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L’estate che non si dimentica

CESMET — CLINICA DEL VIAGGIATORE

COLLANA: SOTTO IL SOLE CHE SCOTTA

Redazione dr. Paolo meo

Articolo 1 di 6

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L’ondata di calore che sta cambiando tutto

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Caldo, clima estremo e salute: quello che devi sapere — e quello che forse preferiresti non sapere.

UNA CRONACA DAL PIANETA IN EBOLLIZIONE

Roma, 26 giugno 2026. Il termometro della stazione del Collegio Romano — la più antica d’Italia, attiva dal 1782 — segna 36 gradi. Ma questa non è la notizia. La notizia è che il picco, secondo i meteorologi, deve ancora arrivare. Nei prossimi giorni, nelle zone interne del Paese, le temperature supereranno i 40 gradi. E questo non è più un’eccezione: è la nuova normalità.

Benvenuti nell’estate 2026. Un’estate che, come molte di quelle che l’hanno preceduta nell’ultimo decennio, si sta scrivendo nei libri dei record. Un’estate che parla di anticicloni africani poderosi, di città trasformate in forni, di fiumi di aria rovente che scorrono da Casablanca a Berlino senza chiedere il permesso a nessuno.

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“Il picco di caldo per il Nord e Centro Italia deve ancora arrivare. Nei prossimi giorni le temperature supereranno i 40 gradi nelle zone interne.” — Massimo Ciccazzo, climatologo

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Ma prima di cedere al panico — o, peggio, all’abitudine — facciamo un passo indietro. Perché capire cosa sta succedendo davvero, al di là dei titoli dei giornali, è il primo atto di una prevenzione intelligente.
E la prevenzione intelligente è esattamente quello che, al CESMET, pratichiamo ogni giorno.

L’EUROPA CHE SUDAVA: I NUMERI CHE FANNO IMPRESSIONE

I dati di questa ondata di calore sono impressionanti. Non tanto per i singoli valori assoluti, quanto per dove questi valori vengono registrati. Perché una cosa è che a Siviglia si tocchino i 42 gradi — ci siamo quasi abituati — un’altra è che Parigi superi per la prima volta in assoluto la soglia dei 40 gradi in giugno, frantumando un record che resisteva dal lontano 1947 (quando la temperatura massima registrata era stata di 37,6°C).

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Non è solo una curiosità statistica. È un segnale, un brutto segnale. Come lo è il fatto che a nord di Bordeaux si siano toccati 44,7 gradi, in una città francese che probabilmente non aveva mai visto simili temperature dall’inizio della sua storia. O che a Berlino e Varsavia si prevedano punte tra i 35 e i 40 gradi nel giro di pochi giorni.

I NUMERI DELL’ONDATA — ESTATE 2026

Roma (stazione Collegio Romano) – 36°C registrati → previsti 38°C

Milano – Previsti 36–37°C

Firenze – Previsti 40°C

Parigi (stazione Montsouris, attiva dal 1800) – Superata per la prima volta la soglia dei 40°C in giugno

Nord di Bordeaux, Francia – 44,7°C — dato straordinario

Berlino / Varsavia – Previsti 35–40°C nei giorni successivi

Roma — media giugno anni ’90 – 27°C (massima media)

Roma — media giugno 2025 – 32,6°C (massima media)

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L’anticiclone africano — il protagonista di questa storia — si muove come un esercito invisibile. Prima ha colpito Spagna e Francia, poi l’Italia, e ora punta verso est: Germania e Polonia nel mirino. Non c’è difesa territoriale che tenga contro di lui. L’unica risposta è la preparazione individuale e collettiva.

NON È LA PRIMA VOLTA — MA QUESTA VOLTA È DIVERSO

Chi ha qualche anno di memoria ricorderà le estati del 2003 e del 2022. Erano state definite eccezionali, anomale, irripetibili. Eppure eccoci qui, a sfidare quegli stessi record. La differenza rispetto ad allora non sta solo nei numeri: sta nella frequenza. Quello che un tempo era un evento straordinario che capitava forse una volta ogni vent’anni, oggi si ripete con cadenza quasi annuale.

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I climatologi parlano chiaro: negli ultimi dieci anni c’è stata una progressiva e netta accelerazione del riscaldamento, con un aumento delle temperature di 0,5–0,56 gradi ogni decennio rispetto alla media climatica 1991–2020. Già negli ultimi tre anni, la media dell’anomalia termica rispetto all’epoca pre-industriale ha superato la soglia di 1,5°C — quella soglia che gli Accordi di Parigi del 2015 avevano indicato come limite da non superare entro il 2030.

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Abbiamo bruciato dieci anni di anticipo. Qualcuno potrebbe dire che è andata male. Noi preferiamo dire che è arrivato il momento di essere seri — e anche un po’ creativi — su come adattarci.

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“Statisticamente, prendendo la media climatica dell’ultimo trentennio, negli ultimi dieci anni c’è stata una progressiva e netta accelerazione. Un aumento di 0,5/0,56 gradi ogni decennio.” — Massimo Ciccazzo, Associazione Edmondo Bernacca

LA TREGUA CHE VERRÀ — E I TEMPORALI DEVASTANTI

C’è una buona notizia e una cattiva notizia. La buona: il caldo non durerà per sempre. Già dalla prossima settimana è previsto un primo miglioramento, con un progressivo assestamento delle temperature intorno ai 30–32°C. Niente di fresco, beninteso, ma almeno respiriamo.
La cattiva notizia: quella “tregua” non arriverà in punta di piedi. Quando l’aria più fresca incontrerà quella ancora rovente, il risultato sarà una serie di temporali violentissimi, potenzialmente devastanti. Grandine, vento forte, allagamenti lampo. L’estate italiana, si sa, non va mai in vacanza per davvero.

E poi? Secondo i climatologi, ci saranno “sicuramente altre fasi calde” nel corso dell’estate. Ovvero: questa non è l’unica ondata che dovremo affrontare. È più probabile che sia la prima di una serie.

IL CALDO VISTO DAL CESMET: UN RISCHIO DA CONOSCERE PER PREVENIRE

Da noi al CESMET — Centro di Medicina Tropicale e dei Viaggi — il caldo estremo non è una novità. Lavoriamo ogni giorno con persone che si spostano verso climi tropicali, che affrontano ambienti ostili, che portano con sé fragilità fisiologiche o patologie preesistenti. Sappiamo bene che il calore non è semplicemente una questione di comfort: è un rischio medico reale, con meccanismi fisiopatologici precisi e conseguenze che possono essere gravi.

Ma sappiamo anche un’altra cosa: il calore si affronta. Con le giuste informazioni, con i comportamenti corretti, con una comprensione lucida di chi è più vulnerabile e perché. Questa collana nasce da questa convinzione.

Nei prossimi articoli parleremo:
(1)
di chi rischia di più (anziani, bambini, cardiopatici, lavoratori all’aperto),
(2)
di come il caldo trasforma gli ambienti in cui viviamo,
(3)
di cosa succede al nostro corpo quando la temperatura sale troppo,
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di come difendersi in modo concreto ed efficace.
Non con liste di banalità, ma con una guida medica scritta per essere letta — e usata.

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♥ Il mio parere (del Dr. Meo e del CESMET)

L’ondata di calore del giugno 2026 non è un episodio isolato: è la conferma di una tendenza che i dati scientifici mostravano già da anni. Come medico di medicina tropicale e dei viaggi, ho visto crescere nei nostri ambulatori la consapevolezza che il cambiamento climatico non è un problema astratto: riguarda la salute di ciascuno di noi, qui e ora. Chi parte per un Paese tropicale porta con sé i rischi di quel clima. Ma sempre di più, il clima tropicale viene a trovare noi — nei nostri cortili, nelle nostre città, nelle nostre case. E con il clima diffondono sempre di più i vettori di malattia, insetti, zanzare, zecche, ed altri vettori che trasmettono microbi. E con questi cambiamenti è sempre più evidente che i microrganismi virulentizzano sempre di più. La prevenzione comincia dall’informazione. E l’informazione comincia qui.

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Collana editoriale CESMET CLINICA DEL VIAGGIATORE  
“Sotto il sole che scotta — Caldo, clima e salute: quello che devi sapere”

www.clinicadelviaggiatore.com | CESMET — Centro di Medicina dei Viaggi e delle Migrazioni

Articolo 1 di 6 · Prossimo: “Chi suda di più — Le persone a rischio nell’estate torrida”

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EBOLA BUNDIBUGYO INDICAZIONI Operative per Viaggiatori e Cooperanti

 

⚠ Allerta Internazionale Attiva

EBOLA BUNDIBUGYO
Briefing Operativo per Viaggiatori e Cooperanti

Focolaio attivo DRC / Uganda
Aggiornamento: 16 giugno 2026
CESMET – Clinica del Viaggiatore

Emergenza globale
🔴 TRASMISSIONE: solo per contatto diretto — NON per via aerea o droplet a distanza
  • Sangue, secreti, organi e fluidi corporei di persone malate o decedute
  • Contatto con salme durante riti funerari tradizionali (alto rischio)
  • Aghi e materiale sanitario contaminato
  • Trasmissione sessuale possibile fino a 90 giorni dopo la guarigione
  • Animali serbatoio: chirotteri (pipistrelli della frutta); carni di animali selvatici (bushmeat)

MAPPA DEL RISCHIO PER ZONA
ZONA RISCHIO RACCOMANDAZIONE OPERATIVA
DRC Ituri (epicentro) MASSIMO Evitare. Se missione essenziale: solo operatori formati, full PPE, protocollo MSF/OMS.
DRC Province limitrofe ALTO Evitare viaggi non necessari. Monitoraggio quotidiano aggiornamenti OMS.
UgandaConfine Ovest ELEVATO  Massima precauzione. Evitare attraversamenti di frontiera via terra da zone rosse.
Africa sub-sahariana confinante MODERATO Attenzione rafforzata. Seguire avvisi locali. No bushmeat, no strutture sanitarie non attrezzate.
Africa orientale (Kenya, Tanzania…) BASSO Nessuna restrizione, ma informare il paziente. Monitorare i sintomi al rientro.
Europa – Italia TRASCURABILE Nessun caso autoctono previsto. Allerta diagnostica nei PS per viaggiatori febbricitanti da zone rosse.

3     SEZIONE TURISTI

COSA EVITARE ASSOLUTAMENTE
Destinazioni a rischio
  • Viaggi nella Provincia dell’Ituri (DRC) per qualsiasi motivo non essenziale
  • Zone di trasmissione attiva in Uganda occidentale
COMPORTAMENTI AD ALTO RISCHIO
  • Partecipare a cerimonie funebri e riti di lavaggio del cadavere
  • Toccare o maneggiare salme o pazienti ricoverati in strutture locali
  • Consumare bushmeat (carne di selvaggina, pipistrelli)
  • Visitare strutture sanitarie locali non attrezzate senza necessità
  • Contatti con animali selvatici (pipistrelli, primati)
COMPORTAMENTI CORRETTI
Prima della partenza
  • Consulenza preventiva in centro di medicina dei viaggi
  • Registrare i contatti della rappresentanza diplomatica italiana locale
Durante il viaggio
  • Igiene rigorosa delle mani con acqua e sapone o gel idroalcolico
  • Evitare contatti con persone sintomatiche (febbre, sanguinamenti)
  • Informarsi quotidianamente sugli aggiornamenti di sicurezza locali
PROCEDURA DI RIENTRO CON FEBBRE
  • CHIAMARE il 1500 (Ministero della Salute) prima di qualsiasi altro contatto
  • NON recarsi autonomamente al pronto soccorso
  • NON usare mezzi pubblici
  • Attendere le istruzioni del 1500 per il trasporto in sicurezza
  • Comunicare data di rientro, zone visitate e sintomi

SEZIONE COOPERANTI E OPERATORI UMANITARI
🛡️ PROTOCOLLI IPC OBBLIGATORI
  • Formazione IPC obbligatoria pre-missione (OMS/MSF standard)
  • Triage dei pazienti all’ingresso con identificazione dei casi sospetti
  • Zone contaminate / decontaminate rigorosamente separate
  • Procedure di donning/doffing supervisionate da osservatore
  • Disinfezione con ipoclorito 0,5% (superfici) e 0,05% (cute)
  • Smaltimento rifiuti biomedici in sacchi biohazard sigillati
  • Nessun riutilizzo di materiale monouso
🧹 DPI – DOTAZIONE MINIMA
  • Tuta impermeabile integrale (coverall BSL-3 o superiore)
  • Doppi guanti in nitrile — cambio tra un paziente e l’altro
  • Respiratore FFP2/FFP3 o maschera chirurgica + visiera
  • Occhiali di protezione a tenuta stagna
  • Stivali o sovrascarpe impermeabili
  • Grembiule impermeabile per procedure ad alto rischio
  • Checklist doffing passo per passo, supervisore presente
🌡️ AUTOMONITORAGGIO IN MISSIONE
  • Misurazione temperatura corporea 2×/die (mattino e sera)
  • Registro quotidiano su scheda standardizzata (OMS SEARO form)
  • Periodo di osservazione: 21 giorni dall’ultimo contatto a rischio
  • Sintomi da segnalare: febbre ≥38,5°C, cefalea intensa, mialgie, vomito, diarrea, rash, sanguinamenti
  • Contatto di riferimento: focal point IPC locale + coordinatore MSF/OMS
  • Nessuna autoprescrizione senza supervisione medica
✈️ GESTIONE DEL RIENTRO
Centri di riferimento italiani
  • IRCCS Lazzaro Spallanzani – Roma
    Tel. 06 5517 0  |  H24 per casi ad alta pericolosità
  • ASST Fatebenefratelli Sacco – Milano
    Tel. 02 3904 1  |  Malattie infettive e tropicali
  • Comunicare: data rientro, esposizioni, diario termometrico
  • Monitoraggio 21 giorni post-rientro con contatto giornaliero
  • Febbre: chiamare 1500, non muoversi autonomamente
  • Evitare contatti stretti fino a esclusione diagnostica

5. NOTA VACCINI — SITUAZIONE AGGIORNATA
Stato della copertura vaccinale per il ceppo Bundibugyo
Ervebo® (rVSV-ZEBOV)

Efficace contro EBOV-Zaire (Kivu 2018–2020), ma NON efficace contro il ceppo Bundibugyo (BDBV). Non autorizzato per l’attuale focolaio. Non somministrare come profilassi.

Mvanzi® (Ad26.ZEBOV + MVA-BN-Filo)

Analogo limite di spettro, non indicato per BDBV. Nessuna autorizzazione per l’impiego nel focolaio in corso.

Trial in avvio (2026): studi di fase I/II per candidati vaccinali contro Bundibugyo (piattaforma mRNA e VSV ricombinante); nessun prodotto disponibile in campo nel breve termine. La protezione dipende esclusivamente dai DPI e dai protocolli IPC.

redazione dr. PAOLO MEO CESMET – Centro di Medicina dei Viaggi    www.clinicadelviaggiatore.com
Aggiornamento: 16 giugno 2026  |  Fonti: OMS, ECDC, Ministero della Salute italiano
Aggiornare periodicamente in base all’evoluzione del focolaio. Documento a uso professionale e informativo.

 

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EPIDEMIA DI EBOLA BUNDIBUGYO 2026 -aggiornamenti

EPIDEMIA DI EBOLA BUNDIBUGYO (RD CONGO – UGANDA) 2026
Commenti sulla situazionale in Africa Centrale     Aggiornamento al 7 giugno 2026
redazione e commenti dr. Paolo Meo

QUADRO EPIDEMIOLOGICO ATTUALE (7 giugno 2026)
  Casi confermati                            Decessi confermati                   Guariti
Rep. Dem. del Congo (RDC)                                    ~380                                                ~60                                              ~8
Uganda                                                                                  15                                                      1                                                 —
TOTALE                                                                           ~395                                                ~61                                                    —

I dati sono aggiornati al 6 giugno 2026 (OMS / Africa CDC / EbolaMap).
I casi sospetti, dopo la revisione OMS del 2 giugno, sono scesi da oltre 900 a ~116 ancora in attesa di conferma.
precedentemente comunicati (~238) includevano molti casi poi attribuiti ad altre patologie febbrili.

ORIGINE E PAESI COINVOLTI
Il focolaio — il 17° nella storia della Rep. Democ. Congo — è stato dichiarato il 15 maggio 2026 nella provincia dell’Ituri
(nord-est della RDC, città di Bunia), con il primo decesso documentato già il 24 aprile.
Il ritardo nella diagnosi è stato causato dai kit diagnostici inizialmente calibrati solo per il ceppo Zaire, che hanno restituito falsi
negativi.
Il virus responsabile è il Bundibugyo ebolavirus (BDBV), terza epidemia mai registrata con questo ceppo,
già più grande delle precedenti (2007 Uganda; 2012 RDC).
L’Uganda è stato coinvolto a partire da metà maggio tramite casi importati (Kampala e distretto di Rwampara).
L’OMS ha dichiarato l’emergenza sanitaria internazionale (PHEIC) il 17 maggio 2026.

FATTORI DI RISCHIO E CRITICITÀ

Il ceppo Bundibugyo non dispone di vaccino approvato né di terapia antivirale specifica:
il vaccino rVSV-ZEBOV (Ervebo) e i farmaci mAb attivi sul ceppo Zaire non sono efficaci sul BDBV.
Il tasso di letalità nei casi confermati si attesta intorno al 12–14% (storicamente 25–50%), probabile effetto di bias di
segnalazione. La zona dell’Ituri è devastata da conflitti armati, con accesso umanitario difficile:
– un’equipe di sepoltura è stata attaccata il 6 giugno in South Kivu.
– Al 6 giugno risultano infettati 16 operatori sanitari.

L’Italia ha attivato protocolli di sorveglianza (circolare 18 maggio, ordinanza 29 maggio) e valuta il rischio per
la popolazione europea come molto basso. Nessun caso confermato fuori dall’Africa.


PROSPETTIVE: L’EPIDEMIA È IN ESPANSIONE O SI STA CONTENENDO?

Al 7 giugno il quadro sembra essere ancora in espansione, ma con segnali parzialmente incoraggianti. La revisione al
ribasso dei casi sospetti (da oltre 900 a ~116 pendenti) operata dall’OMS il 2 giugno indica:
– un progressivo
smaltimento dell’arretrato diagnostico,
non una vera e propria riduzione reale dei contagi.
– I casi confermati continuano ad aumentare ( 344 il 3 giugno → ~380 il 6 giugno) su 24 zone sanitarie in tre province della RDC.
in particolare nelle aree di guerra e di guerriglia

MSF ha avvertito il 31 maggio che nessuna epidemia di Ebola aveva mai registrato così tanti casi così rapidamente
dopo la dichiarazione ufficiale.
Sul fronte positivo: il 1° giugno è stata registrata la prima guarigione;
– MSF ha aperto un centro di trattamento da 65 posti a Ituri;
– CEPI ha stanziato oltre 60 milioni di dollari per accelerare tre candidati vaccini anti-BDBV
(IAVI, Moderna, Università di Oxford); trial clinici in corso.
– L’OMS ha lanciato il 5 giugno un piano strategico continentale congiunto con la RDC.
Il rischio di propagazione regionale — Uganda inclusa — è reale ma attentamente monitorato.
Un contenimento effettivo richiederà settimane se non mesi, subordinato all’accesso umanitario nelle zone di conflitto e allo sviluppo rapido di contromisure
specifiche.
Ma i rischi per viaggiatori internazionali nell’area al di fuori delle zone di guerra o dei villaggi interna sono da considerare quasi nulli.
continueremo a tenenre monitorata la situazione e ad informare valutando i reali rischi di contagio del virus. 

Fonti: OMS (WHO) · Africa CDC · EbolaMap.org · Sky TG24 · Euronews · Salutelab.it |
Documento redatto da dr. Paolo Meo il 7 giugno 2026 .

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Il Bassado: un vecchio antibiotico per una ottima prevenzione della malaria

UTILIZZO DELLA DOXICICLINA PER LA PREVENZIONE DELLA MALARIA … e non solo

DOXICICLICA
             DOXICICLINA

DOXICICLINA 100 mg (BASSADO o MIRACLIN)

Una tetraciclina versatile al servizio del viaggiatore internazionale

Aggiornato a giugno 2026 – Dr. Paolo Meo, Medico Infettivologo e Tropicalista – direttore CESMET

1. Introduzione: un antibiotico “vecchio” ma sempre attuale

Il Dr. Paolo Meo, infettivologo e tropicalista direttore del CESMET di Roma con decenni di esperienza sul campo in Africa, Asia e America Latina, ha seguito nel corso degli anni migliaia di viaggiatori che hanno utilizzato la doxiciclina soprattutto in prevenzione, accumulando una casistica clinica di grande valore e confermando l’efficacia e la sicurezza di questo farmaco nelle condizioni più diverse preventive e terapeutiche.

La doxiciclina, antibiotico distribuito in tutto il mondo, è commercializzata in Italia principalmente come Bassado® 100 mg o Miraclin 100 mg farmaco senza lattosio) – è un antibiotico della famiglia delle tetracicline, impiegato in medicina clinica da oltre cinquant’anni. Nonostante la sua lunga storia, questo farmaco mantiene oggi una rilevanza straordinaria, sia nella infettivologia ma in particolare nel campo della medicina dei viaggi. La sua azione è al tempo stesso preventivo e terapeutico come antiparassitario, antibatterico ad ampio spettro e antiprotozoario, il che lo rende una scelta privilegiata per chi si reca in aree tropicali e subtropicali.  Utilizza questa molecola e porta con te le confezioni sufficienti per la chemioprofilassi per la malaria, la protezione batterica, in particolare per diarrea e punture di zecca, e non solo; e per la cura di molte forme batteriche come di seguito illustrato.

Naturalmente dovrai ben capire se puoi utilizzare il farmaco senza problemi. Potrai richiedere al dr. Paolo Meo, per la sua esperienza, o al tuo medico di fiducia, se, come e quando utilizzare la doxiciclina.   

2. Meccanismo d’azione

La doxiciclina 100 mg agisce inibendo la “sintesi proteica batterica” a livello dei ribosomi 30S, impedendo la crescita e la replicazione di un’ampia gamma di microrganismi. È attiva contro:

  • batteri Gram-positivi e Gram-negativi
  • batteri intracellulari (Rickettsia, Chlamydia, Coxiella, Bartonella, Anaplasma)
  • spirochete (Borrelia, Leptospira, Treponema)
  • micoplasmi e clamidie
  • il protozoo “Plasmodium”, in particolare falciparum (agente della malaria)

 

3. Profilassi antimalarica: l’uso principale, ma non unico nel viaggiatore.

3.1 Perché la doxiciclina per la malaria?

La malaria rimane una delle malattie infettive più pericolose al mondo, con oltre 600.000 decessi l’anno secondo i dati OMS aggiornati al 2025, la grande maggioranza dei quali causati da Plasmodium falciparum nell’Africa subsahariana. La chemioprofilassi farmacologica, associata alle misure di protezione antizanzara, rimane lo strumento più efficace per il viaggiatore non immune per prevenire l’infezione.

