prudenza nei bambini e mai applicati sulle loro mani perché facili strumenti di contaminazione degli occhi e della bocca. L’acqua può facilmente togliere dalla pelle i diversi tipi di repellenti.
Il repellente va applicato su tutta la parte del corpo scoperta: è provato che le zanzare possano pungere a meno di un centimetro da una zona coperta.
Si sconsiglia l’uso di repellenti chimici
:nei bambini inferiori ad un anno di età;
ai residenti per lunghi periodi (tossicità da accumulo);
alle donne in gravidanza.
E’ invece raccomandato l’uso di repellenti a base di sostanze naturali non nocive quali , ad esempio, il NoZeta Neem
Gli insetticidi
Sono sostanze chimiche che attaccano il sistema nervoso dell’insetto e lo uccidono.
Insetticidi sintetici a base di piretroidi (permetrina, deltametrina ed altre).
Insetticidi naturali a base di piretro (ottenuti dai fiori Crisantenum cineraricefolium).
Il piretro agisce sia come insetticida che come repellente.
Permetrina e deltametrina contenuti in molti insetticidi sono prodotti considerati poco tossici per i soggetti adulti e quindi possono essere utilizzati negli ambienti chiusi anche in presenza di bambini piccoli al di sotto dei due anni di età. Per loro adottare sostanze naturali
L’utilizzo degli insetticidi sui vestiti e sulle zanzariere mantiene la loro efficacia per circa 2-3 mesi . Per gli adulti non è considerato tossico.
Malaria e gravidanza
Le donne che risiedono in aree endemiche possiedono, nella maggior parte dei casi, una semi-immunità; questa può calare temporaneamente durante la gravidanza (con conseguenza anche drammatiche, soprattutto nelle primigravide) e si attenua col tempo negli individui che abbandonano le zone endemiche (scompare dopo 2 anni di distanza). Il rischio di morte da malaria della donna aumenta in gravidanza, il rischio di aborto e di parto di feto morto o aumenta l’incidenza di morte neonatale. Non andare in zone malariche a meno che non sia assolutamente necessario. L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) consiglia alle donne in gravidanza di non andare in vacanza in aree in cui ci sia trasmissione di P. falciparum clorochino-resistente.
Consigli in gravidanza:
essere molto diligenti nell’uso di misure di protezione contro le punture di zanzare;
utilizzare per profilassi la clorochina e il proguanil;
nelle aree con clorochino-resistenza del P. falciparum si deve usare l’associazione clorochina-proguanil nel primo trimestre di gravidanza; la meflochina può essere utilizzata solamente dal 4° mese di gravidanza in avanti;
non usare la Doxiciclina per profilassi;
cercare immediatamente assistenza medica se si sospetta la malaria e fare l’autotrattamento di emergenza (famaco di scelta è il chinino) solo se non è possibile trovare immediatamente un medico. Si deve ricorrere ad un medico comunque dopo l’autotrattamento.
La malaria e i bambini
I bambini sono considerati soggetti a rischio malaria poiché possono sviluppare forme perniciose che conducono all’exitus in tempi brevi.
Nelle aree endemiche i bimbi sono protetti per i primi 6 mesi dall’immunità passiva materna, data dagli anticorpi ereditati dalla madre, poi si ha una progressiva acquisizione di una “semi-immunità”, per successive esposizioni alle infezioni del plasmodio. Si hanno ricorrenti attacchi di malaria, dall’età di pochi mesi fino a 5-10 anni, prima di raggiungere uno stato di semi-immunità. Molti bimbi soffrono di ritardo di crescita e altri muoiono. Se i bimbi sopravvivono, mantengono la semi-immunità per continue reinfezioni, per tutta la vita, finché risiedono in area endemica. Questa viene considerata tale perché durante la vita si hanno ugualmente ricorrenti episodi di parassitemia, di breve durata e bassa carica, per lo più asintomatici o paucisintomatici (con pochi sintomi).
Non portare i neonati ed i bambini piccoli in aree malariche a meno che non sia assolutamente necessario;
proteggere i bambini dalle punture di zanzare; sono disponibili zanzariere per culle e lettini: tenere i bambini piccoli sotto la protezione di zanzariere nel periodo che va dall’alba al tramonto;
dare la profilassi antimalarica ai bambini ancora allattati al seno e a quelli che sono allattati al biberon poiché essi non sono protetti dalla profilassi che la madre ha eventualmente fatto prima;
la clorochina ed il proguanil possono essere somministrati con sicurezza ai neonati ed ai bambini piccoli. Per la somministrazione i farmaci possono essere indorati con marmellata, banane ed altri cibi;
non dare sulfadossina-pirimetamina o sulfalene-pirimetamina a neonati sotto i tre mesi d’età;
non dare doxiciclina per chemioprofilassi ai bambini sotto gli 8 anni d’età;
tenere tutti i farmaci antimalarici al di fuori della portata dei bambini rinchiusi in contenitori che non possono essere aperti dai bambini stessi. La clorochina è particolarmente tossica per i bambini se si eccede la dose raccomandata;
consultare immediatamente un medico se un bambino sviluppa una malattia febbrile. I sintomi di malaria nei bambini possono non essere tipici cosicché la malaria deve essere sempre sospettata. Nei bambini di età inferiore ai tre mesi la malaria deve essere sospettata perfino in caso di malattia non febbrile;
la febbre in un bambino di ritorno da un viaggio in area malarica dovrebbe essere considerata sintomo di malaria almeno che non sia provato il contrario;
in caso di autotrattamento il chinino può essere somministrato senza limiti di peso o di età. La meflochina può essere utilizzata al di sopra dei 15 Kg di peso.
L’OSM sconsiglia di portare in vacanza neonati e bambini piccoli in aree malariche, in particolare dove vi sia trasmissione di P. falciparum clorochino-resistente.
VACCINAZIONE CONTRO LA MALARIA PEDIATRICA
VACCINI ANTI-MALARICI (aggiornamento 2026) Ancora non esiste il vaccino antimalarico per la popolazione adulta
RTS,S/AS01E (Mosquirix™) — GSK
Meccanismo: vaccino proteico subunitario basato sulla proteina circumsporozoitica (CSP) di P. falciparum, adiuvato con AS01E. Induce risposta immunitaria umorale e cellulare contro lo stadio epatico.
In fase di introduzione nei programmi vaccinali di almeno 12 paesi africani al 2026
Produzione: Serum Institute of India prevede produzione di 100–200 milioni di dosi/anno — elemento cruciale per la scalabilità
Vaccini in fase avanzata di sviluppo (pipeline 2026)
Vaccino
Stadio
Target
Note
PfSPZ (Sanaria)
Fase III
Sporozoiti attenuati irradiati
Alta efficacia in adulti (fino a 80%), logistica complessa (azoto liquido)
BNT111 (BioNTech)
Fase I/II
mRNA – CSP
Prima piattaforma mRNA anti-malarica
ChAd63/MVA ME-TRAP
Fase II
Stadio epatico, trappola+
Vettore virale, Oxford
Vaccino trasmissione-bloccante (TBV)
Fase II
Gametociti/zanzara
Riduce trasmissione nella comunità
Considerazioni pratiche per il viaggiatore
RTS,S e R21 non sono attualmente indicati né disponibili per i viaggiatori adulti non residenti in zone endemiche
Ricerca in corso per estendere l’uso a adulti e viaggiatori
Bibliografia sul vaccino antimalarico
WHO. World Malaria Report 2024. Geneva: World Health Organization; 2024.
Datoo MS, et al. Efficacy and immunogenicity of R21/Matrix-M vaccine against clinical malaria after 2 years’ follow-up in children in Burkina Faso: interim results of a phase 1/2b randomised controlled trial. Lancet Infect Dis. 2022;22(12):1728–1736.
Datoo MS, et al. Efficacy of a low-dose candidate malaria vaccine, R21 in adjuvant Matrix-M, with seasonal administration to children in Burkina Faso: a randomised controlled trial. Lancet. 2021;397(10287):1809–1818.
WHO. Malaria vaccine: WHO position paper — March 2022. Wkly Epidemiol Rec. 2022;97(9):57–76.
Olotu A, et al. Seven-Year Efficacy of RTS,S/AS01 Malaria Vaccine among Young African Children. N Engl J Med. 2016;374:2519–2529.
Minassian AM, et al. Reduced blood-stage malaria growth and immune correlates in humans following RTS,S/AS01 vaccination. JCI Insight. 2021;6(9).
Nunes-Cabaço H, et al. Five-year follow-up of PfSPZ Vaccine against Plasmodium falciparum. NPJ Vaccines. 2022;7:44.
GAVI. Malaria vaccine supply and introduction. 2024. Disponibile su: www.gavi.org
PATH Malaria Vaccine Initiative. R21/Matrix-M program updates 2024. www.path.or
Notizie e bibliografia vaccino antimalarico
Notizie Dalle esperienze vissute nelle diverse aree tropicali una valutazione ed un parere personale sulla approvazione del nuovo vaccino per la malaria, (clicca per leggere l’articolo) Bibliografia
Dagli studiosi ed esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità
MEDICINA TRADIZIONALE E CURA DELLA MALARIA NEI DIVERSI CONTINENTI
Premessa
La medicina tradizionale ha avuto — e continua ad avere — un ruolo fondamentale nella gestione della malaria nelle comunità rurali di tutto il mondo. In molte regioni endemiche, la prima risposta alla febbre malarica avviene ancora attraverso rimedi erboristici e pratiche tradizionali, spesso prima dell’accesso alle strutture sanitarie. L’OMS (WHO Traditional Medicine Strategy 2019–2025) riconosce l’importanza di integrare le medicine tradizionali nei sistemi sanitari, garantendone sicurezza ed efficacia.
