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EBOLA BUNDIBUGYO INDICAZIONI Operative per Viaggiatori e Cooperanti

 

⚠ Allerta Internazionale Attiva

EBOLA BUNDIBUGYO
Briefing Operativo per Viaggiatori e Cooperanti

Focolaio attivo DRC / Uganda
Aggiornamento: 16 giugno 2026
CESMET – Clinica del Viaggiatore

Emergenza globale
🔴 TRASMISSIONE: solo per contatto diretto — NON per via aerea o droplet a distanza
  • Sangue, secreti, organi e fluidi corporei di persone malate o decedute
  • Contatto con salme durante riti funerari tradizionali (alto rischio)
  • Aghi e materiale sanitario contaminato
  • Trasmissione sessuale possibile fino a 90 giorni dopo la guarigione
  • Animali serbatoio: chirotteri (pipistrelli della frutta); carni di animali selvatici (bushmeat)

MAPPA DEL RISCHIO PER ZONA
ZONA RISCHIO RACCOMANDAZIONE OPERATIVA
DRC Ituri (epicentro) MASSIMO Evitare. Se missione essenziale: solo operatori formati, full PPE, protocollo MSF/OMS.
DRC Province limitrofe ALTO Evitare viaggi non necessari. Monitoraggio quotidiano aggiornamenti OMS.
UgandaConfine Ovest ELEVATO  Massima precauzione. Evitare attraversamenti di frontiera via terra da zone rosse.
Africa sub-sahariana confinante MODERATO Attenzione rafforzata. Seguire avvisi locali. No bushmeat, no strutture sanitarie non attrezzate.
Africa orientale (Kenya, Tanzania…) BASSO Nessuna restrizione, ma informare il paziente. Monitorare i sintomi al rientro.
Europa – Italia TRASCURABILE Nessun caso autoctono previsto. Allerta diagnostica nei PS per viaggiatori febbricitanti da zone rosse.

3     SEZIONE TURISTI

COSA EVITARE ASSOLUTAMENTE
Destinazioni a rischio
  • Viaggi nella Provincia dell’Ituri (DRC) per qualsiasi motivo non essenziale
  • Zone di trasmissione attiva in Uganda occidentale
COMPORTAMENTI AD ALTO RISCHIO
  • Partecipare a cerimonie funebri e riti di lavaggio del cadavere
  • Toccare o maneggiare salme o pazienti ricoverati in strutture locali
  • Consumare bushmeat (carne di selvaggina, pipistrelli)
  • Visitare strutture sanitarie locali non attrezzate senza necessità
  • Contatti con animali selvatici (pipistrelli, primati)
COMPORTAMENTI CORRETTI
Prima della partenza
  • Consulenza preventiva in centro di medicina dei viaggi
  • Registrare i contatti della rappresentanza diplomatica italiana locale
Durante il viaggio
  • Igiene rigorosa delle mani con acqua e sapone o gel idroalcolico
  • Evitare contatti con persone sintomatiche (febbre, sanguinamenti)
  • Informarsi quotidianamente sugli aggiornamenti di sicurezza locali
PROCEDURA DI RIENTRO CON FEBBRE
  • CHIAMARE il 1500 (Ministero della Salute) prima di qualsiasi altro contatto
  • NON recarsi autonomamente al pronto soccorso
  • NON usare mezzi pubblici
  • Attendere le istruzioni del 1500 per il trasporto in sicurezza
  • Comunicare data di rientro, zone visitate e sintomi

SEZIONE COOPERANTI E OPERATORI UMANITARI
🛡️ PROTOCOLLI IPC OBBLIGATORI
  • Formazione IPC obbligatoria pre-missione (OMS/MSF standard)
  • Triage dei pazienti all’ingresso con identificazione dei casi sospetti
  • Zone contaminate / decontaminate rigorosamente separate
  • Procedure di donning/doffing supervisionate da osservatore
  • Disinfezione con ipoclorito 0,5% (superfici) e 0,05% (cute)
  • Smaltimento rifiuti biomedici in sacchi biohazard sigillati
  • Nessun riutilizzo di materiale monouso
🧹 DPI – DOTAZIONE MINIMA
  • Tuta impermeabile integrale (coverall BSL-3 o superiore)
  • Doppi guanti in nitrile — cambio tra un paziente e l’altro
  • Respiratore FFP2/FFP3 o maschera chirurgica + visiera
  • Occhiali di protezione a tenuta stagna
  • Stivali o sovrascarpe impermeabili
  • Grembiule impermeabile per procedure ad alto rischio
  • Checklist doffing passo per passo, supervisore presente
🌡️ AUTOMONITORAGGIO IN MISSIONE
  • Misurazione temperatura corporea 2×/die (mattino e sera)
  • Registro quotidiano su scheda standardizzata (OMS SEARO form)
  • Periodo di osservazione: 21 giorni dall’ultimo contatto a rischio
  • Sintomi da segnalare: febbre ≥38,5°C, cefalea intensa, mialgie, vomito, diarrea, rash, sanguinamenti
  • Contatto di riferimento: focal point IPC locale + coordinatore MSF/OMS
  • Nessuna autoprescrizione senza supervisione medica
✈️ GESTIONE DEL RIENTRO
Centri di riferimento italiani
  • IRCCS Lazzaro Spallanzani – Roma
    Tel. 06 5517 0  |  H24 per casi ad alta pericolosità
  • ASST Fatebenefratelli Sacco – Milano
    Tel. 02 3904 1  |  Malattie infettive e tropicali
  • Comunicare: data rientro, esposizioni, diario termometrico
  • Monitoraggio 21 giorni post-rientro con contatto giornaliero
  • Febbre: chiamare 1500, non muoversi autonomamente
  • Evitare contatti stretti fino a esclusione diagnostica

5. NOTA VACCINI — SITUAZIONE AGGIORNATA
Stato della copertura vaccinale per il ceppo Bundibugyo
Ervebo® (rVSV-ZEBOV)

Efficace contro EBOV-Zaire (Kivu 2018–2020), ma NON efficace contro il ceppo Bundibugyo (BDBV). Non autorizzato per l’attuale focolaio. Non somministrare come profilassi.

Mvanzi® (Ad26.ZEBOV + MVA-BN-Filo)

Analogo limite di spettro, non indicato per BDBV. Nessuna autorizzazione per l’impiego nel focolaio in corso.

Trial in avvio (2026): studi di fase I/II per candidati vaccinali contro Bundibugyo (piattaforma mRNA e VSV ricombinante); nessun prodotto disponibile in campo nel breve termine. La protezione dipende esclusivamente dai DPI e dai protocolli IPC.

redazione dr. PAOLO MEO CESMET – Centro di Medicina dei Viaggi    www.clinicadelviaggiatore.com
Aggiornamento: 16 giugno 2026  |  Fonti: OMS, ECDC, Ministero della Salute italiano
Aggiornare periodicamente in base all’evoluzione del focolaio. Documento a uso professionale e informativo.

 

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EPIDEMIA DI EBOLA BUNDIBUGYO 2026 -aggiornamenti

EPIDEMIA DI EBOLA BUNDIBUGYO (RD CONGO – UGANDA) 2026
Commenti sulla situazionale in Africa Centrale     Aggiornamento al 7 giugno 2026
redazione e commenti dr. Paolo Meo

QUADRO EPIDEMIOLOGICO ATTUALE (7 giugno 2026)
  Casi confermati                            Decessi confermati                   Guariti
Rep. Dem. del Congo (RDC)                                    ~380                                                ~60                                              ~8
Uganda                                                                                  15                                                      1                                                 —
TOTALE                                                                           ~395                                                ~61                                                    —

I dati sono aggiornati al 6 giugno 2026 (OMS / Africa CDC / EbolaMap).
I casi sospetti, dopo la revisione OMS del 2 giugno, sono scesi da oltre 900 a ~116 ancora in attesa di conferma.
precedentemente comunicati (~238) includevano molti casi poi attribuiti ad altre patologie febbrili.

ORIGINE E PAESI COINVOLTI
Il focolaio — il 17° nella storia della Rep. Democ. Congo — è stato dichiarato il 15 maggio 2026 nella provincia dell’Ituri
(nord-est della RDC, città di Bunia), con il primo decesso documentato già il 24 aprile.
Il ritardo nella diagnosi è stato causato dai kit diagnostici inizialmente calibrati solo per il ceppo Zaire, che hanno restituito falsi
negativi.
Il virus responsabile è il Bundibugyo ebolavirus (BDBV), terza epidemia mai registrata con questo ceppo,
già più grande delle precedenti (2007 Uganda; 2012 RDC).
L’Uganda è stato coinvolto a partire da metà maggio tramite casi importati (Kampala e distretto di Rwampara).
L’OMS ha dichiarato l’emergenza sanitaria internazionale (PHEIC) il 17 maggio 2026.

FATTORI DI RISCHIO E CRITICITÀ

Il ceppo Bundibugyo non dispone di vaccino approvato né di terapia antivirale specifica:
il vaccino rVSV-ZEBOV (Ervebo) e i farmaci mAb attivi sul ceppo Zaire non sono efficaci sul BDBV.
Il tasso di letalità nei casi confermati si attesta intorno al 12–14% (storicamente 25–50%), probabile effetto di bias di
segnalazione. La zona dell’Ituri è devastata da conflitti armati, con accesso umanitario difficile:
– un’equipe di sepoltura è stata attaccata il 6 giugno in South Kivu.
– Al 6 giugno risultano infettati 16 operatori sanitari.

L’Italia ha attivato protocolli di sorveglianza (circolare 18 maggio, ordinanza 29 maggio) e valuta il rischio per
la popolazione europea come molto basso. Nessun caso confermato fuori dall’Africa.


PROSPETTIVE: L’EPIDEMIA È IN ESPANSIONE O SI STA CONTENENDO?

Al 7 giugno il quadro sembra essere ancora in espansione, ma con segnali parzialmente incoraggianti. La revisione al
ribasso dei casi sospetti (da oltre 900 a ~116 pendenti) operata dall’OMS il 2 giugno indica:
– un progressivo
smaltimento dell’arretrato diagnostico,
non una vera e propria riduzione reale dei contagi.
– I casi confermati continuano ad aumentare ( 344 il 3 giugno → ~380 il 6 giugno) su 24 zone sanitarie in tre province della RDC.
in particolare nelle aree di guerra e di guerriglia

MSF ha avvertito il 31 maggio che nessuna epidemia di Ebola aveva mai registrato così tanti casi così rapidamente
dopo la dichiarazione ufficiale.
Sul fronte positivo: il 1° giugno è stata registrata la prima guarigione;
– MSF ha aperto un centro di trattamento da 65 posti a Ituri;
– CEPI ha stanziato oltre 60 milioni di dollari per accelerare tre candidati vaccini anti-BDBV
(IAVI, Moderna, Università di Oxford); trial clinici in corso.
– L’OMS ha lanciato il 5 giugno un piano strategico continentale congiunto con la RDC.
Il rischio di propagazione regionale — Uganda inclusa — è reale ma attentamente monitorato.
Un contenimento effettivo richiederà settimane se non mesi, subordinato all’accesso umanitario nelle zone di conflitto e allo sviluppo rapido di contromisure
specifiche.
Ma i rischi per viaggiatori internazionali nell’area al di fuori delle zone di guerra o dei villaggi interna sono da considerare quasi nulli.
continueremo a tenenre monitorata la situazione e ad informare valutando i reali rischi di contagio del virus. 

Fonti: OMS (WHO) · Africa CDC · EbolaMap.org · Sky TG24 · Euronews · Salutelab.it |
Documento redatto da dr. Paolo Meo il 7 giugno 2026 .

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Il Bassado: un vecchio antibiotico per una ottima prevenzione della malaria

UTILIZZO DELLA DOXICICLINA PER LA PREVENZIONE DELLA MALARIA … e non solo

DOXICICLICA
             DOXICICLINA

DOXICICLINA 100 mg (BASSADO o MIRACLIN)

Una tetraciclina versatile al servizio del viaggiatore internazionale

Aggiornato a giugno 2026 – Dr. Paolo Meo, Medico Infettivologo e Tropicalista – direttore CESMET

1. Introduzione: un antibiotico “vecchio” ma sempre attuale

Il Dr. Paolo Meo, infettivologo e tropicalista direttore del CESMET di Roma con decenni di esperienza sul campo in Africa, Asia e America Latina, ha seguito nel corso degli anni migliaia di viaggiatori che hanno utilizzato la doxiciclina soprattutto in prevenzione, accumulando una casistica clinica di grande valore e confermando l’efficacia e la sicurezza di questo farmaco nelle condizioni più diverse preventive e terapeutiche.

La doxiciclina, antibiotico distribuito in tutto il mondo, è commercializzata in Italia principalmente come Bassado® 100 mg o Miraclin 100 mg farmaco senza lattosio) – è un antibiotico della famiglia delle tetracicline, impiegato in medicina clinica da oltre cinquant’anni. Nonostante la sua lunga storia, questo farmaco mantiene oggi una rilevanza straordinaria, sia nella infettivologia ma in particolare nel campo della medicina dei viaggi. La sua azione è al tempo stesso preventivo e terapeutico come antiparassitario, antibatterico ad ampio spettro e antiprotozoario, il che lo rende una scelta privilegiata per chi si reca in aree tropicali e subtropicali.  Utilizza questa molecola e porta con te le confezioni sufficienti per la chemioprofilassi per la malaria, la protezione batterica, in particolare per diarrea e punture di zecca, e non solo; e per la cura di molte forme batteriche come di seguito illustrato.

Naturalmente dovrai ben capire se puoi utilizzare il farmaco senza problemi. Potrai richiedere al dr. Paolo Meo, per la sua esperienza, o al tuo medico di fiducia, se, come e quando utilizzare la doxiciclina.   

2. Meccanismo d’azione

La doxiciclina 100 mg agisce inibendo la “sintesi proteica batterica” a livello dei ribosomi 30S, impedendo la crescita e la replicazione di un’ampia gamma di microrganismi. È attiva contro:

  • batteri Gram-positivi e Gram-negativi
  • batteri intracellulari (Rickettsia, Chlamydia, Coxiella, Bartonella, Anaplasma)
  • spirochete (Borrelia, Leptospira, Treponema)
  • micoplasmi e clamidie
  • il protozoo “Plasmodium”, in particolare falciparum (agente della malaria)

 

3. Profilassi antimalarica: l’uso principale, ma non unico nel viaggiatore.

3.1 Perché la doxiciclina per la malaria?

La malaria rimane una delle malattie infettive più pericolose al mondo, con oltre 600.000 decessi l’anno secondo i dati OMS aggiornati al 2025, la grande maggioranza dei quali causati da Plasmodium falciparum nell’Africa subsahariana. La chemioprofilassi farmacologica, associata alle misure di protezione antizanzara, rimane lo strumento più efficace per il viaggiatore non immune per prevenire l’infezione.

La doxiciclina è riconosciuta come farmaco di prima scelta per la profilassi antimalarica dalle principali linee guida internazionali, tra cui CDC (Centers for Disease Control and Prevention), WHO, e le linee guida europee ISTM/ASTMH. L’esperienza pluriennale del Dr. Meo, con migliaia di prescrizioni effettuate al CESMET, conferma una protezione elevatissima e un profilo di sicurezza nettamente superiore ad altri antimalarici disponibili.

3.2 Schema di somministrazione

Schema raccomandato dal CESMET (Dr. Paolo Meo)

BASSADO un ottimo farmaco nella chemioprofilassi per la malaria
BASSADO un ottimo farmaco nella chemioprofilassi per la malaria

•       1 compressa da 100 mg al giorno, durante il pasto principale (pranzo), da assumere con un bicchiere di acqua abbondante;

•       Inizio: è sufficiente iniziare il giorno prima della partenza o all’arrivo nell’area a rischio malarico;

•       Durata: per tutto il periodo del soggiorno in zona endemica;

•       Termine: continuare per un periodo di 7-10 giorni dopo aver lasciato l’area a rischio, il periodo è considerato sufficiente per evitare la riproduzione del plasmodio intraepatico; (l’esperienza di migliaia di casi ci dice ce non è necessario prolungare per altre 3 settimane)

 

Nota: A differenza di altri antimalarici come la meflochina (Lariam®), non è necessario iniziare due settimane prima della partenza.

 

3.3 Aree geografiche di indicazione

La doxiciclina 100 mg è indicata come profilassi antimalarica in tutte le aree a rischio di malaria da P. falciparum con resistenza alla clorochina ed alla meflochina, ed all’Atovaquone  comprendendo:

  • Africa subsahariana (area ad altissimo rischio)
  • Papua Nuova Guinea e Melanesia
  • Regioni a rischio del Sud-Est asiatico (incluse aree con P. falciparum resistente all’artemisinine, in particolare al confine Tailandia-Myanmar-Cambogia)
  • Alcune aree dell’Amazzonia sudamericana
  • Altre aree tropicali indicate di volta in volta dalle schede paese

 

4. Azione antibatterica ad ampio spettro: utilità nel viaggio

Uno dei grandi vantaggi della doxiciclina nel contesto dei viaggi internazionali è la sua capacità di offrire protezione simultanea contro numerose infezioni batteriche, alcune delle quali particolarmente frequenti (diarrea da viaggio) o pericolose (infezioni da punture o morso di zecca) nei paesi tropicali.