La doxiciclina è riconosciuta come farmaco di prima scelta per la profilassi antimalarica dalle principali linee guida internazionali, tra cui CDC (Centers for Disease Control and Prevention), WHO, e le linee guida europee ISTM/ASTMH. L’esperienza pluriennale del Dr. Meo, con migliaia di prescrizioni effettuate al CESMET, conferma una protezione elevatissima e un profilo di sicurezza nettamente superiore ad altri antimalarici disponibili.

3.2 Schema di somministrazione

Schema raccomandato dal CESMET (Dr. Paolo Meo)

BASSADO un ottimo farmaco nella chemioprofilassi per la malaria
BASSADO un ottimo farmaco nella chemioprofilassi per la malaria

•       1 compressa da 100 mg al giorno, durante il pasto principale (pranzo), da assumere con un bicchiere di acqua abbondante;

•       Inizio: è sufficiente iniziare il giorno prima della partenza o all’arrivo nell’area a rischio malarico;

•       Durata: per tutto il periodo del soggiorno in zona endemica;

•       Termine: continuare per un periodo di 7-10 giorni dopo aver lasciato l’area a rischio, il periodo è considerato sufficiente per evitare la riproduzione del plasmodio intraepatico; (l’esperienza di migliaia di casi ci dice ce non è necessario prolungare per altre 3 settimane)

 

Nota: A differenza di altri antimalarici come la meflochina (Lariam®), non è necessario iniziare due settimane prima della partenza.

 

3.3 Aree geografiche di indicazione

La doxiciclina 100 mg è indicata come profilassi antimalarica in tutte le aree a rischio di malaria da P. falciparum con resistenza alla clorochina ed alla meflochina, ed all’Atovaquone  comprendendo:

  • Africa subsahariana (area ad altissimo rischio)
  • Papua Nuova Guinea e Melanesia
  • Regioni a rischio del Sud-Est asiatico (incluse aree con P. falciparum resistente all’artemisinine, in particolare al confine Tailandia-Myanmar-Cambogia)
  • Alcune aree dell’Amazzonia sudamericana
  • Altre aree tropicali indicate di volta in volta dalle schede paese

 

4. Azione antibatterica ad ampio spettro: utilità nel viaggio

Uno dei grandi vantaggi della doxiciclina nel contesto dei viaggi internazionali è la sua capacità di offrire protezione simultanea contro numerose infezioni batteriche, alcune delle quali particolarmente frequenti (diarrea da viaggio) o pericolose (infezioni da punture o morso di zecca) nei paesi tropicali.


4.1 Infezioni trasmesse da puntura di zecca e altri artropodi

La doxiciclina è il FARMACO DI PRIMA SCELTA per le infezioni trasmesse da zecche

Le zecche sono vettrici di patogeni molto diversi e legate alla presenza animale negli ambienti. Durante i viaggi in ambienti naturali – foreste, savane, praterie, zone rurali, ma anche parchi di grandi città e cittadine – il rischio di esposizione aumenta significativamente. La doxiciclina agisce su:

•       Rickettsia spp. – agenti del Tifo Esantematico da Rickettsia (Spotted Fever Group) e altre rickettsiosi: febbri emorragiche, febbre bottonosa del Mediterraneo (R. conorii), febbre delle Montagne Rocciose (R. rickettsii). Farmaco elettivo, gold standard nella terapia, spesso considerato salva-vita.

•       Borrelia burgdorferi e altre specie – agente della Malattia di Lyme: la doxiciclina è il trattamento di prima scelta nelle fasi precoci.

•       Anaplasma phagocytophilum – agente dell’anaplasmosi granulocitica umana.

•       Ehrlichia spp. – ehrlichiosi monocitiche.

•       Coxiella burnetii – agente della Febbre Q, trasmessa anche da zecche e da animali.

•       Bartonella spp. – trasmessa da pidocchi e pulci (febbre delle trincee, malattia da graffio del gatto).

•       Francisella tularensis – agente della tularemia, trasmessa da zecche e roditori.

 

Importanza pratica: In molte aree tropicali e subtropicali, un viaggiatore che assume doxiciclina come profilassi antimalarica è già protetto in modo significativo contro queste infezioni, anche senza saperlo. Questo costituisce un vantaggio protettivo “a 360 gradi”.

4.2 Diarrea del viaggiatore e infezioni intestinali

La diarrea del viaggiatore colpisce dal 20% al 50% dei viaggiatori in paesi a risorse sanitarie limitate, ed è un problema sanitario frequente in viaggi in tutto il mondo; La doxiciclina è attiva contro i principali enterobatteri responsabili, tra cui Escherichia coli enterotossigena (ETEC), Shigella spp., Vibrio cholerae e altri enterobatteri.                                                                                                            Il Dr. Meo indica e prescrive questo farmaco come una eccellenza nella prevenzione di diarree alimentari e da acque contaminate anche con cui ci si lava (docce), ed anche per la prevenzione ed il trattamento del colera, tra le diarree batteriche più gravi. In viaggio, portare con se qualche confezione di doxiciclina significa disporre di un presidio preventivo ed anche terapeutico di prima linea contro le enteriti batteriche acute.

4.3 Infezioni cutanee

Nei climi tropicali, la sudorazione intensa, le punture di insetti e le abrasioni cutanee favoriscono infezioni da stafilococchi e streptococchi. La doxiciclina è efficace nel trattamento di:

  • Foruncolosi e ascessi cutanei;
  • Ferite infette;
  • Acne vulgaris (impiego anche a lungo termine, fino a 8-10 mesi, come documentato nella pratica clinica dal Dr. Meo)

4.4 Infezioni respiratorie atipiche

In aree tropicali e in contesti di promiscuità (dormitori, campeggi, strutture di fortuna), le polmoniti atipiche da Mycoplasma pneumoniae, Chlamydophila pneumoniae e Legionella pneumophila sono frequenti. La doxiciclina è attiva anche su tutti questi patogeni.

4.5 Infezioni sessualmente trasmesse (IST)

In caso di esposizioni non protette durante il viaggio, la doxiciclina offre copertura su:

  • Chlamydia trachomatis (uretrite, cervicite, linfogranuloma venereo)
  • Neisseria gonorrhoeae (gonorrea) anche in possibile combinazione con altri antibiotici;
  • Treponema pallidum (sifilide, terapia di seconda scelta);

4.6 Leptospirosi

La leptospirosi, trasmessa attraverso acqua o terreno contaminati da urine animali, è un rischio concreto in aree rurali tropicali, specialmente dopo inondazioni o contatto con acque dolci. La doxiciclina è indicata sia nella profilassi (in esposizioni note) sia nel trattamento precoce.

 

5. Pregi della doxiciclina da utilizzare in corso di viaggio

•       Efficacia antimalarica elevata e stabile: scarsa resistenza documentata rispetto ad altri antimalarici;

•       Ampio spettro antibatterico: un solo farmaco per molte protezioni;

•       Inizio il giorno prima della partenza: non richiede la lunga pre-somministrazione necessaria con meflochina

•       Ottimo profilo di sicurezza neurologica e psichiatrica: nessuna delle alterazioni del tono dell’umore, dei disturbi del sonno e dei sintomi neuropsichiatrici documentati con la meflochina (Lariam®) ed anche Atovaquone ( Malarone)

•       Lunga esperienza clinica: farmaco in uso da oltre 50 anni, con un profilo di sicurezza ben definito;

•       Utilizzo a lungo termine documentato: impiegato anche per 8-10 mesi consecutivi nel trattamento dell’acne, o addirittura anni, in alcune infezioni croniche, senza problemi di rilievo

•       Basso costo: meno di 4 euro a confezione, rendendo la profilassi accessibile a tutti;

•       Forma orale comoda: compressa da 100 mg, una volta al giorno

•       Protezione multipla in viaggio: malaria, infezioni da zecche, diarrea del viaggiatore, infezioni cutanee, IST

 

6. Limiti e possibili effetti indesiderati del farmaco

Disturbi gastrointestinali: sensazione di pesantezza gastrica, nausea, epigastralgia. Il rischio di presentare questi sintomi si riduce notevolmente assumendo il farmaco durante il pasto principale – pranzo, mai assumerlo a stomaco vuoto, ed utilizzare molta acqua.

Fotosensibilità cutanea: il rischio è correlato alla dose (dose dipendente): a 100 mg/die la sensibilizzazione solare è modesta, specie nelle persone con fototipo mediterraneo, ricco di melanina. Tuttavia è sempre buona norma utilizzare creme solari ad alta protezione. L’esperienza clinica del Dr. Meo su migliaia di casi conferma che le reazioni di fotosensibilità clinicamente rilevanti sono state rare.

Possibile comparsa di macchie cutanee: in un numero molto limitato di viaggiatori possono comparire piccole chiazze di iperpigmentazione cutanea, generalmente reversibili.

Lieve astenia iniziale: segnalata nei primi giorni di somministrazione in alcuni soggetti, generalmente transitoria.

Candidiasi orale o vaginale: rara ma ipotizzabile, come con tutti gli antibiotici ad ampio spettro, per alterazione del microbiota. Affrontabile con antimicotici topici o sistemici.

Controindicazioni principali: non è indicata la somministrazione (1) nei bambini sotto i 10 anni (rischio di discromia dentaria permanente e alterazioni della crescita ossea); (2) nelle donne in gravidanza dal secondo trimestre in poi; (3) nelle donne che allattano (4) in caso di allergia documentata alle tetracicline;

 

7. Avvertenze e controindicazioni importanti

⚠️ Quando non utilizzare la doxiciclina

•       Bambini con meno di 10 anni

•       Gravidanza (a partire dalla 16°-17° settimana e preferibilmente evitata anche prima)

•       Allattamento al seno

•       Allergia documentata alle tetracicline

•       Grave insufficienza epatica (usare con cautela)

 

Alternative disponibili: in caso di controindicazioni alla doxiciclina, il medico specialista potrà valutare per la profilassi della malaria farmaci alternativi quale Malarone® (atovaquone/proguanile) o, in casi selezionati, meflochina (Lariam®), pur con i significativi effetti collaterali neuropsichiatrici e cardiotossici di quest’ultima.

 

8. L’esperienza clinica del Dr. Paolo Meo e del CESMET

Il Dr. Paolo Meo è medico infettivologo e tropicalista con oltre quarant’anni di esperienza sul campo, maturata in Africa subsahariana, Asia e America Latina, e con una prolungata attività ambulatoriale presso il CESMET – Clinica del Viaggiatore di Roma, POLO VIAGGI -CESMET-ARTEMISIA uno dei centri di medicina dei viaggi di riferimento in Italia.

Nel corso degli anni, il Dr. Meo ha effettuato migliaia di prescrizioni di doxiciclina per la profilassi antimalarica, seguendo viaggiatori diretti verso le destinazioni a rischio più diverse: dall’Africa subsahariana alle foreste amazzoniche, dalla Papua Nuova Guinea alle zone rurali del Sud-Est asiatico.

I risultati osservati del farmaco confermano:

  • Protezione elevatissima contro la malaria, con quasi nessun caso documentato di malaria da P. falciparum tra i pazienti complianti;
  • Frequenza molto bassa di effetti collaterali seri: la grande maggioranza dei soggetti ha completato la profilassi senza problemi rilevanti;
  • Nessuna reazione neuropsichiatrica o cardiotossica, a differenza di quanto documentato con altri antimalarici;
  • Benefici aggiuntivi riportati: riduzione delle diarree batteriche, miglioramento di condizioni cutanee acneiformi, protezione contro infezioni da puntura di zecca;

Questa esperienza diretta, unita alle evidenze delle linee guida internazionali (CDC, WHO, ISTM), fa della doxiciclina 100 mg la scelta prioritaria del CESMET e del dr. Paolo Meo sia per la chemioprofilassi antimalarica, sia per la profilassi e la cura di molteplici malattie infettive a cominciare dalla frequentissima diarrea del viaggiatore, ai temibile tifo esantematico da zecca, nella maggior parte dei viaggiatori adulti.

Per questo motivo, l’assunzione in prevenzione antibatterica del Bassado, viene estesa a tutti i viaggiatori, in qualsiasi area del mondo si trovino, da assumere solamente durante il periodo del viaggio (dal giorno di arrivo al giorno di partenza)

9. Consigli pratici per il viaggiatore

La doxiciclina non sostituisce le misure di protezione personale antizanzara, ma le integra. Si raccomanda sempre di:

  • Usare repellenti e lenitivi cutanei naturali a base di OLIO DI NEEM – NOZETA;
  • Usare repellenti cutanei a base di DEET o Icaridina sulle parti esposte;
  • Indossare indumenti a maniche lunghe al tramonto e di notte;
  • Dormire sotto zanzariere impregnate di insetticida (LLIN);
  • Preferire ambienti con aria condizionata quando possibile;
  • In ambienti con zecche: indossare calzini e pantaloni lunghi, eseguire ispezione corporea a fine giornata;
  • Assumere la doxiciclina sempre durante il pasto per ridurre i disturbi gastrointestinali;
  • Non esporsi al sole senza adeguata protezione solare (SPF 30 o superiore);
  • Conservare il farmaco in luogo fresco e asciutto, lontano dalla luce;

 

10. L’importanza del consiglio medico specialistico

👨‍⚕️ Rivolgiti sempre a un medico esperto in medicina dei viaggi

Nonostante la doxiciclina sia un farmaco collaudato e generalmente sicuro, ogni viaggio e ogni viaggiatore sono diversi. La scelta dei farmaci da utilizzare in chemioprofilassi più adatta dipende da numerosi fattori individuali: la destinazione specifica e le aree visitate (città o zone rurali, quota altimetrica), la stagione e le condizioni climatiche, la durata del soggiorno, le condizioni di salute preesistenti, i farmaci già assunti (possibili interazioni), l’età e la gravidanza, le precedenti esperienze con antimalarici.

Se ti rivolgi al dr. Paolo Meo, esperto in medicina dei viaggi, è in grado di valutare l’insieme di questi fattori e di fornirti una raccomandazione personalizzata, che includa non solo la profilassi farmacologica ma anche il piano vaccinale completo, I consigli per la gestione delle emergenze sanitarie in loco, e le indicazioni su cosa portare nel kit di pronto soccorso da viaggio.

Mi raccomando non affidarti al “passaparola” o al “fai da te”: una profilassi sbagliata può dare falsa sicurezza o esporre a rischi inutili. Il CESMET, tramite il dr. Paolo Meo, per la sua lunga esperienza, offre consulenze specialistiche online, in diverse lingue, con la possibilità di ricevere indicazioni personalizzate.

 

11. Come contattarci

CESMET – Polo Viaggi Artemisia | Centro di Medicina e Vaccinazioni per i Viaggi – Roma

Email: [email protected]

WhatsApp: 346 6000899

Servizi disponibili tutti i giorni:

•       Consulenze online pre-viaggio personalizzate

•       Informazioni sulla chemioprofilassi antimalarica

•       Consulenze su malattie infettive e tropicali

•       Schede paese aggiornate per tutte le destinazioni a rischio

 

Dr. Paolo Meo – Medico Infettivologo, Tropicalista, Esperto in Malariologia

Buon viaggio, in salute!

Aggiornato a giugno 2026 – CESMET Polo Viaggi Artemisia

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VIRUS RESPIRATORIO SINCIZIALE (VSR/RSV) – LA MALATTIA

VIRUS RESPIRATORIO SINCIZIALE (VSR/RSV) – SCHEDA MALATTIA

Sinonimi: RSV – Respiratory Syncytial Virus – Bronchiolite da RSV – RSV disease – VSR

Scheda redatta dal dr. Paolo Meo, direttore Cesmet clinica del viaggiatore, aggiornata a maggio 2026 con i dati epidemiologici globali più recenti, i nuovi vaccini approvati (Arexvy, Abrysvo, mRESVIA), l’anticorpo monoclonale Nirsevimab (Beyfortus) e le linee guida diagnostico-terapeutiche di OMS, ECDC, CDC, ESPID e AAP.

 

SINTESI DELLA MALATTIA

PARAMETRO DATI CHIAVE
Agente eziologico Virus RNA a singolo filamento, famiglia Pneumoviridae, genere Orthopneumovirus; due sottotipi principali: RSV-A e RSV-B
Serbatoio Uomo (virus a trasmissione esclusivamente interumana; non esiste serbatoio animale noto)
Trasmissione Via droplet/aerosol da secrezioni respiratorie, contatto diretto con superfici contaminate (fomiti); altamente contagioso
Distribuzione Mondiale; nelle regioni temperate andamento stagionale (epidemie autunno-inverno); nelle aree tropicali circolazione più continua
Incubazione 2–8 giorni (media 4–6 giorni)
Letalità < 0,5% nei bambini ospedalizzati nei paesi ad alto reddito; 1–8% negli anziani con comorbidità; fino al 10–20% negli immunocompromessi gravi
Vaccino disponibile Sì:
– Arexvy (GSK) e Abrysvo (Pfizer) per adulti ≥60 anni;
Abrysvo per donne in gravidanza (protezione del neonato);            – anticorpo monoclonale Nirsevimab (Beyfortus) per neonati e lattanti
Notifica Non a notifica obbligatoria in Italia; sorveglianza sentinella attiva (InfluNet-RSV, sistema RespiVirNet-ISS)

 

1. Introduzione e Descrizione della Malattia

Il Virus Respiratorio Sinciziale (VSR, o RSV dall’inglese Respiratory Syncytial Virus) è il principale agente eziologico delle infezioni respiratorie acute del tratto inferiore nei lattanti e nei bambini in età prescolare, e rappresenta un patogeno di crescente importanza clinica negli anziani e negli immunocompromessi. A differenza di molti altri virus respiratori, il VSR è un virus esclusivamente umano, senza serbatoio animale conosciuto, che si trasmette da persona a persona attraverso secrezioni respiratorie.

La malattia fu descritta per la prima volta nel 1956 da Morris, Blount e Savage, che isolarono il virus in scimpanzé con rinite (da cui l’iniziale denominazione di “Chimpanzee Coryza Agent”), e poco dopo fu identificato come agente responsabile di bronchioliti e polmoniti nei neonati.
Il nome “sinciziale” deriva dalla caratteristica citopatologia indotta dal virus nelle cellule dell’epitelio respiratorio: la fusione delle membrane cellulari con formazione di sincizi, ovvero cellule multinucleate giganti.

Globalmente, il VSR è responsabile di circa 33 milioni di episodi di infezione delle vie respiratorie inferiori all’anno nei bambini sotto i 5 anni, con circa 3,6 milioni di ospedalizzazioni e oltre 100.000 decessi annui, la grande maggioranza dei quali si verifica nei paesi a basso reddito (dati OMS/Lancet, 2022-2024).
Nella fascia degli anziani (≥65 anni), il VSR causa ogni anno solo negli Stati Uniti circa 60.000-120.000 ricoveri ospedalieri e 6.000-10.000 decessi, un impatto epidemiologico comparabile a quello dell’influenza stagionale.

Dopo decenni di ricerca infruttuosa, il 2023-2024 ha segnato una svolta storica: per la prima volta sono stati approvati vaccini efficaci contro il VSR per adulti anziani e per le donne in gravidanza (con protezione indiretta del neonato), e un anticorpo monoclonale di nuova generazione (Nirsevimab/Beyfortus) per la protezione dei lattanti nel primo anno di vita.

 

2. Agente Eziologico e Biologia del Virus

2.1 Caratteristiche Virologiche

Il Virus Respiratorio Sinciziale è un virus a RNA a singolo filamento, con genoma di polarità negativa, appartenente all’ordine Mononegavirales, famiglia Pneumoviridae, genere Orthopneumovirus. Il virione è pleiomorfico (sferico o filamentoso), con diametro di 150–300 nm, ed è dotato di un involucro lipidico che lo rende sensibile ai comuni disinfettanti e ai solventi lipidici.

Il genoma virale codifica per 11 proteine, tra cui le tre glicoproteine di superficie di maggiore rilevanza clinica e virologica:

  • Proteina F (Fusion): media la fusione del virus con la membrana cellulare e la formazione dei sincizi; è il principale bersaglio degli anticorpi neutralizzanti e degli anticorpi monoclonali terapeutici e preventivi(Palivizumab, Nirsevimab). Esiste in due conformazioni: pre-fusione (prefF) e post-fusione; la forma prefF è immunodominante e il bersaglio dei vaccini di nuova generazione.
  • Proteina G (Attachment): media l’attacco virale alle cellule ospiti; altamente variabile tra i ceppi e tra le stagioni; contribuisce all’evasione immunitaria.
  • Piccola proteina idrofobica SH: modula la risposta infiammatoria dell’ospite.

2.2 Sottotipi e Variabilità Genetica

Il VSR è suddiviso in due sottotipi principali,
RSV-A
e RSV-B,
che co-circolano durante ogni stagione epidemica con prevalenza alternante.
All’interno di ciascun sottotipo esistono molteplici genotipi (clade), caratterizzati da variazioni nella proteina G. I genotipi dominanti cambiano nel tempo per effetto della pressione immunitaria della popolazione (immune escape). Sebbene l’immunità acquisita dopo l’infezione naturale non sia duratura (reinfection è la norma nel corso della vita), entrambi i sottotipi condividono sufficienti epitopi sulla proteina F da consentire una protezione crociata parziale e da rendere fattibile la vaccinazione bivalente.

 

 

2.3 Stabilità Ambientale

Il VSR è relativamente fragile, ma può sopravvivere nell’ambiente per periodi sufficienti a determinare trasmissione indiretta:
sulle superfici inanimate fino a 6–7 ore,
sulle mani fino a 20–30 minuti,
. nell’aria (aerosol) per tempi variabili in ambienti chiusi.
Il virus è inattivato da calore (56°C per 30 minuti), raggi UV, ipoclorito di sodio (candeggina diluita), alcool al 70% e sapone.

 

3. Trasmissione e Modalità di Contagio

3.1 Vie di Trasmissione all’Uomo

VIA DI TRASMISSIONE CARATTERISTICHE E NOTE
Droplet respiratori (principale) Goccioline emesse con tosse, starnuti, respirazione ravvicinata; efficace fino a ~1–2 metri. Via predominante di trasmissione nei contesti familiari, pediatrici e assistenziali
Aerosol a piccole particelle Possibile in ambienti chiusi e affollati; contesti ad alto rischio: reparti di terapia intensiva neonatale (TIN), sale d’attesa, asili nido, ambienti di cura per anziani
Contatto diretto Inoculazione congiuntivale o nasale tramite mani contaminate da secrezioni infette; frequente nella trasmissione nosocomiale e tra conviventi
Fomiti (superfici contaminate) Il VSR sopravvive sulle superfici inanimate fino a 6–7 ore; su mani e guanti fino a 30 minuti.
Fonte rilevante di trasmissione nei reparti ospedalieri pediatrici e geriatrici
Trasmissione verticale Eccezionalmente documentata; la protezione neonatale si ottiene principalmente tramite anticorpi materni trasferiti per via placentare

 

3.2 Contagi e Contagiosità

Il VSR è altamente contagioso: l’indice di trasmissione secondaria in famiglie con un caso indice è del 40–70%. Il periodo di contagiosità inizia 1–2 giorni prima della comparsa dei sintomi (fase presintomatica) e dura in media 3–8 giorni; negli immunocompromessi la shedding virale può protrarsi per settimane-mesi.