Africa
Africa Occidentale e Centrale
Artemisia annua (Qing Hao): reintrodotta anche in Africa attraverso programmi ONG; foglie consumate in infuso; controversa per dosaggio inconsistente; l’OMS sconsiglia l’uso di A. annua non estratta come alternativa alle ACT
Cryptolepis sanguinolenta (Ghana, Nigeria): alcaloide criptolepsina con provata attività antimalarica in vitro e in vivo; alcuni studi clinici fase II mostrano efficacia paragonabile alla clorochina per malaria non complicata
Neem (Azadirachta indica): foglie in decotto, largamente usate in Africa occidentale; attività antiparassitaria dimostrata in studi di laboratorio
Moringa oleifera: foglie e semi usati come antipiretico
Carica papaya (foglie): estratti usati per febbre malarica e trombocitopenia; studi preliminari su aumento delle piastrine
Riti di purificazione spirituale, uso di amuleti e intervento degli guaritori tradizionali (féticheurs, marabout): ancora diffusi come componente rituale-religiosa del trattamento
Africa Orientale
Warburgia ugandensis: corteccia usata in Uganda e Kenya come antipiretico/antimalarico
Vernonia amygdalina (“foglia amara”): largamente usata in Kenya, Tanzania, Uganda; estratti etanolici mostrano attività anti-Plasmodium in studi preclinici
Ocimum suave: infuso di foglie; uso tradizionale come antipiretico
Artemisia annua: la fonte originale dell’artemisinina, usata nella medicina cinese tradizionale (MTC) da 2.000 anni come “Qing Hao”; la ricercatrice Tu Youyou isolò l’artemisinina da questa pianta nel 1972 (Premio Nobel 2015)
Andrographis paniculata (India, Tailandia): “re dei rimedi amari”; andrografolide con proprietà antiprotozoali documentate
Swertia chirata: amaro hepatoprotettivo, tradizionalmente usato per febbre malarica
Pratiche: digiuno, somministrazione di erbe amare, purificazione secondo i principi tridosha
Cina — Medicina Tradizionale Cinese (MTC)
Changshan (Dichroa febrifuga): febrifugina, alcaloide antiplasmoidale; usato per 2000 anni; ancora studiato per attività su P. falciparum resistente
Qing Hao (Artemisia annua): come sopra, fonte dell’artemisinina moderna
Agopuntura e cupping: usati come supporto sintomatologico
America Latina
Quina (Corteccia di China, Cinchona spp.): il contributo più importante della fitoterapia tradizionale alla farmacologia moderna; i Quechua peruviani usavano la corteccia essiccata contro la febbre; i gesuiti la portarono in Europa nel XVII secolo; la chinina fu isolata nel 1820 da Pelletier e Caventou
Artemisia absinthium e A. annua: utilizzate in diverse comunità amazzoniche come antimalarico empirico
Uncaria tomentosa (Uncaria, “Garra del gatto”): Amazzonia peruviana; immunomodulatore, studi preclinici su Plasmodium
Petiveria alliacea: Bolivia, Brasile; radici con attività antipiretica tradizionale
Bidens pilosa: Brasile; estratti mostrano attività antiprotozoale in modelli murini
Curanderos e Chamanes: figure centrali nella medicina tradizionale amazzonica; integrano cerimonie spirituali con uso di piante medicinali nel trattamento della febbre malarica
Oceania
Papua Nuova Guinea
Piper methysticum (Kava): uso cerimoniale e medicinale
Carica papaya e Morinda citrifolia (Noni): usi tradizionali antipiretico/antimalarici
Pratiche di guarigione tribali con piante locali non ancora completamente catalogate
Integrazione OMS e prospettive di ricerca
L’OMS ha avviato programmi di:
Farmacopea delle piante medicinali africane: raccolta e standardizzazione dei rimedi tradizionali
Programma AFRO-TM: ricerca sull’integrazione delle medicine tradizionali per la malaria
Posizione OMS su Artemisia: sconsiglia l’uso di foglie non estratte per il rischio di dosi subterapeutiche e sviluppo di resistenza; supporta invece la ricerca su nuovi estratti standardizzati
Il caso paradigmatico: l’artemisinina — oggi farmaco standard — deriva direttamente dalla medicina tradizionale cinese. Questo modello di “bioprospecting” rimane un punto di riferimento per la ricerca futura.
Colombia, paese tropicale, paese caraibico. Il primo impatto con l’ambiente con la cultura e con le persone offre un assaggio unico di ciò che il Paese ti offrirà nel corso del viaggio. Dai primi passi gli odori, i colori, il rumore di fondo del parlare della gente ti inebriano e ti affascinano. Dalle Ande ai Caraibi, dalla foresta tropicale agli altopiani, ogni angolo del paese si presenta con caratteristiche diverse e sorprendenti.
L’ Ambiente ed il Paesaggio attireranno la tua attenzione. Il clima varia da tipicamente tropicale a quello temperato fino a quello marittimo. Le montagne, le foreste pluviali e le coste offrono una varietà di paesaggi in continuo cambiamento. La Colombia vanta immensi territori coperti da foreste tropicali, zone estese di savane e aree desertiche a nord di Santa Marta, ospitando una varietà di fauna e di flora incredibilmente diverse.
L’ Accoglienza della gente colombiana è proverbiale. Gli abitanti sono noti per la loro ospitalità calorosa, rendendo i visitatori che provengono da tutte le parti del mondo subito a loro agio. La Colombia è ricca di feste, come il Carnevale di Barranquilla e la Settimana Santa a Popayán, che riflettono la sua vibrante cultura e la voglia di far festa.
Lo spagnolo è la lingua ufficiale, con accenti regionali che mostrano la diversità culturale. I dialetti abbondano in ogni angolo del paese, rendendo spesso l’inflessione spagnola incomprensibile.
Tra le principali città della Colombia Bogotá è una grande metropoli cosmopolita. Cittadine e paesi sono caratteristiche dei territori dove sorgono. Cartagena, città marinara, offre storia e bellezze architettoniche che non possono essere viste e vissute. I trasporti variano da città a città e da regione a regione. Le città principali dispongono di buone reti stradali, di trasporti pubblici sufficientemente organizzati e di trasporti aerei adeguati. Negli immensi territori del paese le comunicazioni sono piuttosto scarse ed è bene organizzarsi i viaggi interni prima di arrivare nel paese.
L’impatto con il paese può creare problemi di salute se non si adottano misure preventive e corretti comportamenti. Cibi e bevande possono essere causa di importanti infezioni intestinali. Occhio ai cibi serviti per strada, alle creme e al latte fermentato. La diarrea è sempre dietro l’angolo. Le malattie portate da cibi e bevande contaminate sono frequenti. Pensare alle vaccinazioni per queste malattie prima di affrontare il viaggio può essere un comportamento saggio. Da qualche anno molti territori del paese sono sempre più interessati da epidemie di dengue. L’attenzione alle zanzare è fondamentale e la vaccinazione prima di entrare nel paese può essere opportuna. Febbre gialla e malaria sono presenti nelle aree tropicali, non prendere sottogamba questo problema. Quindi la prima cosa è fare attenzione alle punture delle zanzare, alla possibilità di contatto con parassiti come scabbia, pidocchi e piccoli animaletti della sabbia, e una attenzione particolare alle zecche. Proteggersi è essenziale.
Tra le precauzioni da adottare è quella di evitare cibi crudi, cotti da tempo, creme e cibi fermentati, tutto questo per evitare la fastidiosa diarrea del viaggiatore. Lavarsi le mani frequentemente e bere solo acqua in bottiglia riduce il rischio di malattie.
🌦️ Stagioni e Clima per Territorio
La Colombia, per la sua posizione equatoriale, non ha stagioni tradizionali ma stagioni secche e piovose:
Territorio Stagione Secca Stagione Piovosa
Bogotá (Altopiano) Dic–Mar / Giu–Ago Apr–Mag / Set–Nov
Cartagena / Costa Caraibica Dic–Apr Mag–Nov
Medellín (Valle) Dic–Feb / Giu–Ago Mar–Mag / Set–Nov
Amazzonia colombiana Giu–Set Ott–Mag (molto piovosa)
Andes (alta quota) Relativo secco Dic–Mar Piogge quasi tutto l’anno
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☀️ Agosto nei Diversi Territori
• Costa Caraibica (Cartagena): Caldo umido, temperature 28–34°C, piogge intermittenti, stagione degli uragani nei Caraibi
• Bogotá: Stagione relativamente secca, 7–19°C, soleggiato
• Medellín: Periodo più secco, 16–28°C, piacevole (“Ciudad de la Eterna Primavera”)
• Amazzonia: Caldo e molto umido, 25–35°C, piogge frequenti
• Coste Pacifiche (Tumaco): Tra le zone più piovose al mondo in agosto
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🦟 Malattie ad Agosto per Territorio –
⚠️ Nota professionale Dr. Paolo Meo: Agosto coincide con stagioni piovose in molte aree, aumentando significativamente il rischio vettoriale.