4.1 Infezioni trasmesse da puntura di zecca e altri artropodi

La doxiciclina è il FARMACO DI PRIMA SCELTA per le infezioni trasmesse da zecche

Le zecche sono vettrici di patogeni molto diversi e legate alla presenza animale negli ambienti. Durante i viaggi in ambienti naturali – foreste, savane, praterie, zone rurali, ma anche parchi di grandi città e cittadine – il rischio di esposizione aumenta significativamente. La doxiciclina agisce su:

•       Rickettsia spp. – agenti del Tifo Esantematico da Rickettsia (Spotted Fever Group) e altre rickettsiosi: febbri emorragiche, febbre bottonosa del Mediterraneo (R. conorii), febbre delle Montagne Rocciose (R. rickettsii). Farmaco elettivo, gold standard nella terapia, spesso considerato salva-vita.

•       Borrelia burgdorferi e altre specie – agente della Malattia di Lyme: la doxiciclina è il trattamento di prima scelta nelle fasi precoci.

•       Anaplasma phagocytophilum – agente dell’anaplasmosi granulocitica umana.

•       Ehrlichia spp. – ehrlichiosi monocitiche.

•       Coxiella burnetii – agente della Febbre Q, trasmessa anche da zecche e da animali.

•       Bartonella spp. – trasmessa da pidocchi e pulci (febbre delle trincee, malattia da graffio del gatto).

•       Francisella tularensis – agente della tularemia, trasmessa da zecche e roditori.

 

Importanza pratica: In molte aree tropicali e subtropicali, un viaggiatore che assume doxiciclina come profilassi antimalarica è già protetto in modo significativo contro queste infezioni, anche senza saperlo. Questo costituisce un vantaggio protettivo “a 360 gradi”.

4.2 Diarrea del viaggiatore e infezioni intestinali

La diarrea del viaggiatore colpisce dal 20% al 50% dei viaggiatori in paesi a risorse sanitarie limitate, ed è un problema sanitario frequente in viaggi in tutto il mondo; La doxiciclina è attiva contro i principali enterobatteri responsabili, tra cui Escherichia coli enterotossigena (ETEC), Shigella spp., Vibrio cholerae e altri enterobatteri.                                                                                                            Il Dr. Meo indica e prescrive questo farmaco come una eccellenza nella prevenzione di diarree alimentari e da acque contaminate anche con cui ci si lava (docce), ed anche per la prevenzione ed il trattamento del colera, tra le diarree batteriche più gravi. In viaggio, portare con se qualche confezione di doxiciclina significa disporre di un presidio preventivo ed anche terapeutico di prima linea contro le enteriti batteriche acute.

4.3 Infezioni cutanee

Nei climi tropicali, la sudorazione intensa, le punture di insetti e le abrasioni cutanee favoriscono infezioni da stafilococchi e streptococchi. La doxiciclina è efficace nel trattamento di:

  • Foruncolosi e ascessi cutanei;
  • Ferite infette;
  • Acne vulgaris (impiego anche a lungo termine, fino a 8-10 mesi, come documentato nella pratica clinica dal Dr. Meo)

4.4 Infezioni respiratorie atipiche

In aree tropicali e in contesti di promiscuità (dormitori, campeggi, strutture di fortuna), le polmoniti atipiche da Mycoplasma pneumoniae, Chlamydophila pneumoniae e Legionella pneumophila sono frequenti. La doxiciclina è attiva anche su tutti questi patogeni.

4.5 Infezioni sessualmente trasmesse (IST)

In caso di esposizioni non protette durante il viaggio, la doxiciclina offre copertura su:

  • Chlamydia trachomatis (uretrite, cervicite, linfogranuloma venereo)
  • Neisseria gonorrhoeae (gonorrea) anche in possibile combinazione con altri antibiotici;
  • Treponema pallidum (sifilide, terapia di seconda scelta);

4.6 Leptospirosi

La leptospirosi, trasmessa attraverso acqua o terreno contaminati da urine animali, è un rischio concreto in aree rurali tropicali, specialmente dopo inondazioni o contatto con acque dolci. La doxiciclina è indicata sia nella profilassi (in esposizioni note) sia nel trattamento precoce.

 

5. Pregi della doxiciclina da utilizzare in corso di viaggio

•       Efficacia antimalarica elevata e stabile: scarsa resistenza documentata rispetto ad altri antimalarici;

•       Ampio spettro antibatterico: un solo farmaco per molte protezioni;

•       Inizio il giorno prima della partenza: non richiede la lunga pre-somministrazione necessaria con meflochina

•       Ottimo profilo di sicurezza neurologica e psichiatrica: nessuna delle alterazioni del tono dell’umore, dei disturbi del sonno e dei sintomi neuropsichiatrici documentati con la meflochina (Lariam®) ed anche Atovaquone ( Malarone)

•       Lunga esperienza clinica: farmaco in uso da oltre 50 anni, con un profilo di sicurezza ben definito;

•       Utilizzo a lungo termine documentato: impiegato anche per 8-10 mesi consecutivi nel trattamento dell’acne, o addirittura anni, in alcune infezioni croniche, senza problemi di rilievo

•       Basso costo: meno di 4 euro a confezione, rendendo la profilassi accessibile a tutti;

•       Forma orale comoda: compressa da 100 mg, una volta al giorno

•       Protezione multipla in viaggio: malaria, infezioni da zecche, diarrea del viaggiatore, infezioni cutanee, IST

 

6. Limiti e possibili effetti indesiderati del farmaco

Disturbi gastrointestinali: sensazione di pesantezza gastrica, nausea, epigastralgia. Il rischio di presentare questi sintomi si riduce notevolmente assumendo il farmaco durante il pasto principale – pranzo, mai assumerlo a stomaco vuoto, ed utilizzare molta acqua.

Fotosensibilità cutanea: il rischio è correlato alla dose (dose dipendente): a 100 mg/die la sensibilizzazione solare è modesta, specie nelle persone con fototipo mediterraneo, ricco di melanina. Tuttavia è sempre buona norma utilizzare creme solari ad alta protezione. L’esperienza clinica del Dr. Meo su migliaia di casi conferma che le reazioni di fotosensibilità clinicamente rilevanti sono state rare.

Possibile comparsa di macchie cutanee: in un numero molto limitato di viaggiatori possono comparire piccole chiazze di iperpigmentazione cutanea, generalmente reversibili.

Lieve astenia iniziale: segnalata nei primi giorni di somministrazione in alcuni soggetti, generalmente transitoria.

Candidiasi orale o vaginale: rara ma ipotizzabile, come con tutti gli antibiotici ad ampio spettro, per alterazione del microbiota. Affrontabile con antimicotici topici o sistemici.

Controindicazioni principali: non è indicata la somministrazione (1) nei bambini sotto i 10 anni (rischio di discromia dentaria permanente e alterazioni della crescita ossea); (2) nelle donne in gravidanza dal secondo trimestre in poi; (3) nelle donne che allattano (4) in caso di allergia documentata alle tetracicline;

 

7. Avvertenze e controindicazioni importanti

⚠️ Quando non utilizzare la doxiciclina

•       Bambini con meno di 10 anni

•       Gravidanza (a partire dalla 16°-17° settimana e preferibilmente evitata anche prima)

•       Allattamento al seno

•       Allergia documentata alle tetracicline

•       Grave insufficienza epatica (usare con cautela)

 

Alternative disponibili: in caso di controindicazioni alla doxiciclina, il medico specialista potrà valutare per la profilassi della malaria farmaci alternativi quale Malarone® (atovaquone/proguanile) o, in casi selezionati, meflochina (Lariam®), pur con i significativi effetti collaterali neuropsichiatrici e cardiotossici di quest’ultima.

 

8. L’esperienza clinica del Dr. Paolo Meo e del CESMET

Il Dr. Paolo Meo è medico infettivologo e tropicalista con oltre quarant’anni di esperienza sul campo, maturata in Africa subsahariana, Asia e America Latina, e con una prolungata attività ambulatoriale presso il CESMET – Clinica del Viaggiatore di Roma, POLO VIAGGI -CESMET-ARTEMISIA uno dei centri di medicina dei viaggi di riferimento in Italia.

Nel corso degli anni, il Dr. Meo ha effettuato migliaia di prescrizioni di doxiciclina per la profilassi antimalarica, seguendo viaggiatori diretti verso le destinazioni a rischio più diverse: dall’Africa subsahariana alle foreste amazzoniche, dalla Papua Nuova Guinea alle zone rurali del Sud-Est asiatico.

I risultati osservati del farmaco confermano:

  • Protezione elevatissima contro la malaria, con quasi nessun caso documentato di malaria da P. falciparum tra i pazienti complianti;
  • Frequenza molto bassa di effetti collaterali seri: la grande maggioranza dei soggetti ha completato la profilassi senza problemi rilevanti;
  • Nessuna reazione neuropsichiatrica o cardiotossica, a differenza di quanto documentato con altri antimalarici;
  • Benefici aggiuntivi riportati: riduzione delle diarree batteriche, miglioramento di condizioni cutanee acneiformi, protezione contro infezioni da puntura di zecca;

Questa esperienza diretta, unita alle evidenze delle linee guida internazionali (CDC, WHO, ISTM), fa della doxiciclina 100 mg la scelta prioritaria del CESMET e del dr. Paolo Meo sia per la chemioprofilassi antimalarica, sia per la profilassi e la cura di molteplici malattie infettive a cominciare dalla frequentissima diarrea del viaggiatore, ai temibile tifo esantematico da zecca, nella maggior parte dei viaggiatori adulti.

Per questo motivo, l’assunzione in prevenzione antibatterica del Bassado, viene estesa a tutti i viaggiatori, in qualsiasi area del mondo si trovino, da assumere solamente durante il periodo del viaggio (dal giorno di arrivo al giorno di partenza)

9. Consigli pratici per il viaggiatore

La doxiciclina non sostituisce le misure di protezione personale antizanzara, ma le integra. Si raccomanda sempre di:

  • Usare repellenti e lenitivi cutanei naturali a base di OLIO DI NEEM – NOZETA;
  • Usare repellenti cutanei a base di DEET o Icaridina sulle parti esposte;
  • Indossare indumenti a maniche lunghe al tramonto e di notte;
  • Dormire sotto zanzariere impregnate di insetticida (LLIN);
  • Preferire ambienti con aria condizionata quando possibile;
  • In ambienti con zecche: indossare calzini e pantaloni lunghi, eseguire ispezione corporea a fine giornata;
  • Assumere la doxiciclina sempre durante il pasto per ridurre i disturbi gastrointestinali;
  • Non esporsi al sole senza adeguata protezione solare (SPF 30 o superiore);
  • Conservare il farmaco in luogo fresco e asciutto, lontano dalla luce;

 

10. L’importanza del consiglio medico specialistico

👨‍⚕️ Rivolgiti sempre a un medico esperto in medicina dei viaggi

Nonostante la doxiciclina sia un farmaco collaudato e generalmente sicuro, ogni viaggio e ogni viaggiatore sono diversi. La scelta dei farmaci da utilizzare in chemioprofilassi più adatta dipende da numerosi fattori individuali: la destinazione specifica e le aree visitate (città o zone rurali, quota altimetrica), la stagione e le condizioni climatiche, la durata del soggiorno, le condizioni di salute preesistenti, i farmaci già assunti (possibili interazioni), l’età e la gravidanza, le precedenti esperienze con antimalarici.

Se ti rivolgi al dr. Paolo Meo, esperto in medicina dei viaggi, è in grado di valutare l’insieme di questi fattori e di fornirti una raccomandazione personalizzata, che includa non solo la profilassi farmacologica ma anche il piano vaccinale completo, I consigli per la gestione delle emergenze sanitarie in loco, e le indicazioni su cosa portare nel kit di pronto soccorso da viaggio.

Mi raccomando non affidarti al “passaparola” o al “fai da te”: una profilassi sbagliata può dare falsa sicurezza o esporre a rischi inutili. Il CESMET, tramite il dr. Paolo Meo, per la sua lunga esperienza, offre consulenze specialistiche online, in diverse lingue, con la possibilità di ricevere indicazioni personalizzate.

 

11. Come contattarci

CESMET – Polo Viaggi Artemisia | Centro di Medicina e Vaccinazioni per i Viaggi – Roma

Email: [email protected]

WhatsApp: 346 6000899

Servizi disponibili tutti i giorni:

•       Consulenze online pre-viaggio personalizzate

•       Informazioni sulla chemioprofilassi antimalarica

•       Consulenze su malattie infettive e tropicali

•       Schede paese aggiornate per tutte le destinazioni a rischio

 

Dr. Paolo Meo – Medico Infettivologo, Tropicalista, Esperto in Malariologia

Buon viaggio, in salute!

Aggiornato a giugno 2026 – CESMET Polo Viaggi Artemisia

Leggi anche Bassado- Foglietto illustrativo

Al rientro a casa
Malaria: la malattia

Qui sotto è disponibile un podcast sul Bassado; buon ascolto! (7 minuti circa)

 

 

 

Il Bassado: un vecchio antibiotico per una ottima prevenzione della malaria Leggi tutto »

VIRUS RESPIRATORIO SINCIZIALE (VSR/RSV) – LA MALATTIA

VIRUS RESPIRATORIO SINCIZIALE (VSR/RSV) – SCHEDA MALATTIA

Sinonimi: RSV – Respiratory Syncytial Virus – Bronchiolite da RSV – RSV disease – VSR

Scheda redatta dal dr. Paolo Meo, direttore Cesmet clinica del viaggiatore, aggiornata a maggio 2026 con i dati epidemiologici globali più recenti, i nuovi vaccini approvati (Arexvy, Abrysvo, mRESVIA), l’anticorpo monoclonale Nirsevimab (Beyfortus) e le linee guida diagnostico-terapeutiche di OMS, ECDC, CDC, ESPID e AAP.

 

SINTESI DELLA MALATTIA

PARAMETRO DATI CHIAVE
Agente eziologico Virus RNA a singolo filamento, famiglia Pneumoviridae, genere Orthopneumovirus; due sottotipi principali: RSV-A e RSV-B
Serbatoio Uomo (virus a trasmissione esclusivamente interumana; non esiste serbatoio animale noto)
Trasmissione Via droplet/aerosol da secrezioni respiratorie, contatto diretto con superfici contaminate (fomiti); altamente contagioso
Distribuzione Mondiale; nelle regioni temperate andamento stagionale (epidemie autunno-inverno); nelle aree tropicali circolazione più continua
Incubazione 2–8 giorni (media 4–6 giorni)
Letalità < 0,5% nei bambini ospedalizzati nei paesi ad alto reddito; 1–8% negli anziani con comorbidità; fino al 10–20% negli immunocompromessi gravi
Vaccino disponibile Sì:
– Arexvy (GSK) e Abrysvo (Pfizer) per adulti ≥60 anni;
Abrysvo per donne in gravidanza (protezione del neonato);            – anticorpo monoclonale Nirsevimab (Beyfortus) per neonati e lattanti
Notifica Non a notifica obbligatoria in Italia; sorveglianza sentinella attiva (InfluNet-RSV, sistema RespiVirNet-ISS)

 

1. Introduzione e Descrizione della Malattia

Il Virus Respiratorio Sinciziale (VSR, o RSV dall’inglese Respiratory Syncytial Virus) è il principale agente eziologico delle infezioni respiratorie acute del tratto inferiore nei lattanti e nei bambini in età prescolare, e rappresenta un patogeno di crescente importanza clinica negli anziani e negli immunocompromessi. A differenza di molti altri virus respiratori, il VSR è un virus esclusivamente umano, senza serbatoio animale conosciuto, che si trasmette da persona a persona attraverso secrezioni respiratorie.

La malattia fu descritta per la prima volta nel 1956 da Morris, Blount e Savage, che isolarono il virus in scimpanzé con rinite (da cui l’iniziale denominazione di “Chimpanzee Coryza Agent”), e poco dopo fu identificato come agente responsabile di bronchioliti e polmoniti nei neonati.
Il nome “sinciziale” deriva dalla caratteristica citopatologia indotta dal virus nelle cellule dell’epitelio respiratorio: la fusione delle membrane cellulari con formazione di sincizi, ovvero cellule multinucleate giganti.

Globalmente, il VSR è responsabile di circa 33 milioni di episodi di infezione delle vie respiratorie inferiori all’anno nei bambini sotto i 5 anni, con circa 3,6 milioni di ospedalizzazioni e oltre 100.000 decessi annui, la grande maggioranza dei quali si verifica nei paesi a basso reddito (dati OMS/Lancet, 2022-2024).
Nella fascia degli anziani (≥65 anni), il VSR causa ogni anno solo negli Stati Uniti circa 60.000-120.000 ricoveri ospedalieri e 6.000-10.000 decessi, un impatto epidemiologico comparabile a quello dell’influenza stagionale.

Dopo decenni di ricerca infruttuosa, il 2023-2024 ha segnato una svolta storica: per la prima volta sono stati approvati vaccini efficaci contro il VSR per adulti anziani e per le donne in gravidanza (con protezione indiretta del neonato), e un anticorpo monoclonale di nuova generazione (Nirsevimab/Beyfortus) per la protezione dei lattanti nel primo anno di vita.

 

2. Agente Eziologico e Biologia del Virus

2.1 Caratteristiche Virologiche

Il Virus Respiratorio Sinciziale è un virus a RNA a singolo filamento, con genoma di polarità negativa, appartenente all’ordine Mononegavirales, famiglia Pneumoviridae, genere Orthopneumovirus. Il virione è pleiomorfico (sferico o filamentoso), con diametro di 150–300 nm, ed è dotato di un involucro lipidico che lo rende sensibile ai comuni disinfettanti e ai solventi lipidici.