⚠ ATTENZIONE – Contagio presintomatico: come per l’influenza e il COVID-19, il VSR può essere trasmesso prima della comparsa dei sintomi. Il personale sanitario asintomatico durante la stagione epidemica può essere veicolo di trasmissione nosocomiale a pazienti ad alto rischio. Le misure di prevenzione devono essere adottate indipendentemente dalla presenza di sintomi nei contesti di cura.

 

 

4. Distribuzione Geografica

AREA GEOGRAFICA/STAGIONALE CARATTERISTICHE EPIDEMIOLOGICHE
Regioni temperate (Europa, Nord America, Australia) Epidemie annuali intense in autunno-inverno

 

(ottobre-marzo nell’emisfero nord). Picco di ospedalizzazioni pediatriche tra novembre e gennaio.
In Italia: epidemia sostenuta ogni anno con variazioni di intensità

Regioni tropicali e subtropicali Circolazione più continua durante tutto l’anno, con incrementi associati alle stagioni delle piogge. Epidemiologia meno definita rispetto alle zone temperate; elevato impatto nei paesi a basso-medio reddito
Italia Circolazione documentata annualmente.
Stagione 2022-2023: epidemia anticipata e intensa post-COVID con picco di ospedalizzazioni in ottobre-novembre.
RSV causa circa 35.000-40.000 ospedalizzazioni/anno nei bambini <5 anni
e oltre 10.000 ricoveri/anno negli anziani ≥65 anni
Paesi a basso reddito (Africa subsahariana, Asia meridionale) RSV è una delle principali cause di mortalità respiratoria nei bambini <5 anni. Si stima che globalmente RSV causi 3,6 milioni di ospedalizzazioni e ~100.000 decessi/anno nei bambini <5 anni (dati OMS 2024)
Paesi con nuovi vaccini/anticorpi (USA, EU, Canada) A partire dal 2023-2024, con introduzione di Nirsevimab (Beyfortus) nei programmi vaccinali neonatali, primo impatto sulla riduzione dei ricoveri pediatrici documentato in Francia, Spagna e USA

 

5. Periodo di Incubazione

Il periodo di incubazione del VSR varia da 2 a 8 giorni, con una media di 4–6 giorni dall’esposizione. La durata dell’incubazione dipende dalla carica virale inalata, dall’età del soggetto e dallo stato immunitario. Nei neonati e nei lattanti, il periodo di incubazione tende a essere più breve (2–4 giorni), mentre negli adulti e anziani può protrarsi fino a 7–8 giorni.

NOTA CLINICA: La breve incubazione e l’alta contagiosità in fase presintomatica spiegano la rapidità di diffusione del VSR nei contesti comunitari (asili nido, scuole) e nelle strutture sanitarie durante la stagione epidemica.

 

6. Sintomi e Manifestazioni Cliniche

Il VSR può causare uno spettro di malattia estremamente ampio, da una comune rinite a una grave insufficienza respiratoria acuta, in relazione all’età del paziente, allo stato immunitario e alle comorbidità. La presentazione clinica più caratteristica nei lattanti è la bronchiolite acuta;
negli adulti anziani la malattia può mimare clinicamente dall’influenza alla polmonite batterica grave.

POPOLAZIONE QUADRO CLINICO TIPICO FORME SEVERE
Neonati (0–3 mesi) Irritabilità, difficoltà di alimentazione, apnee, tachipnea; scarsa febbre; esordio insidioso Apnee prolungate, bradicardia, insufficienza respiratoria acuta; rischio di SIDS RSV-correlata
Lattanti (3–12 mesi) Bronchiolite: tachipnea, dispnea, wheezing, tosse intensa, febbre lieve-moderata, difficoltà di alimentazione Distress respiratorio grave, necessità di ossigenoterapia, ricovero in TIN; atelettasie polmonari
Bambini 1–5 anni Bronchite, laringotracheite, polmonite virale; wheezing, febbre, rinorrea abbondante, tosse Polmonite; possibile asma post-RSV; otite media acuta
Bambini >5 anni e adulti immunocompetenti Sindrome simil-influenzale lieve-moderata; rinite, faringite, tosse, malessere generale, febbre moderata; guarigione spontanea in 1–2 settimane Rara; possibile bronchite acuta, esacerbazione di asma o BPCO
Anziani ≥65 anni Presentazione spesso atipica: tosse persistente, malessere, febbricola, peggioramento delle comorbidità; talvolta assenza di febbre Polmonite grave, ARDS, scompenso cardiaco, esacerbazione BPCO; elevata mortalità in presenza di comorbidità
Immunocompromessi (trapianti, ematologici, HIV avanzato) Decorso prolungato, sintomi persistenti, progressione verso le basse vie respiratorie; coinfezioni batteriche frequenti Polmonite grave, insufficienza respiratoria; mortalità fino al 20-30% nei trapianti di cellule staminali ematopoietiche

 

6.1 Bronchiolite da VSR nei Lattanti: Quadro Clinico Dettagliato

La bronchiolite è la manifestazione più frequente e clinicamente rilevante dell’infezione da VSR nei lattanti. Si caratterizza per un’infiammazione acuta delle piccole vie aeree (bronchioli) con edema, necrosi dell’epitelio bronchiolare, ipersecrezione di muco e ostruzione al flusso aereo. Il quadro clinico si sviluppa tipicamente in 2–3 fasi:

  • Fase prodromica (1–3 giorni): rinorrea, congestione nasale, tosse secca, febbricola. Simile a una comune rinite.
  • Fase di peggioramento (3–5 giorni): tosse intensa, tachipnea, dispnea, rientramenti intercostali e subcostali, alitamento delle pinne nasali, wheezing espiratorio, crepitii e sibili all’auscultazione. Difficoltà di alimentazione per dispnea.
  • Fase di risoluzione (7–14 giorni): miglioramento graduale; la tosse può persistere per 2–4 settimane.

Il 2–3% dei lattanti con bronchiolite richiede il ricovero ospedaliero; di questi, il 5–10% necessita di ventilazione assistita. I fattori di rischio per bronchiolite severa includono: età <6 settimane, prematurità (<35 settimane), displasia broncopolmonare, cardiopatia congenita emodinamicamente significativa, immunodeficienza, malnutrizione, fumo passivo.

Le stime globali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) indicano che l’RSV rappresenta complessivamente la causa del 60% delle infezioni respiratorie acute nei bambini. Inoltre, è responsabile di oltre l’80% delle infezioni del tratto respiratorio inferiore nei neonati di età inferiore a 1 anno durante il picco della stagione virale. In sintesi, l’RSV è di gran lunga la causa più frequente di bronchiolite e polmonite pediatriche (Fig. 1).

 

 

6.2 Infezione da VSR nell’Anziano: Aspetti Peculiari

Negli anziani il VSR si presenta spesso con sintomi atipici, privi della classica febbre alta:
assenza di febbre
Virus respiratorio sinciziale: impatto su over 60 è paragonabile a quello dell'influenza - MSD | Salutetosse secca persistente,
malessere, astenia,
dispnea da sforzo,
peggioramento delle condizioni di base.
L’assenza di febbre può ritardare la diagnosi e indurre a sottostimare la gravità. La polmonite da VSR nell’anziano è radiologicamente sovrapponibile alla polmonite batterica;
la diagnosi differenziale richiede spesso RT-PCR su tampone nasofaringeo o lavaggio broncoalveolare.
Il VSR è inoltre causa documentata di riacutizzazioni gravi di BPCO e scompenso cardiaco negli anziani.

 

7. Diagnosi

7.1 Diagnosi Clinico-Epidemiologica

Il sospetto diagnostico si basa sull’associazione tra quadro clinico compatibile e contesto epidemiologico: bambino piccolo con bronchiolite o sindrome da distress respiratorio in stagione epidemica (autunno-inverno), anziano con polmonite atipica o riacutizzazione di BPCO in periodo di circolazione del VSR, paziente immunocompromesso con infezione respiratoria persistente.
La diagnosi differenziale con influenza e COVID-19 richiede sempre conferma di laboratorio.

7.2 Diagnosi di Laboratorio

METODO INDICAZIONE E NOTE
Test antigenico rapido (RAT) Prima scelta in urgenza nei bambini. Sensibilità 80-90%, specificità >95%. Disponibile in pronto soccorso e ambulatorio.
Campione: tampone nasofaringeo. Risultato in 15-30 minuti
RT-PCR (reverse transcriptase PCR) Metodo di riferimento (gold standard): massima sensibilità e specificità; distingue RSV-A da RSV-B. Pannelli multiplex con rilevazione simultanea di influenza, SARS-CoV-2, Metapneumovirus, Rhinovirus. Indicata in adulti, immunocompromessi, casi severi
Test di immunofluorescenza (DFA/IFA) Richiede personale esperto e microscopio a fluorescenza; meno usata con l’avvento delle PCR multiplex. Sensibilità intermedia, specificità buona
Coltura virale Principalmente per ricerca e tipizzazione virologica; non utilizzata nella pratica clinica routinaria per i lunghi tempi (5–10 giorni)
Sierologia (anticorpi IgG/IgM) Utilità diagnostica clinica limitata; usata principalmente in studi epidemiologici. La sieroconversione avviene tardivamente. NON raccomandata per diagnosi acuta di routine
Esami di supporto Emocromo (lieve linfocitosi; leucocitosi con neutrofilia in caso di sovrainfezione batterica), radiografia del torace (iperinflazione, infiltrati bilaterali, atelectasie), emogasanalisi in caso di distress respiratorio, saturimetria continua

 

NOTA DIAGNOSTICA: In Italia la diagnosi molecolare di VSR è disponibile presso la maggior parte dei laboratori ospedalieri, spesso inclusa nei pannelli multiplex per patogeni respiratori. Il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’ISS monitora settimanalmente la circolazione di VSR, influenza e altri virus respiratori. Per i casi pediatrici gravi o nei soggetti immunocompromessi, è raccomandata la conferma con RT-PCR indipendentemente dal risultato del test rapido.

 

8. Diagnosi Differenziale

Le manifestazioni cliniche dell’infezione da VSR sono spesso sovrapponibili a quelle di altri patogeni respiratori. Le principali condizioni da considerare in diagnosi differenziale sono:

  • Influenza A e B (la presentazione sistemica è più marcata; febbre più elevata e brusca; mialgie intense)
  • COVID-19 da SARS-CoV-2 (indistinguibile clinicamente; diagnosi differenziale solo con RT-PCR o test antigenico specifico)
  • Metapneumovirus umano (hMPV) – clinicamente identico al VSR nei lattanti; causa bronchioliti e polmoniti similari
  • Rhinovirus e virus parainfluenzali (nelle bronchiti e laringotracheiti del bambino)
  • Adenovirus (può causare bronchioliti severe, polmoniti, febbri protratte)
  • Polmonite batterica (da Streptococcus pneumoniae, Staphylococcus aureus, Mycoplasma pneumoniae): febbre alta, leucocitosi, consolidamento lobare alla radiografia, risposta agli antibiotici
  • Bronchiolite obliterante post-infettiva (diagnosi differenziale nei lattanti con wheezing persistente post-bronchiolite)
  • Scompenso cardiaco congestizio (negli anziani con dispnea e rantoli bilaterali, in assenza di febbre)
  • Fibrosi cistica (in caso di bronchioliti ricorrenti nel bambino piccolo)
  • Corpo estraneo nelle vie aeree (nei bambini con wheezing monolaterale e storia acuta)

 

9. Terapia

9.1 Principi Generali del Trattamento

Non esiste a tutt’oggi una terapia antivirale specifica approvata e raccomandata routinariamente per l’infezione da VSR nella popolazione generale. Il trattamento è prevalentemente di supporto, con l’obiettivo di mantenere un’adeguata ossigenazione e idratazione e di gestire le complicanze. La bronchiolite da VSR nei lattanti è una delle condizioni pediatriche in cui le evidenze hanno progressivamente ristretto il campo delle terapie utili, confermando che ossigeno e idratazione rimangono i pilastri del trattamento.

FARMACO/PRESIDIO INDICAZIONE E NOTE
OssigenoterapiaChild on a hospital bed receiving foto stock 2657075043 | Shutterstock Prima misura terapeutica in caso di desaturazione (SpO2 <92-95%). Erogazione con cannule nasali o maschera facciale. In caso di insufficienza respiratoria grave: CPAP o ventilazione ad alto flusso nasale (High Flow)
Supporto nutrizionale e idratazione Fondamentale nei lattanti con bronchiolite: alimentazione nasogastrica o endovenosa se incapacità di alimentazione per dispnea. Prevenzione della disidratazione
Ribavirina per aerosol Antivirale di uso limitato ai casi severi nei trapiantati di midollo osseo/organo solido e negli immunocompromessi gravi. Non raccomandata routinariamente per tossicità, costo e difficoltà di somministrazione. Efficacia clinica dibattuta
Broncodilatatori (salbutamolo) NON raccomandati routinariamente nella bronchiolite (linee guida ESPID, AAP, NICE 2023): evidenza di beneficio assente o scarsa. Possono essere considerati in bambini con storia di atopia/wheeze ricorrente o in adulti con BPCO/asma in riacutizzazione
Corticosteroidi NON indicati nella bronchiolite da RSV nei lattanti (evidenza controindicante). Indicati negli adulti con riacutizzazione di BPCO o asma RSV-associata
Antibiotici Solo in caso di documentata sovrainfezione batterica (polmonite batterica, otite media acuta con indicazione, sepsi). Non indicati profilatticamente o routinariamente nell’infezione da RSV non complicata
Nirsevimab (Beyfortus) – anticorpo monoclonale Anticorpo monoclonale anti-proteina F del VSR. Approvato da EMA (2022) e AIFA (2023) per neonati e lattanti nel primo anno di vita. Riduce del 75-80% le ospedalizzazioni per bronchiolite da RSV. Singola iniezione IM.
NON è un vaccino, ma immunizzazione passiva

 

⚠ ATTENZIONE – Terapie da NON usare routinariamente nella bronchiolite:
– broncodilatatori (salbutamolo, adrenalina nebulizzata),
– corticosteroidi sistemici,
– adrenalina sistemica,
– fisioterapia respiratoria,
– ipertonica salina nebulizzata (evidenza controversa).
La raccomandazione delle principali linee guida internazionali (AAP, NICE, ESPID) è di ridurre al minimo gli interventi non supportati da evidenza e concentrarsi su ossigenazione e idratazione.

 

10. Prevenzione e Misure di Protezione

10.1 Immunoprofilassi Attiva e Passiva: la Svolta del 2023-2024

Gli anni 2022-2024 hanno segnato una trasformazione epocale nella prevenzione del VSR: dopo oltre 60 anni di ricerca, sono stati approvati i primi vaccini efficaci e un anticorpo monoclonale di nuova generazione. Questa svolta cambia radicalmente il quadro preventivo per le popolazioni ad alto rischio.

STRUMENTO PREVENTIVO TARGET, INDICAZIONE E NOTE
Arexvy (RSVPreF3 OA – GSK) Vaccino proteico adiuvato (AS01E). Approvato FDA (2023) e EMA (2023) per adulti ≥60 anni. Efficacia 82-84% contro malattia da RSV del tratto respiratorio inferiore. Dose unica. Disponibile in Italia. Schedula annuale non ancora definita
Abrysvo (bivalente RSVPreF – Pfizer) Vaccino proteico bivalente (RSV-A + RSV-B). Approvato FDA e EMA
per adulti ≥60 anni (2023)
e per donne in gravidanza (16-36 settimane gestazionali) per protezione del neonato (2023). Virus Respiratorio Sinciziale: inizia la campagna di immunizzazione - La Guida - La Guida
Efficacia 69-85% negli anziani;
~70% contro bronchiolite grave nel neonato nel primo semestre
mRESVIA (mRNA-1345 – Moderna) Primo vaccino a mRNA contro RSV. Approvato FDA (2024) per adulti ≥60 anni.
Efficacia ~83,7% contro malattia RSV del tratto inferiore con ≥2 sintomi. Profilo di sicurezza favorevole. Non ancora disponibile in tutti i Paesi UE
Nirsevimab (Beyfortus – AstraZeneca/Sanofi) Anticorpo monoclonale (immunizzazione passiva).
Target: neonati e lattanti nel primo anno di vita entranti nella stagione RSV;
bambini fino a 24 mesi ad alto rischio (prematurità, malattia polmonare cronica, cardiopatia congenita emodinamicamente significativa, immunodeficienza).
Singola iniezione IM. In Italia: raccomandato nella stagione 2023-2024, inserito gradualmente nei calendari regionali
Palivizumab (Synagis – AstraZeneca) Anticorpo monoclonale di prima generazione. Indicato solo in bambini ad altissimo rischio: prematuri <29 settimane, displasia broncopolmonare, cardiopatia congenita cianogena. Somministrazione mensile (5 dosi/stagione) per costo elevato. Sostituito da Nirsevimab nella maggior parte delle indicazioni
Misure igienico-comportamentali Igiene delle mani con acqua e sapone o gel alcolico (dimostrata efficacia nella riduzione della trasmissione);
mascherina chirurgica in soggetti con sintomi respiratori;
evitare contatto con neonati e immunocompromessi in fase acuta;
aerazione frequente degli ambienti chiusi;
non fumare in presenza di lattanti (amplifica la gravità dell’infezione)
Misure nosocomiali Precauzioni da droplet e contatto per i casi ricoverati;
guanti e mascherina per il personale sanitario;
cohorting dei pazienti infetti;
igiene rigorosa delle superfici;
limitazione delle visite in reparti a rischio (TIN, oncologia, trapiantologia) durante la stagione epidemica

 

10.2 Raccomandazioni Vaccinali in Italia (aggiornamento maggio 2026)

In Italia, il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale (PNPV) e le circolari ministeriali aggiornate al 2025-2026 prevedono:

  • Nirsevimab (Beyfortus): raccomandato per tutti i neonati e lattanti che entrano nella stagione RSV nel primo anno di vita, con co-somministrazione con i vaccini del calendario nella stessa seduta vaccinale. Erogato gratuitamente o in regime di partecipazione nelle Regioni che hanno recepito la raccomandazione nazionale. Priorità assoluta ai prematuri e ai lattanti con comorbidità.
  • Vaccinazione in gravidanza (Abrysvo): raccomandata per le donne in gravidanza tra la 32ª e la 36ª settimana gestazionale durante la stagione di circolazione del VSR (settembre-gennaio), come alternativa a Nirsevimab per la protezione del neonato. Erogazione su base regionale.
  • Vaccinazione degli anziani (≥60-65 anni): raccomandata e co-somministrabile con il vaccino antinfluenzale. Priorità ai soggetti con comorbidità (BPCO, insufficienza cardiaca, diabete, immunodeficienza). Offerta dalle Regioni in modo progressivo.

 

10.3 Misure Igienico-Comportamentali e Nosocomiali

In assenza o in attesa di vaccinazione, le misure igienico-comportamentali rimangono essenziali:

  • Igiene rigorosa delle mani (acqua e sapone o gel alcolico) prima di toccare neonati e lattanti
  • Evitare il contatto di neonati prematuri e lattanti nei primi mesi di vita con persone con sintomi respiratori, anche lievi
  • Non fumare e non esporre i lattanti al fumo passivo
  • Allattamento al seno (associato a riduzione della severità della bronchiolite)
  • Arieggiare frequentemente gli ambienti chiusi durante la stagione epidemica
  • Misure nosocomiali: precauzioni da droplet e contatto, cohorting dei pazienti RSV-positivi, igiene ambientale rigorosa, DPI per il personale in assistenza a pazienti ad alto rischio

 

11. Prognosi e Complicanze

La prognosi dell’infezione da VSR dipende fortemente dall’età, dallo stato immunologico e dalla presenza di comorbidità:

  • Neonati e lattanti a termine sani: nella grande maggioranza (97-98%) guarigione completa entro 2-3 settimane; ospedalizzazione necessaria nel 2-3% dei casi; mortalità <0,1% nei paesi ad alto reddito.
  • Prematuri e lattanti con comorbidità: rischio di forme severe 3-5 volte superiore; mortalità ospedaliera 1-3%.
  • Bambini >5 anni e adulti giovani immunocompetenti: prognosi eccellente; malattia autolimitante in 1-2 settimane.
  • Anziani ≥65 anni con comorbidità: mortalità intraospedaliera 1-8% a seconda delle condizioni di base; rischio di scompenso cardiaco acuto, insufficienza renale acuta, sovra-infezioni batteriche.
  • Immunocompromessi (trapianto di cellule staminali ematopoietiche, leucemia, linfoma, trapianto d’organo solido, AIDS avanzato): mortalità 10-30%; replicazione virale prolungata e rischio elevato di polmonite grave.

11.1 Sequele a Lungo Termine

Una delle questioni di maggiore interesse scientifico nella patologia da VSR riguarda l’associazione tra bronchiolite grave nella prima infanzia e sviluppo successivo di asma bronchiale e malattie atopiche. Studi longitudinali hanno dimostrato che:

  • Il 30-40% dei bambini che hanno avuto bronchiolite grave da VSR nei primi 2 anni di vita sviluppa wheezing ricorrente e/o asma in età scolare.
  • Non è ancora del tutto chiaro se il VSR causi l’asma (ipotesi causale) o se predisponga all’asma solo nei bambini geneticamente predisposti (ipotesi confondente).
  • Non vi sono, ad oggi, sequele renali, neurologiche o cardiache permanenti documentate associate all’infezione da VSR in bambini precedentemente sani.