🦟 MALARIA (Plasmodium vivax prevalente, falciparum presente)
• Alto rischio: Amazzonia, Chocó, Costa Pacifica, Urabá, Darién, Orinoquía
• Basso/nullo rischio: Bogotá (>2.500 m), Medellín città, Cartagena città
• Profilassi consigliata: Clorochina nelle zone vivax; Atovaquone/proguanil o Doxiciclina nelle zone falciparum/Chocó
🦟 DENGUE (sierotipi 1–4)
• Rischio elevato in agosto: Cartagena, Barranquilla, Medellín (valle), Cali, aree urbane costiere
• Vettore: Aedes aegypti – picco nelle stagioni piovose
• Non esiste profilassi farmacologica – protezione anti-vettoriale essenziale
🦟 CHIKUNGUNYA
• Circolazione endemica su tutto il territorio, specie zone costiere e vallate tropicali
• Stessa trasmissione dengue, spesso co-circolante
• Sintomatologia artralgia severa invalidante
🦟 ZIKA
• Circolazione endemica residua – rischio non eliminato, specie zone tropicali basse
• Fondamentale: donne in gravidanza o che pianificano gravidanza devono evitare le aree a rischio
• Trasmissione anche sessuale: counseling coppia necessario
💧 COLERA
• Rischio basso ma presente nelle zone rurali remote, Amazzonia, comunità indigene con scarso accesso all’acqua potabile
• Vaccinazione orale (Dukoral) consigliabile per soggiorni in aree rurali prolungati
🦠 ALTRE MALATTIE DA CONSIDERARE
Malattia Rischio Zone
Febbre gialla Alto (aree endemiche) Amazzonia, Llanos, Orinoquía – vaccinazione obbligatoria
Leishmaniosi Moderato Zone rurali boschive, Chocó, Amazzonia
Leptospirosi Moderato in agosto Zone alluvionali, acque dolci stagnanti
Tifo / Epatite A Moderato Zone rurali, igiene precaria
Rabbia Basso ma presente Contatti con animali selvatici/randagi
COVID-19 / Influenza Presente Tutto il territorio
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💉 Raccomandazioni del Tropicalista
1. Vaccinazione febbre gialla – obbligatoria per zone endemiche, certificato richiesto
2. Profilassi antimalarica – personalizzata per itinerario
3. Repellenti DEET >30% – uso costante specie alba/tramonto
4. Zanzariere impregnate – per pernottamenti in zone rurali
5. Acqua in bottiglia – mai acqua del rubinetto
6. Consulto pre-partenza con medico tropicalista almeno 4–6 settimane prima
[10] [4] [9]
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🌐 Sources
1. alpitour.it – Pacchetti vacanze e viaggio in Colombia all inclusive
2. climieviaggi.it – Italia, clima a agosto
3. quotidianosanita.it – Vacanze e infezioni. Le 5 malattie più comuni in estate
4. viaggiaresicuri.it – Ministero degli Affari Esteri – Colombia
5. ilmeteo.it – Meteo: Agosto tra due estremi
6. rctherapy.it – 8 Malanni comuni tipici dell’Estate
7. viaggiavventurenelmondo.it – Viaggi di gruppo in Colombia
8. meteogiornale.it – Qual è il METEO “normale” di AGOSTO?
9. toscanamedica.org – Malattie estive nei viaggiatori: rischi comuni e consigli
10. turisanda.it – Tour e viaggi organizzati in Colombia
11. meteosvizzera.admin.ch – Stagioni meteorologiche, astronomiche e del calendario
12. pazienti.it – Le malattie a cui fare più attenzione ad agosto
13. weroad.it – Viaggi organizzati in Colombia
14. serapea.it – Clima nel Mondo: Guida Mese per Mese
15. casadelsoleformia.com – Estate: cura e prevenzione per le malattie più diffuse
La Giornata Mondiale contro la Malaria, istituita nel 2007 dagli Stati membri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, si celebra ogni anno il 25 aprile. Questa ricorrenza rappresenta un momento fondamentale per richiamare l’attenzione globale su una delle malattie infettive più diffuse e ancora oggi tra le principali cause di morte nei Paesi a basso reddito.
Negli ultimi decenni, la lotta contro la malaria ha registrato progressi significativi. Dal 2000, grazie a strategie di prevenzione, diagnosi precoce e trattamento, la mortalità globale si è ridotta di circa il 60%, con oltre 6 milioni di vite salvate. Strumenti come le zanzariere trattate con insetticidi, i test diagnostici rapidi e i farmaci antimalarici hanno avuto un ruolo determinante in questo miglioramento.
Nonostante questi risultati incoraggianti, la malaria continua a rappresentare una minaccia globale. Ogni anno si stimano circa 214 milioni di nuovi casi e oltre 400.000 decessi, con un impatto particolarmente grave nell’Africa subsahariana e nel Sud-est asiatico. I bambini sotto i cinque anni e le donne in gravidanza restano i gruppi più vulnerabili: si stima che circa tre quarti delle morti per malaria riguardino proprio i più piccoli. Ancora oggi, questa malattia uccide un bambino ogni due minuti.
A livello globale, circa 3,2 miliardi di persone – quasi la metà della popolazione mondiale – vivono in aree a rischio, distribuite in circa 97 Paesi. In molte di queste regioni, milioni di individui non hanno accesso adeguato a servizi essenziali per la prevenzione e la cura, evidenziando profonde disuguaglianze sanitarie.
In Europa, e in particolare in Italia, la malaria è stata debellata: nel nostro Paese la trasmissione è stata interrotta nel 1970 e nel 2016 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha certificato l’eliminazione della malattia in tutta la regione europea. Tuttavia, il rischio resta per i viaggiatori diretti verso aree endemiche, rendendo fondamentale la prevenzione e l’informazione sanitaria.
La Giornata Mondiale contro la Malaria è anche un’occasione per ribadire gli obiettivi ambiziosi fissati dalla strategia globale dell’OMS per il periodo 2016-2030. Tra questi:
riduzione del 90% dei nuovi casi di malaria
riduzione del 90% della mortalità
eliminazione della malaria in almeno 35 Paesi
prevenzione della reintroduzione nei Paesi dove è stata eliminata
Questi traguardi riflettono una visione chiara: un mondo libero dalla malaria. Tuttavia, raggiungerli richiede un impegno costante e coordinato a livello internazionale, con investimenti sostenuti, rafforzamento dei sistemi sanitari e accesso equo agli strumenti di prevenzione e cura.
In conclusione, sebbene la malaria sia oggi prevenibile, diagnosticabile e trattabile, resta una delle grandi sfide della medicina tropicale. La sua eradicazione non è ancora realtà, ma i progressi dimostrano che, con strategie integrate e una forte cooperazione globale, l’obiettivo è raggiungibile.
⚠️ Stagione delle zecche iniziata — Le zone a rischio si stanno espandendo. Scopri come proteggerti →
Allarme Scout · Stagione 2026
Boschi bellissimi. Zecche pericolose.
Per capi scout, genitori ed esploratori: l'encefalite da zecche (TBE) è una malattia grave e prevenibile. Chi frequenta la natura è tra i soggetti più esposti.
L'attività scout per sua natura porta ragazzi e adulti esattamente negli ambienti dove le zecche vivono e prosperano. Riconoscere il rischio è il primo passo per proteggersi.
🏕️
Campeggi e bivacchi
Dormire all'aperto in aree boschive o erbose aumenta significativamente il tempo di esposizione alle zecche, soprattutto nelle ore notturne.
🌲
Escursioni in boschi e foreste
Sentieri, sottobosco, erba alta: habitat ideale per le zecche. Le attività scout si svolgono spesso nelle zone a più alta densità di zecche infette.
🍄
Raccolta di legna, funghi, erbe
Attività tipicamente scout che richiedono contatto diretto con vegetazione bassa, tronchi caduti e fogliame — luoghi preferiti dalle zecche.
🚵
Cicloturismo e orienteering
Percorrere sentieri in mountain bike o durante gare di orienteering espone a contatto ripetuto con la vegetazione ai lati dei percorsi.
🗺️
Viaggi in aree endemiche
Campi estivi in Trentino, Friuli, Veneto o all'estero in Austria, Slovenia, Paesi Baltici — tutte zone ad alta endemia TBE.
👨👩👧
Capi scout e genitori
Anche gli adulti che accompagnano i ragazzi sono pienamente esposti. Il rischio non riguarda solo i giovani esploratori.
Il pericolo
La zecca che non si vede
L'encefalite da zecche (TBE — Tick-Borne Encephalitis) è causata da un virus trasmesso principalmente dalla zecca comune europea Ixodes ricinus. La puntura è indolore e spesso passa inosservata.
"Chi frequenta boschi, prati e campeggi è tra i soggetti più a rischio in assoluto nei confronti delle conseguenze delle punture di zecca."
— Dr. Paolo Meo, Medico Tropicalista e Infettivologo
A differenza della malattia di Lyme — per cui esiste terapia antibiotica — l'encefalite da zecche non ha una cura specifica. L'unica protezione efficace è la prevenzione: il vaccino.
Come progredisce
Le fasi della malattia
La TBE evolve spesso in due fasi distinte. Riconoscerle può fare la differenza.
7–14giorni
Incubazione
Dopo la puntura della zecca, il virus si replica in silenzio. Nessun sintomo evidente. Questa finestra è il momento ideale in cui il vaccino — se somministrato preventivamente — ha già esercitato la sua protezione.
Fase 1settimana
Prima fase influenzale (≈1 settimana)
Febbre, cefalea, dolori muscolari, astenia — sintomi simil-influenzali. Nel 70-80% dei casi la malattia si ferma qui e guarisce spontaneamente. Nel restante 20-30% si procede alla seconda fase.