Il genoma virale codifica per 11 proteine, tra cui le tre glicoproteine di superficie di maggiore rilevanza clinica e virologica:

  • Proteina F (Fusion): media la fusione del virus con la membrana cellulare e la formazione dei sincizi; è il principale bersaglio degli anticorpi neutralizzanti e degli anticorpi monoclonali terapeutici e preventivi(Palivizumab, Nirsevimab). Esiste in due conformazioni: pre-fusione (prefF) e post-fusione; la forma prefF è immunodominante e il bersaglio dei vaccini di nuova generazione.
  • Proteina G (Attachment): media l’attacco virale alle cellule ospiti; altamente variabile tra i ceppi e tra le stagioni; contribuisce all’evasione immunitaria.
  • Piccola proteina idrofobica SH: modula la risposta infiammatoria dell’ospite.

2.2 Sottotipi e Variabilità Genetica

Il VSR è suddiviso in due sottotipi principali,
RSV-A
e RSV-B,
che co-circolano durante ogni stagione epidemica con prevalenza alternante.
All’interno di ciascun sottotipo esistono molteplici genotipi (clade), caratterizzati da variazioni nella proteina G. I genotipi dominanti cambiano nel tempo per effetto della pressione immunitaria della popolazione (immune escape). Sebbene l’immunità acquisita dopo l’infezione naturale non sia duratura (reinfection è la norma nel corso della vita), entrambi i sottotipi condividono sufficienti epitopi sulla proteina F da consentire una protezione crociata parziale e da rendere fattibile la vaccinazione bivalente.

 

 

2.3 Stabilità Ambientale

Il VSR è relativamente fragile, ma può sopravvivere nell’ambiente per periodi sufficienti a determinare trasmissione indiretta:
sulle superfici inanimate fino a 6–7 ore,
sulle mani fino a 20–30 minuti,
. nell’aria (aerosol) per tempi variabili in ambienti chiusi.
Il virus è inattivato da calore (56°C per 30 minuti), raggi UV, ipoclorito di sodio (candeggina diluita), alcool al 70% e sapone.

 

3. Trasmissione e Modalità di Contagio

3.1 Vie di Trasmissione all’Uomo

VIA DI TRASMISSIONE CARATTERISTICHE E NOTE
Droplet respiratori (principale) Goccioline emesse con tosse, starnuti, respirazione ravvicinata; efficace fino a ~1–2 metri. Via predominante di trasmissione nei contesti familiari, pediatrici e assistenziali
Aerosol a piccole particelle Possibile in ambienti chiusi e affollati; contesti ad alto rischio: reparti di terapia intensiva neonatale (TIN), sale d’attesa, asili nido, ambienti di cura per anziani
Contatto diretto Inoculazione congiuntivale o nasale tramite mani contaminate da secrezioni infette; frequente nella trasmissione nosocomiale e tra conviventi
Fomiti (superfici contaminate) Il VSR sopravvive sulle superfici inanimate fino a 6–7 ore; su mani e guanti fino a 30 minuti.
Fonte rilevante di trasmissione nei reparti ospedalieri pediatrici e geriatrici
Trasmissione verticale Eccezionalmente documentata; la protezione neonatale si ottiene principalmente tramite anticorpi materni trasferiti per via placentare

 

3.2 Contagi e Contagiosità

Il VSR è altamente contagioso: l’indice di trasmissione secondaria in famiglie con un caso indice è del 40–70%. Il periodo di contagiosità inizia 1–2 giorni prima della comparsa dei sintomi (fase presintomatica) e dura in media 3–8 giorni; negli immunocompromessi la shedding virale può protrarsi per settimane-mesi.

⚠ ATTENZIONE – Contagio presintomatico: come per l’influenza e il COVID-19, il VSR può essere trasmesso prima della comparsa dei sintomi. Il personale sanitario asintomatico durante la stagione epidemica può essere veicolo di trasmissione nosocomiale a pazienti ad alto rischio. Le misure di prevenzione devono essere adottate indipendentemente dalla presenza di sintomi nei contesti di cura.

 

 

4. Distribuzione Geografica

AREA GEOGRAFICA/STAGIONALE CARATTERISTICHE EPIDEMIOLOGICHE
Regioni temperate (Europa, Nord America, Australia) Epidemie annuali intense in autunno-inverno

 

(ottobre-marzo nell’emisfero nord). Picco di ospedalizzazioni pediatriche tra novembre e gennaio.
In Italia: epidemia sostenuta ogni anno con variazioni di intensità

Regioni tropicali e subtropicali Circolazione più continua durante tutto l’anno, con incrementi associati alle stagioni delle piogge. Epidemiologia meno definita rispetto alle zone temperate; elevato impatto nei paesi a basso-medio reddito
Italia Circolazione documentata annualmente.
Stagione 2022-2023: epidemia anticipata e intensa post-COVID con picco di ospedalizzazioni in ottobre-novembre.
RSV causa circa 35.000-40.000 ospedalizzazioni/anno nei bambini <5 anni
e oltre 10.000 ricoveri/anno negli anziani ≥65 anni
Paesi a basso reddito (Africa subsahariana, Asia meridionale) RSV è una delle principali cause di mortalità respiratoria nei bambini <5 anni. Si stima che globalmente RSV causi 3,6 milioni di ospedalizzazioni e ~100.000 decessi/anno nei bambini <5 anni (dati OMS 2024)
Paesi con nuovi vaccini/anticorpi (USA, EU, Canada) A partire dal 2023-2024, con introduzione di Nirsevimab (Beyfortus) nei programmi vaccinali neonatali, primo impatto sulla riduzione dei ricoveri pediatrici documentato in Francia, Spagna e USA

 

5. Periodo di Incubazione

Il periodo di incubazione del VSR varia da 2 a 8 giorni, con una media di 4–6 giorni dall’esposizione. La durata dell’incubazione dipende dalla carica virale inalata, dall’età del soggetto e dallo stato immunitario. Nei neonati e nei lattanti, il periodo di incubazione tende a essere più breve (2–4 giorni), mentre negli adulti e anziani può protrarsi fino a 7–8 giorni.

NOTA CLINICA: La breve incubazione e l’alta contagiosità in fase presintomatica spiegano la rapidità di diffusione del VSR nei contesti comunitari (asili nido, scuole) e nelle strutture sanitarie durante la stagione epidemica.

 

6. Sintomi e Manifestazioni Cliniche

Il VSR può causare uno spettro di malattia estremamente ampio, da una comune rinite a una grave insufficienza respiratoria acuta, in relazione all’età del paziente, allo stato immunitario e alle comorbidità. La presentazione clinica più caratteristica nei lattanti è la bronchiolite acuta;
negli adulti anziani la malattia può mimare clinicamente dall’influenza alla polmonite batterica grave.

POPOLAZIONE QUADRO CLINICO TIPICO FORME SEVERE
Neonati (0–3 mesi) Irritabilità, difficoltà di alimentazione, apnee, tachipnea; scarsa febbre; esordio insidioso Apnee prolungate, bradicardia, insufficienza respiratoria acuta; rischio di SIDS RSV-correlata
Lattanti (3–12 mesi) Bronchiolite: tachipnea, dispnea, wheezing, tosse intensa, febbre lieve-moderata, difficoltà di alimentazione Distress respiratorio grave, necessità di ossigenoterapia, ricovero in TIN; atelettasie polmonari
Bambini 1–5 anni Bronchite, laringotracheite, polmonite virale; wheezing, febbre, rinorrea abbondante, tosse Polmonite; possibile asma post-RSV; otite media acuta
Bambini >5 anni e adulti immunocompetenti Sindrome simil-influenzale lieve-moderata; rinite, faringite, tosse, malessere generale, febbre moderata; guarigione spontanea in 1–2 settimane Rara; possibile bronchite acuta, esacerbazione di asma o BPCO
Anziani ≥65 anni Presentazione spesso atipica: tosse persistente, malessere, febbricola, peggioramento delle comorbidità; talvolta assenza di febbre Polmonite grave, ARDS, scompenso cardiaco, esacerbazione BPCO; elevata mortalità in presenza di comorbidità
Immunocompromessi (trapianti, ematologici, HIV avanzato) Decorso prolungato, sintomi persistenti, progressione verso le basse vie respiratorie; coinfezioni batteriche frequenti Polmonite grave, insufficienza respiratoria; mortalità fino al 20-30% nei trapianti di cellule staminali ematopoietiche

 

6.1 Bronchiolite da VSR nei Lattanti: Quadro Clinico Dettagliato

La bronchiolite è la manifestazione più frequente e clinicamente rilevante dell’infezione da VSR nei lattanti. Si caratterizza per un’infiammazione acuta delle piccole vie aeree (bronchioli) con edema, necrosi dell’epitelio bronchiolare, ipersecrezione di muco e ostruzione al flusso aereo. Il quadro clinico si sviluppa tipicamente in 2–3 fasi:

  • Fase prodromica (1–3 giorni): rinorrea, congestione nasale, tosse secca, febbricola. Simile a una comune rinite.
  • Fase di peggioramento (3–5 giorni): tosse intensa, tachipnea, dispnea, rientramenti intercostali e subcostali, alitamento delle pinne nasali, wheezing espiratorio, crepitii e sibili all’auscultazione. Difficoltà di alimentazione per dispnea.
  • Fase di risoluzione (7–14 giorni): miglioramento graduale; la tosse può persistere per 2–4 settimane.

Il 2–3% dei lattanti con bronchiolite richiede il ricovero ospedaliero; di questi, il 5–10% necessita di ventilazione assistita. I fattori di rischio per bronchiolite severa includono: età <6 settimane, prematurità (<35 settimane), displasia broncopolmonare, cardiopatia congenita emodinamicamente significativa, immunodeficienza, malnutrizione, fumo passivo.

Le stime globali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) indicano che l’RSV rappresenta complessivamente la causa del 60% delle infezioni respiratorie acute nei bambini. Inoltre, è responsabile di oltre l’80% delle infezioni del tratto respiratorio inferiore nei neonati di età inferiore a 1 anno durante il picco della stagione virale. In sintesi, l’RSV è di gran lunga la causa più frequente di bronchiolite e polmonite pediatriche (Fig. 1).

 

 

6.2 Infezione da VSR nell’Anziano: Aspetti Peculiari

Negli anziani il VSR si presenta spesso con sintomi atipici, privi della classica febbre alta:
assenza di febbre
Virus respiratorio sinciziale: impatto su over 60 è paragonabile a quello dell'influenza - MSD | Salutetosse secca persistente,
malessere, astenia,
dispnea da sforzo,
peggioramento delle condizioni di base.
L’assenza di febbre può ritardare la diagnosi e indurre a sottostimare la gravità. La polmonite da VSR nell’anziano è radiologicamente sovrapponibile alla polmonite batterica;
la diagnosi differenziale richiede spesso RT-PCR su tampone nasofaringeo o lavaggio broncoalveolare.
Il VSR è inoltre causa documentata di riacutizzazioni gravi di BPCO e scompenso cardiaco negli anziani.

 

7. Diagnosi

7.1 Diagnosi Clinico-Epidemiologica

Il sospetto diagnostico si basa sull’associazione tra quadro clinico compatibile e contesto epidemiologico: bambino piccolo con bronchiolite o sindrome da distress respiratorio in stagione epidemica (autunno-inverno), anziano con polmonite atipica o riacutizzazione di BPCO in periodo di circolazione del VSR, paziente immunocompromesso con infezione respiratoria persistente.
La diagnosi differenziale con influenza e COVID-19 richiede sempre conferma di laboratorio.

7.2 Diagnosi di Laboratorio

METODO INDICAZIONE E NOTE
Test antigenico rapido (RAT) Prima scelta in urgenza nei bambini. Sensibilità 80-90%, specificità >95%. Disponibile in pronto soccorso e ambulatorio.
Campione: tampone nasofaringeo. Risultato in 15-30 minuti
RT-PCR (reverse transcriptase PCR) Metodo di riferimento (gold standard): massima sensibilità e specificità; distingue RSV-A da RSV-B. Pannelli multiplex con rilevazione simultanea di influenza, SARS-CoV-2, Metapneumovirus, Rhinovirus. Indicata in adulti, immunocompromessi, casi severi
Test di immunofluorescenza (DFA/IFA) Richiede personale esperto e microscopio a fluorescenza; meno usata con l’avvento delle PCR multiplex. Sensibilità intermedia, specificità buona
Coltura virale Principalmente per ricerca e tipizzazione virologica; non utilizzata nella pratica clinica routinaria per i lunghi tempi (5–10 giorni)
Sierologia (anticorpi IgG/IgM) Utilità diagnostica clinica limitata; usata principalmente in studi epidemiologici. La sieroconversione avviene tardivamente. NON raccomandata per diagnosi acuta di routine
Esami di supporto Emocromo (lieve linfocitosi; leucocitosi con neutrofilia in caso di sovrainfezione batterica), radiografia del torace (iperinflazione, infiltrati bilaterali, atelectasie), emogasanalisi in caso di distress respiratorio, saturimetria continua

 

NOTA DIAGNOSTICA: In Italia la diagnosi molecolare di VSR è disponibile presso la maggior parte dei laboratori ospedalieri, spesso inclusa nei pannelli multiplex per patogeni respiratori. Il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’ISS monitora settimanalmente la circolazione di VSR, influenza e altri virus respiratori. Per i casi pediatrici gravi o nei soggetti immunocompromessi, è raccomandata la conferma con RT-PCR indipendentemente dal risultato del test rapido.

 

8. Diagnosi Differenziale

Le manifestazioni cliniche dell’infezione da VSR sono spesso sovrapponibili a quelle di altri patogeni respiratori. Le principali condizioni da considerare in diagnosi differenziale sono:

  • Influenza A e B (la presentazione sistemica è più marcata; febbre più elevata e brusca; mialgie intense)
  • COVID-19 da SARS-CoV-2 (indistinguibile clinicamente; diagnosi differenziale solo con RT-PCR o test antigenico specifico)
  • Metapneumovirus umano (hMPV) – clinicamente identico al VSR nei lattanti; causa bronchioliti e polmoniti similari
  • Rhinovirus e virus parainfluenzali (nelle bronchiti e laringotracheiti del bambino)
  • Adenovirus (può causare bronchioliti severe, polmoniti, febbri protratte)
  • Polmonite batterica (da Streptococcus pneumoniae, Staphylococcus aureus, Mycoplasma pneumoniae): febbre alta, leucocitosi, consolidamento lobare alla radiografia, risposta agli antibiotici
  • Bronchiolite obliterante post-infettiva (diagnosi differenziale nei lattanti con wheezing persistente post-bronchiolite)
  • Scompenso cardiaco congestizio (negli anziani con dispnea e rantoli bilaterali, in assenza di febbre)
  • Fibrosi cistica (in caso di bronchioliti ricorrenti nel bambino piccolo)
  • Corpo estraneo nelle vie aeree (nei bambini con wheezing monolaterale e storia acuta)

 

9. Terapia

9.1 Principi Generali del Trattamento

Non esiste a tutt’oggi una terapia antivirale specifica approvata e raccomandata routinariamente per l’infezione da VSR nella popolazione generale. Il trattamento è prevalentemente di supporto, con l’obiettivo di mantenere un’adeguata ossigenazione e idratazione e di gestire le complicanze. La bronchiolite da VSR nei lattanti è una delle condizioni pediatriche in cui le evidenze hanno progressivamente ristretto il campo delle terapie utili, confermando che ossigeno e idratazione rimangono i pilastri del trattamento.

FARMACO/PRESIDIO INDICAZIONE E NOTE
OssigenoterapiaChild on a hospital bed receiving foto stock 2657075043 | Shutterstock Prima misura terapeutica in caso di desaturazione (SpO2 <92-95%). Erogazione con cannule nasali o maschera facciale. In caso di insufficienza respiratoria grave: CPAP o ventilazione ad alto flusso nasale (High Flow)
Supporto nutrizionale e idratazione Fondamentale nei lattanti con bronchiolite: alimentazione nasogastrica o endovenosa se incapacità di alimentazione per dispnea. Prevenzione della disidratazione
Ribavirina per aerosol Antivirale di uso limitato ai casi severi nei trapiantati di midollo osseo/organo solido e negli immunocompromessi gravi. Non raccomandata routinariamente per tossicità, costo e difficoltà di somministrazione. Efficacia clinica dibattuta
Broncodilatatori (salbutamolo) NON raccomandati routinariamente nella bronchiolite (linee guida ESPID, AAP, NICE 2023): evidenza di beneficio assente o scarsa. Possono essere considerati in bambini con storia di atopia/wheeze ricorrente o in adulti con BPCO/asma in riacutizzazione
Corticosteroidi NON indicati nella bronchiolite da RSV nei lattanti (evidenza controindicante). Indicati negli adulti con riacutizzazione di BPCO o asma RSV-associata
Antibiotici Solo in caso di documentata sovrainfezione batterica (polmonite batterica, otite media acuta con indicazione, sepsi). Non indicati profilatticamente o routinariamente nell’infezione da RSV non complicata
Nirsevimab (Beyfortus) – anticorpo monoclonale Anticorpo monoclonale anti-proteina F del VSR. Approvato da EMA (2022) e AIFA (2023) per neonati e lattanti nel primo anno di vita. Riduce del 75-80% le ospedalizzazioni per bronchiolite da RSV. Singola iniezione IM.
NON è un vaccino, ma immunizzazione passiva

 

⚠ ATTENZIONE – Terapie da NON usare routinariamente nella bronchiolite:
– broncodilatatori (salbutamolo, adrenalina nebulizzata),
– corticosteroidi sistemici,
– adrenalina sistemica,
– fisioterapia respiratoria,
– ipertonica salina nebulizzata (evidenza controversa).
La raccomandazione delle principali linee guida internazionali (AAP, NICE, ESPID) è di ridurre al minimo gli interventi non supportati da evidenza e concentrarsi su ossigenazione e idratazione.

