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FULMINI: come ti devi comportare

POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA  ·  Centro di Medicina Tropicale e dei Viaggi

RISCHIO FULMINI

Decalogo — come comportarsi in caso di temporale improvviso

Temporali estivi e autunnali  ·  in montagna, in spiaggia, nei campi, all’aperto

LA REGOLA 30/30 — quella da ricordare per prima

Meno di 30 secondi fra il lampo e il tuono: la cella è entro 10 km, sei già nel raggio del fulmine → cerca riparo.

Esci allo scoperto solo 30 minuti dopo l’ultimo tuono: molte vittime vengono colpite quando il temporale sembra finito.

1

Parti presto, guarda le previsioni

Il temporale termico è puntuale: si forma nel primo pomeriggio. In montagna la parte esposta va conclusa entro le prime ore del pomeriggio.

2

Applica la regola 30/30

Al riparo se fra lampo e tuono passano meno di 30 secondi. Fuori non prima di 30 minuti dall’ultimo tuono.

3

Scegli il riparo giusto

Sicuri solo: edificio con impianti e auto chiusa. Non sono ripari gazebo, tettoie, ombrelloni, tende, capanni, grotte poco profonde.

4

Allontanati da tutto ciò che sporge

Cime, creste, alberi isolati, pali, tralicci, croci di vetta. Da un albero alto stai lontano almeno il doppio della sua altezza.

5

Esci subito dall’acqua

Mare, laghi, fiumi, piscine: l’acqua distribuisce la corrente su decine di metri. In spiaggia sei tu l’oggetto più alto.

6

Deponi gli oggetti lunghi e metallici

Piccozze, bastoncini, ombrelli, canne da pesca, attrezzi: appoggiali a qualche metro. Nessun materiale indossato isola dal fulmine.

7

In gruppo, distanziatevi

Almeno 3-5 metri l’uno dall’altro: un solo fulmine non deve mettere fuori gioco tutti, e qualcuno deve poter soccorrere.

8

Se sei sorpreso allo scoperto: accovacciati

Sui talloni, piedi uniti, testa fra le ginocchia, mani sulle orecchie. Mai sdraiarsi a terra: è la posizione che uccide.

9

In casa: tubature e cavi conducono

Niente doccia, lavelli, telefono fisso. Stacca gli apparecchi prima del temporale. Lontano da porte, finestre e pareti esterne.

10

In auto: resta dentro

Protegge la carrozzeria, non i pneumatici. Fermati, non toccare le parti metalliche, non uscire. Moto e bici non proteggono.

SE QUALCUNO VIENE COLPITO — i primi minuti decidono

TOCCALA SUBITO  — Chi è stato colpito non trattiene alcuna carica: nessun rischio per chi soccorre.

CHIAMA IL 112  — Se la zona è ancora esposta, spostala prima in un luogo sicuro.

NON RESPIRA? VENTILA  — 30 compressioni / 2 ventilazioni. Nel fulmine il cuore riparte da solo, il respiro no.

NON FERMARTI PRESTO  — Rianima a lungo: sono documentati recuperi completi dopo molti minuti.

PIÙ VITTIME?  — Triage inverso: soccorri per primi quelli che sembrano morti, cioè chi non respira.

POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA  ·  Direttore: Dr. Paolo Meo, infettivologo-tropicalista  ·  clinicadelviaggiatore.com

Materiale divulgativo. Non sostituisce i protocolli ufficiali di soccorso. In emergenza chiamare il 112.

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DENGUE E MALDIVE GRAVE EPIDEMIA

Cesmet bollettino della DENGUE nelle MALDIVE 

POLO VIAGGI
CESMET – ARTEMISIA  |  Centro di Medicina Tropicale e dei Viaggi
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Scheda paese · Scheda malattia · Edizione 1 agosto 2026

MALDIVE E DENGUE vista dall’Italia

Il paradiso ha una zanzara. Quello che devi sapere prima di partire.

                                                                   

Redazione scientifica del POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA

Direttore: Dr. Paolo Meo — tropicalista, infettivologo

Le Maldive sono oggi la prima causa di dengue importata in Italia: 7 casi su 10.

Come è fatta questa scheda

1
Perché una scheda dedicata alle Maldive
Nel 2026 il 71% delle dengue diagnosticate in Italia arriva dalle Maldive. Un cambio di geografia del rischio che quasi nessun turista conosce.
2
La situazione oggi: i numeri dell’epidemia
Andamento mensile dei casi nel 2026, confronto con il 2025, decessi e allerta delle autorità sanitarie maldiviane.
3
Atollo per atollo: dove circola davvero il virus
Le aree a incidenza più alta, il peso di Malé e la differenza reale fra isole abitate, resort e liveaboard.
4
La zanzara: chi è, dove vive, quando punge
Aedes aegypti e Aedes albopictus, il loro habitat nei villaggi e nei resort, e perché pungono di giorno.
5
Che cos’è la dengue e come si manifesta
Sintomi, tempi di incubazione, decorso tipico e i segnali d’allarme che impongono il ricovero immediato.
6
Perché la seconda dengue è più pericolosa della prima
Il fenomeno del potenziamento anticorpo-dipendente e chi deve considerarsi a rischio aumentato.
7
QDENGA: il vaccino, in profondità
Perché la prima dose protegge già chi parte, quando farla, a chi è essenziale e la posizione del CESMET.
8
Proteggersi dalle punture: cosa funziona davvero
NOZETA e olio di Neem come repellente di prima scelta del CESMET, abbigliamento, ambienti e orari.
9
Se hai la febbre alle Maldive
Cosa fare sull’isola, quali farmaci evitare assolutamente e quando chiedere l’evacuazione sanitaria.
10
Se hai la febbre al rientro in Italia
La finestra dei 14 giorni, cosa dire al medico e perché la tua diagnosi protegge anche il tuo quartiere.
11
Non solo dengue: Zika e chikungunya
Gli altri virus trasmessi dalla stessa zanzara e le implicazioni per chi cerca una gravidanza.
12
La checklist del viaggiatore
Cosa fare appena prenoti, nei giorni prima, in valigia e al ritorno. Una lista da spuntare.
13
Domande frequenti e fonti
Le domande che riceviamo più spesso in ambulatorio e i riferimenti scientifici di questa scheda.

1. Perché una scheda dedicata alle Maldive

Per anni la dengue è stata, nell’immaginario del viaggiatore italiano, una malattia del Sud-est asiatico o dell’America Latina. Qualcosa che si prende zaino in spalla, non in un bungalow sull’acqua. Nel 2026 questa immagine è semplicemente sbagliata.

I dati della sorveglianza nazionale italiana sono netti: dei 169 casi di dengue confermati in Italia nel primo semestre 2026, tutti importati da viaggi, il 71% ha come luogo di esposizione le Maldive. Nel primo trimestre la percentuale era ancora più alta, l’83%. Nessun’altra destinazione si avvicina.

169
casi dengue in Italia 2026
71%
esposizione Maldive
~120
viaggiatori italiani infettati

Lo stesso fenomeno si osserva in Spagna, dove circa la metà dei 124 casi importati registrati fino al 19 luglio 2026 è collegata a un viaggio nelle Maldive. Non è un’anomalia italiana: è un’epidemia in corso in un arcipelago che riceve due milioni e mezzo di turisti l’anno.

2. La situazione oggi: i numeri dell’epidemia

L’Health Protection Agency (HPA) delle Maldive pubblica dati mensili sulle malattie infettive. Il 2026 si è aperto con un’impennata che non ha precedenti recenti e che è proseguita per tutto il primo semestre.

Mese 2026 Casi dengue Stesso mese 2025 Variazione
Gennaio 647 424 +53%
Febbraio 428 76 +463%
Marzo 535 60 +792%
Aprile 648 in crescita
Maggio 778 picco del semestre
Totale gen–mag ~3.000

Un dato che i tour operator non raccontano
muore a 23 anni punto da una zanzara infetta di virus della DENGUE

Circa tremila casi in cinque mesi in un Paese di poco più di 500.000 abitanti significano un’incidenza altissima. Nello stesso periodo il flusso turistico non ha subito rallentamenti: il governo maldiviano punta a 2,5 milioni di visitatori nel 2026.

Il 13 aprile 2026 un giovane di 23 anni residente a Milano, nell’atollo di Shaviyani, è deceduto all’Indira Gandhi Memorial Hospital di Malé dopo un ricovero in terapia intensiva. È il decesso che ha portato la dengue in prima pagina nelle Maldive.

L’HPA ha diffuso ripetuti avvisi alla popolazione — a gennaio, ad aprile e nei mesi successivi — chiedendo la collaborazione di consigli comunali, strutture private e cittadini per l’eliminazione dei focolai larvali. Il consiglio comunale di Malé ha intensificato le operazioni di disinfestazione (fogging) dall’inizio dell’anno.

3. Atollo per atollo: dove circola davvero il virus

                                                                    

Le Maldive sono 26 atolli naturali e oltre 1.190 isole, di cui circa 190 abitate e più di 170 destinate a resort. La sorveglianza sanitaria ragiona per atollo, non per singola isola: i dati pubblici disponibili sono espressi come incidenza per 10.000 abitanti a livello di atollo amministrativo. Questa è la geografia reale del rischio.

Atollo Incidenza (gennaio 2026) Rilievo per il turista
Vaavu (Felidhoo) 75 casi / 10.000 ab. Atollo con la più alta incidenza; meta di safari-boat e immersioni
Kaafu (Malé Atoll) 71 casi / 10.000 ab. Include Malé, Hulhumalé, l’aeroporto e la maggior parte dei resort
Gaafu Alifu 47 casi / 10.000 ab. Atollo meridionale, resort e isole locali
Alifu Alifu (Ari Nord) fra i più colpiti a marzo Zona classica di resort e crociere
Shaviyani fra i più colpiti a marzo Atollo settentrionale; sede del decesso di aprile
Altri atolli trasmissione diffusa Nessun atollo può essere considerato indenne

Il limite dei dati e come leggerlo

Non esistono dati pubblici sul numero di zanzare infette per singola isola: nelle Maldive non è attiva una sorveglianza entomo-virologica capillare come quella che, per esempio, l’Italia applica alla zanzara tigre. Chi vi promette una mappa “isola per isola” delle zanzare positive vi sta raccontando qualcosa che non esiste.

Quello che sappiamo è la geografia dei casi umani, che nelle isole piccole coincide di fatto con la geografia del vettore: se su un’isola di due chilometri quadrati ci sono casi, la zanzara infetta è lì.

Isole locali, resort e liveaboard: tre rischi diversi

Malé e isole abitate
Rischio alto
Densità urbana, cisterne, ristagni domestici, trasmissione continua
Guesthouse su isole locali
Rischio medio-alto
Si vive dentro il villaggio, con la stessa esposizione dei residenti
Resort su isola privata
Rischio medio
Disinfestazione regolare, ma personale e forniture arrivano dalle isole abitate

L’idea che il resort sia una bolla protetta è la più diffusa e la più pericolosa delle convinzioni. I resort maldiviani effettuano disinfestazioni regolari e mantengono standard elevati, ma ogni isola-resort riceve ogni giorno personale che vive sulle isole abitate, e ospita vegetazione lussureggiante, sottovasi, grondaie e fioriere: esattamente l’habitat che Aedes aegypti predilige. Diversi casi diagnosticati in Italia riguardano viaggiatori che non hanno mai lasciato il proprio resort.

Le crociere in liveaboard (safari-boat) meritano una nota a parte: le imbarcazioni sostano vicino alle isole, le zanzare salgono a bordo all’ormeggio e gli spazi comuni all’aperto al tramonto sono un punto di esposizione tipico. L’atollo di Vaavu, che guida la classifica dell’incidenza, è una delle rotte più battute.