Fase 2grave
Seconda fase neurologica (potenzialmente grave)
Meningite, encefalite, mielite. Sintomi neurologici gravi: paralisi, disturbi del linguaggio, tremori, coma. Fino al 30% dei pazienti con coinvolgimento del SNC riporta danni neurologici permanenti. La mortalità arriva all'1–2%.
Distribuzione geografica
Dove si rischia: Italia, Europa e oltre
La distribuzione geografica del TBE è in costante espansione — le zone a rischio si allargano ogni anno verso nuove aree, comprese regioni storicamente considerate sicure.
🇮🇹 Italia: zone ad alto rischio
Friuli-Venezia Giulia — Area di endemia storica e ben documentata
Veneto — Alpi Bellunesi — Zone montane con alta densità di zecche infette
Trentino-Alto Adige — Frequente meta di campi scout estivi
Emilia-Romagna — Segnalazioni in aumento nelle zone appenniniche
Lazio — Casi sporadici documentati in aree boscose
🌍 Europa e Asia: zone endemiche
Austria — Una delle più alte incidenze in Europa; vaccinazione diffusa
Germania, Svizzera — Baviera e regioni alpine ad alta endemia
Slovenia, Croazia — Mete estive popolari per campi scout
Russia fino alla Siberia, Asia orientale — Sottotipo siberiano e dell'Estremo Oriente
⚠️ Attenzione: La lista delle zone a rischio si aggiorna ogni anno. Se il vostro campo scout si trova in una delle regioni citate — o in aree limitrofe — la vaccinazione è fortemente raccomandata per tutti i partecipanti, capi inclusi.
La soluzione
Il vaccino TBE: sicuro ed efficace
Il vaccino contro l'encefalite da zecche è disponibile, sicuro, ben tollerato e altamente efficace. È l'unica misura che protegge davvero dal rischio neurologico.
1
Prima dose — subito
Si può iniziare il ciclo vaccinale in qualunque momento dell'anno. Prima si inizia, prima si è protetti.
2
Seconda dose — dopo 1-3 mesi
Dopo la seconda dose si raggiunge un buon livello di protezione (≈90%). Ideale prima dell'estate o di un campeggio in zona endemica.
3
Terza dose — dopo 5-12 mesi
Completa il ciclo primario. La protezione supera il 95% e dura 3–5 anni. Poi basta un richiamo.
↺
Richiami periodici
Un booster ogni 3–5 anni mantiene la protezione nel tempo. Esiste uno schema accelerato per chi deve partire in fretta.
Prevenzione sul campo
Protezione in natura: regole d'oro per gli scout
Il vaccino è la protezione principale, ma abbinarlo a comportamenti corretti riduce ulteriormente il rischio di puntura.
👕
Vesti lungo
Pantaloni lunghi infilati nei calzini, maniche lunghe. Le zecche si arrampicano dal basso verso l'alto.
🧴
Repellente DEET
Applica repellente a base di DEET (20–30%) su pelle esposta e sulla parte esterna dei vestiti.
🔍
Ispezione al rientro
Controlla accuratamente il corpo a fine giornata: ascelle, inguine, dietro le orecchie, cuoio capelluto.
🦟
Rimozione corretta
Usa pinzette a punta fine, afferra la zecca vicino alla pelle, estrai con trazione verticale regolare. Non torcere.
📍
Sentieri aperti
Cammina al centro del sentiero. Evita di sfiorare erba alta, felci e arbusti ai bordi del percorso.
🏥
Monitora dopo la puntura
Se dopo 7–14 giorni da una puntura compare febbre, malessere o eritema, consulta subito un medico.
Chi ti consiglia
Un esperto al tuo fianco
👨⚕️
Dr. Paolo Meo
Medico Tropicalista · Infettivologo · Direttore Clinica del Viaggiatore
Specialista in malattie infettive e medicina tropicale, il Dr. Meo dirige la Clinica del Viaggiatore (Cesmet Artemisia) a Roma. Con anni di esperienza in medicina del viaggio, segue l'epidemiologia delle malattie trasmesse da vettori in Italia, Europa e nelle aree tropicali. Offre consulenze per vaccinazioni, profilassi e protezione specifica per attività all'aperto, campi scout e spedizioni internazionali.
Non aspettare la prossima estate. Vaccinati adesso.
Contatta la Clinica del Viaggiatore per prenotare la tua vaccinazione TBE. Proteggi te, i tuoi ragazzi e la tua squadra.
Aiuto e supporto al Dispensario Lorenzino di Molo, Kenya (Suore Ministre degli Infermi di S.Camillo) e adozione del malato
Adotta un malato
Consenti ad una persona malata, indigente e fragile, di essere assistita nel dispensario da un medico (oggi assente); con esami di laboratorio; necessari ma introvabili nella regione; con medicine per la cura; con medicazioni e tutto quello che è necessario. In telemedicina consentirai un consulto, se necessario con un medico in convenzione con il Cesmet.
Dona per 9 mesi i tuoi 10€ o se vuoi in unico versamento. Il tuo malato riceverà assistenza e medicine per tutto il tempo necessario.
Oppure donare con un bonifico intestato a FONDAZIONE CESMET Centro Studi di Medicina Tropicale
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Consenti ad una donna in gravidanza di ricevere assistenza durante i 9 mesi di gestazione. Una prima visita ginecologica – ostetrica, terapie e integratori di supporto durante la gravidanza, test sierologici e laboratorio, per rendere sicura la crescita del bambino; controlli ostetrici ed esami periodici. In telemedicina sarà possibile realizzare test e consulenze.
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Contribuisci a: Triage di accesso per urgenza; kit di laboratorio e materiali per esami di emergenza; materiali per medicazioni e prime cure; medicine di emergenza; flebo per terapie in infusioni; ricovero per osservazione in stanza dedicata e pasti caldi; contribuisci al mantenimento dell’ équipe di Pronto Soccorso
Puoi versare in 5 rate mensili oppure in unico versamento
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• Contribuisci a finanziare l’acquisto di un “FUORISTRADA” per recarsi in periferia, presso villaggi distanti e senza assistenza sanitaria; permetti al personale sanitario di effettuare: visite, controlli, medicazioni, terapie iniettive, distribuzione di medicine, campagne vaccinali bambini e donne adulte e incinte, assistenza nelle abitazioni per i più deboli, defedati ed anziani.
• Donazione libera, versa la cifra che vuoi
Capo Verde è un arcipelago che incanta chiunque vi metta piede: le sue spiagge bianche e dorate si perdono nell’azzurro dell’oceano, le dune di Boa Vista si alternano ai paesaggi vulcanici di Fogo, mentre le vallate verdi di Santo Antão invitano a trekking indimenticabili. L’isola di Sal, con le sue saline e le piscine naturali, è il regno degli sport acquatici e del relax, mentre Mindelo, a São Vicente, vibra al ritmo della musica e della cultura creola. Qui il clima è mite tutto l’anno, la popolazione accoglie i visitatori con il sorriso e la proverbiale “morabeza”, e l’atmosfera rilassata rende ogni viaggio un’esperienza rigenerante.
Dal punto di vista sanitario, Capo Verde è considerata una destinazione abbastanza sicura, priva di grandi epidemie, ma come in ogni paese tropicale è bene adottare alcune semplici precauzioni. Negli ultimi anni, le autorità locali hanno compiuto passi da gigante nel potenziamento delle strutture sanitarie, soprattutto nelle isole più turistiche come Sal e Boa Vista, garantendo assistenza di base e sicurezza per i viaggiatori. Comunque la prudenza e le giuste pratiche preventive sono fondamentali per garantire un viaggio in sicurezza.
Le principali malattie da cui proteggersi sono quelle trasmesse dalle zanzare: la dengue, il virus Zika e la chikungunya sono presenti in tutto l’arcipelago, con un rischio maggiore durante la stagione delle piogge, soprattutto a Santiago e Praia.La dengue è sicuramente la malattia da cui difendersi attraverso l’attenzione alla puntura di zanzara e l’effettuazione del vaccino, utile in questo ultimo anno con una crescita esponenziale della malattia nel territorio. La malariaè stata ufficialmente eliminata dal paese nel 2024, ma chi si reca nelle aree interne di Santiago e Boa Vista dovrebbe comunque adottare misure preventive contro le punture di insetto, come l’uso di repellenti, zanzariere e abbigliamento coprente nelle ore serali.
Per quanto riguarda le malattie trasmesse da alimenti e acqua, l’epatite A, la febbre tifoide e le sindromi diarroiche rimangono una possibilità reale a cui il viaggiatore può essere soggetto. È consigliabile bere solo acqua in bottiglia, evitare ghiaccio e cibi crudi o poco cotti, lavare e sbucciare personalmente frutta e verdura, e curare sempre l’igiene delle mani. Le vaccinazioni contro epatite A, tifo ed il vaccino orale del colera, che copre batteri che causano diarrea del viaggiare, sono prevenzioni fondamentali. La vaccinazone contro la febbre gialla è obbligatoria solo per chi proviene da paesi a rischio, infetti ed endemici.
Capo Verde, dunque, offre ai suoi ospiti un ambiente naturale protetto e un clima ideale per il relax e il benessere. Con qualche attenzione in più – una buona assicurazione sanitaria, un piccolo kit di pronto soccorso, la prevenzione contro le zanzare e la cura nell’alimentazione – il viaggio si trasforma in un’esperienza sicura e indimenticabile, tra spiagge incontaminate, vulcani, musica e la calorosa accoglienza capoverdiana.