 

10. Prevenzione e Misure di Protezione

10.1 Immunoprofilassi Attiva e Passiva: la Svolta del 2023-2024

Gli anni 2022-2024 hanno segnato una trasformazione epocale nella prevenzione del VSR: dopo oltre 60 anni di ricerca, sono stati approvati i primi vaccini efficaci e un anticorpo monoclonale di nuova generazione. Questa svolta cambia radicalmente il quadro preventivo per le popolazioni ad alto rischio.

STRUMENTO PREVENTIVO TARGET, INDICAZIONE E NOTE
Arexvy (RSVPreF3 OA – GSK) Vaccino proteico adiuvato (AS01E). Approvato FDA (2023) e EMA (2023) per adulti ≥60 anni. Efficacia 82-84% contro malattia da RSV del tratto respiratorio inferiore. Dose unica. Disponibile in Italia. Schedula annuale non ancora definita
Abrysvo (bivalente RSVPreF – Pfizer) Vaccino proteico bivalente (RSV-A + RSV-B). Approvato FDA e EMA
per adulti ≥60 anni (2023)
e per donne in gravidanza (16-36 settimane gestazionali) per protezione del neonato (2023). Virus Respiratorio Sinciziale: inizia la campagna di immunizzazione - La Guida - La Guida
Efficacia 69-85% negli anziani;
~70% contro bronchiolite grave nel neonato nel primo semestre
mRESVIA (mRNA-1345 – Moderna) Primo vaccino a mRNA contro RSV. Approvato FDA (2024) per adulti ≥60 anni.
Efficacia ~83,7% contro malattia RSV del tratto inferiore con ≥2 sintomi. Profilo di sicurezza favorevole. Non ancora disponibile in tutti i Paesi UE
Nirsevimab (Beyfortus – AstraZeneca/Sanofi) Anticorpo monoclonale (immunizzazione passiva).
Target: neonati e lattanti nel primo anno di vita entranti nella stagione RSV;
bambini fino a 24 mesi ad alto rischio (prematurità, malattia polmonare cronica, cardiopatia congenita emodinamicamente significativa, immunodeficienza).
Singola iniezione IM. In Italia: raccomandato nella stagione 2023-2024, inserito gradualmente nei calendari regionali
Palivizumab (Synagis – AstraZeneca) Anticorpo monoclonale di prima generazione. Indicato solo in bambini ad altissimo rischio: prematuri <29 settimane, displasia broncopolmonare, cardiopatia congenita cianogena. Somministrazione mensile (5 dosi/stagione) per costo elevato. Sostituito da Nirsevimab nella maggior parte delle indicazioni
Misure igienico-comportamentali Igiene delle mani con acqua e sapone o gel alcolico (dimostrata efficacia nella riduzione della trasmissione);
mascherina chirurgica in soggetti con sintomi respiratori;
evitare contatto con neonati e immunocompromessi in fase acuta;
aerazione frequente degli ambienti chiusi;
non fumare in presenza di lattanti (amplifica la gravità dell’infezione)
Misure nosocomiali Precauzioni da droplet e contatto per i casi ricoverati;
guanti e mascherina per il personale sanitario;
cohorting dei pazienti infetti;
igiene rigorosa delle superfici;
limitazione delle visite in reparti a rischio (TIN, oncologia, trapiantologia) durante la stagione epidemica

 

10.2 Raccomandazioni Vaccinali in Italia (aggiornamento maggio 2026)

In Italia, il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale (PNPV) e le circolari ministeriali aggiornate al 2025-2026 prevedono:

  • Nirsevimab (Beyfortus): raccomandato per tutti i neonati e lattanti che entrano nella stagione RSV nel primo anno di vita, con co-somministrazione con i vaccini del calendario nella stessa seduta vaccinale. Erogato gratuitamente o in regime di partecipazione nelle Regioni che hanno recepito la raccomandazione nazionale. Priorità assoluta ai prematuri e ai lattanti con comorbidità.
  • Vaccinazione in gravidanza (Abrysvo): raccomandata per le donne in gravidanza tra la 32ª e la 36ª settimana gestazionale durante la stagione di circolazione del VSR (settembre-gennaio), come alternativa a Nirsevimab per la protezione del neonato. Erogazione su base regionale.
  • Vaccinazione degli anziani (≥60-65 anni): raccomandata e co-somministrabile con il vaccino antinfluenzale. Priorità ai soggetti con comorbidità (BPCO, insufficienza cardiaca, diabete, immunodeficienza). Offerta dalle Regioni in modo progressivo.

 

10.3 Misure Igienico-Comportamentali e Nosocomiali

In assenza o in attesa di vaccinazione, le misure igienico-comportamentali rimangono essenziali:

  • Igiene rigorosa delle mani (acqua e sapone o gel alcolico) prima di toccare neonati e lattanti
  • Evitare il contatto di neonati prematuri e lattanti nei primi mesi di vita con persone con sintomi respiratori, anche lievi
  • Non fumare e non esporre i lattanti al fumo passivo
  • Allattamento al seno (associato a riduzione della severità della bronchiolite)
  • Arieggiare frequentemente gli ambienti chiusi durante la stagione epidemica
  • Misure nosocomiali: precauzioni da droplet e contatto, cohorting dei pazienti RSV-positivi, igiene ambientale rigorosa, DPI per il personale in assistenza a pazienti ad alto rischio

 

11. Prognosi e Complicanze

La prognosi dell’infezione da VSR dipende fortemente dall’età, dallo stato immunologico e dalla presenza di comorbidità:

  • Neonati e lattanti a termine sani: nella grande maggioranza (97-98%) guarigione completa entro 2-3 settimane; ospedalizzazione necessaria nel 2-3% dei casi; mortalità <0,1% nei paesi ad alto reddito.
  • Prematuri e lattanti con comorbidità: rischio di forme severe 3-5 volte superiore; mortalità ospedaliera 1-3%.
  • Bambini >5 anni e adulti giovani immunocompetenti: prognosi eccellente; malattia autolimitante in 1-2 settimane.
  • Anziani ≥65 anni con comorbidità: mortalità intraospedaliera 1-8% a seconda delle condizioni di base; rischio di scompenso cardiaco acuto, insufficienza renale acuta, sovra-infezioni batteriche.
  • Immunocompromessi (trapianto di cellule staminali ematopoietiche, leucemia, linfoma, trapianto d’organo solido, AIDS avanzato): mortalità 10-30%; replicazione virale prolungata e rischio elevato di polmonite grave.

11.1 Sequele a Lungo Termine

Una delle questioni di maggiore interesse scientifico nella patologia da VSR riguarda l’associazione tra bronchiolite grave nella prima infanzia e sviluppo successivo di asma bronchiale e malattie atopiche. Studi longitudinali hanno dimostrato che:

  • Il 30-40% dei bambini che hanno avuto bronchiolite grave da VSR nei primi 2 anni di vita sviluppa wheezing ricorrente e/o asma in età scolare.
  • Non è ancora del tutto chiaro se il VSR causi l’asma (ipotesi causale) o se predisponga all’asma solo nei bambini geneticamente predisposti (ipotesi confondente).
  • Non vi sono, ad oggi, sequele renali, neurologiche o cardiache permanenti documentate associate all’infezione da VSR in bambini precedentemente sani.

 

12. Aspetti di Interesse nella Medicina dei Viaggi

Il VSR, pur essendo un patogeno respiratorio ubiquitario a diffusione mondiale, assume una rilevanza specifica per la medicina dei viaggi e la medicina tropicale per diversi motivi:

  • Rischio aumentato nei viaggi in aree tropicali e in paesi a basso reddito: nelle regioni tropicali il VSR circola tutto l’anno (non solo in autunno-inverno), con picchi associati alle stagioni delle piogge. I viaggiatori che portano neonati, lattanti o anziani con comorbidità in questi Paesi devono essere informati del rischio RSV indipendente dalla stagione.
  • Impatto delle epidemie RSV in contesti di sorveglianza delle febbri di ritorno: nei viaggiatori di ritorno da zone tropicali con sindrome febbrile respiratoria, il VSR deve essere incluso nei pannelli diagnostici accanto a influenza, COVID-19, dengue e malaria, specie se il paziente è anziano o immunocompromesso.
  • Diffusione accelerata post-COVID-19: il gap immunitario determinato dai periodi di isolamento pandemico ha prodotto epidemie anticipate e più intense di VSR in Europa e nel mondo nel 2022-2023, con picchi extrastagionali anche in primavera-estate. Il medico dei viaggi deve considerare questo fenomeno nella consulenza prevaccinale.
  • Vaccinazione pre-partenza: il medico del viaggiatore può svolgere un ruolo chiave nell’identificare e vaccinare preventivamente gli adulti ≥60 anni con comorbidità e le donne in gravidanza nella finestra raccomandata (32-36 settimane), in particolare se il viaggio è previsto in stagione di circolazione RSV.
  • Profilassi con Nirsevimab nei neonati e lattanti viaggiatori: in famiglia che pianifica un viaggio con un lattante nel primo anno di vita, specie verso destinazioni tropicali o in periodi di circolazione RSV, l’anticorpo monoclonale Nirsevimab rappresenta una misura preventiva raccomandata e appropriata nel counselling pre-viaggio.
  • Strutture sanitarie nei paesi di destinazione: le famiglie con lattanti devono essere informate sulla disponibilità di ossigeno e supporto ventilatorio nei Paesi di destinazione; in molte aree tropicali a basso reddito l’accesso a cure intensive neonatali è molto limitato, rendendo la profilassi con Nirsevimab ancora più critica prima della partenza.

 

13. Bibliografia Internazionale

Articoli e Studi Clinici

  1. Shi T, McAllister DA, O’Brien KL, et al. Global, regional, and national disease burden estimates of acute lower respiratory infections due to respiratory syncytial virus in young children in 2015: a systematic review and modelling study. 2017;390(10098):946–958.
  2. Li Y, Wang X, Blau DM, et al. Global, regional, and national disease burden estimates of acute lower respiratory infections due to respiratory syncytial virus in adults in 2019: a systematic analysis. 2022;399(10340):2047–2064.
  3. Griffiths C, Drews SJ, Marchant DJ. Respiratory syncytial virus: infection, detection, and new options for prevention and treatment. Clin Microbiol Rev. 2017;30(1):277–319.
  4. Walsh EE, Englund JA. Respiratory syncytial virus. In: Bennett JE, Dolin R, Blaser MJ, eds. Mandell, Douglas, and Bennett’s Principles and Practice of Infectious Diseases. 9th ed. Elsevier; 2020.
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Fonti Istituzionali e Linee Guida

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  5. Kimberlin DW, Barnett ED, Lynfield R, Sawyer MH, eds. Red Book: 2024–2027 Report of the Committee on Infectious Diseases. American Academy of Pediatrics; 2024.
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  7. Principi N, Esposito S. Consensus statement sull’impiego di Nirsevimab per la prevenzione dell’infezione da VSR in Italia. Società Italiana di Pediatria (SIP) e SITIP; 2023.
  8. Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Nirsevimab (Beyfortus) – Scheda tecnica aggiornata. Roma: AIFA; 2024. Disponibile su: www.aifa.gov.it

 

Scheda redatta da: Dott. Paolo Meo, Infettivologo e Medico Tropicalista, Direttore CESMET – Clinica del Viaggiatore, Roma. www.clinicadelviaggiatore.com

Aggiornata a maggio 2026 sulla base dei dati epidemiologici globali, delle linee guida OMS, ECDC, CDC, ISS, AAP, NICE, ESPID e SITIP, e con integrazione delle nuove approvazioni vaccinali e dell’anticorpo monoclonale Nirsevimab.

VIRUS RESPIRATORIO SINCIZIALE (VSR/RSV) – LA MALATTIA Leggi tutto »

HANTAVIRUS scheda malattia

 

HANTAVIRUS
sinonimi:    (Hantavirosi – Hantavirus Pulmonary Syndrome / Hemorrhagic Fever with Renal Syndrome)

 

SINTESI DELLA MALATTIA

PARAMETRO DATI CHIAVE
Agente eziologico Virus RNA a singolo filamento, famiglia Hantaviridae, genere Orthohantavirus
Serbatoio Roditori selvatici (principalmente topi e ratti di varie specie)
Trasmissione Via aerosol da escrezioni di roditori infetti (feci, urina, saliva)
Distribuzione Mondiale, con varianti geografiche specifiche per continente
Incubazione 7–42 giorni (media 2–4 settimane)
Letalità 1–15% (HFRS);        fino al 35–50% (HPS/HPS-like da Andes virus)
Vaccino disponibile No (non disponibile al di fuori della Corea del Sud e della Cina)
Notifica Malattia a notifica obbligatoria in Italia e in molti Paesi

 

1. Introduzione e Descrizione della Malattia

L’hantavirosi è una zoonosi virale acuta causata da virus appartenenti alla famiglia Hantaviridae. Gli hantavirus infettano i roditori selvatici senza causare loro malattia apparente, ma possono trasmettere infezioni gravi all’uomo attraverso il contatto con le loro escrezioni.
Nell’uomo l’infezione può determinare due principali sindromi cliniche:
– la Febbre Emorragica con Sindrome Renale (HFRS, Hemorrhagic Fever with Renal Syndrome)
– la Sindrome Cardio-Polmonare da Hantavirus (HPS/HCPS, Hantavirus Cardiopulmonary Syndrome).

 

La famiglia Hantaviridae comprende numerose specie virali, ciascuna associata a uno specifico serbatoio animale roditore. I principali hantavirus di interesse medico comprendono:

  • Hantaan virus (HTNV) – Asia orientale; causa la forma più grave di HFRS
  • Seoul virus (SEOV) – distribuzione mondiale attraverso il ratto domestico (Rattus norvegicus)
  • Puumala virus (PUUV) – Europa settentrionale e centrale; causa la Nephropathia epidemica, forma lieve di HFRS
  • Dobrava virus (DOBV) – Balcani ed Europa orientale; associate a forme gravi di HFRS
  • Sin Nombre virus (SNV) – Nord America; causa principale di HPS nelle Americhe settentrionali
  • Andes virus (ANDV) – America Latina (Argentina, Cile); l’UNICO hantavirus con comprovata trasmissione interumana
  • Bayou, Black Creek Canal, Choclo, Laguna Negra – altri hantavirus americani, variamente distribuiti
ATTENZIONE: L’Andes virus (ANDV), identificato principalmente in Argentina e Cile, è l’unico hantavirus noto per cui è stata documentata una trasmissione da persona a persona, sebbene rimanga rara. Questo dato è di primaria importanza epidemiologica come dimostrato dall’episodio della nave MV Hondius (maggio 2026).

 

2. Agente Eziologico e Biologia del Virus

      

2.1 Caratteristiche Virologiche

Gli hantavirus sono virus a RNA a singolo filamento, con genoma tripartito (segmenti L, M e S) di polarità negativa. Appartengono all’ordine Bunyavirales, famiglia Hantaviridae. Il virione ha forma sferic

Il virus del momento: l'Hantavirus | Fedaiisf Federazione delle Associazioni Italiane degli Informatori Scientifici del Farmaco e del Parafarmaco

a o ovoidale, con un diametro di 80–120 nanometri, ed è dotato di un involucro lipidico che lo rende sensibile ai comuni disinfettanti (etanolo, ipoclorito di sodio, calore).

I segmenti genomici codificano per: la nucleoproteina N (segmento S), le glicoproteine di superficie Gn e Gc (segmento M) e la RNA-polimerasi RNA-dipendente (segmento L). Le glicoproteine di superficie mediano il legame ai recettori cellulari (integrine beta-3) e sono i principali bersagli della risposta immunitaria anticorpale.

     2.2 Stabilità Ambientale

Gli hantavirus sono relativamente fragili nell’ambiente esterno. Perdono infettività in pochi giorni a temperatura ambiente, ma possono sopravvivere per periodi più lunghi in condizioni fredde, umide e al riparo dalla luce solare diretta. Nelle escrezioni essiccate di roditori, il virus può rimanere infettante per diverse ore in ambienti chiusi e polverosi, condizione particolarmente rilevante per il rischio di trasmissione per inalazione.

 

3. Trasmissione e Modalità di Contagio

      3.1 Serbatoio Animale e Vettori

Ogni hantavirus è strettamente associato a una o poche specie di roditori serbatoio specifici, nei quali causa un’infezione asintomatica persistente con eliminazione continuativa del virus nelle feci, nell’urina e nella saliva. I principali roditori serbatoio includono:

RODITORE RUOLO E DISTRIBUZIONE
Apodemus agrarius Topo campagnolo striato – serbatoio del virus Hantaan e Dobrava in Europa
Myodes glareolus Arvicola rossastra – serbatoio del virus Puumala in Europa
Rattus norvegicus Ratto norvegico – serbatoio del Seoul virus, distribuzione mondiale
Peromyscus maniculatus Topo cervo – principale serbatoio del Sin Nombre virus (Nord America)
Oligoryzomys longicaudatus Topo di riso dalla lunga coda – serbatoio dell’Andes virus (Argentina, Cile)

 

        3.2 Vie di Trasmissione all’UomoEpidemia febbre dei topi: come si prende l'hantavirus? Si trasmette da uomo a uomo?

La trasmissione all’uomo avviene principalmente attraverso le seguenti modalità:

  • Via aerosol (principale): inalazione di particelle aerosolizzate di feci, urina o saliva essiccate di roditori infetti. È la via di trasmissione più comune e pericolosa.
  • Contatto diretto: contatto cutaneo-mucoso con materiali contaminati da escrezioni di roditori, specialmente in presenza di lesioni cutanee.
  • Morsicatura di roditori infetti: rara ma documentata.
  • Trasmissione interumana (Andes virus soltanto): documentata in focolai in Argentina e Cile. Avviene attraverso contatti stretti con casi infetti, probabilmente tramite secrezioni respiratorie. NON è documentata per altri hantavirus.
NOTA EPIDEMIOLOGICA RILEVANTE

Le attività ad alto rischio comprendono:
pulizia di ambienti rurali o abbandonati infestati da roditori,
lavori agricoli (raccolta, trebbiatura),
attività forestali
o di campeggio in zone endemiche,
manutenzione di baite, capanne o depositi.

