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EBOLA

Bollettino Ebola n. 4 – kenya 7 ottobre 2026

 

POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA · Dipartimento di Medicina Tropicale e Malattie Infettive

BOLLETTINO DI AGGIORNAMENTO N. 4 · EDIZIONE SPECIALE

Ebola Bundibugyo: primo caso importato in Kenya

Che cosa è successo a Nairobi e che cosa cambia per chi viaggia in Kenya

Roma, 7 ottobre 2026 · POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA · a cura del Dr. Paolo Meo, infettivologo-tropicalista

1

caso importato, deceduto

28

contatti identificati

23

passeggeri del volo in tracciamento

8.442

casi confermati in RDC (2 ott)

In sintesi

Un cittadino keniota che viveva da sette anni nella Repubblica Democratica del Congo, malato da circa un mese, è rientrato a Nairobi via Uganda sabato 3 ottobre ed è morto lunedì 5 al Nairobi Hospital. È il primo caso di Ebola mai confermato in Kenya, legato all’epidemia da virus Bundibugyo in corso in RDC.

Per il viaggiatore che si reca in Kenya per turismo, safari, mare o lavoro ordinario la valutazione del POLO VIAGGI è netta: il rischio è praticamente inesistente. L’OMS non raccomanda restrizioni a viaggi e commerci. Il dato da seguire nelle prossime tre settimane è l’esito della sorveglianza sui contatti.

1. Il caso: cronologia ricostruita

La ricostruzione si basa sulle dichiarazioni del Ministro della Salute keniota Aden Duale del 6 ottobre e sui resoconti delle agenzie internazionali [1–5].

Quando

Che cosa

Da 7 anni

Il paziente, cittadino keniota, vive nella RDC [1,2].

Inizio settembre circa

Si ammala e viene curato in diversi ospedali congolesi [1,2].

Fine settembre / inizio ottobre

Raggiunge Kampala (Uganda) via terra; secondo Africa CDC trascorre lì una notte [1,5].

Sab 3 ottobre, 13:10

Atterra al Jomo Kenyatta di Nairobi con un volo Jambojet (23 passeggeri). Passa lo screening sanitario d’ingresso [3,4].

Sab 3 ottobre

Un parente lo accompagna in auto al Nairobi Hospital: isolamento e trasferimento nell’unità di isolamento della East Wing [3].

3–5 ottobre

Febbre, brividi, astenia intensa, mialgie, emorragie sottocutanee. Sospetto di febbre emorragica virale; positività per Bundibugyo al National Virology Reference Laboratory e al KEMRI [3,5].

Lun 5 ottobre, sera

Decesso in corso di trattamento [2].

Mar 6 ottobre

Annuncio ufficiale; sepoltura sicura entro 24 ore [2,3].

I punti che ancora non conosciamo

  • In quale area della RDC vivesse il paziente e come si sia infettato (contatto familiare, ambiente sanitario, altro).
  • Perché abbia potuto viaggiare per via terrestre e aerea dopo circa un mese di malattia, attraversando due frontiere.
  • Perché lo screening all’aeroporto di Nairobi non lo abbia fermato: lo screening termico intercetta solo chi ha febbre in quel momento.

Fonti del capitolo

[1] Reuters, «Kenya confirms first Ebola case imported from Congo after man dies in Nairobi», 6 ottobre 2026.

[2] Associated Press (via The Hill), «Kenya confirms first Ebola case imported from Congo after patient dies in Nairobi», 6 ottobre 2026.

[3] The Standard (Nairobi), «Patient zero: Kenya confirms first ever imported Ebola case», 6 ottobre 2026.

[4] TRT World, «Kenya confirms first Ebola case after traveller dies in Nairobi», 6 ottobre 2026.

[5] The Observer (Kampala), «Kenya confirms first imported Ebola case», 6 ottobre 2026.

2. L’epidemia in RDC: il quadro al 2 ottobre

Secondo i CDC statunitensi, al 2 ottobre la RDC conta 8.442 casi confermati e 4.080 decessi confermati, a cui si aggiungono i 20 casi e 2 decessi dell’Uganda, dichiarata libera dall’epidemia a fine agosto [1,3]. È la seconda epidemia di Ebola più grande mai registrata e la diciassettesima nella storia della RDC [1].