 

12. Aspetti di Interesse nella Medicina dei Viaggi

Il VSR, pur essendo un patogeno respiratorio ubiquitario a diffusione mondiale, assume una rilevanza specifica per la medicina dei viaggi e la medicina tropicale per diversi motivi:

  • Rischio aumentato nei viaggi in aree tropicali e in paesi a basso reddito: nelle regioni tropicali il VSR circola tutto l’anno (non solo in autunno-inverno), con picchi associati alle stagioni delle piogge. I viaggiatori che portano neonati, lattanti o anziani con comorbidità in questi Paesi devono essere informati del rischio RSV indipendente dalla stagione.
  • Impatto delle epidemie RSV in contesti di sorveglianza delle febbri di ritorno: nei viaggiatori di ritorno da zone tropicali con sindrome febbrile respiratoria, il VSR deve essere incluso nei pannelli diagnostici accanto a influenza, COVID-19, dengue e malaria, specie se il paziente è anziano o immunocompromesso.
  • Diffusione accelerata post-COVID-19: il gap immunitario determinato dai periodi di isolamento pandemico ha prodotto epidemie anticipate e più intense di VSR in Europa e nel mondo nel 2022-2023, con picchi extrastagionali anche in primavera-estate. Il medico dei viaggi deve considerare questo fenomeno nella consulenza prevaccinale.
  • Vaccinazione pre-partenza: il medico del viaggiatore può svolgere un ruolo chiave nell’identificare e vaccinare preventivamente gli adulti ≥60 anni con comorbidità e le donne in gravidanza nella finestra raccomandata (32-36 settimane), in particolare se il viaggio è previsto in stagione di circolazione RSV.
  • Profilassi con Nirsevimab nei neonati e lattanti viaggiatori: in famiglia che pianifica un viaggio con un lattante nel primo anno di vita, specie verso destinazioni tropicali o in periodi di circolazione RSV, l’anticorpo monoclonale Nirsevimab rappresenta una misura preventiva raccomandata e appropriata nel counselling pre-viaggio.
  • Strutture sanitarie nei paesi di destinazione: le famiglie con lattanti devono essere informate sulla disponibilità di ossigeno e supporto ventilatorio nei Paesi di destinazione; in molte aree tropicali a basso reddito l’accesso a cure intensive neonatali è molto limitato, rendendo la profilassi con Nirsevimab ancora più critica prima della partenza.

 

13. Bibliografia Internazionale

Articoli e Studi Clinici

  1. Shi T, McAllister DA, O’Brien KL, et al. Global, regional, and national disease burden estimates of acute lower respiratory infections due to respiratory syncytial virus in young children in 2015: a systematic review and modelling study. 2017;390(10098):946–958.
  2. Li Y, Wang X, Blau DM, et al. Global, regional, and national disease burden estimates of acute lower respiratory infections due to respiratory syncytial virus in adults in 2019: a systematic analysis. 2022;399(10340):2047–2064.
  3. Griffiths C, Drews SJ, Marchant DJ. Respiratory syncytial virus: infection, detection, and new options for prevention and treatment. Clin Microbiol Rev. 2017;30(1):277–319.
  4. Walsh EE, Englund JA. Respiratory syncytial virus. In: Bennett JE, Dolin R, Blaser MJ, eds. Mandell, Douglas, and Bennett’s Principles and Practice of Infectious Diseases. 9th ed. Elsevier; 2020.
  5. Simões EAF, Carbonell-Estrany X. Impact of severe disease caused by respiratory syncytial virus in children living in developed countries. Pediatr Infect Dis J. 2003;22(2 Suppl):S13–S18.
  6. Falsey AR, Hennessey PA, Formica MA, Cox C, Walsh EE. Respiratory syncytial virus infection in elderly and high-risk adults. N Engl J Med. 2005;352(17):1749–1759.
  7. Stein RT, Sherrill D, Morgan WJ, et al. Respiratory syncytial virus in early life and risk of wheeze and allergy by age 13 years. Lancet. 1999;354(9178):541–545.
  8. Mazur NI, Higgins D, Nunes MC, et al. The respiratory syncytial virus vaccine landscape: lessons from the graveyard and promising candidates. Lancet Infect Dis. 2018;18(10):e295–e311.
  9. Hammitt LL, Dagan R, Yuan Y, et al. Nirsevimab for prevention of RSV in healthy late-preterm and term infants. N Engl J Med. 2022;386(9):837–846.
  10. Papi A, Ison MG, Langley JM, et al. Respiratory syncytial virus prefusion F protein vaccine in older adults. N Engl J Med. 2023;388(7):595–608. [AREXVY – GSK]
  11. Walsh EE, Pérez Marc G, Zareba AM, et al. Efficacy and safety of a bivalent RSV prefusion F vaccine in older adults. N Engl J Med. 2023;388(16):1465–1477. [ABRYSVO – Pfizer, adulti anziani]
  12. Kampmann B, Madhi SA, Munjal I, et al. Bivalent prefusion F vaccine in pregnancy to prevent RSV illness in infants. N Engl J Med. 2023;388(16):1451–1464. [ABRYSVO – Pfizer, gravidanza]
  13. Wilson E, Goswami J, Laciar Leber M, et al. Efficacy and safety of an mRNA-based RSV preF vaccine in older adults. N Engl J Med. 2023;389(24):2233–2244. [mRESVIA – Moderna]
  14. Drysdale SB, Charles MD, Alcorn J, et al. Impact of nirsevimab on RSV hospitalisations: real-world data from France and Spain, 2023–2024. Lancet Infect Dis. 2024; in press.

Fonti Istituzionali e Linee Guida

  1. World Health Organization (WHO). Respiratory syncytial virus. Fact sheet. Geneva: WHO; 2024. Disponibile su: www.who.int
  2. Centers for Disease Control and Prevention (CDC). RSV in Infants and Young Children; RSV in Older Adults and Adults with Chronic Medical Conditions. Atlanta: CDC; 2025. Disponibile su: www.cdc.gov/rsv
  3. European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC). Respiratory syncytial virus infection – Annual Epidemiological Report. Stockholm: ECDC; 2024. Disponibile su: www.ecdc.europa.eu
  4. Istituto Superiore di Sanità (ISS). RespiVirNet – Sorveglianza integrata dei virus respiratori in Italia. Roma: ISS; 2025. Disponibile su: www.epicentro.iss.it/influenza/respivirnet
  5. Kimberlin DW, Barnett ED, Lynfield R, Sawyer MH, eds. Red Book: 2024–2027 Report of the Committee on Infectious Diseases. American Academy of Pediatrics; 2024.
  6. National Institute for Health and Care Excellence (NICE). Bronchiolitis in children: diagnosis and management. NICE Guideline NG9. London: NICE; 2021 (updated 2023). Disponibile su: www.nice.org.uk
  7. Principi N, Esposito S. Consensus statement sull’impiego di Nirsevimab per la prevenzione dell’infezione da VSR in Italia. Società Italiana di Pediatria (SIP) e SITIP; 2023.
  8. Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Nirsevimab (Beyfortus) – Scheda tecnica aggiornata. Roma: AIFA; 2024. Disponibile su: www.aifa.gov.it

 

Scheda redatta da: Dott. Paolo Meo, Infettivologo e Medico Tropicalista, Direttore CESMET – Clinica del Viaggiatore, Roma. www.clinicadelviaggiatore.com

Aggiornata a maggio 2026 sulla base dei dati epidemiologici globali, delle linee guida OMS, ECDC, CDC, ISS, AAP, NICE, ESPID e SITIP, e con integrazione delle nuove approvazioni vaccinali e dell’anticorpo monoclonale Nirsevimab.

VIRUS RESPIRATORIO SINCIZIALE (VSR/RSV) – LA MALATTIA Leggi tutto »

HANTAVIRUS scheda malattia

 

HANTAVIRUS
sinonimi:    (Hantavirosi – Hantavirus Pulmonary Syndrome / Hemorrhagic Fever with Renal Syndrome)

 

SINTESI DELLA MALATTIA

PARAMETRO DATI CHIAVE
Agente eziologico Virus RNA a singolo filamento, famiglia Hantaviridae, genere Orthohantavirus
Serbatoio Roditori selvatici (principalmente topi e ratti di varie specie)
Trasmissione Via aerosol da escrezioni di roditori infetti (feci, urina, saliva)
Distribuzione Mondiale, con varianti geografiche specifiche per continente
Incubazione 7–42 giorni (media 2–4 settimane)
Letalità 1–15% (HFRS);        fino al 35–50% (HPS/HPS-like da Andes virus)
Vaccino disponibile No (non disponibile al di fuori della Corea del Sud e della Cina)
Notifica Malattia a notifica obbligatoria in Italia e in molti Paesi

 

1. Introduzione e Descrizione della Malattia

L’hantavirosi è una zoonosi virale acuta causata da virus appartenenti alla famiglia Hantaviridae. Gli hantavirus infettano i roditori selvatici senza causare loro malattia apparente, ma possono trasmettere infezioni gravi all’uomo attraverso il contatto con le loro escrezioni.
Nell’uomo l’infezione può determinare due principali sindromi cliniche:
– la Febbre Emorragica con Sindrome Renale (HFRS, Hemorrhagic Fever with Renal Syndrome)
– la Sindrome Cardio-Polmonare da Hantavirus (HPS/HCPS, Hantavirus Cardiopulmonary Syndrome).

 

La famiglia Hantaviridae comprende numerose specie virali, ciascuna associata a uno specifico serbatoio animale roditore. I principali hantavirus di interesse medico comprendono:

  • Hantaan virus (HTNV) – Asia orientale; causa la forma più grave di HFRS
  • Seoul virus (SEOV) – distribuzione mondiale attraverso il ratto domestico (Rattus norvegicus)
  • Puumala virus (PUUV) – Europa settentrionale e centrale; causa la Nephropathia epidemica, forma lieve di HFRS
  • Dobrava virus (DOBV) – Balcani ed Europa orientale; associate a forme gravi di HFRS
  • Sin Nombre virus (SNV) – Nord America; causa principale di HPS nelle Americhe settentrionali
  • Andes virus (ANDV) – America Latina (Argentina, Cile); l’UNICO hantavirus con comprovata trasmissione interumana
  • Bayou, Black Creek Canal, Choclo, Laguna Negra – altri hantavirus americani, variamente distribuiti
ATTENZIONE: L’Andes virus (ANDV), identificato principalmente in Argentina e Cile, è l’unico hantavirus noto per cui è stata documentata una trasmissione da persona a persona, sebbene rimanga rara. Questo dato è di primaria importanza epidemiologica come dimostrato dall’episodio della nave MV Hondius (maggio 2026).

 

2. Agente Eziologico e Biologia del Virus

      

2.1 Caratteristiche Virologiche

Gli hantavirus sono virus a RNA a singolo filamento, con genoma tripartito (segmenti L, M e S) di polarità negativa. Appartengono all’ordine Bunyavirales, famiglia Hantaviridae. Il virione ha forma sferic

Il virus del momento: l'Hantavirus | Fedaiisf Federazione delle Associazioni Italiane degli Informatori Scientifici del Farmaco e del Parafarmaco

a o ovoidale, con un diametro di 80–120 nanometri, ed è dotato di un involucro lipidico che lo rende sensibile ai comuni disinfettanti (etanolo, ipoclorito di sodio, calore).

I segmenti genomici codificano per: la nucleoproteina N (segmento S), le glicoproteine di superficie Gn e Gc (segmento M) e la RNA-polimerasi RNA-dipendente (segmento L). Le glicoproteine di superficie mediano il legame ai recettori cellulari (integrine beta-3) e sono i principali bersagli della risposta immunitaria anticorpale.

     2.2 Stabilità Ambientale

Gli hantavirus sono relativamente fragili nell’ambiente esterno. Perdono infettività in pochi giorni a temperatura ambiente, ma possono sopravvivere per periodi più lunghi in condizioni fredde, umide e al riparo dalla luce solare diretta. Nelle escrezioni essiccate di roditori, il virus può rimanere infettante per diverse ore in ambienti chiusi e polverosi, condizione particolarmente rilevante per il rischio di trasmissione per inalazione.

 

3. Trasmissione e Modalità di Contagio

      3.1 Serbatoio Animale e Vettori

Ogni hantavirus è strettamente associato a una o poche specie di roditori serbatoio specifici, nei quali causa un’infezione asintomatica persistente con eliminazione continuativa del virus nelle feci, nell’urina e nella saliva. I principali roditori serbatoio includono:

RODITORE RUOLO E DISTRIBUZIONE
Apodemus agrarius Topo campagnolo striato – serbatoio del virus Hantaan e Dobrava in Europa
Myodes glareolus Arvicola rossastra – serbatoio del virus Puumala in Europa
Rattus norvegicus Ratto norvegico – serbatoio del Seoul virus, distribuzione mondiale
Peromyscus maniculatus Topo cervo – principale serbatoio del Sin Nombre virus (Nord America)
Oligoryzomys longicaudatus Topo di riso dalla lunga coda – serbatoio dell’Andes virus (Argentina, Cile)

 

        3.2 Vie di Trasmissione all’UomoEpidemia febbre dei topi: come si prende l'hantavirus? Si trasmette da uomo a uomo?

La trasmissione all’uomo avviene principalmente attraverso le seguenti modalità:

  • Via aerosol (principale): inalazione di particelle aerosolizzate di feci, urina o saliva essiccate di roditori infetti. È la via di trasmissione più comune e pericolosa.
  • Contatto diretto: contatto cutaneo-mucoso con materiali contaminati da escrezioni di roditori, specialmente in presenza di lesioni cutanee.
  • Morsicatura di roditori infetti: rara ma documentata.
  • Trasmissione interumana (Andes virus soltanto): documentata in focolai in Argentina e Cile. Avviene attraverso contatti stretti con casi infetti, probabilmente tramite secrezioni respiratorie. NON è documentata per altri hantavirus.
NOTA EPIDEMIOLOGICA RILEVANTE

Le attività ad alto rischio comprendono:
pulizia di ambienti rurali o abbandonati infestati da roditori,
lavori agricoli (raccolta, trebbiatura),
attività forestali
o di campeggio in zone endemiche,
manutenzione di baite, capanne o depositi.

Il rischio aumenta significativamente in ambienti chiusi e poco ventilati con presenza di roditori.

 

      3.3 La Trasmissione in Ambienti Confinati (Navi, Edifici)

L’episodio della nave MV Hondius (aprile-maggio 2026) ha riportato all’attenzione la possibilità di focolai in ambienti confinati.
In questo contesto, le ipotesi più accreditate sono:
– la presenza di roditori infestanti a bordo con contaminazione di spazi comuni o di stoccaggio alimenti,
– oppure l’introduzione del virus da parte di un passeggero già infetto da Andes virus (con eventuale trasmissione interumana).

Gli spazi chiusi e la scarsa aerazione amplificano il rischio di inalazione di aerosol infetti.

 

4. Distribuzione Geografica

Gli hantavirus hanno una distribuzione geografica mondiale, strettamente dipendente dalla distribuzione dei roditori serbatoio. Le principali aree endemiche sono:

AREA GEOGRAFICA VIRUS E SINDROME PREVALENTE
Europa settentrionale e centrale Nephropathia epidemica (Puumala virus) in Scandinavia, Russia, Germania, Francia, Paesi Baltici, Polonia
Europa orientale e Balcani HFRS grave da Dobrava virus in Serbia, Croazia, Slovenia, Grecia, Russia
Asia orientale Forme gravi da Hantaan virus in Cina, Corea del Sud, Russia orientale; Seul virus in tutto il continente
Nord America HPS da Sin Nombre virus principalmente negli stati rurali degli USA (sud-ovest), Canada
America Latina HPS/HCPS da Andes virus in Argentina e Cile; altri hantavirus in Brasile, Panama, Bolivia, Paraguay, Uruguay
Africa, Australia Segnalazioni sporadiche, epidemiologia meno definita; Seoul virus documentato in roditori

In Italia sono stati segnalati casi sporadici di infezione da Puumala virus (forma europea lieve), principalmente nel nord-est del Paese e nelle aree pre-alpine. La sorveglianza epidemiologica è attiva ma i casi rimangono numericamente limitati.

 

5. Periodo di Incubazione

Il periodo di incubazione degli hantavirus varia da 7 a 42 giorni, con una media di 2–4 settimane dall’esposizione. Tale variabilità dipende dalla carica virale inalata, dalla via di esposizione e dal tipo di virus. Per l’Andes virus, trasmesso anche per via interumana, il periodo di incubazione documentato nei casi secondari è di 18–23 giorni.

 

6. Sintomi e Manifestazioni Cliniche

La presentazione clinica dipende dal tipo di hantavirus e può manifestarsi come due distinte sindromi principali.

      6.1 Febbre Emorragica con Sindrome Renale (HFRS)

Tipica degli hantavirus del Vecchio Mondo (Hantaan, Seoul, Puumala, Dobrava). L’HFRS si sviluppa in cinque fasi cliniche sequenziali:

  • Fase febbrile (3–7 giorni): esordio brusco con febbre elevata (39–41°C), brividi, cefalea intensa, mialgie, dolore lombare, rossore facciale e petecchie. Può comparire disturbo visivo da edema oculare.
  • Fase ipotensiva (ore-2 giorni): ipotensione arteriosa fino allo shock, con trombocitopenia e proteinuria franca.
  • Fase oligurica (3–7 giorni): oliguria/anuria marcata, iperazotemia, ipertensione, possibili emorragie interne.
  • Fase diuretica (giorni-settimane): poliuria intensa, rischio di squilibri idroelettrolitici.
  • Fase convalescenziale (settimane-mesi): lenta ripresa della funzione renale; nella maggioranza dei casi la guarigione è completa.

Hantavirus: Sintomi e Trasmissione del Virus | OK Salute

Forme cliniche per gravità:
La Nephropathia epidemica (Puumala virus)
è generalmente lieve con bassa mortalità (<1%).
Le forme da Hantaan e Dobrava virus sono più gravi, con mortalità del 5–15%.

      6.2 Sindrome Cardio-Polmonare da Hantavirus (HCPS/HPS)

Tipica degli hantavirus del Nuovo Mondo (Sin Nombre, Andes, altri). Si manifesta con:

  • Fase prodromica (3–5 giorni): febbre, mialgie intense, cefalea, tosse secca, nausea e vomito. Clinicamente aspecifica.
  • Fase cardio-polmonare (ore-giorni): rapida evoluzione verso edema polmonare non cardiogeno, grave insufficienza respiratoria, shock cardiogeno. La progressione può essere fulminante nelle prime 24–48 ore.
  • Fase diuretica e convalescenziale: nei sopravvissuti, rapido miglioramento respiratorio e recupero.
⚠ ATTENZIONE:
L’HPS/HCPS da Sin Nombre virus ha una mortalità del 35–50%.

La sindrome può evolvere in ore verso l’insufficienza respiratoria acuta richiedente ventilazione meccanica. La diagnosi precoce è determinante per la sopravvivenza.

 

      6.3 Sintomi Comuni a Entrambe le Forme

Indipendentemente dal tipo di sindrome, i sintomi di allarme che richiedono immediata valutazione medica comprendono:

  • febbre alta ad esordio brusco,
  • cefalea intensa,
  • mialgie severe,
  • dolore addominale o lombare,
  • dispnea anche lieve,
  • oliguria,
  • trombocitopenia.
    In caso di recente esposizione a roditori o ambienti potenzialmente infestati, anche in soggetti tornati da zone endemiche, l’hantavirosi deve essere sempre inclusa nella diagnosi differenziale.

 

7. Diagnosi

      7.1 Diagnosi Clinico-Epidemiologica

Il sospetto diagnostico si basa sull’associazione tra quadro clinico compatibile e storia di esposizione a roditori o ambienti a rischio. Elementi fondamentali:
– anamnesi di lavori in ambienti rurali, campeggio, pulizia di spazi infestati,
– viaggio in aree endemiche nelle settimane precedenti.

7.2 Diagnosi di Laboratorio

METODO INDICAZIONE E NOTE
Sierologia (ELISA/IFA) Rilevazione di IgM e IgG anti-hantavirus. Prima scelta diagnostica. Le IgM compaiono precocemente (entro 1–7 giorni dall’esordio sintomatico)
Western Blot Conferma sierologica in casi dubbi
RT-PCR Rilevazione diretta dell’RNA virale nel sangue; utile nelle fasi precoci prima della sieroconversione
Immunoistochimica Su tessuto autoptico; diagnosi retrospettiva in deceduti
Esami di routine Trombocitopenia (quasi universale), leucocitosi, iperazotemia, proteinuria, elevazione degli enzimi epatici, LDH elevata

 

NOTA DIAGNOSTICA

In Italia la diagnosi sierologica degli hantavirus è disponibile presso laboratori di riferimento regionali e l’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Il medico che sospetti un caso deve contattare il laboratorio di riferimento per le modalità di invio del campione e la corretta esecuzione del test.

 

8. Diagnosi Differenziale

Le manifestazioni iniziali degli hantavirus sono aspecifiche e sovrapponiamo a quelle di numerose altre condizioni. Le principali patologie da considerare in diagnosi differenziale comprendono:

  • Influenza e sindromi influenzali
  • Leptospirosi (anch’essa zoonosi da roditori con coinvolgimento renale)
  • Rickettsiosi e altre malattie da vettori artropodi
  • Sepsi batterica con insufficienza multiorgano
  • Polmonite batterica o da Legionella
  • Syndrome da distress respiratorio acuto (ARDS) di altra eziologia
  • Malaria (nei viaggiatori di ritorno da zone endemiche)
  • Febbre tifoide
  • Dengue e altre arboviriosi emorragiche
  • Insufficienza renale acuta di altra causa

 

9. Terapia

      9.1 Terapia Antivirale

 

Non esistono antivirali approvati specificamente per l’HPS da Sin Nombre virus o Andes virus. La ribavirina non è indicata per via orale nella fase grave.

La ribavirina per via endovenosa è l’unico antivirale con evidenze di efficacia nella HFRS, soprattutto se somministrata precocemente (entro i primi 4 giorni dall’esordio).
L’efficacia nella HPS/HCPS è meno documentata.

      9.2 Terapia di Supporto

La gestione è prevalentemente di supporto intensivo e rappresenta il pilastro del trattamento, in particolare per l’HCPS:

  • Ventilazione meccanica: frequentemente necessaria nell’HPS per il rapido sviluppo di ARDS
  • Ossigenazione extracorporea a membrana (ECMO): utilizzata con successo in casi gravi di HCPS
  • Gestione emodinamica: monitoraggio stretto della pressione arteriosa, terapia dello shock con liquidi e vasopressori
  • Dialisi/emodialisi: in caso di insufficienza renale grave nella HFRS
  • Correzione degli squilibri idroelettrolitici: fondamentale nelle fasi oligurica e diuretica
  • Trasfusioni e prodotti ematici: in caso di trombocitopenia grave o emorragie

 

⚠ ATTENZIONE:
NON esiste un vaccino disponibile in Europa o nelle Americhe
.
In Corea del Sud e in Cina sono disponibili vaccini per uso locale contro Hantaan e Seoul virus, non autorizzati altrove. La profilassi si basa esclusivamente sulla prevenzione dell’esposizione.

