Paolo Meo - MioDottore.it

Paolo Meo 2

FULMINI: come ti devi comportare

POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA  ·  Centro di Medicina Tropicale e dei Viaggi

RISCHIO FULMINI

Decalogo — come comportarsi in caso di temporale improvviso

Temporali estivi e autunnali  ·  in montagna, in spiaggia, nei campi, all’aperto

LA REGOLA 30/30 — quella da ricordare per prima

Meno di 30 secondi fra il lampo e il tuono: la cella è entro 10 km, sei già nel raggio del fulmine → cerca riparo.

Esci allo scoperto solo 30 minuti dopo l’ultimo tuono: molte vittime vengono colpite quando il temporale sembra finito.

1

Parti presto, guarda le previsioni

Il temporale termico è puntuale: si forma nel primo pomeriggio. In montagna la parte esposta va conclusa entro le prime ore del pomeriggio.

2

Applica la regola 30/30

Al riparo se fra lampo e tuono passano meno di 30 secondi. Fuori non prima di 30 minuti dall’ultimo tuono.

3

Scegli il riparo giusto

Sicuri solo: edificio con impianti e auto chiusa. Non sono ripari gazebo, tettoie, ombrelloni, tende, capanni, grotte poco profonde.

4

Allontanati da tutto ciò che sporge

Cime, creste, alberi isolati, pali, tralicci, croci di vetta. Da un albero alto stai lontano almeno il doppio della sua altezza.

5

Esci subito dall’acqua

Mare, laghi, fiumi, piscine: l’acqua distribuisce la corrente su decine di metri. In spiaggia sei tu l’oggetto più alto.

6

Deponi gli oggetti lunghi e metallici

Piccozze, bastoncini, ombrelli, canne da pesca, attrezzi: appoggiali a qualche metro. Nessun materiale indossato isola dal fulmine.

7

In gruppo, distanziatevi

Almeno 3-5 metri l’uno dall’altro: un solo fulmine non deve mettere fuori gioco tutti, e qualcuno deve poter soccorrere.

8

Se sei sorpreso allo scoperto: accovacciati

Sui talloni, piedi uniti, testa fra le ginocchia, mani sulle orecchie. Mai sdraiarsi a terra: è la posizione che uccide.

9

In casa: tubature e cavi conducono

Niente doccia, lavelli, telefono fisso. Stacca gli apparecchi prima del temporale. Lontano da porte, finestre e pareti esterne.

10

In auto: resta dentro

Protegge la carrozzeria, non i pneumatici. Fermati, non toccare le parti metalliche, non uscire. Moto e bici non proteggono.

SE QUALCUNO VIENE COLPITO — i primi minuti decidono

TOCCALA SUBITO  — Chi è stato colpito non trattiene alcuna carica: nessun rischio per chi soccorre.

CHIAMA IL 112  — Se la zona è ancora esposta, spostala prima in un luogo sicuro.

NON RESPIRA? VENTILA  — 30 compressioni / 2 ventilazioni. Nel fulmine il cuore riparte da solo, il respiro no.

NON FERMARTI PRESTO  — Rianima a lungo: sono documentati recuperi completi dopo molti minuti.

PIÙ VITTIME?  — Triage inverso: soccorri per primi quelli che sembrano morti, cioè chi non respira.

POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA  ·  Direttore: Dr. Paolo Meo, infettivologo-tropicalista  ·  clinicadelviaggiatore.com

Materiale divulgativo. Non sostituisce i protocolli ufficiali di soccorso. In emergenza chiamare il 112.

FULMINI: come ti devi comportare Leggi tutto »

DENGUE E MALDIVE GRAVE EPIDEMIA

Cesmet bollettino della DENGUE nelle MALDIVE 

POLO VIAGGI
CESMET – ARTEMISIA  |  Centro di Medicina Tropicale e dei Viaggi
clinicadelviaggiatore.com

Scheda paese · Scheda malattia · Edizione 1 agosto 2026

MALDIVE E DENGUE vista dall’Italia

Il paradiso ha una zanzara. Quello che devi sapere prima di partire.

                                                                   

Redazione scientifica del POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA

Direttore: Dr. Paolo Meo — tropicalista, infettivologo

Le Maldive sono oggi la prima causa di dengue importata in Italia: 7 casi su 10.

Come è fatta questa scheda

1
Perché una scheda dedicata alle Maldive
Nel 2026 il 71% delle dengue diagnosticate in Italia arriva dalle Maldive. Un cambio di geografia del rischio che quasi nessun turista conosce.
2
La situazione oggi: i numeri dell’epidemia
Andamento mensile dei casi nel 2026, confronto con il 2025, decessi e allerta delle autorità sanitarie maldiviane.
3
Atollo per atollo: dove circola davvero il virus
Le aree a incidenza più alta, il peso di Malé e la differenza reale fra isole abitate, resort e liveaboard.
4
La zanzara: chi è, dove vive, quando punge
Aedes aegypti e Aedes albopictus, il loro habitat nei villaggi e nei resort, e perché pungono di giorno.
5
Che cos’è la dengue e come si manifesta
Sintomi, tempi di incubazione, decorso tipico e i segnali d’allarme che impongono il ricovero immediato.
6
Perché la seconda dengue è più pericolosa della prima
Il fenomeno del potenziamento anticorpo-dipendente e chi deve considerarsi a rischio aumentato.
7
QDENGA: il vaccino, in profondità
Perché la prima dose protegge già chi parte, quando farla, a chi è essenziale e la posizione del CESMET.
8
Proteggersi dalle punture: cosa funziona davvero
NOZETA e olio di Neem come repellente di prima scelta del CESMET, abbigliamento, ambienti e orari.
9
Se hai la febbre alle Maldive
Cosa fare sull’isola, quali farmaci evitare assolutamente e quando chiedere l’evacuazione sanitaria.
10
Se hai la febbre al rientro in Italia
La finestra dei 14 giorni, cosa dire al medico e perché la tua diagnosi protegge anche il tuo quartiere.
11
Non solo dengue: Zika e chikungunya
Gli altri virus trasmessi dalla stessa zanzara e le implicazioni per chi cerca una gravidanza.
12
La checklist del viaggiatore
Cosa fare appena prenoti, nei giorni prima, in valigia e al ritorno. Una lista da spuntare.
13
Domande frequenti e fonti
Le domande che riceviamo più spesso in ambulatorio e i riferimenti scientifici di questa scheda.

1. Perché una scheda dedicata alle Maldive

Per anni la dengue è stata, nell’immaginario del viaggiatore italiano, una malattia del Sud-est asiatico o dell’America Latina. Qualcosa che si prende zaino in spalla, non in un bungalow sull’acqua. Nel 2026 questa immagine è semplicemente sbagliata.

I dati della sorveglianza nazionale italiana sono netti: dei 169 casi di dengue confermati in Italia nel primo semestre 2026, tutti importati da viaggi, il 71% ha come luogo di esposizione le Maldive. Nel primo trimestre la percentuale era ancora più alta, l’83%. Nessun’altra destinazione si avvicina.

169
casi dengue in Italia 2026
71%
esposizione Maldive
~120
viaggiatori italiani infettati

Lo stesso fenomeno si osserva in Spagna, dove circa la metà dei 124 casi importati registrati fino al 19 luglio 2026 è collegata a un viaggio nelle Maldive. Non è un’anomalia italiana: è un’epidemia in corso in un arcipelago che riceve due milioni e mezzo di turisti l’anno.

2. La situazione oggi: i numeri dell’epidemia

L’Health Protection Agency (HPA) delle Maldive pubblica dati mensili sulle malattie infettive. Il 2026 si è aperto con un’impennata che non ha precedenti recenti e che è proseguita per tutto il primo semestre.

Mese 2026 Casi dengue Stesso mese 2025 Variazione
Gennaio 647 424 +53%
Febbraio 428 76 +463%
Marzo 535 60 +792%
Aprile 648 in crescita
Maggio 778 picco del semestre
Totale gen–mag ~3.000

Un dato che i tour operator non raccontano
muore a 23 anni punto da una zanzara infetta di virus della DENGUE

Circa tremila casi in cinque mesi in un Paese di poco più di 500.000 abitanti significano un’incidenza altissima. Nello stesso periodo il flusso turistico non ha subito rallentamenti: il governo maldiviano punta a 2,5 milioni di visitatori nel 2026.

Il 13 aprile 2026 un giovane di 23 anni residente a Milano, nell’atollo di Shaviyani, è deceduto all’Indira Gandhi Memorial Hospital di Malé dopo un ricovero in terapia intensiva. È il decesso che ha portato la dengue in prima pagina nelle Maldive.

L’HPA ha diffuso ripetuti avvisi alla popolazione — a gennaio, ad aprile e nei mesi successivi — chiedendo la collaborazione di consigli comunali, strutture private e cittadini per l’eliminazione dei focolai larvali. Il consiglio comunale di Malé ha intensificato le operazioni di disinfestazione (fogging) dall’inizio dell’anno.

3. Atollo per atollo: dove circola davvero il virus

                                                                    

Le Maldive sono 26 atolli naturali e oltre 1.190 isole, di cui circa 190 abitate e più di 170 destinate a resort. La sorveglianza sanitaria ragiona per atollo, non per singola isola: i dati pubblici disponibili sono espressi come incidenza per 10.000 abitanti a livello di atollo amministrativo. Questa è la geografia reale del rischio.

Atollo Incidenza (gennaio 2026) Rilievo per il turista
Vaavu (Felidhoo) 75 casi / 10.000 ab. Atollo con la più alta incidenza; meta di safari-boat e immersioni
Kaafu (Malé Atoll) 71 casi / 10.000 ab. Include Malé, Hulhumalé, l’aeroporto e la maggior parte dei resort
Gaafu Alifu 47 casi / 10.000 ab. Atollo meridionale, resort e isole locali
Alifu Alifu (Ari Nord) fra i più colpiti a marzo Zona classica di resort e crociere
Shaviyani fra i più colpiti a marzo Atollo settentrionale; sede del decesso di aprile
Altri atolli trasmissione diffusa Nessun atollo può essere considerato indenne

Il limite dei dati e come leggerlo

Non esistono dati pubblici sul numero di zanzare infette per singola isola: nelle Maldive non è attiva una sorveglianza entomo-virologica capillare come quella che, per esempio, l’Italia applica alla zanzara tigre. Chi vi promette una mappa “isola per isola” delle zanzare positive vi sta raccontando qualcosa che non esiste.

Quello che sappiamo è la geografia dei casi umani, che nelle isole piccole coincide di fatto con la geografia del vettore: se su un’isola di due chilometri quadrati ci sono casi, la zanzara infetta è lì.

Isole locali, resort e liveaboard: tre rischi diversi

Malé e isole abitate
Rischio alto
Densità urbana, cisterne, ristagni domestici, trasmissione continua
Guesthouse su isole locali
Rischio medio-alto
Si vive dentro il villaggio, con la stessa esposizione dei residenti
Resort su isola privata
Rischio medio
Disinfestazione regolare, ma personale e forniture arrivano dalle isole abitate

L’idea che il resort sia una bolla protetta è la più diffusa e la più pericolosa delle convinzioni. I resort maldiviani effettuano disinfestazioni regolari e mantengono standard elevati, ma ogni isola-resort riceve ogni giorno personale che vive sulle isole abitate, e ospita vegetazione lussureggiante, sottovasi, grondaie e fioriere: esattamente l’habitat che Aedes aegypti predilige. Diversi casi diagnosticati in Italia riguardano viaggiatori che non hanno mai lasciato il proprio resort.

Le crociere in liveaboard (safari-boat) meritano una nota a parte: le imbarcazioni sostano vicino alle isole, le zanzare salgono a bordo all’ormeggio e gli spazi comuni all’aperto al tramonto sono un punto di esposizione tipico. L’atollo di Vaavu, che guida la classifica dell’incidenza, è una delle rotte più battute.

4. La zanzara: chi è, dove vive, quando punge

Nelle Maldive la dengue è trasmessa da due specie del genere Aedes: soprattutto Aedes aegypti, la zanzara della febbre gialla, e in misura minore Aedes albopictus, la zanzara tigre che conosciamo bene anche in Italia. Entrambe sono presenti in modo stabile sull’arcipelago.

  • Punge di giorno. È la differenza che sorprende tutti. A differenza delle anofele della malaria, che pungono di notte, Aedes è attiva soprattutto nelle due-tre ore dopo l’alba e nelle due-tre ore prima del tramonto. La zanzariera sul letto serve a poco; il repellente alle 17:00 sull’aperitivo in spiaggia serve moltissimo.
  • Vive vicino all’uomo. Non è una zanzara di foresta: si riproduce in piccole raccolte d’acqua di origine domestica — sottovasi, cisterne, secchi, copertoni, grondaie, ciotole degli animali, teli. Il raggio di volo è breve, spesso poche decine di metri.
  • Vola basso e punge le caviglie. Il repellente va applicato anche su piedi, caviglie e polpacci, che sono le zone più frequentemente dimenticate.
  • Le Maldive hanno il clima ideale tutto l’anno. Non esiste una vera stagione a rischio zero. Il monsone Iruvai e le piogge aumentano i focolai larvali, ma la trasmissione è continua nei dodici mesi.

IL PARERE DEL DR. MEO

Nei quarant’anni che ho passato fra tropici e ambulatorio, la frase che sento più spesso è: “Dottore, ma io ero in un resort a cinque stelle”. Come se il virus leggesse le stelle di TripAdvisor. La zanzara che ti punge non sa quanto hai pagato la notte: sa che c’è un sottovaso pieno d’acqua dietro la spa e che tu sei fermo al bar alle sei di sera con le caviglie scoperte.

L’altra frase che sento è: “Non me l’ha detto nessuno”. E questa mi fa più rabbia della prima, perché è vera. L’agenzia vende il sogno, il resort vende la calma, e nessuno mette in valigia l’informazione che serve. È esattamente per questo che scriviamo queste schede.

5. Che cos’è la dengue e come si manifesta

La dengue è un’infezione virale acuta causata da quattro sierotipi distinti del virus dengue (DENV-1, DENV-2, DENV-3, DENV-4). L’infezione con un sierotipo lascia un’immunità permanente verso quel sierotipo soltanto, e una protezione temporanea e parziale verso gli altri tre.

Fase Quando Che cosa succede
Incubazione 4–10 giorni dalla puntura Nessun sintomo. È in questa finestra che molti tornano a casa
Fase febbrile giorni 1–3 Febbre alta improvvisa, cefalea frontale, dolore retro-orbitario, mialgie e artralgie intense (la “febbre spacca-ossa”), nausea, esantema
Fase critica giorni 3–7 Sfebbramento: è il momento più insidioso. Nella maggior parte dei casi inizia la guarigione, in una minoranza compaiono le complicanze
Convalescenza giorni 7–14 e oltre Astenia marcata, talvolta per settimane; possibile rash pruriginoso

SEGNALI D’ALLARME — cerca assistenza medica immediata

Dolore addominale intenso e persistente · Vomito ripetuto · Sanguinamento da naso o gengive, ematomi spontanei, sangue nel vomito o nelle feci · Respiro affannoso · Letargia, irrequietezza, confusione · Estremità fredde e sudate · Riduzione della diuresi

Questi segni compaiono tipicamente proprio quando la febbre scende, fra il terzo e il settimo giorno. Il calo della febbre nella dengue non significa che stai guarendo: significa che entri nella fase in cui va sorvegliato.

Va detto con onestà: la maggior parte delle infezioni da dengue nel viaggiatore adulto sano decorre in forma lieve o addirittura asintomatica, e si risolve senza conseguenze. La forma grave è una minoranza. Ma è una minoranza che esiste, che può richiedere terapia intensiva, e che nelle Maldive nel 2026 ha già causato almeno un decesso.

6. Perché la seconda dengue è più pericolosa della prima

È la caratteristica che rende questa malattia diversa da tutte le altre che il viaggiatore conosce. Chi ha già avuto la dengue con un sierotipo e si infetta successivamente con un sierotipo diverso ha un rischio significativamente maggiore di sviluppare una forma grave.

Il meccanismo si chiama potenziamento anticorpo-dipendente (Antibody-Dependent Enhancement, ADE): gli anticorpi prodotti contro il primo virus non riescono a neutralizzare il secondo, ma vi si legano e ne facilitano l’ingresso nelle cellule del sistema immunitario, amplificando la replicazione virale e la risposta infiammatoria.

Chi deve considerarsi a rischio aumentato

Chi ha avuto un episodio documentato di dengue in passato, anche molti anni fa e anche in un altro continente.

Chi ha soggiornato a lungo in area endemica e potrebbe aver avuto un’infezione lieve o asintomatica senza saperlo — situazione molto più comune di quanto si creda.

Chi torna ripetutamente nella stessa area tropicale, moltiplicando le occasioni di incontrare un sierotipo diverso.

Questo punto è centrale per capire il capitolo successivo: è proprio nella popolazione già venuta a contatto con il virus che il vaccino QDENGA offre la protezione più solida, ed è in questa popolazione che il rischio di malattia grave, senza vaccino, è più alto.

7. QDENGA: il vaccino, in profondità

Chi parte per le Maldive può partire vaccinato. Anche con poco preavviso.

Che cos’è

QDENGA® (TAK-003, Takeda) è un vaccino tetravalente vivo attenuato, autorizzato dall’Agenzia Europea per i Medicinali e disponibile in Italia presso i centri di medicina dei viaggi. Contiene tutti e quattro i sierotipi del virus dengue in forma attenuata, costruiti su una piattaforma DENV-2. È indicato a partire dai 4 anni di età.

A differenza del precedente Dengvaxia, QDENGA può essere somministrato sia a chi ha già avuto la dengue sia a chi non l’ha mai avuta, senza necessità di eseguire prima un test sierologico.

                                                        

La prima dose protegge già chi parte

È il punto che il CESMET vuole affermare con la massima chiarezza, perché è quello che nella pratica fa la differenza fra un viaggiatore protetto e uno che parte scoperto. Una sola dose di QDENGA induce già una risposta immunitaria verso tutti e quattro i sierotipi e offre al viaggiatore una protezione adeguata al soggiorno.

Voce Indicazione del POLO VIAGGI CESMET
Momento ideale della prima dose 14–30 giorni prima della partenza
In caso di urgenza anche a circa una settimana dalla partenza: si vaccina comunque
Età dai 4 anni in su; nessun aggiustamento di dose oltre i 60 anni
Seconda dose (richiamo) a 3 mesi dalla prima. Rafforza l’immunità e porta la copertura a 4–5 anni
Se si parte con una sola dose il richiamo si programma al rientro: il viaggio non va rimandato
Test sierologico preliminare non necessario

Il messaggio pratico

Il ciclo a due dosi è lo schema ottimale e va preferito ogni volta che c’è il tempo per farlo: è quello che consolida la risposta immunitaria e che estende la copertura a quattro-cinque anni, coprendo quindi anche i viaggi successivi.

Ma la mancanza di tre mesi di preavviso non è, e non deve diventare, un motivo per rinunciare alla vaccinazione. Chi si presenta da noi tre settimane prima di partire per le Maldive viene vaccinato e parte protetto. Chi si presenta a una settimana dalla partenza viene vaccinato lo stesso.

Chi non riesce a completare il richiamo prima di partire lo esegue al ritorno: la protezione acquisita non va persa e il beneficio a lungo termine si recupera integralmente.

Quanto protegge

Negli studi registrativi condotti su oltre 20.000 partecipanti in aree endemiche, QDENGA ha mostrato un’efficacia complessiva intorno all’80% contro la dengue confermata in laboratorio a 12 mesi, e una protezione di circa l’84% contro l’ospedalizzazione. A distanza di quattro anni e mezzo l’efficacia contro la malattia si attesta intorno al 60%, mentre la protezione contro le forme che richiedono il ricovero — quelle che davvero contano — si mantiene più alta e più duratura.

La protezione è più elevata e più solida in chi ha già avuto un contatto con il virus. Nel soggetto mai infettato la protezione contro DENV-1 e DENV-2 è buona, mentre i dati su DENV-3 e DENV-4 sono più limitati. Il vaccino non protegge tutti i vaccinati contro tutti i sierotipi: per questo la protezione antizanzara resta indispensabile anche dopo la vaccinazione.

Chi deve vaccinarsi: la posizione del CESMET

Le società scientifiche italiane di medicina dei viaggi, nelle loro indicazioni generali, non raccomandano QDENGA in modo indiscriminato a tutti i viaggiatori internazionali e riservano la raccomandazione piena a chi ha già avuto la dengue o a chi soggiorna a lungo in area endemica.

Il POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA, per la specifica destinazione Maldive e alla luce dell’epidemia in corso nell’arcipelago nel 2026, assume una posizione più netta e la dichiara apertamente.

Le indicazioni del POLO VIAGGI CESMET per chi parte per le Maldive

ESSENZIALE negli ultrasessantenni e nei portatori di malattie croniche: diabete, cardiopatie, broncopneumopatie, nefropatie. Sono le persone in cui la dengue, se contratta, ha la probabilità più alta di evolvere in forma grave e di richiedere il ricovero.

ESSENZIALE in chi ha già avuto un episodio di dengue in passato, anche molti anni fa e in un altro continente: è il soggetto a maggior rischio di forma grave per il fenomeno del potenziamento anticorpo-dipendente.

IMPORTANTE nei bambini a partire dai 4 anni di età, per i quali il vaccino è autorizzato e per i quali la protezione comportamentale è, nella realtà di una vacanza al mare, molto difficile da mantenere per l’intera giornata.