Le province colpite sono sette: Ituri, Nord-Kivu, Sud-Kivu, Haut-Uélé, Bas-Uélé, Tshopo e Sud-Ubangi [1]. Il dato più preoccupante viene dal Nord-Kivu, che secondo MSF a inizio ottobre pesava per quasi il 40% dei nuovi casi confermati, contro il 24% di fine agosto [2]. L’OMS ha più volte avvertito che l’epidemia corre più veloce della risposta e che è sulla strada per superare quella dell’Africa occidentale 2014–2016 [3,4].

Il Kenya è il quarto paese con un caso legato a questa epidemia, dopo RDC, Uganda e Francia; alcune fonti lo indicano come terzo perché escludono il caso francese [5]. Resta valido un punto fermo: per il virus Bundibugyo non esistono ancora vaccini né terapie approvate; il vaccino Ervebo è attivo solo contro il ceppo Zaire.

Fonti del capitolo

[1] CDC, «Ebola Outbreak: Current Situation», dati al 2 ottobre 2026.

[2] Medici Senza Frontiere, «Ebola disease outbreak 2026: How MSF is responding», aggiornamento del 2 ottobre 2026.

[3] Al Jazeera, «Kenya confirms first Ebola case as man dies in Nairobi after DRC return», 6 ottobre 2026.

[4] UN News, «Ebola outbreak becomes deadliest in DR Congo’s history», 17 agosto 2026.

[5] Associated Press (via The Hill), 6 ottobre 2026; Arab News, 6 ottobre 2026.

3. La risposta del Kenya

  • Contatti. Il Ministero ha identificato 28 contatti, tra familiari e operatori sanitari, e sta rintracciando i 23 passeggeri del volo dall’Uganda [1]. Il Presidente Ruto ha parlato di almeno 8 familiari e 21 operatori sanitari in quarantena [2]: le cifre delle due fonti non coincidono perfettamente.
  • Preparazione. Dal maggio scorso il Kenya ha formato quasi 5.000 operatori sanitari sulla gestione dell’Ebola [3] e testato 267 campioni sospetti in cinque laboratori: questo è il primo positivo [1].
  • Supporto internazionale. Africa CDC ha inviato subito una squadra di alto livello a Nairobi [3]. Gli Stati Uniti mantengono nel Kenya centrale un centro di quarantena da 50 posti per i propri cittadini [3].
  • Posizione dell’OMS. Il rischio è giudicato alto per i paesi confinanti con la RDC e basso per gli altri [4]. L’OMS sconsiglia restrizioni a viaggi e commerci verso Kenya, RDC e Uganda [2].

Fonti del capitolo

[1] Associated Press, 6 ottobre 2026.

[2] Al Jazeera, 6 ottobre 2026.

[3] Reuters, 6 ottobre 2026.

[4] Arab News, «Kenya confirms first Ebola case imported from Congo after man dies in Nairobi», 6 ottobre 2026.

4. Valutazione del rischio per chi va in Kenya

Il commento del Dr. Paolo Meo · POLO VIAGGI

Un caso importato, isolato in ospedale e deceduto, non è un focolaio. Per chi va in Kenya oggi, il rischio di contrarre Ebola è praticamente inesistente. Lo dico con la serenità di chi ha passato una vita professionale in Africa.

L’Ebola non si trasmette per via aerea, né con il cibo, l’acqua o le zanzare. Si prende solo per contatto diretto con sangue e liquidi biologici di un malato con sintomi, o del suo corpo dopo la morte. Il turista al Masai Mara, a Tsavo, a Mombasa o a Malindi, e chi lavora negli uffici e negli hotel di Nairobi, non incontra queste condizioni.

Il paziente è stato isolato all’arrivo in ospedale, i contatti sono noti e il sistema sanitario keniota si prepara da cinque mesi. Il vero banco di prova saranno le prossime tre settimane: se tra gli operatori sanitari del Nairobi Hospital non comparirà nessun caso, l’episodio potrà considerarsi chiuso.

Il discorso è diverso per chi lavora in ospedali e dispensari, per chi assiste malati o partecipa a funerali, e soprattutto per chi prosegue verso l’Uganda o la RDC orientale. Per queste persone serve una consulenza specifica prima di partire.