Il rischio aumenta significativamente in ambienti chiusi e poco ventilati con presenza di roditori.

 

      3.3 La Trasmissione in Ambienti Confinati (Navi, Edifici)

L’episodio della nave MV Hondius (aprile-maggio 2026) ha riportato all’attenzione la possibilità di focolai in ambienti confinati.
In questo contesto, le ipotesi più accreditate sono:
– la presenza di roditori infestanti a bordo con contaminazione di spazi comuni o di stoccaggio alimenti,
– oppure l’introduzione del virus da parte di un passeggero già infetto da Andes virus (con eventuale trasmissione interumana).

Gli spazi chiusi e la scarsa aerazione amplificano il rischio di inalazione di aerosol infetti.

 

4. Distribuzione Geografica

Gli hantavirus hanno una distribuzione geografica mondiale, strettamente dipendente dalla distribuzione dei roditori serbatoio. Le principali aree endemiche sono:

AREA GEOGRAFICA VIRUS E SINDROME PREVALENTE
Europa settentrionale e centrale Nephropathia epidemica (Puumala virus) in Scandinavia, Russia, Germania, Francia, Paesi Baltici, Polonia
Europa orientale e Balcani HFRS grave da Dobrava virus in Serbia, Croazia, Slovenia, Grecia, Russia
Asia orientale Forme gravi da Hantaan virus in Cina, Corea del Sud, Russia orientale; Seul virus in tutto il continente
Nord America HPS da Sin Nombre virus principalmente negli stati rurali degli USA (sud-ovest), Canada
America Latina HPS/HCPS da Andes virus in Argentina e Cile; altri hantavirus in Brasile, Panama, Bolivia, Paraguay, Uruguay
Africa, Australia Segnalazioni sporadiche, epidemiologia meno definita; Seoul virus documentato in roditori

In Italia sono stati segnalati casi sporadici di infezione da Puumala virus (forma europea lieve), principalmente nel nord-est del Paese e nelle aree pre-alpine. La sorveglianza epidemiologica è attiva ma i casi rimangono numericamente limitati.

 

5. Periodo di Incubazione

Il periodo di incubazione degli hantavirus varia da 7 a 42 giorni, con una media di 2–4 settimane dall’esposizione. Tale variabilità dipende dalla carica virale inalata, dalla via di esposizione e dal tipo di virus. Per l’Andes virus, trasmesso anche per via interumana, il periodo di incubazione documentato nei casi secondari è di 18–23 giorni.

 

6. Sintomi e Manifestazioni Cliniche

La presentazione clinica dipende dal tipo di hantavirus e può manifestarsi come due distinte sindromi principali.

      6.1 Febbre Emorragica con Sindrome Renale (HFRS)

Tipica degli hantavirus del Vecchio Mondo (Hantaan, Seoul, Puumala, Dobrava). L’HFRS si sviluppa in cinque fasi cliniche sequenziali:

  • Fase febbrile (3–7 giorni): esordio brusco con febbre elevata (39–41°C), brividi, cefalea intensa, mialgie, dolore lombare, rossore facciale e petecchie. Può comparire disturbo visivo da edema oculare.
  • Fase ipotensiva (ore-2 giorni): ipotensione arteriosa fino allo shock, con trombocitopenia e proteinuria franca.
  • Fase oligurica (3–7 giorni): oliguria/anuria marcata, iperazotemia, ipertensione, possibili emorragie interne.
  • Fase diuretica (giorni-settimane): poliuria intensa, rischio di squilibri idroelettrolitici.
  • Fase convalescenziale (settimane-mesi): lenta ripresa della funzione renale; nella maggioranza dei casi la guarigione è completa.

Hantavirus: Sintomi e Trasmissione del Virus | OK Salute

Forme cliniche per gravità:
La Nephropathia epidemica (Puumala virus)
è generalmente lieve con bassa mortalità (<1%).
Le forme da Hantaan e Dobrava virus sono più gravi, con mortalità del 5–15%.

      6.2 Sindrome Cardio-Polmonare da Hantavirus (HCPS/HPS)

Tipica degli hantavirus del Nuovo Mondo (Sin Nombre, Andes, altri). Si manifesta con:

  • Fase prodromica (3–5 giorni): febbre, mialgie intense, cefalea, tosse secca, nausea e vomito. Clinicamente aspecifica.
  • Fase cardio-polmonare (ore-giorni): rapida evoluzione verso edema polmonare non cardiogeno, grave insufficienza respiratoria, shock cardiogeno. La progressione può essere fulminante nelle prime 24–48 ore.
  • Fase diuretica e convalescenziale: nei sopravvissuti, rapido miglioramento respiratorio e recupero.
⚠ ATTENZIONE:
L’HPS/HCPS da Sin Nombre virus ha una mortalità del 35–50%.

La sindrome può evolvere in ore verso l’insufficienza respiratoria acuta richiedente ventilazione meccanica. La diagnosi precoce è determinante per la sopravvivenza.

 

      6.3 Sintomi Comuni a Entrambe le Forme

Indipendentemente dal tipo di sindrome, i sintomi di allarme che richiedono immediata valutazione medica comprendono:

  • febbre alta ad esordio brusco,
  • cefalea intensa,
  • mialgie severe,
  • dolore addominale o lombare,
  • dispnea anche lieve,
  • oliguria,
  • trombocitopenia.
    In caso di recente esposizione a roditori o ambienti potenzialmente infestati, anche in soggetti tornati da zone endemiche, l’hantavirosi deve essere sempre inclusa nella diagnosi differenziale.

 

7. Diagnosi

      7.1 Diagnosi Clinico-Epidemiologica

Il sospetto diagnostico si basa sull’associazione tra quadro clinico compatibile e storia di esposizione a roditori o ambienti a rischio. Elementi fondamentali:
– anamnesi di lavori in ambienti rurali, campeggio, pulizia di spazi infestati,
– viaggio in aree endemiche nelle settimane precedenti.

7.2 Diagnosi di Laboratorio

METODO INDICAZIONE E NOTE
Sierologia (ELISA/IFA) Rilevazione di IgM e IgG anti-hantavirus. Prima scelta diagnostica. Le IgM compaiono precocemente (entro 1–7 giorni dall’esordio sintomatico)
Western Blot Conferma sierologica in casi dubbi
RT-PCR Rilevazione diretta dell’RNA virale nel sangue; utile nelle fasi precoci prima della sieroconversione
Immunoistochimica Su tessuto autoptico; diagnosi retrospettiva in deceduti
Esami di routine Trombocitopenia (quasi universale), leucocitosi, iperazotemia, proteinuria, elevazione degli enzimi epatici, LDH elevata

 

NOTA DIAGNOSTICA

In Italia la diagnosi sierologica degli hantavirus è disponibile presso laboratori di riferimento regionali e l’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Il medico che sospetti un caso deve contattare il laboratorio di riferimento per le modalità di invio del campione e la corretta esecuzione del test.

 

8. Diagnosi Differenziale

Le manifestazioni iniziali degli hantavirus sono aspecifiche e sovrapponiamo a quelle di numerose altre condizioni. Le principali patologie da considerare in diagnosi differenziale comprendono:

  • Influenza e sindromi influenzali
  • Leptospirosi (anch’essa zoonosi da roditori con coinvolgimento renale)
  • Rickettsiosi e altre malattie da vettori artropodi
  • Sepsi batterica con insufficienza multiorgano
  • Polmonite batterica o da Legionella
  • Syndrome da distress respiratorio acuto (ARDS) di altra eziologia
  • Malaria (nei viaggiatori di ritorno da zone endemiche)
  • Febbre tifoide
  • Dengue e altre arboviriosi emorragiche
  • Insufficienza renale acuta di altra causa

 

9. Terapia

      9.1 Terapia Antivirale

 

Non esistono antivirali approvati specificamente per l’HPS da Sin Nombre virus o Andes virus. La ribavirina non è indicata per via orale nella fase grave.

La ribavirina per via endovenosa è l’unico antivirale con evidenze di efficacia nella HFRS, soprattutto se somministrata precocemente (entro i primi 4 giorni dall’esordio).
L’efficacia nella HPS/HCPS è meno documentata.

      9.2 Terapia di Supporto

La gestione è prevalentemente di supporto intensivo e rappresenta il pilastro del trattamento, in particolare per l’HCPS:

  • Ventilazione meccanica: frequentemente necessaria nell’HPS per il rapido sviluppo di ARDS
  • Ossigenazione extracorporea a membrana (ECMO): utilizzata con successo in casi gravi di HCPS
  • Gestione emodinamica: monitoraggio stretto della pressione arteriosa, terapia dello shock con liquidi e vasopressori
  • Dialisi/emodialisi: in caso di insufficienza renale grave nella HFRS
  • Correzione degli squilibri idroelettrolitici: fondamentale nelle fasi oligurica e diuretica
  • Trasfusioni e prodotti ematici: in caso di trombocitopenia grave o emorragie

 

⚠ ATTENZIONE:
NON esiste un vaccino disponibile in Europa o nelle Americhe
.
In Corea del Sud e in Cina sono disponibili vaccini per uso locale contro Hantaan e Seoul virus, non autorizzati altrove. La profilassi si basa esclusivamente sulla prevenzione dell’esposizione.

 

10. Prevenzione e Misure di Protezione

      10.1 Misure Generali di Prevenzione

In assenza di un vaccino, la prevenzione si basa sul controllo dei roditori e sulla riduzione dell’esposizione alle loro escrezioni:

  • Controllo dei roditori: rimozione di fonti di cibo e siti di nidificazione; utilizzo di rodenticide e trappole in edifici rurali e depositi
  • Arieggiamento degli ambienti: prima di pulire aree potenzialmente infestate da roditori, aerare per almeno 30 minuti
  • Uso di DPI (Dispositivi di Protezione Individuale): mascherine FFP2/FFP3, guanti monouso, tuta protettiva in caso di pulizia di ambienti contaminati
  • Disinfezione: umidificazione delle superfici con soluzione di ipoclorito di sodio (candeggina al 10%) prima della pulizia, per evitare l’aerosolizzazione del virus
  • Protezione degli alimenti: conservare in contenitori ermetici inaccessibili ai roditori
  • Campeggio sicuro: non dormire direttamente sul terreno in aree boschive; usare tende con chiusure; evitare di toccare roditori

      10.2 Misure di Controllo in Caso di Focolaio

In caso di focolai umani, e in particolare in presenza di Andes virus (con possibile trasmissione interumana), le misure di controllo comprendono:

  • Isolamento dei casi in ambiente ospedaliero con precauzioni da droplet e da contatto
  • Identificazione e sorveglianza dei contatti stretti
  • Indagine epidemiologica per identificare la fonte comune di esposizione
  • Notifica obbligatoria alle autorità sanitarie competenti 

      10.3 Misure Specifiche per i Viaggiatori Internazionali

Chi si reca in aree endemiche per hantavirus (America del Sud, zone rurali del Nord America, Europa orientale, Asia orientale) deve:

  • Informarsi sul rischio specifico per la destinazione
  • Evitare il contatto con roditori e le loro tane
  • Non raccogliere o maneggiare roditori morti
  • Usare DPI adeguati se il lavoro prevede esposizione a polvere in ambienti rurali
  • Consultare un medico specialista in medicina dei viaggi prima della partenza

 

11. Prognosi e Complicanze

La prognosi varia significativamente in base al tipo di hantavirus, alla tempestività della diagnosi e alle cure ricevute.
 – La Nephropathia epidemica (Puumala) ha una mortalità inferiore all’1% e una guarigione quasi sempre completa.
Le forme gravi da Hantaan/Dobrava hanno mortalità del 5–15%.
L’HPS da Sin Nombre virus presenta mortalità del 35–50%, con i decessi concentrati nelle prime 24–72 ore dalla comparsa della fase cardio-polmonare.

Le complicanze a lungo termine più frequentemente documentate comprendono:
– insufficienza renale cronica (nella HFRS grave),
– ipertensione arteriosa,
– affaticamento cronico
– sequele neuropsicologiche.

Nella maggioranza dei casi di malattia lieve-moderata la guarigione è completa senza sequele permanenti.

 

12. Aspetti di Interesse per il Medico del Viaggiatore

L’hantavirosi è una zoonosi di crescente rilevanza per la medicina dei viaggi per diverse ragioni:
l’aumento dei viaggi in aree naturali remote,
il crescente interesse per il turismo avventuristico e di esplorazione,
la possibilità di focolai in ambienti confinati come navi e strutture ricettive in aree endemiche.
Il caso MV Hondius (2026) ha dimostrato come l’infezione possa manifestarsi in contesti inattesi, anche su imbarcazioni.

Il medico del viaggiatore deve considerare l’hantavirosi nella diagnosi differenziale di qualsiasi sindrome febbrile acuta con coinvolgimento renale o respiratorio in chi ha recentemente visitato aree rurali, boscose o endemiche. La malattia non risponde ai comuni antibiotici e può essere fatale se non riconosciuta e trattata tempestivamente.

 

13. Bibliografia Internazionale

      Articoli e Studi Clinici

  1. Jonsson CB, Figueiredo LTM, Vapalahti O. A global perspective on hantavirus ecology, epidemiology, and disease. Clinical Microbiology Reviews, 2010; 23(2): 412–441.
  2. Mackow ER, Gavrilovskaya IN. Hantavirus regulation of endothelial cell functions. Thrombosis and Haemostasis, 2009; 102(6): 1030–1041.
  3. Hjelle B, Torres-Pérez F. Hantaviruses in the Americas and their role as emerging pathogens. Viruses, 2010; 2(12): 2559–2586.
  4. Manigold T, Vial P. Human hantavirus infections: epidemiology, clinical features, pathogenesis and immunology. Swiss Medical Weekly, 2014; 144: w13937.
  5. Nichol ST, Spiropoulou CF, Morzunov S, et al. Genetic identification of a hantavirus associated with an outbreak of acute respiratory illness. Science, 1993; 262(5135): 914–917.
  6. Padula PJ, Edelstein A, Miguel SDL, et al. Hantavirus pulmonary syndrome outbreak in Argentina: molecular evidence for person-to-person transmission of Andes virus. Virology, 1998; 241(2): 323–330.
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Fonti Istituzionali e Linee Guida

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  2. Centers for Disease Control and Prevention (CDC). Hantavirus Pulmonary Syndrome (HPS) – For Health Professionals. Atlanta: CDC; 2024. Disponibile su: www.cdc.gov/hantavirus
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  5. Pan American Health Organization (PAHO). Hantavirus in the Americas. Guidelines for diagnosis, treatment, prevention and control. Washington DC: PAHO/WHO; 2013.

 

 

Scheda redatta da:

Dott. Paolo Meo Infettivologo e Medico Tropicalista Direttore CESMET – CLINICA DEL VIAGGIATORE Roma www.clinicadelviaggiatore.com

in riferimento all’episodio MV Hondius (aprile-maggio 2026) e alle fonti scientifiche disponibili.

 

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HANTAVIRUS SULLA MV HONDIUS: perché questo virus NON è il nuovo COVID e perché non lo sarà mai”

HANTAVIRUS SULLA MV HONDIUS: AGGIORNAMENTO 8 MAGGIO 2026

La domanda è “ perché questo virus NON è il nuovo COVID e perché non lo sarà mai”

A cura del Dott. Paolo Meo — Infettivologo e Medico Tropicalista, Direttore del POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA LAB, Roma

Aggiornato all’8 maggio 2026      www.clinicadelviaggiatore.com

 

Mentre scrivo questo aggiornamento, la MV Hondius ha raggiunto le Isole Canarie. Le autorità sanitarie spagnole hanno completato le operazioni di sbarco controllato dei passeggeri secondo protocolli di biosicurezza di livello elevato. Il bilancio definitivo, al momento, parla di tre vittime accertate e di almeno tre pazienti che hanno richiesto cure intensive.
L’indagine epidemiologica dell’OMS è ancora in corso, ma alcuni dati fondamentali stanno emergendo con maggiore chiarezza.

Desidero raccontare come si è conclusa — almeno per ora — questa vicenda, e ancora più tentare di rispondere alla domanda che in molti mi stanno rivolgendo in questi giorni: «Dottore, è un nuovo COVID?»

La risposta definitiva è NO. E spiegherò perché, con dati scientifici e con parole che tutti possano capire.

 

L’aggiornamento: cosa è successo dopo il 6 maggio

Nelle ultime 48 ore la situazione a bordo della MV Hondius si è gradualmente stabilizzata. Non sono stati registrati nuovi decessi dopo i tre già comunicati. I pazienti ricoverati in condizioni critiche sono stati trasferiti in strutture ospedaliere specializzate alle Canarie, dove stanno ricevendo cure intensive adeguate.