FORTEMENTE CONSIGLIATO a tutti coloro che si recano alle Maldive, indipendentemente dall’età, dalla durata del soggiorno e dal tipo di struttura scelta. L’arcipelago è oggi la prima sorgente di dengue importata in Italia: la raccomandazione è generale.

NON INDICATO in gravidanza, in allattamento e nei soggetti immunodepressi: sono controindicazioni assolute del vaccino vivo attenuato. Per queste persone la difesa si costruisce interamente sul repellente e sul comportamento.

Controindicazioni e cautele

  • Gravidanza e allattamento: controindicato. Si tratta di un vaccino vivo attenuato. Alle donne in età fertile si raccomanda di evitare una gravidanza nel mese successivo alla vaccinazione.
  • Immunodepressione: controindicato. Comprende le terapie immunosoppressive, i corticosteroidi sistemici ad alte dosi, le immunodeficienze congenite o acquisite. Attenzione: alcuni pazienti cronici rientrano in questa categoria e vanno valutati singolarmente.
  • Ipersensibilità nota a un componente del vaccino o reazione grave a una dose precedente.
  • Immunoglobuline o emoderivati recenti: attendere almeno 6 settimane, preferibilmente 3 mesi, dalla fine del trattamento.
  • Gli effetti indesiderati più comuni sono lievi e transitori: dolore in sede di iniezione, cefalea, mialgie, malessere, febbricola nei giorni successivi.

IL PARERE DEL DR. MEO

Per anni ho visto viaggiatori tornare dallo studio senza vaccino perché qualcuno aveva detto loro che “ci vogliono tre mesi”. È una risposta burocratica, non clinica. La prima dose di QDENGA lavora: induce una risposta verso tutti e quattro i sierotipi e mette il viaggiatore in condizione di partire coperto. Il momento migliore per farla sono i quattordici-trenta giorni prima della partenza; se uno mi arriva a sette giorni, lo vaccino comunque, perché la protezione si costruisce nei primi giorni del soggiorno e le Maldive non sono un rischio di un giorno solo.

Il richiamo a tre mesi è la scelta migliore e va programmato: non tanto per il viaggio che stai facendo, quanto per i quattro-cinque anni successivi, che è quello che quella seconda dose ti regala. Ma se il calendario non lo consente prima della partenza, si fa al ritorno. Il viaggio non si rimanda e la vaccinazione non si salta.

E poi c’è la parte su cui non transigo. Se hai più di sessant’anni, se hai il diabete, se hai un cuore, un polmone o un rene che non funzionano come dovrebbero, per me questo vaccino è essenziale, non opzionale: sei tu quello che rischia la terapia intensiva, non il ragazzo di venticinque anni nel bungalow accanto. E se hai bambini sopra i quattro anni, ricordati che al mare nessun bambino tiene addosso il repellente per dodici ore. Il vaccino, quello, resta.

8. Proteggersi dalle punture: cosa funziona davvero

Il vaccino non sostituisce la protezione antizanzara: la integra. Le raccomandazioni ufficiali sono esplicite nel chiedere che le misure di protezione personale proseguano anche dopo la vaccinazione. Nelle Maldive, dove l’esposizione è quotidiana e diurna, questo è il vero lavoro del viaggiatore.

NOZETA – olio di Neem: il repellente scelto dal CESMET

Il CESMET ha testato e selezionato NOZETA, la formulazione per uso umano dell’olio di Neem (Azadirachta indica) arricchita con essenze aromatiche, fra cui Corymbia citriodora, che ne potenziano l’effetto repellente e ne rendono gradevole la fragranza. È il prodotto che indichiamo per primo ai nostri viaggiatori diretti alle Maldive.

  • Naturale, sicuro, multiuso. Estratto dal frutto e dalle radici dell’albero di Neem, è utilizzabile sui neonati, sui bambini, in gravidanza e nei soggetti con pelle sensibile o che desiderano evitare prodotti di sintesi. Proprio le categorie che, alle Maldive, non possono ricorrere al vaccino.
  • Attivo sulle zanzare Aedes, vettori di dengue, Zika e chikungunya, oltre che sulle Anopheles della malaria.
  • Non solo repellente. Ha un’azione lenitiva e antinfiammatoria dopo la puntura, protegge da zecche e parassiti cutanei (scabbia, pidocchi) ed è efficace su eritemi e scottature solari: alle Maldive è tre prodotti in uno.
  • Applicazione: sulle zone da proteggere, una o più volte al giorno, con particolare attenzione alle ore del mattino presto e a quelle precedenti il tramonto, e sempre dopo il bagno.

Le altre misure

Misura Come applicarla
Repellente di prima scelta NOZETA (olio di Neem), una o più applicazioni al giorno e dopo ogni bagno
Repellenti di sintesi DEET 30–50%, icaridina (picaridina) 20% o IR3535, per chi li preferisce o in aggiunta nelle esposizioni più intense; non utilizzabili nei bambini piccoli e sconsigliati per uso prolungato
Sequenza corretta Prima la crema solare, poi — dopo 15–20 minuti — il repellente. Mai il contrario
Zone da non dimenticare Caviglie, piedi, polpacci, nuca, orecchie. Aedes vola basso
Abbigliamento Manica lunga e pantaloni leggeri e chiari nelle ore a rischio; tessuti trattati con permetrina per chi fa escursioni o crociera
Ambienti Aria condizionata o ventilatore acceso, zanzariere alle finestre, spirali o diffusori negli spazi aperti al tramonto
Attorno all’alloggio Segnalare alla struttura sottovasi, secchi e ristagni: la zanzara che ti punge è nata a pochi metri da te

9. Se hai la febbre alle Maldive

  • Rivolgiti subito al medico del resort o al centro sanitario dell’isola. Il test rapido NS1 è ampiamente disponibile nelle strutture maldiviane e dà una risposta nelle prime ore di malattia.
  • Non assumere aspirina, ibuprofene o altri antinfiammatori non steroidei. Aumentano il rischio emorragico. Il paracetamolo è il farmaco di riferimento per febbre e dolore.
  • Idratati abbondantemente. La disidratazione è il principale fattore che peggiora il decorso, e sull’isola tropicale è facilissima.
  • Riposa e fatti controllare quotidianamente nella fase di sfebbramento: è la finestra critica.
  • Proteggiti dalle punture anche da malato: nei primi giorni sei tu la fonte del virus per le zanzare dell’isola.
  • Verifica la tua assicurazione sanitaria. Molte isole distano ore di idrovolante o barca da Malé, e il trasferimento in caso di forma grave è costoso e non sempre rapido. Un’assicurazione con copertura per evacuazione sanitaria non è un optional alle Maldive.

10. Se hai la febbre al rientro in Italia

L’incubazione arriva fino a 14 giorni. Significa che moltissimi viaggiatori si ammalano dopo il rientro, spesso con il ricordo del viaggio già archiviato.

La regola dei 14 giorni

Qualsiasi febbre che compare entro 14 giorni dal rientro da un’area tropicale va valutata rapidamente in un centro di medicina dei viaggi, dichiarando sempre destinazione e date del soggiorno.

Anche in Italia, nei primi giorni di malattia, continua a proteggerti dalle punture. La zanzara tigre è presente in gran parte del Paese: un viaggiatore virèmico non protetto è il punto di partenza di un focolaio autoctono.

Non è un allarme teorico. Uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità con la Fondazione Bruno Kessler, pubblicato nel 2026, ha dimostrato che quasi tutte le trasmissioni locali di dengue in Italia avvengono entro circa 400 metri dal caso importato, e che la diagnosi precoce con disinfestazione tempestiva riduce di oltre il 40% la trasmissione secondaria. La tua diagnosi rapida protegge il tuo condominio.

11. Non solo dengue: Zika e chikungunya

La stessa zanzara che trasmette la dengue veicola anche il virus Zika e il virus chikungunya. Nel febbraio 2026 le autorità sanitarie britanniche hanno confermato un caso di Zika in un viaggiatore rientrato dalle Maldive.

Se stai cercando una gravidanza

Il virus Zika è associato a malformazioni congenite gravi. Le donne in gravidanza dovrebbero valutare con attenzione l’opportunità del viaggio; chi programma una gravidanza dovrebbe rispettare i periodi di attesa raccomandati dopo il rientro, diversi per l’uomo e per la donna.

È un tema da discutere in consulenza pre-viaggio, non da risolvere leggendo un forum. Nel dubbio, chiedeteci.

Per la chikungunya sono oggi disponibili in Europa due vaccini — IXCHIQ® (vivo attenuato) e VIMKUNYA® (inattivato, autorizzato in Svizzera nel maggio 2026 per i soggetti dai 18 anni) — la cui indicazione va valutata caso per caso in base alla destinazione e al profilo del viaggiatore.

12. La checklist del viaggiatore

Quando Che cosa fare
Appena prenoti Contatta il centro di medicina dei viaggi. Se hai tre mesi di margine, programma il ciclo completo di QDENGA (prima dose + richiamo prima della partenza)
14–30 giorni prima Momento ideale per la prima dose di QDENGA. Verifica delle altre vaccinazioni (epatite A e B, tifo, tetano, morbillo)
Anche a 7 giorni Sei ancora in tempo: la prima dose si fa comunque. Non rinunciare al vaccino perché ti sei mosso tardi
Prima di partire Acquisto di NOZETA in quantità sufficiente. Sottoscrizione dell’assicurazione sanitaria con copertura per evacuazione
In valigia NOZETA, paracetamolo, termometro, abbigliamento chiaro a manica lunga, spirali o diffusore
Durante il soggiorno Repellente ogni giorno, con particolare attenzione al mattino presto e nelle ore prima del tramonto. Aria condizionata di notte
Al rientro Richiamo di QDENGA a 3 mesi dalla prima dose, se non completato prima. Per 14 giorni: se compare febbre, consulto immediato dichiarando il viaggio. Niente aspirina o FANS. Protezione antizanzara anche in Italia

13. Domande frequenti

Posso ammalarmi anche se sto solo in resort?

Sì. Diversi casi diagnosticati in Italia riguardano viaggiatori che non hanno mai lasciato l’isola del resort. Il rischio è inferiore rispetto alle isole abitate, ma non è zero.

C’è una stagione più sicura per andare?

No. Nelle Maldive la trasmissione è continua tutto l’anno. I periodi piovosi aumentano i focolai larvali, ma non esiste una finestra sicura.

Ho già avuto la dengue anni fa: posso stare tranquillo?

Al contrario. L’immunità è specifica per il sierotipo che hai contratto, e una seconda infezione con un sierotipo diverso comporta un rischio maggiore di forma grave. Sei la persona per cui il vaccino è più chiaramente indicato.

Devo fare un esame del sangue prima del vaccino?

No. QDENGA può essere somministrato senza test sierologico preventivo, sia ai sieropositivi sia ai sieronegativi.

Parto fra due settimane. Faccio in tempo a vaccinarmi?

Sì, e siamo nella finestra ideale: il periodo migliore per la prima dose sono i 14–30 giorni prima della partenza. Anche a una settimana dalla partenza vaccinarsi ha senso e va fatto. Il richiamo si esegue al rientro, a tre mesi dalla prima dose.

Devo per forza fare due dosi prima di partire?

No. La prima dose offre già una protezione adeguata al viaggio. Il richiamo a tre mesi è la scelta migliore perché consolida l’immunità e porta la copertura a quattro-cinque anni, ma può essere eseguito al rientro: non è un motivo per rimandare la partenza né per rinunciare alla vaccinazione.

Ho più di sessant’anni e sono diabetico. Il vaccino è indicato?

Per il CESMET è essenziale. Età superiore ai sessant’anni e patologie croniche — diabete, cardiopatie, broncopneumopatie, nefropatie — sono le condizioni in cui la dengue evolve più facilmente in forma grave. Fa eccezione chi è in terapia immunosoppressiva, per il quale il vaccino è controindicato.

Il vaccino mi esonera dal repellente?

No, in nessun caso. NOZETA va in valigia comunque. Le raccomandazioni ufficiali chiedono esplicitamente di proseguire le misure di protezione personale anche dopo la vaccinazione.

Fonti e riferimenti

  • Health Protection Agency (HPA), Maldives — Communicable Disease Monthly Summary e Dengue, Influenza and Measles Summary, 2026.
  • WHO SEARO — Epidemiological Bulletin, edizioni 2026, sezione Maldive.
  • Istituto Superiore di Sanità — Dashboard nazionale arbovirosi, aggiornamento al 30 giugno 2026 (169 casi di dengue, 71% con esposizione alle Maldive).
  • Ministerio de Sanidad (Spagna) — Casos importados de dengue y chikungunya, 30 luglio 2026.
  • EMA — Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto QDENGA® (vaccino dengue tetravalente vivo attenuato), Takeda.
  • SIMVIM / VaccinarSì — Indicazioni per l’utilizzo del vaccino contro la dengue nel viaggiatore.
  • Comitato svizzero di esperti per la medicina dei viaggi (EKRM) — Raccomandazioni sulla vaccinazione antidengue nel viaggiatore.
  • Manica M. et al. — Autochthonous transmission patterns of dengue virus serotype 2 in Italy. Eurosurveillance 2026;31(27).
  • NaTHNaC / TravelHealthPro — Outbreak updates, Maldive 2026.

Come usare questa scheda

Questa scheda ha finalità informative e non sostituisce la consulenza medica individuale. La decisione sulla vaccinazione e sulla profilassi va presa insieme al medico, valutando la storia clinica, la destinazione precisa, la durata del soggiorno e le condizioni personali.

Il POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA offre consulenza pre-viaggio, vaccinazioni internazionali e valutazione al rientro. Aggiorniamo questa scheda a ogni variazione rilevante del quadro epidemiologico.

POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA
Centro di Medicina Tropicale e dei Viaggi
clinicadelviaggiatore.com
Direttore: Dr. Paolo Meo — tropicalista, infettivologo

DENGUE E MALDIVE GRAVE EPIDEMIA Leggi tutto »

DENGUE bollettino Italia – Europa 01 AGOSTO 2026

     Cesmet bollettino dengue Italia Europa 01 AGOSTO 2026

POLO VIAGGI
CESMET – ARTEMISIA  |  Centro di Medicina Tropicale e dei Viaggi
clinicadelviaggiatore.com

Bollettino epidemiologico · n. 1 / 2026

DENGUE:
LA SITUAZIONE IN ITALIA E IN EUROPA

Dati aggiornati al 1° agosto 2026

A cura della Redazione scientifica del POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA

Direttore: Dr. Paolo Meo — tropicalista, infettivologo

In sintesi

169
casi Italia 2026
0
casi autoctoni Italia
2
casi autoctoni Francia
0
decessi

Il quadro in tre righe

In Italia, al 30 giugno 2026, la sorveglianza nazionale ha confermato 169 casi di dengue:tutti importati da viaggi all’estero, nessuno autoctono, nessun decesso.

In Europa continentale la stagione 2026 si è aperta in ritardo e in tono minore:
la Francia ha registrato i primi due casi autoctoni della stagione a fine luglio, in Occitania;
la Spagna, al 19 luglio, riporta solo casi di importazione.

Il vero elemento nuovo del 2026 non è il numero dei casi, ma la loro origine: le Maldive sono diventate il primo luogo di esposizione dei viaggiatori, davanti al tradizionale Sud-est asiatico e all’America Latina.

1. Italia 2026: i numeri della sorveglianza nazionale

Il sistema di sorveglianza integrata delle arbovirosi, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità nell’ambito del Piano Nazionale Arbovirosi, pubblica un aggiornamento mensile della dashboard nazionale. L’ultimo dato consolidato disponibile alla data di questo bollettino è quello relativo al periodo 1° gennaio – 30 giugno 2026, pubblicato il 9 luglio.

Indicatore Italia 2026 (al 30 giugno)
Casi confermati di dengue 169
di cui associati a viaggio all’estero 169 (100%)
di cui autoctoni 0
Decessi 0
Principale luogo di esposizione Maldive (71% dei casi)
Casi confermati di chikungunya 13 (tutti importati; 77% Seychelles)
Casi confermati di Zika 2–3 (tutti importati)
Casi di TBE 0

Distribuzione regionale

Quattro regioni concentrano da sole circa i due terzi delle notifiche. Il dato riflette in larga misura il volume di viaggiatori internazionali e la capacità diagnostica dei centri di riferimento, più che un reale gradiente di rischio territoriale.

Regione Casi confermati Quota sul totale
Lombardia 34 20%
Emilia-Romagna 30 18%
Lazio 25 15%
Toscana 23 14%
Altre regioni 57 33%

Nota di lettura

Il bollettino di sorveglianza della Regione Lombardia, aggiornato al 7 luglio, riporta 36 casi regionali a fronte dei 34 della dashboard nazionale. La differenza dipende dai diversi tempi di consolidamento dei dati regionali e nazionali ed è del tutto fisiologica.

Nel dettaglio lombardo: 17 casi nell’area metropolitana di Milano, 5 a Brescia, 4 nell’Insubria, 4 in Brianza, 2 a Bergamo, 2 nell’area montana e 2 in Val Padana.

2. Il trend: più casi importati, meno trasmissione locale

Il confronto pluriennale racconta due storie che vanno tenute distinte. I casi importati sono in netto aumento: al 22 luglio 2025 l’Italia contava 96 casi confermati, contro i 169 del primo semestre 2026. I casi autoctoni, invece, dopo il picco eccezionale del 2024 sono crollati e nel 2026 non si sono ancora verificati.

Anno Casi importati Casi autoctoni Nota
2023 ~280 82 Focolai Lodi, Roma, Latina, Anzio
2024 ~456 213 Record europeo; grande focolaio a Fano
2025 219 4 Anno dominato dalla chikungunya (384 autoctoni)
2026 (al 30 giu) 169 0 Stagione vettoriale ancora in corso

Va segnalato che il conteggio dei casi autoctoni 2024 varia a seconda della fonte: 213 secondo la contabilità ECDC ripresa dal recente Comment pubblicato su The Lancet Regional Health – Europe da Ippolito e Zumla, 296 secondo lo studio ISS–Fondazione Bruno Kessler pubblicato su Eurosurveillance nel luglio 2026, che analizza le catene di trasmissione di DENV-2 in quattro regioni italiane. In entrambi i casi si tratta del numero più alto mai registrato nell’Europa continentale.

Attenzione a un equivoco ricorrente

Diverse testate hanno riferito, nel luglio 2026, di un “primo caso autoctono a Latina” all’interno di articoli dedicati alla dengue.Quel caso riguarda il virus West Nile, non la dengue, ed è trasmesso da una zanzara diversa (Culex pipiens, non Aedes albopictus).

Alla data di questo bollettino non risultano casi autoctoni di dengue notificati in Italia nel 2026.

                          

3. Europa 2026: una stagione partita in sordina

Nel primo trimestre 2026 l’ECDC non registrava alcun caso di dengue nell’Unione Europea continentale, con circolazione limitata alle regioni ultraperiferiche (Martinica, Guadalupa, Riunione, Guyana francese, Mayotte). La trasmissione locale in Europa continentale si è aperta soltanto a fine luglio.

Francia

Voce Dato (al 27 luglio 2026)
Casi autoctoni di dengue 2 (non collegati tra loro)
Localizzazione Carmaux (Tarn) e Sète (Hérault), Occitania
Casi importati di dengue (dal 1° maggio) 261
Casi autoctoni di chikungunya 1 (Tarn) — primo del 2026
Casi importati di chikungunya 87
Casi autoctoni di West Nile 2 (Pyrénées-Orientales, Bouches-du-Rhône)

Attorno a ciascun caso è stato attivato il protocollo standard: indagine entomologica, disinfestazione mirata nel raggio di 150 metri dal domicilio, ricerca attiva di casi nel vicinato e del caso importato all’origine della trasmissione. La zanzara tigre è ormai insediata in 83 dipartimenti metropolitani francesi.

Per confronto, la Francia ha chiuso il 2025 con 30 casi autoctoni di dengue distribuiti in 11 focolai, e il 2024 con 66. Il 2025 è stato però un anno-record per la chikungunya, con 809 casi autoctoni: il livello più alto dall’avvio della sorveglianza rafforzata nel 2006.

Spagna

Il Ministero della Sanità spagnolo riporta, al 19 luglio 2026, 124 casi importati di dengue — 29 in meno rispetto allo stesso periodo del 2025 — e 108 casi importati di chikungunya, in netto aumento. Anche in Spagna il primo luogo di esposizione per la dengue sono le Maldive, che pesano per circa la metà dei casi, seguite da vari Paesi delle Americhe con poco più di un quarto. Non risultano al momento casi autoctoni di dengue nel 2026.

Il contesto globale

A livello mondiale il 2026 è finora un anno in flessione.
Al 23 marzo l’ECDC contava oltre 500.000 casi e più di 100 decessi in 78 Paesi:
un dato in calo rispetto allo stesso periodo del 2025.
Nelle Americhe la riduzione è marcata (−64% rispetto al 2025, −57% rispetto alla media quinquennale).
Tengono invece, o crescono, alcune aree asiatiche:
Vietnam con un raddoppio dei casi,
Timor Est con un incremento di dieci volte su base annua,
Cambogia e Laos in aumento,
Sri Lanka stabile.
Le Maldive proseguono la crescita avviata a fine 2025.

4. Perché il caso importato è il vero punto di controllo

Lo studio ISS–Fondazione Bruno Kessler pubblicato su Eurosurveillance nel luglio 2026 ha ricostruito le catene di trasmissione dei focolai italiani di DENV-2 del 2024. Due risultati hanno una ricaduta operativa diretta sull’attività ambulatoriale.

