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DENGUE E WEST NILE VIRUS Bollettino Arbovirosi 11 settembre 2026

CESMET – CLINICA DEL VIAGGIATORE

direttore e redattore dr. Paolo Meo — medico tropicalista infettivologo

Via Piave 76, Roma · clinicadelviaggiatore.com

BOLLETTINO ARBOVIROSI · AGGIORNAMENTO DELL’11 SETTEMBRE 2026

Dengue e West Nile in Italia: la stagione entra nella fase più delicata

Dati ISS dal 1° gennaio all’8-9 settembre 2026, confrontati con ECDC e con le stagioni precedenti. Un focolaio di dengue di 20 casi in provincia di Livorno, il West Nile che raggiunge e supera il 2025 e 41 decessi: che cosa dicono davvero i numeri e che cosa fare.

DENGUE · casi confermati
265
+38 in una settimana
DENGUE · autoctoni
24
2 focolai: Livorno e Lecce
WEST NILE · casi confermati
594
+73 in una settimana
WEST NILE · decessi
41
letalità WNND 13,3%

Nota di trasparenza Meo–Claude

Le ricerche e il confronto fra le fonti sono stati effettuati con l’ausilio di Claude AI (Anthropic); impaginazione e veste grafica sono state studiate insieme fra Claude e il dr. Meo. I dati sono stati poi valutati e verificati sulle fonti primarie (ISS, ECDC) e il testo rivisto dal dr. Paolo Meo, che ne porta l’intera responsabilità. Lo strumento cerca, ordina e dà forma alla pagina; il medico decide e firma.

In sintesi

  • Dengue: 265 casi confermati (erano 227 una settimana fa), 241 importati e 24 autoctoni, nessun decesso. Oltre metà dei casi importati viene dalle Maldive (56%).
  • Due focolai autoctoni attivi: 20 casi in un Comune della provincia di Livorno e 4 casi in alcuni Comuni della provincia di Lecce, tutti sintomatici.
  • Il salto è recente: al 2 settembre l’ECDC registrava per l’Italia appena 3 casi autoctoni in 2 cluster. La storia 2023-2024 insegna che il grosso della dengue autoctona arriva dopo metà settembre.
  • West Nile: 594 casi confermati, 306 neuroinvasivi, 81 donatori di sangue positivi, 41 decessi. La stagione, partita in ritardo, ha ormai raggiunto e superato il 2025 (582 casi e 39 decessi nello stesso periodo).
  • Il virus circola in 79 Province di 19 Regioni: mancano all’appello solo Basilicata e Alto Adige. Lombardia, Veneto, Lazio e Piemonte guidano la classifica.
  • Due zanzare, due orari: la dengue viaggia con la zanzara tigre, che punge di giorno; il West Nile con la zanzara comune (Culex), che punge dal tramonto e di notte. La protezione va quindi estesa all’intera giornata.

Parte I — Dengue

1. I numeri della settimana

Il sistema nazionale di sorveglianza coordinato dall’ISS registra, dal 1° gennaio all’8 settembre 2026, 265 casi confermati di dengue, 38 in più rispetto ai 227 del bollettino precedente [1][2]. Di questi, 24 sono autoctoni, cioè contratti in Italia senza viaggi all’estero; tutti gli altri sono associati a viaggi. Il 56% dei casi importati indica come luogo di esposizione le Maldive. Non si registrano decessi [1].

Indicatore Al 1° settembre All’8 settembre Commento
Casi confermati totali 227 265 +38 (+17%) in 7 giorni
di cui importati 241 Maldive 56% (circa 135 casi)
di cui autoctoni 24 2 focolai distinti
Decessi 0 0

Tabella 1. Dengue in Italia, 2026. Fonte: ISS, sorveglianza nazionale arbovirosi [1][2]. Il dettaglio importati/autoctoni al 1° settembre non è riportato nelle fonti consultate.

2. I due focolai autoctoni

Focolaio Casi confermati Caratteristiche Stato
Provincia di Livorno (Toscana) — un Comune 20 Tutti sintomatici Indagini epidemiologiche e lotta al vettore in corso
Provincia di Lecce (Puglia) — più Comuni 4 Tutti sintomatici Indagini epidemiologiche e lotta al vettore in corso

Tabella 2. Episodi di trasmissione locale identificati al 8/9/2026. Fonte: ISS [1].

Il focolaio salentino è quello che il nostro Centro segue dalla fine di agosto (casi dei Comuni del basso Salento, compreso il paziente diagnosticato in Liguria ma infettatosi in Puglia). La vera novità della settimana è Livorno: un solo Comune, 20 casi confermati, tutti con sintomi. L’ISS non ha ancora comunicato il sierotipo né il nome del Comune.

3. Il confronto con le stagioni precedenti

Stagione Casi totali a metà settembre Autoctoni a metà settembre Autoctoni a fine stagione
2023 165 (11 set) 19 82 (Lodi, Roma, Latina)
2024 450 (17 set) 25 213 al 5 novembre (Fano 144)
2025 4
2026 265 (8 set) 24 ?

Tabella 3. Fonti: ISS/Quotidiano Sanità 2023 [5]; ISS 2024 [6][7]; ECDC 2025 e serie storica [8][9].

dengue stagione

Figura 1. Nel 2023 e nel 2024 i casi autoctoni presenti a metà settembre erano una piccola frazione del totale di fine stagione.