4. La zanzara: chi è, dove vive, quando punge

Nelle Maldive la dengue è trasmessa da due specie del genere Aedes: soprattutto Aedes aegypti, la zanzara della febbre gialla, e in misura minore Aedes albopictus, la zanzara tigre che conosciamo bene anche in Italia. Entrambe sono presenti in modo stabile sull’arcipelago.

  • Punge di giorno. È la differenza che sorprende tutti. A differenza delle anofele della malaria, che pungono di notte, Aedes è attiva soprattutto nelle due-tre ore dopo l’alba e nelle due-tre ore prima del tramonto. La zanzariera sul letto serve a poco; il repellente alle 17:00 sull’aperitivo in spiaggia serve moltissimo.
  • Vive vicino all’uomo. Non è una zanzara di foresta: si riproduce in piccole raccolte d’acqua di origine domestica — sottovasi, cisterne, secchi, copertoni, grondaie, ciotole degli animali, teli. Il raggio di volo è breve, spesso poche decine di metri.
  • Vola basso e punge le caviglie. Il repellente va applicato anche su piedi, caviglie e polpacci, che sono le zone più frequentemente dimenticate.
  • Le Maldive hanno il clima ideale tutto l’anno. Non esiste una vera stagione a rischio zero. Il monsone Iruvai e le piogge aumentano i focolai larvali, ma la trasmissione è continua nei dodici mesi.

IL PARERE DEL DR. MEO

Nei quarant’anni che ho passato fra tropici e ambulatorio, la frase che sento più spesso è: “Dottore, ma io ero in un resort a cinque stelle”. Come se il virus leggesse le stelle di TripAdvisor. La zanzara che ti punge non sa quanto hai pagato la notte: sa che c’è un sottovaso pieno d’acqua dietro la spa e che tu sei fermo al bar alle sei di sera con le caviglie scoperte.

L’altra frase che sento è: “Non me l’ha detto nessuno”. E questa mi fa più rabbia della prima, perché è vera. L’agenzia vende il sogno, il resort vende la calma, e nessuno mette in valigia l’informazione che serve. È esattamente per questo che scriviamo queste schede.

5. Che cos’è la dengue e come si manifesta

La dengue è un’infezione virale acuta causata da quattro sierotipi distinti del virus dengue (DENV-1, DENV-2, DENV-3, DENV-4). L’infezione con un sierotipo lascia un’immunità permanente verso quel sierotipo soltanto, e una protezione temporanea e parziale verso gli altri tre.

Fase Quando Che cosa succede
Incubazione 4–10 giorni dalla puntura Nessun sintomo. È in questa finestra che molti tornano a casa
Fase febbrile giorni 1–3 Febbre alta improvvisa, cefalea frontale, dolore retro-orbitario, mialgie e artralgie intense (la “febbre spacca-ossa”), nausea, esantema
Fase critica giorni 3–7 Sfebbramento: è il momento più insidioso. Nella maggior parte dei casi inizia la guarigione, in una minoranza compaiono le complicanze
Convalescenza giorni 7–14 e oltre Astenia marcata, talvolta per settimane; possibile rash pruriginoso

SEGNALI D’ALLARME — cerca assistenza medica immediata

Dolore addominale intenso e persistente · Vomito ripetuto · Sanguinamento da naso o gengive, ematomi spontanei, sangue nel vomito o nelle feci · Respiro affannoso · Letargia, irrequietezza, confusione · Estremità fredde e sudate · Riduzione della diuresi

Questi segni compaiono tipicamente proprio quando la febbre scende, fra il terzo e il settimo giorno. Il calo della febbre nella dengue non significa che stai guarendo: significa che entri nella fase in cui va sorvegliato.

Va detto con onestà: la maggior parte delle infezioni da dengue nel viaggiatore adulto sano decorre in forma lieve o addirittura asintomatica, e si risolve senza conseguenze. La forma grave è una minoranza. Ma è una minoranza che esiste, che può richiedere terapia intensiva, e che nelle Maldive nel 2026 ha già causato almeno un decesso.

6. Perché la seconda dengue è più pericolosa della prima

È la caratteristica che rende questa malattia diversa da tutte le altre che il viaggiatore conosce. Chi ha già avuto la dengue con un sierotipo e si infetta successivamente con un sierotipo diverso ha un rischio significativamente maggiore di sviluppare una forma grave.

Il meccanismo si chiama potenziamento anticorpo-dipendente (Antibody-Dependent Enhancement, ADE): gli anticorpi prodotti contro il primo virus non riescono a neutralizzare il secondo, ma vi si legano e ne facilitano l’ingresso nelle cellule del sistema immunitario, amplificando la replicazione virale e la risposta infiammatoria.

Chi deve considerarsi a rischio aumentato

Chi ha avuto un episodio documentato di dengue in passato, anche molti anni fa e anche in un altro continente.

Chi ha soggiornato a lungo in area endemica e potrebbe aver avuto un’infezione lieve o asintomatica senza saperlo — situazione molto più comune di quanto si creda.

Chi torna ripetutamente nella stessa area tropicale, moltiplicando le occasioni di incontrare un sierotipo diverso.

Questo punto è centrale per capire il capitolo successivo: è proprio nella popolazione già venuta a contatto con il virus che il vaccino QDENGA offre la protezione più solida, ed è in questa popolazione che il rischio di malattia grave, senza vaccino, è più alto.

7. QDENGA: il vaccino, in profondità

Chi parte per le Maldive può partire vaccinato. Anche con poco preavviso.

Che cos’è

QDENGA® (TAK-003, Takeda) è un vaccino tetravalente vivo attenuato, autorizzato dall’Agenzia Europea per i Medicinali e disponibile in Italia presso i centri di medicina dei viaggi. Contiene tutti e quattro i sierotipi del virus dengue in forma attenuata, costruiti su una piattaforma DENV-2. È indicato a partire dai 4 anni di età.

A differenza del precedente Dengvaxia, QDENGA può essere somministrato sia a chi ha già avuto la dengue sia a chi non l’ha mai avuta, senza necessità di eseguire prima un test sierologico.

                                                        

La prima dose protegge già chi parte

È il punto che il CESMET vuole affermare con la massima chiarezza, perché è quello che nella pratica fa la differenza fra un viaggiatore protetto e uno che parte scoperto. Una sola dose di QDENGA induce già una risposta immunitaria verso tutti e quattro i sierotipi e offre al viaggiatore una protezione adeguata al soggiorno.

Voce Indicazione del POLO VIAGGI CESMET
Momento ideale della prima dose 14–30 giorni prima della partenza
In caso di urgenza anche a circa una settimana dalla partenza: si vaccina comunque
Età dai 4 anni in su; nessun aggiustamento di dose oltre i 60 anni
Seconda dose (richiamo) a 3 mesi dalla prima. Rafforza l’immunità e porta la copertura a 4–5 anni
Se si parte con una sola dose il richiamo si programma al rientro: il viaggio non va rimandato
Test sierologico preliminare non necessario

Il messaggio pratico

Il ciclo a due dosi è lo schema ottimale e va preferito ogni volta che c’è il tempo per farlo: è quello che consolida la risposta immunitaria e che estende la copertura a quattro-cinque anni, coprendo quindi anche i viaggi successivi.

Ma la mancanza di tre mesi di preavviso non è, e non deve diventare, un motivo per rinunciare alla vaccinazione. Chi si presenta da noi tre settimane prima di partire per le Maldive viene vaccinato e parte protetto. Chi si presenta a una settimana dalla partenza viene vaccinato lo stesso.

Chi non riesce a completare il richiamo prima di partire lo esegue al ritorno: la protezione acquisita non va persa e il beneficio a lungo termine si recupera integralmente.

Quanto protegge

Negli studi registrativi condotti su oltre 20.000 partecipanti in aree endemiche, QDENGA ha mostrato un’efficacia complessiva intorno all’80% contro la dengue confermata in laboratorio a 12 mesi, e una protezione di circa l’84% contro l’ospedalizzazione. A distanza di quattro anni e mezzo l’efficacia contro la malattia si attesta intorno al 60%, mentre la protezione contro le forme che richiedono il ricovero — quelle che davvero contano — si mantiene più alta e più duratura.

La protezione è più elevata e più solida in chi ha già avuto un contatto con il virus. Nel soggetto mai infettato la protezione contro DENV-1 e DENV-2 è buona, mentre i dati su DENV-3 e DENV-4 sono più limitati. Il vaccino non protegge tutti i vaccinati contro tutti i sierotipi: per questo la protezione antizanzara resta indispensabile anche dopo la vaccinazione.

Chi deve vaccinarsi: la posizione del CESMET

Le società scientifiche italiane di medicina dei viaggi, nelle loro indicazioni generali, non raccomandano QDENGA in modo indiscriminato a tutti i viaggiatori internazionali e riservano la raccomandazione piena a chi ha già avuto la dengue o a chi soggiorna a lungo in area endemica.

Il POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA, per la specifica destinazione Maldive e alla luce dell’epidemia in corso nell’arcipelago nel 2026, assume una posizione più netta e la dichiara apertamente.

Le indicazioni del POLO VIAGGI CESMET per chi parte per le Maldive

ESSENZIALE negli ultrasessantenni e nei portatori di malattie croniche: diabete, cardiopatie, broncopneumopatie, nefropatie. Sono le persone in cui la dengue, se contratta, ha la probabilità più alta di evolvere in forma grave e di richiedere il ricovero.

ESSENZIALE in chi ha già avuto un episodio di dengue in passato, anche molti anni fa e in un altro continente: è il soggetto a maggior rischio di forma grave per il fenomeno del potenziamento anticorpo-dipendente.

IMPORTANTE nei bambini a partire dai 4 anni di età, per i quali il vaccino è autorizzato e per i quali la protezione comportamentale è, nella realtà di una vacanza al mare, molto difficile da mantenere per l’intera giornata.

FORTEMENTE CONSIGLIATO a tutti coloro che si recano alle Maldive, indipendentemente dall’età, dalla durata del soggiorno e dal tipo di struttura scelta. L’arcipelago è oggi la prima sorgente di dengue importata in Italia: la raccomandazione è generale.

NON INDICATO in gravidanza, in allattamento e nei soggetti immunodepressi: sono controindicazioni assolute del vaccino vivo attenuato. Per queste persone la difesa si costruisce interamente sul repellente e sul comportamento.

Controindicazioni e cautele

  • Gravidanza e allattamento: controindicato. Si tratta di un vaccino vivo attenuato. Alle donne in età fertile si raccomanda di evitare una gravidanza nel mese successivo alla vaccinazione.
  • Immunodepressione: controindicato. Comprende le terapie immunosoppressive, i corticosteroidi sistemici ad alte dosi, le immunodeficienze congenite o acquisite. Attenzione: alcuni pazienti cronici rientrano in questa categoria e vanno valutati singolarmente.
  • Ipersensibilità nota a un componente del vaccino o reazione grave a una dose precedente.
  • Immunoglobuline o emoderivati recenti: attendere almeno 6 settimane, preferibilmente 3 mesi, dalla fine del trattamento.
  • Gli effetti indesiderati più comuni sono lievi e transitori: dolore in sede di iniezione, cefalea, mialgie, malessere, febbricola nei giorni successivi.

IL PARERE DEL DR. MEO

Per anni ho visto viaggiatori tornare dallo studio senza vaccino perché qualcuno aveva detto loro che “ci vogliono tre mesi”. È una risposta burocratica, non clinica. La prima dose di QDENGA lavora: induce una risposta verso tutti e quattro i sierotipi e mette il viaggiatore in condizione di partire coperto. Il momento migliore per farla sono i quattordici-trenta giorni prima della partenza; se uno mi arriva a sette giorni, lo vaccino comunque, perché la protezione si costruisce nei primi giorni del soggiorno e le Maldive non sono un rischio di un giorno solo.