Alert Sanitari
Capo Verde ha affrontato diverse sfide sanitarie tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025, con focolai epidemici e rischi specifici per i viaggiatori diffusi nel territorio.
Epidemie nel primo trimestre 2025
La situazione epidemiologica rimane influenzata dagli eventi del 2024, in particolare per la dengue, che ha registrato un picco significativo nel quarto trimestre dell’anno precedente. 1. Dengue: – Casi totali:44.410 (17.942 confermati) e 8 decessi a metà dicembre 2024. – Isole coinvolte: Tutte e 9 le isole, con Santiago (80% dei casi) e Fogo (focolaio attivo di DENV-3.
– Caratteristiche: Trasmessa da zanzare “Aedes aegypti”, con sintomi come febbre alta, dolori muscolari ed eruzioni cutanee. Il rischio persiste per i viaggiatori a causa della presenza del vettore.
2. Malaria – Stato ufficiale: Il paese è certificato “malaria-free” dall’OMS dal 2024. – Eccezioni: Rari casi autoctoni segnalati a São Tiago e Boa Vista nel 2023, legati a introduzioni sporadiche.
3. Altre malattie tropicali – Zika virus: Segnalato storicamente, con casi confermati nel 2015-2016. – Chikungunya: Presente, associato a focolai sporadici. – Febbre di Lassa e Schistosomiasi: Rischio segnalato, seppur non quantificato.
Isole a maggior rischio – Santiago: Focolaio principale di dengue, con oltre 37% dei casi nel 2024. – Fogo: Focolaio attivo di DENV-3, responsabile del 59% dei casi totali. – Boa Vista e São Tiago: Storica presenza di malaria, ora eliminata.
La vigilanza resta alta, soprattutto per la dengue, data la presenza continua del vettore e le condizioni climatiche favorevoli. Si consiglia ai viaggiatori di consultare un medico prima della partenza e monitorare gli aggiornamenti sanitari locali.
Clima: Situato in una zona dove predomina un vento proveniente generalmente da nord-est e che aumenta d’intensità fino al mese di luglio, Capo Verde usufruisce di condizioni climatiche più favorevoli rispetto a quelle dei paesi del vicino continente situati alla stessa latitudine. La stagione delle piogge si estende durante i mesi di agosto, settembre e ottobre con piovosità incerta di anno in anno, da isola a isola e persino da luogo a luogo ma ciò non impedisce che a Capo Verde sia estate tutto l’anno. I famosi venti caldi dell’est provenienti dal continente africano arrivano, di solito, a gennaio e febbraio. Il clima é tropicale secco. La temperatura media annua oscilla intorno ai 25° e le escursioni termiche non superano i 10° dovuto all’influenza dell’oceano. In mare la temperatura oscilla intorno ai 21° (febbraio e marzo) e ai 25° (settembre e ottobre).
Quali sono le malattie presenti nel paese? Quali sono i rischi reali?
Capo Verde: un mosaico di rischi sanitari tra isole affascinanti e malattie endemiche
Mentre il sole splende sulle spiagge di Capo Verde, l’arcipelago nasconde un complesso panorama epidemiologico che richiede attenzione da parte di chi si reca nell’isola. La recente certificazione “malaria-free” rilasciata dall’OMS nel 2024 non cancella del tutto le sfide sanitarie di questo paradiso tropicale, dove zanzare e condizioni igieniche precarie rimangono antagonisti silenziosi della salute dei cittadini e dei viaggiatori.
Malattie virali: il dominio delle zanzare
Nelle aree urbane di “Santiago” e “Fogo”, la dengue regna sovrana, con 44.410 casi segnalati nel solo ultimo trimestre del 2024. Il sierotipo DENV-3, particolarmente aggressivo, ha trasformato Praiain un epicentro di trasmissione, dove le zanzare Aedes aegypti trovano terreno fertile nei contenitori d’acqua stagnante. A completare il quadro, Zika e Chikungunya mantengono una presenza costante, seppur con numeri meno eclatanti, minacciando soprattutto le donne in gravidanza e chi soffre di patologie articolari croniche.
Batteri: il pericolo nascosto nel piatto L’isola di Salha fatto parlare di sé nel 2023 per un focolaio di Shigella sonnei resistente agli antibiotici, legato a strutture turistiche “all inclusive”. La febbre tifoide rimane un’ombra persistente nelle zone rurali, con tassi di incidenza che sfiorano il 20% tra i viaggiatori incauti.
Nei mercati di pesce di Mindelo, il rischio di colera – seppur contenuto – continua a giustificare raccomandazioni stringenti sull’evitare cubetti di ghiaccio e frutti di mare crudi. Importante la vaccinazione prima del viaggio nelle isole
Parassiti: l’invasione silenziosa
Le acque dolci di Santo Antão* nascondono il rischio schistosomiasi, malattia parassitaria contratta attraverso il semplice contatto cutaneo durante nuotate in fiumi o laghi.
Nelle campagne di Boa Vista, la filariosi linfatica mantiene bassa ma costante circolazione, trasmessa da zanzare notturne che sfuggono ai controlli sanitari. Godersi una vacanza nelle isole non vuol dire abbassare la guardia nei confronti degli insetti e adottare comportamenti che ci aiutano ad allontanare rischi inutili.
I recenti casi di malaria registrati nel 2023 a São Tiago, seppur isolati, e da probabile importazione dal continente africano testimoniano la fragilità dell’ecosistema sanitario locale.
Valutazione del rischio: mappa geografica dei rischi I resort di Santa Maria (Sal) e Praia (Santiago) concentrano il 70% dei casi di malattie diarroiche, con picchi durante la stagione delle piogge.
Chi si avventura nelle zone interne di Fogo dovrebbe avere grande attenzione per le zanzare mentre visita i vulcani: qui la densità di “Aedes aegypti” raggiunge livelli doppi rispetto alla media nazionale.
Le isole minori come Brava e Maio, pur essendo meno colpite, presentano rischi residuali legati alle situazioni di igiene, alla presenza di zanzare, e alla limitata accessibilità alle strutture sanitarie.
Per i viaggiatori: come sempre l’arma migliore resta la prevenzione. Repellenti a base di olio di Neem, prodotto naturale molto efficace, oppure DEET al 30% costituiscono la prima linea di difesa; il consumo esclusivo di acqua imbottigliata e attenzione scrupolosa all’igiene alimentare riducono del 90% i rischi. La vaccinazione per l’epatite A, l’antitifica e la vaccinazione orale per il colera costituiscono un baluardo contro le infezioni di origine alimentare. La profilassi antimalarica – seppur non obbligatoria – rimane ancora una scelta saggia per chi pianifica escursioni fuori dai percorsi turistici battuti.
Richiedi sempre una consulenza presso strutture specializzate per avere informazioni più dettagliate ed i giusti consigli prima di partire
Prevenzione e profilassi
Quale vaccinazione è obbligatoria per viaggiare nelle isole di Capo Verde e come bisogna comportarsi?
Il certificato di vaccinazione contro la Febbre Gialla non è richiesto ai viaggiatori che provengono dall’Italia, Europa; USA e Canada e da paesi dove non è presente la malattia. E’ richiesto obbligatoriamente a tutti i viaggiatori di età superiore a un anno provenienti da aree dove è presente il rischio di trasmissione della malattia. Il certificato internazionale valido in tutto il mondo è rilasciato solamente dai centri di vaccinazione autorizzati da OMS e dagli stati di appartenenza.
La vaccinazione per la Febbre Gialla non è consigliata a chi si reca nelle isole in quanto il rischio è oramai ridotto allo zero.
(Aggiornamento Aprile 2025)
Quali vaccinazioni sono consigliate e come bisogna comportarsi?
VACCINAZIONI CONSIGLIATE
VACCINAZIONI PER MALATTIE TRASMESSE DA PUNTURA DA INSETTI
SINDROMI DIARROICHE E COLERIFORMI: (DIARREA DEL VIAGGIATORE la malattia); COLERA la malattia
Il rischio per il colera è piuttosto basso ed assente nella maggior parte del territorio ma cibi conservati in modo non adeguato o trasportati da aree anche lontane possono presentare rischi.
– La vaccinazione per COLERA e DIARREA non è obbligatoria, ma va presa in considerazione a seconda il tipo di viaggio e di permanenza, ma soprattutto in base alla situazione epidemiologica del paese al momento del viaggio. La nuova formulazione “orale” del vaccino anticolera protegge ora anche dalle infezioni intestinali provocate da molti agenti enterotossici che provocano la “diarrea del viaggiatore”. Il vaccino è quindi consigliato per i viaggi in molti paesi del mondo.
VACCINAZIONI CONTRO MALATTIE TRASMESSE DA SANGUE CONTAMINATO.
EPATITE B notizie sulla malattia
l’epatite B è una aggressione a livello del fegato che può indurre alterazioni cellulari ed aprire la porta al carcinoma epatico. I rischi, oltre che da siringhe infette e rapporti sessuali non protetti possono venire anche da medicazioni effettuate in strutture sanitarie dove la sterilizzazione dei ferri è poco curata. Quindi è importante essere protetti quando si affrontano viaggi in posti ad alta endemia del virus B per saperne di più…. sulla vaccinazione
POLMONITE E INFEZIONI DA PNEUMOCOCCO
pneumococco è la principale causa di polmoniti, otiti, meningiti e sepsi. Il vaccino è molto efficace e sicuro la vaccinazione è consigliata a coloro che hanno avuto e soffrono di problemi polmonari e durante il viaggio possono avere un contatto ed un attavvo da parte di uno dei tipi del batterio streptococco pneumoniae o pneumococco
VACCINAZIONI CONTRO MALATTIE DA MORSO DI ANIMALI
RABBIA notizie sulla malattia
Se si prevedono escursioni in zone extraurbane, dove può essere più facile il contatto con animali selvatici; in ocasione di safari o battute di caccia, nonché per motivi professionali (veterinari, agronomi, ecc…). Vedi scheda vaccinazione
VACCINAZIONI DI ROUTINE
Assicurati di aver effettuato tutte le vaccinazioni previste dal Sistema Sanitario Nazionale. Queste prevedono: tetano, difterite, polio, pertosse, haemophilus B, epatite B, morbillo, parotite, rosolia, varicella.