4. Lo sguardo europeo

Al 2 settembre l’ECDC contava in Europa 8 casi autoctoni di dengue: 5 in Francia, dove nell’ultima settimana non erano emersi nuovi casi, e 3 in Italia, distribuiti in 2 cluster [3]. Sei giorni dopo il dato italiano dell’ISS è di 24. Il divario riflette in parte il tempo di notifica verso Stoccolma, ma soprattutto la rapida emersione del cluster livornese. Per chiudere un focolaio l’ECDC attende 45 giorni dall’ultimo esordio di sintomi: il tempo necessario perché una zanzara infettata possa ancora trasmettere e perché eventuali nuovi casi si manifestino [4].

5. Lettura della situazione

Il virus arriva in valigia, riparte dal quartiere. Il meccanismo è quello già descritto: un viaggiatore rientra con il virus in circolo, la zanzara tigre lo punge, dopo una o due settimane la stessa zanzara trasmette ai vicini. Lo studio ISS pubblicato su Eurosurveillance a luglio sul grande focolaio 2024 ha confermato che la trasmissione avviene per lo più entro poche centinaia di metri [10]: è per questo che le disinfestazioni si fanno per raggi di quartiere e non per città intere.

Venti casi sintomatici non sono venti infezioni. Nella dengue la maggior parte delle infezioni decorre senza sintomi o con sintomi lievi che non portano al test. Venti casi confermati e tutti sintomatici indicano che la circolazione reale nel Comune livornese è con ogni probabilità più ampia, e che le prossime settimane porteranno altri casi, anche con esordio già avvenuto ma non ancora notificato.

Settembre è il mese peggiore, non l’ultimo. Nel 2024 i casi autoctoni passarono da 25 a metà settembre a 213 all’inizio di novembre: quasi nove su dieci arrivarono dopo la data a cui ci troviamo oggi [6][7]. Con un autunno mite la zanzara tigre resta attiva fino a ottobre inoltrato. Il dato di 24 va letto come un punto di partenza, non come un bilancio.

Il turismo di fine estate esporta il rischio. Un focolaio in una provincia costiera a settembre coinvolge anche persone che poi rientrano altrove. È già successo: nel 2024 due persone che avevano soggiornato a Fano durante il focolaio si ammalarono al rientro in Toscana e un loro familiare contrasse la dengue a Sesto Fiorentino, diventando il primo caso autoctono toscano [11]. Chi ha soggiornato nelle aree dei focolai e sviluppa febbre nelle due settimane successive deve dirlo al medico.

Maldive: la quota scende, i numeri no. La percentuale di casi importati dalle Maldive, oltre l’80% a inizio stagione secondo i dati raccolti nel capitolo di apertura della nostra collana sulla dengue, è oggi al 56%: non perché le Maldive siano meno rischiose, ma perché con l’estate si sono aggiunti i rientri da Sud-Est asiatico, Americhe e Oceano Indiano. In valore assoluto le Maldive restano la prima destinazione a rischio per i viaggiatori italiani.

Parte II — West Nile

1. I numeri della settimana

Il report ISS n. 7 del 10 settembre, con dati al 9 settembre, registra 594 casi confermati di infezione da West Nile virus nell’uomo, contro i 521 del report precedente [12]. Le forme neuroinvasive sono 306 (5 importate: Maldive, Francia, Belgio, Grecia e Paesi Bassi), i donatori di sangue asintomatici risultati positivi 81, i casi di febbre 202 (uno importato dal Burkina Faso). I decessi notificati sono 41 (uno in un caso importato). La letalità calcolata sulle forme neuroinvasive autoctone è del 13,3%, contro il 15,0% dello stesso periodo del 2025 [12][2].

Classificazione Casi di cui importati Note
Forma neuroinvasiva (WNND) 306 5 Meningite, encefalite, paralisi flaccida
Febbre da West Nile 202 1 Burkina Faso
Donatori di sangue asintomatici 81 Individuati dallo screening trasfusionale
Altri sintomi / asintomatici 4 + 1
Totale 594 6 588 autoctoni
Decessi 41 1 Letalità WNND autoctona 13,3%

Tabella 4. West Nile in Italia al 9/9/2026. Fonte: ISS, report n. 7 [12].

2. Come è cresciuta la stagione

Report ISS (dati al) Casi confermati Decessi Province / Regioni con circolazione
28 luglio 84 2 47 / 12
5 agosto 141 6 50 / 16
12 agosto 226 7 55 / 16
19 agosto 312 13 60 / 16
26 agosto 66 / 17
2 settembre 521 75 / 19
9 settembre 594 41 79 / 19

Tabella 5. Fonti: ISS, report 2026 n. 1-7 [12][13][14]; Open per il dato al 12 agosto [15]. Il trattino indica un valore non ricavato dalle fonti consultate.

wnv andamento

Figura 2. Casi (barre) e decessi (linea) cumulativi per report ISS.