Non annullate il viaggio in Kenya. Preoccupatevi piuttosto di malaria, dengue e diarrea del viaggiatore: per un italiano in Kenya restano rischi incomparabilmente più concreti dell’Ebola.

— Dr. Paolo Meo, Direttore POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA

Profilo di viaggiatore

Che cosa fa

Rischio Ebola

Turista

Safari, parchi, mare (Mombasa, Malindi, Watamu), soggiorni in hotel e lodge

Praticamente inesistente

Viaggiatore d’affari

Nairobi: uffici, hotel, ristoranti, trasporti, aeroporto

Praticamente inesistente

In visita a parenti e amici

Vita in famiglia, comunità locali, nessun contatto con malati

Trascurabile

Operatore sanitario o volontario

Lavoro in ospedali, cliniche, dispensari kenioti

Basso, se si applicano le precauzioni standard

Chi prosegue verso Uganda o RDC orientale

Spostamenti oltre confine, assistenza ai malati, funerali

Reale: consulenza specifica obbligatoria

5. Comportamenti da adottare

Per chi si reca in Kenya non servono misure straordinarie, ma alcune regole di buon senso che il POLO VIAGGI raccomanda in ogni viaggio in Africa orientale. Lavarsi spesso le mani con acqua e sapone o con gel alcolico. Evitare il contatto stretto con persone visibilmente malate, specie se arrivano da paesi con trasmissione attiva. Non toccare sangue o liquidi biologici e non partecipare a veglie o sepolture con contatto con la salma. In caso di malessere, rivolgersi solo a strutture sanitarie riconosciute. Sono le stesse indicazioni diffuse dal Ministero della Salute keniota il 6 ottobre [1].

Prima di partire

  1. Prenotare una consulenza di medicina dei viaggi: il Kenya richiede valutazione per febbre gialla, profilassi antimalarica e vaccinazioni di routine.
  2. Stipulare un’assicurazione sanitaria di viaggio che copra ricovero ed eventuale rimpatrio sanitario.
  3. Portare gel alcolico, termometro e repellenti cutanei (DEET o icaridina, con NOZETA a base di olio di neem come complemento naturale).

Durante il soggiorno

  1. Seguire le indicazioni delle autorità sanitarie locali e accettare con collaborazione gli eventuali controlli negli aeroporti.
  2. Chi lavora in ambito sanitario applichi sempre le precauzioni standard e usi i dispositivi di protezione davanti a ogni paziente febbrile.
  3. Evitare di avere contatti con animali selvatici, vivi o morti, e di consumare carne di selvaggina.

Al rientro in Italia

  1. Una febbre al rientro dal Kenya è malaria fino a prova contraria: va esclusa subito, entro 24 ore.
  2. Solo chi ha avuto un contatto a rischio (con malati, liquidi biologici, funerali o soggiorni in RDC e Uganda) e sviluppa febbre entro 21 giorni deve chiamare il 112 o il proprio medico. Non va al Pronto Soccorso da solo e segnala il viaggio.
  3. Per qualsiasi dubbio, contattare il POLO VIAGGI.

Fonti del capitolo

[1] Ministero della Salute del Kenya, dichiarazione del CS Aden Duale riportata da The Observer (Kampala), 6 ottobre 2026.

6. Che cosa seguiremo nei prossimi bollettini

Data indicativa

Evento da monitorare

Fino al 24 ottobre

Fine dei 21 giorni di sorveglianza per i passeggeri del volo del 3 ottobre

Fino al 26 ottobre circa

Fine dei 21 giorni per familiari e operatori sanitari esposti fino al 5 ottobre

Settimanale

Andamento dei casi in RDC, con attenzione al Nord-Kivu e alle province di confine

Settimanale

Eventuali nuovi casi importati in Africa orientale e fuori dall’Africa

Quando disponibili

Risultati dei trial su vaccini e terapie anti-Bundibugyo

Le date sono calcolate sul periodo massimo di incubazione di 21 giorni dall’ultima esposizione nota e saranno aggiornate se le autorità keniote renderanno pubblici dati diversi.