  • Quasi tutte le trasmissioni locali avvengono entro circa 400 metri dal caso indice. Il raggio di intervento della disinfestazione, se applicato tempestivamente, copre di fatto l’intera area a rischio.
  • La diagnosi precoce del caso importato, seguita da disinfestazione tempestiva, riduce di oltre il 40% la trasmissione secondaria. In altre parole: metà dei focolai italiani si previene nell’ambulatorio del medico che vede per primo il viaggiatore febbrile di ritorno.

Il messaggio operativo

Ogni febbre in un viaggiatore rientrato da area tropicale nei 15 giorni precedenti va considerata dengue — o malaria — fino a prova contraria, e va segnalata rapidamente. Non è un adempimento burocratico: è la singola misura che più incide sulla probabilità che nasca un focolaio autoctono nel quartiere del paziente.

5. La lettura del CESMET CLINICA DEL VIAGGIATORE

IL PARERE DEL DR. MEO

Guardo questi numeri con un occhio che, dopo quarant’anni di lavoro sul campo, si è abituato a diffidare delle stagioni tranquille. Il 2026 è, per ora, un anno buono: nessun caso autoctono in Italia, due soli casi in Francia, nessun decesso. Ma agosto e settembre sono i mesi che contano davvero, e la zanzara tigre non legge i bollettini.

C’è però un dato che mi interessa più degli altri, ed è quel 71% di esposizioni alle Maldive. Nei miei ambulatori vedo arrivare persone convinte che le Maldive siano una destinazione “da resort”, non una destinazione tropicale. Partono senza consulto, senza repellenti adeguati, spesso senza sapere che lì la dengue circola. Poi tornano con la febbre e si stupiscono. È un cambio di geografia del rischio che il counseling pre-viaggio deve registrare subito:
la dengue non si prende solo nella foresta, si prende anche in bungalow sull’acqua.

E poi c’è la parte che riguarda noi medici. Lo studio dell’ISS dice una cosa semplice: chi vede per primo il viaggiatore con la febbre ha in mano più della metà della prevenzione. Non serve un laboratorio sofisticato, serve pensarci. Nel dubbio, meglio un test in più che un focolaio in più.

6. Indicazioni pratiche

Per chi parte

  • Protezione antizanzara diurna: Aedes albopictus e Aedes aegypti pungono soprattutto nelle ore diurne e crepuscolari, a differenza delle anofele della malaria.
  • Repellenti cutanei a base di DEET 30–50%, icaridina 20% o IR3535, riapplicati secondo la durata dichiarata; abbigliamento coprente nelle ore a rischio.
  • Come complemento naturale, l’olio di Neem (Azadirachta indica) nella formulazione NOZETA, utile in associazione ai repellenti di sintesi soprattutto per uso prolungato e per le pelli sensibili.
  • Zanzariere e aria condizionata negli ambienti di soggiorno; attenzione ai piccoli ristagni d’acqua attorno all’alloggio.
  • Chi ha già avuto un episodio di dengue in passato deve sapere che una seconda infezione con sierotipo diverso comporta un rischio maggiore di forma severa: per questi viaggiatori il consulto pre-partenza non è opzionale.
    • vaccinazione contro la dengue con QDENGA – 1 DOSE è SUFFICIENTE PER LA COPERTURA PER I PRIMI 3/6 MESI la seconda dose potenzia e prolunga a copertura per 4/5 anni.
    •                                                  

Al rientro

  • Febbre entro 14 giorni dal rientro da area tropicale: consultare rapidamente un centro di medicina dei viaggi, indicando sempre la destinazione e le date del soggiorno.
  • Evitare acido acetilsalicilico e FANS finché non sia esclusa la dengue, per il rischio emorragico; il paracetamolo resta il farmaco sintomatico di riferimento.
  • Nei 15 giorni successivi alla comparsa dei sintomi, proteggersi dalle punture anche in Italia: è il periodo in cui il paziente può alimentare la catena di trasmissione locale.

Per chi resta

  • Lotta antilarvale domestica: sottovasi, tombini, secchi, teli, grondaie. È la misura a più alta resa e la più trascurata.
  • La collaborazione dei cittadini è, nei fatti, parte integrante del sistema di sorveglianza: nessuna disinfestazione pubblica compensa un giardino pieno di ristagni.

7. Cosa monitoreremo nelle prossime settimane

La finestra critica per la trasmissione autoctona in Italia – in Europa è quella compresa fra la seconda metà di agosto e la fine di settembre: è in questo intervallo che si sono aperti tutti i principali focolai degli ultimi anni, da Lodi e Roma nel 2023 a Fano e Cavezzo nel 2024. Il prossimo aggiornamento della dashboard ISS, con i dati al 31 luglio, è atteso nei primi giorni di agosto.

Continueremo a seguire l’evoluzione e ad aggiornare questo bollettino.

Fonti e riferimenti

  • Istituto Superiore di Sanità — Dashboard nazionale arbovirosi, aggiornamento del 9 luglio 2026 (dati al 30 giugno 2026); bollettini periodici del Piano Nazionale Arbovirosi 2026.
  • Santé publique France — Chikungunya, dengue, Zika et West Nile en France hexagonale, bulletin de la surveillance renforcée du 29 juillet 2026.
  • Ministerio de Sanidad (Spagna) — Notificación de casos importados de dengue y chikungunya, 30 luglio 2026.
  • ECDC — Dengue worldwide overview, situation update marzo 2026; Seasonal surveillance of dengue in the EU/EEA, 2026; dati storici sulla trasmissione locale di dengue nell’UE/SEE.
  • Manica M. et al. — Autochthonous transmission patterns of dengue virus serotype 2 in Italy: evidence from outbreaks in 2024. Eurosurveillance 2026;31(27).
  • Ippolito G., Zumla A. — Preparing Europe for the resurgence of autochthonous dengue transmission. The Lancet Regional Health – Europe, luglio 2026.
  • ISS et al. — Autochthonous dengue outbreak in Northern Italy, September 2024. Travel Medicine and Infectious Disease, maggio 2026.
POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA
Centro di Medicina Tropicale e dei Viaggi
clinicadelviaggiatore.com
Direttore: Dr. Paolo Meo — tropicalista, infettivologo

DENGUE bollettino Italia – Europa 01 AGOSTO 2026 Leggi tutto »

WEST NILE VIRUS BOLLETTINO EUROPEO, Luglio 2026

Bollettino settimanale
WEST NILE
Sorveglianza della stagione estivo-autunnale 2026 in Italia e in Europa

Aggiornato al: 27 luglio 2026 (settimana 31)

Prossimo aggiornamento: lunedì 3 agosto 2026

Il bollettino viene rivisto ogni lunedì sui dati ISS / IZS-Teramo (pubblicati il giovedì) e ECDC (aggiornamento settimanale del venerdì).

1. Il quadro della settimana

46
Casi in Italia
20
Province
1 su 150
sono Forme gravi

Italia — dati aggiornati al 27 luglio 2026

Parametro Valore Settimana prec.
Casi umani confermati da inizio anno 46 21 (al 15 luglio)
Province con casi umani confermati 20 17
Forme neuro-invasive (WNND) 0 da bollettino ISS
Decessi notificati 0 da bollettino ISS
Regioni con circolazione dimostrata (uomo, zanzare, uccelli, equidi) da bollettino ISS
Lineage virali circolanti Lineage 1 e Lineage 2

Province italiane interessate (al 22 luglio 2026)

Cremona 7 · Milano 5 · Novara 5 · Caserta 3 · Latina 3 · Monza e Brianza 3 · Padova 3 · Lodi 2 · Modena 2 · Reggio Emilia 2 · Verona 2.

Un caso ciascuna a Campobasso, Ferrara, Firenze, Lecco, Napoli, Parma, Pavia, Torino e Vercelli.

Europa

Paese Casi Nota
Italia 46 la più ampia diffusione geografica del continente
Grecia 21 crescita più rapida: 14 casi in una sola settimana; 20 su 21 in forma neuro-invasiva
Romania e Macedonia del Nord 5 fra sospetti e confermati; trasmissione locale
Spagna 3 trasmissione locale
Francia 1 trasmissione locale

La lettura del CESMET CLINICA DEL VIAGGIATORE

L’Italia non è il Paese con più casi in assoluto, ma è quello in cui il virus è presente nel maggior numero di territori diversi: la circolazione non è più un fenomeno confinato a poche aree endemiche, ma un mosaico che va dalla pianura padana — Cremona, Milano, Novara, Lodi, Monza — al Veneto, all’Emilia, fino a Lazio, Campania e Molise.

La curva è in salita rapida: da 6 casi all’inizio di luglio ai 46 di fine mese. E la stagione di trasmissione sta appena entrando nel suo picco, che in Italia si colloca fra luglio e settembre con una coda che arriva a ottobre inoltrato.

2. La malattia — parametri di riferimento

Parametro Valore di riferimento
Agente West Nile virus (WNV), Flavivirus — in Italia circolano Lineage 1 e Lineage 2
Vettore Zanzare del genere Culex, soprattutto Culex pipiens, la comune zanzara notturna
Ciclo naturale uccello selvatico ⇄ zanzara. Uomo e cavallo sono ospiti a fondo cieco: si infettano ma non ritrasmettono il virus
Ore di rischio dal tramonto all’alba — a differenza della zanzara tigre, attiva di giorno
Incubazione 2–14 giorni (mediana 3–6); fino a 21 giorni nel soggetto immunodepresso
Trasmissione interumana NO per contatto. Possibile solo per trasfusione, trapianto, via transplacentare e allattamento: eventi rari e sotto sorveglianza attiva
Infezioni asintomatiche circa 80%
Febbre di West Nile circa 20%: febbre, cefalea intensa, mialgie, astenia marcata, rash maculo-papuloso, linfoadenopatia, disturbi gastrointestinali. Astenia residua che può durare settimane
Forme neuro-invasive (WNND) circa 1 caso su 150 infetti (< 1%): meningite, encefalite, paralisi flaccida acuta di tipo poliomielitico
Letalità sulle forme neuro-invasive circa 14–20% (in Italia: 20% nel 2018, 14% nel 2024, circa 14% nel 2025)
Fattori di rischio per forma grave età ≥ 65 anni, immunodepressione, trapianto d’organo, neoplasie, diabete, ipertensione, insufficienza renale
Esiti a distanza nelle forme encefalitiche: deficit cognitivi, astenia cronica e deficit motori residui documentabili anche a 12 mesi

Segnali che impongono una valutazione medica urgente

Febbre superiore a 38 °C associata a cefalea violenta, rigidità nucale, confusione o sonnolenza, tremori, debolezza improvvisa di un arto, difficoltà a camminare, convulsioni.

Soprattutto in una persona anziana o fragile che vive o ha soggiornato in un’area con circolazione dimostrata del virus.

3. Diagnosi — parametri operativi

Parametro Indicazione
Esame di prima linea IgM sieriche anti-WNV (ELISA); ricerca su liquor nelle forme neurologiche
Biologia molecolare RT-PCR su sangue e su urine — utile solo nei primissimi giorni, perché la viremia è breve; l’urina resta positiva più a lungo
Conferma sieroneutralizzazione (PRNT) presso laboratorio di riferimento
Trabocchetto n. 1 le IgM possono persistere per mesi dopo la guarigione:
una IgM positiva non significa automaticamente infezione in atto
Trabocchetto n. 2 cross-reattività con altri flavivirus (dengue, TBE, Zika) e con i vaccinati per febbre gialla ed encefalite giapponese:
il dato va sempre interpretato nel contesto anamnestico e di viaggio
Notifica malattia soggetta a notifica obbligatoria e a sorveglianza integrata nazionale

4. Cura — parametri

Parametro Indicazione
Antivirale specifico Non esiste
Vaccino per l’uomo Non disponibile. Esiste ed è raccomandato per gli equidi
Forma febbrile terapia domiciliare di supporto: idratazione, antipiretici e analgesici, riposo. Da evitare l’automedicazione con cortisonici
Forma neuro-invasiva ricovero ospedaliero: supporto neurologico, gestione delle convulsioni, monitoraggio respiratorio per il rischio di insufficienza nella paralisi flaccida, riabilitazione precoce
Convalescenza l’astenia post-virale è la regola e non l’eccezione: vanno previste settimane, talvolta mesi, di recupero graduale

5. Prevenzione — parametri pratici

Non esiste profilassi farmacologica: la barriera è esclusivamente antivettoriale. Le ore che contano sono quelle che vanno dal tramonto all’alba.

Protezione individuale

Misura Parametro
DEET 20–50% sulla cute esposta, riapplicando secondo la durata dichiarata in scheda tecnica
Icaridina (picaridina) 20–25%, ottima tollerabilità cutanea
IR3535 e PMD (citrodiora) alternative valide, indicate in gravidanza e in età pediatrica secondo scheda tecnica
NOZETA (olio di Neem, Azadirachta indica) complemento naturale sulla cute e negli ambienti, associabile ai repellenti di sintesi
Abbigliamento maniche lunghe, pantaloni lunghi e colori chiari nelle ore serali; permetrina sui tessuti in caso di esposizione prolungata all’aperto
Ambiente domestico zanzariere a maglia fine e integre alle finestre, aria condizionata, ventilatore: il flusso d’aria ostacola il volo del Culex

Controllo del vettore attorno a casa — il gesto che conta di più

  • Svuotare ogni 5–7 giorni sottovasi, secchi, annaffiatoi, giochi, teli, copertoni e grondaie ostruite: il ciclo larvale del Culex si completa in circa una settimana.
  • Trattare con larvicidi tombini, caditoie, pozzetti e fontane ornamentali; coprire ermeticamente cisterne e bidoni di raccolta.
  • Tenere piscine e piscinette clorate e in movimento; svuotarle quando non sono utilizzate.

Popolazioni e situazioni particolari

  • Donatori di sangue, organi e tessuti: nelle province con circolazione dimostrata scattano le misure previste dal Piano nazionale arbovirosi — test NAT sul donato o sospensione temporanea dopo il soggiorno nell’area. Chi ha soggiornato in area affetta lo segnali al centro trasfusionale.
  • Anziani e persone fragili: massima attenzione alla protezione serale. Una febbre non va sottovalutata né «aspettata» per giorni.
  • Viaggiatori diretti in Italia o nell’area mediterranea e balcanica: il rischio individuale resta basso, ma le misure antipuntura vanno adottate anche in vacanza, in agriturismo, in campeggio e nelle aree rurali e perifluviali.

Il parere del Dr. Meo

In quarant’anni di medicina tropicale ho imparato che le epidemie non si annunciano con i grandi numeri, ma con la geografia. Il dato che mi colpisce di questa estate non è il totale dei casi italiani — sono numeri ancora contenuti — ma il fatto che il virus si stia manifestando contemporaneamente in venti province diverse, dal Piemonte al Molise. Significa che il West Nile non è più un ospite di passaggio: è di casa, e le estati lunghe e calde gli hanno allungato il calendario.

Questo deve insegnarci a cambiare un’abitudine.
Per centoquarantanove persone su centocinquanta questa infezione sarà una febbre che passa, o niente altro. Il problema è la centocinquantesima, ed è quasi sempre una persona anziana o fragile. Ed è per lei che vale la pena svuotare quel sottovaso, riparare quella zanzariera, mettere il repellente prima di cena in giardino.
Non abbiamo un vaccino e non abbiamo un antivirale: abbiamo la zanzariera, il repellente e il buon senso. E, per una volta, bastano.

Ai colleghi ricordo una cosa sola: davanti a una febbre estiva con cefalea intensa in un over 65 che vive in una provincia con circolazione dimostrata, il West Nile va messo in diagnosi differenziale prima, non dopo aver escluso tutto il resto.

6. Fonti e cadenza di aggiornamento

  • ISS – EpiCentro, Bollettino della Sorveglianza integrata West Nile e Usutu virus, a cura del Dipartimento Malattie Infettive dell’ISS e del CESME – IZS dell’Abruzzo e del Molise «G. Caporale» di Teramo — pubblicazione settimanale, il giovedì.
  • ECDC, Weekly West Nile virus transmission updateaggiornamento settimanale.
  • OMS – Ufficio regionale per l’Europa, comunicato del 24 luglio 2026.
  • Ministero della Salute, Piano nazionale di prevenzione, sorveglianza e risposta alle Arbovirosi (PNA) e ordinanze regionali e provinciali.

Nota metodologica

I dati ISS e quelli ECDC/OMS possono non coincidere: cambiano la data di riferimento, i criteri di conferma e i tempi di notifica dei singoli Paesi. In questo bollettino il dato italiano è ancorato alla fonte nazionale ISS, il confronto europeo alla fonte ECDC/OMS.

I numeri di ogni settimana rivedono retroattivamente anche quelli delle settimane precedenti: le variazioni non indicano necessariamente nuovi casi insorti in quei sette giorni.

POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA Centro di Medicina Tropicale e dei Viaggi

clinicadelviaggiatore.com · Direttore: Dr. Paolo Meo, tropicalista e infettivologo

WEST NILE VIRUS BOLLETTINO EUROPEO, Luglio 2026 Leggi tutto »

CONSULENZA TECNICA E PERITALE IN MALATTIE INFETTIVE E TROPICALI – PERIZIE

CONSULENZA TECNICA E PERITALE IN MALATTIE INFETTIVE E TROPICALI
dr. Paolo Meo medico Infettivologo – tropicalista – malariologo
PERITO DI PARTE

Un perito di parte, infettivologo e tropicalista, al fianco di avvocati, cittadini e aziende in tutta Italia e all’estero, anche a distanza
Quando in un procedimento giudiziario, in una controversia assicurativa o in una vertenza sul lavoro entra in gioco una malattia infettiva o tropicale, la differenza la fa la competenza specialistica.
– Interpretare correttamente una cartella clinica,
– ricostruire tempi e modalità di un contagio,
– valutare l’appropriatezza di una diagnosi o di una terapia,
– distinguere ciò che era prevedibile da ciò che non lo era:
sono valutazioni che richiedono un infettivologo con esperienza reale, clinica e sul campo.
Il dr. Paolo Meo ha attivato un servizio di consulenza tecnica di parte in ambito infettivologico e tropicale,
disponibile su tutto il territorio nazionale e, dove necessario, anche all’estero,
con modalità in presenza o interamente a distanza:
– analisi documentale,
– videoconsulti,
– relazioni scritte,
– partecipazione alle operazioni peritali.            L’esperienza al vostro servizio

Il servizio è realizzato dal Dott. Paolo Meo, medico tropicalista e infettivologo, con oltre quarant’anni di attività clinica in Italia e nei Paesi tropicali di Africa, Asia e America Latina.
Già Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU) presso il Tribunale di Roma negli anni Ottanta e Novanta, ha maturato una lunga esperienza anche come perito e consulente di parte in procedimenti civili e penali:
dalla responsabilità medica alle infezioni correlate all’assistenza, dalle patologie d’importazione alle malattie professionali di chi lavora o ha lavorato all’estero.

A chi si rivolge il dr. Paolo Meo
Agli avvocati e agli studi legali. Affiancando il legale in ogni fase:
– valutazione preliminare della fondatezza tecnica del caso,
– analisi della documentazione sanitaria,
– redazione di consulenze e contro-relazioni,
– formulazione di quesiti e osservazioni al CTU,
– assistenza alle operazioni peritali e supporto in udienza.
Un interlocutore tecnico che parla il linguaggio del processo.

Ai cittadini e alle famiglie.
Affiancando chi ritiene di:
– aver subito un danno legato a un’infezione
– un contagio in ambiente sanitario,
– una diagnosi tardiva o mancata al rientro da un viaggio,
– una vaccinazione o una profilassi non correttamente gestita
Affiancando chi ha diritto a una valutazione specialistica chiara e onesta,
che dica anzitutto se esistono i presupposti tecnici per procedere.

Alle aziende e agli enti.
– Imprese con personale espatriato o in trasferta in aree tropicali,
– compagnie assicurative,
– strutture sanitarie,
– tour operator e organizzazioni umanitarie:

il dr. Paolo Meo offre pareri tecnici su:
– casi di malattia contratta in servizio,
– valutazioni di idoneità e di rischio biologico,
– supporto nelle controversie con dipendenti, assicurati o terzi.

Come funziona
1. Primo contatto e inquadramento del caso: in videoconsulto, con esame preliminare della documentazione, rilascio di parere di fattibilità (consulenza preliminare)
2. Parere di fattibilità: una valutazione franca sulla solidità tecnica del caso, prima di ogni impegno peritale. (consulenza preliminare)
3. Consulenza tecnica vera e propria: relazione scritta, partecipazione alle operazioni del CTU, contro-deduzioni, assistenza al legale fino alla definizione della vertenza.