3. Dove circola il virus

I 588 casi autoctoni si distribuiscono in 17 tra Regioni e Province autonome. Il bacino padano resta il cuore dell’epidemia: Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia-Romagna sommano 389 casi, due su tre. Il secondo polo è l’asse Lazio-Campania (121 casi), con Roma, Latina, Caserta e Napoli. Spicca il cluster sardo di Oristano con 25 casi. Le province con più casi sono Padova (50), Milano (48), Roma (46), Latina (34), Torino (30), Oristano (25), Caserta e Cremona (21 ciascuna) [12].

wnv regioni

Figura 3. Casi autoctoni di West Nile per Regione di esposizione. Fonte: ISS, report n. 7 [12].

Considerando anche la sorveglianza su zanzare e animali, le Province con circolazione dimostrata sono 79 in 19 Regioni, compresa per la prima volta la Valle d’Aosta: restano fuori soltanto la Basilicata e la Provincia autonoma di Bolzano [12].

4. Lo sguardo europeo

Il report settimanale ECDC con dati al 3 settembre conta in Europa 1.086 casi autoctoni in 15 Paesi e 144 aree colpite. L’Italia ne concentra 516, quasi la metà, seguita da Grecia (284), Spagna (88), Romania (56), Macedonia del Nord (55) e Francia (36); casi sono segnalati anche nei Paesi Bassi (9), in Croazia, Cipro, Austria, Ungheria e Germania [16]. Il dato ECDC coincide in sostanza con quello ISS della stessa settimana, a conferma della solidità dei numeri. Da notare che quattro dei cinque casi neuroinvasivi importati in Italia provengono da Paesi europei, tre dei quali (Francia, Belgio, Paesi Bassi) fino a pochi anni fa erano considerati estranei al West Nile.

5. Lettura della situazione

La partenza lenta era un’illusione ottica. A metà agosto il 2026 sembrava una stagione più mite del 2025: meno casi e una letalità del 7,7% contro il 13,9% [13]. Oggi i casi sono 594 contro 582 e i decessi 41 contro 39 [2]. La letalità è salita al 13,3% non perché il virus sia diventato più aggressivo, ma perché i decessi arrivano e vengono notificati con giorni o settimane di ritardo rispetto alla diagnosi. In tre settimane i decessi sono passati da 13 a 41: la letalità di inizio stagione va sempre letta con cautela.

La crescita settimanale rallenta, ma la stagione non è finita. Gli incrementi sono stati di circa 85 casi a settimana a metà agosto, di oltre 100 a settimana tra il 19 agosto e il 2 settembre, di 73 nell’ultima settimana. Il segnale di rallentamento va preso con prudenza: l’ISS avverte che i casi delle ultime quattro settimane non sono consolidati [12], e la zanzara Culex resta attiva per tutto settembre.

Ogni caso neuroinvasivo è la punta di un iceberg. Circa l’80% delle infezioni da West Nile non dà sintomi, circa il 20% dà febbre e meno dell’1% evolve nella forma neuroinvasiva. Oltre 300 forme neuroinvasive autoctone significano, con il rapporto classico di una ogni 150 infezioni circa, una circolazione nell’ordine delle decine di migliaia di infezioni in gran parte inapparenti. Gli 81 donatori positivi ne sono la prova indiretta e mostrano il valore dello screening trasfusionale.

Chi rischia davvero. Le forme gravi colpiscono soprattutto le persone oltre i 65 anni, gli immunodepressi, i trapiantati e chi ha patologie croniche. Per il West Nile non esiste un vaccino umano: la prevenzione è interamente affidata alla protezione dalle punture, con la particolarità che la zanzara comune punge al tramonto e di notte, spesso dentro casa.

Parte III — Le altre arbovirosi in breve

Virus Casi 2026 Autoctoni Note
Chikungunya 25 1 42% dei casi importati dalle Seychelles; nessun decesso
Zika 3 0 Tutti importati; nessun decesso
Usutu 12 12 7 Lombardia, 1 ciascuno Emilia-Romagna, Marche, Lazio, Piemonte, Veneto

Tabella 6. Fonte: ISS, dati all’8-9 settembre 2026 [1][12].

Dengue e West Nile a confronto

Dengue West Nile
Vettore Zanzara tigre (Aedes albopictus) Zanzara comune (Culex pipiens)
Quando punge Di giorno, soprattutto mattino e tardo pomeriggio Dal tramonto e di notte, anche in casa
Serbatoio L’uomo viremico Gli uccelli; uomo e cavallo sono ospiti a fondo cieco
Come arriva in Italia Con il viaggiatore di rientro dai tropici Circola stabilmente ogni estate negli uccelli
Decorso tipico Febbre alta, dolori ossei e muscolari, esantema 80% asintomatica, 20% febbre, <1% neuroinvasiva
Chi rischia forme gravi Seconda infezione da sierotipo diverso, fragili Over 65, immunodepressi, trapiantati
Vaccino umano Sì (Qdenga) No
Contromisura chiave Repellente di giorno, eliminare ristagni domestici, isolare dalle punture il febbrile Repellente e zanzariere dalla sera, eliminare ristagni
Sorveglianza Ogni caso attiva la disinfestazione nel raggio del domicilio Integrata uomo-animali-zanzare, screening dei donatori

Tabella 7. Le due arbovirosi a confronto: stesso genere virale, ecologia opposta.