Nota metodologica e di trasparenza Meo–Claude

Le ricerche per questo bollettino sono state effettuate con Claude AI. L’impaginazione e la veste grafica sono state studiate insieme da Claude e dal Dr. Paolo Meo. I dati sono stati poi valutati e verificati sulle fonti primarie dal Dr. Meo, che ha riscritto le bozze e porta l’intera responsabilità del testo nell’ambito del POLO VIAGGI. Lo strumento cerca, ordina e dà forma alla pagina: il medico decide e firma. I dati sono aggiornati al 7 ottobre 2026 e possono cambiare rapidamente.

POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA

Dipartimento di Medicina Tropicale e Malattie Infettive · Direttore: Dr. Paolo Meo, infettivologo-tropicalista

CESMET – Clinica del Viaggiatore · Via Piave 76, Roma · clinicadelviaggiatore.com · Tel./WhatsApp 346 6000899 · seg.cesmet@gmail.com

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EBOLA BUNDIBUGYO INDICAZIONI Operative per Viaggiatori e Cooperanti

 

⚠ Allerta Internazionale Attiva

EBOLA BUNDIBUGYO
Briefing Operativo per Viaggiatori e Cooperanti

Focolaio attivo DRC / Uganda
Aggiornamento: 16 giugno 2026
CESMET – Clinica del Viaggiatore

Emergenza globale
🔴 TRASMISSIONE: solo per contatto diretto — NON per via aerea o droplet a distanza
  • Sangue, secreti, organi e fluidi corporei di persone malate o decedute
  • Contatto con salme durante riti funerari tradizionali (alto rischio)
  • Aghi e materiale sanitario contaminato
  • Trasmissione sessuale possibile fino a 90 giorni dopo la guarigione
  • Animali serbatoio: chirotteri (pipistrelli della frutta); carni di animali selvatici (bushmeat)

2  MAPPA DEL RISCHIO PER ZONA
ZONA RISCHIO RACCOMANDAZIONE OPERATIVA
DRC – Ituri (epicentro) MASSIMO Evitare. Se missione essenziale: solo operatori formati, full PPE, protocollo MSF/OMS.
DRC – Province limitrofe ALTO Evitare viaggi non necessari. Monitoraggio quotidiano aggiornamenti OMS.
Uganda – Confine Ovest ELEVATO  Massima precauzione. Evitare attraversamenti di frontiera via terra da zone rosse.
Africa sub-sahariana confinante MODERATO Attenzione rafforzata. Seguire avvisi locali. No bushmeat, no strutture sanitarie non attrezzate.
Africa orientale (Kenya, Tanzania…) BASSO Nessuna restrizione, ma informare il paziente. Monitorare i sintomi al rientro.
Europa – Italia TRASCURABILE Nessun caso autoctono previsto. Allerta diagnostica nei PS per viaggiatori febbricitanti da zone rosse.

3     SEZIONE TURISTI

COSA EVITARE ASSOLUTAMENTE
Destinazioni a rischio
  • Viaggi nella Provincia dell’Ituri (DRC) per qualsiasi motivo non essenziale
  • Zone di trasmissione attiva in Uganda occidentale
COMPORTAMENTI AD ALTO RISCHIO
  • Partecipare a cerimonie funebri e riti di lavaggio del cadavere
  • Toccare o maneggiare salme o pazienti ricoverati in strutture locali
  • Consumare bushmeat (carne di selvaggina, pipistrelli)
  • Visitare strutture sanitarie locali non attrezzate senza necessità
  • Contatti con animali selvatici (pipistrelli, primati)
COMPORTAMENTI CORRETTI
Prima della partenza
  • Consulenza preventiva in centro di medicina dei viaggi
  • Registrare i contatti della rappresentanza diplomatica italiana locale
Durante il viaggio
  • Igiene rigorosa delle mani con acqua e sapone o gel idroalcolico
  • Evitare contatti con persone sintomatiche (febbre, sanguinamenti)
  • Informarsi quotidianamente sugli aggiornamenti di sicurezza locali
PROCEDURA DI RIENTRO CON FEBBRE
  • CHIAMARE il 1500 (Ministero della Salute) prima di qualsiasi altro contatto
  • NON recarsi autonomamente al pronto soccorso
  • NON usare mezzi pubblici
  • Attendere le istruzioni del 1500 per il trasporto in sicurezza
  • Comunicare data di rientro, zone visitate e sintomi