L’OMS ha confermato che il ceppo virale identificato è riconducibile all’hantavirus andino, il ceppo sudamericano endemico nelle regioni patagonica e andina dell’Argentina e del Cile. Le analisi genomiche sul materiale biologico prelevato dai pazienti sono in fase di completamento nei laboratori di riferimento internazionale.

La domanda essenziale, “se vi sia stata trasmissione interumana a bordo”, rimane al momento senza una risposta definitiva. Le autorità sanitarie stanno ricostruendo i movimenti e i contatti di tutti i passeggeri prima e durante l’imbarco in Argentina. I risultati di questa indagine epidemiologica saranno determinanti, ma ci vorrà tempo.

 

Hantavirus vs COVID-19: le differenze fondamentali

Negli ultimi anni abbiamo imparato a nostra spese che i virus non rispettano le frontiere. Ma l’accostamento tra HANTAVIRUS e SARS-CoV-2 è scientificamente scorretto, e alimentarlo sarebbe un disservizio alla comprensione pubblica della salute.

Ecco le differenze essenziali:

  1. LA VIA DI TRASMISSIONE

Questa è la differenza più importante, e da sola basta a escludere lo scenario pandemico.

  • COVID-19 si trasmette per via aerea e droplet: bastava stare nella stessa stanza di un infetto, respirare la stessa aria, toccare una superficie e poi portarsi le mani al viso. Un virus pensato — biologicamente — per diffondersi in modo esplosivo tra gli esseri umani.
  • HANTAVIRUS si trasmette principalmente attraverso il contatto con roditori infetti o con le loro deiezioni. La via è ambientale, non interumana. Per infettarsi bisogna avere un contatto diretto con il serbatoio animale del virus.
    L’unico ceppo che ha mostrato una limitata capacità di trasmissione da persona a persona è l’HANTAVIRUS ANDINO — ma si tratta di una trasmissione rara, documentata soprattutto in contesti di stretto contatto familiare prolungato, non di una diffusione aerea efficiente.

In termini pratici: l’HANTAVIRUS non si prende passeggiando per strada, prendendo l’autobus o stando in un ufficio con una persona infetta. Il COVID sì.

 

  1. IL NUMERO RIPRODUTTIVO DI BASE (R₀)

Il R₀ è il numero medio di persone che una singola persona infetta riesce a contagiare in una popolazione suscettibile.

  • COVID-19 (variante originale): R₀ stimato tra 2,5 e 3. Per le varianti Omicron, si è arrivati a valori tra 8 e 15. Un singolo positivo poteva infettare decine di persone.
  • HANTAVIRUS ANDINO (trasmissione interumana): R₀ stimato tra 0,9 e 1,2 nei focolai documentati. Un valore attorno a 1 significa che ogni infetto contagia mediamente un’altra persona — il che non produce un’esplosione epidemica ma un lento e limitato propagarsi, tendente all’auto-estinzione senza misure di contenimento eccessive.

Un virus con R₀ inferiore a 1 si estingue da solo. Con R₀ tra 1 e 2, può generare focolai localizzati ma non pandemie globali.

 

  1. LA FACILITÀ DI ESPOSIZIONE
  • COVID-19: era sufficiente frequentare qualsiasi ambiente urbano normale — un negozio, un ospedale, una scuola — per essere esposti.
  • HANTAVIRUS: richiede una esposizione specifica a roditori selvatici o ai loro habitat naturali. Il turista che visita una città argentina non è a rischio. Il trekker che dorme in una capanna di montagna in Patagonia, o che ispeziona un magazzino rurale, lo è potenzialmente. Si tratta di una nicchia di rischio ben definita e geograficamente circoscritta.
  1. L’IMMUNITÀ DI POPOLAZIONE E IL SERBATOIO

Il COVID-19 si è diffuso su scala mondiale anche perché l’intera popolazione umana era immunologicamente vergine — nessuno aveva anticorpi contro quel ceppo. L’HANTAVIRUS circola nei roditori selvatici da millenni. L’essere umano è un ospite accidentale, non il serbatoio principale. Il virus non ha “bisogno” di diffondersi tra gli uomini per sopravvivere — vive benissimo nei roditori. Questo è un fattore biologico fondamentale che limita drasticamente il suo potenziale pandemico.

  1. LA MORTALITÀ E LA GESTIONE CLINICA

Qui l’HANTAVIRUS mostra il suo lato peggiore: è vero che la mortalità dell’HPS (Sindrome Polmonare da Hantavirus) è elevata — tra il 30% e il 40% nei casi gravi. Ma si tratta di una malattia che colpisce un numero limitato di persone all’anno a livello mondiale, in contesti geografici e ambientali specifici. Il COVID ha mostrato una mortalità percentuale inferiore, ma su una scala di diffusione globale di miliardi di infetti, con un impatto sistemico sui sistemi sanitari mondiali che l’HANTAVIRUS non ha mai avuto e non potrà mai avere.

 

Allora perché questa vicenda ci preoccupa?

Me lo sono chiesto anch’io e la risposta onesta è: ci preoccupa per due motivi legittimi.

Il primo è umano: tre persone sono morte. Tre famiglie sono state distrutte. Questa è una tragedia, indipendentemente da qualsiasi considerazione epidemiologica.

Il secondo è scientifico: un focolaio di HANTAVIRUS su una nave da crociera, con possibile trasmissione interumana, è un evento raro e da studiare con attenzione. Non perché possa diventare una pandemia, ma perché ogni episodio del genere ci insegna qualcosa sul comportamento di un virus che ancora non conosciamo completamente.

Il messaggio per i viaggiatori

Se state pianificando un viaggio in Argentina, Cile, Bolivia o in altre zone endemiche, non dovete rinunciare al vostro viaggio. Dovete farlo in modo consapevole.

  • Evitate il contatto con roditori selvatici e i loro habitat
  • In ambienti rurali chiusi e polverosi, usate protezione respiratoria
  • Dopo il rientro, qualsiasi febbre associata a dolori muscolari e difficoltà respiratorie nei 6 settimane successive va riferita al medico con il dettaglio della destinazione visitata
  • Prima di partire, consultate un centro specializzato in medicina dei viaggi

L’HANTAVIRUS quindi non è il nuovo COVID. Ma è un virus reale, con una mortalità reale, che colpisce chi non è preparato. E la preparazione, in medicina dei viaggi, si chiama prevenzione informata.

Dott. Paolo Meo Infettivologo e Medico Tropicalista — Esperto in Malattie Infettive e Tropicali Direttore POLO VIAGGI CESMET – Artemisia Lab, Roma Consulenze: www.clinicadelviaggiatore.com

HANTAVIRUS SULLA MV HONDIUS: perché questo virus NON è il nuovo COVID e perché non lo sarà mai” Leggi tutto »

Hantavirus sulla MV HONDIUS: tre morti in mezzo all’Atlantico. Cosa sta succedendo e cosa dobbiamo sapere

HANTAVIRUS SULLA MV HONDIUS: TRE MORTI IN MEZZO ALL’ATLANTICO. COSA STA SUCCEDENDO E COSA DOBBIAMO SAPERE
A cura del Dott. Paolo Meo — Infettivologo e Medico Tropicalista, Direttore del POLO VIAGGI CESMET – Artemisia Lab, Roma
Pubblicato il 6 maggio 2026 | www.clinicadelviaggiatore.com

Negli ultimi giorni una notizia ha attraversato le redazioni di mezzo mondo e ha iniziato a fare ciò che le notizie sanitarie fanno spesso: generare allarme. Una nave da crociera, la MV Hondius, si trova in navigazione nell’Oceano Atlantico con tre passeggeri morti e altri tre in condizioni gravi, tutti colpiti da una sospetta infezione da hantavirus. Come medico tropicalista con oltre quarant’anni di esperienza sul campo, sento il dovere di raccontare questa vicenda con la chiarezza che merita — senza allarmismi, ma senza minimizzare.

La vicenda, dall’inizio
La MV Hondius è una nave da spedizione partita dall’Argentina, diretta verso le Isole Canarie attraverso l’Oceano Atlantico. Durante la navigazione, alcuni passeggeri hanno iniziato ad accusare sintomi che, in un primo momento, potevano sembrare comuni: febbre, dolori muscolari, stanchezza intensa. Ma le condizioni di alcuni di loro si sono deteriorate con una rapidità che ha subito allarmato il personale medico di bordo.

Uno dei pazienti più gravi è stato evacuato d’urgenza e ricoverato a Johannesburg, dove i test di laboratorio hanno confermato la diagnosi: hantavirus. Nel frattempo, tre persone sono decedute. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha avviato un’indagine epidemiologica urgente. La nave sta ora dirigendosi verso le Canarie, dove le autorità sanitarie spagnole si stanno preparando ad accoglierla con protocolli di massima sicurezza.

È una vicenda seria. Ma per comprenderla davvero, occorre prima capire di cosa stiamo parlando.

Che cos’è l’Hantavirus?
L’Hantavirus è un virus a RNA appartenente alla famiglia Hantaviridae. Non è un virus nuovo: è conosciuto dalla medicina tropicale e infettivologica da decenni, anche se rimane pressoché sconosciuto al grande pubblico, almeno in Europa.

Esistono diversi ceppi di Hantavirus, distribuiti in diverse parti del mondo. Quello che ci preoccupa in questo caso è il cosiddetto Hantavirus andino, endemico nelle regioni andine e patagonica dell’Argentina e del Cile. È una variante particolarmente rilevante per un motivo che vedremo tra poco: a differenza di quasi tutti gli altri ceppi, l’Hantavirus andino ha dimostrato, in alcuni casi documentati, la capacità di trasmettersi da persona a persona.

Come si trasmette?
Il meccanismo di trasmissione principale dell’Hantavirus è il contatto diretto o indiretto con i roditori selvatici — ratti, topi di campagna, arvicole — che sono il serbatoio naturale del virus. L’infezione nell’uomo avviene tipicamente attraverso:

Inalazione di aerosol contenenti urine, feci o saliva di roditori infetti (la via più comune).
Contatto diretto con roditori o con superfici contaminate dalle loro deiezioni.
Morsi di roditori infetti (via meno frequente).
Non si trasmette toccando corrimani, attraverso l’acqua potabile o mangiando al ristorante. Si prende dalla terra, dagli ambienti rurali e naturali — capanne, fienili, zone di campagna, foreste — dove il contatto tra uomo e roditori selvatici è più probabile.

Ecco perché la provenienza argentina della MV Hondius è un dato clinicamente rilevante. Molti dei passeggeri avevano verosimilmente visitato le grandi aree naturali dell’Argentina — la Patagonia, le Ande, le zone rurali del Sud America — prima di imbarcarsi. È in quell’ambiente che il virus può essere stato acquisito, senza che nessuno se ne accorgesse, perché il periodo di incubazione dell’Hantavirus andino è di 1-6 settimane. Tempo più che sufficiente per salire a bordo di una nave e attraversare l’Atlantico.

Quali sono i sintomi e come evolve la malattia?
La forma clinica più grave causata dall’Hantavirus andino è la Sindrome Polmonare da Hantavirus (HPS — Hantavirus Pulmonary Syndrome). L’evoluzione tipica si articola in due fasi:

Fase prodromica (3-5 giorni): Febbre alta (38-40°C), dolori muscolari intensi, cefalea, brividi, nausea. Una presentazione clinica che può facilmente essere confusa con un’influenza severa o con una malattia febbrile tropicale.

Fase cardio-polmonare: Con una rapidità che può sorprendere anche chi la conosce, il quadro peggiora bruscamente. I polmoni si riempiono di liquido (edema polmonare acuto), la funzione respiratoria crolla, la pressione arteriosa scende. Il paziente ha bisogno di ossigeno, poi di ventilazione meccanica, poi di terapia intensiva. La mortalità in questa fase può raggiungere il 35-40%, anche in centri ospedalieri ben attrezzati.

Capite bene che a bordo di una nave da crociera — per quanto ben equipaggiata — gestire tre o più casi gravi simultanei di HPS è qualcosa che va al di là delle possibilità di qualsiasi infermeria di bordo.

Esiste una terapia?
Questo è uno dei punti che i miei pazienti mi chiedono sempre per primi, e la risposta è quella che mi piace meno dare: non esiste un antivirale specifico approvato per l’Hantavirus.

La terapia è fondamentalmente di supporto: ossigenoterapia ad alto flusso, ventilazione meccanica non invasiva o invasiva, gestione dell’equilibrio idro-elettrolitico, supporto emodinamico. In alcuni centri viene utilizzata la ribavirina per via endovenosa, ma le evidenze cliniche sulla sua efficacia rimangono controverse.

Quello che fa davvero la differenza è la tempestività del ricovero in terapia intensiva. Ogni ora conta. E su una nave in mezzo all’Atlantico, ogni ora costa cara.

Un caso di trasmissione interumana?
È la domanda che l’OMS e i virologi di tutto il mondo si stanno ponendo in queste ore. Se i tre casi gravi a bordo della MV Hondius fossero tutti riconducibili a esposizioni indipendenti avvenute in Argentina prima dell’imbarco, si tratterebbe di un cluster sfortunato ma non di un focolaio attivo. Se invece il virus si stesse trasmettendo da persona a persona a bordo, lo scenario cambierebbe radicalmente.

La risposta arriverà dalle indagini epidemiologiche in corso e, soprattutto, dalla sequenza genomica del ceppo virale identificato. Per ora, la prudenza è d’obbligo.

Cosa deve sapere chi viaggia in Sud America
Come medico tropicalista e direttore del POLO VIAGGI CESMET-Artemisia, vorrei concludere con un messaggio diretto a chi pianifica un viaggio in Argentina, Cile, Bolivia o in altre zone endemiche per l’hantavirus :

Evitate il contatto con roditori selvatici e con ambienti dove la loro presenza è probabile: rifugi di montagna, capanne rurali, granai, zone boscose non frequentate.
Se vi trovate in luoghi chiusi e polverosi in zone endemiche, usate una mascherina FFP2. La via respiratoria è la principale via di contagio.
Non raccogliete roditori morti e non maneggiate materiali che potrebbero essere contaminati da deiezioni.
Dopo il rientro, se nelle 6 settimane successive al viaggio accusate febbre alta, dolori muscolari intensi e difficoltà respiratorie, riferite immediatamente al medico la vostra destinazione di viaggio. Il dettaglio geografico è fondamentale per una diagnosi tempestiva.
Prima di partire, rivolgetevi a un centro specializzato in medicina dei viaggi per una consulenza personalizzata sul rischio infettivo della destinazione.

La MV Hondius si avvicina alle Canarie. I passeggeri sopravvissuti portano con sé un’esperienza che nessuno aveva messo in valigia. Tre persone non torneranno a casa. È il momento di usare questa tragedia non per alimentare la paura, ma per costruire conoscenza. Perché la conoscenza, in medicina dei viaggi, salva le vite.

Dott. Paolo Meo — Infettivologo e Medico Tropicalista Direttore POLO VIAGGI CESMET – Artemisia Lab, Roma Per consulenze: www.clinicadelviaggiatore.com

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ENCEFALITE DA ZECCHE (ITALIA – EUROPA – ASIA) PROTEGGITI E VACCINATI SUBITO

Zecche e malattie correlate: la situazione 2026

Le zecche non aspettano più la primavera — e nemmeno tu dovresti aspettare per vaccinarti.
È già metà marzo e un dottore forestale fiorentino, Alberto Biffoli, si ritrova con quindici zecche addosso in due giorni di lavoro in bosco. Non in una macchia mediterranea subtropicale, non a bassa quota, non in estate: siamo oltre i 1000 metri, tra Emilia-Romagna e Toscana, in una fustaia di conifere con scarso sottobosco. Suo figlio, pur meno esposto, ne conta comunque quattro il primo giorno, cinque o sei il secondo. Una delle zecche ha morso Biffoli addirittura oltre due giorni dopo una doccia.

La specie identificata è Ixodes ricinus, la famigerata “zecca dei boschi”: il vettore principale della borreliosi di Lyme e, soprattutto, della meningoencefalite da zecca (TBE), malattia neurologica grave e potenzialmente invalidante.
La presenza massiccia in una zona ad alta quota e con basso sottobosco è insolita persino per un esperto del settore: “Erano anni che non ne trovavo tante”.
Un dato che non lascia spazio all’ottimismo: i cambiamenti climatici stanno anticipando e ampliando geograficamente la stagione di attività delle zecche, rendendole un rischio concreto anche dove e quando non ce lo aspettiamo.
Scout, escursionisti, boscaioli, fungaioli, pastori, e agricoltori, amanti della montagna — chiunque frequenti ambienti naturali è esposto.

Il repellente aiuta, ma non basta. L’unica protezione realmente efficace contro la TBE è il vaccino: iniziare il ciclo ora significa essere coperti in tempo per la primavera e l’estate, quando il rischio esplode.
Non aspettare che sia troppo tardi.

 

Leggi lo Speciale Scout

 

cosa fare per proteggerti:
1. chiedi una consulenza con il dr. Paolo meo, per approfondire la questione delle zecche e prepararti alle tue vacanze, o capire come lavorare in sicurezza (scrivi a [email protected]

2. chiedi di effettuare la vaccinazione per la TBEpresso il POLO VIAGGI, Cesmet – Artemisia .  PRENOTA SUBITO la tua prima dose


La stagione a rischio è già alle porte. Sei più esposto se fai:

escursioni in boschi o foreste,
attività agricole o forestali,
campeggio,
raccolta funghi,
cicloturismo, caccia
viaggi in aree endemiche.