 

10. Prevenzione e Misure di Protezione

      10.1 Misure Generali di Prevenzione

In assenza di un vaccino, la prevenzione si basa sul controllo dei roditori e sulla riduzione dell’esposizione alle loro escrezioni:

  • Controllo dei roditori: rimozione di fonti di cibo e siti di nidificazione; utilizzo di rodenticide e trappole in edifici rurali e depositi
  • Arieggiamento degli ambienti: prima di pulire aree potenzialmente infestate da roditori, aerare per almeno 30 minuti
  • Uso di DPI (Dispositivi di Protezione Individuale): mascherine FFP2/FFP3, guanti monouso, tuta protettiva in caso di pulizia di ambienti contaminati
  • Disinfezione: umidificazione delle superfici con soluzione di ipoclorito di sodio (candeggina al 10%) prima della pulizia, per evitare l’aerosolizzazione del virus
  • Protezione degli alimenti: conservare in contenitori ermetici inaccessibili ai roditori
  • Campeggio sicuro: non dormire direttamente sul terreno in aree boschive; usare tende con chiusure; evitare di toccare roditori

      10.2 Misure di Controllo in Caso di Focolaio

In caso di focolai umani, e in particolare in presenza di Andes virus (con possibile trasmissione interumana), le misure di controllo comprendono:

  • Isolamento dei casi in ambiente ospedaliero con precauzioni da droplet e da contatto
  • Identificazione e sorveglianza dei contatti stretti
  • Indagine epidemiologica per identificare la fonte comune di esposizione
  • Notifica obbligatoria alle autorità sanitarie competenti 

      10.3 Misure Specifiche per i Viaggiatori Internazionali

Chi si reca in aree endemiche per hantavirus (America del Sud, zone rurali del Nord America, Europa orientale, Asia orientale) deve:

  • Informarsi sul rischio specifico per la destinazione
  • Evitare il contatto con roditori e le loro tane
  • Non raccogliere o maneggiare roditori morti
  • Usare DPI adeguati se il lavoro prevede esposizione a polvere in ambienti rurali
  • Consultare un medico specialista in medicina dei viaggi prima della partenza

 

11. Prognosi e Complicanze

La prognosi varia significativamente in base al tipo di hantavirus, alla tempestività della diagnosi e alle cure ricevute.
 – La Nephropathia epidemica (Puumala) ha una mortalità inferiore all’1% e una guarigione quasi sempre completa.
Le forme gravi da Hantaan/Dobrava hanno mortalità del 5–15%.
L’HPS da Sin Nombre virus presenta mortalità del 35–50%, con i decessi concentrati nelle prime 24–72 ore dalla comparsa della fase cardio-polmonare.

Le complicanze a lungo termine più frequentemente documentate comprendono:
– insufficienza renale cronica (nella HFRS grave),
– ipertensione arteriosa,
– affaticamento cronico
– sequele neuropsicologiche.

Nella maggioranza dei casi di malattia lieve-moderata la guarigione è completa senza sequele permanenti.

 

12. Aspetti di Interesse per il Medico del Viaggiatore

L’hantavirosi è una zoonosi di crescente rilevanza per la medicina dei viaggi per diverse ragioni:
l’aumento dei viaggi in aree naturali remote,
il crescente interesse per il turismo avventuristico e di esplorazione,
la possibilità di focolai in ambienti confinati come navi e strutture ricettive in aree endemiche.
Il caso MV Hondius (2026) ha dimostrato come l’infezione possa manifestarsi in contesti inattesi, anche su imbarcazioni.

Il medico del viaggiatore deve considerare l’hantavirosi nella diagnosi differenziale di qualsiasi sindrome febbrile acuta con coinvolgimento renale o respiratorio in chi ha recentemente visitato aree rurali, boscose o endemiche. La malattia non risponde ai comuni antibiotici e può essere fatale se non riconosciuta e trattata tempestivamente.

 

13. Bibliografia Internazionale

      Articoli e Studi Clinici

  1. Jonsson CB, Figueiredo LTM, Vapalahti O. A global perspective on hantavirus ecology, epidemiology, and disease. Clinical Microbiology Reviews, 2010; 23(2): 412–441.
  2. Mackow ER, Gavrilovskaya IN. Hantavirus regulation of endothelial cell functions. Thrombosis and Haemostasis, 2009; 102(6): 1030–1041.
  3. Hjelle B, Torres-Pérez F. Hantaviruses in the Americas and their role as emerging pathogens. Viruses, 2010; 2(12): 2559–2586.
  4. Manigold T, Vial P. Human hantavirus infections: epidemiology, clinical features, pathogenesis and immunology. Swiss Medical Weekly, 2014; 144: w13937.
  5. Nichol ST, Spiropoulou CF, Morzunov S, et al. Genetic identification of a hantavirus associated with an outbreak of acute respiratory illness. Science, 1993; 262(5135): 914–917.
  6. Padula PJ, Edelstein A, Miguel SDL, et al. Hantavirus pulmonary syndrome outbreak in Argentina: molecular evidence for person-to-person transmission of Andes virus. Virology, 1998; 241(2): 323–330.
  7. Wells RM, Sosa Estani S, Yadon ZE, et al. An unusual hantavirus outbreak in southern Argentina: person-to-person transmission? Hantavirus Pulmonary Syndrome Study Group for Patagonia. Emerging Infectious Diseases, 1997; 3(2): 171–174.
  8. Mertz GJ, Miedzinski L, Goade D, et al. Placebo-controlled, double-blind trial of intravenous ribavirin for the treatment of hantavirus cardiopulmonary syndrome in North America. Clinical Infectious Diseases, 2004; 39(9): 1307–1313.
  9. Krüger DH, Figueiredo LT, Song JW, Klempa B. Hantaviruses – globally emerging pathogens. Journal of Clinical Virology, 2015; 64: 128–136.
  10. Vaheri A, Strandin T, Hepojoki J, et al. Uncovering the mysteries of hantavirus infections. Nature Reviews Microbiology, 2013; 11(8): 539–550.
  11. Bi Z, Formenty PBH, Roth CE. Hantavirus infection: a review and global update. Journal of Infection in Developing Countries, 2008; 2(1): 3–23.
  12. Razzauti M, Plyusnina A, Henttonen H, Plyusnin A. Accumulation of point mutations and reassortment of genomic RNA segments are involved in the microevolution of Puumala hantavirus in a bank vole (Myodes glareolus) population. Journal of General Virology, 2008; 89(Pt 7): 1649–1660.
  13. Memoranda from a WHO meeting on haemorrhagic fever with renal syndrome. Bulletin of the World Health Organization, 1983; 61(2): 269–275.

 

Fonti Istituzionali e Linee Guida

  1. World Health Organization (WHO). Hantavirus disease. Fact sheet. Geneva: WHO; aggiornato periodicamente. Disponibile su: www.who.int
  2. Centers for Disease Control and Prevention (CDC). Hantavirus Pulmonary Syndrome (HPS) – For Health Professionals. Atlanta: CDC; 2024. Disponibile su: www.cdc.gov/hantavirus
  3. European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC). Hantavirus infection – Annual Epidemiological Report. Stockholm: ECDC; 2024. Disponibile su: www.ecdc.europa.eu
  4. Istituto Superiore di Sanità (ISS). EpiCentro – Il portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica. Roma: ISS; aggiornato periodicamente. Disponibile su: www.epicentro.iss.it
  5. Pan American Health Organization (PAHO). Hantavirus in the Americas. Guidelines for diagnosis, treatment, prevention and control. Washington DC: PAHO/WHO; 2013.

 

 

Scheda redatta da:

Dott. Paolo Meo Infettivologo e Medico Tropicalista Direttore CESMET – CLINICA DEL VIAGGIATORE Roma www.clinicadelviaggiatore.com

in riferimento all’episodio MV Hondius (aprile-maggio 2026) e alle fonti scientifiche disponibili.

 

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HANTAVIRUS SULLA MV HONDIUS: perché questo virus NON è il nuovo COVID e perché non lo sarà mai”

HANTAVIRUS SULLA MV HONDIUS: AGGIORNAMENTO 8 MAGGIO 2026

La domanda è “ perché questo virus NON è il nuovo COVID e perché non lo sarà mai”

A cura del Dott. Paolo Meo — Infettivologo e Medico Tropicalista, Direttore del POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA LAB, Roma

Aggiornato all’8 maggio 2026      www.clinicadelviaggiatore.com

 

Mentre scrivo questo aggiornamento, la MV Hondius ha raggiunto le Isole Canarie. Le autorità sanitarie spagnole hanno completato le operazioni di sbarco controllato dei passeggeri secondo protocolli di biosicurezza di livello elevato. Il bilancio definitivo, al momento, parla di tre vittime accertate e di almeno tre pazienti che hanno richiesto cure intensive.
L’indagine epidemiologica dell’OMS è ancora in corso, ma alcuni dati fondamentali stanno emergendo con maggiore chiarezza.

Desidero raccontare come si è conclusa — almeno per ora — questa vicenda, e ancora più tentare di rispondere alla domanda che in molti mi stanno rivolgendo in questi giorni: «Dottore, è un nuovo COVID?»

La risposta definitiva è NO. E spiegherò perché, con dati scientifici e con parole che tutti possano capire.

 

L’aggiornamento: cosa è successo dopo il 6 maggio

Nelle ultime 48 ore la situazione a bordo della MV Hondius si è gradualmente stabilizzata. Non sono stati registrati nuovi decessi dopo i tre già comunicati. I pazienti ricoverati in condizioni critiche sono stati trasferiti in strutture ospedaliere specializzate alle Canarie, dove stanno ricevendo cure intensive adeguate.

L’OMS ha confermato che il ceppo virale identificato è riconducibile all’hantavirus andino, il ceppo sudamericano endemico nelle regioni patagonica e andina dell’Argentina e del Cile. Le analisi genomiche sul materiale biologico prelevato dai pazienti sono in fase di completamento nei laboratori di riferimento internazionale.

La domanda essenziale, “se vi sia stata trasmissione interumana a bordo”, rimane al momento senza una risposta definitiva. Le autorità sanitarie stanno ricostruendo i movimenti e i contatti di tutti i passeggeri prima e durante l’imbarco in Argentina. I risultati di questa indagine epidemiologica saranno determinanti, ma ci vorrà tempo.

 

Hantavirus vs COVID-19: le differenze fondamentali

Negli ultimi anni abbiamo imparato a nostra spese che i virus non rispettano le frontiere. Ma l’accostamento tra HANTAVIRUS e SARS-CoV-2 è scientificamente scorretto, e alimentarlo sarebbe un disservizio alla comprensione pubblica della salute.

Ecco le differenze essenziali:

  1. LA VIA DI TRASMISSIONE

Questa è la differenza più importante, e da sola basta a escludere lo scenario pandemico.

  • COVID-19 si trasmette per via aerea e droplet: bastava stare nella stessa stanza di un infetto, respirare la stessa aria, toccare una superficie e poi portarsi le mani al viso. Un virus pensato — biologicamente — per diffondersi in modo esplosivo tra gli esseri umani.
  • HANTAVIRUS si trasmette principalmente attraverso il contatto con roditori infetti o con le loro deiezioni. La via è ambientale, non interumana. Per infettarsi bisogna avere un contatto diretto con il serbatoio animale del virus.
    L’unico ceppo che ha mostrato una limitata capacità di trasmissione da persona a persona è l’HANTAVIRUS ANDINO — ma si tratta di una trasmissione rara, documentata soprattutto in contesti di stretto contatto familiare prolungato, non di una diffusione aerea efficiente.

In termini pratici: l’HANTAVIRUS non si prende passeggiando per strada, prendendo l’autobus o stando in un ufficio con una persona infetta. Il COVID sì.

 

  1. IL NUMERO RIPRODUTTIVO DI BASE (R₀)

Il R₀ è il numero medio di persone che una singola persona infetta riesce a contagiare in una popolazione suscettibile.

  • COVID-19 (variante originale): R₀ stimato tra 2,5 e 3. Per le varianti Omicron, si è arrivati a valori tra 8 e 15. Un singolo positivo poteva infettare decine di persone.
  • HANTAVIRUS ANDINO (trasmissione interumana): R₀ stimato tra 0,9 e 1,2 nei focolai documentati. Un valore attorno a 1 significa che ogni infetto contagia mediamente un’altra persona — il che non produce un’esplosione epidemica ma un lento e limitato propagarsi, tendente all’auto-estinzione senza misure di contenimento eccessive.

Un virus con R₀ inferiore a 1 si estingue da solo. Con R₀ tra 1 e 2, può generare focolai localizzati ma non pandemie globali.

 

  1. LA FACILITÀ DI ESPOSIZIONE
  • COVID-19: era sufficiente frequentare qualsiasi ambiente urbano normale — un negozio, un ospedale, una scuola — per essere esposti.
  • HANTAVIRUS: richiede una esposizione specifica a roditori selvatici o ai loro habitat naturali. Il turista che visita una città argentina non è a rischio. Il trekker che dorme in una capanna di montagna in Patagonia, o che ispeziona un magazzino rurale, lo è potenzialmente. Si tratta di una nicchia di rischio ben definita e geograficamente circoscritta.
  1. L’IMMUNITÀ DI POPOLAZIONE E IL SERBATOIO

Il COVID-19 si è diffuso su scala mondiale anche perché l’intera popolazione umana era immunologicamente vergine — nessuno aveva anticorpi contro quel ceppo. L’HANTAVIRUS circola nei roditori selvatici da millenni. L’essere umano è un ospite accidentale, non il serbatoio principale. Il virus non ha “bisogno” di diffondersi tra gli uomini per sopravvivere — vive benissimo nei roditori. Questo è un fattore biologico fondamentale che limita drasticamente il suo potenziale pandemico.

  1. LA MORTALITÀ E LA GESTIONE CLINICA

Qui l’HANTAVIRUS mostra il suo lato peggiore: è vero che la mortalità dell’HPS (Sindrome Polmonare da Hantavirus) è elevata — tra il 30% e il 40% nei casi gravi. Ma si tratta di una malattia che colpisce un numero limitato di persone all’anno a livello mondiale, in contesti geografici e ambientali specifici. Il COVID ha mostrato una mortalità percentuale inferiore, ma su una scala di diffusione globale di miliardi di infetti, con un impatto sistemico sui sistemi sanitari mondiali che l’HANTAVIRUS non ha mai avuto e non potrà mai avere.

 

Allora perché questa vicenda ci preoccupa?

Me lo sono chiesto anch’io e la risposta onesta è: ci preoccupa per due motivi legittimi.

Il primo è umano: tre persone sono morte. Tre famiglie sono state distrutte. Questa è una tragedia, indipendentemente da qualsiasi considerazione epidemiologica.

Il secondo è scientifico: un focolaio di HANTAVIRUS su una nave da crociera, con possibile trasmissione interumana, è un evento raro e da studiare con attenzione. Non perché possa diventare una pandemia, ma perché ogni episodio del genere ci insegna qualcosa sul comportamento di un virus che ancora non conosciamo completamente.

Il messaggio per i viaggiatori

Se state pianificando un viaggio in Argentina, Cile, Bolivia o in altre zone endemiche, non dovete rinunciare al vostro viaggio. Dovete farlo in modo consapevole.

  • Evitate il contatto con roditori selvatici e i loro habitat
  • In ambienti rurali chiusi e polverosi, usate protezione respiratoria
  • Dopo il rientro, qualsiasi febbre associata a dolori muscolari e difficoltà respiratorie nei 6 settimane successive va riferita al medico con il dettaglio della destinazione visitata
  • Prima di partire, consultate un centro specializzato in medicina dei viaggi

L’HANTAVIRUS quindi non è il nuovo COVID. Ma è un virus reale, con una mortalità reale, che colpisce chi non è preparato. E la preparazione, in medicina dei viaggi, si chiama prevenzione informata.

Dott. Paolo Meo Infettivologo e Medico Tropicalista — Esperto in Malattie Infettive e Tropicali Direttore POLO VIAGGI CESMET – Artemisia Lab, Roma Consulenze: www.clinicadelviaggiatore.com

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Hantavirus sulla MV HONDIUS: tre morti in mezzo all’Atlantico. Cosa sta succedendo e cosa dobbiamo sapere

HANTAVIRUS SULLA MV HONDIUS: TRE MORTI IN MEZZO ALL’ATLANTICO. COSA STA SUCCEDENDO E COSA DOBBIAMO SAPERE
A cura del Dott. Paolo Meo — Infettivologo e Medico Tropicalista, Direttore del POLO VIAGGI CESMET – Artemisia Lab, Roma
Pubblicato il 6 maggio 2026 | www.clinicadelviaggiatore.com

Negli ultimi giorni una notizia ha attraversato le redazioni di mezzo mondo e ha iniziato a fare ciò che le notizie sanitarie fanno spesso: generare allarme. Una nave da crociera, la MV Hondius, si trova in navigazione nell’Oceano Atlantico con tre passeggeri morti e altri tre in condizioni gravi, tutti colpiti da una sospetta infezione da hantavirus. Come medico tropicalista con oltre quarant’anni di esperienza sul campo, sento il dovere di raccontare questa vicenda con la chiarezza che merita — senza allarmismi, ma senza minimizzare.

La vicenda, dall’inizio
La MV Hondius è una nave da spedizione partita dall’Argentina, diretta verso le Isole Canarie attraverso l’Oceano Atlantico. Durante la navigazione, alcuni passeggeri hanno iniziato ad accusare sintomi che, in un primo momento, potevano sembrare comuni: febbre, dolori muscolari, stanchezza intensa. Ma le condizioni di alcuni di loro si sono deteriorate con una rapidità che ha subito allarmato il personale medico di bordo.

Uno dei pazienti più gravi è stato evacuato d’urgenza e ricoverato a Johannesburg, dove i test di laboratorio hanno confermato la diagnosi: hantavirus. Nel frattempo, tre persone sono decedute. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha avviato un’indagine epidemiologica urgente. La nave sta ora dirigendosi verso le Canarie, dove le autorità sanitarie spagnole si stanno preparando ad accoglierla con protocolli di massima sicurezza.

È una vicenda seria. Ma per comprenderla davvero, occorre prima capire di cosa stiamo parlando.

Che cos’è l’Hantavirus?
L’Hantavirus è un virus a RNA appartenente alla famiglia Hantaviridae. Non è un virus nuovo: è conosciuto dalla medicina tropicale e infettivologica da decenni, anche se rimane pressoché sconosciuto al grande pubblico, almeno in Europa.

Esistono diversi ceppi di Hantavirus, distribuiti in diverse parti del mondo. Quello che ci preoccupa in questo caso è il cosiddetto Hantavirus andino, endemico nelle regioni andine e patagonica dell’Argentina e del Cile. È una variante particolarmente rilevante per un motivo che vedremo tra poco: a differenza di quasi tutti gli altri ceppi, l’Hantavirus andino ha dimostrato, in alcuni casi documentati, la capacità di trasmettersi da persona a persona.

Come si trasmette?
Il meccanismo di trasmissione principale dell’Hantavirus è il contatto diretto o indiretto con i roditori selvatici — ratti, topi di campagna, arvicole — che sono il serbatoio naturale del virus. L’infezione nell’uomo avviene tipicamente attraverso:

Inalazione di aerosol contenenti urine, feci o saliva di roditori infetti (la via più comune).
Contatto diretto con roditori o con superfici contaminate dalle loro deiezioni.
Morsi di roditori infetti (via meno frequente).
Non si trasmette toccando corrimani, attraverso l’acqua potabile o mangiando al ristorante. Si prende dalla terra, dagli ambienti rurali e naturali — capanne, fienili, zone di campagna, foreste — dove il contatto tra uomo e roditori selvatici è più probabile.

Ecco perché la provenienza argentina della MV Hondius è un dato clinicamente rilevante. Molti dei passeggeri avevano verosimilmente visitato le grandi aree naturali dell’Argentina — la Patagonia, le Ande, le zone rurali del Sud America — prima di imbarcarsi. È in quell’ambiente che il virus può essere stato acquisito, senza che nessuno se ne accorgesse, perché il periodo di incubazione dell’Hantavirus andino è di 1-6 settimane. Tempo più che sufficiente per salire a bordo di una nave e attraversare l’Atlantico.

Quali sono i sintomi e come evolve la malattia?
La forma clinica più grave causata dall’Hantavirus andino è la Sindrome Polmonare da Hantavirus (HPS — Hantavirus Pulmonary Syndrome). L’evoluzione tipica si articola in due fasi:

Fase prodromica (3-5 giorni): Febbre alta (38-40°C), dolori muscolari intensi, cefalea, brividi, nausea. Una presentazione clinica che può facilmente essere confusa con un’influenza severa o con una malattia febbrile tropicale.

Fase cardio-polmonare: Con una rapidità che può sorprendere anche chi la conosce, il quadro peggiora bruscamente. I polmoni si riempiono di liquido (edema polmonare acuto), la funzione respiratoria crolla, la pressione arteriosa scende. Il paziente ha bisogno di ossigeno, poi di ventilazione meccanica, poi di terapia intensiva. La mortalità in questa fase può raggiungere il 35-40%, anche in centri ospedalieri ben attrezzati.

Capite bene che a bordo di una nave da crociera — per quanto ben equipaggiata — gestire tre o più casi gravi simultanei di HPS è qualcosa che va al di là delle possibilità di qualsiasi infermeria di bordo.

Esiste una terapia?
Questo è uno dei punti che i miei pazienti mi chiedono sempre per primi, e la risposta è quella che mi piace meno dare: non esiste un antivirale specifico approvato per l’Hantavirus.

La terapia è fondamentalmente di supporto: ossigenoterapia ad alto flusso, ventilazione meccanica non invasiva o invasiva, gestione dell’equilibrio idro-elettrolitico, supporto emodinamico. In alcuni centri viene utilizzata la ribavirina per via endovenosa, ma le evidenze cliniche sulla sua efficacia rimangono controverse.

Quello che fa davvero la differenza è la tempestività del ricovero in terapia intensiva. Ogni ora conta. E su una nave in mezzo all’Atlantico, ogni ora costa cara.

Un caso di trasmissione interumana?
È la domanda che l’OMS e i virologi di tutto il mondo si stanno ponendo in queste ore. Se i tre casi gravi a bordo della MV Hondius fossero tutti riconducibili a esposizioni indipendenti avvenute in Argentina prima dell’imbarco, si tratterebbe di un cluster sfortunato ma non di un focolaio attivo. Se invece il virus si stesse trasmettendo da persona a persona a bordo, lo scenario cambierebbe radicalmente.

La risposta arriverà dalle indagini epidemiologiche in corso e, soprattutto, dalla sequenza genomica del ceppo virale identificato. Per ora, la prudenza è d’obbligo.

Cosa deve sapere chi viaggia in Sud America
Come medico tropicalista e direttore del POLO VIAGGI CESMET-Artemisia, vorrei concludere con un messaggio diretto a chi pianifica un viaggio in Argentina, Cile, Bolivia o in altre zone endemiche per l’hantavirus :

Evitate il contatto con roditori selvatici e con ambienti dove la loro presenza è probabile: rifugi di montagna, capanne rurali, granai, zone boscose non frequentate.
Se vi trovate in luoghi chiusi e polverosi in zone endemiche, usate una mascherina FFP2. La via respiratoria è la principale via di contagio.
Non raccogliete roditori morti e non maneggiate materiali che potrebbero essere contaminati da deiezioni.
Dopo il rientro, se nelle 6 settimane successive al viaggio accusate febbre alta, dolori muscolari intensi e difficoltà respiratorie, riferite immediatamente al medico la vostra destinazione di viaggio. Il dettaglio geografico è fondamentale per una diagnosi tempestiva.
Prima di partire, rivolgetevi a un centro specializzato in medicina dei viaggi per una consulenza personalizzata sul rischio infettivo della destinazione.