Il richiamo a tre mesi è la scelta migliore e va programmato: non tanto per il viaggio che stai facendo, quanto per i quattro-cinque anni successivi, che è quello che quella seconda dose ti regala. Ma se il calendario non lo consente prima della partenza, si fa al ritorno. Il viaggio non si rimanda e la vaccinazione non si salta.

E poi c’è la parte su cui non transigo. Se hai più di sessant’anni, se hai il diabete, se hai un cuore, un polmone o un rene che non funzionano come dovrebbero, per me questo vaccino è essenziale, non opzionale: sei tu quello che rischia la terapia intensiva, non il ragazzo di venticinque anni nel bungalow accanto. E se hai bambini sopra i quattro anni, ricordati che al mare nessun bambino tiene addosso il repellente per dodici ore. Il vaccino, quello, resta.

8. Proteggersi dalle punture: cosa funziona davvero

Il vaccino non sostituisce la protezione antizanzara: la integra. Le raccomandazioni ufficiali sono esplicite nel chiedere che le misure di protezione personale proseguano anche dopo la vaccinazione. Nelle Maldive, dove l’esposizione è quotidiana e diurna, questo è il vero lavoro del viaggiatore.

NOZETA – olio di Neem: il repellente scelto dal CESMET

Il CESMET ha testato e selezionato NOZETA, la formulazione per uso umano dell’olio di Neem (Azadirachta indica) arricchita con essenze aromatiche, fra cui Corymbia citriodora, che ne potenziano l’effetto repellente e ne rendono gradevole la fragranza. È il prodotto che indichiamo per primo ai nostri viaggiatori diretti alle Maldive.

  • Naturale, sicuro, multiuso. Estratto dal frutto e dalle radici dell’albero di Neem, è utilizzabile sui neonati, sui bambini, in gravidanza e nei soggetti con pelle sensibile o che desiderano evitare prodotti di sintesi. Proprio le categorie che, alle Maldive, non possono ricorrere al vaccino.
  • Attivo sulle zanzare Aedes, vettori di dengue, Zika e chikungunya, oltre che sulle Anopheles della malaria.
  • Non solo repellente. Ha un’azione lenitiva e antinfiammatoria dopo la puntura, protegge da zecche e parassiti cutanei (scabbia, pidocchi) ed è efficace su eritemi e scottature solari: alle Maldive è tre prodotti in uno.
  • Applicazione: sulle zone da proteggere, una o più volte al giorno, con particolare attenzione alle ore del mattino presto e a quelle precedenti il tramonto, e sempre dopo il bagno.

Le altre misure

Misura Come applicarla
Repellente di prima scelta NOZETA (olio di Neem), una o più applicazioni al giorno e dopo ogni bagno
Repellenti di sintesi DEET 30–50%, icaridina (picaridina) 20% o IR3535, per chi li preferisce o in aggiunta nelle esposizioni più intense; non utilizzabili nei bambini piccoli e sconsigliati per uso prolungato
Sequenza corretta Prima la crema solare, poi — dopo 15–20 minuti — il repellente. Mai il contrario
Zone da non dimenticare Caviglie, piedi, polpacci, nuca, orecchie. Aedes vola basso
Abbigliamento Manica lunga e pantaloni leggeri e chiari nelle ore a rischio; tessuti trattati con permetrina per chi fa escursioni o crociera
Ambienti Aria condizionata o ventilatore acceso, zanzariere alle finestre, spirali o diffusori negli spazi aperti al tramonto
Attorno all’alloggio Segnalare alla struttura sottovasi, secchi e ristagni: la zanzara che ti punge è nata a pochi metri da te

9. Se hai la febbre alle Maldive

  • Rivolgiti subito al medico del resort o al centro sanitario dell’isola. Il test rapido NS1 è ampiamente disponibile nelle strutture maldiviane e dà una risposta nelle prime ore di malattia.
  • Non assumere aspirina, ibuprofene o altri antinfiammatori non steroidei. Aumentano il rischio emorragico. Il paracetamolo è il farmaco di riferimento per febbre e dolore.
  • Idratati abbondantemente. La disidratazione è il principale fattore che peggiora il decorso, e sull’isola tropicale è facilissima.
  • Riposa e fatti controllare quotidianamente nella fase di sfebbramento: è la finestra critica.
  • Proteggiti dalle punture anche da malato: nei primi giorni sei tu la fonte del virus per le zanzare dell’isola.
  • Verifica la tua assicurazione sanitaria. Molte isole distano ore di idrovolante o barca da Malé, e il trasferimento in caso di forma grave è costoso e non sempre rapido. Un’assicurazione con copertura per evacuazione sanitaria non è un optional alle Maldive.

10. Se hai la febbre al rientro in Italia

L’incubazione arriva fino a 14 giorni. Significa che moltissimi viaggiatori si ammalano dopo il rientro, spesso con il ricordo del viaggio già archiviato.

La regola dei 14 giorni

Qualsiasi febbre che compare entro 14 giorni dal rientro da un’area tropicale va valutata rapidamente in un centro di medicina dei viaggi, dichiarando sempre destinazione e date del soggiorno.

Anche in Italia, nei primi giorni di malattia, continua a proteggerti dalle punture. La zanzara tigre è presente in gran parte del Paese: un viaggiatore virèmico non protetto è il punto di partenza di un focolaio autoctono.

Non è un allarme teorico. Uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità con la Fondazione Bruno Kessler, pubblicato nel 2026, ha dimostrato che quasi tutte le trasmissioni locali di dengue in Italia avvengono entro circa 400 metri dal caso importato, e che la diagnosi precoce con disinfestazione tempestiva riduce di oltre il 40% la trasmissione secondaria. La tua diagnosi rapida protegge il tuo condominio.

11. Non solo dengue: Zika e chikungunya

La stessa zanzara che trasmette la dengue veicola anche il virus Zika e il virus chikungunya. Nel febbraio 2026 le autorità sanitarie britanniche hanno confermato un caso di Zika in un viaggiatore rientrato dalle Maldive.

Se stai cercando una gravidanza

Il virus Zika è associato a malformazioni congenite gravi. Le donne in gravidanza dovrebbero valutare con attenzione l’opportunità del viaggio; chi programma una gravidanza dovrebbe rispettare i periodi di attesa raccomandati dopo il rientro, diversi per l’uomo e per la donna.

È un tema da discutere in consulenza pre-viaggio, non da risolvere leggendo un forum. Nel dubbio, chiedeteci.

Per la chikungunya sono oggi disponibili in Europa due vaccini — IXCHIQ® (vivo attenuato) e VIMKUNYA® (inattivato, autorizzato in Svizzera nel maggio 2026 per i soggetti dai 18 anni) — la cui indicazione va valutata caso per caso in base alla destinazione e al profilo del viaggiatore.

12. La checklist del viaggiatore

Quando Che cosa fare
Appena prenoti Contatta il centro di medicina dei viaggi. Se hai tre mesi di margine, programma il ciclo completo di QDENGA (prima dose + richiamo prima della partenza)
14–30 giorni prima Momento ideale per la prima dose di QDENGA. Verifica delle altre vaccinazioni (epatite A e B, tifo, tetano, morbillo)
Anche a 7 giorni Sei ancora in tempo: la prima dose si fa comunque. Non rinunciare al vaccino perché ti sei mosso tardi
Prima di partire Acquisto di NOZETA in quantità sufficiente. Sottoscrizione dell’assicurazione sanitaria con copertura per evacuazione
In valigia NOZETA, paracetamolo, termometro, abbigliamento chiaro a manica lunga, spirali o diffusore
Durante il soggiorno Repellente ogni giorno, con particolare attenzione al mattino presto e nelle ore prima del tramonto. Aria condizionata di notte
Al rientro Richiamo di QDENGA a 3 mesi dalla prima dose, se non completato prima. Per 14 giorni: se compare febbre, consulto immediato dichiarando il viaggio. Niente aspirina o FANS. Protezione antizanzara anche in Italia

13. Domande frequenti

Posso ammalarmi anche se sto solo in resort?

Sì. Diversi casi diagnosticati in Italia riguardano viaggiatori che non hanno mai lasciato l’isola del resort. Il rischio è inferiore rispetto alle isole abitate, ma non è zero.

C’è una stagione più sicura per andare?

No. Nelle Maldive la trasmissione è continua tutto l’anno. I periodi piovosi aumentano i focolai larvali, ma non esiste una finestra sicura.

Ho già avuto la dengue anni fa: posso stare tranquillo?

Al contrario. L’immunità è specifica per il sierotipo che hai contratto, e una seconda infezione con un sierotipo diverso comporta un rischio maggiore di forma grave. Sei la persona per cui il vaccino è più chiaramente indicato.

Devo fare un esame del sangue prima del vaccino?

No. QDENGA può essere somministrato senza test sierologico preventivo, sia ai sieropositivi sia ai sieronegativi.

Parto fra due settimane. Faccio in tempo a vaccinarmi?

Sì, e siamo nella finestra ideale: il periodo migliore per la prima dose sono i 14–30 giorni prima della partenza. Anche a una settimana dalla partenza vaccinarsi ha senso e va fatto. Il richiamo si esegue al rientro, a tre mesi dalla prima dose.

Devo per forza fare due dosi prima di partire?

No. La prima dose offre già una protezione adeguata al viaggio. Il richiamo a tre mesi è la scelta migliore perché consolida l’immunità e porta la copertura a quattro-cinque anni, ma può essere eseguito al rientro: non è un motivo per rimandare la partenza né per rinunciare alla vaccinazione.

Ho più di sessant’anni e sono diabetico. Il vaccino è indicato?

Per il CESMET è essenziale. Età superiore ai sessant’anni e patologie croniche — diabete, cardiopatie, broncopneumopatie, nefropatie — sono le condizioni in cui la dengue evolve più facilmente in forma grave. Fa eccezione chi è in terapia immunosoppressiva, per il quale il vaccino è controindicato.

Il vaccino mi esonera dal repellente?

No, in nessun caso. NOZETA va in valigia comunque. Le raccomandazioni ufficiali chiedono esplicitamente di proseguire le misure di protezione personale anche dopo la vaccinazione.

Fonti e riferimenti

  • Health Protection Agency (HPA), Maldives — Communicable Disease Monthly Summary e Dengue, Influenza and Measles Summary, 2026.
  • WHO SEARO — Epidemiological Bulletin, edizioni 2026, sezione Maldive.
  • Istituto Superiore di Sanità — Dashboard nazionale arbovirosi, aggiornamento al 30 giugno 2026 (169 casi di dengue, 71% con esposizione alle Maldive).
  • Ministerio de Sanidad (Spagna) — Casos importados de dengue y chikungunya, 30 luglio 2026.
  • EMA — Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto QDENGA® (vaccino dengue tetravalente vivo attenuato), Takeda.
  • SIMVIM / VaccinarSì — Indicazioni per l’utilizzo del vaccino contro la dengue nel viaggiatore.
  • Comitato svizzero di esperti per la medicina dei viaggi (EKRM) — Raccomandazioni sulla vaccinazione antidengue nel viaggiatore.
  • Manica M. et al. — Autochthonous transmission patterns of dengue virus serotype 2 in Italy. Eurosurveillance 2026;31(27).
  • NaTHNaC / TravelHealthPro — Outbreak updates, Maldive 2026.

Come usare questa scheda

Questa scheda ha finalità informative e non sostituisce la consulenza medica individuale. La decisione sulla vaccinazione e sulla profilassi va presa insieme al medico, valutando la storia clinica, la destinazione precisa, la durata del soggiorno e le condizioni personali.