4  SEZIONE COOPERANTI E OPERATORI UMANITARI
🛡️ PROTOCOLLI IPC OBBLIGATORI
  • Formazione IPC obbligatoria pre-missione (OMS/MSF standard)
  • Triage dei pazienti all’ingresso con identificazione dei casi sospetti
  • Zone contaminate / decontaminate rigorosamente separate
  • Procedure di donning/doffing supervisionate da osservatore
  • Disinfezione con ipoclorito 0,5% (superfici) e 0,05% (cute)
  • Smaltimento rifiuti biomedici in sacchi biohazard sigillati
  • Nessun riutilizzo di materiale monouso
🧹 DPI – DOTAZIONE MINIMA
  • Tuta impermeabile integrale (coverall BSL-3 o superiore)
  • Doppi guanti in nitrile — cambio tra un paziente e l’altro
  • Respiratore FFP2/FFP3 o maschera chirurgica + visiera
  • Occhiali di protezione a tenuta stagna
  • Stivali o sovrascarpe impermeabili
  • Grembiule impermeabile per procedure ad alto rischio
  • Checklist doffing passo per passo, supervisore presente
🌡️ AUTOMONITORAGGIO IN MISSIONE
  • Misurazione temperatura corporea 2×/die (mattino e sera)
  • Registro quotidiano su scheda standardizzata (OMS SEARO form)
  • Periodo di osservazione: 21 giorni dall’ultimo contatto a rischio
  • Sintomi da segnalare: febbre ≥38,5°C, cefalea intensa, mialgie, vomito, diarrea, rash, sanguinamenti
  • Contatto di riferimento: focal point IPC locale + coordinatore MSF/OMS
  • Nessuna autoprescrizione senza supervisione medica
✈️ GESTIONE DEL RIENTRO
Centri di riferimento italiani
  • IRCCS Lazzaro Spallanzani – Roma
    Tel. 06 5517 0  |  H24 per casi ad alta pericolosità
  • ASST Fatebenefratelli Sacco – Milano
    Tel. 02 3904 1  |  Malattie infettive e tropicali
  • Comunicare: data rientro, esposizioni, diario termometrico
  • Monitoraggio 21 giorni post-rientro con contatto giornaliero
  • Febbre: chiamare 1500, non muoversi autonomamente
  • Evitare contatti stretti fino a esclusione diagnostica

5. NOTA VACCINI — SITUAZIONE AGGIORNATA
Stato della copertura vaccinale per il ceppo Bundibugyo
Ervebo® (rVSV-ZEBOV)

Efficace contro EBOV-Zaire (Kivu 2018–2020), ma NON efficace contro il ceppo Bundibugyo (BDBV). Non autorizzato per l’attuale focolaio. Non somministrare come profilassi.

Mvanzi® (Ad26.ZEBOV + MVA-BN-Filo)

Analogo limite di spettro, non indicato per BDBV. Nessuna autorizzazione per l’impiego nel focolaio in corso.

Trial in avvio (2026): studi di fase I/II per candidati vaccinali contro Bundibugyo (piattaforma mRNA e VSV ricombinante); nessun prodotto disponibile in campo nel breve termine. La protezione dipende esclusivamente dai DPI e dai protocolli IPC.

redazione dr. PAOLO MEO CESMET – Centro di Medicina dei Viaggi    www.clinicadelviaggiatore.com
Aggiornamento: 16 giugno 2026  |  Fonti: OMS, ECDC, Ministero della Salute italiano
Aggiornare periodicamente in base all’evoluzione del focolaio. Documento a uso professionale e informativo.

 

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EPIDEMIA DI EBOLA BUNDIBUGYO 2026 -aggiornamenti

EPIDEMIA DI EBOLA BUNDIBUGYO (RD CONGO – UGANDA) 2026
Commenti sulla situazionale in Africa Centrale     Aggiornamento al 7 giugno 2026
redazione e commenti dr. Paolo Meo

QUADRO EPIDEMIOLOGICO ATTUALE (7 giugno 2026)
  Casi confermati                            Decessi confermati                   Guariti
Rep. Dem. del Congo (RDC)                                    ~380                                                ~60                                              ~8
Uganda                                                                                  15                                                      1                                                 —
TOTALE                                                                           ~395                                                ~61                                                    —

I dati sono aggiornati al 6 giugno 2026 (OMS / Africa CDC / EbolaMap).
I casi sospetti, dopo la revisione OMS del 2 giugno, sono scesi da oltre 900 a ~116 ancora in attesa di conferma.
precedentemente comunicati (~238) includevano molti casi poi attribuiti ad altre patologie febbrili.