La MV Hondius si avvicina alle Canarie. I passeggeri sopravvissuti portano con sé un’esperienza che nessuno aveva messo in valigia. Tre persone non torneranno a casa. È il momento di usare questa tragedia non per alimentare la paura, ma per costruire conoscenza. Perché la conoscenza, in medicina dei viaggi, salva le vite.

Dott. Paolo Meo — Infettivologo e Medico Tropicalista Direttore POLO VIAGGI CESMET – Artemisia Lab, Roma Per consulenze: www.clinicadelviaggiatore.com

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Scheda malattia malaria

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Introduzione e descrizione della malaria

Introduzione alla Malaria

La malaria, conosciuta anche come paludismo, è una malattia infettiva acuta causata da parassiti del genere “Plasmodium”. Questi parassiti sono protozoi che si sviluppano e riproducono nel corpo umano (serbatoio del parassita) e possono causare sintomi gravi. Ci sono in natura cinque principali tipi di “Plasmodium” che possono infettare gli esseri umani:

emazie parassitate da plasmodi
emazie parassitate da plasmodi

. Le specie principali sono:

  • P. falciparum – la forma più grave e letale, predominante in Africa subsahariana
  • P. vivax – diffuso in Asia, America Latina e alcune aree del Pacifico
  • P. ovale – prevalente in Africa occidentale, con due sottospecie (curtisi e wallikeri)
  • P. malariae – presente in aree tropicali e subtropicali
  • P. knowlesi – zoonosi emergente nel Sud-Est asiatico (Borneo, Malaysia), con potenziale letale se non trattata tempestivamente, originariamente un parassita delle scimmie che ha la capacità di infettare anche gli esseri umani.  Provoca la malaria nei macachi ma può anche contagiare gli esseri umani, sia naturalmente che artificialmente.

Il serbatoio primario del parassita è l’uomo infettato in maniera cronica.

Come si Trasmette la Malaria

La malaria si trasmette esclusivamente attraverso la puntura di zanzare femmine infette del genere *Anopheles*. È importante notare che queste zanzare non sono presenti in Italia e nella maggior parte dell’Europa, ma si possono trovare in alcune aree del bacino del Mediterraneo, come Grecia, Turchia, Egitto, Tunisia, Algeria e in alcune zone del Marocco. Le mutazioni del clima stanno creando situazioni che potrebbero favorire il riaccendersi di focolai di presenza di zanzara Anopheles anche sul territorio italiano.

La malaria è una delle malattie parassitarie più diffuse nel mondo, con una presenza significativa in Africa, America Centrale e del Sud, Asia e alcune zone dell’Oceania.

Ciclo di Vita del Parassita

Una volta nel corpo umano, i parassiti della malaria si moltiplicano nel fegato e, dopo un periodo di incubazione variabile, infettano i globuli rossi.

Sintomi della Malaria

I sintomi della malaria possono essere molto diversi e presentarsi contemporanenamente o singolarmente. I più comuni includono:

– Febbre alta (che può anche frequentemente non presentarsi)
– Mal di testa e sensazione di confusione, in particolare dolore nucale e sensazione di ovattamento;
– Tensione nei muscoli del collo;
– Brividi e sudorazione;
– Nausea, vomito e diarrea

I sintomi possono manifestarsi in modo grave o essere molto lievi e alternati.

 Rischi e Complicazioni

Se non trattata con i farmaci appropriati, come l’Eurartesim®,farmaco a base di artemisinina e lumefantrina,  la malaria può causare gravi danni agli organi e persino essere fatale. Una forma particolarmente grave è la malaria cerebrale, che può portare a complicazioni come la necrosi cerebrale a causa della formazione di microtrombi nel sistema microvascolare.

Resistenza ai Farmaci

Negli ultimi anni, i parassiti della malaria hanno sviluppato resistenza ai farmaci antimalarici, inclusa l’Artemisina, che è uno dei trattamenti più efficaci disponibili.

Prevenzione e Controllo

Il controllo della malaria si basa su metodi preventivi e curativi, tra cui:

– **Trattamenti farmacologici**: l’uso di terapie a base di artemisina in combinazione con altri farmaci.
– **Zanzariere trattate**: l’uso di zanzariere impregnate di insetticidi, come il DEET.
– **Repellenti per insetti**: l’applicazione di insetticidi e repellenti, con prodotti a base di neem consigliati per il controllo delle zanzare.
-l’utilizzo di insetticidi e repellenti per il controllo delle zanzare. (consigliati prodotti a base di neem).

In sintesi, la malaria è una malattia seria che richiede attenzione e misure preventive per proteggere la salute pubblica.

 

 

Agente infettivo e ciclo vitale

 

Il Plasmodium è un parassita, monocellulare, protozoo del genere Plasmodium (Regno Protista, Phylum Apicomplexa, Classe Sporozoea, Ordine Eucoccidiida). Cinque sono i tipi principali del parassita malarico: Pl. falciparum è il tipo con il più alto tasso di mortalità fra i soggetti infestati; Pl. Vivax; Pl. Malariae; Pl. ovalis; Pl. knowlesi , che è l’agente eziologico di malaria nelle scimmie, è diffuso nel sud-est asiatico. Provoca la malaria nei macachi ma può anche contagiare gli esseri umani. Il serbatoio del parassita è l’uomo infettato in maniera acuta o cronica.

Ci sono cinque specie principali di Plasmodio che possono infettare l’uomo:
P. falciparum: è endemico in Africa tropicale, minore prevalenza in Asia ed America Latina. E’ il plasmodio con il più alto tasso di mortalità;
P. vivax: è il più diffuso, si ritrova ovunque nelle zone tropicali; in Africa è presente a focolai nel territorio, a macchia di leopardo; è invece endemico in America Latina ed in Asia; è presente anche in alcune zone temperate e persiste anche in aree ristrette del bacino del mediterraneo, dove la zanzara Anopheles è ancora presente.
P. ovale: è presente e si èdiffusa principalmente nell’ Africa occidentale tra i due tropici.
P. malariae: è ubiquitario, a bassa prevalenza, ma con una distribuzione non uniforme sul territorio.
La diagnosi di specie è importante perché la malaria da P. falciparum è potenzialmente la più aggressiva, lesiva e se non curata mortale.
La riproduzione della zanzara vettrice avviene a temperature non inferiori ai 18°C. Se la temperature scende non deve rimanere per periodi prolungati di tempo. Anche la sopravvivenza dell’insetto è legato alla temperatura. La trasmissione del parassita avviene attraverso la puntura della zanzara. E’ facilitata durante tutto il periodo dell’anno nelle aree in cui la temperatura è costantemente sopra i 24° C. Nei territori con temperature più basse la trasmissione tende a seguire ritmi stagionali. La zanzara vive dalle tre a sei settimane, raramente supera i due mesi di vita, e si sposta nel raggio di 1 o 2 chilometri. Venti e condizioni ambientali particolari possono portare le zanzare anche a distanze di decine di chilometri.
La malaria da Plasmodium vivax ha un tempo di incubazione più lungo. Può durare anche alcuni mesi. Si presenta clinicamente come la malaria da P. falciparum con attacchi febbrili irregolari, seguiti da sudorazioni profuse e defervescenza. Si può evidenziare aumento del volume della milza (splenomegalia) raramente lesioni o rottura splenica. Dopo qualche attacco la sintomatologia si esaurisce, ma può avere un andamento recidivante per la persistenza di forme intraepatiche “cosidette dormienti” chiamate “ipnozoiti”. In questi casi e con questo tipo di malaria può manifestarsi la cosidetta “febbre terzana benigna”.
Se si assiste ad una coinfezione di due tipi di Plasmodio si manifesta una sintomatologia determinata dal ritmo di crescita del parassita sfasato, e si può manifestare una doppia forma terzana, con febbre continua e sintomi che si manifestano senza periodicità. La terapia con clorochina è ancora efficace, cura l’attacco malarico acuto ma non previene le ricadute e la cronicizzazione della malattia. Nei paesi africani del Golfo di Guinea dove la popolazione è priva di “antigene eritrocitario duffy”, il P. vivax è assente ed è sostituito da Plasmodium ovalis. Il quadro clinico è sostanzialmente sovrapponibile a quello di P. vivax.
Plasmodium malariae si manifesta con una forma meno aggressiva e più lieve. Il plasmodio può persistere per anni negli eritrociti con parassitemia bassissima e nelle recrudescenze la febbre si presenta con picchi ogni ¾ giorni. Forma quartana. Nella fascia pediatrica il Pl. malariae, ma anche gli altri tipi di malaria, a causa di infezioni ripetute possono causate patologie renali a livello glomerulare con infiammazioni membrano-proliferative, con proliferazione dell’endotelio glomerulare e del mesangio. Il danno di tipo infiammatorio è causato dal deposito di immunocomplessi a livello del mesangio del glomerulo renale. Il danno renale si manifesta con proteinuria importante, edema fino alla presenza di ascite nell’addome (sindrome nefrosica)
Il danno renale risulta essere permanente. La prognosi è sfavorevole e i pazienti progrediscono verso l’insufficienza renale cronica.

Ciclo vitale:
Il ciclo vitale del parassita avviene tra due ospiti: (1) zanzara Anopheles e (2) uomo.

  1. La “zanzara femmina” del tipo Anopheles è l’insetto “vettore” a cui si deve la trasmissione della malattia. La zanzara succhia il sangue da un individuo e, se questo è infetto, si infetta a sua volta. Una volta infetta la zanzara punge nuovamente un altro individuo per nutrirsi del suo sangue ed inocula lo sporozoita, ossia la forma del plasmodio maturato all’interno del suo intestino, nel torrente circolatorio della persona.
  2. Gli “sporozoiti” infestanti, dal torrente circolatorio, passando nella microcircolazione dell’acino epatico, vengono sequestrati dalle cellule del fegato. Entro un’ora dall’inoculazione si ritrovano tutti all’interno degli epatociti.
  3. All’interno delle cellule epatiche cominciano un fenomeno di maturazione e di moltiplicazione, trasformandosi in una formazione multicellulare, ancora unita insieme detta “schizonte”.
  4. Gli epatociti, infettati da questa formazione multicellulare parassitaria, che arriva a riempire l’intera cellula, vengono lesionati e si rompono, rilasciando nel torrente circolatorio, formazioni unicellulari “parassitarie” denominate “merozoiti”. Il passaggio avviene attraverso il sistema capillare intraepatico. Può avvenire che per il P. vivax ed P. ovalis, oltre agli schizonti intra epatociti, si possono presentare forme parassitarie unicellulari che rimangono allo stadio dormiente. Queste forme si chiamano ‘ipnozoiti’, e sono la causa delle recidive della malattia invadendo il circolo sanguigno dopo mesi o anche anni più tardi.[A] Recidiva:
    per recidiva si intende una riaccensione della malattia causata dalla persistenza di merozoiti nel fegato (ipnozoiti) che ricominciano un nuovo ciclo eso-eritrocitario, 5-6 mesi dopo l’infezione.
    È tipica delle infezioni da P. vivax e P. ovale nelle quali non sono state trattate le forme intraepatiche.
  5. Dopo l’iniziale moltiplicazione nel fegato della durata media di 7/8 giorni, chiamata fase eso-eritrocita o schizogonica, il merozoita, suddivisosi in singole cellule, all’interno del torrente circolatorio, entra nei globuli rossi, dove si ciba dell’eme ferroso, e comincia una moltiplicazione asessuata all’interno di queste cellule, detta “schizogonia eritrocitaria”.
  6. Le forme parassitarie intraeritrocitarie, denominate “trofozoiti”, crescono e maturano, cibandosi di ferro, e in 2 o 3 giorni diventano “schizonti”. Queste formazioni cellulari parassitarie determinano la rottura del globulo rosso e si dividono nel torrente circolatorio in una moltitudine di “merozoiti”.[B] Fase invasiva:
    corrisponde alla rottura dello schizonte e alla liberazione dei merozoiti che vanno a invadere altri eritrociti. Questo evento si manifesta con febbre intermittente, brivido scuotente, sudorazione, cefalea, artro-mialgie, talvolta riattivazioni di herpes labiale, prostrazione, dolore negli ipocondri, sindromi gastroenteriche (diarrea, vomito, dolore addominale). Nei bimbi si possono avere convulsioni febbrili.
  7. I merozoiti, i parassiti malarici dispersi nel sangue, colonizzano altri globuli rossi. Queste cellule parassitarie intracellulari si cibano ancora di eme ferroso nelle cellule ematiche e crescendo maturano in trofozoiti. E così si riattiva un nuovo ciclo di maturazione. Questo meccanismo i globuli rossi e di maturazione e moltiplicazione intracellulare, è la causa dell’aumento dei parassiti nel sangue e delle gravi anemie emolitiche provocate dalla malattia.[C] Fase tardiva:
    quando i cicli vitali dei diversi ceppi presenti nel torrente circolatorio si sono sincronizzati, compare la” febbre terzana” (tipico attacco malarico): brivido scuotente seguito da rialzo termico che si risolve dopo qualche ora con sudorazione profusa e uno stato di vaga euforia, e si “ripete ogni 48 ore”. La splenomegalia di solito compare dopo giorni o settimane; all’inizio è più comune l’epatomegalia. Pallore muco-cutaneo, ittero, urine ipercromiche (fortemente colorate) sono segni prognostici sfavorevoli. Nella maggioranza dei casi non trattati la malaria si risolve spontaneamente dopo 2 settimane; raramente dura più di un anno (mai più di 2 anni).
  8. Alcuni parassiti si differenziano nel torrente circolatorio e prendono la strada dello stadio sessuato,  i gametociti.
  9. I gametociti, ovvero le forme parassitarie sessuate, maschio, il microgametocita; femmina il macrogametocita; vengono ingeriti dalla zanzara femmina durante la puntura, ed infettano l’insetto.
  1. C) La moltiplicazione del parassita nella zanzara è conosciuta come ciclo dello sporogonio.
  1. I gametociti, attraverso i tubuli delle ghiandole salivari della zanzara finiscono nello stomaco della zanzara dove avviene la fecondazione del macrogametocita, la femmina, da parte del microgametocita, il maschio. L’unine tra macro e micro gametocita genera lo ‘zigote’.
  2. A questo punto lo zigote diventa mobile, si allunga e invade la parete intestinale della zanzara dove si differenzia in “oociste”;

L’oociste cresce e si sviluppa nella parete dell’intestino dove si divide in migliaia di sporozoiti. A questo punto gli sporozoiti migrano fino alle ghiandole salivari della zanzara. L’insetto, pungendo un individuo, inocula il parassita facendo ricominciare il ciclo.

 

[D] Recrudescenza:
è la ricaduta e quindi la riaccensione della malattia, dopo una fase di quiescenza. E’ causata dalla persistenza in circolo di forme intra-eritrocitarie (nei globuli rossi). È tipica delle infezioni da P. falciparum trattate in modo inadeguato (per qualità e/o durata del trattamento e per posologia) e può avere una latenza da qualche giorno a qualche settimana. Si può avere anche nelle infezioni da P. malariae con una latenza anche di molti anni.

L’infezione da P. falciparum è detta febbre terzana maligna, quella da P. vivax e da P. ovale è detta febbre terzana benigna e quella da P. malariae è detta febbre quartana in base all’occorrenza di febbre intermittente. Quelle di febbre “terzana” e “quartana” sono definizioni fuorvianti, perché solo una minima parte dei casi di malaria si presenta con febbre intermittente, ogni 48 ore (terzana, ogni terzo giorno) od ogni 72 ore (quartana, ogni quarto giorno). La febbre terzana si osservava in Europa nelle zone endemiche per il P. vivax (terzana benigna) e negli immigrati: le navi infatti facevano viaggi di 1-2 settimane, e quando arrivavano in Europa, seguendo la storia naturale dell’infezione da P. falciparum, da intermittente irregolare la febbre si faceva terzana, se il malato non era morto nel frattempo o se non era stato trattato. La febbre terzana si osserva anche nei casi in cui si sia stati infettati da un unico ceppo di P. falciparum, evento non comune nelle aree endemiche, dove si è infettati più volte in sequenza e i cicli dei vari ceppi si sovrappongono con attacchi febbrili ad andamento irregolare.

La malaria non sempre si presenta con le tipiche febbri cliniche ma nel corredo dei sintomi malarici sono quasi costanti la cefalea nucale, i brividi, e l’alternanza del caldo e del freddo, con un malessere ingravescente. Le infezioni da P. falciparum non trattate o trattate in modo inadeguato possono provocare insufficienza renale, edema polmonare, ipertensione endocranica con coma e giungere all’exitus. La morte è provocata dall’impilamento delle cellule parassitate nel microcircolo di diversi organi vitali, in particolare nella circolazione cerebrale (malaria cerebrale), danneggiandoli. Nelle aree endemiche, i ripetuti contagi, a cui una persona è soggetta, sviluppano un livello elevato di anticorpi, che permette una resistenza alle infezioni. Nella maggior parte dei casi di infezione questi soggetti sono asintomatici pur portando nelle proprie cellule il parassita (portatori sani dell’infezione). I soggetti non immuni, in zona endemica, possono ammalare molto più facilmente di un soggetto considerato immune, e possono avere forme di malattie più gravi.Un esempio molto interessante è quello dell’evoluzione dell’antigene eritrocitario Duffy, il recettore attraverso il quale i merozoiti di P. vivax penetrano il globulo rosso. Gli eritrociti che non hanno questo antigene (Duffy negativi) sono refrattari all’infezione da parte di quel plasmodio. In Africa occidentale, una mutazione che elimina l’antigene dalla superficie degli eritrociti ma che non ha altre conseguenze cliniche ha raggiunto (probabilmente in varie migliaia di anni) la frequenza del 100% e quindi la maggior parte degli abitanti dell’Africa centrale e occidentale non viene infettata da questa specie di plasmodio.

Già dai primi anni ’50, a conclusione della Campagna quinquennale di Lotta Antimalarica, l’Italia era di fatto un paese libero da malaria ma, poiché alcuni sporadici casi di malaria da Plasmodium vivax continuarono fino al 1962, l’OMS ha ufficializzato questo risultato solo nel 1970. Da allora, in considerazione delle potenziali condizioni di reintroduzione della malaria in Italia, è stato attivato un sistema di sorveglianza.

 

Trasmissione e incubazione

Trasmissione:
avviene mediante puntura di zanzare femmine infette del genere Anopheles, le quali, succhiando il sangue infetto ed iniettando sangue infetto, trasferiscono l’infezione da uomo a uomo. Il maschio della zanzara non punge. Una volta iniettato in un uomo sano, il parassita comincia a moltiplicarsi esponenzialmente nel fegato e quindi, dopo 7 – 10 giorni, mediamente, si moltiplica nei globuli rossi. Le zanzare si infettano ingerendo il parassita, attraverso il pasto ematico infetto. Una volta dentro l’insetto, il parassita comincia un altro ciclo vitale: la fase riproduttiva che precede la trasmissione ad un altro individuo sano.

Incubazione:
si differenzia tra i diversi tipi di plasmodio. Il periodo di incubazione è mediamente di 7-14 giorni per l’infezione da P. falciparum, 8-14 per P. vivax e P. ovale, e di 7-30 giorni per P. malariae. Per alcuni ceppi di P. vivax l’incubazione si può protrarre per 8-10 mesi ed oltre; tale periodo può essere ancora più lungo per P. ovale.

Porta d’ingresso:  è la cute, mediante la puntura della zanzara.

 

Distribuzione geografica

EPIDEMIOLOGIA GLOBALE (aggiornamento 2026)

Situazione globale

Secondo le stime OMS (World Malaria Report 2025), nel 2024 si sono registrati circa 263 milioni di casi e 597.000 morti, con un lieve peggioramento rispetto agli anni precedenti dovuto a:

  • Resistenze ai farmaci
  • Cambiamenti climatici che ampliano le aree di trasmissione
  • Interruzioni nei servizi sanitari post-COVID-19
  • Instabilità politica in alcune regioni endemiche

Africa subsahariana

  • Concentra oltre il 94% dei casi globali e il 95% delle morti
  • P. falciparum rimane dominante
  • Paesi più colpiti: Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Uganda, Mozambico, Niger
  • Progressi osservati in Rwanda, Zimbabwe e alcune aree del Sahel grazie a programmi di distribuzione di zanzariere e IRS (Indoor Residual Spraying)
  • Preoccupazione crescente per resistenza all’artemisinina in Africa orientale (Uganda, Rwanda, Eritrea, Tanzania) — precedentemente segnalata solo in Asia

Asia

  • P. vivax predomina in India, Pakistan, Afghanistan
  • P. falciparum in Myanmar, Papua Nuova Guinea, Indonesia
  • Myanmar e Mekong: epicentro della resistenza multipla (P. falciparum resistente ad artemisinina + partner drugs)
  • India: riduzione significativa dei casi grazie al programma nazionale; obiettivo eliminazione entro 2030
  • Sri Lanka e Maldive: certificati OMS come paesi liberi da malaria
  • P. knowlesi: casi in aumento in Malaysia (Sabah, Sarawak), Filippine, Indonesia

America Latina

  • Venezuela: forte recrudescenza con oltre 450.000 casi/anno; crisi sociosanitaria principale causa
  • Brasile (Amazzonia): ancora elevata trasmissione, prevalentemente P. vivax
  • Colombia, Peru, Bolivia: P. vivax e P. falciparum coesistono
  • ti e Hispaniola: unica isola caraibica con trasmissione attiva
  • Argentina, Paraguay, Ecuador: fasi avanzate di pre-eliminazione

Medio Oriente

  • Yemen: grave situazione umanitaria con malaria in espansione
  • Arabia Saudita (zone di confine yemenita): casi sporadici
  • Iran: prossimo alla pre-eliminazione

Oceania

  • Papua Nuova Guinea: onere elevato, P. falciparum e P. vivax
  • Vanuatu, Isole Salomone: programmi attivi di controllo
  • Australia: solo casi importati

Europa

  • Solo casi importati; episodi sporadici di trasmissione locale da Anopheles autoctoni in Grecia (storica) e sporadicamente in Italia meridionale
  • Attenzione crescente per il potenziale impatto del cambiamento climatico sull’espansione di Anopheles in Europa meridionale

 

 

Sintomi e segni

 Sintomi:
inizialmente i sintomi della malaria si presentano talvolta con caratteristica simil influenzale tra gli 8 ed i 30 giorni dopo l’infezione.

Fase invasiva:
corrisponde alla rottura dello schizonte e alla liberazione dei merozoiti che vanno a invadere altri eritrociti. Si manifesta con febbre intermittente, brivido scuotente, sudorazione, cefalea, artro-mialgie, talvolta riattivazioni di herpes labiale, prostrazione, dolore negli ipocondri, sindromi gastroenteriche (diarrea, vomito, dolore addominale). Nei bimbi si possono avere convulsioni febbrili.