Approfondimenti sulla malaria
CHE COSA E’
La Malaria è una malattia infettiva, acuta, presente nel paese, molto legata agli’ ambienti umidi, piovosi, alle stagioni ed alle condizioni meteorologiche. Controlla prima di partire l’itinerario del tuo viaggio e le condizioni meteo delle aree dei tuoi soggiorni. Ricorda che la Malaria è una malattia potenzialmente grave ed anche fatale. Non sottovalutarla. E’ possibile prevenirla con una attenzione al vestiario che ti copra le parti scoperte al tramonto e la notte, all’utilizzo di repellenti e all’ utilizzo di adeguati farmaci per la profilassi, nelle stagioni di maggior rischio. Per approfondire leggi la scheda sulla malaria
NELLE ISOLE DI CAPO VERDE
Da diversi anni Capo Verde è esente da casi autoctoni di malaria (sia Falciparum che Malariae) e ha ricevuto la “certificazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per l’eliminazione della malaria dal territorio del paese”. Capo Verde è “Malaria-free”. (12 Gennaio 2024)
Negli ultimi 30 anni i casi sono progressivamente diminuiti e dal 2018 il paese non ha riportato casi autoctoni.
La “certificazione dell’eliminazione della malaria da un paese” è il riconoscimento ufficiale da parte dell’OMS dello “status di paese libero di trasmissione malarica. L’OMS concede questa certificazione quando un paese può dimostrare che la catena di trasmissione locale di tutti i parassiti della malaria umana è stata interrotta nel paese da almeno tre anni consecutivi. Il sistema di sorveglianza sia della malattia, che della presenza di zanzare anopheles infette, e che la risposta del controllo ambientale sia pienamente funzionante per prevenire qualsiasi rischio di ristabilimento della trasmissione autoctona.
Definitivamente certificata l’assenza di casi e di presenza di parassiti nell’isola, per la terza volta Cabo Verde è statocertificato come paese malaria Free. La prima volta risale al 1968, la seconda evidenza di esenzione da casi di malaria nel 1983.Quindi il ritorno della anopheles negli anni ’90 ha portato a nuovi casi e ad una recrudescenza della malattia. Questo per diminuiti controlli ambientali nel controllo dei vettori che hanno portato a un ritorno della malattia.
Nel 2015, il paese aveva ridotto la trasmissione della malaria autoctona a soli sette casi. Ma a causa di casi importati si è generato un focolaio di 423 casi ufficiali di malaria autoctona, in persone che non avevano viaggiato, in particolare nella capitale Praia.
Da allora il sistema sanitario di Cabo Verde si è concentrato sulla sorveglianza dei casi si di malaria, in particolare sull’individuazione e la diagnosi di casi sospetti nelle unità sanitarie; sulla sorveglianza dei casi importati; e soprattutto sul controllo prolungato dei vettori, in particolare attraverso tecniche di ‘irrorazione interna dei residui chimici.
Per arginare e prevenire l’ondata di casi importati dall’Africa continentale dal 2009 è stato messo in essere un piano di cure e diagnosi fornite gratuitamente a viaggiatori e migranti internazionali. Uno sforzo che per anni ha contribuito ad abbattere la presenza di malaria.
La maggior parte dei casi di malaria viene rilevata presso le strutture sanitarie del paese. I casi confermati vengono segnalati entro 24 ore, ospedalizzati e trattati. Dopo la dimissione, i pazienti guariti vengono monitorati una volta alla settimana per 28 giorni, per evitare episodi di recrudescenza della malattia e innesco di nuovi focolai infettivi.
Le principali misure preventive sono state caratterizzate da due campagne annuali di irrorazione residua indoor; controllo regolare delle larve dei vettori anopheles; controllo di casi di malaria, anche sospetti, ai punti di ingresso (aeroporti e porti) e attenzione all’igiene ambientale.
Nonostante la pandemia di COVID-19 abbia bloccato ogni attenzione verso altri problemi, il Ministero della Salute di Capo Verde ha cercato di mantenere un impegno concreto nel programma di controllo ed eliminazione della malaria.
PROFILASSI
Per la situazione epidemiologica ed il rischio malarico molto basso, non è consigliata alcuna profilassi, ma si raccomanda, in ogni caso, particolare attenzione ad evitare le punture degli insetti (V. zanzare &co: come proteggersi)
Per la situazione epidemiologica ed il rischio malarico molto basso, non è consigliata alcuna profilassi, ma si raccomanda, in ogni caso, particolare attenzione ad evitare le punture degli insetti (V. zanzare &co: come proteggersi)
In ogni caso consigliamo sempre di portare una confezione di DOXICICLINA 100 mg, da assumere in caso di forte diarrea, puntura di zecche degli animali, per la protezione e cura del tifo esantematico, con possibilità, in ogni caso di prevenzione dalla malaria nei territori dove ancora ci può essere il sospetto della trasmissione. DOXICICLINA 100 mg è da considerare, da parte dei viaggiatori, un farmaco multiuso per infezioni cutanee, intestinali, per le infezioni da Rickettsie, Borrellia ed altre infezioni batteriche a trasmissione vettoriale.
AL RIENTRO
In caso di febbre, di diarrea o comunque di malessere, è indispensabile consultare senza indugio (in caso di febbre, possibilmente entro 24 ore, per la possibilità di aver contratto la malaria, se si è di ritorno da una zona a rischio) un Medico Specialista o esperto in Malattie Tropicali.
Pillole di salute
Come evitare di ammalarsi
Dai tempo al tuo organismo di ambientarsi al nuovo clima ed al nuovo ambiente. Prima del viaggio, se possibile, dedica alcune ore alla attività fisica, e abitua il tuo organismo ai nuovi ritmi durante il viaggio…leggi tutto
Chi deve vaccinarsi per la febbre gialla
La vaccinazione contro la Febbre Gialla o Vaccino Antiamarillico, malattia virale acuta, che si trasmette tramite puntura di zanzara, è l’unica pratica preventiva che può essere richiesta obbligatoriamente dalle autorità sanitarie di un Paese per poter entrare attraverso i valichi di frontiera….
E’ una malattia infettiva, acuta, spesso ma non sempre febbrile, talvolta caratterizzata da pochi sintomi ma sempre con presenza di grande stanchezza, può essere fortemente debilitante, provocando anemia talvolta grave e molto spesso alterazioni metaboliche ed organiche. Appena entrati nell’organismo i parassiti colonizzano le cellule del fegato che poi vengono via via distrutte creando zone di necrosi (morte cellulare) e di fibrosi puntiforme. Alla lunga il parassita malarico crea lesioni permanenti a livello epatico. (altro che medicine contro la malaria che fanno male al fegato!).
Ricorda che la protezione dei farmaci utilizzati per la profilassi (prevenzione) è efficace e sicura. Gli eventuali effetti collaterali, raramente presenti, sono sicuramente meno dannosi, sul tuo organismo, rispetto alle conseguenze derivanti dalla malattia stessa. Tali effetti collaterali, sempre temporanei, possono dipendere da dosaggi non corretti o da intolleranze individuali. Devi temere l’azione distruttiva del parassita sul tuo organismo piuttosto che gli effetti collaterali,generalmente non pericolosi dei farmaci antimalarici.
Febbre, brividi, sudorazione, cefalea nucale, stanchezza ingravescente sono i sintomi più frequenti e caratteristici. Ma non sempre la malaria si presenta in modo così eclatante. Basta un malessere al rientro dal viaggio a far scattare l’attenzione.
FAI SUBITO GLI ESAMI DI LABORATORIO PRESSO UN CENTRO SPECIALIZZATO. TI ASPETTIAMO AL CESMET PER ESCLUDERE CON UNA VISITA E CON ESAMI MIRATI CHE I TUOI SINTOMI PROVENGANO DA UN ATTACCO MALARICO.
• le zanzare che trasmettono malattie diverse dalla malaria sono attive durante il giorno ed ovunque vi sia una raccolta di acqua dolce: indossare abiti di colore chiaro, lunghi e con maniche larghe, pantaloni lunghi e larghi, di colore chiaro, magliette o camicie con maniche lunghe e larghe e di colore chiaro da infilare nella cintura dei pantaloni….
Per prevenire l’eventuale trasmissione di malattie infettive, è opportuno nuotare esclusivamente in piscine con acqua clorata. L’acqua del mare è sicura.
Fare il bagno in acque contaminate può essere pericoloso per la pelle, gli occhi, le orecchie, le mucose della bocca, specialmente se…
Montagna o mare, safari e avventura o vacanza di tutto riposo, caldo o freddo: devi preparare il tuo bagaglio con cura, attenzione, senza esagerare e soprattutto prevedendo ……l’imprevedibile. Abbigliamento appropriato al clima e non dimenticando mai una piccola farmacia da viaggio.