La distanza non è un limite: documentazione condivisa in sicurezza, incontri in videoconferenza e, quando necessario, presenza fisica alle operazioni peritali in ogni sede giudiziaria.
Per informazioni e richieste di consulenza: dr. Paolo Meo CESMET – Clinica del Viaggiatore:
Roma

LASCIA IL TUO MESSAGGIO: CLICCA QUI E RIEMPI I CAMPI INDICATI
– [whatsapp: contatto preliminare 3466000899] scrivi il tuo messaggio
· [seg.cesmet@gmail.com] lascia la mail con tutti i tuoi dati
· www.clinicadelviaggiatore.com

CONSULENZA TECNICA E PERITALE IN MALATTIE INFETTIVE E TROPICALI – PERIZIE Leggi tutto »

EBOLA BUNDIBUGYO INDICAZIONI Operative per Viaggiatori e Cooperanti

 

⚠ Allerta Internazionale Attiva

EBOLA BUNDIBUGYO
Briefing Operativo per Viaggiatori e Cooperanti

Focolaio attivo DRC / Uganda
Aggiornamento: 16 giugno 2026
CESMET – Clinica del Viaggiatore

Emergenza globale
🔴 TRASMISSIONE: solo per contatto diretto — NON per via aerea o droplet a distanza
  • Sangue, secreti, organi e fluidi corporei di persone malate o decedute
  • Contatto con salme durante riti funerari tradizionali (alto rischio)
  • Aghi e materiale sanitario contaminato
  • Trasmissione sessuale possibile fino a 90 giorni dopo la guarigione
  • Animali serbatoio: chirotteri (pipistrelli della frutta); carni di animali selvatici (bushmeat)

MAPPA DEL RISCHIO PER ZONA
ZONA RISCHIO RACCOMANDAZIONE OPERATIVA
DRC Ituri (epicentro) MASSIMO Evitare. Se missione essenziale: solo operatori formati, full PPE, protocollo MSF/OMS.
DRC Province limitrofe ALTO Evitare viaggi non necessari. Monitoraggio quotidiano aggiornamenti OMS.
UgandaConfine Ovest ELEVATO  Massima precauzione. Evitare attraversamenti di frontiera via terra da zone rosse.
Africa sub-sahariana confinante MODERATO Attenzione rafforzata. Seguire avvisi locali. No bushmeat, no strutture sanitarie non attrezzate.
Africa orientale (Kenya, Tanzania…) BASSO Nessuna restrizione, ma informare il paziente. Monitorare i sintomi al rientro.
Europa – Italia TRASCURABILE Nessun caso autoctono previsto. Allerta diagnostica nei PS per viaggiatori febbricitanti da zone rosse.

3     SEZIONE TURISTI

COSA EVITARE ASSOLUTAMENTE
Destinazioni a rischio
  • Viaggi nella Provincia dell’Ituri (DRC) per qualsiasi motivo non essenziale
  • Zone di trasmissione attiva in Uganda occidentale
COMPORTAMENTI AD ALTO RISCHIO
  • Partecipare a cerimonie funebri e riti di lavaggio del cadavere
  • Toccare o maneggiare salme o pazienti ricoverati in strutture locali
  • Consumare bushmeat (carne di selvaggina, pipistrelli)
  • Visitare strutture sanitarie locali non attrezzate senza necessità
  • Contatti con animali selvatici (pipistrelli, primati)
COMPORTAMENTI CORRETTI
Prima della partenza
  • Consulenza preventiva in centro di medicina dei viaggi
  • Registrare i contatti della rappresentanza diplomatica italiana locale
Durante il viaggio
  • Igiene rigorosa delle mani con acqua e sapone o gel idroalcolico
  • Evitare contatti con persone sintomatiche (febbre, sanguinamenti)
  • Informarsi quotidianamente sugli aggiornamenti di sicurezza locali
PROCEDURA DI RIENTRO CON FEBBRE
  • CHIAMARE il 1500 (Ministero della Salute) prima di qualsiasi altro contatto
  • NON recarsi autonomamente al pronto soccorso
  • NON usare mezzi pubblici
  • Attendere le istruzioni del 1500 per il trasporto in sicurezza
  • Comunicare data di rientro, zone visitate e sintomi

SEZIONE COOPERANTI E OPERATORI UMANITARI
🛡️ PROTOCOLLI IPC OBBLIGATORI
  • Formazione IPC obbligatoria pre-missione (OMS/MSF standard)
  • Triage dei pazienti all’ingresso con identificazione dei casi sospetti
  • Zone contaminate / decontaminate rigorosamente separate
  • Procedure di donning/doffing supervisionate da osservatore
  • Disinfezione con ipoclorito 0,5% (superfici) e 0,05% (cute)
  • Smaltimento rifiuti biomedici in sacchi biohazard sigillati
  • Nessun riutilizzo di materiale monouso
🧹 DPI – DOTAZIONE MINIMA
  • Tuta impermeabile integrale (coverall BSL-3 o superiore)
  • Doppi guanti in nitrile — cambio tra un paziente e l’altro
  • Respiratore FFP2/FFP3 o maschera chirurgica + visiera
  • Occhiali di protezione a tenuta stagna
  • Stivali o sovrascarpe impermeabili
  • Grembiule impermeabile per procedure ad alto rischio
  • Checklist doffing passo per passo, supervisore presente
🌡️ AUTOMONITORAGGIO IN MISSIONE
  • Misurazione temperatura corporea 2×/die (mattino e sera)
  • Registro quotidiano su scheda standardizzata (OMS SEARO form)
  • Periodo di osservazione: 21 giorni dall’ultimo contatto a rischio
  • Sintomi da segnalare: febbre ≥38,5°C, cefalea intensa, mialgie, vomito, diarrea, rash, sanguinamenti
  • Contatto di riferimento: focal point IPC locale + coordinatore MSF/OMS
  • Nessuna autoprescrizione senza supervisione medica
✈️ GESTIONE DEL RIENTRO
Centri di riferimento italiani
  • IRCCS Lazzaro Spallanzani – Roma
    Tel. 06 5517 0  |  H24 per casi ad alta pericolosità
  • ASST Fatebenefratelli Sacco – Milano
    Tel. 02 3904 1  |  Malattie infettive e tropicali
  • Comunicare: data rientro, esposizioni, diario termometrico
  • Monitoraggio 21 giorni post-rientro con contatto giornaliero
  • Febbre: chiamare 1500, non muoversi autonomamente
  • Evitare contatti stretti fino a esclusione diagnostica

5. NOTA VACCINI — SITUAZIONE AGGIORNATA
Stato della copertura vaccinale per il ceppo Bundibugyo
Ervebo® (rVSV-ZEBOV)

Efficace contro EBOV-Zaire (Kivu 2018–2020), ma NON efficace contro il ceppo Bundibugyo (BDBV). Non autorizzato per l’attuale focolaio. Non somministrare come profilassi.

Mvanzi® (Ad26.ZEBOV + MVA-BN-Filo)

Analogo limite di spettro, non indicato per BDBV. Nessuna autorizzazione per l’impiego nel focolaio in corso.

Trial in avvio (2026): studi di fase I/II per candidati vaccinali contro Bundibugyo (piattaforma mRNA e VSV ricombinante); nessun prodotto disponibile in campo nel breve termine. La protezione dipende esclusivamente dai DPI e dai protocolli IPC.

redazione dr. PAOLO MEO CESMET – Centro di Medicina dei Viaggi    www.clinicadelviaggiatore.com
Aggiornamento: 16 giugno 2026  |  Fonti: OMS, ECDC, Ministero della Salute italiano
Aggiornare periodicamente in base all’evoluzione del focolaio. Documento a uso professionale e informativo.

 

EBOLA BUNDIBUGYO INDICAZIONI Operative per Viaggiatori e Cooperanti Leggi tutto »

EPIDEMIA DI EBOLA BUNDIBUGYO 2026 -aggiornamenti

EPIDEMIA DI EBOLA BUNDIBUGYO (RD CONGO – UGANDA) 2026
Commenti sulla situazionale in Africa Centrale     Aggiornamento al 7 giugno 2026
redazione e commenti dr. Paolo Meo

QUADRO EPIDEMIOLOGICO ATTUALE (7 giugno 2026)
  Casi confermati                            Decessi confermati                   Guariti
Rep. Dem. del Congo (RDC)                                    ~380                                                ~60                                              ~8
Uganda                                                                                  15                                                      1                                                 —
TOTALE                                                                           ~395                                                ~61                                                    —

I dati sono aggiornati al 6 giugno 2026 (OMS / Africa CDC / EbolaMap).
I casi sospetti, dopo la revisione OMS del 2 giugno, sono scesi da oltre 900 a ~116 ancora in attesa di conferma.
precedentemente comunicati (~238) includevano molti casi poi attribuiti ad altre patologie febbrili.

ORIGINE E PAESI COINVOLTI
Il focolaio — il 17° nella storia della Rep. Democ. Congo — è stato dichiarato il 15 maggio 2026 nella provincia dell’Ituri
(nord-est della RDC, città di Bunia), con il primo decesso documentato già il 24 aprile.
Il ritardo nella diagnosi è stato causato dai kit diagnostici inizialmente calibrati solo per il ceppo Zaire, che hanno restituito falsi
negativi.
Il virus responsabile è il Bundibugyo ebolavirus (BDBV), terza epidemia mai registrata con questo ceppo,
già più grande delle precedenti (2007 Uganda; 2012 RDC).
L’Uganda è stato coinvolto a partire da metà maggio tramite casi importati (Kampala e distretto di Rwampara).
L’OMS ha dichiarato l’emergenza sanitaria internazionale (PHEIC) il 17 maggio 2026.

FATTORI DI RISCHIO E CRITICITÀ

Il ceppo Bundibugyo non dispone di vaccino approvato né di terapia antivirale specifica:
il vaccino rVSV-ZEBOV (Ervebo) e i farmaci mAb attivi sul ceppo Zaire non sono efficaci sul BDBV.
Il tasso di letalità nei casi confermati si attesta intorno al 12–14% (storicamente 25–50%), probabile effetto di bias di
segnalazione. La zona dell’Ituri è devastata da conflitti armati, con accesso umanitario difficile:
– un’equipe di sepoltura è stata attaccata il 6 giugno in South Kivu.
– Al 6 giugno risultano infettati 16 operatori sanitari.

L’Italia ha attivato protocolli di sorveglianza (circolare 18 maggio, ordinanza 29 maggio) e valuta il rischio per
la popolazione europea come molto basso. Nessun caso confermato fuori dall’Africa.


PROSPETTIVE: L’EPIDEMIA È IN ESPANSIONE O SI STA CONTENENDO?

Al 7 giugno il quadro sembra essere ancora in espansione, ma con segnali parzialmente incoraggianti. La revisione al
ribasso dei casi sospetti (da oltre 900 a ~116 pendenti) operata dall’OMS il 2 giugno indica:
– un progressivo
smaltimento dell’arretrato diagnostico,
non una vera e propria riduzione reale dei contagi.
– I casi confermati continuano ad aumentare ( 344 il 3 giugno → ~380 il 6 giugno) su 24 zone sanitarie in tre province della RDC.
in particolare nelle aree di guerra e di guerriglia

MSF ha avvertito il 31 maggio che nessuna epidemia di Ebola aveva mai registrato così tanti casi così rapidamente
dopo la dichiarazione ufficiale.
Sul fronte positivo: il 1° giugno è stata registrata la prima guarigione;
– MSF ha aperto un centro di trattamento da 65 posti a Ituri;
– CEPI ha stanziato oltre 60 milioni di dollari per accelerare tre candidati vaccini anti-BDBV
(IAVI, Moderna, Università di Oxford); trial clinici in corso.
– L’OMS ha lanciato il 5 giugno un piano strategico continentale congiunto con la RDC.
Il rischio di propagazione regionale — Uganda inclusa — è reale ma attentamente monitorato.
Un contenimento effettivo richiederà settimane se non mesi, subordinato all’accesso umanitario nelle zone di conflitto e allo sviluppo rapido di contromisure
specifiche.
Ma i rischi per viaggiatori internazionali nell’area al di fuori delle zone di guerra o dei villaggi interna sono da considerare quasi nulli.
continueremo a tenenre monitorata la situazione e ad informare valutando i reali rischi di contagio del virus. 

Fonti: OMS (WHO) · Africa CDC · EbolaMap.org · Sky TG24 · Euronews · Salutelab.it |
Documento redatto da dr. Paolo Meo il 7 giugno 2026 .

EPIDEMIA DI EBOLA BUNDIBUGYO 2026 -aggiornamenti Leggi tutto »

Il Bassado: un vecchio antibiotico per una ottima prevenzione della malaria

UTILIZZO DELLA DOXICICLINA PER LA PREVENZIONE DELLA MALARIA … e non solo

DOXICICLICA
             DOXICICLINA

DOXICICLINA 100 mg (BASSADO o MIRACLIN)

Una tetraciclina versatile al servizio del viaggiatore internazionale

Aggiornato a giugno 2026 – Dr. Paolo Meo, Medico Infettivologo e Tropicalista – direttore CESMET

1. Introduzione: un antibiotico “vecchio” ma sempre attuale

Il Dr. Paolo Meo, infettivologo e tropicalista direttore del CESMET di Roma con decenni di esperienza sul campo in Africa, Asia e America Latina, ha seguito nel corso degli anni migliaia di viaggiatori che hanno utilizzato la doxiciclina soprattutto in prevenzione, accumulando una casistica clinica di grande valore e confermando l’efficacia e la sicurezza di questo farmaco nelle condizioni più diverse preventive e terapeutiche.

La doxiciclina, antibiotico distribuito in tutto il mondo, è commercializzata in Italia principalmente come Bassado® 100 mg o Miraclin 100 mg farmaco senza lattosio) – è un antibiotico della famiglia delle tetracicline, impiegato in medicina clinica da oltre cinquant’anni. Nonostante la sua lunga storia, questo farmaco mantiene oggi una rilevanza straordinaria, sia nella infettivologia ma in particolare nel campo della medicina dei viaggi. La sua azione è al tempo stesso preventivo e terapeutico come antiparassitario, antibatterico ad ampio spettro e antiprotozoario, il che lo rende una scelta privilegiata per chi si reca in aree tropicali e subtropicali.  Utilizza questa molecola e porta con te le confezioni sufficienti per la chemioprofilassi per la malaria, la protezione batterica, in particolare per diarrea e punture di zecca, e non solo; e per la cura di molte forme batteriche come di seguito illustrato.

Naturalmente dovrai ben capire se puoi utilizzare il farmaco senza problemi. Potrai richiedere al dr. Paolo Meo, per la sua esperienza, o al tuo medico di fiducia, se, come e quando utilizzare la doxiciclina.   

2. Meccanismo d’azione

La doxiciclina 100 mg agisce inibendo la “sintesi proteica batterica” a livello dei ribosomi 30S, impedendo la crescita e la replicazione di un’ampia gamma di microrganismi. È attiva contro:

  • batteri Gram-positivi e Gram-negativi
  • batteri intracellulari (Rickettsia, Chlamydia, Coxiella, Bartonella, Anaplasma)
  • spirochete (Borrelia, Leptospira, Treponema)
  • micoplasmi e clamidie
  • il protozoo “Plasmodium”, in particolare falciparum (agente della malaria)

 

3. Profilassi antimalarica: l’uso principale, ma non unico nel viaggiatore.

3.1 Perché la doxiciclina per la malaria?

La malaria rimane una delle malattie infettive più pericolose al mondo, con oltre 600.000 decessi l’anno secondo i dati OMS aggiornati al 2025, la grande maggioranza dei quali causati da Plasmodium falciparum nell’Africa subsahariana. La chemioprofilassi farmacologica, associata alle misure di protezione antizanzara, rimane lo strumento più efficace per il viaggiatore non immune per prevenire l’infezione.

La doxiciclina è riconosciuta come farmaco di prima scelta per la profilassi antimalarica dalle principali linee guida internazionali, tra cui CDC (Centers for Disease Control and Prevention), WHO, e le linee guida europee ISTM/ASTMH. L’esperienza pluriennale del Dr. Meo, con migliaia di prescrizioni effettuate al CESMET, conferma una protezione elevatissima e un profilo di sicurezza nettamente superiore ad altri antimalarici disponibili.

3.2 Schema di somministrazione

Schema raccomandato dal CESMET (Dr. Paolo Meo)

BASSADO un ottimo farmaco nella chemioprofilassi per la malaria
BASSADO un ottimo farmaco nella chemioprofilassi per la malaria

•       1 compressa da 100 mg al giorno, durante il pasto principale (pranzo), da assumere con un bicchiere di acqua abbondante;

•       Inizio: è sufficiente iniziare il giorno prima della partenza o all’arrivo nell’area a rischio malarico;

•       Durata: per tutto il periodo del soggiorno in zona endemica;

•       Termine: continuare per un periodo di 7-10 giorni dopo aver lasciato l’area a rischio, il periodo è considerato sufficiente per evitare la riproduzione del plasmodio intraepatico; (l’esperienza di migliaia di casi ci dice ce non è necessario prolungare per altre 3 settimane)

 

Nota: A differenza di altri antimalarici come la meflochina (Lariam®), non è necessario iniziare due settimane prima della partenza.

 

3.3 Aree geografiche di indicazione

La doxiciclina 100 mg è indicata come profilassi antimalarica in tutte le aree a rischio di malaria da P. falciparum con resistenza alla clorochina ed alla meflochina, ed all’Atovaquone  comprendendo:

  • Africa subsahariana (area ad altissimo rischio)
  • Papua Nuova Guinea e Melanesia
  • Regioni a rischio del Sud-Est asiatico (incluse aree con P. falciparum resistente all’artemisinine, in particolare al confine Tailandia-Myanmar-Cambogia)
  • Alcune aree dell’Amazzonia sudamericana
  • Altre aree tropicali indicate di volta in volta dalle schede paese

 

4. Azione antibatterica ad ampio spettro: utilità nel viaggio

Uno dei grandi vantaggi della doxiciclina nel contesto dei viaggi internazionali è la sua capacità di offrire protezione simultanea contro numerose infezioni batteriche, alcune delle quali particolarmente frequenti (diarrea da viaggio) o pericolose (infezioni da punture o morso di zecca) nei paesi tropicali.


4.1 Infezioni trasmesse da puntura di zecca e altri artropodi

La doxiciclina è il FARMACO DI PRIMA SCELTA per le infezioni trasmesse da zecche

Le zecche sono vettrici di patogeni molto diversi e legate alla presenza animale negli ambienti. Durante i viaggi in ambienti naturali – foreste, savane, praterie, zone rurali, ma anche parchi di grandi città e cittadine – il rischio di esposizione aumenta significativamente. La doxiciclina agisce su:

•       Rickettsia spp. – agenti del Tifo Esantematico da Rickettsia (Spotted Fever Group) e altre rickettsiosi: febbri emorragiche, febbre bottonosa del Mediterraneo (R. conorii), febbre delle Montagne Rocciose (R. rickettsii). Farmaco elettivo, gold standard nella terapia, spesso considerato salva-vita.

•       Borrelia burgdorferi e altre specie – agente della Malattia di Lyme: la doxiciclina è il trattamento di prima scelta nelle fasi precoci.

•       Anaplasma phagocytophilum – agente dell’anaplasmosi granulocitica umana.

•       Ehrlichia spp. – ehrlichiosi monocitiche.

•       Coxiella burnetii – agente della Febbre Q, trasmessa anche da zecche e da animali.

•       Bartonella spp. – trasmessa da pidocchi e pulci (febbre delle trincee, malattia da graffio del gatto).

•       Francisella tularensis – agente della tularemia, trasmessa da zecche e roditori.

 

Importanza pratica: In molte aree tropicali e subtropicali, un viaggiatore che assume doxiciclina come profilassi antimalarica è già protetto in modo significativo contro queste infezioni, anche senza saperlo. Questo costituisce un vantaggio protettivo “a 360 gradi”.

4.2 Diarrea del viaggiatore e infezioni intestinali

La diarrea del viaggiatore colpisce dal 20% al 50% dei viaggiatori in paesi a risorse sanitarie limitate, ed è un problema sanitario frequente in viaggi in tutto il mondo; La doxiciclina è attiva contro i principali enterobatteri responsabili, tra cui Escherichia coli enterotossigena (ETEC), Shigella spp., Vibrio cholerae e altri enterobatteri.                                                                                                            Il Dr. Meo indica e prescrive questo farmaco come una eccellenza nella prevenzione di diarree alimentari e da acque contaminate anche con cui ci si lava (docce), ed anche per la prevenzione ed il trattamento del colera, tra le diarree batteriche più gravi. In viaggio, portare con se qualche confezione di doxiciclina significa disporre di un presidio preventivo ed anche terapeutico di prima linea contro le enteriti batteriche acute.

4.3 Infezioni cutanee

Nei climi tropicali, la sudorazione intensa, le punture di insetti e le abrasioni cutanee favoriscono infezioni da stafilococchi e streptococchi. La doxiciclina è efficace nel trattamento di:

  • Foruncolosi e ascessi cutanei;
  • Ferite infette;
  • Acne vulgaris (impiego anche a lungo termine, fino a 8-10 mesi, come documentato nella pratica clinica dal Dr. Meo)

4.4 Infezioni respiratorie atipiche

In aree tropicali e in contesti di promiscuità (dormitori, campeggi, strutture di fortuna), le polmoniti atipiche da Mycoplasma pneumoniae, Chlamydophila pneumoniae e Legionella pneumophila sono frequenti. La doxiciclina è attiva anche su tutti questi patogeni.

4.5 Infezioni sessualmente trasmesse (IST)

In caso di esposizioni non protette durante il viaggio, la doxiciclina offre copertura su:

  • Chlamydia trachomatis (uretrite, cervicite, linfogranuloma venereo)
  • Neisseria gonorrhoeae (gonorrea) anche in possibile combinazione con altri antibiotici;
  • Treponema pallidum (sifilide, terapia di seconda scelta);

4.6 Leptospirosi

La leptospirosi, trasmessa attraverso acqua o terreno contaminati da urine animali, è un rischio concreto in aree rurali tropicali, specialmente dopo inondazioni o contatto con acque dolci. La doxiciclina è indicata sia nella profilassi (in esposizioni note) sia nel trattamento precoce.