Fase tardiva:
quando i cicli vitali dei vari ceppi presenti si sono sincronizzati, compare la febbre terzana (tipico attacco malarico): brivido scuotente seguito da rialzo termico che si risolve dopo qualche ora con sudorazione profusa e uno stato di vaga euforia, e si ripete ogni 48 ore. La splenomegalia di solito compare dopo giorni o settimane; all’inizio è più comune l’epatomegalia. Pallore muco-cutaneo, ittero, urine ipercromiche (fortemente colorate) sono segni prognostici sfavorevoli. Nella maggioranza dei casi non trattati la malaria si risolve spontaneamente dopo 2 settimane; raramente dura più di un anno (mai più di 2 anni).

Recrudescenza:
è la ricaduta causata dalla persistenza in circolo di forme intra-eritrocitarie (nei globuli rossi). È tipica delle infezioni da P. falciparum trattate in modo inadeguato (per qualità e/o durata del trattamento e per posologia) e può avere una latenza da qualche giorno a qualche settimana. Si può avere anche nelle infezioni da P. malariae con una latenza anche di molti anni.

Recidiva:
per recidiva si intende una ricaduta causata dalla persistenza di merozoiti nel fegato (ipnozoiti) che ricominciano un nuovo ciclo eso-eritrocitario, 5-6 mesi dopo l’infezione.
È tipica delle infezioni da P. vivax e P. ovale nelle quali non sono state trattate le forme intraepatiche.

L’infezione da P. falciparum è detta febbre terzana maligna, quella da P. vivax e da P. ovale è detta febbre terzana benigna e quella da P. malariae è detta febbre quartana in base all’occorrenza di febbre intermittente. Quelle di febbre “terzana” e “quartana” sono definizioni fuorvianti, perché solo una minima parte dei casi di malaria si presenta con febbre intermittente, ogni 48 ore (terzana, ogni terzo giorno) od ogni 72 ore (quartana, ogni quarto giorno). La febbre terzana si osservava in Europa nelle zone endemiche per il P. vivax (terzana benigna) e negli immigrati: le navi infatti facevano viaggi di 1-2 settimane, e quando arrivavano in Europa, seguendo la storia naturale dell’infezione da P. falciparum, da intermittente irregolare la febbre si faceva terzana, se il malato non era morto nel frattempo o se non era stato trattato. La febbre terzana si osserva anche nei casi in cui si sia stati infettati da un unico ceppo di P. falciparum, evento non comune nelle aree endemiche, dove si è infettati più volte in sequenza e i cicli dei vari ceppi si sovrappongono con attacchi febbrili ad andamento irregolare.

La malaria non sempre si presenta con le tipiche febbri cliniche ma nel corredo dei sintomi malarici sono quasi costanti la cefalea nucale, i brividi, e l’alternanza del caldo e del freddo, con un malessere ingravescente. Le infezioni da P. falciparum non trattate o trattate in modo inadeguato possono provocare insufficienza renale, edema polmonare, ipertensione endocranica con coma e giungere all’exitus. La morte è provocata dall’impilamento delle cellule parassitate nel microcircolo di diversi organi vitali, in particolare nella circolazione cerebrale (malaria cerebrale), danneggiandoli. Nelle aree endemiche, i ripetuti contagi, a cui una persona è soggetta, sviluppano un livello elevato di anticorpi, che permette una resistenza alle infezioni. Nella maggior parte dei casi di infezione questi soggetti sono asintomatici pur portando nelle proprie cellule il parassita (portatori sani dell’infezione). I soggetti non immuni, in zona endemica, possono ammalare molto più facilmente di un soggetto considerato immune, e possono avere forme di malattie più gravi.

Mutazioni dell’emoglobina (S,C, beta e alfa-talassemie), degli enzimi glucosio-6-fostato deidrogensi e piruvato-chinasi, proteggono dalle forme gravi di malaria provocate da P.falciparum in portatori eterozigoti e, nel caso dell’emoglobina C, soprattutto in omozigosi. Le particolari proprietà delle catene dell’emoglobina e le condizioni di stress ossidativo provocate dell’infezione stessa, possono provocare l’emolisi degli eritrociti ostacolando la maturazione dei trofozoiti. Nonostante queste mutazioni siano dannose (quasi sempre letali in omozigosi), grazie alla protezione conferita nei confronti della malaria si trovano ad alte frequenze in popolazioni che vivono in zone endemiche (o ex endemiche) per malaria (bacino del mediterraneo, Africa sub-sahariana, sud-est asiatico). Tranne per l’emoglobina C,in queste popolazioni la frequenza delle mutazioni di resistenza è comunque destinata ad arrivare ad un valore di equilibrio (intorno al 15-20%) che rispecchia lo svantaggio dovuto alla letalità della mutazione ed il vantaggio rispetto alla malaria. Nelle zone non malariche, queste mutazioni generalmente sono molto rare o assenti poiché la loro letalità non è controbilanciata da effetti positivi.

 Malaria in gravidanza

  • Maggiore rischio di forme gravi
  • Complicanze: anemia materna, parto prematuro, basso peso alla nascita, mortalità materna e neonatale
  • P. falciparum sequestra nella placenta (placentar malaria)

Malaria nei bambini

  • Principale causa di mortalità nei bambini < 5 anni in Africa
  • Rischio elevato di anemia grave, malaria cerebrale, ipoglicemia

Diagnosi e trattamento

 

 DIAGNOSI

Attualmente la pratica diagnostica si basa su due approcci: quello clinico che identifica i sintomi della malattia, e quello volto a isolare e riconoscere l’agente causale, utilizzando test immunocromatografici o, molto più comunemente, con osservazioni al microscopio.

Il quadro clinico può presentarsi fortemente atipico in persone sottoposte a chemioprofilassi antimalarica a dosaggi inadeguati o con farmaci non più efficaci per fenomeni di resistenza, o che siano parzialmente immuni dopo lunghe permanenze in aree endemiche, nonché nella prima infanzia.

Microscopia ottica (gold standard)

  • Striscio sottile: identificazione della specie e quantificazione della parassitemia
  • Goccia spessa: maggiore sensibilità per infezioni a bassa parassitemia
  • Richiede personale esperto

Per porre diagnosi di malaria deve essere preparato uno striscio di sangue prelevato dalla puntura di un dito. Lo striscio è fissato con metanolo prima della colorazione; la goccia spessa è colorata senza essere fissata. Nelle infezioni da P. falciparum, la densità del parassita dovrebbe essere stimata contando la percentuale di emazie infettate, non il numero dei parassiti.

Rapid Diagnostic Tests (RDT)

  • Basati su rilevazione di antigeni parassitari (HRP2 per P. falciparum, pLDH per altre specie)
  • Uso diffuso in aree con risorse limitate
  • Problema emergente: delezioni del gene hrp2/hrp3 in P. falciparum (Africa, Asia, Sud America) → falsi negativi degli RDT HRP2-based
  • Nuovi RDT pan-Plasmodium in sviluppo

PCR (Polymerase Chain Reaction)

  • Alta sensibilità e specificità
  • Differenzia le specie anche nelle coinfezioni
  • Fondamentale per conferma in casi con RDT negativi ma sospetto clinico elevato
  • Real-time PCR e PCR digitale droplet (ddPCR) per monitoraggio resistenze

LAMP (Loop-mediated isothermal amplification)

  • Test molecolare rapido, non richiede termociclatore
  • Crescente utilizzo in contesti a risorse limitate

Diagnosi di resistenza

  • Genotipizzazione molecolare per mutazioni K13 (P. falciparum), Kelch13, plasmepsina II/III

Fenotipizzazione in vitro (RSA – Ring-stage Survival Assay)

 

TRATTAMENTO

I plasmodi sono diventati fortemente resistenti a quasi tutti i farmaci che sono stati prodotti per combatterli, così come a numerosi insetticidi utilizzati per disinfestare le zone malariche. La resistenza alla clorochina, l’antimalarico meno costoso e più diffuso, è ormai comune in tutta l’Africa sudorientale. In queste stesse zone si è ormai affermata una forma di resistenza anche ad un altro farmaco, alternativo alla clorochina e altrettanto economico, la sulfadossina-pirimetamina. Molti Paesi sono così costretti a utilizzare nuove combinazioni di farmaci molto più costosi. Una rapida risposta all’insorgenza, con trattamento farmacologico con i farmaci più recentemente sviluppati e dati in combinazione, in alternativa alle monoterapie tradizionali, può ridurre significativamente il numero di morti. L’uso esteso e poco controllato di terapie a base di chinolina e di antifolati ha contribuito ad aumentare lo sviluppo delle resistenze. Nell’ultima decade, un nuovo gruppo di antimalarici, diversi composti combinati dell’artemisinina (ATCs), stanno dando ottimi risultati terapeutici anche nell’arco di una settimana, con riduzione della presenza di plasmodio e quindi della sua capacità di trasmissione e miglioramento dei sintomi della malaria.

 

TERAPIA

Principi generali

  • Il trattamento deve essere iniziato rapidamente dopo diagnosi confermata
  • Identificare la specie infettante e la provenienza geografica (per orientare la probabilità di resistenza)
  • Valutare gravità clinica: malaria non complicata vs malaria grave/complicata
  • Considerare sempre gravidanza, età, coinfezioni, controindicazioni

Trattamento malaria non complicata da P. falciparum

Terapie di combinazione a base di artemisinina (ACT) — prima linea OMS

ACT Schema Note
Artemether/lumefantrina (Coartem®, Riamet®) 3 giorni Prima linea in molti paesi africani
Artesunate/amodiaquina 3 giorni Africa occidentale
Artesunate/meflochina 3 giorni Asia Sud-Est
Artesunate/sulfadossina-pirimetamina 3 giorni Alcune aree Africa/Asia
Diidroartemisinina/piperachina (Eurartesim®) 3 giorni Ottima efficacia, in crescita
Artesunate/pyronaridina (Pyramax®) 3 giorni Approvato EMA; in espansione

Trattamento malaria grave

Artesunato EV/IM — GOLD STANDARD

  • Dose: 2.4 mg/kg EV a 0, 12, 24 ore, poi ogni 24 ore
  • Superiore alla chinina EV in RCT (studio AQUAMAT, SEAQUAMAT)
  • Approvato EMA, FDA, disponibile in Italia (uso ospedaliero)
  • Dopo stabilizzazione clinica → completare con ACT orale (3 giorni)

Chinina EV — alternativa quando artesunato non disponibile

  • Usata in associazione con doxiciclina o clindamicina

Supporto intensivistico: gestione delle complicanze (dialisi, ventilazione meccanica, trasfusioni, gestione ipoglicemia)

Trattamento P. vivax, P. ovale

  • Fase eritrocitaria: clorochina (dove sensibile) o ACT
  • Eliminazione ipnozoiti epatici (cure radicale):
    • Primachina: 15 mg/die x 14 gg (o 30 mg x 7 gg in alcuni protocolli); richiede G6PD normale
    • Tafenochina: singola dose 300 mg; richiede G6PD normale (≥70%)
    • Senza trattamento degli ipnozoiti → recidive fino a 3–5 anni

Resistenza all’artemisinina — situazione 2026

Storia e diffusione

La resistenza parziale all’artemisinina (P. falciparum) è mediata principalmente da mutazioni nel gene Kelch13 (K13), in particolare la variante C580Y, che compromette l’efficienza dell’artemisinina sugli stadi anulari del parassita.

Situazione geografica attuale (2026)

Asia Sud-Est (Grande Mekong):

  • Resistenza parziale all’artemisinina consolidata in Cambogia, Laos, Myanmar, Vietnam, Tailandia
  • Fallimento terapeutico della triplice terapia: resistenza combinata anche alle partner drugs (meflochina, piperaquina, lumefantrina)
  • Cambogia: resistenza a DHA/Piperaquina >50% in alcune aree; artesunate/meflochina ancora efficace
  • TRAT (Triple Artemisinin-based Combination Therapy): in sperimentazione come risposta alla multi-resistenza → artesunate + meflochina + piperaquina (fase III in corso)

Africa (NUOVO — emergenza prioritaria 2026):

  • Mutazioni K13 validate (C580Y, R539T, M476I) rilevate in Uganda, Rwanda, Eritrea, Tanzania, Horn of Africa
  • Efficacia ACT ancora superiore a 90% nella maggior parte dei paesi africani, ma trend in deterioramento in Uganda orientale
  • OMS ha dichiarato emergenza di sanità pubblica per la diffusione della resistenza in Africa nel 2024
  • Sorveglianza molecolare intensificata tramite rete ICEMR e WHO-SEARO/AFRO

South America:

  • Bassa-moderata efficacia delle ACT in alcune aree dell’Amazzonia venezuelana/brasiliana
  • Mutazioni K13 identificate ma di minore rilevanza clinica rispetto all’Asia al 2026

Nuovi farmaci antimalarici (2025–2026)

Ganaplacide (KAF156) — Novartis

  • Nuovo meccanismo d’azione: inibizione della proteina PfCARL e della plasmodesinina
  • Attivo contro ceppi resistenti alle ACT
  • Fase II completata con buona efficacia; fase III in corso
  • Non ancora approvato

Cabamiquina (MMV533)

  • Inibitore della PI4K (P. falciparum phosphatidylinositol 4-kinase)
  • Attivo su tutti gli stadi del ciclo di vita
  • Fase IIb completata; promettente in combinazione

Fosmidomicina

  • Inibitore della via del metileritritolo fosfato (MEP pathway)
  • Usata in combinazione con clindamicina
  • Fase II con risultati moderati; ricerca in corso

Ferroquina (SSR97193)

  • Derivato della clorochina con gruppo ferrocenico → attivo su ceppi cloro-resistenti
  • In combinazione con artesunato; studi di fase III

SJ733 (UCT943) e altri inibitori PfATP4

  • Classe degli “spiroindoloni” (cipargamin: già approvato in via sperimentale)
  • Rapidamente attivi, potenzialmente monoattivi
  • Fase II

Anticorpi monoclonali terapeutici

  • In fase precoce di sviluppo come trattamento della malaria grave

TRAT (Triple ACT)

  • Artesunate + Amodiaquina + Piperaquina: studio WANECAM2 (2023) ha mostrato superiorità rispetto alle ACT standard in Africa occidentale

Considerata la prossima linea di trattamento di fronte all’avanzare delle resistenze

 

Prevenzione e vaccinazione

 

Controllo e prevenzione

i fattori che possono favorire lo sviluppo di un’epidemia sono sia naturali, come una variazione climatica o un’inondazione, che antropici, come una guerra o lo sviluppo di opere agricole, di dighe, di miniere o l’incapacità di esercitare un controllo sulla zanzara, il vettore del plasmodio. Grandi movimenti migratori interni a un continente favoriscono ancor più l’esposizione di popolazione vulnerabile al parassita. La combinazione di fattori meteorologici, socioeconomici ed epidemiologici, sia a livello locale che globale, può permettere una previsione del rischio di epidemie, soprattutto se dovute a fattori antropici. Lo studio accurato dei fenomeni epidemici del passato e la costruzione di una rete di monitoraggio e di un database per registrare l’occorrenza e la prevalenza della malaria nelle diverse zone diventano quindi importanti strumenti di prevenzione.

-La protezione dalla puntura degli insetti è la prima precauzione da prendere per prevenire la malaria.

Questo si può attuare mediante una serie di abitudini comportamentali (alla sera e al mattino indossare indumenti ampi che giungano a coprire polsi e caviglie; in certe zone adottare l’impiego di zanzariere che avvolgono il letto durante la notte, meglio se impregnate di insetticida) o mediante l’uso di presidi chimici (repellenti ad uso cutaneo ad esempio a base di DEET, uso di spirali zanzarifughe al piretro, uso di altri piretroidi di sintesi e mediante fornelletti elettrici) o, meglio ancora, a base di sostanze naturali.
La profilassi farmacologica è un mezzo importante per evitare il rischio di contrarre la malaria; il parassita, inoculato dall’insetto vettore, viene ucciso dal farmaco prima di poter esercitare i suoi nefasti effetti sul malcapitato individuo.

Perché possa essere prescritta la profilassi farmacologica più idonea per ogni singolo viaggiatore, è consigliato rivolgersi ad un Centro specializzato in malattie Tropicali o comunque ad un medico esperto nelle stesse. La profilassi farmacologica è strettamente individuale e può variare non solo da persona a persona, ma anche a seconda del Paese visitato, dalla durata della permanenza del viaggiatore nello stesso, nonché dal periodo dell’anno in cui viene effettuato il soggiorno.

Protezione meccanica

la prima difesa da attivare per evitare il rischio malarico consiste nell’evitare le punture delle zanzare. La zanzara femmina di Anopheles, vettore del parassita malarico, usa stimoli termici ed olfattori, ma anche visivi, per localizzare l’ospite da pungere per realizzare il suo pasto a base di sangue. In particolare viene attratta da concentrazioni di anidride carbonica. I colori scuri attirano l’insetto in questione che usa pungere al tramonto e durante le prime ore della notte. Alcuni profumi o fragranze naturali possono attirare le zanzare ed indurle alla puntura. – All’interno di abitazioni: ·la protezione delle finestre con retine trattate con insetticidi e l’utilizzo di zanzariere impregnate con insetticidi sopra i letti può conferire una buona protezione; l’impiego di aria condizionata diminuisce notevolmente il rischio di punture di insetti.

In ambiente esterno

Utilizzare abiti che coprano bene, preferibilmente camicie con maniche lunghe e pantaloni lunghi, in particolare dal tramonto alla sera; consigliabile passare repellenti o insetticidi sui vestiti per diminuire ulteriormente il rischio di puntura.

I repellenti sono sostanze chimiche che allontanano l’insetto:

La maggior parte dei repellenti contiene DEET (N,N-diethyl-methyl-toluomide) sostanza molto attiva in uso da oltre 40 anni.  Altri repellenti sintetici sono attivi per circa 3-4 ore e vanno applicati periodicamente (ogni 3 ore circa) durante esposizione a rischio malaria. ·I repellenti non devono essere inalati o ingeriti e sono pericolosi su pelli irritate o sugli occhi. Vanno usati con prudenza nei bambini e mai applicati sulle loro mani perché facili strumenti di contaminazione degli occhi e della bocca. L’acqua può facilmente togliere dalla pelle i diversi tipi di repellenti.

Il repellente va applicato su tutta la parte del corpo scoperta: è provato che le zanzare possano pungere a meno di un centimetro da una zona coperta.

Si sconsiglia l’uso di repellenti chimici
:nei bambini inferiori ad un anno di età;
ai residenti per lunghi periodi (tossicità da accumulo);
alle donne in gravidanza.

E’ invece raccomandato l’uso di repellenti a base di sostanze naturali non nocive quali , ad esempio, il NoZeta Neem

 

 

Gli insetticidi

Sono sostanze chimiche che attaccano il sistema nervoso dell’insetto e lo uccidono.

Insetticidi sintetici a base di piretroidi (permetrina, deltametrina ed altre).
Insetticidi naturali a base di piretro (ottenuti dai fiori Crisantenum cineraricefolium).
Il piretro agisce sia come insetticida che come repellente.
Permetrina e deltametrina contenuti in molti insetticidi sono prodotti considerati poco tossici per i soggetti adulti e quindi possono essere utilizzati negli ambienti chiusi anche in presenza di bambini piccoli al di sotto dei due anni di età. Per loro adottare sostanze naturali
L’utilizzo degli insetticidi sui vestiti e sulle zanzariere mantiene la loro efficacia per circa 2-3 mesi . Per gli adulti non è considerato tossico.

Malaria e gravidanza

Le donne che risiedono in aree endemiche possiedono, nella maggior parte dei casi, una semi-immunità; questa può calare temporaneamente durante la gravidanza (con conseguenza anche drammatiche, soprattutto nelle primigravide) e si attenua col tempo negli individui che abbandonano le zone endemiche (scompare dopo 2 anni di distanza). Il rischio di morte da malaria della donna aumenta in gravidanza, il rischio di aborto e di parto di feto morto o aumenta l’incidenza di morte neonatale. Non andare in zone malariche a meno che non sia assolutamente necessario. L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) consiglia alle donne in gravidanza di non andare in vacanza in aree in cui ci sia trasmissione di P. falciparum clorochino-resistente.

Consigli in gravidanza:

essere molto diligenti nell’uso di misure di protezione contro le punture di zanzare;
utilizzare per profilassi la clorochina e il proguanil;
nelle aree con clorochino-resistenza del P. falciparum si deve usare l’associazione clorochina-proguanil nel primo trimestre di gravidanza; la meflochina può essere utilizzata solamente dal 4° mese di gravidanza in avanti;
non usare la Doxiciclina per profilassi;
cercare immediatamente assistenza medica se si sospetta la malaria e fare l’autotrattamento di emergenza (famaco di scelta è il chinino) solo se non è possibile trovare immediatamente un medico. Si deve ricorrere ad un medico comunque dopo l’autotrattamento.

La malaria e i bambini

I bambini sono considerati soggetti a rischio malaria poiché possono sviluppare forme perniciose che conducono all’exitus in tempi brevi.

Nelle aree endemiche i bimbi sono protetti per i primi 6 mesi dall’immunità passiva materna, data dagli anticorpi ereditati dalla madre, poi si ha una progressiva acquisizione di una “semi-immunità”, per successive esposizioni alle infezioni del plasmodio. Si hanno ricorrenti attacchi di malaria, dall’età di pochi mesi fino a 5-10 anni, prima di raggiungere uno stato di semi-immunità. Molti bimbi soffrono di ritardo di crescita e altri muoiono. Se i bimbi sopravvivono, mantengono la semi-immunità per continue reinfezioni, per tutta la vita, finché risiedono in area endemica. Questa viene considerata tale perché durante la vita si hanno ugualmente ricorrenti episodi di parassitemia, di breve durata e bassa carica, per lo più asintomatici o paucisintomatici (con pochi sintomi).

Non portare i neonati ed i bambini piccoli in aree malariche a meno che non sia assolutamente necessario;
proteggere i bambini dalle punture di zanzare; sono disponibili zanzariere per culle e lettini: tenere i bambini piccoli sotto la protezione di zanzariere nel periodo che va dall’alba al tramonto;
dare la profilassi antimalarica ai bambini ancora allattati al seno e a quelli che sono allattati al biberon poiché essi non sono protetti dalla profilassi che la madre ha eventualmente fatto prima;
la clorochina ed il proguanil possono essere somministrati con sicurezza ai neonati ed ai bambini piccoli. Per la somministrazione i farmaci possono essere indorati con marmellata, banane ed altri cibi;
non dare sulfadossina-pirimetamina o sulfalene-pirimetamina a neonati sotto i tre mesi d’età;
non dare doxiciclina per chemioprofilassi ai bambini sotto gli 8 anni d’età;
tenere tutti i farmaci antimalarici al di fuori della portata dei bambini rinchiusi in contenitori che non possono essere aperti dai bambini stessi. La clorochina è particolarmente tossica per i bambini se si eccede la dose raccomandata;
consultare immediatamente un medico se un bambino sviluppa una malattia febbrile. I sintomi di malaria nei bambini possono non essere tipici cosicché la malaria deve essere sempre sospettata. Nei bambini di età inferiore ai tre mesi la malaria deve essere sospettata perfino in caso di malattia non febbrile;
la febbre in un bambino di ritorno da un viaggio in area malarica dovrebbe essere considerata sintomo di malaria almeno che non sia provato il contrario;
in caso di autotrattamento il chinino può essere somministrato senza limiti di peso o di età. La meflochina può essere utilizzata al di sopra dei 15 Kg di peso.
L’OSM sconsiglia di portare in vacanza neonati e bambini piccoli in aree malariche, in particolare dove vi sia trasmissione di P. falciparum clorochino-resistente.