Il POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA offre consulenza pre-viaggio, vaccinazioni internazionali e valutazione al rientro. Aggiorniamo questa scheda a ogni variazione rilevante del quadro epidemiologico.

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Direttore: Dr. Paolo Meo — tropicalista, infettivologo

DENGUE E MALDIVE GRAVE EPIDEMIA Leggi tutto »

DENGUE bollettino Italia – Europa 01 AGOSTO 2026

     Cesmet bollettino dengue Italia Europa 01 AGOSTO 2026

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Bollettino epidemiologico · n. 1 / 2026

DENGUE:
LA SITUAZIONE IN ITALIA E IN EUROPA

Dati aggiornati al 1° agosto 2026

A cura della Redazione scientifica del POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA

Direttore: Dr. Paolo Meo — tropicalista, infettivologo

In sintesi

169
casi Italia 2026
0
casi autoctoni Italia
2
casi autoctoni Francia
0
decessi

Il quadro in tre righe

In Italia, al 30 giugno 2026, la sorveglianza nazionale ha confermato 169 casi di dengue:tutti importati da viaggi all’estero, nessuno autoctono, nessun decesso.

In Europa continentale la stagione 2026 si è aperta in ritardo e in tono minore:
la Francia ha registrato i primi due casi autoctoni della stagione a fine luglio, in Occitania;
la Spagna, al 19 luglio, riporta solo casi di importazione.

Il vero elemento nuovo del 2026 non è il numero dei casi, ma la loro origine: le Maldive sono diventate il primo luogo di esposizione dei viaggiatori, davanti al tradizionale Sud-est asiatico e all’America Latina.

1. Italia 2026: i numeri della sorveglianza nazionale

Il sistema di sorveglianza integrata delle arbovirosi, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità nell’ambito del Piano Nazionale Arbovirosi, pubblica un aggiornamento mensile della dashboard nazionale. L’ultimo dato consolidato disponibile alla data di questo bollettino è quello relativo al periodo 1° gennaio – 30 giugno 2026, pubblicato il 9 luglio.

Indicatore Italia 2026 (al 30 giugno)
Casi confermati di dengue 169
di cui associati a viaggio all’estero 169 (100%)
di cui autoctoni 0
Decessi 0
Principale luogo di esposizione Maldive (71% dei casi)
Casi confermati di chikungunya 13 (tutti importati; 77% Seychelles)
Casi confermati di Zika 2–3 (tutti importati)
Casi di TBE 0

Distribuzione regionale

Quattro regioni concentrano da sole circa i due terzi delle notifiche. Il dato riflette in larga misura il volume di viaggiatori internazionali e la capacità diagnostica dei centri di riferimento, più che un reale gradiente di rischio territoriale.

Regione Casi confermati Quota sul totale
Lombardia 34 20%
Emilia-Romagna 30 18%
Lazio 25 15%
Toscana 23 14%
Altre regioni 57 33%

Nota di lettura

Il bollettino di sorveglianza della Regione Lombardia, aggiornato al 7 luglio, riporta 36 casi regionali a fronte dei 34 della dashboard nazionale. La differenza dipende dai diversi tempi di consolidamento dei dati regionali e nazionali ed è del tutto fisiologica.

Nel dettaglio lombardo: 17 casi nell’area metropolitana di Milano, 5 a Brescia, 4 nell’Insubria, 4 in Brianza, 2 a Bergamo, 2 nell’area montana e 2 in Val Padana.

2. Il trend: più casi importati, meno trasmissione locale

Il confronto pluriennale racconta due storie che vanno tenute distinte. I casi importati sono in netto aumento: al 22 luglio 2025 l’Italia contava 96 casi confermati, contro i 169 del primo semestre 2026. I casi autoctoni, invece, dopo il picco eccezionale del 2024 sono crollati e nel 2026 non si sono ancora verificati.

Anno Casi importati Casi autoctoni Nota
2023 ~280 82 Focolai Lodi, Roma, Latina, Anzio
2024 ~456 213 Record europeo; grande focolaio a Fano
2025 219 4 Anno dominato dalla chikungunya (384 autoctoni)
2026 (al 30 giu) 169 0 Stagione vettoriale ancora in corso

Va segnalato che il conteggio dei casi autoctoni 2024 varia a seconda della fonte: 213 secondo la contabilità ECDC ripresa dal recente Comment pubblicato su The Lancet Regional Health – Europe da Ippolito e Zumla, 296 secondo lo studio ISS–Fondazione Bruno Kessler pubblicato su Eurosurveillance nel luglio 2026, che analizza le catene di trasmissione di DENV-2 in quattro regioni italiane. In entrambi i casi si tratta del numero più alto mai registrato nell’Europa continentale.

Attenzione a un equivoco ricorrente

Diverse testate hanno riferito, nel luglio 2026, di un “primo caso autoctono a Latina” all’interno di articoli dedicati alla dengue.Quel caso riguarda il virus West Nile, non la dengue, ed è trasmesso da una zanzara diversa (Culex pipiens, non Aedes albopictus).

Alla data di questo bollettino non risultano casi autoctoni di dengue notificati in Italia nel 2026.

                          

3. Europa 2026: una stagione partita in sordina

Nel primo trimestre 2026 l’ECDC non registrava alcun caso di dengue nell’Unione Europea continentale, con circolazione limitata alle regioni ultraperiferiche (Martinica, Guadalupa, Riunione, Guyana francese, Mayotte). La trasmissione locale in Europa continentale si è aperta soltanto a fine luglio.

Francia

Voce Dato (al 27 luglio 2026)
Casi autoctoni di dengue 2 (non collegati tra loro)
Localizzazione Carmaux (Tarn) e Sète (Hérault), Occitania
Casi importati di dengue (dal 1° maggio) 261
Casi autoctoni di chikungunya 1 (Tarn) — primo del 2026
Casi importati di chikungunya 87
Casi autoctoni di West Nile 2 (Pyrénées-Orientales, Bouches-du-Rhône)

Attorno a ciascun caso è stato attivato il protocollo standard: indagine entomologica, disinfestazione mirata nel raggio di 150 metri dal domicilio, ricerca attiva di casi nel vicinato e del caso importato all’origine della trasmissione. La zanzara tigre è ormai insediata in 83 dipartimenti metropolitani francesi.

Per confronto, la Francia ha chiuso il 2025 con 30 casi autoctoni di dengue distribuiti in 11 focolai, e il 2024 con 66. Il 2025 è stato però un anno-record per la chikungunya, con 809 casi autoctoni: il livello più alto dall’avvio della sorveglianza rafforzata nel 2006.

Spagna

Il Ministero della Sanità spagnolo riporta, al 19 luglio 2026, 124 casi importati di dengue — 29 in meno rispetto allo stesso periodo del 2025 — e 108 casi importati di chikungunya, in netto aumento. Anche in Spagna il primo luogo di esposizione per la dengue sono le Maldive, che pesano per circa la metà dei casi, seguite da vari Paesi delle Americhe con poco più di un quarto. Non risultano al momento casi autoctoni di dengue nel 2026.

Il contesto globale

A livello mondiale il 2026 è finora un anno in flessione.
Al 23 marzo l’ECDC contava oltre 500.000 casi e più di 100 decessi in 78 Paesi:
un dato in calo rispetto allo stesso periodo del 2025.
Nelle Americhe la riduzione è marcata (−64% rispetto al 2025, −57% rispetto alla media quinquennale).
Tengono invece, o crescono, alcune aree asiatiche:
Vietnam con un raddoppio dei casi,
Timor Est con un incremento di dieci volte su base annua,
Cambogia e Laos in aumento,
Sri Lanka stabile.
Le Maldive proseguono la crescita avviata a fine 2025.

4. Perché il caso importato è il vero punto di controllo

Lo studio ISS–Fondazione Bruno Kessler pubblicato su Eurosurveillance nel luglio 2026 ha ricostruito le catene di trasmissione dei focolai italiani di DENV-2 del 2024. Due risultati hanno una ricaduta operativa diretta sull’attività ambulatoriale.

  • Quasi tutte le trasmissioni locali avvengono entro circa 400 metri dal caso indice. Il raggio di intervento della disinfestazione, se applicato tempestivamente, copre di fatto l’intera area a rischio.
  • La diagnosi precoce del caso importato, seguita da disinfestazione tempestiva, riduce di oltre il 40% la trasmissione secondaria. In altre parole: metà dei focolai italiani si previene nell’ambulatorio del medico che vede per primo il viaggiatore febbrile di ritorno.

Il messaggio operativo

Ogni febbre in un viaggiatore rientrato da area tropicale nei 15 giorni precedenti va considerata dengue — o malaria — fino a prova contraria, e va segnalata rapidamente. Non è un adempimento burocratico: è la singola misura che più incide sulla probabilità che nasca un focolaio autoctono nel quartiere del paziente.

5. La lettura del CESMET CLINICA DEL VIAGGIATORE

IL PARERE DEL DR. MEO

Guardo questi numeri con un occhio che, dopo quarant’anni di lavoro sul campo, si è abituato a diffidare delle stagioni tranquille. Il 2026 è, per ora, un anno buono: nessun caso autoctono in Italia, due soli casi in Francia, nessun decesso. Ma agosto e settembre sono i mesi che contano davvero, e la zanzara tigre non legge i bollettini.

C’è però un dato che mi interessa più degli altri, ed è quel 71% di esposizioni alle Maldive. Nei miei ambulatori vedo arrivare persone convinte che le Maldive siano una destinazione “da resort”, non una destinazione tropicale. Partono senza consulto, senza repellenti adeguati, spesso senza sapere che lì la dengue circola. Poi tornano con la febbre e si stupiscono. È un cambio di geografia del rischio che il counseling pre-viaggio deve registrare subito:
la dengue non si prende solo nella foresta, si prende anche in bungalow sull’acqua.

E poi c’è la parte che riguarda noi medici. Lo studio dell’ISS dice una cosa semplice: chi vede per primo il viaggiatore con la febbre ha in mano più della metà della prevenzione. Non serve un laboratorio sofisticato, serve pensarci. Nel dubbio, meglio un test in più che un focolaio in più.

6. Indicazioni pratiche

Per chi parte

  • Protezione antizanzara diurna: Aedes albopictus e Aedes aegypti pungono soprattutto nelle ore diurne e crepuscolari, a differenza delle anofele della malaria.
  • Repellenti cutanei a base di DEET 30–50%, icaridina 20% o IR3535, riapplicati secondo la durata dichiarata; abbigliamento coprente nelle ore a rischio.
  • Come complemento naturale, l’olio di Neem (Azadirachta indica) nella formulazione NOZETA, utile in associazione ai repellenti di sintesi soprattutto per uso prolungato e per le pelli sensibili.
  • Zanzariere e aria condizionata negli ambienti di soggiorno; attenzione ai piccoli ristagni d’acqua attorno all’alloggio.
  • Chi ha già avuto un episodio di dengue in passato deve sapere che una seconda infezione con sierotipo diverso comporta un rischio maggiore di forma severa: per questi viaggiatori il consulto pre-partenza non è opzionale.
    • vaccinazione contro la dengue con QDENGA – 1 DOSE è SUFFICIENTE PER LA COPERTURA PER I PRIMI 3/6 MESI la seconda dose potenzia e prolunga a copertura per 4/5 anni.
    •                                                  

Al rientro

  • Febbre entro 14 giorni dal rientro da area tropicale: consultare rapidamente un centro di medicina dei viaggi, indicando sempre la destinazione e le date del soggiorno.
  • Evitare acido acetilsalicilico e FANS finché non sia esclusa la dengue, per il rischio emorragico; il paracetamolo resta il farmaco sintomatico di riferimento.
  • Nei 15 giorni successivi alla comparsa dei sintomi, proteggersi dalle punture anche in Italia: è il periodo in cui il paziente può alimentare la catena di trasmissione locale.