ORIGINE E PAESI COINVOLTI
Il focolaio — il 17° nella storia della Rep. Democ. Congo — è stato dichiarato il 15 maggio 2026 nella provincia dell’Ituri
(nord-est della RDC, città di Bunia), con il primo decesso documentato già il 24 aprile.
Il ritardo nella diagnosi è stato causato dai kit diagnostici inizialmente calibrati solo per il ceppo Zaire, che hanno restituito falsi
negativi.
Il virus responsabile è il Bundibugyo ebolavirus (BDBV), terza epidemia mai registrata con questo ceppo,
già più grande delle precedenti (2007 Uganda; 2012 RDC).
L’Uganda è stato coinvolto a partire da metà maggio tramite casi importati (Kampala e distretto di Rwampara).
L’OMS ha dichiarato l’emergenza sanitaria internazionale (PHEIC) il 17 maggio 2026.

FATTORI DI RISCHIO E CRITICITÀ

Il ceppo Bundibugyo non dispone di vaccino approvato né di terapia antivirale specifica:
il vaccino rVSV-ZEBOV (Ervebo) e i farmaci mAb attivi sul ceppo Zaire non sono efficaci sul BDBV.
Il tasso di letalità nei casi confermati si attesta intorno al 12–14% (storicamente 25–50%), probabile effetto di bias di
segnalazione. La zona dell’Ituri è devastata da conflitti armati, con accesso umanitario difficile:
– un’equipe di sepoltura è stata attaccata il 6 giugno in South Kivu.
– Al 6 giugno risultano infettati 16 operatori sanitari.

L’Italia ha attivato protocolli di sorveglianza (circolare 18 maggio, ordinanza 29 maggio) e valuta il rischio per
la popolazione europea come molto basso. Nessun caso confermato fuori dall’Africa.


PROSPETTIVE: L’EPIDEMIA È IN ESPANSIONE O SI STA CONTENENDO?

Al 7 giugno il quadro sembra essere ancora in espansione, ma con segnali parzialmente incoraggianti. La revisione al
ribasso dei casi sospetti (da oltre 900 a ~116 pendenti) operata dall’OMS il 2 giugno indica:
– un progressivo
smaltimento dell’arretrato diagnostico,
– non una vera e propria riduzione reale dei contagi.
– I casi confermati continuano ad aumentare ( 344 il 3 giugno → ~380 il 6 giugno) su 24 zone sanitarie in tre province della RDC.
in particolare nelle aree di guerra e di guerriglia

MSF ha avvertito il 31 maggio che nessuna epidemia di Ebola aveva mai registrato così tanti casi così rapidamente
dopo la dichiarazione ufficiale.
Sul fronte positivo: il 1° giugno è stata registrata la prima guarigione;
– MSF ha aperto un centro di trattamento da 65 posti a Ituri;
– CEPI ha stanziato oltre 60 milioni di dollari per accelerare tre candidati vaccini anti-BDBV
(IAVI, Moderna, Università di Oxford); trial clinici in corso.
– L’OMS ha lanciato il 5 giugno un piano strategico continentale congiunto con la RDC.
Il rischio di propagazione regionale — Uganda inclusa — è reale ma attentamente monitorato.
Un contenimento effettivo richiederà settimane se non mesi, subordinato all’accesso umanitario nelle zone di conflitto e allo sviluppo rapido di contromisure
specifiche.
Ma i rischi per viaggiatori internazionali nell’area al di fuori delle zone di guerra o dei villaggi interna sono da considerare quasi nulli.
continueremo a tenenre monitorata la situazione e ad informare valutando i reali rischi di contagio del virus. 

Fonti: OMS (WHO) · Africa CDC · EbolaMap.org · Sky TG24 · Euronews · Salutelab.it |
Documento redatto da dr. Paolo Meo il 7 giugno 2026 .

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