Che cosa fare, a chi

Destinatario Indicazione pratica
Chi vive o ha soggiornato nelle province di Livorno e Lecce Febbre nelle 2 settimane successive: segnalarlo al medico e chiedere il test per dengue (NS1/PCR nei primi giorni)
Chi rientra da Maldive e tropici Febbre al rientro: test subito, e protezione dalle punture anche a casa per non infettare la zanzara del quartiere
Chi parte per aree endemiche di dengue Valutare Qdenga anche per viaggi brevi; protezione dalle punture diurne
Anziani e fragili nelle aree con West Nile Repellente e abiti coprenti dal tramonto, zanzariere, niente acqua stagnante in giardino e sui balconi
Medici di famiglia e Pronto Soccorso Febbre con cefalea, confusione o debolezza muscolare in un over 65: pensare al West Nile. Febbre e dolori senza viaggi ma in area di focolaio: pensare alla dengue
Tutti, fino a esclusione della dengue Paracetamolo sì; aspirina e FANS no

Tabella 8. Indicazioni operative CESMET – Clinica del Viaggiatore.

Commento del dr. Paolo Meo

Se dovessi riassumere questo bollettino in una riga direi: due virus, due zanzare, due orari. La dengue ci arriva con chi torna dai tropici e la zanzara tigre la ridistribuisce di giorno nel raggio di un isolato; il West Nile è ormai di casa, vive negli uccelli e ce lo porta la zanzara comune, di sera e di notte. Proteggersi solo in uno dei due momenti significa lasciare scoperto l’altro.

Il focolaio di Livorno non mi sorprende e non deve spaventare, ma deve farci lavorare. Settembre è il mese in cui la dengue autoctona dà il meglio di sé: negli anni scorsi la gran parte dei casi è arrivata dopo questa data. Chi rientra con la febbre da un Paese tropicale deve fare il test subito e, nel frattempo, evitare di farsi pungere: è il gesto più semplice e più sottovalutato per non consegnare il virus alla zanzara del proprio quartiere. Fino a quando la dengue non è esclusa, paracetamolo e mai aspirina o antinfiammatori.

Per la dengue abbiamo un’arma che per il West Nile non esiste: il vaccino. Nella nostra esperienza su migliaia di persone vaccinate, soprattutto lavoratori che viaggiano spesso in America Latina, non abbiamo osservato casi fra i vaccinati, e il vaccino si è dimostrato efficace e sicuro. Lo raccomando anche per i viaggi brevi alle Maldive, come oggi prevedono le indicazioni aggiornate della SIMVIM.

Per il West Nile la difesa resta tutta nelle nostre mani: repellente sulla pelle scoperta dal tramonto, zanzariere, niente sottovasi pieni d’acqua. Gli oli naturali come il neem (NOZETA) possono affiancare il repellente di sintesi, ma integrare non significa sostituire. E a chi ha un genitore anziano dico: una febbre con confusione o debolezza alle gambe, in questa stagione, merita un Pronto Soccorso, non un’attesa.

Fonti

Parte I — Dengue

[1] ISS – EpiCentro, Sistema nazionale di sorveglianza delle arbovirosi: situazione epidemiologica all’8 settembre 2026 (aggiornamento del 10/9/2026).

[2] Quotidiano Sanità, «Arbovirosi. Iss: 265 casi confermati di Dengue (+38 dalla scorsa settimana), 594 di West Nile (+73)», 10/9/2026.

[3] Quotidiano Sanità, «Dengue. Ecdc: 8 casi autoctoni in Europa nel 2026. Segnalazioni in Francia e Italia», 8/9/2026 (dati ECDC al 2/9/2026).

[4] ECDC, Seasonal surveillance of dengue in the EU/EEA, weekly report 2026 – definizione di cluster chiuso (45 giorni).

[5] Quotidiano Sanità, «Dengue: Iss, 19 casi autoctoni, 165 in totale da inizio anno», settembre 2023 (dati all’11/9/2023).

[6] ISS, sorveglianza arbovirosi, dati al 17/9/2024 (450 casi, 25 autoctoni), riportati da Outbreak News Today, settembre 2024.

[7] Quotidiano Sanità / Il Resto del Carlino, bollettino ISS al 5/11/2024: 678 casi, 213 autoctoni; focolaio di Fano 144 casi, novembre 2024.

[8] ECDC, Seasonal surveillance of dengue in the EU/EEA 2025, dati al 19/11/2025 (Italia 4 casi autoctoni, Francia 29).

[9] ECDC, Historical data on local transmission of dengue in the EU/EEA (Italia 2023: 82 casi autoctoni).

[10] ISS – EpiCentro, «Focolai dengue in Italia: un articolo su Eurosurveillance», 15/7/2026.

[11] Quotidiano Sanità, «Dengue. In Toscana 2 casi provenienti da Fano e uno autoctono a Sesto Fiorentino», ottobre 2024.

Parte II — West Nile

[12] ISS – Dipartimento Malattie Infettive, Report della sorveglianza dei casi umani di West Nile e Usutu virus in Italia, stagione 2026, n. 7 del 10/9/2026 (dati al 9/9/2026).

[13] ISS – EpiCentro, West Nile: ultimi aggiornamenti 2026 (report n. 1 del 28/7, n. 2 del 6/8, n. 4 del 20/8/2026).