VACCINAZIONE CONTRO LA MALARIA PEDIATRICA

VACCINI ANTI-MALARICI (aggiornamento 2026)
Ancora non esiste il vaccino antimalarico per la popolazione adulta

RTS,S/AS01E (Mosquirix™) — GSK

Meccanismo: vaccino proteico subunitario basato sulla proteina circumsporozoitica (CSP) di P. falciparum, adiuvato con AS01E. Induce risposta immunitaria umorale e cellulare contro lo stadio epatico.

Schema vaccinale: 4 dosi (3 dosi primarie + 1 dose booster a 18 mesi)

Efficacia:

  • 30–40% di riduzione degli episodi di malaria clinica
  • ~30% di riduzione della malaria grave
  • Efficacia che diminuisce nel tempo dopo il completamento del ciclo

Approvazione e implementazione:

  • 2021: prima raccomandazione OMS per uso routinario nei bambini in Africa subsahariana ad alta trasmissione
  • 2022–2023: lancio del programma su larga scala

Paesi che hanno incluso RTS,S nei piani vaccinali nazionali (al 2026):

Paese Anno introduzione
Ghana 2023
Kenya 2023
Malawi 2023
Camerun 2024
Benin 2024
Burkina Faso 2024
Liberia 2024
Niger 2024
Sierra Leone 2024
Uganda 2024
Tanzania 2024/2025
Mozambico 2025
Costa d’Avorio 2025
Repubblica Centrafricana 2025
Repubblica Democratica del Congo 2025
Nigeria (alcuni stati) 2025/2026
Ethiopia 2025/2026
Zambia 2025/2026
Zimbabwe 2025/2026

Programma in espansione continua sotto coordinamento OMS/GAVI/UNICEF

R21/Matrix-M (Università di Oxford / Serum Institute of India)

Caratteristiche: variante migliorata di RTS,S, con maggiore densità di CSP sulla superficie della particella VLP; adiuvato con Matrix-M (Novavax)

Efficacia:

  • Studi di fase III (2023): 75–77% di riduzione degli episodi malarici nel primo anno post-vaccinazione (notevolmente superiore a RTS,S)
  • Efficacia mantenuta a 3 anni con dose booster annuale: ~70%

Approvazione:

  • Ghana: primo paese ad approvare R21/Matrix-M (aprile 2023)
  • Nigeria: approvazione NAFDAC (2023)
  • OMS: pre-qualificazione e raccomandazione (ottobre 2023)
  • Burkina Faso, Uganda, Tanzania, Kenya: approvazioni nazionali 2024
  • In fase di introduzione nei programmi vaccinali di almeno 12 paesi africani al 2026

Produzione: Serum Institute of India prevede produzione di 100–200 milioni di dosi/anno — elemento cruciale per la scalabilità

Vaccini in fase avanzata di sviluppo (pipeline 2026)

Vaccino Stadio Target Note
PfSPZ (Sanaria) Fase III Sporozoiti attenuati irradiati Alta efficacia in adulti (fino a 80%), logistica complessa (azoto liquido)
BNT111 (BioNTech) Fase I/II mRNA – CSP Prima piattaforma mRNA anti-malarica
ChAd63/MVA ME-TRAP Fase II Stadio epatico, trappola+ Vettore virale, Oxford
Vaccino trasmissione-bloccante (TBV) Fase II Gametociti/zanzara Riduce trasmissione nella comunità

Considerazioni pratiche per il viaggiatore

  • RTS,S e R21 non sono attualmente indicati né disponibili per i viaggiatori adulti non residenti in zone endemiche
  • Ricerca in corso per estendere l’uso a adulti e viaggiatori

Bibliografia sul vaccino antimalarico

  1. WHO. World Malaria Report 2024. Geneva: World Health Organization; 2024.
  2. Datoo MS, et al. Efficacy and immunogenicity of R21/Matrix-M vaccine against clinical malaria after 2 years’ follow-up in children in Burkina Faso: interim results of a phase 1/2b randomised controlled trial. Lancet Infect Dis. 2022;22(12):1728–1736.
  3. Datoo MS, et al. Efficacy of a low-dose candidate malaria vaccine, R21 in adjuvant Matrix-M, with seasonal administration to children in Burkina Faso: a randomised controlled trial. Lancet. 2021;397(10287):1809–1818.
  4. Laurens MB. RTS,S/AS01 vaccine (Mosquirix™): an overview. Hum Vaccin Immunother. 2020;16(3):480–489.
  5. WHO. Malaria vaccine: WHO position paper — March 2022. Wkly Epidemiol Rec. 2022;97(9):57–76.
  6. Olotu A, et al. Seven-Year Efficacy of RTS,S/AS01 Malaria Vaccine among Young African Children. N Engl J Med. 2016;374:2519–2529.
  7. Minassian AM, et al. Reduced blood-stage malaria growth and immune correlates in humans following RTS,S/AS01 vaccination. JCI Insight. 2021;6(9).
  8. Nunes-Cabaço H, et al. Five-year follow-up of PfSPZ Vaccine against Plasmodium falciparum. NPJ Vaccines. 2022;7:44.
  9. GAVI. Malaria vaccine supply and introduction. 2024. Disponibile su: www.gavi.org
  10. PATH Malaria Vaccine Initiative. R21/Matrix-M program updates 2024. www.path.or

Notizie e bibliografia vaccino antimalarico

Notizie
Dalle esperienze vissute nelle diverse aree tropicali una valutazione ed un parere personale sulla approvazione del nuovo vaccino per la malaria, (clicca per leggere l’articolo)

 
Bibliografia

Dagli studiosi ed esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità

 

MALARIA E MEDICINA TRADIZIONALE NEL MONDO

MEDICINA TRADIZIONALE E CURA DELLA MALARIA NEI DIVERSI CONTINENTI

Premessa

La medicina tradizionale ha avuto — e continua ad avere — un ruolo fondamentale nella gestione della malaria nelle comunità rurali di tutto il mondo. In molte regioni endemiche, la prima risposta alla febbre malarica avviene ancora attraverso rimedi erboristici e pratiche tradizionali, spesso prima dell’accesso alle strutture sanitarie. L’OMS (WHO Traditional Medicine Strategy 2019–2025) riconosce l’importanza di integrare le medicine tradizionali nei sistemi sanitari, garantendone sicurezza ed efficacia.

Africa

Africa Occidentale e Centrale

  • Artemisia annua (Qing Hao): reintrodotta anche in Africa attraverso programmi ONG; foglie consumate in infuso; controversa per dosaggio inconsistente; l’OMS sconsiglia l’uso di A. annua non estratta come alternativa alle ACT
  • Cryptolepis sanguinolenta (Ghana, Nigeria): alcaloide criptolepsina con provata attività antimalarica in vitro e in vivo; alcuni studi clinici fase II mostrano efficacia paragonabile alla clorochina per malaria non complicata
  • Neem (Azadirachta indica): foglie in decotto, largamente usate in Africa occidentale; attività antiparassitaria dimostrata in studi di laboratorio
  • Moringa oleifera: foglie e semi usati come antipiretico
  • Carica papaya (foglie): estratti usati per febbre malarica e trombocitopenia; studi preliminari su aumento delle piastrine
  • Riti di purificazione spirituale, uso di amuleti e intervento degli guaritori tradizionali (féticheurs, marabout): ancora diffusi come componente rituale-religiosa del trattamento

Africa Orientale

  • Warburgia ugandensis: corteccia usata in Uganda e Kenya come antipiretico/antimalarico
  • Vernonia amygdalina (“foglia amara”): largamente usata in Kenya, Tanzania, Uganda; estratti etanolici mostrano attività anti-Plasmodium in studi preclinici
  • Ocimum suave: infuso di foglie; uso tradizionale come antipiretico

Africa del Sud

  • Dicoma anomala: radice usata dagli Zulu e Sotho
  • Sutherlandia frutescens: pianta medicinale sudafricana multifunzionale

Asia

Sud-Est Asiatico

  • Artemisia annua: la fonte originale dell’artemisinina, usata nella medicina cinese tradizionale (MTC) da 2.000 anni come “Qing Hao”; la ricercatrice Tu Youyou isolò l’artemisinina da questa pianta nel 1972 (Premio Nobel 2015)
  • Andrographis paniculata (India, Tailandia): “re dei rimedi amari”; andrografolide con proprietà antiprotozoali documentate
  • Tinospora cordifolia (Guduchi, Giloy): Ayurveda; immunomodulatore, febbre malarica
  • Curcuma longa (curcumina): anti-infiammatoria, studi in vitro su P. falciparum

India — Medicina Ayurvedica

  • Formulazioni tradizionali: Sudarshan churna, Mahasudarshan ghanvati, Saptaparna (Alstonia scholaris)
  • Swertia chirata: amaro hepatoprotettivo, tradizionalmente usato per febbre malarica
  • Pratiche: digiuno, somministrazione di erbe amare, purificazione secondo i principi tridosha

Cina — Medicina Tradizionale Cinese (MTC)

  • Changshan (Dichroa febrifuga): febrifugina, alcaloide antiplasmoidale; usato per 2000 anni; ancora studiato per attività su P. falciparum resistente
  • Qing Hao (Artemisia annua): come sopra, fonte dell’artemisinina moderna
  • Agopuntura e cupping: usati come supporto sintomatologico

America Latina

  • Quina (Corteccia di China, Cinchona spp.): il contributo più importante della fitoterapia tradizionale alla farmacologia moderna; i Quechua peruviani usavano la corteccia essiccata contro la febbre; i gesuiti la portarono in Europa nel XVII secolo; la chinina fu isolata nel 1820 da Pelletier e Caventou
  • Artemisia absinthium e A. annua: utilizzate in diverse comunità amazzoniche come antimalarico empirico
  • Uncaria tomentosa (Uncaria, “Garra del gatto”): Amazzonia peruviana; immunomodulatore, studi preclinici su Plasmodium
  • Petiveria alliacea: Bolivia, Brasile; radici con attività antipiretica tradizionale
  • Bidens pilosa: Brasile; estratti mostrano attività antiprotozoale in modelli murini
  • Curanderos e Chamanes: figure centrali nella medicina tradizionale amazzonica; integrano cerimonie spirituali con uso di piante medicinali nel trattamento della febbre malarica

Oceania

Papua Nuova Guinea

  • Piper methysticum (Kava): uso cerimoniale e medicinale
  • Carica papaya e Morinda citrifolia (Noni): usi tradizionali antipiretico/antimalarici
  • Pratiche di guarigione tribali con piante locali non ancora completamente catalogate

Integrazione OMS e prospettive di ricerca

L’OMS ha avviato programmi di:

  1. Farmacopea delle piante medicinali africane: raccolta e standardizzazione dei rimedi tradizionali
  2. Programma AFRO-TM: ricerca sull’integrazione delle medicine tradizionali per la malaria
  3. Posizione OMS su Artemisia: sconsiglia l’uso di foglie non estratte per il rischio di dosi subterapeutiche e sviluppo di resistenza; supporta invece la ricerca su nuovi estratti standardizzati

Il caso paradigmatico: l’artemisinina — oggi farmaco standard — deriva direttamente dalla medicina tradizionale cinese. Questo modello di “bioprospecting” rimane un punto di riferimento per la ricerca futura.

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25 Aprile, Giornata Mondiale contro la Malaria: progressi, sfide e obiettivi globali

La Giornata Mondiale contro la Malaria, istituita nel 2007 dagli Stati membri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, si celebra ogni anno il 25 aprile. Questa ricorrenza rappresenta un momento fondamentale per richiamare l’attenzione globale su una delle malattie infettive più diffuse e ancora oggi tra le principali cause di morte nei Paesi a basso reddito.

Negli ultimi decenni, la lotta contro la malaria ha registrato progressi significativi. Dal 2000, grazie a strategie di prevenzione, diagnosi precoce e trattamento, la mortalità globale si è ridotta di circa il 60%, con oltre 6 milioni di vite salvate. Strumenti come le zanzariere trattate con insetticidi, i test diagnostici rapidi e i farmaci antimalarici hanno avuto un ruolo determinante in questo miglioramento.

Nonostante questi risultati incoraggianti, la malaria continua a rappresentare una minaccia globale. Ogni anno si stimano circa 214 milioni di nuovi casi e oltre 400.000 decessi, con un impatto particolarmente grave nell’Africa subsahariana e nel Sud-est asiatico. I bambini sotto i cinque anni e le donne in gravidanza restano i gruppi più vulnerabili: si stima che circa tre quarti delle morti per malaria riguardino proprio i più piccoli. Ancora oggi, questa malattia uccide un bambino ogni due minuti.

A livello globale, circa 3,2 miliardi di persone – quasi la metà della popolazione mondiale – vivono in aree a rischio, distribuite in circa 97 Paesi. In molte di queste regioni, milioni di individui non hanno accesso adeguato a servizi essenziali per la prevenzione e la cura, evidenziando profonde disuguaglianze sanitarie.

In Europa, e in particolare in Italia, la malaria è stata debellata: nel nostro Paese la trasmissione è stata interrotta nel 1970 e nel 2016 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha certificato l’eliminazione della malattia in tutta la regione europea. Tuttavia, il rischio resta per i viaggiatori diretti verso aree endemiche, rendendo fondamentale la prevenzione e l’informazione sanitaria.

La Giornata Mondiale contro la Malaria è anche un’occasione per ribadire gli obiettivi ambiziosi fissati dalla strategia globale dell’OMS per il periodo 2016-2030. Tra questi:

  • riduzione del 90% dei nuovi casi di malaria
  • riduzione del 90% della mortalità
  • eliminazione della malaria in almeno 35 Paesi
  • prevenzione della reintroduzione nei Paesi dove è stata eliminata

Questi traguardi riflettono una visione chiara: un mondo libero dalla malaria. Tuttavia, raggiungerli richiede un impegno costante e coordinato a livello internazionale, con investimenti sostenuti, rafforzamento dei sistemi sanitari e accesso equo agli strumenti di prevenzione e cura.

In conclusione, sebbene la malaria sia oggi prevenibile, diagnosticabile e trattabile, resta una delle grandi sfide della medicina tropicale. La sua eradicazione non è ancora realtà, ma i progressi dimostrano che, con strategie integrate e una forte cooperazione globale, l’obiettivo è raggiungibile.

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Encefalite da zecche: consigli per Scout e esploratori

Campo scout nelle Alpi italiane con tende e boschi — zona ad alto rischio zecche
Allarme Scout · Stagione 2026

Boschi bellissimi.
Zecche pericolose.

Per capi scout, genitori ed esploratori: l'encefalite da zecche (TBE) è una malattia grave e prevenibile. Chi frequenta la natura è tra i soggetti più esposti.

30% casi con esiti neurologici permanenti
vaccino: 3 dosi per una protezione completa
>27 paesi europei con TBE endemica

Scout, capi e famiglie:
siete tra i più a rischio

L'attività scout per sua natura porta ragazzi e adulti esattamente negli ambienti dove le zecche vivono e prosperano. Riconoscere il rischio è il primo passo per proteggersi.

🏕️

Campeggi e bivacchi

Dormire all'aperto in aree boschive o erbose aumenta significativamente il tempo di esposizione alle zecche, soprattutto nelle ore notturne.

🌲

Escursioni in boschi e foreste

Sentieri, sottobosco, erba alta: habitat ideale per le zecche. Le attività scout si svolgono spesso nelle zone a più alta densità di zecche infette.

🍄

Raccolta di legna, funghi, erbe

Attività tipicamente scout che richiedono contatto diretto con vegetazione bassa, tronchi caduti e fogliame — luoghi preferiti dalle zecche.

🚵

Cicloturismo e orienteering

Percorrere sentieri in mountain bike o durante gare di orienteering espone a contatto ripetuto con la vegetazione ai lati dei percorsi.

🗺️

Viaggi in aree endemiche

Campi estivi in Trentino, Friuli, Veneto o all'estero in Austria, Slovenia, Paesi Baltici — tutte zone ad alta endemia TBE.

👨‍👩‍👧

Capi scout e genitori

Anche gli adulti che accompagnano i ragazzi sono pienamente esposti. Il rischio non riguarda solo i giovani esploratori.

Zecca (Ixodes ricinus) ingrandita — vettore del virus TBE

La zecca che non si vede

L'encefalite da zecche (TBE — Tick-Borne Encephalitis) è causata da un virus trasmesso principalmente dalla zecca comune europea Ixodes ricinus. La puntura è indolore e spesso passa inosservata.

"Chi frequenta boschi, prati e campeggi è tra i soggetti più a rischio in assoluto nei confronti delle conseguenze delle punture di zecca." — Dr. Paolo Meo, Medico Tropicalista e Infettivologo

A differenza della malattia di Lyme — per cui esiste terapia antibiotica — l'encefalite da zecche non ha una cura specifica. L'unica protezione efficace è la prevenzione: il vaccino.

Le fasi della malattia

La TBE evolve spesso in due fasi distinte. Riconoscerle può fare la differenza.

7–14 giorni

Incubazione

Dopo la puntura della zecca, il virus si replica in silenzio. Nessun sintomo evidente. Questa finestra è il momento ideale in cui il vaccino — se somministrato preventivamente — ha già esercitato la sua protezione.

Fase 1 settimana

Prima fase influenzale (≈1 settimana)

Febbre, cefalea, dolori muscolari, astenia — sintomi simil-influenzali. Nel 70-80% dei casi la malattia si ferma qui e guarisce spontaneamente. Nel restante 20-30% si procede alla seconda fase.

Fase 2 grave

Seconda fase neurologica (potenzialmente grave)

Meningite, encefalite, mielite. Sintomi neurologici gravi: paralisi, disturbi del linguaggio, tremori, coma. Fino al 30% dei pazienti con coinvolgimento del SNC riporta danni neurologici permanenti. La mortalità arriva all'1–2%.

Dove si rischia: Italia, Europa e oltre

La distribuzione geografica del TBE è in costante espansione — le zone a rischio si allargano ogni anno verso nuove aree, comprese regioni storicamente considerate sicure.

🇮🇹 Italia: zone ad alto rischio

  • Friuli-Venezia Giulia — Area di endemia storica e ben documentata
  • Veneto — Alpi Bellunesi — Zone montane con alta densità di zecche infette
  • Trentino-Alto Adige — Frequente meta di campi scout estivi
  • Emilia-Romagna — Segnalazioni in aumento nelle zone appenniniche
  • Lazio — Casi sporadici documentati in aree boscose

🌍 Europa e Asia: zone endemiche

  • Austria — Una delle più alte incidenze in Europa; vaccinazione diffusa
  • Germania, Svizzera — Baviera e regioni alpine ad alta endemia
  • Slovenia, Croazia — Mete estive popolari per campi scout
  • Paesi Baltici, Polonia, Scandinavia — Endemia consolidata
  • Russia fino alla Siberia, Asia orientale — Sottotipo siberiano e dell'Estremo Oriente
⚠️ Attenzione: La lista delle zone a rischio si aggiorna ogni anno. Se il vostro campo scout si trova in una delle regioni citate — o in aree limitrofe — la vaccinazione è fortemente raccomandata per tutti i partecipanti, capi inclusi.
Somministrazione vaccino contro l'encefalite da zecche

Il vaccino TBE:
sicuro ed efficace

Il vaccino contro l'encefalite da zecche è disponibile, sicuro, ben tollerato e altamente efficace. È l'unica misura che protegge davvero dal rischio neurologico.

1

Prima dose — subito

Si può iniziare il ciclo vaccinale in qualunque momento dell'anno. Prima si inizia, prima si è protetti.

2

Seconda dose — dopo 1-3 mesi

Dopo la seconda dose si raggiunge un buon livello di protezione (≈90%). Ideale prima dell'estate o di un campeggio in zona endemica.

3

Terza dose — dopo 5-12 mesi

Completa il ciclo primario. La protezione supera il 95% e dura 3–5 anni. Poi basta un richiamo.

Richiami periodici

Un booster ogni 3–5 anni mantiene la protezione nel tempo. Esiste uno schema accelerato per chi deve partire in fretta.

Protezione in natura:
regole d'oro per gli scout

Il vaccino è la protezione principale, ma abbinarlo a comportamenti corretti riduce ulteriormente il rischio di puntura.

👕

Vesti lungo

Pantaloni lunghi infilati nei calzini, maniche lunghe. Le zecche si arrampicano dal basso verso l'alto.

🧴

Repellente DEET

Applica repellente a base di DEET (20–30%) su pelle esposta e sulla parte esterna dei vestiti.

🔍

Ispezione al rientro

Controlla accuratamente il corpo a fine giornata: ascelle, inguine, dietro le orecchie, cuoio capelluto.

🦟

Rimozione corretta

Usa pinzette a punta fine, afferra la zecca vicino alla pelle, estrai con trazione verticale regolare. Non torcere.

📍

Sentieri aperti

Cammina al centro del sentiero. Evita di sfiorare erba alta, felci e arbusti ai bordi del percorso.

🏥

Monitora dopo la puntura

Se dopo 7–14 giorni da una puntura compare febbre, malessere o eritema, consulta subito un medico.

Un esperto al tuo fianco

Dr. Paolo Meo

Medico Tropicalista · Infettivologo · Direttore Clinica del Viaggiatore

Specialista in malattie infettive e medicina tropicale, il Dr. Meo dirige la Clinica del Viaggiatore (Cesmet Artemisia) a Roma. Con anni di esperienza in medicina del viaggio, segue l'epidemiologia delle malattie trasmesse da vettori in Italia, Europa e nelle aree tropicali. Offre consulenze per vaccinazioni, profilassi e protezione specifica per attività all'aperto, campi scout e spedizioni internazionali.

Non aspettare la prossima estate.
Vaccinati adesso.

Contatta la Clinica del Viaggiatore per prenotare la tua vaccinazione TBE. Proteggi te, i tuoi ragazzi e la tua squadra.

Cesmet Artemisia · Roma

Questa pagina è a scopo informativo e non sostituisce il consulto medico professionale. Per informazioni sulla vaccinazione TBE contatta direttamente la clinica.

clinicadelviaggiatore.com  ·  [email protected]

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