Per chi resta

  • Lotta antilarvale domestica: sottovasi, tombini, secchi, teli, grondaie. È la misura a più alta resa e la più trascurata.
  • La collaborazione dei cittadini è, nei fatti, parte integrante del sistema di sorveglianza: nessuna disinfestazione pubblica compensa un giardino pieno di ristagni.

7. Cosa monitoreremo nelle prossime settimane

La finestra critica per la trasmissione autoctona in Italia – in Europa è quella compresa fra la seconda metà di agosto e la fine di settembre: è in questo intervallo che si sono aperti tutti i principali focolai degli ultimi anni, da Lodi e Roma nel 2023 a Fano e Cavezzo nel 2024. Il prossimo aggiornamento della dashboard ISS, con i dati al 31 luglio, è atteso nei primi giorni di agosto.

Continueremo a seguire l’evoluzione e ad aggiornare questo bollettino.

Fonti e riferimenti

  • Istituto Superiore di Sanità — Dashboard nazionale arbovirosi, aggiornamento del 9 luglio 2026 (dati al 30 giugno 2026); bollettini periodici del Piano Nazionale Arbovirosi 2026.
  • Santé publique France — Chikungunya, dengue, Zika et West Nile en France hexagonale, bulletin de la surveillance renforcée du 29 juillet 2026.
  • Ministerio de Sanidad (Spagna) — Notificación de casos importados de dengue y chikungunya, 30 luglio 2026.
  • ECDC — Dengue worldwide overview, situation update marzo 2026; Seasonal surveillance of dengue in the EU/EEA, 2026; dati storici sulla trasmissione locale di dengue nell’UE/SEE.
  • Manica M. et al. — Autochthonous transmission patterns of dengue virus serotype 2 in Italy: evidence from outbreaks in 2024. Eurosurveillance 2026;31(27).
  • Ippolito G., Zumla A. — Preparing Europe for the resurgence of autochthonous dengue transmission. The Lancet Regional Health – Europe, luglio 2026.
  • ISS et al. — Autochthonous dengue outbreak in Northern Italy, September 2024. Travel Medicine and Infectious Disease, maggio 2026.
POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA
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WEST NILE VIRUS BOLLETTINO EUROPEO, Luglio 2026

 

 

 

Mappa di diffusione West Nile virus umano, in Europa, Luglio 2026

 

Comunicato Stampa Cesmet – Artemisia Lab su West Nile Virus

Mappa di diffusione West Nile virus umano, in Europa, Agosto 2025

 

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West Nile Virus nel Lazio. Tutta la verità sul virus che minaccia persone e animali

 

 

 

 

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WEST NILE VIRUS BOLLETTINO EUROPEO, Luglio 2026

Bollettino settimanale
WEST NILE
Sorveglianza della stagione estivo-autunnale 2026 in Italia e in Europa

Aggiornato al: 27 luglio 2026 (settimana 31)

Prossimo aggiornamento: lunedì 3 agosto 2026

Il bollettino viene rivisto ogni lunedì sui dati ISS / IZS-Teramo (pubblicati il giovedì) e ECDC (aggiornamento settimanale del venerdì).

1. Il quadro della settimana

46
Casi in Italia
20
Province
1 su 150
sono Forme gravi

Italia — dati aggiornati al 27 luglio 2026

Parametro Valore Settimana prec.
Casi umani confermati da inizio anno 46 21 (al 15 luglio)
Province con casi umani confermati 20 17
Forme neuro-invasive (WNND) 0 da bollettino ISS
Decessi notificati 0 da bollettino ISS
Regioni con circolazione dimostrata (uomo, zanzare, uccelli, equidi) da bollettino ISS
Lineage virali circolanti Lineage 1 e Lineage 2

Province italiane interessate (al 22 luglio 2026)

Cremona 7 · Milano 5 · Novara 5 · Caserta 3 · Latina 3 · Monza e Brianza 3 · Padova 3 · Lodi 2 · Modena 2 · Reggio Emilia 2 · Verona 2.

Un caso ciascuna a Campobasso, Ferrara, Firenze, Lecco, Napoli, Parma, Pavia, Torino e Vercelli.

Europa

Paese Casi Nota
Italia 46 la più ampia diffusione geografica del continente
Grecia 21 crescita più rapida: 14 casi in una sola settimana; 20 su 21 in forma neuro-invasiva
Romania e Macedonia del Nord 5 fra sospetti e confermati; trasmissione locale
Spagna 3 trasmissione locale
Francia 1 trasmissione locale

La lettura del CESMET CLINICA DEL VIAGGIATORE

L’Italia non è il Paese con più casi in assoluto, ma è quello in cui il virus è presente nel maggior numero di territori diversi: la circolazione non è più un fenomeno confinato a poche aree endemiche, ma un mosaico che va dalla pianura padana — Cremona, Milano, Novara, Lodi, Monza — al Veneto, all’Emilia, fino a Lazio, Campania e Molise.

La curva è in salita rapida: da 6 casi all’inizio di luglio ai 46 di fine mese. E la stagione di trasmissione sta appena entrando nel suo picco, che in Italia si colloca fra luglio e settembre con una coda che arriva a ottobre inoltrato.

2. La malattia — parametri di riferimento

Parametro Valore di riferimento
Agente West Nile virus (WNV), Flavivirus — in Italia circolano Lineage 1 e Lineage 2
Vettore Zanzare del genere Culex, soprattutto Culex pipiens, la comune zanzara notturna
Ciclo naturale uccello selvatico ⇄ zanzara. Uomo e cavallo sono ospiti a fondo cieco: si infettano ma non ritrasmettono il virus
Ore di rischio dal tramonto all’alba — a differenza della zanzara tigre, attiva di giorno
Incubazione 2–14 giorni (mediana 3–6); fino a 21 giorni nel soggetto immunodepresso
Trasmissione interumana NO per contatto. Possibile solo per trasfusione, trapianto, via transplacentare e allattamento: eventi rari e sotto sorveglianza attiva
Infezioni asintomatiche circa 80%
Febbre di West Nile circa 20%: febbre, cefalea intensa, mialgie, astenia marcata, rash maculo-papuloso, linfoadenopatia, disturbi gastrointestinali. Astenia residua che può durare settimane
Forme neuro-invasive (WNND) circa 1 caso su 150 infetti (< 1%): meningite, encefalite, paralisi flaccida acuta di tipo poliomielitico
Letalità sulle forme neuro-invasive circa 14–20% (in Italia: 20% nel 2018, 14% nel 2024, circa 14% nel 2025)
Fattori di rischio per forma grave età ≥ 65 anni, immunodepressione, trapianto d’organo, neoplasie, diabete, ipertensione, insufficienza renale
Esiti a distanza nelle forme encefalitiche: deficit cognitivi, astenia cronica e deficit motori residui documentabili anche a 12 mesi

Segnali che impongono una valutazione medica urgente

Febbre superiore a 38 °C associata a cefalea violenta, rigidità nucale, confusione o sonnolenza, tremori, debolezza improvvisa di un arto, difficoltà a camminare, convulsioni.

Soprattutto in una persona anziana o fragile che vive o ha soggiornato in un’area con circolazione dimostrata del virus.

3. Diagnosi — parametri operativi

Parametro Indicazione
Esame di prima linea IgM sieriche anti-WNV (ELISA); ricerca su liquor nelle forme neurologiche
Biologia molecolare RT-PCR su sangue e su urine — utile solo nei primissimi giorni, perché la viremia è breve; l’urina resta positiva più a lungo
Conferma sieroneutralizzazione (PRNT) presso laboratorio di riferimento
Trabocchetto n. 1 le IgM possono persistere per mesi dopo la guarigione:
una IgM positiva non significa automaticamente infezione in atto
Trabocchetto n. 2 cross-reattività con altri flavivirus (dengue, TBE, Zika) e con i vaccinati per febbre gialla ed encefalite giapponese:
il dato va sempre interpretato nel contesto anamnestico e di viaggio
Notifica malattia soggetta a notifica obbligatoria e a sorveglianza integrata nazionale

4. Cura — parametri

Parametro Indicazione
Antivirale specifico Non esiste
Vaccino per l’uomo Non disponibile. Esiste ed è raccomandato per gli equidi
Forma febbrile terapia domiciliare di supporto: idratazione, antipiretici e analgesici, riposo. Da evitare l’automedicazione con cortisonici
Forma neuro-invasiva ricovero ospedaliero: supporto neurologico, gestione delle convulsioni, monitoraggio respiratorio per il rischio di insufficienza nella paralisi flaccida, riabilitazione precoce
Convalescenza l’astenia post-virale è la regola e non l’eccezione: vanno previste settimane, talvolta mesi, di recupero graduale

5. Prevenzione — parametri pratici

Non esiste profilassi farmacologica: la barriera è esclusivamente antivettoriale. Le ore che contano sono quelle che vanno dal tramonto all’alba.

Protezione individuale

Misura Parametro
DEET 20–50% sulla cute esposta, riapplicando secondo la durata dichiarata in scheda tecnica
Icaridina (picaridina) 20–25%, ottima tollerabilità cutanea
IR3535 e PMD (citrodiora) alternative valide, indicate in gravidanza e in età pediatrica secondo scheda tecnica
NOZETA (olio di Neem, Azadirachta indica) complemento naturale sulla cute e negli ambienti, associabile ai repellenti di sintesi
Abbigliamento maniche lunghe, pantaloni lunghi e colori chiari nelle ore serali; permetrina sui tessuti in caso di esposizione prolungata all’aperto
Ambiente domestico zanzariere a maglia fine e integre alle finestre, aria condizionata, ventilatore: il flusso d’aria ostacola il volo del Culex

Controllo del vettore attorno a casa — il gesto che conta di più

  • Svuotare ogni 5–7 giorni sottovasi, secchi, annaffiatoi, giochi, teli, copertoni e grondaie ostruite: il ciclo larvale del Culex si completa in circa una settimana.
  • Trattare con larvicidi tombini, caditoie, pozzetti e fontane ornamentali; coprire ermeticamente cisterne e bidoni di raccolta.
  • Tenere piscine e piscinette clorate e in movimento; svuotarle quando non sono utilizzate.

Popolazioni e situazioni particolari

  • Donatori di sangue, organi e tessuti: nelle province con circolazione dimostrata scattano le misure previste dal Piano nazionale arbovirosi — test NAT sul donato o sospensione temporanea dopo il soggiorno nell’area. Chi ha soggiornato in area affetta lo segnali al centro trasfusionale.
  • Anziani e persone fragili: massima attenzione alla protezione serale. Una febbre non va sottovalutata né «aspettata» per giorni.
  • Viaggiatori diretti in Italia o nell’area mediterranea e balcanica: il rischio individuale resta basso, ma le misure antipuntura vanno adottate anche in vacanza, in agriturismo, in campeggio e nelle aree rurali e perifluviali.

Il parere del Dr. Meo

In quarant’anni di medicina tropicale ho imparato che le epidemie non si annunciano con i grandi numeri, ma con la geografia. Il dato che mi colpisce di questa estate non è il totale dei casi italiani — sono numeri ancora contenuti — ma il fatto che il virus si stia manifestando contemporaneamente in venti province diverse, dal Piemonte al Molise. Significa che il West Nile non è più un ospite di passaggio: è di casa, e le estati lunghe e calde gli hanno allungato il calendario.