Dove rischi:

Italia,
le zone ad alto rischio sono le regioni nord-orientali — Friuli-Venezia Giulia, Veneto (Alpi bellunesi) e Trentino-Alto Adige
— con segnalazioni sporadiche anche in Emilia-Romagna e Lazio.
Europa
Europa centro-orientale, Paesi Baltici, Scandinavia, Austria, Germania, Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria (in particolare la Transdanubiana), Slovenia. I dati 2026 confermano una tendenza in espansione verso nord-ovest e sud-ovest del continente.
Mondo
Siberia, Russia, Cina settentrionale, Giappone, Corea
(sottotipi Siberiano e dell’Estremo Oriente, con maggiore virulenza).

Cos’è la TBE e perché è pericolosa

L’Encefalite da Zecca (TBE – Tick-Borne Encephalitis) è una malattia virale grave che colpisce il sistema nervoso centrale — cervello, meningi e midollo spinale. Si trasmette principalmente attraverso il morso di zecche infette del genere Ixodes, attive da marzo a novembre, con picchi in primavera e inizio estate.
La malattia può manifestarsi in forma bifasica:
Fase 1 (simil-influenzale): febbre, cefalea, dolori muscolari, malessere generale
Fase 2 (neurologica): meningite, encefalite, paralisi, in alcuni casi esiti permanenti
I dati italiani mostrano che il 18% dei casi sviluppa sequele neurologiche permanenti e circa il 28,5% sequele temporanee. La malattia non ha terapia antivirale specifica: la prevenzione è l’unica arma efficace.

VACCINATI !
Il vaccino disponibile In Italia è disponibile TicoVac® (Pfizer) in formulazione
adulti (0,5 mL)
e pediatrica (0,25 mL per bambini fino a 15 anni),
con oltre 100 milioni di dosi somministrate nel mondo.

⏰ Perché iniziare ADESSO il ciclo vaccinale

Le zecche sono già attive da marzo. Il ciclo vaccinale completo richiede tre dosi somministrate nell’arco di alcuni mesi:
Dose Tempistica
1ª dose Oggi — giorno 0
2ª dose Dopo 1–3 mesi (oppure 14 giorni in caso di urgenza)
3ª dose Dopo 5–12 mesi dalla seconda dose

Chi inizia ora in marzo sarà immunizzato con le prime due dosi entro aprile–maggio, ovvero prima del picco stagionale di attività delle zecche. Aspettare significa esporsi senza protezione.
Per chi è già vaccinato in precedenza:
< 60 anni: richiamo ogni 5 anni (il primo a 3 anni dal ciclo primario)
≥ 60 anni: richiamo ogni 3 anni

A chi è consigliata la vaccinazione
Residenti e lavoratori in zone boschive/rurali endemiche

✅ SCOUT,    Viaggiatori diretti in zone a rischio in Italia, Europa e Asia
✅ Escursionisti, campeggiatori, trekker, ciclisti, cacciatori, raccoglitori di funghi
✅ Militari, forestali, agricoltori, veterinari con esposizione professionale
✅ Bambini da 1 anno in su che frequentano ambienti naturali a rischio

In Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige la vaccinazione è gratuita per i residenti

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Meningite: il killer silenzioso che colpisce i giovani

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Cosa è successo in Inghilterra? perché riguarda tutti noi? e perché vaccinarsi può salvarci la vita?
Immagina di uscire una sera con gli amici, ballare in discoteca, tornare a casa stanchi ma felici. Tre giorni dopo sei in terapia intensiva. Non è la trama di un film dell’orrore. È esattamente quello che è successo a Canterbury, nel Kent, in Inghilterra, nel marzo 2026.
L’EPIDEMIA CHE NEL MARZO 2026 HA SCONVOLTO IL REGNO UNITO
Tra il 5 e il 7 marzo 2026, un gruppo di studenti universitari ha frequentato il Club Chemistry, una discoteca nel centro di Canterbury. Nei giorni successivi, molti di loro hanno cominciato a sentirsi male. Quello che sembrava un banale stato influenzale si è rivelato qualcosa di molto più grave: meningite da meningococco TIPO B. In pochi giorni si sono registrati oltre 20 casi, con 2 morti — tra cui Juliette, una studentessa di 18 anni, e un ragazzo di 21 anni iscritto all’Università del Kent.
Il vice-direttore medico per l’Inghilterra, il dottor Thomas Waite, ha dichiarato: “È di gran lunga l’epidemia a crescita più rapida che abbia mai visto nella mia carriera.” Le autorità sanitarie britanniche hanno distribuito d’urgenza oltre 2.500 dosi di antibiotici in prevenzione e avviato una campagna di vaccinazione per meningococco B di emergenza per oltre 5.000 studenti universitari residenti nei dormitori del campus universitario.
Questo episodio non è stato un caso isolato. È un promemoria brutale che la meningite batterica esiste, colpisce forte e colpisce soprattutto i giovani. E soprattutto è diffuso ovunque, in Europa ed in tutto il mondo.
LA DISCOTECA NON È SOLO DIVERTIMENTO: È UN RISCHIO BIOLOGICO
Suona forte, ma è la realtà. In un locale affollato, con aria ricircolata, urla, baci, bicchieri condivisi e migliaia di goccioline respiratorie sospese nell’aria, la trasmissione del meningococco — così come di altri patogeni — è facilitata in modo significativo. L’epidemia di Canterbury ne è la dimostrazione più drammatica e recente.
Questo non significa smettere di uscire. Significa essere consapevoli, vaccinarsi, e sapere cosa fare se qualcosa non va.

 

PRENOTA LA TUA VACCINAZIONE

Scrivi a [email protected] richiedendo le vaccinazioni per i 4 tipi di maningococco ACWY, oppure per meningococco B.
Se vuoi richiedi una consulenza con me, dr. Paolo Meo, per sapere come comportarti. Ti ricordo che parte del tuo contributo, per la consulenza richiesta, è destinato ai nostri programmi di cooperazione in Kenya.

 

PERCHÉ I GIOVANI SONO I PIÙ A RISCHIO
Il meningococco — il batterio Neisseria meningitidis — vive normalmente nella gola e nel naso di molte persone senza causare alcun sintomo. Il fenomeno del portatore sano è diffuso. Si stima che tra il 10 e il 25% della popolazione sia portatore sano del batterio. Il problema esplode quando le condizioni sono favorevoli alla trasmissione: ambienti affollati, aria condivisa, contatti ravvicinati e prolungati.
Le università, le mense, le palestre, le case condivise e — soprattutto — le discoteche sono ambienti perfetti per la diffusione. I giovani che si trasferiscono per la prima volta lontano da casa incontrano in poco tempo centinaia di nuove persone, ognuna con la propria flora batterica. Il sistema immunitario, per quanto giovane e reattivo, si trova improvvisamente esposto a ceppi batterici mai incontrati prima. Aggiungete a questo le notti brevi, l’alcol, lo stress degli esami, e avete tutti gli ingredienti per un’infezione che può sfuggire di mano.
I SINTOMI: COME RICONOSCERE IL PERICOLO
Qui sta il vero problema: all’inizio la meningite assomiglia a un’influenza, o ad un postumo da sbornia, oppure ad un semplice mal di testa. Ed è per questo che è così pericolosa, perché ci si mette a letto sperando di star meglio, mentre il batterio sta già invadendo il sangue e poi il sistema nervoso centrale.
I segnali d’allarme da non ignorare mai sono:
• Febbre alta a insorgenza rapida
• Mal di testa intenso e progressivo, diverso dal solito;
• Rigidità del collo (difficoltà a piegare la testa in avanti);
• Fotofobia: fastidio alla luce;
• Nausea e vomito;
• Mani e piedi gelati nonostante la febbre;
• Confusione, sonnolenza eccessiva, difficoltà a svegliarsi;
• Eruzione cutanea con macchie rosso-violacee che non scompaiono premendo un bicchiere di vetro sulla pelle — questo è il segnale più grave, indica una sepsi in corso
Una “Regola d’oro”: Se un amico va a letto sentendosi male, controllalo ogni ora. Non aspettare. Se compare uno di questi sintomi, chiama il 118. La meningite batterica può uccidere in meno di 24 ore dall’inizio dei sintomi. Il tempo è tutto.
DIAGNOSI E TERAPIA: OGNI ORA CONTA
La diagnosi è clinica considerando in modo opportuno i sintomi premonitori e la conferma avviene in ospedale attraverso la rachicentesi (prelievo del liquido cerebrospinale), gli esami del sangue con emocolture e test rapidi di biologia molecolare per identificare il ceppo batterico. Spesso però, in presenza di un quadro clinico fortemente suggestivo, la terapia antibiotica viene avviata immediatamente, prima ancora della conferma di laboratorio — perché aspettare può costare la vita.
Il trattamento si basa su antibiotici per via endovenosa ad alte dosi (cefalosporine di terza generazione come il ceftriaxone), supporto intensivo con fluidi, ossigeno e, nei casi più gravi, ricovero in terapia intensiva. Nonostante le cure ottimali, la mortalità della meningite batterica resta tra il 5 e il 10%, e circa il 20% dei sopravvissuti riporta sequele permanenti: sordità, amputazioni per necrosi, danni neurologici. Non è una malattia da sottovalutare. La nostra campionessa Bebe Vio ne è uno degli esempi più evidenti.
Bebe Vio è la campionessa che ha sfidato la meningite B. Nata a Venezia il 4 marzo 1997, è una schermitrice paralimpica specializzata nel fioretto. Il 20 novembre 2008, a soli 11 anni, viene colpita da una meningite fulminante da meningococco B che le causa un’infezione così estesa da rendere necessaria l’amputazione di tutti e quattro gli arti. E un anno prima i medici le sconsigliarono proprio il vaccino per la meningite di tipo B.
I VACCINI: LA VERA DIFESA
E allora perché non proteggersi prima? Esiste un vaccino. Anzi, ne esistono diversi:
• Vaccino MenACWY: protegge dai sierogruppi A, C, W e Y. In Italia è raccomandato e offerto gratuitamente negli adolescenti. In UK è già da anni nel calendario vaccinale scolastico. I sierogruppi sono presenti in tutto il mondo. Opportuno nei viaggiatori internazionali che avranno contatti in ambienti chiusi.
• Vaccino MenB: protegge dal sierogruppo B, il più frequente in Europa tra i giovani adulti — esattamente quello che ha causato l’epidemia del Kent. In Italia è disponibile (Bexsero® o Trumenba®) ma spesso poco conosciuto e poco richiesto.
Il problema è che il vaccino MenACWY non protegge dal MenB. E il MenB è il ceppo dominante nei paesi europei tra i 15 e i 25 anni. Molti ragazzi pensano di essere protetti perché hanno fatto il vaccino a scuola, ma non è così.
La copertura vaccinale per il MenB è ulteriormente calata dopo la pandemia COVID-19, lasciando intere coorti di giovani adulti vulnerabili. La buona notizia è che il vaccino è sicuro, efficace e può essere fatto a qualsiasi età.

COSA FARE SE SEI UNO STUDENTE, UN FREQUENTATORE DI LOCALI, UN GIOVANE
Non serve aspettare un’epidemia. La prevenzione si fa prima. Ecco le azioni concrete:
1. Controlla il tuo stato vaccinale. Hai fatto il Meningococco ACWY? E il Meningococco B? Se non sei sicuro, non esitare a chiedere di effettuare le vaccinazioni.
2. Vaccinati prima di andare all’università. È il momento di massima esposizione al rischio.
3. Conosci i sintomi. Stampali mentalmente. Condividili con i tuoi amici.
4. Se un amico sta male — davvero male — non aspettare. Meglio chiamare il 118 per un falso allarme che trovarlo la mattina in uno stato critico.
5. Non ignorare la febbre alta dopo una serata in discoteca. Non è sempre la sbornia.

 

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Soggetti over 65 e Viaggiatori: perché il vaccino Anti-Pneumococco è indispensabile

Vaccinazione Antipneumococcica: Prevenire le Polmoniti Batteriche

Guarda qui un breve video esplicativo

Le polmoniti batteriche, tra le cui cause lo Streptococcus pneumoniae (pneumococco) domina le statistiche, rappresentano una seria minaccia per gli individui più deboli e fragili, con quasi 700.000 casi annui negli anziani italiani e migliaia di decessi. Queste polmoniti hanno fattori di aggravamento come l’influenza ed altri virus in coinfezione e l’antibiotico-resistenza come situazione pericolosa nella diminuzione della sensibilità terapeutica.

Per questi motivi la vaccinazione preventiva è lo strumento più efficace per ridurre il rischio di polmonite, di sepsi sistemica e di meningite pneumococcica, da proporre particolarmente nei gruppi di soggetti vulnerabili.

Il Problema delle Polmoniti Batteriche

Il pneumococco causa il 15-20% delle polmoniti negli adulti, con una incidenza del 30-40% negli over 65, e nel 2022 ha registrato 1.026 casi invasivi in Italia, in aumento nel periodo post-Covid rispetto agli anni precedenti.
Queste infezioni portano a circa 10.000 ospedalizzazioni annue negli anziani e complicanze gravi come sepsi (15-20%) o meningite (12%).  La prevenzione vaccinale riduce significativamente l’impatto, coprendo i sierotipi più aggressivi, responsabili del 76% delle malattie invasive negli over 65.

Questi i diversi tipi di Vaccini disponibili in Italia

In Italia sono autorizzati diversi vaccini antipneumococcici, classificati in:
coniugati (PCV) per bambini e adulti,
polisaccaridici (PPSV23) per richiami adulti.

Tipo Vaccino Sierotipi Coperti Indicazioni Principali Nomi Commerciali Principali
PCV15 (coniugato 15-valente) 15 (es. 1,3,4,5,6A,7F,14,19A,23F) Bambini, adulti a rischio; sequenza con PPSV23 Vaxneuvance® (MSD)[7]
PCV20 (coniugato 20-valente) 20 (aggiunge 8,10A,11A,12F,15B a PCV15) Adulti ≥18 anni, dose unica o sequenza Prevenar 20® (Pfizer)[7]
PCV21 (coniugato 21-valente, V116) 21 (include 3,6A,7F,8,9N,10A,19A,22F,24F,33F) Adulti, over 64; copertura +12,4% vs PCV20 V116 (MSD), classe CNN AIFA[1][8]
PPSV23 (polisaccaridico 23-valente) 23 Adulti >50-65 anni, dopo PCV per richiamo Pneumovax 23®[5]

 

Target del Piano Vaccinale

Il Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale (PNPV 2023-2025) raccomanda la vaccinazione per over 65 anni e adulti >18 con comorbidità.

  • Bambini: Routine dal 3° mese (3 dosi PCV15/PCV20 + richiamo), prioritari <5 anni.
  • Adulti sani: ≥65 anni, dose unica PCV20/PCV21.
  • Gruppi a rischio: >18 anni con cardiopatie, BPCO, diabete, cirrosi, alcolismo, immunodepressione, asplenia, fumo; sequenza PCV15 + PPSV23 (intervallo ≥1 anno).
  • Viaggiatori: Consigliata per aree ad alta endemicità o viaggi a rischio.

Per over 65 non vaccinati, preferire PCV20/21; richiami ogni 5-10 anni in immunocompromessi.

Perché Vaccinarsi Ora

La vaccinazione antipneumococcica previene fino al 76% delle polmoniti invasive negli adulti e riduce le ospedalizzazioni, integrandosi con i vaccini anti-influenzale per la protezione invernale. La vaccinazione è sicura, ben tollerata ed efficace. contattaci per un consulto personalizzato. Proteggi te stesso e i tuoi cari: prenota oggi la tua dose!

Viaggiatori e vaccino antipneumococcico. 

Il vaccino antipneumococcico è consigliato per i viaggiatori internazionali perché lo Streptococcus pneumoniae causa polmoniti batteriche, meningiti e sepsi in contesti di sovraffollamento (es. voli, treni, ostelli), climi estremi o aree con scarsa igiene sanitaria, dove il rischio aumenta del 20-30% rispetto alla routine quotidiana.
È particolarmente utile per chi viaggia in destinazioni tropicali, Africa o Asia (endemicità alta per IPD), anziani over 65, immunocompromessi o con comorbidità, integrandosi con le vaccinazioni del Piano Nazionale (PNPV 2023-2025).

Quando Vaccinarsi

  • Tempistica ideale: Almeno 2 settimane prima della partenza per sviluppare immunità piena; per richiami, 1 settimana prima.
  • Target prioritari tra viaggiatori: Over 65, bambini <5 anni, fumatori, diabetici, cardiopatici, asplenici o in viaggi >1 mese in zone a rischio (es. pellegrinaggi, volontariato).
  • Stagionalità: Sempre, ma urgente in inverno o pre-stagione influenzale per co-protezione oppure durante le stagioni delle piogge, invernali, monsoniche.