Al rientro a casa
Quando rientri da un viaggio ricorda di prenderti una pausa di un tempo sufficiente per riadattare il tuo organismo al tuo ambiente ed ai tuoi ritmi di vita. Stanchezza, malessere, senso di vuoto, scarsa capacità alla concentrazione….
INFLUENZA 25/26: la Variante K del virus influenzale A/H3N2 corre veloce. In questo articolo voglio fornire una descrizione delle caratteristiche biologiche e cliniche e qualche consiglio di come proteggersi.
Il VIRUS protagonista indiscusso della stagione 2025/26 è costituito dalla variante K (sottoclade K) del virus influenzale A/H3N2, identificato come “improvvisa” variante emergente già a partire dall’agosto 2025 in Australia. E vi ricorderete che vi avevamo preannunciato che questo ceppo influenzale presentava allora, ed oggi è confermato, sette mutazioni della “proteina emoagglutinina” che gli conferiscono una straordinaria capacità di “eludere l’immunità pregressa della popolazione”, risultante da vaccinazioni precedenti o infezioni naturali passate. E questo rende il mixovirus di quest’anno particolarmente diffusivo.
È fondamentale sottolineare che questa variante K NON presenta una maggiore aggressività o severità clinicarispetto all’H3N2 stagionale tradizionale. Piuttosto, la vera caratteristica biologica della variante K risiede nella sua efficienza replicativa e nella velocità di trasmissione, che le ha permesso di prolungare significativamente la stagione influenzale negli emisferi meridionali (Australia e Nuova Zelanda) per almeno un mese oltre il normale.
Questo aspetto è clinicamente rilevante perché, sebbene la variante non sia più virulenta, la sua capacità di eludere parzialmente l’immunità della popolazione ha generato un picco epidemiologico anticipato e potenzialmente più ampio. Le sequenze genomiche depositate nel database internazionale confermano che in questo periodo invernale il subclade K è nettamente predominante anche in Italia, rappresentando la spina dorsale dell’epidemia attuale.
Clinicamente, l’infezione da variante K presenta il classico spettro sintomatologico dell’H3N2 stagionale:
febbre alta (>38°C) ad esordio brusco,
tosse intensa,
faringite,
dolori muscolari e articolari marcati,
stanchezza profonda,
congestione nasale
nei bambini, disturbi gastrointestinali (nausea, vomito, diarrea).
È degno di nota che l’H3N2, indipendentemente dal sottoclade, produce manifestazioni febbrili più pronunciate rispetto all’H1N1, che invece tende a manifestarsi con sintomi respiratori superiori più salienti (tosse persistente, mal di gola, congestione nasale).
Tra le complicanze specifiche documentate figurano
le otiti media,
sinusiti,
bronchiti e polmoniti,
con un rischio aumentato in determinate popolazioni vulnerabili:
anziani over 65,
bambini sotto i 5 anni,
donne in gravidanza,
persone affette da patologie croniche respiratorie (asma, BPCO) o cardiache,
individui immunocompromessi.
Diffusione Geografica e Temporale: Il Picco Imminente
La diffusione della variante K in Italia mostra le medesime caratteristiche osservate nell’emisfero Sud:
un picco epidemiologico anticipato (già evidente a metà dicembre 2025)
con previsioni di raggiungimento del picco massimo tra la fine del 2025 e mese di gennaio 2026.
Gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità evidenziano tuttavia l’impossibilità di una previsione esatta del momento del picco, sottolineando che esso potrebbe verificarsi in qualsiasi momento tra fine dicembre e inizio febbraio.
Questa proiezione temporale è supportata dal fatto che l’A/H3N2 ha circolato molto poco negli anni precedenti nella popolazione italiana, generando una cohorte ampia di individui suscettibili, soprattutto nei bambini. Tale gap immunitario a livello di popolazione rappresenta il terreno fertile per una diffusione accelerata.
La pressione ospedaliera attesa (richiesta di ricoveri per sintomi gravi) dalle autorità sanitarie è descritta come “alta”,con particolare preoccupazione per il mantenimento della capacità di risposta nelle strutture di emergenza-urgenza durante il periodo festivo, noto per ridotte disponibilità di personale sanitario e disponibilità di letti.
Contesto Globale: La Stagione “Record” negli USA 2024/25 Per contestualizzare la gravità della stagione 2024-2025, è illuminante considerare i dati epidemiologici dagli Stati Uniti, dove la sorveglianza è particolarmente rigorosa. Durante i mesi di picco (ottobre 2024-maggio 2025), gli USA hanno registrato oltre
47 milioni di casi influenzali,il dato più elevato dal 2010-2011,
con 610.000 ospedalizzazioni cumulative (il record storico)
e approssimativamente 130.000 decessi per influenza.
Il tasso di ospedalizzazione ha raggiunto il 7,0% (confrontato al 5,6% della stagione precedente e al 4,9% di due anni prima).
Particolarmente allarmante è il dato pediatrico:
231 decessi registrati nei bambini,
di cui il 90% in soggetti idonei alla vaccinazione ma non vaccinati.
Inoltre, il 35,0% dei pazienti con influenza confermata ha richiesto una visita al pronto soccorso entro 30 giorni dall’infezione,
percentuale superiore alla media storica (24,1% nel 2012-2013).
Un chiarimento tra le forme della “influenzaaviaria H5N1 Clade 2.3.4.4b” nei confronti della influenza umana Variante K dell’H3N2
Desidero chiarire una potenziale fonte di confusione terminologica e concettuale tra i due tipi influenzali attualmente circolanti nel mondo:
Quando si discute di “variante clade 2″nel contesto dell’epidemia influenzale attuale, occorre distinguere nettamente tra due entità biologicamente e epidemiologicamente distinte:
Variante K dell’H3N2 stagionale:costituita da “virus influenzale umano” endemico, caratterizzata da “trasmissione efficiente umano-umano”, bassa mortalità, dominante globalmente;
Variante Clade 2.3.4.4b dell’H5N1 costituita ad “virus dell’influenza aviaria”ad alta patogenicità (HPAI), spillover zoonotico sporadico,ossia con possibile trasmissione uccelli – mammiferi; spillover recente in bovini da latte (ossia trasmesso da uccelli a bovini), e possibile passaggio da bovini-uomo, contasso di mortalità estimato 38-48%
La confusione sorge talvolta dal fatto che, nella nomenclatura dell’influenza aviaria, il “clade 2.3.4.4b” si riferisce effettivamente a una linea genetica specifica dell’H5N1.
Tuttavia, nell’ambito dell’epidemia stagionale attuale (dicembre 2025), la pressione virale dominante e i dati epidemiologici pertinenti derivano esclusivamente dalla variante K dell’H3N2, non dall’H5N1.
Parliamo della rara forma di H5N1 Clade 2.3.4.4b: Situazione Epidemiologica Attuale
Sebbene non rappresenti una minaccia immediata all’epidemia stagionale in corso, la situazione dell’H5N1 clade 2.3.4.4b merita una discussione dettagliata data l’importanza della sorveglianza globale e il profilo di rischio pandemico.
Epidemiologia Umana Dal marzo 2024 al giugno 2025, gli Stati Uniti hanno registrato 70 casi umani confermati di H5N1 clade 2.3.4.4b.
Le esposizioni erano ripartite come segue:
41 da bovini da latte,
24 da polli commerciali,
2 da pollame da cortile,
3 da fonte di esposizione sconosciuta.L’ultimo caso registrato negli USA risale a maggio 2025, suggerendo una fase calante dell’incidenza umana negli Stati Uniti.
A livello mondiale, dal 2003 al maggio 2025, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha documentato 972 casi confermati di H5N1 con 468 decessi, per un tasso di mortalità cumulativo del 48%.
Nel 2025 (dati fino a maggio), sono stati registrati 13 casi globali con 5 decessi, corrispondente a un tasso di mortalità del 38%.
È fondamentale evidenziare che non è stata mai documentata trasmissione uomo-uomo sostenuta di H5N1 clade 2.3.4.4b. Tutti i casi umani derivano daesposizioni dirette a fonti animali (avicoltura, bovini da latte, ecc.).
Patogenesi e Adattamento Mammifero La particolarità biologica più inquietante del clade 2.3.4.4b è la sua progressiva adattamento a ospiti mammiferi.
Fino al marzo 2024, i virus dell’influenza aviaria ad alta patogenicità non si riteneva causassero infezioni economicamente significative nei bovini. L’identificazione del genotipo B3.13 nei bovini da latte del Texas e Kansas ha rappresentato un precedente senza storia.
Questo genotipo ricombinante, derivante da una fusione di geni dell’HPAI H5N1 europeo e dell’LPAI nord-americano, si è successivamente diffuso a 17 stati americani e a oltre 1.000 mandrie.
Nei bovini, l’infezione si manifesta prevalentemente come mastite e ridotta produzione lattea, con sintomi respiratori lievi. Tuttavia, un genotipo distinto (D1.1), un altro ricombinante HPAI-LPAI, ha causato due casi umani gravi, uno fatale in California.
La caratteristica biologica di massima preoccupazione risiede nel dual receptor-binding capacity osservato nei ceppi bovini isolati: il virus mantiene l’avidità per i recettori α2,3-sialici (di tipo aviario) mentre acquisisce capacità di legame ai recettori α2,6-sialici (di tipo umano), presenti nell’epitelio respiratorio superiore umano. Questa adattabilità recettoriale rappresenta un passo potenziale verso una facilitazione di trasmissione inter-specie e intra-specie nell’ospite umano.