Questo deve insegnarci a cambiare un’abitudine.
Per centoquarantanove persone su centocinquanta questa infezione sarà una febbre che passa, o niente altro. Il problema è la centocinquantesima, ed è quasi sempre una persona anziana o fragile. Ed è per lei che vale la pena svuotare quel sottovaso, riparare quella zanzariera, mettere il repellente prima di cena in giardino.
Non abbiamo un vaccino e non abbiamo un antivirale: abbiamo la zanzariera, il repellente e il buon senso. E, per una volta, bastano.

Ai colleghi ricordo una cosa sola: davanti a una febbre estiva con cefalea intensa in un over 65 che vive in una provincia con circolazione dimostrata, il West Nile va messo in diagnosi differenziale prima, non dopo aver escluso tutto il resto.

6. Fonti e cadenza di aggiornamento

  • ISS – EpiCentro, Bollettino della Sorveglianza integrata West Nile e Usutu virus, a cura del Dipartimento Malattie Infettive dell’ISS e del CESME – IZS dell’Abruzzo e del Molise «G. Caporale» di Teramo — pubblicazione settimanale, il giovedì.
  • ECDC, Weekly West Nile virus transmission updateaggiornamento settimanale.
  • OMS – Ufficio regionale per l’Europa, comunicato del 24 luglio 2026.
  • Ministero della Salute, Piano nazionale di prevenzione, sorveglianza e risposta alle Arbovirosi (PNA) e ordinanze regionali e provinciali.

Nota metodologica

I dati ISS e quelli ECDC/OMS possono non coincidere: cambiano la data di riferimento, i criteri di conferma e i tempi di notifica dei singoli Paesi. In questo bollettino il dato italiano è ancorato alla fonte nazionale ISS, il confronto europeo alla fonte ECDC/OMS.

I numeri di ogni settimana rivedono retroattivamente anche quelli delle settimane precedenti: le variazioni non indicano necessariamente nuovi casi insorti in quei sette giorni.

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CONSULENZA TECNICA E PERITALE IN MALATTIE INFETTIVE E TROPICALI – PERIZIE

CONSULENZA TECNICA E PERITALE IN MALATTIE INFETTIVE E TROPICALI
dr. Paolo Meo medico Infettivologo – tropicalista – malariologo
PERITO DI PARTE

Un perito di parte, infettivologo e tropicalista, al fianco di avvocati, cittadini e aziende in tutta Italia e all’estero, anche a distanza
Quando in un procedimento giudiziario, in una controversia assicurativa o in una vertenza sul lavoro entra in gioco una malattia infettiva o tropicale, la differenza la fa la competenza specialistica.
– Interpretare correttamente una cartella clinica,
– ricostruire tempi e modalità di un contagio,
– valutare l’appropriatezza di una diagnosi o di una terapia,
– distinguere ciò che era prevedibile da ciò che non lo era:
sono valutazioni che richiedono un infettivologo con esperienza reale, clinica e sul campo.
Il dr. Paolo Meo ha attivato un servizio di consulenza tecnica di parte in ambito infettivologico e tropicale,
disponibile su tutto il territorio nazionale e, dove necessario, anche all’estero,
con modalità in presenza o interamente a distanza:
– analisi documentale,
– videoconsulti,
– relazioni scritte,
– partecipazione alle operazioni peritali.            L’esperienza al vostro servizio

Il servizio è realizzato dal Dott. Paolo Meo, medico tropicalista e infettivologo, con oltre quarant’anni di attività clinica in Italia e nei Paesi tropicali di Africa, Asia e America Latina.
Già Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU) presso il Tribunale di Roma negli anni Ottanta e Novanta, ha maturato una lunga esperienza anche come perito e consulente di parte in procedimenti civili e penali:
dalla responsabilità medica alle infezioni correlate all’assistenza, dalle patologie d’importazione alle malattie professionali di chi lavora o ha lavorato all’estero.

A chi si rivolge il dr. Paolo Meo
Agli avvocati e agli studi legali. Affiancando il legale in ogni fase:
– valutazione preliminare della fondatezza tecnica del caso,
– analisi della documentazione sanitaria,
– redazione di consulenze e contro-relazioni,
– formulazione di quesiti e osservazioni al CTU,
– assistenza alle operazioni peritali e supporto in udienza.
Un interlocutore tecnico che parla il linguaggio del processo.

Ai cittadini e alle famiglie.
Affiancando chi ritiene di:
– aver subito un danno legato a un’infezione
– un contagio in ambiente sanitario,
– una diagnosi tardiva o mancata al rientro da un viaggio,
– una vaccinazione o una profilassi non correttamente gestita
Affiancando chi ha diritto a una valutazione specialistica chiara e onesta,
che dica anzitutto se esistono i presupposti tecnici per procedere.

Alle aziende e agli enti.
– Imprese con personale espatriato o in trasferta in aree tropicali,
– compagnie assicurative,
– strutture sanitarie,
– tour operator e organizzazioni umanitarie:

il dr. Paolo Meo offre pareri tecnici su:
– casi di malattia contratta in servizio,
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– supporto nelle controversie con dipendenti, assicurati o terzi.

Come funziona
1. Primo contatto e inquadramento del caso: in videoconsulto, con esame preliminare della documentazione, rilascio di parere di fattibilità (consulenza preliminare)
2. Parere di fattibilità: una valutazione franca sulla solidità tecnica del caso, prima di ogni impegno peritale. (consulenza preliminare)
3. Consulenza tecnica vera e propria: relazione scritta, partecipazione alle operazioni del CTU, contro-deduzioni, assistenza al legale fino alla definizione della vertenza.

La distanza non è un limite: documentazione condivisa in sicurezza, incontri in videoconferenza e, quando necessario, presenza fisica alle operazioni peritali in ogni sede giudiziaria.
Per informazioni e richieste di consulenza: dr. Paolo Meo CESMET – Clinica del Viaggiatore:
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CONSULENZA TECNICA E PERITALE IN MALATTIE INFETTIVE E TROPICALI – PERIZIE Leggi tutto »

Vaccinare in Gravidanza: una Strategia per Due Vite

Collana CESMET · Vaccini in Gravidanza

Vaccinare in Gravidanza: una Strategia per Due Vite

Quali vaccini proporre e utilizzare prima, durante e dopo la gravidanza:
raccomandati, da valutare con attenzione, controindicati

Documento introduttivo della collana — per ginecologi, medici e future mamme

Redazione Dr. Paolo Meo — Direttore POLO VIAGGI · tropicalista – infettivologo

In sintesi

Vaccinare una donna in gravidanza significa proteggere due pazienti con un solo gesto: la madre, più vulnerabile ad alcune infezioni, e il neonato, che nei primi mesi di vita non può ancora essere vaccinato e si difende soltanto con gli anticorpi ricevuti dalla mamma. È il principio dell’immunizzazione materna.

Per anni le vaccinazioni in gravidanza sono state guardate con un eccesso di prudenza, come se il periodo gestazionale fosse di per sé una controindicazione. È un equivoco che ha lasciato scoperte molte donne e molti neonati. Oggi le evidenze sono solide e la strategia è chiara:

(1) alcuni vaccini non solo sono sicuri, ma vanno attivamente raccomandati;

(2) altri vaccini si somministrano solo quando il rischio di contrarre la malattia supera il rischio teorico del vaccino;

(3) altri ancora — i vivi attenuati — vanno rimandati.

Questo documento apre la collana CESMET dedicata alle vaccinazioni prima e durante la gravidanza e ne fissa la cornice generale: i singoli vaccini saranno poi approfonditi, ciascuno in un proprio capitolo.

Perché vaccinare in gravidanza

La gravidanza modifica l’assetto immunitario, cardiovascolare e respiratorio della donna, rendendola più esposta alle complicanze di infezioni che in altre condizioni sarebbero banali. L’influenza, per esempio, aumenta il rischio di ospedalizzazione, di parto prematuro e di basso peso alla nascita. Ma il beneficio più prezioso della vaccinazione materna è indiretto e riguarda il neonato. Gli anticorpi materni (IgG) attraversano la placenta, soprattutto nel terzo trimestre, e conferiscono al bambino una protezione passiva proprio nella finestra più fragile: i primi mesi di vita, quando il sistema immunitario è immaturo e molte vaccinazioni dirette non sono ancora possibili.

È lo stesso meccanismo — collaudato da decenni con il tetano e la pertosse — che oggi si estende a nuove minacce come il virus respiratorio sinciziale. Vaccinare la madre nel momento giusto significa consegnare al neonato uno scudo pronto all’uso già dal primo giorno di vita.

Un principio guida semplice

Dietro l’apparente complessità delle raccomandazioni c’è una regola di lettura che orienta quasi tutte le decisioni:

(1) I vaccini inattivati (virus/batteri uccisi),

(2) i tossoidi,

(3) i vaccini ricombinanti / a subunità sono considerati sicuri in gravidanza.

(4) I vaccini vivi attenuati sono controindicati a scopo cautelativo, per il rischio teorico — mai dimostrato — legato alla replicazione del microrganismo.

Un punto rassicurante, da comunicare sempre alla donna: la somministrazione accidentale di un vaccino vivo attenuato — per esempio in una gravidanza non ancora nota — non ha mai fatto registrare un aumento di aborti o malformazioni e non costituisce indicazione all’interruzione di gravidanza. La prudenza è precauzionale, non il segnale di un danno atteso.

La mappa delle vaccinazioni in gravidanza

La tabella che segue riassume, a colpo d’occhio, le tre categorie. È uno schema di orientamento: ogni scelta va poi calata nella singola paziente, nella sua storia clinica e nella specifica situazione epidemiologica.

Livello Vaccino Indicazione in gravidanza
● Raccomandati — da offrire attivamente
dTpa Difterite-tetano-pertosse acellulare. Ad ogni gravidanza, 27ª–36ª sett. (idealmente ~28ª).
Influenza (inattivato) In qualsiasi trimestre, se la gestazione cade in stagione influenzale.
COVID-19 (mRNA) Raccomandato, in particolare nel 2º–3º trimestre.
VRS / RSV (Abrysvo) Dose singola nel 3º trimestre, in alternativa al monoclonale nel neonato — cap. dedicato.
▲ Con attenzione — solo se il rischio di malattia supera il rischio teorico
Epatite B Se suscettibile e con esposizione in corso o prevista.
Epatite A In caso di rischio concreto (viaggio, esposizione).
Meningococco ACWY / B In situazioni epidemiche o di rischio individuale elevato.
Poliomielite (IPV) Solo se esposizione inevitabile; formulazione inattivata.
Rabbia Post-esposizione: sempre indicata, mai controindicata. Pre-esposizione: se rischio elevato.
Pneumococco Non di routine; da valutare in presenza di comorbidità.
Colera / TBE (inattivati) Solo per rischio di esposizione documentato.
■ Controindicati — vaccini vivi attenuati (da rimandare)
Morbillo-Parotite-Rosolia (MPR) Vivo attenuato. Prima della gravidanza; poi rimandare al post-partum.
Varicella Vivo attenuato. Come sopra.
Herpes zoster (vivo att.) Controindicato in gravidanza.
Febbre gialla Vivo attenuato. Solo se esposizione inevitabile e non differibile.
Tubercolosi (BCG) Controindicato.
Tifo orale (Ty21a) · Influenza LAIV (spray) Formulazioni vive: controindicate. Esistono alternative inattivate.
HPV Non un vivo attenuato, ma rimandato al post-partum per dati insufficienti.

● Raccomandati: da offrire attivamente

Sono il cuore della strategia.

(1) La dTpa va ripetuta ad ogni gravidanza — anche se la donna è già vaccinata o in regola con i richiami — perché lo scopo non è proteggere lei, ma far arrivare al neonato un alto livello di anticorpi contro la pertosse, malattia che nei primi mesi di vita può essere mortale. La finestra ottimale è la 27ª–36ª settimana, idealmente intorno alla 28ª.