[14] ISS, Report WNV/USUV 2026 n. 3 del 13/8 e n. 5 del 27/8/2026 (province e regioni con circolazione).

[15] Open, «West Nile, i casi aumentano del 60% in una settimana: 226 contagi e 7 morti in Italia», 19/8/2026.

[16] ECDC, Surveillance of West Nile virus infections in humans in Europe, weekly report, week 36/2026 (pubblicato 4/9/2026, dati al 3/9/2026).

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Sprue tropicale

Polo Viaggi CESMET — Artemisia

Dipartimento di Medicina Tropicale e Malattie Infettive · clinicadelviaggiatore.com

Scheda malattia

Sprue Tropicale

Malassorbimento post-infettivo dei tropici — la “malattia dimenticata” del viaggiatore e dell’espatriato

Edizione 1.0 — settembre 2026 · direttore e redattore dr. Paolo Meo — medico tropicalista infettivologo

In sintesi

La sprue tropicale è una sindrome da malassorbimento cronico dell’intestino tenue, di verosimile origine infettiva, che colpisce chi vive o soggiorna a lungo in alcune aree tropicali. Si manifesta con diarrea cronica, steatorrea, calo ponderale e anemia megaloblastica da carenza di folati e vitamina B12.

Non ha un test diagnostico specifico: la diagnosi nasce
– dalla storia di viaggio,
– dall’esclusione sistematica delle altre cause di malassorbimento
– e dalla risposta alla terapia.
Risponde in modo spesso spettacolare all’associazione di tetraciclina (o doxiciclina) e acido folico.

È in netta riduzione nel mondo, ed è proprio questo il problema: essendo diventata rara, oggi viene sospettata tardi, o non viene sospettata affatto, nel viaggiatore che torna con una diarrea che non finisce.

Nota metodologica e di trasparenza

Le ricerche bibliografiche e la raccolta dei dati di questo documento sono state effettuate con il supporto di Claude AI. L’impaginazione e la veste grafica sono state studiate insieme fra Claude e il dr. Paolo Meo. I dati sono stati successivamente valutati e verificati sulle fonti primarie, e le bozze riscritte, dal dr. Paolo Meo, che ne porta l’intera responsabilità scientifica e redazionale.

Lo strumento cerca, ordina e dà forma alla pagina: il medico decide e firma.

1. Che cos’è la sprue tropicale

Il parere del Dr. Paolo Meo — Polo Viaggi CESMET

Nei miei anni di lavoro in Africa e nel Sud-est asiatico ho imparato che le diarree che contano davvero non sono quelle che arrivano con la febbre e passano in tre giorni:
sono quelle che restano.
Il paziente non muore, ma si consuma.
Dimagrisce, si spegne, diventa pallido,
perde la voglia di mangiare,
e intanto passano i mesi.

La sprue tropicale appartiene a questa categoria di malattie lente, e chi fa medicina dei viaggi deve tenerla nell’elenco mentale delle diagnosi possibili anche quando i libri la danno per rara.

Al Polo Viaggi la incontriamo raramente in forma conclamata, ma la sospettiamo più spesso di quanto la confermiamo:

e va bene così, perché il danno vero non è pensarci e poi escluderla, è non pensarci affatto.

La sprue tropicale è una sindrome da malassorbimento acquisita, che interessa in modo diffuso l’intestino tenue e che compare in soggetti che risiedono o hanno soggiornato a lungo in determinate aree tropicali, in assenza di un’altra causa identificabile di malassorbimento.

È definita, in altre parole, per sottrazione: quando in un paziente con storia tropicale si documenta un malassorbimento con atrofia dei villi e si sono escluse celiachia, parassitosi, malattie infiammatorie croniche intestinali e le altre enteropatie note, resta la sprue tropicale.

Il termine sprue deriva dall’olandese sprouw, che indicava le lesioni aftose del cavo orale, uno dei segni che accompagnava i malati.

In letteratura la malattia compare anche come malassorbimento tropicale post-infettivo — una denominazione più moderna e per molti versi più corretta, perché descrive il meccanismo anziché il sintomo.

L’aggettivo “tropicale” serve a distinguerla dalla sprue celiaca (nontropical sprue nella letteratura anglosassone), cioè dalla malattia celiaca, con la quale condivide una parte importante del quadro istologico ma non l’eziologia né la terapia.

Gli elementi che definiscono la malattia

  • Diarrea cronica o subacuta, spesso preceduta da un episodio di enterite acuta.
  • Malassorbimento documentabile, con steatorrea e calo ponderale.
  • Carenza di folati e/o vitamina B12, con anemia megaloblastica.
  • Atrofia villare parziale della mucosa del tenue, estesa anche all’ileo.
  • Storia di residenza o soggiorno prolungato in area endemica.
  • Risposta alla terapia antibiotica associata alla supplementazione vitaminica.

Il punto che conta

La sprue tropicale non ha un marcatore sierologico, un test genetico o un esame strumentale che la certifichi. È una diagnosi clinica, costruita su tre gambe:
– la storia geografica,

– l’esclusione delle alternative,

– la risposta al trattamento.

Chi cerca “il test della sprue” non lo troverà.