 

5. Pregi della doxiciclina da utilizzare in corso di viaggio

•       Efficacia antimalarica elevata e stabile: scarsa resistenza documentata rispetto ad altri antimalarici;

•       Ampio spettro antibatterico: un solo farmaco per molte protezioni;

•       Inizio il giorno prima della partenza: non richiede la lunga pre-somministrazione necessaria con meflochina

•       Ottimo profilo di sicurezza neurologica e psichiatrica: nessuna delle alterazioni del tono dell’umore, dei disturbi del sonno e dei sintomi neuropsichiatrici documentati con la meflochina (Lariam®) ed anche Atovaquone ( Malarone)

•       Lunga esperienza clinica: farmaco in uso da oltre 50 anni, con un profilo di sicurezza ben definito;

•       Utilizzo a lungo termine documentato: impiegato anche per 8-10 mesi consecutivi nel trattamento dell’acne, o addirittura anni, in alcune infezioni croniche, senza problemi di rilievo

•       Basso costo: meno di 4 euro a confezione, rendendo la profilassi accessibile a tutti;

•       Forma orale comoda: compressa da 100 mg, una volta al giorno

•       Protezione multipla in viaggio: malaria, infezioni da zecche, diarrea del viaggiatore, infezioni cutanee, IST

 

6. Limiti e possibili effetti indesiderati del farmaco

Disturbi gastrointestinali: sensazione di pesantezza gastrica, nausea, epigastralgia. Il rischio di presentare questi sintomi si riduce notevolmente assumendo il farmaco durante il pasto principale – pranzo, mai assumerlo a stomaco vuoto, ed utilizzare molta acqua.

Fotosensibilità cutanea: il rischio è correlato alla dose (dose dipendente): a 100 mg/die la sensibilizzazione solare è modesta, specie nelle persone con fototipo mediterraneo, ricco di melanina. Tuttavia è sempre buona norma utilizzare creme solari ad alta protezione. L’esperienza clinica del Dr. Meo su migliaia di casi conferma che le reazioni di fotosensibilità clinicamente rilevanti sono state rare.

Possibile comparsa di macchie cutanee: in un numero molto limitato di viaggiatori possono comparire piccole chiazze di iperpigmentazione cutanea, generalmente reversibili.

Lieve astenia iniziale: segnalata nei primi giorni di somministrazione in alcuni soggetti, generalmente transitoria.

Candidiasi orale o vaginale: rara ma ipotizzabile, come con tutti gli antibiotici ad ampio spettro, per alterazione del microbiota. Affrontabile con antimicotici topici o sistemici.

Controindicazioni principali: non è indicata la somministrazione (1) nei bambini sotto i 10 anni (rischio di discromia dentaria permanente e alterazioni della crescita ossea); (2) nelle donne in gravidanza dal secondo trimestre in poi; (3) nelle donne che allattano (4) in caso di allergia documentata alle tetracicline;

 

7. Avvertenze e controindicazioni importanti

⚠️ Quando non utilizzare la doxiciclina

•       Bambini con meno di 10 anni

•       Gravidanza (a partire dalla 16°-17° settimana e preferibilmente evitata anche prima)

•       Allattamento al seno

•       Allergia documentata alle tetracicline

•       Grave insufficienza epatica (usare con cautela)

 

Alternative disponibili: in caso di controindicazioni alla doxiciclina, il medico specialista potrà valutare per la profilassi della malaria farmaci alternativi quale Malarone® (atovaquone/proguanile) o, in casi selezionati, meflochina (Lariam®), pur con i significativi effetti collaterali neuropsichiatrici e cardiotossici di quest’ultima.

 

8. L’esperienza clinica del Dr. Paolo Meo e del CESMET

Il Dr. Paolo Meo è medico infettivologo e tropicalista con oltre quarant’anni di esperienza sul campo, maturata in Africa subsahariana, Asia e America Latina, e con una prolungata attività ambulatoriale presso il CESMET – Clinica del Viaggiatore di Roma, POLO VIAGGI -CESMET-ARTEMISIA uno dei centri di medicina dei viaggi di riferimento in Italia.

Nel corso degli anni, il Dr. Meo ha effettuato migliaia di prescrizioni di doxiciclina per la profilassi antimalarica, seguendo viaggiatori diretti verso le destinazioni a rischio più diverse: dall’Africa subsahariana alle foreste amazzoniche, dalla Papua Nuova Guinea alle zone rurali del Sud-Est asiatico.

I risultati osservati del farmaco confermano:

  • Protezione elevatissima contro la malaria, con quasi nessun caso documentato di malaria da P. falciparum tra i pazienti complianti;
  • Frequenza molto bassa di effetti collaterali seri: la grande maggioranza dei soggetti ha completato la profilassi senza problemi rilevanti;
  • Nessuna reazione neuropsichiatrica o cardiotossica, a differenza di quanto documentato con altri antimalarici;
  • Benefici aggiuntivi riportati: riduzione delle diarree batteriche, miglioramento di condizioni cutanee acneiformi, protezione contro infezioni da puntura di zecca;

Questa esperienza diretta, unita alle evidenze delle linee guida internazionali (CDC, WHO, ISTM), fa della doxiciclina 100 mg la scelta prioritaria del CESMET e del dr. Paolo Meo sia per la chemioprofilassi antimalarica, sia per la profilassi e la cura di molteplici malattie infettive a cominciare dalla frequentissima diarrea del viaggiatore, ai temibile tifo esantematico da zecca, nella maggior parte dei viaggiatori adulti.

Per questo motivo, l’assunzione in prevenzione antibatterica del Bassado, viene estesa a tutti i viaggiatori, in qualsiasi area del mondo si trovino, da assumere solamente durante il periodo del viaggio (dal giorno di arrivo al giorno di partenza)

9. Consigli pratici per il viaggiatore

La doxiciclina non sostituisce le misure di protezione personale antizanzara, ma le integra. Si raccomanda sempre di:

  • Usare repellenti e lenitivi cutanei naturali a base di OLIO DI NEEM – NOZETA;
  • Usare repellenti cutanei a base di DEET o Icaridina sulle parti esposte;
  • Indossare indumenti a maniche lunghe al tramonto e di notte;
  • Dormire sotto zanzariere impregnate di insetticida (LLIN);
  • Preferire ambienti con aria condizionata quando possibile;
  • In ambienti con zecche: indossare calzini e pantaloni lunghi, eseguire ispezione corporea a fine giornata;
  • Assumere la doxiciclina sempre durante il pasto per ridurre i disturbi gastrointestinali;
  • Non esporsi al sole senza adeguata protezione solare (SPF 30 o superiore);
  • Conservare il farmaco in luogo fresco e asciutto, lontano dalla luce;

 

10. L’importanza del consiglio medico specialistico

👨‍⚕️ Rivolgiti sempre a un medico esperto in medicina dei viaggi

Nonostante la doxiciclina sia un farmaco collaudato e generalmente sicuro, ogni viaggio e ogni viaggiatore sono diversi. La scelta dei farmaci da utilizzare in chemioprofilassi più adatta dipende da numerosi fattori individuali: la destinazione specifica e le aree visitate (città o zone rurali, quota altimetrica), la stagione e le condizioni climatiche, la durata del soggiorno, le condizioni di salute preesistenti, i farmaci già assunti (possibili interazioni), l’età e la gravidanza, le precedenti esperienze con antimalarici.

Se ti rivolgi al dr. Paolo Meo, esperto in medicina dei viaggi, è in grado di valutare l’insieme di questi fattori e di fornirti una raccomandazione personalizzata, che includa non solo la profilassi farmacologica ma anche il piano vaccinale completo, I consigli per la gestione delle emergenze sanitarie in loco, e le indicazioni su cosa portare nel kit di pronto soccorso da viaggio.

Mi raccomando non affidarti al “passaparola” o al “fai da te”: una profilassi sbagliata può dare falsa sicurezza o esporre a rischi inutili. Il CESMET, tramite il dr. Paolo Meo, per la sua lunga esperienza, offre consulenze specialistiche online, in diverse lingue, con la possibilità di ricevere indicazioni personalizzate.

 

11. Come contattarci

CESMET – Polo Viaggi Artemisia | Centro di Medicina e Vaccinazioni per i Viaggi – Roma

Email: seg.cesmet@gmail.com

WhatsApp: 346 6000899

Servizi disponibili tutti i giorni:

•       Consulenze online pre-viaggio personalizzate

•       Informazioni sulla chemioprofilassi antimalarica

•       Consulenze su malattie infettive e tropicali

•       Schede paese aggiornate per tutte le destinazioni a rischio

 

Dr. Paolo Meo – Medico Infettivologo, Tropicalista, Esperto in Malariologia

Buon viaggio, in salute!

Aggiornato a giugno 2026 – CESMET Polo Viaggi Artemisia

Leggi anche Bassado- Foglietto illustrativo

Al rientro a casa
Malaria: la malattia

Qui sotto è disponibile un podcast sul Bassado; buon ascolto! (7 minuti circa)

 

 

 

Il Bassado: un vecchio antibiotico per una ottima prevenzione della malaria Leggi tutto »

VIRUS RESPIRATORIO SINCIZIALE (VSR/RSV) – LA MALATTIA

VIRUS RESPIRATORIO SINCIZIALE (VSR/RSV) – SCHEDA MALATTIA

Sinonimi: RSV – Respiratory Syncytial Virus – Bronchiolite da RSV – RSV disease – VSR

Scheda redatta dal dr. Paolo Meo, direttore Cesmet clinica del viaggiatore, aggiornata a maggio 2026 con i dati epidemiologici globali più recenti, i nuovi vaccini approvati (Arexvy, Abrysvo, mRESVIA), l’anticorpo monoclonale Nirsevimab (Beyfortus) e le linee guida diagnostico-terapeutiche di OMS, ECDC, CDC, ESPID e AAP.

 

SINTESI DELLA MALATTIA

PARAMETRO DATI CHIAVE
Agente eziologico Virus RNA a singolo filamento, famiglia Pneumoviridae, genere Orthopneumovirus; due sottotipi principali: RSV-A e RSV-B
Serbatoio Uomo (virus a trasmissione esclusivamente interumana; non esiste serbatoio animale noto)
Trasmissione Via droplet/aerosol da secrezioni respiratorie, contatto diretto con superfici contaminate (fomiti); altamente contagioso
Distribuzione Mondiale; nelle regioni temperate andamento stagionale (epidemie autunno-inverno); nelle aree tropicali circolazione più continua
Incubazione 2–8 giorni (media 4–6 giorni)
Letalità < 0,5% nei bambini ospedalizzati nei paesi ad alto reddito; 1–8% negli anziani con comorbidità; fino al 10–20% negli immunocompromessi gravi
Vaccino disponibile Sì:
– Arexvy (GSK) e Abrysvo (Pfizer) per adulti ≥60 anni;
Abrysvo per donne in gravidanza (protezione del neonato);            – anticorpo monoclonale Nirsevimab (Beyfortus) per neonati e lattanti
Notifica Non a notifica obbligatoria in Italia; sorveglianza sentinella attiva (InfluNet-RSV, sistema RespiVirNet-ISS)

 

1. Introduzione e Descrizione della Malattia

Il Virus Respiratorio Sinciziale (VSR, o RSV dall’inglese Respiratory Syncytial Virus) è il principale agente eziologico delle infezioni respiratorie acute del tratto inferiore nei lattanti e nei bambini in età prescolare, e rappresenta un patogeno di crescente importanza clinica negli anziani e negli immunocompromessi. A differenza di molti altri virus respiratori, il VSR è un virus esclusivamente umano, senza serbatoio animale conosciuto, che si trasmette da persona a persona attraverso secrezioni respiratorie.

La malattia fu descritta per la prima volta nel 1956 da Morris, Blount e Savage, che isolarono il virus in scimpanzé con rinite (da cui l’iniziale denominazione di “Chimpanzee Coryza Agent”), e poco dopo fu identificato come agente responsabile di bronchioliti e polmoniti nei neonati.
Il nome “sinciziale” deriva dalla caratteristica citopatologia indotta dal virus nelle cellule dell’epitelio respiratorio: la fusione delle membrane cellulari con formazione di sincizi, ovvero cellule multinucleate giganti.

Globalmente, il VSR è responsabile di circa 33 milioni di episodi di infezione delle vie respiratorie inferiori all’anno nei bambini sotto i 5 anni, con circa 3,6 milioni di ospedalizzazioni e oltre 100.000 decessi annui, la grande maggioranza dei quali si verifica nei paesi a basso reddito (dati OMS/Lancet, 2022-2024).
Nella fascia degli anziani (≥65 anni), il VSR causa ogni anno solo negli Stati Uniti circa 60.000-120.000 ricoveri ospedalieri e 6.000-10.000 decessi, un impatto epidemiologico comparabile a quello dell’influenza stagionale.

Dopo decenni di ricerca infruttuosa, il 2023-2024 ha segnato una svolta storica: per la prima volta sono stati approvati vaccini efficaci contro il VSR per adulti anziani e per le donne in gravidanza (con protezione indiretta del neonato), e un anticorpo monoclonale di nuova generazione (Nirsevimab/Beyfortus) per la protezione dei lattanti nel primo anno di vita.

 

2. Agente Eziologico e Biologia del Virus

2.1 Caratteristiche Virologiche

Il Virus Respiratorio Sinciziale è un virus a RNA a singolo filamento, con genoma di polarità negativa, appartenente all’ordine Mononegavirales, famiglia Pneumoviridae, genere Orthopneumovirus. Il virione è pleiomorfico (sferico o filamentoso), con diametro di 150–300 nm, ed è dotato di un involucro lipidico che lo rende sensibile ai comuni disinfettanti e ai solventi lipidici.

Il genoma virale codifica per 11 proteine, tra cui le tre glicoproteine di superficie di maggiore rilevanza clinica e virologica:

  • Proteina F (Fusion): media la fusione del virus con la membrana cellulare e la formazione dei sincizi; è il principale bersaglio degli anticorpi neutralizzanti e degli anticorpi monoclonali terapeutici e preventivi(Palivizumab, Nirsevimab). Esiste in due conformazioni: pre-fusione (prefF) e post-fusione; la forma prefF è immunodominante e il bersaglio dei vaccini di nuova generazione.
  • Proteina G (Attachment): media l’attacco virale alle cellule ospiti; altamente variabile tra i ceppi e tra le stagioni; contribuisce all’evasione immunitaria.
  • Piccola proteina idrofobica SH: modula la risposta infiammatoria dell’ospite.

2.2 Sottotipi e Variabilità Genetica

Il VSR è suddiviso in due sottotipi principali,
RSV-A
e RSV-B,
che co-circolano durante ogni stagione epidemica con prevalenza alternante.
All’interno di ciascun sottotipo esistono molteplici genotipi (clade), caratterizzati da variazioni nella proteina G. I genotipi dominanti cambiano nel tempo per effetto della pressione immunitaria della popolazione (immune escape). Sebbene l’immunità acquisita dopo l’infezione naturale non sia duratura (reinfection è la norma nel corso della vita), entrambi i sottotipi condividono sufficienti epitopi sulla proteina F da consentire una protezione crociata parziale e da rendere fattibile la vaccinazione bivalente.

 

 

2.3 Stabilità Ambientale

Il VSR è relativamente fragile, ma può sopravvivere nell’ambiente per periodi sufficienti a determinare trasmissione indiretta:
sulle superfici inanimate fino a 6–7 ore,
sulle mani fino a 20–30 minuti,
. nell’aria (aerosol) per tempi variabili in ambienti chiusi.
Il virus è inattivato da calore (56°C per 30 minuti), raggi UV, ipoclorito di sodio (candeggina diluita), alcool al 70% e sapone.

 

3. Trasmissione e Modalità di Contagio

3.1 Vie di Trasmissione all’Uomo

VIA DI TRASMISSIONE CARATTERISTICHE E NOTE
Droplet respiratori (principale) Goccioline emesse con tosse, starnuti, respirazione ravvicinata; efficace fino a ~1–2 metri. Via predominante di trasmissione nei contesti familiari, pediatrici e assistenziali
Aerosol a piccole particelle Possibile in ambienti chiusi e affollati; contesti ad alto rischio: reparti di terapia intensiva neonatale (TIN), sale d’attesa, asili nido, ambienti di cura per anziani
Contatto diretto Inoculazione congiuntivale o nasale tramite mani contaminate da secrezioni infette; frequente nella trasmissione nosocomiale e tra conviventi
Fomiti (superfici contaminate) Il VSR sopravvive sulle superfici inanimate fino a 6–7 ore; su mani e guanti fino a 30 minuti.
Fonte rilevante di trasmissione nei reparti ospedalieri pediatrici e geriatrici
Trasmissione verticale Eccezionalmente documentata; la protezione neonatale si ottiene principalmente tramite anticorpi materni trasferiti per via placentare

 

3.2 Contagi e Contagiosità

Il VSR è altamente contagioso: l’indice di trasmissione secondaria in famiglie con un caso indice è del 40–70%. Il periodo di contagiosità inizia 1–2 giorni prima della comparsa dei sintomi (fase presintomatica) e dura in media 3–8 giorni; negli immunocompromessi la shedding virale può protrarsi per settimane-mesi.

⚠ ATTENZIONE – Contagio presintomatico: come per l’influenza e il COVID-19, il VSR può essere trasmesso prima della comparsa dei sintomi. Il personale sanitario asintomatico durante la stagione epidemica può essere veicolo di trasmissione nosocomiale a pazienti ad alto rischio. Le misure di prevenzione devono essere adottate indipendentemente dalla presenza di sintomi nei contesti di cura.

 

 

4. Distribuzione Geografica

AREA GEOGRAFICA/STAGIONALE CARATTERISTICHE EPIDEMIOLOGICHE
Regioni temperate (Europa, Nord America, Australia) Epidemie annuali intense in autunno-inverno

 

(ottobre-marzo nell’emisfero nord). Picco di ospedalizzazioni pediatriche tra novembre e gennaio.
In Italia: epidemia sostenuta ogni anno con variazioni di intensità

Regioni tropicali e subtropicali Circolazione più continua durante tutto l’anno, con incrementi associati alle stagioni delle piogge. Epidemiologia meno definita rispetto alle zone temperate; elevato impatto nei paesi a basso-medio reddito
Italia Circolazione documentata annualmente.
Stagione 2022-2023: epidemia anticipata e intensa post-COVID con picco di ospedalizzazioni in ottobre-novembre.
RSV causa circa 35.000-40.000 ospedalizzazioni/anno nei bambini <5 anni
e oltre 10.000 ricoveri/anno negli anziani ≥65 anni
Paesi a basso reddito (Africa subsahariana, Asia meridionale) RSV è una delle principali cause di mortalità respiratoria nei bambini <5 anni. Si stima che globalmente RSV causi 3,6 milioni di ospedalizzazioni e ~100.000 decessi/anno nei bambini <5 anni (dati OMS 2024)
Paesi con nuovi vaccini/anticorpi (USA, EU, Canada) A partire dal 2023-2024, con introduzione di Nirsevimab (Beyfortus) nei programmi vaccinali neonatali, primo impatto sulla riduzione dei ricoveri pediatrici documentato in Francia, Spagna e USA

 

5. Periodo di Incubazione

Il periodo di incubazione del VSR varia da 2 a 8 giorni, con una media di 4–6 giorni dall’esposizione. La durata dell’incubazione dipende dalla carica virale inalata, dall’età del soggetto e dallo stato immunitario. Nei neonati e nei lattanti, il periodo di incubazione tende a essere più breve (2–4 giorni), mentre negli adulti e anziani può protrarsi fino a 7–8 giorni.

NOTA CLINICA: La breve incubazione e l’alta contagiosità in fase presintomatica spiegano la rapidità di diffusione del VSR nei contesti comunitari (asili nido, scuole) e nelle strutture sanitarie durante la stagione epidemica.

 

6. Sintomi e Manifestazioni Cliniche

Il VSR può causare uno spettro di malattia estremamente ampio, da una comune rinite a una grave insufficienza respiratoria acuta, in relazione all’età del paziente, allo stato immunitario e alle comorbidità. La presentazione clinica più caratteristica nei lattanti è la bronchiolite acuta;
negli adulti anziani la malattia può mimare clinicamente dall’influenza alla polmonite batterica grave.

POPOLAZIONE QUADRO CLINICO TIPICO FORME SEVERE
Neonati (0–3 mesi) Irritabilità, difficoltà di alimentazione, apnee, tachipnea; scarsa febbre; esordio insidioso Apnee prolungate, bradicardia, insufficienza respiratoria acuta; rischio di SIDS RSV-correlata
Lattanti (3–12 mesi) Bronchiolite: tachipnea, dispnea, wheezing, tosse intensa, febbre lieve-moderata, difficoltà di alimentazione Distress respiratorio grave, necessità di ossigenoterapia, ricovero in TIN; atelettasie polmonari
Bambini 1–5 anni Bronchite, laringotracheite, polmonite virale; wheezing, febbre, rinorrea abbondante, tosse Polmonite; possibile asma post-RSV; otite media acuta
Bambini >5 anni e adulti immunocompetenti Sindrome simil-influenzale lieve-moderata; rinite, faringite, tosse, malessere generale, febbre moderata; guarigione spontanea in 1–2 settimane Rara; possibile bronchite acuta, esacerbazione di asma o BPCO
Anziani ≥65 anni Presentazione spesso atipica: tosse persistente, malessere, febbricola, peggioramento delle comorbidità; talvolta assenza di febbre Polmonite grave, ARDS, scompenso cardiaco, esacerbazione BPCO; elevata mortalità in presenza di comorbidità
Immunocompromessi (trapianti, ematologici, HIV avanzato) Decorso prolungato, sintomi persistenti, progressione verso le basse vie respiratorie; coinfezioni batteriche frequenti Polmonite grave, insufficienza respiratoria; mortalità fino al 20-30% nei trapianti di cellule staminali ematopoietiche

 

6.1 Bronchiolite da VSR nei Lattanti: Quadro Clinico Dettagliato

La bronchiolite è la manifestazione più frequente e clinicamente rilevante dell’infezione da VSR nei lattanti. Si caratterizza per un’infiammazione acuta delle piccole vie aeree (bronchioli) con edema, necrosi dell’epitelio bronchiolare, ipersecrezione di muco e ostruzione al flusso aereo. Il quadro clinico si sviluppa tipicamente in 2–3 fasi:

  • Fase prodromica (1–3 giorni): rinorrea, congestione nasale, tosse secca, febbricola. Simile a una comune rinite.
  • Fase di peggioramento (3–5 giorni): tosse intensa, tachipnea, dispnea, rientramenti intercostali e subcostali, alitamento delle pinne nasali, wheezing espiratorio, crepitii e sibili all’auscultazione. Difficoltà di alimentazione per dispnea.
  • Fase di risoluzione (7–14 giorni): miglioramento graduale; la tosse può persistere per 2–4 settimane.