(2) La vaccinazione antinfluenzale (inattivata) è offerta in qualunque trimestre durante la stagione epidemica;

(3) la vaccinazione anti-COVID-19 con vaccino a mRNA è raccomandata, soprattutto nel secondo e terzo trimestre;

(4) il vaccino anti-VRS, la vera novità degli ultimi anni.

▲ Con attenzione: la logica del rischio-beneficio

Questa categoria non è una “zona grigia” di incertezza, ma il territorio del giudizio clinico. Si tratta in larga parte di vaccini inattivati che non si somministrano di routine, ma che diventano indicati quando la donna è realmente esposta al contagio:

(1) una gestante suscettibile all’epatite B con partner infetto, un viaggio in area a rischio;

(2) una situazione epidemica di meningococco;

(3) merita una nota a parte la profilassi antirabbica: dopo un morso a rischio la vaccinazione post-esposizione non è mai controindicata in gravidanza, perché la rabbia è invariabilmente mortale.

In tutti questi casi la domanda non è “si può?”, ma “il rischio della malattia, qui e ora, supera il rischio teorico del vaccino?”.

■ Controindicati: i vivi attenuati

(1) Morbillo-parotite-rosolia (MPR),

(2) varicella, herpes zoster vivo,

(3) febbre gialla,

(4) BCG,

(5) tifo orale e influenza in spray nasale: sono tutti vaccini vivi attenuati, da rimandare.

La strategia corretta è anticiparli, verificando l’immunità della donna prima del concepimento. Un caso particolare è la febbre gialla: in un viaggio inevitabile verso un’area endemica, la vaccinazione può essere valutata quando l’esposizione non è differibile. L’HPV, pur non essendo un vivo attenuato, si rimanda al dopo-parto per dati insufficienti in gravidanza.

Prima della gravidanza: la finestra da non perdere

La miglior vaccinazione in gravidanza è spesso quella fatta prima. La consulenza preconcezionale è il momento ideale per mettere in ordine proprio i vaccini che poi non si potranno somministrare: verificare l’immunità verso morbillo, parotite, rosolia e varicella e, se la donna è suscettibile, vaccinarla — rimandando l’inizio della gravidanza di almeno un mese (28 giorni) dopo l’ultima dose. È anche l’occasione per completare l’HPV e aggiornare il richiamo dTpa. Rosolia e varicella contratte in gravidanza possono avere conseguenze gravi sul nascituro: prevenirle prima significa togliere dal tavolo un rischio importante.

Dopo il parto: recuperare e proteggere

Il puerperio è la seconda finestra utile. Le donne risultate suscettibili a MPR o varicella vanno vaccinate prima della dimissione dal reparto di maternità, per non affrontare una successiva gravidanza di nuovo esposte. È anche il momento della cosiddetta strategia “a bozzolo” (cocoon): vaccinare i conviventi e i contatti stretti — in primis il padre — per costruire attorno al neonato un anello di persone immuni che riducono la probabilità di portargli in casa l’infezione.

Un focus sul VRS: la novità che cambia la prevenzione perinatale

Il virus respiratorio sinciziale è la prima causa di bronchiolite e una delle principali cause di ricovero nel primo anno di vita. Fino a poco tempo fa la prevenzione era limitata ai bambini più fragili. Oggi disponiamo di due strumenti complementari:

(1) il vaccino materno Abrysvo, somministrato alla gestante nel terzo trimestre per trasferire anticorpi al feto;

(2) l’anticorpo monoclonale (nirsevimab), somministrato direttamente al neonato.

In Italia i monoclonali per i nuovi nati sono già operativi e, per la stagione 2025-2026, si aggiunge l’offerta del vaccino in gravidanza.

Punto chiave sul VRS

Le due strategie:

vaccino alla madre

monoclonale al neonato

non vanno combinate di routine nella stessa coppia madre-bambino: si sceglie l’una o l’altra in base alle circostanze cliniche e stagionali. Finestre di somministrazione, tempistiche, intervallo con la dTpa ed efficacia saranno oggetto del capitolo dedicato.

Il parere del Dr. Meo

Nella mia esperienza il vero ostacolo non è la sicurezza dei vaccini, ma la paura — spesso alimentata da un’informazione confusa. La donna in gravidanza non chiede certezze assolute: chiede di capire.

Il nostro compito, come ginecologi e medici, è trasformare un elenco di raccomandazioni in una decisione consapevole, spiegando che qui non si protegge un paziente, ma due. Ogni vaccino fatto al momento giusto è un dono che la madre consegna al proprio bambino ancor prima che nasca. Questa collana nasce per dare a colleghi e future mamme uno strumento chiaro, onesto e aggiornato.

Dr. Paolo Meo · Direttore POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA

Come è organizzata la collana

Questo documento introduttivo fornisce la cornice. Ogni vaccinazione avrà poi un capitolo dedicato, con la stessa struttura: malattia e rischio in gravidanza, tipo di vaccino, tempistiche, sicurezza, controindicazioni e messaggi per il counseling. I capitoli previsti:

dTpa — difterite, tetano, pertosse: lo scudo contro la pertosse neonatale.
Influenza — perché vaccinare in ogni stagione epidemica.
COVID-19 — vaccini a mRNA e sicurezza in gravidanza.
VRS / RSV — vaccino materno e monoclonale: come scegliere.
MPR e Varicella — la prevenzione preconcezionale e post-partum.
Epatiti A e B — quando l’esposizione cambia le regole.
Meningococco e Pneumococco — le indicazioni selettive.
Vaccini del viaggiatore in gravidanza — febbre gialla, rabbia, tifo, colera, TBE, encefalite giapponese.
HPV — perché si rimanda e come recuperare.

Messaggi chiave

  • Vaccinare in gravidanza è proteggere due vite: la madre e, tramite gli anticorpi transplacentari, il neonato.
  • Regola d’oro: inattivati, tossoidi e ricombinanti sono sicuri; i vivi attenuati sono controindicati e vanno rimandati.
  • Raccomandati attivamente: dTpa ad ogni gravidanza, influenza, COVID-19 e — novità — il vaccino anti-VRS.
  • La categoria “con attenzione” è governata dal rapporto rischio-beneficio, non dall’incertezza.
  • La somministrazione accidentale di un vaccino vivo non è mai indicazione all’interruzione di gravidanza.
  • La finestra preconcezionale e il post-partum sono momenti preziosi quanto la gravidanza stessa.

Riferimenti essenziali

  1. Ministero della Salute. Vaccinazioni raccomandate per le donne in età fertile e in gravidanza — Circolare e aggiornamenti (2019; revisione 2025).
  2. Istituto Superiore di Sanità — EpiCentro. Vaccinazioni per le donne in gravidanza e in età fertile.
  3. SIGO, AOGOI, AGUI, SIN, SIP, FNOPO. Position paper sulla vaccinazione anti-VRS in gravidanza (Abrysvo).
  4. European Medicines Agency (EMA). Abrysvo — Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto.
  5. Kampmann B, Madhi SA, Munjal I, et al. Bivalent Prefusion F Vaccine in Pregnancy to Prevent RSV Illness in Infants. N Engl J Med 2023;388:1451-1464.
  6. Ministero della Salute. Prevenzione dell’infezione da Virus Respiratorio Sinciziale (RSV): monoclonali per i neonati e vaccino in gravidanza — stagione 2025-2026.
  7. Ministero della Salute. Circolare sulle raccomandazioni per la vaccinazione antinfluenzale, stagione 2025-2026.
  8. Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale (PNPV).

Redazione Dr. Paolo Meo — Direttore POLO VIAGGI · tropicalista – infettivologo

POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA · Centro di Medicina Tropicale e dei Viaggi

Clinica del Viaggiatore · Roma — www.clinicadelviaggiatore.com

Documento a fini informativi e di aggiornamento professionale. Non sostituisce la valutazione clinica individuale né le indicazioni ministeriali vigenti.

 

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L’estate che non si dimentica

CESMET — CLINICA DEL VIAGGIATORE

COLLANA: SOTTO IL SOLE CHE SCOTTA

Redazione dr. Paolo meo

Articolo 1 di 6

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L’ondata di calore che sta cambiando tutto

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Caldo, clima estremo e salute: quello che devi sapere — e quello che forse preferiresti non sapere.

UNA CRONACA DAL PIANETA IN EBOLLIZIONE

Roma, 26 giugno 2026. Il termometro della stazione del Collegio Romano — la più antica d’Italia, attiva dal 1782 — segna 36 gradi. Ma questa non è la notizia. La notizia è che il picco, secondo i meteorologi, deve ancora arrivare. Nei prossimi giorni, nelle zone interne del Paese, le temperature supereranno i 40 gradi. E questo non è più un’eccezione: è la nuova normalità.

Benvenuti nell’estate 2026. Un’estate che, come molte di quelle che l’hanno preceduta nell’ultimo decennio, si sta scrivendo nei libri dei record. Un’estate che parla di anticicloni africani poderosi, di città trasformate in forni, di fiumi di aria rovente che scorrono da Casablanca a Berlino senza chiedere il permesso a nessuno.

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“Il picco di caldo per il Nord e Centro Italia deve ancora arrivare. Nei prossimi giorni le temperature supereranno i 40 gradi nelle zone interne.” — Massimo Ciccazzo, climatologo

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Ma prima di cedere al panico — o, peggio, all’abitudine — facciamo un passo indietro. Perché capire cosa sta succedendo davvero, al di là dei titoli dei giornali, è il primo atto di una prevenzione intelligente.
E la prevenzione intelligente è esattamente quello che, al CESMET, pratichiamo ogni giorno.

L’EUROPA CHE SUDAVA: I NUMERI CHE FANNO IMPRESSIONE

I dati di questa ondata di calore sono impressionanti. Non tanto per i singoli valori assoluti, quanto per dove questi valori vengono registrati. Perché una cosa è che a Siviglia si tocchino i 42 gradi — ci siamo quasi abituati — un’altra è che Parigi superi per la prima volta in assoluto la soglia dei 40 gradi in giugno, frantumando un record che resisteva dal lontano 1947 (quando la temperatura massima registrata era stata di 37,6°C).

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Non è solo una curiosità statistica. È un segnale, un brutto segnale. Come lo è il fatto che a nord di Bordeaux si siano toccati 44,7 gradi, in una città francese che probabilmente non aveva mai visto simili temperature dall’inizio della sua storia. O che a Berlino e Varsavia si prevedano punte tra i 35 e i 40 gradi nel giro di pochi giorni.

I NUMERI DELL’ONDATA — ESTATE 2026

Roma (stazione Collegio Romano) – 36°C registrati → previsti 38°C

Milano – Previsti 36–37°C

Firenze – Previsti 40°C

Parigi (stazione Montsouris, attiva dal 1800) – Superata per la prima volta la soglia dei 40°C in giugno

Nord di Bordeaux, Francia – 44,7°C — dato straordinario

Berlino / Varsavia – Previsti 35–40°C nei giorni successivi

Roma — media giugno anni ’90 – 27°C (massima media)

Roma — media giugno 2025 – 32,6°C (massima media)

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L’anticiclone africano — il protagonista di questa storia — si muove come un esercito invisibile. Prima ha colpito Spagna e Francia, poi l’Italia, e ora punta verso est: Germania e Polonia nel mirino. Non c’è difesa territoriale che tenga contro di lui. L’unica risposta è la preparazione individuale e collettiva.