Fonti del capitolo
1. Ortiz-Prado E, Vasconez-Gonzalez J, Villavicencio-Gomezjurado M, et al. Tropical sprue: a narrative review of a neglected malabsorption syndrome. Gut Pathogens 2026;18:15. doi:10.1186/s13099-026-00803-x (pubblicato 8 febbraio 2026).
2. Goosenberg E, Aloysius MM, Afzal M. Tropical Sprue. StatPearls, aggiornamento 14 settembre 2025.
3. Malik Z. Tropical Sprue. MSD Manual — Professional Edition, revisione completa marzo 2025.
4. Walker MM. What is tropical sprue? J Gastroenterol Hepatol 2003;18:887-890.

2. Cenni storici

La prima descrizione riconoscibile della malattia risale al 1759, quando William Hillary riferì alle Barbados di una comunità colpita da diarrea cronica con deperimento progressivo. Poco più di un secolo dopo, nel 1880, Patrick Manson — uno dei padri della medicina tropicale — introdusse il termine sprue per indicare le diarree persistenti che osservava nei Paesi asiatici.

Il Novecento è il secolo in cui la sprue tropicale entra nella grande medicina militare e coloniale. Durante la Seconda guerra mondiale si registrarono vere epidemie fra le truppe britanniche in India e fra i prigionieri di guerra italiani internati nel Paese, ed è in quel contesto che venne documentato per la prima volta il beneficio del trattamento antibiotico: si usarono i sulfamidici, poi progressivamente sostituiti dalle tetracicline, che restano ancora oggi il cardine della terapia. Negli anni Sessanta lo studio dei volontari dei Peace Corps americani in Pakistan da parte di Lindenbaum e Kent fornì una delle descrizioni più solide del malassorbimento e della digiunite acquisiti dall’occidentale trapiantato nei tropici.

Fra gli anni Sessanta e Ottanta, i lavori di Klipstein, di Mathan e della scuola di Vellore in India, e successivamente di Tomkins a Londra, definirono il quadro moderno: colonizzazione del tenue da parte di batteri coliformi, enterotossigenicità di alcuni ceppi, alterazioni funzionali della mucosa. In tempi recenti la scuola di Ghoshal, in India, ha ripreso il tema collegando la sprue tropicale alla contaminazione batterica del tenue e al prolungamento reversibile del tempo di transito oro-ciecale.

Anno Tappa Significato
1759 William Hillary descrive alle Barbados una diarrea cronica con deperimento Prima descrizione clinica riconoscibile
1880 Patrick Manson introduce il termine “sprue” per le diarree persistenti in Asia Nasce l’entità nosologica
1940-45 Epidemie fra le truppe britanniche in India e i prigionieri di guerra italiani; uso dei sulfamidici Prima dimostrazione del beneficio antibiotico
1966 Lindenbaum e Kent studiano i volontari dei Peace Corps in Pakistan Il malassorbimento dell’espatriato entra in letteratura
1972-78 Bhat, Mathan, Klipstein: flora batterica del tenue ed enterotossine Consolidamento dell’ipotesi infettiva
2003-2014 Ghoshal e coll.: contaminazione batterica e transito oro-ciecale prolungato Lettura moderna della patogenesi
2026 Revisione narrativa su Gut Pathogens Richiamo su una malattia trascurata

Fonti del capitolo
1. Ortiz-Prado E, et al. Gut Pathogens 2026;18:15 (sezione introduttiva e storica).
2. Lindenbaum J, Kent TH. Malabsorption and jejunitis in American Peace Corps volunteers in Pakistan. Ann Intern Med 1966;65:1201-1209.
3. Bhat P, Shantakumari S, Rajan D, Mathan VI, et al. Bacterial flora of the gastrointestinal tract in Southern Indian control subjects and patients with tropical sprue. Gastroenterology 1972;62:11-21.
4. Klipstein FA, Engert RF, Short HB. Enterotoxigenicity of colonising coliform bacteria in tropical sprue and blind-loop syndrome. Lancet 1978;2:342-344.
5. Stefanini M. Clinical features and pathogenesis of tropical sprue; observations on a series of cases among Italian prisoners of war in India. Medicine (Baltimore) 1948;27:379-427.
6. Westergaard H. Tropical sprue. Curr Treat Options Gastroenterol 2004;7 (nota storica sui sulfamidici nelle truppe in India).

3. Eziologia: che cosa la provoca

Il parere del Dr. Paolo Meo — Polo Viaggi CESMET

Dopo oltre due secoli non abbiamo ancora un nome e cognome per l’agente causale, e questo dà fastidio a chi, come me, è abituato a ragionare per agente eziologico.

Ma la sprue tropicale ci insegna qualcosa di importante: non tutte le malattie infettive hanno un microrganismo unico.
Alcune nascono da un’alterazione dell’ecosistema intestinale, e l’ecosistema non si isola in una piastra.
Nel viaggiatore che passa mesi in condizioni igieniche precarie, ripetutamente esposto a enteropatogeni, quello che si rompe non è un organo: è un equilibrio.

L’agente causale specifico della sprue tropicale non è mai stato identificato. L’ipotesi infettiva resta però ampiamente prevalente, e si fonda su un insieme di argomenti clinici ed epidemiologici convergenti.