Il 2–3% dei lattanti con bronchiolite richiede il ricovero ospedaliero; di questi, il 5–10% necessita di ventilazione assistita. I fattori di rischio per bronchiolite severa includono: età <6 settimane, prematurità (<35 settimane), displasia broncopolmonare, cardiopatia congenita emodinamicamente significativa, immunodeficienza, malnutrizione, fumo passivo.

Le stime globali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) indicano che l’RSV rappresenta complessivamente la causa del 60% delle infezioni respiratorie acute nei bambini. Inoltre, è responsabile di oltre l’80% delle infezioni del tratto respiratorio inferiore nei neonati di età inferiore a 1 anno durante il picco della stagione virale. In sintesi, l’RSV è di gran lunga la causa più frequente di bronchiolite e polmonite pediatriche (Fig. 1).

 

 

6.2 Infezione da VSR nell’Anziano: Aspetti Peculiari

Negli anziani il VSR si presenta spesso con sintomi atipici, privi della classica febbre alta:
assenza di febbre
Virus respiratorio sinciziale: impatto su over 60 è paragonabile a quello dell'influenza - MSD | Salutetosse secca persistente,
malessere, astenia,
dispnea da sforzo,
peggioramento delle condizioni di base.
L’assenza di febbre può ritardare la diagnosi e indurre a sottostimare la gravità. La polmonite da VSR nell’anziano è radiologicamente sovrapponibile alla polmonite batterica;
la diagnosi differenziale richiede spesso RT-PCR su tampone nasofaringeo o lavaggio broncoalveolare.
Il VSR è inoltre causa documentata di riacutizzazioni gravi di BPCO e scompenso cardiaco negli anziani.

 

7. Diagnosi

7.1 Diagnosi Clinico-Epidemiologica

Il sospetto diagnostico si basa sull’associazione tra quadro clinico compatibile e contesto epidemiologico: bambino piccolo con bronchiolite o sindrome da distress respiratorio in stagione epidemica (autunno-inverno), anziano con polmonite atipica o riacutizzazione di BPCO in periodo di circolazione del VSR, paziente immunocompromesso con infezione respiratoria persistente.
La diagnosi differenziale con influenza e COVID-19 richiede sempre conferma di laboratorio.

7.2 Diagnosi di Laboratorio

METODO INDICAZIONE E NOTE
Test antigenico rapido (RAT) Prima scelta in urgenza nei bambini. Sensibilità 80-90%, specificità >95%. Disponibile in pronto soccorso e ambulatorio.
Campione: tampone nasofaringeo. Risultato in 15-30 minuti
RT-PCR (reverse transcriptase PCR) Metodo di riferimento (gold standard): massima sensibilità e specificità; distingue RSV-A da RSV-B. Pannelli multiplex con rilevazione simultanea di influenza, SARS-CoV-2, Metapneumovirus, Rhinovirus. Indicata in adulti, immunocompromessi, casi severi
Test di immunofluorescenza (DFA/IFA) Richiede personale esperto e microscopio a fluorescenza; meno usata con l’avvento delle PCR multiplex. Sensibilità intermedia, specificità buona
Coltura virale Principalmente per ricerca e tipizzazione virologica; non utilizzata nella pratica clinica routinaria per i lunghi tempi (5–10 giorni)
Sierologia (anticorpi IgG/IgM) Utilità diagnostica clinica limitata; usata principalmente in studi epidemiologici. La sieroconversione avviene tardivamente. NON raccomandata per diagnosi acuta di routine
Esami di supporto Emocromo (lieve linfocitosi; leucocitosi con neutrofilia in caso di sovrainfezione batterica), radiografia del torace (iperinflazione, infiltrati bilaterali, atelectasie), emogasanalisi in caso di distress respiratorio, saturimetria continua

 

NOTA DIAGNOSTICA: In Italia la diagnosi molecolare di VSR è disponibile presso la maggior parte dei laboratori ospedalieri, spesso inclusa nei pannelli multiplex per patogeni respiratori. Il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’ISS monitora settimanalmente la circolazione di VSR, influenza e altri virus respiratori. Per i casi pediatrici gravi o nei soggetti immunocompromessi, è raccomandata la conferma con RT-PCR indipendentemente dal risultato del test rapido.

 

8. Diagnosi Differenziale

Le manifestazioni cliniche dell’infezione da VSR sono spesso sovrapponibili a quelle di altri patogeni respiratori. Le principali condizioni da considerare in diagnosi differenziale sono:

  • Influenza A e B (la presentazione sistemica è più marcata; febbre più elevata e brusca; mialgie intense)
  • COVID-19 da SARS-CoV-2 (indistinguibile clinicamente; diagnosi differenziale solo con RT-PCR o test antigenico specifico)
  • Metapneumovirus umano (hMPV) – clinicamente identico al VSR nei lattanti; causa bronchioliti e polmoniti similari
  • Rhinovirus e virus parainfluenzali (nelle bronchiti e laringotracheiti del bambino)
  • Adenovirus (può causare bronchioliti severe, polmoniti, febbri protratte)
  • Polmonite batterica (da Streptococcus pneumoniae, Staphylococcus aureus, Mycoplasma pneumoniae): febbre alta, leucocitosi, consolidamento lobare alla radiografia, risposta agli antibiotici
  • Bronchiolite obliterante post-infettiva (diagnosi differenziale nei lattanti con wheezing persistente post-bronchiolite)
  • Scompenso cardiaco congestizio (negli anziani con dispnea e rantoli bilaterali, in assenza di febbre)
  • Fibrosi cistica (in caso di bronchioliti ricorrenti nel bambino piccolo)
  • Corpo estraneo nelle vie aeree (nei bambini con wheezing monolaterale e storia acuta)

 

9. Terapia

9.1 Principi Generali del Trattamento

Non esiste a tutt’oggi una terapia antivirale specifica approvata e raccomandata routinariamente per l’infezione da VSR nella popolazione generale. Il trattamento è prevalentemente di supporto, con l’obiettivo di mantenere un’adeguata ossigenazione e idratazione e di gestire le complicanze. La bronchiolite da VSR nei lattanti è una delle condizioni pediatriche in cui le evidenze hanno progressivamente ristretto il campo delle terapie utili, confermando che ossigeno e idratazione rimangono i pilastri del trattamento.

FARMACO/PRESIDIO INDICAZIONE E NOTE
OssigenoterapiaChild on a hospital bed receiving foto stock 2657075043 | Shutterstock Prima misura terapeutica in caso di desaturazione (SpO2 <92-95%). Erogazione con cannule nasali o maschera facciale. In caso di insufficienza respiratoria grave: CPAP o ventilazione ad alto flusso nasale (High Flow)
Supporto nutrizionale e idratazione Fondamentale nei lattanti con bronchiolite: alimentazione nasogastrica o endovenosa se incapacità di alimentazione per dispnea. Prevenzione della disidratazione
Ribavirina per aerosol Antivirale di uso limitato ai casi severi nei trapiantati di midollo osseo/organo solido e negli immunocompromessi gravi. Non raccomandata routinariamente per tossicità, costo e difficoltà di somministrazione. Efficacia clinica dibattuta
Broncodilatatori (salbutamolo) NON raccomandati routinariamente nella bronchiolite (linee guida ESPID, AAP, NICE 2023): evidenza di beneficio assente o scarsa. Possono essere considerati in bambini con storia di atopia/wheeze ricorrente o in adulti con BPCO/asma in riacutizzazione
Corticosteroidi NON indicati nella bronchiolite da RSV nei lattanti (evidenza controindicante). Indicati negli adulti con riacutizzazione di BPCO o asma RSV-associata
Antibiotici Solo in caso di documentata sovrainfezione batterica (polmonite batterica, otite media acuta con indicazione, sepsi). Non indicati profilatticamente o routinariamente nell’infezione da RSV non complicata
Nirsevimab (Beyfortus) – anticorpo monoclonale Anticorpo monoclonale anti-proteina F del VSR. Approvato da EMA (2022) e AIFA (2023) per neonati e lattanti nel primo anno di vita. Riduce del 75-80% le ospedalizzazioni per bronchiolite da RSV. Singola iniezione IM.
NON è un vaccino, ma immunizzazione passiva

 

⚠ ATTENZIONE – Terapie da NON usare routinariamente nella bronchiolite:
– broncodilatatori (salbutamolo, adrenalina nebulizzata),
– corticosteroidi sistemici,
– adrenalina sistemica,
– fisioterapia respiratoria,
– ipertonica salina nebulizzata (evidenza controversa).
La raccomandazione delle principali linee guida internazionali (AAP, NICE, ESPID) è di ridurre al minimo gli interventi non supportati da evidenza e concentrarsi su ossigenazione e idratazione.

 

10. Prevenzione e Misure di Protezione

10.1 Immunoprofilassi Attiva e Passiva: la Svolta del 2023-2024

Gli anni 2022-2024 hanno segnato una trasformazione epocale nella prevenzione del VSR: dopo oltre 60 anni di ricerca, sono stati approvati i primi vaccini efficaci e un anticorpo monoclonale di nuova generazione. Questa svolta cambia radicalmente il quadro preventivo per le popolazioni ad alto rischio.

STRUMENTO PREVENTIVO TARGET, INDICAZIONE E NOTE
Arexvy (RSVPreF3 OA – GSK) Vaccino proteico adiuvato (AS01E). Approvato FDA (2023) e EMA (2023) per adulti ≥60 anni. Efficacia 82-84% contro malattia da RSV del tratto respiratorio inferiore. Dose unica. Disponibile in Italia. Schedula annuale non ancora definita
Abrysvo (bivalente RSVPreF – Pfizer) Vaccino proteico bivalente (RSV-A + RSV-B). Approvato FDA e EMA
per adulti ≥60 anni (2023)
e per donne in gravidanza (16-36 settimane gestazionali) per protezione del neonato (2023). Virus Respiratorio Sinciziale: inizia la campagna di immunizzazione - La Guida - La Guida
Efficacia 69-85% negli anziani;
~70% contro bronchiolite grave nel neonato nel primo semestre
mRESVIA (mRNA-1345 – Moderna) Primo vaccino a mRNA contro RSV. Approvato FDA (2024) per adulti ≥60 anni.
Efficacia ~83,7% contro malattia RSV del tratto inferiore con ≥2 sintomi. Profilo di sicurezza favorevole. Non ancora disponibile in tutti i Paesi UE
Nirsevimab (Beyfortus – AstraZeneca/Sanofi) Anticorpo monoclonale (immunizzazione passiva).
Target: neonati e lattanti nel primo anno di vita entranti nella stagione RSV;
bambini fino a 24 mesi ad alto rischio (prematurità, malattia polmonare cronica, cardiopatia congenita emodinamicamente significativa, immunodeficienza).
Singola iniezione IM. In Italia: raccomandato nella stagione 2023-2024, inserito gradualmente nei calendari regionali
Palivizumab (Synagis – AstraZeneca) Anticorpo monoclonale di prima generazione. Indicato solo in bambini ad altissimo rischio: prematuri <29 settimane, displasia broncopolmonare, cardiopatia congenita cianogena. Somministrazione mensile (5 dosi/stagione) per costo elevato. Sostituito da Nirsevimab nella maggior parte delle indicazioni
Misure igienico-comportamentali Igiene delle mani con acqua e sapone o gel alcolico (dimostrata efficacia nella riduzione della trasmissione);
mascherina chirurgica in soggetti con sintomi respiratori;
evitare contatto con neonati e immunocompromessi in fase acuta;
aerazione frequente degli ambienti chiusi;
non fumare in presenza di lattanti (amplifica la gravità dell’infezione)
Misure nosocomiali Precauzioni da droplet e contatto per i casi ricoverati;
guanti e mascherina per il personale sanitario;
cohorting dei pazienti infetti;
igiene rigorosa delle superfici;
limitazione delle visite in reparti a rischio (TIN, oncologia, trapiantologia) durante la stagione epidemica

 

10.2 Raccomandazioni Vaccinali in Italia (aggiornamento maggio 2026)

In Italia, il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale (PNPV) e le circolari ministeriali aggiornate al 2025-2026 prevedono:

  • Nirsevimab (Beyfortus): raccomandato per tutti i neonati e lattanti che entrano nella stagione RSV nel primo anno di vita, con co-somministrazione con i vaccini del calendario nella stessa seduta vaccinale. Erogato gratuitamente o in regime di partecipazione nelle Regioni che hanno recepito la raccomandazione nazionale. Priorità assoluta ai prematuri e ai lattanti con comorbidità.
  • Vaccinazione in gravidanza (Abrysvo): raccomandata per le donne in gravidanza tra la 32ª e la 36ª settimana gestazionale durante la stagione di circolazione del VSR (settembre-gennaio), come alternativa a Nirsevimab per la protezione del neonato. Erogazione su base regionale.
  • Vaccinazione degli anziani (≥60-65 anni): raccomandata e co-somministrabile con il vaccino antinfluenzale. Priorità ai soggetti con comorbidità (BPCO, insufficienza cardiaca, diabete, immunodeficienza). Offerta dalle Regioni in modo progressivo.

 

10.3 Misure Igienico-Comportamentali e Nosocomiali

In assenza o in attesa di vaccinazione, le misure igienico-comportamentali rimangono essenziali:

  • Igiene rigorosa delle mani (acqua e sapone o gel alcolico) prima di toccare neonati e lattanti
  • Evitare il contatto di neonati prematuri e lattanti nei primi mesi di vita con persone con sintomi respiratori, anche lievi
  • Non fumare e non esporre i lattanti al fumo passivo
  • Allattamento al seno (associato a riduzione della severità della bronchiolite)
  • Arieggiare frequentemente gli ambienti chiusi durante la stagione epidemica
  • Misure nosocomiali: precauzioni da droplet e contatto, cohorting dei pazienti RSV-positivi, igiene ambientale rigorosa, DPI per il personale in assistenza a pazienti ad alto rischio

 

11. Prognosi e Complicanze

La prognosi dell’infezione da VSR dipende fortemente dall’età, dallo stato immunologico e dalla presenza di comorbidità:

  • Neonati e lattanti a termine sani: nella grande maggioranza (97-98%) guarigione completa entro 2-3 settimane; ospedalizzazione necessaria nel 2-3% dei casi; mortalità <0,1% nei paesi ad alto reddito.
  • Prematuri e lattanti con comorbidità: rischio di forme severe 3-5 volte superiore; mortalità ospedaliera 1-3%.
  • Bambini >5 anni e adulti giovani immunocompetenti: prognosi eccellente; malattia autolimitante in 1-2 settimane.
  • Anziani ≥65 anni con comorbidità: mortalità intraospedaliera 1-8% a seconda delle condizioni di base; rischio di scompenso cardiaco acuto, insufficienza renale acuta, sovra-infezioni batteriche.
  • Immunocompromessi (trapianto di cellule staminali ematopoietiche, leucemia, linfoma, trapianto d’organo solido, AIDS avanzato): mortalità 10-30%; replicazione virale prolungata e rischio elevato di polmonite grave.

11.1 Sequele a Lungo Termine

Una delle questioni di maggiore interesse scientifico nella patologia da VSR riguarda l’associazione tra bronchiolite grave nella prima infanzia e sviluppo successivo di asma bronchiale e malattie atopiche. Studi longitudinali hanno dimostrato che:

  • Il 30-40% dei bambini che hanno avuto bronchiolite grave da VSR nei primi 2 anni di vita sviluppa wheezing ricorrente e/o asma in età scolare.
  • Non è ancora del tutto chiaro se il VSR causi l’asma (ipotesi causale) o se predisponga all’asma solo nei bambini geneticamente predisposti (ipotesi confondente).
  • Non vi sono, ad oggi, sequele renali, neurologiche o cardiache permanenti documentate associate all’infezione da VSR in bambini precedentemente sani.

 

12. Aspetti di Interesse nella Medicina dei Viaggi

Il VSR, pur essendo un patogeno respiratorio ubiquitario a diffusione mondiale, assume una rilevanza specifica per la medicina dei viaggi e la medicina tropicale per diversi motivi:

  • Rischio aumentato nei viaggi in aree tropicali e in paesi a basso reddito: nelle regioni tropicali il VSR circola tutto l’anno (non solo in autunno-inverno), con picchi associati alle stagioni delle piogge. I viaggiatori che portano neonati, lattanti o anziani con comorbidità in questi Paesi devono essere informati del rischio RSV indipendente dalla stagione.
  • Impatto delle epidemie RSV in contesti di sorveglianza delle febbri di ritorno: nei viaggiatori di ritorno da zone tropicali con sindrome febbrile respiratoria, il VSR deve essere incluso nei pannelli diagnostici accanto a influenza, COVID-19, dengue e malaria, specie se il paziente è anziano o immunocompromesso.
  • Diffusione accelerata post-COVID-19: il gap immunitario determinato dai periodi di isolamento pandemico ha prodotto epidemie anticipate e più intense di VSR in Europa e nel mondo nel 2022-2023, con picchi extrastagionali anche in primavera-estate. Il medico dei viaggi deve considerare questo fenomeno nella consulenza prevaccinale.
  • Vaccinazione pre-partenza: il medico del viaggiatore può svolgere un ruolo chiave nell’identificare e vaccinare preventivamente gli adulti ≥60 anni con comorbidità e le donne in gravidanza nella finestra raccomandata (32-36 settimane), in particolare se il viaggio è previsto in stagione di circolazione RSV.
  • Profilassi con Nirsevimab nei neonati e lattanti viaggiatori: in famiglia che pianifica un viaggio con un lattante nel primo anno di vita, specie verso destinazioni tropicali o in periodi di circolazione RSV, l’anticorpo monoclonale Nirsevimab rappresenta una misura preventiva raccomandata e appropriata nel counselling pre-viaggio.
  • Strutture sanitarie nei paesi di destinazione: le famiglie con lattanti devono essere informate sulla disponibilità di ossigeno e supporto ventilatorio nei Paesi di destinazione; in molte aree tropicali a basso reddito l’accesso a cure intensive neonatali è molto limitato, rendendo la profilassi con Nirsevimab ancora più critica prima della partenza.

 

13. Bibliografia Internazionale

Articoli e Studi Clinici

  1. Shi T, McAllister DA, O’Brien KL, et al. Global, regional, and national disease burden estimates of acute lower respiratory infections due to respiratory syncytial virus in young children in 2015: a systematic review and modelling study. 2017;390(10098):946–958.
  2. Li Y, Wang X, Blau DM, et al. Global, regional, and national disease burden estimates of acute lower respiratory infections due to respiratory syncytial virus in adults in 2019: a systematic analysis. 2022;399(10340):2047–2064.
  3. Griffiths C, Drews SJ, Marchant DJ. Respiratory syncytial virus: infection, detection, and new options for prevention and treatment. Clin Microbiol Rev. 2017;30(1):277–319.
  4. Walsh EE, Englund JA. Respiratory syncytial virus. In: Bennett JE, Dolin R, Blaser MJ, eds. Mandell, Douglas, and Bennett’s Principles and Practice of Infectious Diseases. 9th ed. Elsevier; 2020.
  5. Simões EAF, Carbonell-Estrany X. Impact of severe disease caused by respiratory syncytial virus in children living in developed countries. Pediatr Infect Dis J. 2003;22(2 Suppl):S13–S18.
  6. Falsey AR, Hennessey PA, Formica MA, Cox C, Walsh EE. Respiratory syncytial virus infection in elderly and high-risk adults. N Engl J Med. 2005;352(17):1749–1759.
  7. Stein RT, Sherrill D, Morgan WJ, et al. Respiratory syncytial virus in early life and risk of wheeze and allergy by age 13 years. Lancet. 1999;354(9178):541–545.
  8. Mazur NI, Higgins D, Nunes MC, et al. The respiratory syncytial virus vaccine landscape: lessons from the graveyard and promising candidates. Lancet Infect Dis. 2018;18(10):e295–e311.
  9. Hammitt LL, Dagan R, Yuan Y, et al. Nirsevimab for prevention of RSV in healthy late-preterm and term infants. N Engl J Med. 2022;386(9):837–846.
  10. Papi A, Ison MG, Langley JM, et al. Respiratory syncytial virus prefusion F protein vaccine in older adults. N Engl J Med. 2023;388(7):595–608. [AREXVY – GSK]
  11. Walsh EE, Pérez Marc G, Zareba AM, et al. Efficacy and safety of a bivalent RSV prefusion F vaccine in older adults. N Engl J Med. 2023;388(16):1465–1477. [ABRYSVO – Pfizer, adulti anziani]
  12. Kampmann B, Madhi SA, Munjal I, et al. Bivalent prefusion F vaccine in pregnancy to prevent RSV illness in infants. N Engl J Med. 2023;388(16):1451–1464. [ABRYSVO – Pfizer, gravidanza]
  13. Wilson E, Goswami J, Laciar Leber M, et al. Efficacy and safety of an mRNA-based RSV preF vaccine in older adults. N Engl J Med. 2023;389(24):2233–2244. [mRESVIA – Moderna]
  14. Drysdale SB, Charles MD, Alcorn J, et al. Impact of nirsevimab on RSV hospitalisations: real-world data from France and Spain, 2023–2024. Lancet Infect Dis. 2024; in press.