Patogenicità in Modelli Sperimentali
Studi di infezione sperimentale in furetti con il ceppo umano del Cile H5N1 (genoma D1.1) hanno documentato febbre, secrezione nasale, diarrea, secrezione oculare, letargia marcata e segni di malattia severa quali dispnea e respirazione affannosa. Questo profilo clinico, sebbene limitato ai modelli animali, riflette il potenziale per manifestazioni respiratorie severe nell’ospite umano.
Valutazione del Rischio Pandemico
Il consenso scientifico internazionale considera l’H5N1 clade 2.3.4.4bcome una “seria minaccia pandemica”. I fattori di preoccupazione includono:
Diffusione globale continuativa nel compartimento aviare selvatico e domestico
Incursioni in ospiti mammiferi (visoni, foche, leoni marini, bovini)
Plasticità genetica: diversità genotipica elevata e potenziale per reassortimento con virus influenzali umani stagionali
Spillover sporadico persistente in umani con casi umani in Cile, Canada e USA caratterizzati da gravità aumentata
Tuttavia, l’assenza di trasmissione umano-umano sostenuta e il fenomeno di “viral inert” (il virus non ha acquisito la capacità replicativa ottimale nell’ospite umano) mitigano il rischio a breve termine.
La variante K produce un quadro clinico indistinguibile dalla classica influenza H3N2 stagionale. I tre criteri diagnostici cardine (indicatori di sospetto diagnostico nel setting primario) sono:
Esordio acuto di febbre sopra 38°C (in adulti) o >39°C (nei bambini piccoli)
Almeno un sintomo respiratorio: tosse, congestione nasale, faringite
Almeno un sintomo sistemico: mialgia marcata, artralgia, astenia profonda
L’assenza di uno di questi tre elementi depone generalmente per diagnosi alternativa (raffreddore comune da rhinovirus, per esempio).
La progressione temporale classica prevede:
un picco sintomatologico nei giorni 2-4 di malattia, con la febbre che tende a persistere per 3-5 giorni anche in assenza di complicanze batteriche secondarie.
La tosse e l’astenia possono protrarsi per 1-2 settimane, rappresentando frequente motivo di visita medica tardiva e preoccupazione del paziente.Differenze Sintomatologiche H3N2 vs H1N1
Studi comparativi dei dati clinici di cure primarie hanno documentato che:
– i pazienti infetti da H3N2 presentano febbre più elevata e più prolungata rispetto a quelli con H1N1;
– i pazienti con H1N1 al contrario manifestano tosse più frequente (63,8% vs 40,7%), mialgia più comune (71,8% vs 48,2%) e faringite (40,4% vs 19,0%).
Queste differenze sintomatologiche dovrebbero caratterizzare la valutazione clinica e l’approccio terapeutico.
Interazioni Virali tra diversi virus delle alte vie respiratorie. Meccanismi Fondamentali di Interferenza Virale
La circolazione simultanea di molteplici patogeni respiratori (influenza, RSV, rhinovirus, coronavirus generici, SARS-CoV-2) non produce semplicemente una sovrapposizione lineare di malattia, ma queste interazioni virali talvolta antagoniste talvolta sinergiche determinano dinamiche patologiche complesse governate dal fenomeno “dell’interferenza virale”.
Questa si verifica quando l’infezione da un virus primario innesca una “risposta immunologica innata” (produzione interna diinterferone di tipo I e III) che sopprime la replicazione di un virus secondario(fenomeno denominato challenge).
Per chiarire il fenomeno: in studi realizzati su coltura cellulare di epitelio respiratorio,
– l’infezione da virus influenzale A (IAV) o da virus respiratorio sinciziale (RSV)riduce significativamente la replicazione di SARS-CoV-2 tramite l’induzione di uno stato “antivirale” cellulare.
L’effetto è più pronunciato con IAV che con RSV.
Implicazioni Epidemiologiche e rapporto tra casi influenzali e casi di COVID:una spiegazione dell’andamento delle due epidemie:
Durante la stagione 2024-2025, questi meccanismi di competizione hanno generato un’epidemiologia caratteristica:
– una ondata massiccia di influenza (82 milioni di casi USA da ottobre 2024 a maggio 2025) ha interferito con la diffusione di SARS-CoV-2, mantenendola fortemente.
– Al diminuire dell’attività influenzale in primavera 2025, è seguita una risalita marcata di SARS-CoV-2, in particolare della variante NB.1.8.1 (derivata da JN.1), che ha causato un aumento di ospedalizzazioni.
COVID-19 e la Variante NB.1.8.1 attualmente in Circolazione
La variante di SARS – CoV-2 denominata NB.1.8.1 rappresenta un’evoluzione della linea Omicron con mutazioni aggiuntive sulla proteina spike (T22N, F59S, G184S, A435S, V445H, T478I) che conferiscono ridotta sensibilità agli anticorpi neutralizzanti. Tuttavia, i dati epidemiologici attuali indicano che NB.1.8.1 NON causa malattia più severa rispetto alle varianti Omicron precedenti. La trasmissibilità è elevata, ma la clinica prevede sintomi prevalentemente lievi, soprattutto in individui vaccinati o con infezione pregressa.
Diversi studi hanno valutato l’impatto della coinfesione influenza-SARS-CoV-2 sulla gravità della malattia COVID-19.
Gli autori documentano che la coinfesione con influenza è associata a un aumento 2-fold del rischio di ammissione in ICU (odds ratio = 2,09, IC 95% = 1,64-2,68) e a un aumento 2,31 volte del rischio di ventilazione meccanica (IC 95% = 1,10-4,85) rispetto a infezione COVID-19 in monoterapia. Quindi un aggravamento rispetto alle singole infezioni.
Co-Circolazione di Altri Virus Respiratori I dati RespiVirNet italiano, pubblicati da Istituto superiore di Sanità per dicembre 2025 documentano la circolazione simultanea di:
RSV: pico raggiunto in gennaio 2025 (396 casi nella settimana 4)
Rhinovirus: circolazione anno-round con picchi invernali, ruolo potenziale di “protezione” tramite interferenza virale verso IAV e SARS-CoV-2
Coronavirus generici (escludendo SARS-CoV-2): 1003 casi totali stagione
Efficacia Vaccinale e Protezione nella Stagione 2025
I dati scientifici ci portano ad affermare che i vaccini in uso continuano a proteggere dall’ospedalizzazione e da sintomi particolarmente gravi. E’ da sottolineare che l’efficacia vaccinale verso infezione ossia la fase di attacco acuto è ridotta, ma la protezione verso la severità (morte, ospedalizzazione) rimane solida, probabilmente per il mantenimento di epitopi B e T cellulari cross-conservati.
I pediatri dell’Istituto Superiore di Sanità sottolineano l’importanza della vaccinazione immediata, poiché i bambini, in quanto principali diffusori del virus, potrebbero raggiungere una protezione adeguata prima del picco epidemiologico previsto tra fine dicembre e inizio gennaio.
La situazione epidemiologica al 24 dicembre 2025 è caratterizzata da una massiccia ondata di influenza stagionale dominata dalla variante K dell’A/H3N2, non da una emergenza H5N1 pandemica. La variante K non è clinicamente più severa dell’H3N2 tradizionale, ma la sua capacità di eludere parzialmente l’immunità pregressa ha generato un picco epidemiologico anticipato e potenzialmente ampio. I dati italiani e globali indicano tassi di ospedalizzazione superiori alla media storica e pressione straordinaria sui sistemi sanitari.
L’H5N1 clade 2.3.4.4b rimane una minaccia di sorveglianza a lungo termine, particolarmente dati i fenomeni recenti di adattamento mammifero e la persistente spillover zoonotico, ma non rappresenta un problema epidemiologico acuto nell’ambito della stagione influenzale in corso.
La coinfezione con SARS-CoV-2 variante NB.1.8.1 e altri patogeni respiratori è possibile e comporta conseguenze cliniche misurabili (aumento di ICU e ventilazione), richiedendo vigilanza diagnostica e terapeutica avanzata nei pazienti critici.
La vaccinazione rimane la strategia preventiva primaria,con efficacia mantenuta verso la severità dei sintomi.
L’utilizzo di antivirali (oseltamivir) per pazienti ad alto rischio o con malattia conclamata rimane valido e da favorire in particolare nei portatori di patologie croniche.
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In questa Giornata Mondiale contro l’AIDS facciamo nostre le parole e le raccomandazioni che ci vengono dal nostro Ministero della Salute : “Solidarietà globale, responsabilità condivisa” è il tema della Giornata mondiale contro l’#AIDS. Mai come quest’anno sono parole che parlano del nostro futuro. Solo uniti e responsabili possiamo sconfiggere emergenze sanitarie globali. E i pregiudizi che spesso le accompagnano.”
Questi i numeri di UNAIDS
Nel 2024, 40,8 milioni [37,0 milioni-45,6 milioni] di persone nel mondo erano affette da HIV.
Nel 2024, 1,3 milioni [1 milione-1,7 milioni] di persone hanno contratto l’HIV.
Nel 2024, 630 000 [490 000-820 000] persone sono morte per malattie correlate all’AIDS.
Nel 2024, 31,6 milioni di persone [27,8-32,9 milioni] avevano accesso alla terapia antiretrovirale.
91,4 milioni [73,4 milioni-116,4 milioni] di persone sono state infettate dall’HIV dall’inizio dell’epidemia.
44,1 milioni [37,6 milioni-53,4 milioni] di persone sono morte per malattie correlate all’AIDS dall’inizio dell’epidemia.
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