Gli argomenti a favore dell’origine infettiva

  • L’esordio segue tipicamente un episodio di enterite acuta.
  • La malattia si presenta in forma sia endemica sia epidemica, con andamento stagionale in alcune aree.
  • La risposta al trattamento antibiotico è netta e riproducibile.
  • L’incidenza è maggiore nelle aree rurali con condizioni igienico-sanitarie carenti.
  • I viaggiatori provenienti da Paesi industrializzati che soggiornano in area endemica sono particolarmente vulnerabili.
  • Nei pazienti si documenta colonizzazione e sovracrescita batterica del tenue prossimale.

I microrganismi chiamati in causa

Gli studi condotti fra gli anni Sessanta e Ottanta hanno isolato dal tenue dei pazienti soprattutto bacilli Gram-negativi.
Nei viaggiatori che hanno acquisito la malattia sono stati isolati con particolare frequenza
– Alcaligenes (Alcaligenes faecalis),
– Enterobacter aerogenes —
– oggi Klebsiella aerogenes —
– e Hafnia spp.
Altri isolati comprendono
– Escherichia coli,
– Klebsiella spp.
– ed Enterobacter cloacae.

In alcuni pazienti, in particolare fra i nativi di India, Haiti e Portorico, sono stati identificati ceppi coliformi fortemente enterotossigeni.

Sono stati chiamati in causa anche protozoi e miceti —
– Cryptosporidium parvum,
– Cystoisospora (Isospora) belli,
– Blastocystis hominis,
– Cyclospora cayetanensis

sono stati identificati in campioni fecali e in biopsie del tenue — e si è discussa l’ipotesi di un ruolo             – dell’anchilostomiasi
– e della strongiloidiasi.

In campioni fecali di pazienti indiani sono state osservate particelle virus-simili riferibili a orthomyxovirus e coronavirus, un dato che negli ultimi anni è tornato di attualità per l’analogia con le sindromi gastrointestinali post-infettive prolungate osservate dopo COVID-19.

Le ipotesi non infettive e i cofattori

Accanto alla componente microbica sono stati descritti fattori che contribuiscono al mantenimento del danno:
– una disregolazione neuro-ormonale intestinale,
– una risposta immunitaria dell’ospite alterata con infiammazione protratta,
– il deficit di disaccaridasi della mucosa
– e la deconiugazione degli acidi biliari.

A questi si aggiunge il cosiddetto freno ileale (ileal brake), che rallenta il transito oro-ciecale e favorisce la sovracrescita batterica, e la riduzione delle difese intestinali — ipocloridria gastrica, in alcuni casi ipogammaglobulinemia — che facilita la colonizzazione.

Sintesi eziologica

Non un patogeno unico, ma un circolo vizioso:
– infezione enterica acuta —
– colonizzazione persistente del tenue da coliformi —
– danno mucosale
– e rallentamento del transito —
– ulteriore sovracrescita batterica —
– malassorbimento e carenze —
– riduzione delle difese mucosali.

L’antibiotico funziona perché interrompe l’anello centrale della catena.

Fonti del capitolo
1. Ortiz-Prado E, et al. Gut Pathogens 2026;18:15 (sezione “Etiology”).
2. Wanke CA. Tropical Sprue. In: Mandell, Douglas and Bennett’s Principles and Practice of Infectious Diseases, 2015:1297-1301.
3. Ghoshal UC, Srivastava D, Verma A, Ghoshal U. Tropical sprue in 2014: the new face of an old disease. Curr Gastroenterol Rep 2014;16:391.
4. Tomkins AM, Drasar BS, James WP. Bacterial colonisation of jejunal mucosa in acute tropical sprue. Lancet 1975;1:59-62.
5. Ramakrishna BS. Tropical sprue: a forgotten entity. Curr Opin Gastroenterol (revisione 2026) — riapertura dell’ipotesi coronavirus dopo la pandemia COVID-19.

4. Distribuzione geografica

La geografia della sprue tropicale è una delle sue caratteristiche più curiose e meno spiegate.
La malattia si osserva prevalentemente fra i 30° di latitudine nord e i 30° di latitudine sud, ma non in tutti i Paesi compresi in questa fascia: aree contigue, con clima e condizioni sanitarie simili, possono avere incidenze radicalmente diverse.

Area Situazione Note
Asia meridionale Area di massima endemia: India (soprattutto meridionale), Pakistan, Bangladesh Storicamente la principale causa di malassorbimento dell’adulto in molte regioni indiane
Asia sud-orientale Endemia riconosciuta, con casi documentati nei viaggiatori di ritorno Segnalazioni classiche di sprue diagnosticata in Europa dopo viaggi nell’area
Caraibi Portorico, Repubblica Dominicana, Haiti, Cuba A Haiti è stata riportata una prevalenza fino al 43%; a Portorico picco stagionale in gennaio-marzo
Caraibi — eccezioni Giamaica e Bahamas: casi rari o assenti Anomalia geografica classica, mai spiegata
America centrale e meridionale Messico, Venezuela, Colombia, Costa Rica: casistiche limitate In Messico circa il 22% delle steatorree croniche nei centri di riferimento
Africa Rara; segnalazioni da Nigeria, Africa centrale e australe, Uganda, Sudan Distribuzione sporadica, non paragonabile all’Asia
Medio Oriente, Cina, Himalaya, Filippine, Myanmar Rara o non comune Aree tropicali dove la malattia non ha mai preso piede

Il parere del Dr. Paolo Meo — Polo Viaggi CESMET

Questa geografia a macchia di leopardo è la ragione per cui, quando raccolgo l’anamnesi di viaggio, non mi accontento mai del continente. Chiedo il Paese, la regione, la stagione, il tipo di alloggio e con chi si è mangiato. “Sono stato in Asia” non è un’anamnesi: è un titolo di capitolo. La differenza fra il Kerala e le Filippine, in questa malattia, è tutta.