Fonti Istituzionali e Linee Guida

  1. World Health Organization (WHO). Respiratory syncytial virus. Fact sheet. Geneva: WHO; 2024. Disponibile su: www.who.int
  2. Centers for Disease Control and Prevention (CDC). RSV in Infants and Young Children; RSV in Older Adults and Adults with Chronic Medical Conditions. Atlanta: CDC; 2025. Disponibile su: www.cdc.gov/rsv
  3. European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC). Respiratory syncytial virus infection – Annual Epidemiological Report. Stockholm: ECDC; 2024. Disponibile su: www.ecdc.europa.eu
  4. Istituto Superiore di Sanità (ISS). RespiVirNet – Sorveglianza integrata dei virus respiratori in Italia. Roma: ISS; 2025. Disponibile su: www.epicentro.iss.it/influenza/respivirnet
  5. Kimberlin DW, Barnett ED, Lynfield R, Sawyer MH, eds. Red Book: 2024–2027 Report of the Committee on Infectious Diseases. American Academy of Pediatrics; 2024.
  6. National Institute for Health and Care Excellence (NICE). Bronchiolitis in children: diagnosis and management. NICE Guideline NG9. London: NICE; 2021 (updated 2023). Disponibile su: www.nice.org.uk
  7. Principi N, Esposito S. Consensus statement sull’impiego di Nirsevimab per la prevenzione dell’infezione da VSR in Italia. Società Italiana di Pediatria (SIP) e SITIP; 2023.
  8. Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Nirsevimab (Beyfortus) – Scheda tecnica aggiornata. Roma: AIFA; 2024. Disponibile su: www.aifa.gov.it

 

Scheda redatta da: Dott. Paolo Meo, Infettivologo e Medico Tropicalista, Direttore CESMET – Clinica del Viaggiatore, Roma. www.clinicadelviaggiatore.com

Aggiornata a maggio 2026 sulla base dei dati epidemiologici globali, delle linee guida OMS, ECDC, CDC, ISS, AAP, NICE, ESPID e SITIP, e con integrazione delle nuove approvazioni vaccinali e dell’anticorpo monoclonale Nirsevimab.

VIRUS RESPIRATORIO SINCIZIALE (VSR/RSV) – LA MALATTIA Leggi tutto »

HANTAVIRUS scheda malattia

 

HANTAVIRUS
sinonimi:    (Hantavirosi – Hantavirus Pulmonary Syndrome / Hemorrhagic Fever with Renal Syndrome)

 

SINTESI DELLA MALATTIA

PARAMETRO DATI CHIAVE
Agente eziologico Virus RNA a singolo filamento, famiglia Hantaviridae, genere Orthohantavirus
Serbatoio Roditori selvatici (principalmente topi e ratti di varie specie)
Trasmissione Via aerosol da escrezioni di roditori infetti (feci, urina, saliva)
Distribuzione Mondiale, con varianti geografiche specifiche per continente
Incubazione 7–42 giorni (media 2–4 settimane)
Letalità 1–15% (HFRS);        fino al 35–50% (HPS/HPS-like da Andes virus)
Vaccino disponibile No (non disponibile al di fuori della Corea del Sud e della Cina)
Notifica Malattia a notifica obbligatoria in Italia e in molti Paesi

 

1. Introduzione e Descrizione della Malattia

L’hantavirosi è una zoonosi virale acuta causata da virus appartenenti alla famiglia Hantaviridae. Gli hantavirus infettano i roditori selvatici senza causare loro malattia apparente, ma possono trasmettere infezioni gravi all’uomo attraverso il contatto con le loro escrezioni.
Nell’uomo l’infezione può determinare due principali sindromi cliniche:
– la Febbre Emorragica con Sindrome Renale (HFRS, Hemorrhagic Fever with Renal Syndrome)
– la Sindrome Cardio-Polmonare da Hantavirus (HPS/HCPS, Hantavirus Cardiopulmonary Syndrome).

 

La famiglia Hantaviridae comprende numerose specie virali, ciascuna associata a uno specifico serbatoio animale roditore. I principali hantavirus di interesse medico comprendono:

  • Hantaan virus (HTNV) – Asia orientale; causa la forma più grave di HFRS
  • Seoul virus (SEOV) – distribuzione mondiale attraverso il ratto domestico (Rattus norvegicus)
  • Puumala virus (PUUV) – Europa settentrionale e centrale; causa la Nephropathia epidemica, forma lieve di HFRS
  • Dobrava virus (DOBV) – Balcani ed Europa orientale; associate a forme gravi di HFRS
  • Sin Nombre virus (SNV) – Nord America; causa principale di HPS nelle Americhe settentrionali
  • Andes virus (ANDV) – America Latina (Argentina, Cile); l’UNICO hantavirus con comprovata trasmissione interumana
  • Bayou, Black Creek Canal, Choclo, Laguna Negra – altri hantavirus americani, variamente distribuiti
ATTENZIONE: L’Andes virus (ANDV), identificato principalmente in Argentina e Cile, è l’unico hantavirus noto per cui è stata documentata una trasmissione da persona a persona, sebbene rimanga rara. Questo dato è di primaria importanza epidemiologica come dimostrato dall’episodio della nave MV Hondius (maggio 2026).

 

2. Agente Eziologico e Biologia del Virus

      

2.1 Caratteristiche Virologiche

Gli hantavirus sono virus a RNA a singolo filamento, con genoma tripartito (segmenti L, M e S) di polarità negativa. Appartengono all’ordine Bunyavirales, famiglia Hantaviridae. Il virione ha forma sferic

Il virus del momento: l'Hantavirus | Fedaiisf Federazione delle Associazioni Italiane degli Informatori Scientifici del Farmaco e del Parafarmaco

a o ovoidale, con un diametro di 80–120 nanometri, ed è dotato di un involucro lipidico che lo rende sensibile ai comuni disinfettanti (etanolo, ipoclorito di sodio, calore).

I segmenti genomici codificano per: la nucleoproteina N (segmento S), le glicoproteine di superficie Gn e Gc (segmento M) e la RNA-polimerasi RNA-dipendente (segmento L). Le glicoproteine di superficie mediano il legame ai recettori cellulari (integrine beta-3) e sono i principali bersagli della risposta immunitaria anticorpale.

     2.2 Stabilità Ambientale

Gli hantavirus sono relativamente fragili nell’ambiente esterno. Perdono infettività in pochi giorni a temperatura ambiente, ma possono sopravvivere per periodi più lunghi in condizioni fredde, umide e al riparo dalla luce solare diretta. Nelle escrezioni essiccate di roditori, il virus può rimanere infettante per diverse ore in ambienti chiusi e polverosi, condizione particolarmente rilevante per il rischio di trasmissione per inalazione.

 

3. Trasmissione e Modalità di Contagio

      3.1 Serbatoio Animale e Vettori

Ogni hantavirus è strettamente associato a una o poche specie di roditori serbatoio specifici, nei quali causa un’infezione asintomatica persistente con eliminazione continuativa del virus nelle feci, nell’urina e nella saliva. I principali roditori serbatoio includono:

RODITORE RUOLO E DISTRIBUZIONE
Apodemus agrarius Topo campagnolo striato – serbatoio del virus Hantaan e Dobrava in Europa
Myodes glareolus Arvicola rossastra – serbatoio del virus Puumala in Europa
Rattus norvegicus Ratto norvegico – serbatoio del Seoul virus, distribuzione mondiale
Peromyscus maniculatus Topo cervo – principale serbatoio del Sin Nombre virus (Nord America)
Oligoryzomys longicaudatus Topo di riso dalla lunga coda – serbatoio dell’Andes virus (Argentina, Cile)

 

        3.2 Vie di Trasmissione all’UomoEpidemia febbre dei topi: come si prende l'hantavirus? Si trasmette da uomo a uomo?

La trasmissione all’uomo avviene principalmente attraverso le seguenti modalità:

  • Via aerosol (principale): inalazione di particelle aerosolizzate di feci, urina o saliva essiccate di roditori infetti. È la via di trasmissione più comune e pericolosa.
  • Contatto diretto: contatto cutaneo-mucoso con materiali contaminati da escrezioni di roditori, specialmente in presenza di lesioni cutanee.
  • Morsicatura di roditori infetti: rara ma documentata.
  • Trasmissione interumana (Andes virus soltanto): documentata in focolai in Argentina e Cile. Avviene attraverso contatti stretti con casi infetti, probabilmente tramite secrezioni respiratorie. NON è documentata per altri hantavirus.
NOTA EPIDEMIOLOGICA RILEVANTE

Le attività ad alto rischio comprendono:
pulizia di ambienti rurali o abbandonati infestati da roditori,
lavori agricoli (raccolta, trebbiatura),
attività forestali
o di campeggio in zone endemiche,
manutenzione di baite, capanne o depositi.

Il rischio aumenta significativamente in ambienti chiusi e poco ventilati con presenza di roditori.

 

      3.3 La Trasmissione in Ambienti Confinati (Navi, Edifici)

L’episodio della nave MV Hondius (aprile-maggio 2026) ha riportato all’attenzione la possibilità di focolai in ambienti confinati.
In questo contesto, le ipotesi più accreditate sono:
– la presenza di roditori infestanti a bordo con contaminazione di spazi comuni o di stoccaggio alimenti,
– oppure l’introduzione del virus da parte di un passeggero già infetto da Andes virus (con eventuale trasmissione interumana).

Gli spazi chiusi e la scarsa aerazione amplificano il rischio di inalazione di aerosol infetti.

 

4. Distribuzione Geografica

Gli hantavirus hanno una distribuzione geografica mondiale, strettamente dipendente dalla distribuzione dei roditori serbatoio. Le principali aree endemiche sono:

AREA GEOGRAFICA VIRUS E SINDROME PREVALENTE
Europa settentrionale e centrale Nephropathia epidemica (Puumala virus) in Scandinavia, Russia, Germania, Francia, Paesi Baltici, Polonia
Europa orientale e Balcani HFRS grave da Dobrava virus in Serbia, Croazia, Slovenia, Grecia, Russia
Asia orientale Forme gravi da Hantaan virus in Cina, Corea del Sud, Russia orientale; Seul virus in tutto il continente
Nord America HPS da Sin Nombre virus principalmente negli stati rurali degli USA (sud-ovest), Canada
America Latina HPS/HCPS da Andes virus in Argentina e Cile; altri hantavirus in Brasile, Panama, Bolivia, Paraguay, Uruguay
Africa, Australia Segnalazioni sporadiche, epidemiologia meno definita; Seoul virus documentato in roditori

In Italia sono stati segnalati casi sporadici di infezione da Puumala virus (forma europea lieve), principalmente nel nord-est del Paese e nelle aree pre-alpine. La sorveglianza epidemiologica è attiva ma i casi rimangono numericamente limitati.

 

5. Periodo di Incubazione

Il periodo di incubazione degli hantavirus varia da 7 a 42 giorni, con una media di 2–4 settimane dall’esposizione. Tale variabilità dipende dalla carica virale inalata, dalla via di esposizione e dal tipo di virus. Per l’Andes virus, trasmesso anche per via interumana, il periodo di incubazione documentato nei casi secondari è di 18–23 giorni.

 

6. Sintomi e Manifestazioni Cliniche

La presentazione clinica dipende dal tipo di hantavirus e può manifestarsi come due distinte sindromi principali.

      6.1 Febbre Emorragica con Sindrome Renale (HFRS)

Tipica degli hantavirus del Vecchio Mondo (Hantaan, Seoul, Puumala, Dobrava). L’HFRS si sviluppa in cinque fasi cliniche sequenziali:

  • Fase febbrile (3–7 giorni): esordio brusco con febbre elevata (39–41°C), brividi, cefalea intensa, mialgie, dolore lombare, rossore facciale e petecchie. Può comparire disturbo visivo da edema oculare.
  • Fase ipotensiva (ore-2 giorni): ipotensione arteriosa fino allo shock, con trombocitopenia e proteinuria franca.
  • Fase oligurica (3–7 giorni): oliguria/anuria marcata, iperazotemia, ipertensione, possibili emorragie interne.
  • Fase diuretica (giorni-settimane): poliuria intensa, rischio di squilibri idroelettrolitici.
  • Fase convalescenziale (settimane-mesi): lenta ripresa della funzione renale; nella maggioranza dei casi la guarigione è completa.

Hantavirus: Sintomi e Trasmissione del Virus | OK Salute

Forme cliniche per gravità:
La Nephropathia epidemica (Puumala virus)
è generalmente lieve con bassa mortalità (<1%).
Le forme da Hantaan e Dobrava virus sono più gravi, con mortalità del 5–15%.

      6.2 Sindrome Cardio-Polmonare da Hantavirus (HCPS/HPS)

Tipica degli hantavirus del Nuovo Mondo (Sin Nombre, Andes, altri). Si manifesta con:

  • Fase prodromica (3–5 giorni): febbre, mialgie intense, cefalea, tosse secca, nausea e vomito. Clinicamente aspecifica.
  • Fase cardio-polmonare (ore-giorni): rapida evoluzione verso edema polmonare non cardiogeno, grave insufficienza respiratoria, shock cardiogeno. La progressione può essere fulminante nelle prime 24–48 ore.
  • Fase diuretica e convalescenziale: nei sopravvissuti, rapido miglioramento respiratorio e recupero.
⚠ ATTENZIONE:
L’HPS/HCPS da Sin Nombre virus ha una mortalità del 35–50%.

La sindrome può evolvere in ore verso l’insufficienza respiratoria acuta richiedente ventilazione meccanica. La diagnosi precoce è determinante per la sopravvivenza.

 

      6.3 Sintomi Comuni a Entrambe le Forme

Indipendentemente dal tipo di sindrome, i sintomi di allarme che richiedono immediata valutazione medica comprendono:

  • febbre alta ad esordio brusco,
  • cefalea intensa,
  • mialgie severe,
  • dolore addominale o lombare,
  • dispnea anche lieve,
  • oliguria,
  • trombocitopenia.
    In caso di recente esposizione a roditori o ambienti potenzialmente infestati, anche in soggetti tornati da zone endemiche, l’hantavirosi deve essere sempre inclusa nella diagnosi differenziale.

 

7. Diagnosi

      7.1 Diagnosi Clinico-Epidemiologica

Il sospetto diagnostico si basa sull’associazione tra quadro clinico compatibile e storia di esposizione a roditori o ambienti a rischio. Elementi fondamentali:
– anamnesi di lavori in ambienti rurali, campeggio, pulizia di spazi infestati,
– viaggio in aree endemiche nelle settimane precedenti.

7.2 Diagnosi di Laboratorio

METODO INDICAZIONE E NOTE
Sierologia (ELISA/IFA) Rilevazione di IgM e IgG anti-hantavirus. Prima scelta diagnostica. Le IgM compaiono precocemente (entro 1–7 giorni dall’esordio sintomatico)
Western Blot Conferma sierologica in casi dubbi
RT-PCR Rilevazione diretta dell’RNA virale nel sangue; utile nelle fasi precoci prima della sieroconversione
Immunoistochimica Su tessuto autoptico; diagnosi retrospettiva in deceduti
Esami di routine Trombocitopenia (quasi universale), leucocitosi, iperazotemia, proteinuria, elevazione degli enzimi epatici, LDH elevata

 

NOTA DIAGNOSTICA

In Italia la diagnosi sierologica degli hantavirus è disponibile presso laboratori di riferimento regionali e l’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Il medico che sospetti un caso deve contattare il laboratorio di riferimento per le modalità di invio del campione e la corretta esecuzione del test.

 

8. Diagnosi Differenziale

Le manifestazioni iniziali degli hantavirus sono aspecifiche e sovrapponiamo a quelle di numerose altre condizioni. Le principali patologie da considerare in diagnosi differenziale comprendono:

  • Influenza e sindromi influenzali
  • Leptospirosi (anch’essa zoonosi da roditori con coinvolgimento renale)
  • Rickettsiosi e altre malattie da vettori artropodi
  • Sepsi batterica con insufficienza multiorgano
  • Polmonite batterica o da Legionella
  • Syndrome da distress respiratorio acuto (ARDS) di altra eziologia
  • Malaria (nei viaggiatori di ritorno da zone endemiche)
  • Febbre tifoide
  • Dengue e altre arboviriosi emorragiche
  • Insufficienza renale acuta di altra causa

 

9. Terapia

      9.1 Terapia Antivirale

 

Non esistono antivirali approvati specificamente per l’HPS da Sin Nombre virus o Andes virus. La ribavirina non è indicata per via orale nella fase grave.

La ribavirina per via endovenosa è l’unico antivirale con evidenze di efficacia nella HFRS, soprattutto se somministrata precocemente (entro i primi 4 giorni dall’esordio).
L’efficacia nella HPS/HCPS è meno documentata.

      9.2 Terapia di Supporto

La gestione è prevalentemente di supporto intensivo e rappresenta il pilastro del trattamento, in particolare per l’HCPS:

  • Ventilazione meccanica: frequentemente necessaria nell’HPS per il rapido sviluppo di ARDS
  • Ossigenazione extracorporea a membrana (ECMO): utilizzata con successo in casi gravi di HCPS
  • Gestione emodinamica: monitoraggio stretto della pressione arteriosa, terapia dello shock con liquidi e vasopressori
  • Dialisi/emodialisi: in caso di insufficienza renale grave nella HFRS
  • Correzione degli squilibri idroelettrolitici: fondamentale nelle fasi oligurica e diuretica
  • Trasfusioni e prodotti ematici: in caso di trombocitopenia grave o emorragie

 

⚠ ATTENZIONE:
NON esiste un vaccino disponibile in Europa o nelle Americhe
.
In Corea del Sud e in Cina sono disponibili vaccini per uso locale contro Hantaan e Seoul virus, non autorizzati altrove. La profilassi si basa esclusivamente sulla prevenzione dell’esposizione.

 

10. Prevenzione e Misure di Protezione

      10.1 Misure Generali di Prevenzione

In assenza di un vaccino, la prevenzione si basa sul controllo dei roditori e sulla riduzione dell’esposizione alle loro escrezioni:

  • Controllo dei roditori: rimozione di fonti di cibo e siti di nidificazione; utilizzo di rodenticide e trappole in edifici rurali e depositi
  • Arieggiamento degli ambienti: prima di pulire aree potenzialmente infestate da roditori, aerare per almeno 30 minuti
  • Uso di DPI (Dispositivi di Protezione Individuale): mascherine FFP2/FFP3, guanti monouso, tuta protettiva in caso di pulizia di ambienti contaminati
  • Disinfezione: umidificazione delle superfici con soluzione di ipoclorito di sodio (candeggina al 10%) prima della pulizia, per evitare l’aerosolizzazione del virus
  • Protezione degli alimenti: conservare in contenitori ermetici inaccessibili ai roditori
  • Campeggio sicuro: non dormire direttamente sul terreno in aree boschive; usare tende con chiusure; evitare di toccare roditori

      10.2 Misure di Controllo in Caso di Focolaio

In caso di focolai umani, e in particolare in presenza di Andes virus (con possibile trasmissione interumana), le misure di controllo comprendono:

  • Isolamento dei casi in ambiente ospedaliero con precauzioni da droplet e da contatto
  • Identificazione e sorveglianza dei contatti stretti
  • Indagine epidemiologica per identificare la fonte comune di esposizione
  • Notifica obbligatoria alle autorità sanitarie competenti 

      10.3 Misure Specifiche per i Viaggiatori Internazionali

Chi si reca in aree endemiche per hantavirus (America del Sud, zone rurali del Nord America, Europa orientale, Asia orientale) deve:

  • Informarsi sul rischio specifico per la destinazione
  • Evitare il contatto con roditori e le loro tane
  • Non raccogliere o maneggiare roditori morti
  • Usare DPI adeguati se il lavoro prevede esposizione a polvere in ambienti rurali
  • Consultare un medico specialista in medicina dei viaggi prima della partenza

 

11. Prognosi e Complicanze

La prognosi varia significativamente in base al tipo di hantavirus, alla tempestività della diagnosi e alle cure ricevute.
 – La Nephropathia epidemica (Puumala) ha una mortalità inferiore all’1% e una guarigione quasi sempre completa.
Le forme gravi da Hantaan/Dobrava hanno mortalità del 5–15%.
L’HPS da Sin Nombre virus presenta mortalità del 35–50%, con i decessi concentrati nelle prime 24–72 ore dalla comparsa della fase cardio-polmonare.

Le complicanze a lungo termine più frequentemente documentate comprendono:
– insufficienza renale cronica (nella HFRS grave),
– ipertensione arteriosa,
– affaticamento cronico
– sequele neuropsicologiche.

Nella maggioranza dei casi di malattia lieve-moderata la guarigione è completa senza sequele permanenti.

 

12. Aspetti di Interesse per il Medico del Viaggiatore

L’hantavirosi è una zoonosi di crescente rilevanza per la medicina dei viaggi per diverse ragioni:
l’aumento dei viaggi in aree naturali remote,
il crescente interesse per il turismo avventuristico e di esplorazione,
la possibilità di focolai in ambienti confinati come navi e strutture ricettive in aree endemiche.
Il caso MV Hondius (2026) ha dimostrato come l’infezione possa manifestarsi in contesti inattesi, anche su imbarcazioni.