NON È LA PRIMA VOLTA — MA QUESTA VOLTA È DIVERSO

Chi ha qualche anno di memoria ricorderà le estati del 2003 e del 2022. Erano state definite eccezionali, anomale, irripetibili. Eppure eccoci qui, a sfidare quegli stessi record. La differenza rispetto ad allora non sta solo nei numeri: sta nella frequenza. Quello che un tempo era un evento straordinario che capitava forse una volta ogni vent’anni, oggi si ripete con cadenza quasi annuale.

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I climatologi parlano chiaro: negli ultimi dieci anni c’è stata una progressiva e netta accelerazione del riscaldamento, con un aumento delle temperature di 0,5–0,56 gradi ogni decennio rispetto alla media climatica 1991–2020. Già negli ultimi tre anni, la media dell’anomalia termica rispetto all’epoca pre-industriale ha superato la soglia di 1,5°C — quella soglia che gli Accordi di Parigi del 2015 avevano indicato come limite da non superare entro il 2030.

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Abbiamo bruciato dieci anni di anticipo. Qualcuno potrebbe dire che è andata male. Noi preferiamo dire che è arrivato il momento di essere seri — e anche un po’ creativi — su come adattarci.

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“Statisticamente, prendendo la media climatica dell’ultimo trentennio, negli ultimi dieci anni c’è stata una progressiva e netta accelerazione. Un aumento di 0,5/0,56 gradi ogni decennio.” — Massimo Ciccazzo, Associazione Edmondo Bernacca

LA TREGUA CHE VERRÀ — E I TEMPORALI DEVASTANTI

C’è una buona notizia e una cattiva notizia. La buona: il caldo non durerà per sempre. Già dalla prossima settimana è previsto un primo miglioramento, con un progressivo assestamento delle temperature intorno ai 30–32°C. Niente di fresco, beninteso, ma almeno respiriamo.
La cattiva notizia: quella “tregua” non arriverà in punta di piedi. Quando l’aria più fresca incontrerà quella ancora rovente, il risultato sarà una serie di temporali violentissimi, potenzialmente devastanti. Grandine, vento forte, allagamenti lampo. L’estate italiana, si sa, non va mai in vacanza per davvero.

E poi? Secondo i climatologi, ci saranno “sicuramente altre fasi calde” nel corso dell’estate. Ovvero: questa non è l’unica ondata che dovremo affrontare. È più probabile che sia la prima di una serie.

IL CALDO VISTO DAL CESMET: UN RISCHIO DA CONOSCERE PER PREVENIRE

Da noi al CESMET — Centro di Medicina Tropicale e dei Viaggi — il caldo estremo non è una novità. Lavoriamo ogni giorno con persone che si spostano verso climi tropicali, che affrontano ambienti ostili, che portano con sé fragilità fisiologiche o patologie preesistenti. Sappiamo bene che il calore non è semplicemente una questione di comfort: è un rischio medico reale, con meccanismi fisiopatologici precisi e conseguenze che possono essere gravi.

Ma sappiamo anche un’altra cosa: il calore si affronta. Con le giuste informazioni, con i comportamenti corretti, con una comprensione lucida di chi è più vulnerabile e perché. Questa collana nasce da questa convinzione.

Nei prossimi articoli parleremo:
(1)
di chi rischia di più (anziani, bambini, cardiopatici, lavoratori all’aperto),
(2)
di come il caldo trasforma gli ambienti in cui viviamo,
(3)
di cosa succede al nostro corpo quando la temperatura sale troppo,
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di come difendersi in modo concreto ed efficace.
Non con liste di banalità, ma con una guida medica scritta per essere letta — e usata.

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♥ Il mio parere (del Dr. Meo e del CESMET)

L’ondata di calore del giugno 2026 non è un episodio isolato: è la conferma di una tendenza che i dati scientifici mostravano già da anni. Come medico di medicina tropicale e dei viaggi, ho visto crescere nei nostri ambulatori la consapevolezza che il cambiamento climatico non è un problema astratto: riguarda la salute di ciascuno di noi, qui e ora. Chi parte per un Paese tropicale porta con sé i rischi di quel clima. Ma sempre di più, il clima tropicale viene a trovare noi — nei nostri cortili, nelle nostre città, nelle nostre case. E con il clima diffondono sempre di più i vettori di malattia, insetti, zanzare, zecche, ed altri vettori che trasmettono microbi. E con questi cambiamenti è sempre più evidente che i microrganismi virulentizzano sempre di più. La prevenzione comincia dall’informazione. E l’informazione comincia qui.

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Collana editoriale CESMET CLINICA DEL VIAGGIATORE  
“Sotto il sole che scotta — Caldo, clima e salute: quello che devi sapere”

www.clinicadelviaggiatore.com | CESMET — Centro di Medicina dei Viaggi e delle Migrazioni

Articolo 1 di 6 · Prossimo: “Chi suda di più — Le persone a rischio nell’estate torrida”

L’estate che non si dimentica Leggi tutto »

EBOLA BUNDIBUGYO INDICAZIONI Operative per Viaggiatori e Cooperanti

 

⚠ Allerta Internazionale Attiva

EBOLA BUNDIBUGYO
Briefing Operativo per Viaggiatori e Cooperanti

Focolaio attivo DRC / Uganda
Aggiornamento: 16 giugno 2026
CESMET – Clinica del Viaggiatore

Emergenza globale
🔴 TRASMISSIONE: solo per contatto diretto — NON per via aerea o droplet a distanza
  • Sangue, secreti, organi e fluidi corporei di persone malate o decedute
  • Contatto con salme durante riti funerari tradizionali (alto rischio)
  • Aghi e materiale sanitario contaminato
  • Trasmissione sessuale possibile fino a 90 giorni dopo la guarigione
  • Animali serbatoio: chirotteri (pipistrelli della frutta); carni di animali selvatici (bushmeat)

MAPPA DEL RISCHIO PER ZONA
ZONA RISCHIO RACCOMANDAZIONE OPERATIVA
DRC Ituri (epicentro) MASSIMO Evitare. Se missione essenziale: solo operatori formati, full PPE, protocollo MSF/OMS.
DRC Province limitrofe ALTO Evitare viaggi non necessari. Monitoraggio quotidiano aggiornamenti OMS.
UgandaConfine Ovest ELEVATO  Massima precauzione. Evitare attraversamenti di frontiera via terra da zone rosse.
Africa sub-sahariana confinante MODERATO Attenzione rafforzata. Seguire avvisi locali. No bushmeat, no strutture sanitarie non attrezzate.
Africa orientale (Kenya, Tanzania…) BASSO Nessuna restrizione, ma informare il paziente. Monitorare i sintomi al rientro.
Europa – Italia TRASCURABILE Nessun caso autoctono previsto. Allerta diagnostica nei PS per viaggiatori febbricitanti da zone rosse.

3     SEZIONE TURISTI

COSA EVITARE ASSOLUTAMENTE
Destinazioni a rischio
  • Viaggi nella Provincia dell’Ituri (DRC) per qualsiasi motivo non essenziale
  • Zone di trasmissione attiva in Uganda occidentale
COMPORTAMENTI AD ALTO RISCHIO
  • Partecipare a cerimonie funebri e riti di lavaggio del cadavere
  • Toccare o maneggiare salme o pazienti ricoverati in strutture locali
  • Consumare bushmeat (carne di selvaggina, pipistrelli)
  • Visitare strutture sanitarie locali non attrezzate senza necessità
  • Contatti con animali selvatici (pipistrelli, primati)
COMPORTAMENTI CORRETTI
Prima della partenza
  • Consulenza preventiva in centro di medicina dei viaggi
  • Registrare i contatti della rappresentanza diplomatica italiana locale
Durante il viaggio
  • Igiene rigorosa delle mani con acqua e sapone o gel idroalcolico
  • Evitare contatti con persone sintomatiche (febbre, sanguinamenti)
  • Informarsi quotidianamente sugli aggiornamenti di sicurezza locali
PROCEDURA DI RIENTRO CON FEBBRE
  • CHIAMARE il 1500 (Ministero della Salute) prima di qualsiasi altro contatto
  • NON recarsi autonomamente al pronto soccorso
  • NON usare mezzi pubblici
  • Attendere le istruzioni del 1500 per il trasporto in sicurezza
  • Comunicare data di rientro, zone visitate e sintomi

SEZIONE COOPERANTI E OPERATORI UMANITARI
🛡️ PROTOCOLLI IPC OBBLIGATORI
  • Formazione IPC obbligatoria pre-missione (OMS/MSF standard)
  • Triage dei pazienti all’ingresso con identificazione dei casi sospetti
  • Zone contaminate / decontaminate rigorosamente separate
  • Procedure di donning/doffing supervisionate da osservatore
  • Disinfezione con ipoclorito 0,5% (superfici) e 0,05% (cute)
  • Smaltimento rifiuti biomedici in sacchi biohazard sigillati
  • Nessun riutilizzo di materiale monouso
🧹 DPI – DOTAZIONE MINIMA
  • Tuta impermeabile integrale (coverall BSL-3 o superiore)
  • Doppi guanti in nitrile — cambio tra un paziente e l’altro
  • Respiratore FFP2/FFP3 o maschera chirurgica + visiera
  • Occhiali di protezione a tenuta stagna
  • Stivali o sovrascarpe impermeabili
  • Grembiule impermeabile per procedure ad alto rischio
  • Checklist doffing passo per passo, supervisore presente
🌡️ AUTOMONITORAGGIO IN MISSIONE
  • Misurazione temperatura corporea 2×/die (mattino e sera)
  • Registro quotidiano su scheda standardizzata (OMS SEARO form)
  • Periodo di osservazione: 21 giorni dall’ultimo contatto a rischio
  • Sintomi da segnalare: febbre ≥38,5°C, cefalea intensa, mialgie, vomito, diarrea, rash, sanguinamenti
  • Contatto di riferimento: focal point IPC locale + coordinatore MSF/OMS
  • Nessuna autoprescrizione senza supervisione medica
✈️ GESTIONE DEL RIENTRO
Centri di riferimento italiani
  • IRCCS Lazzaro Spallanzani – Roma
    Tel. 06 5517 0  |  H24 per casi ad alta pericolosità
  • ASST Fatebenefratelli Sacco – Milano
    Tel. 02 3904 1  |  Malattie infettive e tropicali
  • Comunicare: data rientro, esposizioni, diario termometrico
  • Monitoraggio 21 giorni post-rientro con contatto giornaliero
  • Febbre: chiamare 1500, non muoversi autonomamente
  • Evitare contatti stretti fino a esclusione diagnostica

5. NOTA VACCINI — SITUAZIONE AGGIORNATA
Stato della copertura vaccinale per il ceppo Bundibugyo
Ervebo® (rVSV-ZEBOV)

Efficace contro EBOV-Zaire (Kivu 2018–2020), ma NON efficace contro il ceppo Bundibugyo (BDBV). Non autorizzato per l’attuale focolaio. Non somministrare come profilassi.

Mvanzi® (Ad26.ZEBOV + MVA-BN-Filo)

Analogo limite di spettro, non indicato per BDBV. Nessuna autorizzazione per l’impiego nel focolaio in corso.

Trial in avvio (2026): studi di fase I/II per candidati vaccinali contro Bundibugyo (piattaforma mRNA e VSV ricombinante); nessun prodotto disponibile in campo nel breve termine. La protezione dipende esclusivamente dai DPI e dai protocolli IPC.

redazione dr. PAOLO MEO CESMET – Centro di Medicina dei Viaggi    www.clinicadelviaggiatore.com
Aggiornamento: 16 giugno 2026  |  Fonti: OMS, ECDC, Ministero della Salute italiano
Aggiornare periodicamente in base all’evoluzione del focolaio. Documento a uso professionale e informativo.

 

EBOLA BUNDIBUGYO INDICAZIONI Operative per Viaggiatori e Cooperanti Leggi tutto »

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