Come Vaccinarsi

  • Tipi consigliati: PCV20 (Prevenar 20®) o PCV21 (V116) per dose unica adulti/viaggiatori; PCV15 (Vaxneuvance®) + PPSV23 sequenza per rischi elevati.
  • Somministrazione: Iniezione intramuscolare (deltoide adulti, antero-laterale coscia bambini);
  • Schema pratico:
Gruppo Vaccino Dosi Note
Adulti sani ≥18 PCV20/PCV21 1 dose Copertura 76% IPD​
Over 65/Rischio PCV15 + PPSV23 1+1 (≥1 anno intervallo) Richiamo 5 anni​
Bambini viaggiatori PCV15/PCV20 3+1 richiamo Dal 3° mese​

Chiedi ed informati presso il centro Cesmet e chiedi una consulenza con il dr. Paolo Meo per approfondire su questa vaccinazione e la tua opportunità di vaccinarti

Guarda qui un breve video esplicativo

Soggetti over 65 e Viaggiatori: perché il vaccino Anti-Pneumococco è indispensabile Leggi tutto »

India Bengala Occidentale – Nipah virus: piccoli focolai locali, rischio molto basso – quasi nullo per i viaggiatori

India Bengala Occidentale – Nipah virus: piccoli focolai locali, rischio molto basso – quasi nullo per i viaggiatori
(aggiornamento al 25 gennaio 2026)

Che cos’è il Nipah virus

  • Infezione virale zoonotica tipo ad RNA del genere Henipavirus;
  • che può causare febbre, encefalite e grave insufficienza respiratoria;
  • Malattia rara, ma potenzialmente grave, con letalità elevata dal 60 al 75% nei casi clinici;

Dove si trova e dove sono i focolai in India

  • Focolai sporadici e circoscritti, soprattutto in:
    • Stato del Kerala (es. distretti di Kozhikode, Malappuram, Palakkad, Ernakulam).
    • Stato del West Bengal (area di Kolkata).
  • Nessuna evidenza di circolazione diffusa in tutto il Paese.
  • Nessun focolaio segnalato nelle principali mete turistiche classiche (Delhi, Mumbai, Goa, Rajasthan, ecc.).

Come si trasmette

  • Serbatoio naturale: pipistrelli frugivori (flying fox, genere Pteropus).
  • Possibili ospiti amplificatori: soprattutto suini.
  • Modalità di contagio:
    • Contatto con pipistrelli o loro escrezioni (urina, saliva, feci) su frutta o superfici.
    • Consumo di succhi/frutta crudi contaminati (es. succhi non pastorizzati di palma da dattero in zone rurali).
    • Contatto stretto con suini malati in allevamenti o macelli.
    • Contatto stretto non protetto con un malato (familiari, caregiver, operatori sanitari).

Rischio per il viaggiatore

  • Rischio molto basso o quasi nullo per il turista o il viaggiatore d’affari che segue le normali misure igieniche.
  • Il rischio aumenta se:
    • si soggiorna in aree rurali di Kerala/West Bengal in contatto con animali (pipistrelli, suini);
    • si assiste malati in ospedale o a domicilio in zone di focolaio senza adeguata protezione.
  • Non è una malattia che si trasmette facilmente, per via aerea, come l’influenza: richiede contatti ravvicinati e prolungati.

Cosa fare prima del viaggio

  • Verificare eventuali focolai in corso nelle aree che si intendono visitare.
  • Pianificare una consulenza di medicina dei viaggi per valutare rischi personali e comorbidità presso centri specializzati e di esperienza.
  • Per operatori sanitari / missioni umanitarie: definire in anticipo i protocolli di protezione (DPI, procedure in reparto).

Cosa fare durante il viaggio

  • Evitare visite non necessarie ad ospedali in aree di focolaio; se inevitabili, usare mascherina, guanti e igiene accurata delle mani.
  • Non consumare:
    • succhi crudi di palma da dattero o succhi non pastorizzati venduti per strada in aree rurali;
    • frutta visibilmente morsicata o contaminata.
  • Evitare il contatto con pipistrelli e con suini (allevamenti, macelli, mercati rurali).
  • Seguire buone norme generali di igiene: lavaggio mani, acqua e cibi sicuri, attenzione agli animali.

Cosa fare dopo il viaggio

Consultare rapidamente il medico (o il centro di medicina dei viaggi) se, entro 3 settimane dal rientro dall’India, compaiono:

  • febbre alta improvvisa
  • forte mal di testa
  • sonnolenza marcata, confusione, convulsioni
  • difficoltà respiratoria importante

Quando si consulta il medico, è importante riferire:

  • le zone visitate (es. soggiorno in Kerala o West Bengal)
  • eventuali visite in ospedale o contatti con malati
  • eventuale contatto con pipistrelli o suini
  • consumo di succhi/frutta crudi in aree rurali.

 

Vaccino e prevenzione specifica

  • Al momento non esiste un vaccino disponibile per i viaggiatori contro il Nipah virus.
  • La prevenzione si basa su:
    • evitare contatti a rischio con animali e malati;
    • adottare norme igieniche e di sicurezza alimentare;
    • usare dispositivi di protezione in ambito sanitario.

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Influenza Stagione 2025-2026: Il Sottoclade K dell’A(H3N2)

Influenza Stagione 2025-2026: Il Sottoclade K dell’A(H3N2) Considerazioni sulla malattia e strategie preventive secondo il Dr. Paolo Meo

Qui sotto è disponibile un podcast sulle novità della stagione in corso; buon ascolto! (5 minuti circa)

 

La Situazione Attuale in Italia

Secondo i dati del sistema di sorveglianza “RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità”, la stagione influenzale 2025-2026 si sta sviluppando con un’intensità notevole. Tra il 1° e il 7 dicembre 2025, l’incidenza delle infezioni respiratorie acute ha raggiunto 12,4 casi ogni 1.000 assistiti, con un incremento significativo rispetto alla settimana precedente. Dal mese di ottobre, si contano già oltre 4 milioni di casi, di cui circa 695 mila tra 1-7 dicembre. Il tasso di positività per influenza nella comunità ha raggiunto il 25,3%, mentre nella popolazione ospedaliera è arrivato al 28,8%.  Il Dr. Paolo Meo, infettivologo e tropicalista, direttore del POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA di Roma, sottolinea come in questa stagione la circolazione del virus A(H3N2) è predominante, ed in particolare la sua variante denominata sottoclade K, merita una speciale attenzione dal punto di vista epidemiologico ed anche clinico.  

Cosa è il Sottoclade K del virus A(H3N2)?

Il sottoclade K del virus A(H3N2) rappresenta un’evoluzione significativa nel panorama dei virus influenzali circolanti. Questa variante presenta sette mutazioni aggiuntive a livello della proteina emoagglutinina (K2N, S144N, N158D, I160K e Q173R) rispetto ai precedenti selezionati per la formulazione vaccinale della stagione 2025-2026. Ad Agosto ’25  è stato rilevato per la prima volta questo “nuovo ceppo ” nell’emisfero australe, in particolare in Australia e Nuova Zelanda, dove ha prolungato la stagione influenzale fino a ottobre e novembre, cosa insolita rispetto ai normali tempi di circolazione virale. Secondo i dati “dell’European Centre for Disease Prevention and Control” (ECDC), il “sottoclade K” rappresenta circa la metà delle sequenze virali registrate globalmente tra maggio e novembre 2025, con percentuali ancora più elevate in specifiche regioni: in Australia ha rappresentato il 50% circa dei virus, mentre in Nuova Zelanda ha superato i due terzi dei ceppi in circolazione. Questo dimostra l’elevata capacità diffusiva di questo sotto ceppo influenzale.​  

L’impatto sulla trasmissibilità

Un elemento importante riguarda l’aumento della trasmissibilità di questo sottoclade. Secondo i dati “dell’UK Health Security Agency (UKHSA)”, il “numero R” indice di riproduzione del sottoclade K (ovvero il “numero medio di persone a cui ogni persona infetta trasmette il virus) si attesta a circa 1,4, rispetto a circa 1,2 riscontrato negli anni precedenti. Cosa vuol dire questo? Che 100 persone infettate dal sottoclade K possono trasmettere il virus a 140 persone, anziché alle 110 di altre stagioni influenzali. La capacità di contagio e quindi di diffusione è sicuramente maggiore, questo non corrisponde a una maggiore gravità dei sintomi, come ha tenuto a confermare l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nei suoi ultimi bollettini.   ​  

Perché il sottoclade K circola così facilmente in questa stagione?

Il Dr. Paolo Meo del CESMET evidenzia un fattore epidemiologico fondamentale: la suscettibilità aumentata della popolazione generale. Difatti il virus A(H3N2) ha circolato in modo molto limitato negli anni e nelle stagioni precedenti (2023-2025), durante le quali il ceppo predominante è stato l’A(H1N1). Questo significa che una quota molto significativa della popolazione italiana, in particolare i bambini, non possiede un’immunità sufficiente derivante da infezioni o vaccinazioni precedenti contro questo virus. ​ Il Professor Giovanni Rezza, epidemiologo dell’Università Vita-Salute San Raffaele, sottolinea che questa situazione si traduce nella pratica in una maggiore suscettibilità all’infezione e nel fatto che la popolazione abbia minore protezione crociata rispetto ai tipi degli anni precedenti. Tale condizione ha contribuito all’inizio anticipato della stagione influenzale in Italia, che si è manifestato con tre settimane di anticipo rispetto alla stagione 2024-2025.    La Triade Sintomatologica Caratteristica dell’Influenza H3N2 Secondo il Dr. Paolo Meo, direttore del POLO VIAGGI CESMET, i pazienti affetti da influenza A(H3N2) presentano caratteristicamente una triade sintomatologica ben riconoscibile:
  1. Febbre Alta ad Esordio Improvviso La febbre rappresenta il sintomo iniziale più caratteristico e insorge in modo brusco, non graduale. Nella maggior parte dei casi, la temperatura corporea supera i 38-38,5°C, con picchi anche superiori a 39-40°C, soprattutto nei bambini. La febbre si presenta tipicamente accompagnata da brividi intensi e rappresenta il segno clinico più evidente della vera infezione influenzale, distinguendola dalle forme di semplice raffreddamento.
  2. Sintomi Respiratori Importanti Accanto alla febbre compaiono manifestazioni respiratorie significative: tosse secca e stizzosa (in genere non catarrale), mal di gola, congestione nasale e starnutazioni. La tosse tende a persistere più a lungo rispetto ai sintomi febbrili, talvolta per 1-2 settimane. In alcuni pazienti si osserva anche naso che cola o congestione nasale marcata.
  3. Dolori Muscolari e Malessere Generale Importante Il Dr. Paolo Meo sottolinea come i dolori muscolari (mialgie) e articolari (artralgie) rappresentino un’altra caratteristica distintiva dell’influenza A(H3N2). Questi dolori sono diffusi su tutto il corpo (“come se si sentissero le ossa”) e si associano a cefalea intensa, grave malessere generale, astenia marcata e senso di profonda spossatezza. Tale sintomatologia sistemica distingue la vera influenza da forme parainfluenzali o da comuni raffreddori virali.
L’insieme di questi sintomi (febbre alta, sintomi respiratori, dolori sistemici) deve essere presente contemporaneamente per poter parlare di vera sindrome influenzale. I sintomi di solito compaiono 1-2 giorni dopo il contatto con il virus e la risoluzione spontanea si verifica generalmente entro 7-10 giorni, sebbene la tosse possa persistere per 2-3 settimane.​ Efficacia Vaccinale: Rassicurazioni Dai Dati Inglesi Una questione che preoccupa è la possibile ridotta efficacia del vaccino 2025-2026 di fronte al sottoclade K, poiché questa variante non era stata ancora individuata quando i vaccini sono stati formulati. Il Dr. Paolo Meo del POLO VIAGGI CESMET ribadisce, tuttavia, l’importanza di interpretare correttamente i dati emergenti da diverse parti del mondo. I dati del Regno Unito, dove il sottoclade K è già diventato dominante, forniscono indicazioni rassicuranti: il vaccino stagionale 2025-2026 mantiene:
  • un’efficacia del 70-75% nel prevenire il ricovero ospedaliero nei bambini (fascia 2-17 anni);
  • Una efficacia del 30-40% negli adulti;
Una meta-analisi pubblicata sul New England Journal of Medicine nel 2025 conferma che l’efficacia complessiva del vaccino contro il ricovero si attesta al 67% nei bambini e al 48% negli adulti della fascia 18-64 anni, con dati ancora migliori nei soggetti vaccini in precedenti stagioni.​ Sebbene il vaccino possa presentare una minore efficacia nel prevenire l’infezione con il sottoclade K, rimane altamente efficace nel prevenire le forme gravi della malattia e soprattutto i ricoveri ospedalieri. Il vaccino continua inoltre a mantenere la sua piena efficacia nei confronti degli altri virus influenzali circolanti (A/H1N1 e B).   Le Misure Preventive Non Farmacologiche Secondo le raccomandazioni del Dr. Paolo Meo del CESMET nei confronti dei  pazienti e dei viaggiatori, in particolare a coloro che richiedono consulenze preventive presso il POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA, la prevenzione dell’influenza si basa su semplici ma efficaci misure igieniche: Igiene delle Mani Lavare regolarmente le mani con acqua e sapone, soprattutto dopo aver toccato superfici e suppellettili, prima di portarsi le mani al viso, e prima di mangiare. L’uso di igienizzanti per le mani con alcol (almeno 60%) rappresenta un’alternativa valida quando l’acqua non è disponibile. ​ Igiene Respiratoria Coprire la bocca e il naso quando si tossisce o starnutisce, preferibilmente utilizzando un fazzoletto monouso (che deve essere subito gettato) o, in sua assenza, la piega del gomito. Isolamento delle persone Malati Restare a casa quando si presentano sintomi attribuibili a malattie respiratorie febbrili, soprattutto nella fase iniziale della malattia. Il periodo di contagiosità inizia uno o due giorni prima della comparsa dei sintomi e termina circa una settimana dopo l’esordio; nei bambini e nei soggetti immunocompromessi questa durata può essere più lunga. Uso della Mascherina in Caso di Malattia Nei soggetti infetti, l’indossare di una mascherina chirurgica contribuisce a ridurre la trasmissione del virus, soprattutto in ambienti affollati e nei contatti ravvicinati. Distanziamento da Persone Malate Evitare il contatto stretto con persone che presentano sintomatologia influenzale, mantenendo una distanza di almeno un metro durante le fasi di tosse o starnutazione. Pulizia e Ventilazione degli Ambienti Mantenere gli spazi frequentati ben ventilati e pulire regolarmente le superfici di contatto frequente (maniglie, banchi, telefoni, etc.). Vaccinazione: Timing e Categorie Prioritarie Il momento ottimale per sottoporsi a vaccinazione antinfluenzale è tra metà ottobre e metà dicembre, poiché la protezione diventa attiva dopo 5/6 giorni per la prima “attivazione linfocitaria e monocitaria”, e completamente efficace dopo circa 2 settimane dopo la somministrazione. Il picco influenzale è atteso tra dicembre 2025 e gennaio 2026, tuttavia, non è mai troppo tardi per vaccinarsi e quindi nel mese di gennaio è possibile coprirsi nei confronti del virus. Lo stesso Ministero della Salute raccomanda di effettuare la vaccinazione anche tra dicembre e gennaio. Queste le categorie prioritarie per la vaccinazione, per la stagione 2025-2026:
  • Persone di età pari o superiore a 60 anni
  • Bambini da 6 mesi a 6 anni
  • Donne in gravidanza
  • Persone con patologie croniche (malattie cardiache, respiratorie, diabete, immunodeficienze, etc.)
  • Personale sanitario e sociosanitario
  • Familiari e conviventi di persone ad alto rischio
  • Persone residenti in strutture di lungodegenza o assistenziali
I soggetti ad alto rischio dovrebbero vaccinarsi già dal mese di ottobre, al fine di garantire la massima protezione possibile durante l’intera stagione. Quando Rivolgersi al Medico: Segnali di Allarme Il Dr. Paolo Meo del POLO VIAGGI CESMET sottolinea l’importanza di riconoscere i sintomi che richiedono un intervento medico urgente. Si consiglia di contattare il medico curante nel caso in cui:
  • I sintomi influenzali sembrino inizialmente migliorare, ma poi si ripresentino accompagnati da febbre elevata e peggioramento della tosse
  • La febbre non scenda nonostante l’assunzione di farmaci antipiretici
È necessario recarsi immediatamente al pronto soccorso in caso di:
  • Difficoltà respiratoria o fiato corto
  • Dolore o sensazione di pressione a livello del torace o dell’addome
  • Vertigini improvvise o capogiri
  • Stato confusionale
  • Vomito prolungato o grave
  • Febbre molto alta che non risponde ai farmaci antipiretici
  • Nei bambini: colorito bluastro della pelle, respiro accelerato, sonnolenza anomala, irritabilità, o movimento ridotto
Conclusioni e Raccomandazioni del Dr. Paolo Meo Il Dr. Paolo Meo, direttore del POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA, sintetizza le raccomandazioni per affrontare al meglio la stagione influenzale 2025-2026: La situazione epidemiologica attuale deve generare attenzione per la prorpia e l’altrui salute. Sebbene il sottoclade K del virus A(H3N2) mostri una maggiore contagiosità e abbia allungato la stagione influenzale nell’emisfero australe, non costituisce un nuovo virus e non provoca necessariamente forme più gravi di malattia. La vaccinazione rimane lo strumento più efficace per ridurre il rischio di contrarre l’influenza e soprattutto per prevenire le complicanze e i ricoveri ospedalieri. Anche se l’efficacia è sicuramente leggermente ridotta nei confronti del sottoclade K, il vaccino mantiene comunque un’efficacia significativa nel proteggere dalle forme severe. L’associazione tra vaccinazione e misure igieniche fondamentali ossia: igiene delle mani, igiene respiratoria, isolamento quando malati, ventilazione degli ambienti – rappresenta l’approccio più razionale e scientifico per ridurre la diffusione virale e proteggere sia se stessi che i soggetti più vulnerabili della comunità. Per coloro che necessitano di consulenze specializzate sulla prevenzione influenzale, sulle strategie vaccinali personalizzate in base al profilo di rischio individuale, o che desiderano sottoporsi a vaccinazione antinfluenzale presso una struttura specializzata in medicina preventiva e del viaggio, il POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA rimane a disposizione con consulenze mediche sia in ambulatorio che online, grazie al coordinamento del Dr. Paolo Meo e del suo staff di assistenti.

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