Il medico del viaggiatore deve considerare l’hantavirosi nella diagnosi differenziale di qualsiasi sindrome febbrile acuta con coinvolgimento renale o respiratorio in chi ha recentemente visitato aree rurali, boscose o endemiche. La malattia non risponde ai comuni antibiotici e può essere fatale se non riconosciuta e trattata tempestivamente.

 

13. Bibliografia Internazionale

      Articoli e Studi Clinici

  1. Jonsson CB, Figueiredo LTM, Vapalahti O. A global perspective on hantavirus ecology, epidemiology, and disease. Clinical Microbiology Reviews, 2010; 23(2): 412–441.
  2. Mackow ER, Gavrilovskaya IN. Hantavirus regulation of endothelial cell functions. Thrombosis and Haemostasis, 2009; 102(6): 1030–1041.
  3. Hjelle B, Torres-Pérez F. Hantaviruses in the Americas and their role as emerging pathogens. Viruses, 2010; 2(12): 2559–2586.
  4. Manigold T, Vial P. Human hantavirus infections: epidemiology, clinical features, pathogenesis and immunology. Swiss Medical Weekly, 2014; 144: w13937.
  5. Nichol ST, Spiropoulou CF, Morzunov S, et al. Genetic identification of a hantavirus associated with an outbreak of acute respiratory illness. Science, 1993; 262(5135): 914–917.
  6. Padula PJ, Edelstein A, Miguel SDL, et al. Hantavirus pulmonary syndrome outbreak in Argentina: molecular evidence for person-to-person transmission of Andes virus. Virology, 1998; 241(2): 323–330.
  7. Wells RM, Sosa Estani S, Yadon ZE, et al. An unusual hantavirus outbreak in southern Argentina: person-to-person transmission? Hantavirus Pulmonary Syndrome Study Group for Patagonia. Emerging Infectious Diseases, 1997; 3(2): 171–174.
  8. Mertz GJ, Miedzinski L, Goade D, et al. Placebo-controlled, double-blind trial of intravenous ribavirin for the treatment of hantavirus cardiopulmonary syndrome in North America. Clinical Infectious Diseases, 2004; 39(9): 1307–1313.
  9. Krüger DH, Figueiredo LT, Song JW, Klempa B. Hantaviruses – globally emerging pathogens. Journal of Clinical Virology, 2015; 64: 128–136.
  10. Vaheri A, Strandin T, Hepojoki J, et al. Uncovering the mysteries of hantavirus infections. Nature Reviews Microbiology, 2013; 11(8): 539–550.
  11. Bi Z, Formenty PBH, Roth CE. Hantavirus infection: a review and global update. Journal of Infection in Developing Countries, 2008; 2(1): 3–23.
  12. Razzauti M, Plyusnina A, Henttonen H, Plyusnin A. Accumulation of point mutations and reassortment of genomic RNA segments are involved in the microevolution of Puumala hantavirus in a bank vole (Myodes glareolus) population. Journal of General Virology, 2008; 89(Pt 7): 1649–1660.
  13. Memoranda from a WHO meeting on haemorrhagic fever with renal syndrome. Bulletin of the World Health Organization, 1983; 61(2): 269–275.

 

Fonti Istituzionali e Linee Guida

  1. World Health Organization (WHO). Hantavirus disease. Fact sheet. Geneva: WHO; aggiornato periodicamente. Disponibile su: www.who.int
  2. Centers for Disease Control and Prevention (CDC). Hantavirus Pulmonary Syndrome (HPS) – For Health Professionals. Atlanta: CDC; 2024. Disponibile su: www.cdc.gov/hantavirus
  3. European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC). Hantavirus infection – Annual Epidemiological Report. Stockholm: ECDC; 2024. Disponibile su: www.ecdc.europa.eu
  4. Istituto Superiore di Sanità (ISS). EpiCentro – Il portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica. Roma: ISS; aggiornato periodicamente. Disponibile su: www.epicentro.iss.it
  5. Pan American Health Organization (PAHO). Hantavirus in the Americas. Guidelines for diagnosis, treatment, prevention and control. Washington DC: PAHO/WHO; 2013.

 

 

Scheda redatta da:

Dott. Paolo Meo Infettivologo e Medico Tropicalista Direttore CESMET – CLINICA DEL VIAGGIATORE Roma www.clinicadelviaggiatore.com

in riferimento all’episodio MV Hondius (aprile-maggio 2026) e alle fonti scientifiche disponibili.

 

HANTAVIRUS scheda malattia Leggi tutto »

HANTAVIRUS SULLA MV HONDIUS: perché questo virus NON è il nuovo COVID e perché non lo sarà mai”

HANTAVIRUS SULLA MV HONDIUS: AGGIORNAMENTO 8 MAGGIO 2026

La domanda è “ perché questo virus NON è il nuovo COVID e perché non lo sarà mai”

A cura del Dott. Paolo Meo — Infettivologo e Medico Tropicalista, Direttore del POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA LAB, Roma

Aggiornato all’8 maggio 2026      www.clinicadelviaggiatore.com

 

Mentre scrivo questo aggiornamento, la MV Hondius ha raggiunto le Isole Canarie. Le autorità sanitarie spagnole hanno completato le operazioni di sbarco controllato dei passeggeri secondo protocolli di biosicurezza di livello elevato. Il bilancio definitivo, al momento, parla di tre vittime accertate e di almeno tre pazienti che hanno richiesto cure intensive.
L’indagine epidemiologica dell’OMS è ancora in corso, ma alcuni dati fondamentali stanno emergendo con maggiore chiarezza.

Desidero raccontare come si è conclusa — almeno per ora — questa vicenda, e ancora più tentare di rispondere alla domanda che in molti mi stanno rivolgendo in questi giorni: «Dottore, è un nuovo COVID?»

La risposta definitiva è NO. E spiegherò perché, con dati scientifici e con parole che tutti possano capire.

 

L’aggiornamento: cosa è successo dopo il 6 maggio

Nelle ultime 48 ore la situazione a bordo della MV Hondius si è gradualmente stabilizzata. Non sono stati registrati nuovi decessi dopo i tre già comunicati. I pazienti ricoverati in condizioni critiche sono stati trasferiti in strutture ospedaliere specializzate alle Canarie, dove stanno ricevendo cure intensive adeguate.

L’OMS ha confermato che il ceppo virale identificato è riconducibile all’hantavirus andino, il ceppo sudamericano endemico nelle regioni patagonica e andina dell’Argentina e del Cile. Le analisi genomiche sul materiale biologico prelevato dai pazienti sono in fase di completamento nei laboratori di riferimento internazionale.

La domanda essenziale, “se vi sia stata trasmissione interumana a bordo”, rimane al momento senza una risposta definitiva. Le autorità sanitarie stanno ricostruendo i movimenti e i contatti di tutti i passeggeri prima e durante l’imbarco in Argentina. I risultati di questa indagine epidemiologica saranno determinanti, ma ci vorrà tempo.

 

Hantavirus vs COVID-19: le differenze fondamentali

Negli ultimi anni abbiamo imparato a nostra spese che i virus non rispettano le frontiere. Ma l’accostamento tra HANTAVIRUS e SARS-CoV-2 è scientificamente scorretto, e alimentarlo sarebbe un disservizio alla comprensione pubblica della salute.

Ecco le differenze essenziali:

  1. LA VIA DI TRASMISSIONE

Questa è la differenza più importante, e da sola basta a escludere lo scenario pandemico.

  • COVID-19 si trasmette per via aerea e droplet: bastava stare nella stessa stanza di un infetto, respirare la stessa aria, toccare una superficie e poi portarsi le mani al viso. Un virus pensato — biologicamente — per diffondersi in modo esplosivo tra gli esseri umani.
  • HANTAVIRUS si trasmette principalmente attraverso il contatto con roditori infetti o con le loro deiezioni. La via è ambientale, non interumana. Per infettarsi bisogna avere un contatto diretto con il serbatoio animale del virus.
    L’unico ceppo che ha mostrato una limitata capacità di trasmissione da persona a persona è l’HANTAVIRUS ANDINO — ma si tratta di una trasmissione rara, documentata soprattutto in contesti di stretto contatto familiare prolungato, non di una diffusione aerea efficiente.

In termini pratici: l’HANTAVIRUS non si prende passeggiando per strada, prendendo l’autobus o stando in un ufficio con una persona infetta. Il COVID sì.

 

  1. IL NUMERO RIPRODUTTIVO DI BASE (R₀)

Il R₀ è il numero medio di persone che una singola persona infetta riesce a contagiare in una popolazione suscettibile.

  • COVID-19 (variante originale): R₀ stimato tra 2,5 e 3. Per le varianti Omicron, si è arrivati a valori tra 8 e 15. Un singolo positivo poteva infettare decine di persone.
  • HANTAVIRUS ANDINO (trasmissione interumana): R₀ stimato tra 0,9 e 1,2 nei focolai documentati. Un valore attorno a 1 significa che ogni infetto contagia mediamente un’altra persona — il che non produce un’esplosione epidemica ma un lento e limitato propagarsi, tendente all’auto-estinzione senza misure di contenimento eccessive.

Un virus con R₀ inferiore a 1 si estingue da solo. Con R₀ tra 1 e 2, può generare focolai localizzati ma non pandemie globali.

 

  1. LA FACILITÀ DI ESPOSIZIONE
  • COVID-19: era sufficiente frequentare qualsiasi ambiente urbano normale — un negozio, un ospedale, una scuola — per essere esposti.
  • HANTAVIRUS: richiede una esposizione specifica a roditori selvatici o ai loro habitat naturali. Il turista che visita una città argentina non è a rischio. Il trekker che dorme in una capanna di montagna in Patagonia, o che ispeziona un magazzino rurale, lo è potenzialmente. Si tratta di una nicchia di rischio ben definita e geograficamente circoscritta.
  1. L’IMMUNITÀ DI POPOLAZIONE E IL SERBATOIO

Il COVID-19 si è diffuso su scala mondiale anche perché l’intera popolazione umana era immunologicamente vergine — nessuno aveva anticorpi contro quel ceppo. L’HANTAVIRUS circola nei roditori selvatici da millenni. L’essere umano è un ospite accidentale, non il serbatoio principale. Il virus non ha “bisogno” di diffondersi tra gli uomini per sopravvivere — vive benissimo nei roditori. Questo è un fattore biologico fondamentale che limita drasticamente il suo potenziale pandemico.

  1. LA MORTALITÀ E LA GESTIONE CLINICA

Qui l’HANTAVIRUS mostra il suo lato peggiore: è vero che la mortalità dell’HPS (Sindrome Polmonare da Hantavirus) è elevata — tra il 30% e il 40% nei casi gravi. Ma si tratta di una malattia che colpisce un numero limitato di persone all’anno a livello mondiale, in contesti geografici e ambientali specifici. Il COVID ha mostrato una mortalità percentuale inferiore, ma su una scala di diffusione globale di miliardi di infetti, con un impatto sistemico sui sistemi sanitari mondiali che l’HANTAVIRUS non ha mai avuto e non potrà mai avere.

 

Allora perché questa vicenda ci preoccupa?

Me lo sono chiesto anch’io e la risposta onesta è: ci preoccupa per due motivi legittimi.

Il primo è umano: tre persone sono morte. Tre famiglie sono state distrutte. Questa è una tragedia, indipendentemente da qualsiasi considerazione epidemiologica.

Il secondo è scientifico: un focolaio di HANTAVIRUS su una nave da crociera, con possibile trasmissione interumana, è un evento raro e da studiare con attenzione. Non perché possa diventare una pandemia, ma perché ogni episodio del genere ci insegna qualcosa sul comportamento di un virus che ancora non conosciamo completamente.

Il messaggio per i viaggiatori

Se state pianificando un viaggio in Argentina, Cile, Bolivia o in altre zone endemiche, non dovete rinunciare al vostro viaggio. Dovete farlo in modo consapevole.

  • Evitate il contatto con roditori selvatici e i loro habitat
  • In ambienti rurali chiusi e polverosi, usate protezione respiratoria
  • Dopo il rientro, qualsiasi febbre associata a dolori muscolari e difficoltà respiratorie nei 6 settimane successive va riferita al medico con il dettaglio della destinazione visitata
  • Prima di partire, consultate un centro specializzato in medicina dei viaggi

L’HANTAVIRUS quindi non è il nuovo COVID. Ma è un virus reale, con una mortalità reale, che colpisce chi non è preparato. E la preparazione, in medicina dei viaggi, si chiama prevenzione informata.

Dott. Paolo Meo Infettivologo e Medico Tropicalista — Esperto in Malattie Infettive e Tropicali Direttore POLO VIAGGI CESMET – Artemisia Lab, Roma Consulenze: www.clinicadelviaggiatore.com

HANTAVIRUS SULLA MV HONDIUS: perché questo virus NON è il nuovo COVID e perché non lo sarà mai” Leggi tutto »

Hantavirus sulla MV HONDIUS: tre morti in mezzo all’Atlantico. Cosa sta succedendo e cosa dobbiamo sapere

HANTAVIRUS SULLA MV HONDIUS: TRE MORTI IN MEZZO ALL’ATLANTICO. COSA STA SUCCEDENDO E COSA DOBBIAMO SAPERE
A cura del Dott. Paolo Meo — Infettivologo e Medico Tropicalista, Direttore del POLO VIAGGI CESMET – Artemisia Lab, Roma
Pubblicato il 6 maggio 2026 | www.clinicadelviaggiatore.com

Negli ultimi giorni una notizia ha attraversato le redazioni di mezzo mondo e ha iniziato a fare ciò che le notizie sanitarie fanno spesso: generare allarme. Una nave da crociera, la MV Hondius, si trova in navigazione nell’Oceano Atlantico con tre passeggeri morti e altri tre in condizioni gravi, tutti colpiti da una sospetta infezione da hantavirus. Come medico tropicalista con oltre quarant’anni di esperienza sul campo, sento il dovere di raccontare questa vicenda con la chiarezza che merita — senza allarmismi, ma senza minimizzare.

La vicenda, dall’inizio
La MV Hondius è una nave da spedizione partita dall’Argentina, diretta verso le Isole Canarie attraverso l’Oceano Atlantico. Durante la navigazione, alcuni passeggeri hanno iniziato ad accusare sintomi che, in un primo momento, potevano sembrare comuni: febbre, dolori muscolari, stanchezza intensa. Ma le condizioni di alcuni di loro si sono deteriorate con una rapidità che ha subito allarmato il personale medico di bordo.

Uno dei pazienti più gravi è stato evacuato d’urgenza e ricoverato a Johannesburg, dove i test di laboratorio hanno confermato la diagnosi: hantavirus. Nel frattempo, tre persone sono decedute. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha avviato un’indagine epidemiologica urgente. La nave sta ora dirigendosi verso le Canarie, dove le autorità sanitarie spagnole si stanno preparando ad accoglierla con protocolli di massima sicurezza.

È una vicenda seria. Ma per comprenderla davvero, occorre prima capire di cosa stiamo parlando.

Che cos’è l’Hantavirus?
L’Hantavirus è un virus a RNA appartenente alla famiglia Hantaviridae. Non è un virus nuovo: è conosciuto dalla medicina tropicale e infettivologica da decenni, anche se rimane pressoché sconosciuto al grande pubblico, almeno in Europa.

Esistono diversi ceppi di Hantavirus, distribuiti in diverse parti del mondo. Quello che ci preoccupa in questo caso è il cosiddetto Hantavirus andino, endemico nelle regioni andine e patagonica dell’Argentina e del Cile. È una variante particolarmente rilevante per un motivo che vedremo tra poco: a differenza di quasi tutti gli altri ceppi, l’Hantavirus andino ha dimostrato, in alcuni casi documentati, la capacità di trasmettersi da persona a persona.

Come si trasmette?
Il meccanismo di trasmissione principale dell’Hantavirus è il contatto diretto o indiretto con i roditori selvatici — ratti, topi di campagna, arvicole — che sono il serbatoio naturale del virus. L’infezione nell’uomo avviene tipicamente attraverso:

Inalazione di aerosol contenenti urine, feci o saliva di roditori infetti (la via più comune).
Contatto diretto con roditori o con superfici contaminate dalle loro deiezioni.
Morsi di roditori infetti (via meno frequente).
Non si trasmette toccando corrimani, attraverso l’acqua potabile o mangiando al ristorante. Si prende dalla terra, dagli ambienti rurali e naturali — capanne, fienili, zone di campagna, foreste — dove il contatto tra uomo e roditori selvatici è più probabile.

Ecco perché la provenienza argentina della MV Hondius è un dato clinicamente rilevante. Molti dei passeggeri avevano verosimilmente visitato le grandi aree naturali dell’Argentina — la Patagonia, le Ande, le zone rurali del Sud America — prima di imbarcarsi. È in quell’ambiente che il virus può essere stato acquisito, senza che nessuno se ne accorgesse, perché il periodo di incubazione dell’Hantavirus andino è di 1-6 settimane. Tempo più che sufficiente per salire a bordo di una nave e attraversare l’Atlantico.

Quali sono i sintomi e come evolve la malattia?
La forma clinica più grave causata dall’Hantavirus andino è la Sindrome Polmonare da Hantavirus (HPS — Hantavirus Pulmonary Syndrome). L’evoluzione tipica si articola in due fasi:

Fase prodromica (3-5 giorni): Febbre alta (38-40°C), dolori muscolari intensi, cefalea, brividi, nausea. Una presentazione clinica che può facilmente essere confusa con un’influenza severa o con una malattia febbrile tropicale.

Fase cardio-polmonare: Con una rapidità che può sorprendere anche chi la conosce, il quadro peggiora bruscamente. I polmoni si riempiono di liquido (edema polmonare acuto), la funzione respiratoria crolla, la pressione arteriosa scende. Il paziente ha bisogno di ossigeno, poi di ventilazione meccanica, poi di terapia intensiva. La mortalità in questa fase può raggiungere il 35-40%, anche in centri ospedalieri ben attrezzati.

Capite bene che a bordo di una nave da crociera — per quanto ben equipaggiata — gestire tre o più casi gravi simultanei di HPS è qualcosa che va al di là delle possibilità di qualsiasi infermeria di bordo.

Esiste una terapia?
Questo è uno dei punti che i miei pazienti mi chiedono sempre per primi, e la risposta è quella che mi piace meno dare: non esiste un antivirale specifico approvato per l’Hantavirus.

La terapia è fondamentalmente di supporto: ossigenoterapia ad alto flusso, ventilazione meccanica non invasiva o invasiva, gestione dell’equilibrio idro-elettrolitico, supporto emodinamico. In alcuni centri viene utilizzata la ribavirina per via endovenosa, ma le evidenze cliniche sulla sua efficacia rimangono controverse.

Quello che fa davvero la differenza è la tempestività del ricovero in terapia intensiva. Ogni ora conta. E su una nave in mezzo all’Atlantico, ogni ora costa cara.

Un caso di trasmissione interumana?
È la domanda che l’OMS e i virologi di tutto il mondo si stanno ponendo in queste ore. Se i tre casi gravi a bordo della MV Hondius fossero tutti riconducibili a esposizioni indipendenti avvenute in Argentina prima dell’imbarco, si tratterebbe di un cluster sfortunato ma non di un focolaio attivo. Se invece il virus si stesse trasmettendo da persona a persona a bordo, lo scenario cambierebbe radicalmente.

La risposta arriverà dalle indagini epidemiologiche in corso e, soprattutto, dalla sequenza genomica del ceppo virale identificato. Per ora, la prudenza è d’obbligo.

Cosa deve sapere chi viaggia in Sud America
Come medico tropicalista e direttore del POLO VIAGGI CESMET-Artemisia, vorrei concludere con un messaggio diretto a chi pianifica un viaggio in Argentina, Cile, Bolivia o in altre zone endemiche per l’hantavirus :

Evitate il contatto con roditori selvatici e con ambienti dove la loro presenza è probabile: rifugi di montagna, capanne rurali, granai, zone boscose non frequentate.
Se vi trovate in luoghi chiusi e polverosi in zone endemiche, usate una mascherina FFP2. La via respiratoria è la principale via di contagio.
Non raccogliete roditori morti e non maneggiate materiali che potrebbero essere contaminati da deiezioni.
Dopo il rientro, se nelle 6 settimane successive al viaggio accusate febbre alta, dolori muscolari intensi e difficoltà respiratorie, riferite immediatamente al medico la vostra destinazione di viaggio. Il dettaglio geografico è fondamentale per una diagnosi tempestiva.
Prima di partire, rivolgetevi a un centro specializzato in medicina dei viaggi per una consulenza personalizzata sul rischio infettivo della destinazione.

La MV Hondius si avvicina alle Canarie. I passeggeri sopravvissuti portano con sé un’esperienza che nessuno aveva messo in valigia. Tre persone non torneranno a casa. È il momento di usare questa tragedia non per alimentare la paura, ma per costruire conoscenza. Perché la conoscenza, in medicina dei viaggi, salva le vite.

Dott. Paolo Meo — Infettivologo e Medico Tropicalista Direttore POLO VIAGGI CESMET – Artemisia Lab, Roma Per consulenze: www.clinicadelviaggiatore.com

Hantavirus sulla MV HONDIUS: tre morti in mezzo all’Atlantico. Cosa sta succedendo e cosa dobbiamo sapere Leggi tutto »

C e s m e t . c o m C l i n i c a d e l V i a g g i a t o r e
C e s m e t . c o m C l i n i c a d e l V i a g g i a t o r e
C e s m e t . c o m C l i n i c a d e l V i a g g i a t o r e