Fonti del capitolo
1. Ortiz-Prado E, et al. Gut Pathogens 2026;18:15 (sezione “Epidemiology”).
2. Tropical Sprue: Background, Pathophysiology, Epidemiology. Medscape/eMedicine, aggiornamento 2026.
3. Wanke CA. Tropical Sprue. Mandell, Douglas and Bennett’s, 2015.
4. Nath SK. Tropical sprue. Curr Gastroenterol Rep 2005;7:343-349.

5. Epidemiologia e andamento nel tempo

Nei Paesi endemici la sprue tropicale è stata, ed è in parte ancora, una causa maggiore di malassorbimento.
In India, nel 1969, fu riconosciuta come una delle principali cause di malassorbimento in età pediatrica, con un’epidemia che provocò decine di migliaia di decessi. Nelle casistiche indiane più recenti la quota di malassorbimento attribuibile alla sprue tropicale resta consistente: in una serie di 124 pazienti con malassorbimento seguiti fra il 2000 e il 2008 la diagnosi fu posta nel 29% dei casi; in un’altra casistica su 94 pazienti con diarrea cronica e malassorbimento la percentuale fu del 21%; in uno studio successivo su 275 pazienti con sindrome da malassorbimento la sprue tropicale rappresentava il 37% delle diagnosi. È stato riportato che, in adulti e bambini dell’Asia meridionale, la malattia sia responsabile di circa il 40% di tutti i casi di malassorbimento.

Il quadro globale, tuttavia, è in chiara contrazione.
L’incidenza in India e in Pakistan appare in riduzione, verosimilmente per il miglioramento delle condizioni igieniche e per l’ampio uso di antibiotici; la stessa tendenza è descritta a livello mondiale, e viene messa in relazione anche con il trattamento antibiotico ormai diffuso delle diarree acute del viaggiatore.
Negli Stati Uniti la prevalenza riportata è dello 0,5% e la malattia è di fatto osservata solo in chi ha vissuto o viaggiato in area endemica.

Il paradosso della rarefazione

La riduzione dei casi non è una buona notizia sul piano diagnostico. Una malattia che diventa rara esce dal ragionamento clinico quotidiano, e il risultato è che la diagnosi arriva tardi o non arriva. Le revisioni recenti insistono proprio su questo: la sprue tropicale è oggi soprattutto una diagnosi mancata, spesso etichettata come celiachia refrattaria, steatorrea inspiegata o sindrome dell’intestino irritabile post-infettiva.

Non esistono differenze significative fra i sessi. La malattia interessa prevalentemente gli adulti, ma sono descritti casi pediatrici. Sono state riportate forme latenti anche in Paesi non endemici, il che impone di mantenere un elevato indice di sospetto anche fuori dai tropici, in un’epoca di viaggi e migrazioni intensi.

Fonti del capitolo
1. Ortiz-Prado E, et al. Gut Pathogens 2026;18:15 (sezione “Epidemiology” e “Discussion”).
2. Goosenberg E, Aloysius MM, Afzal M. Tropical Sprue. StatPearls, aggiornamento 14 settembre 2025.
3. Dutta AK, Balekuduru A, Chacko A. Spectrum of malabsorption in India – tropical sprue is still the leader. J Assoc Physicians India 2011;59:420-422.
4. Ghoshal UC, Mehrotra M, Kumar S, et al. Spectrum of malabsorption syndrome among adults. Indian J Med Res 2012;136:451.
5. Malik Z. Tropical Sprue. MSD Manual — Professional Edition, marzo 2025.
6. Dargavel C, Kassam Z, Hunt R, Greenwald E. A presentation of latent tropical sprue in a Canadian hospital. Eur J Gastroenterol Hepatol 2013;25:996-1000.

6. Chi si ammala: residenti, viaggiatori, espatriati

La sprue tropicale colpisce sia le popolazioni autoctone delle aree endemiche sia i viaggiatori e gli espatriati che vi risiedono.
Il fattore determinante, per questi ultimi, è la durata dell’esposizione:
– la malattia interessa tipicamente chi soggiorna in area endemica per più di un mese,
– mentre è rara in chi si ferma meno di due settimane.
– Non è però impossibile nei soggiorni brevi,

e la letteratura di medicina dei viaggi segnala che anche il viaggiatore di breve durata resta a rischio, seppure minore.

Fattori che aumentano il rischio nel viaggiatore

  • Permanenza superiore a un mese in area endemica, soprattutto in ambiente rurale.
  • Contatto stretto e continuativo con la popolazione locale, condivisione di cibo, acqua e ambiente domestico.
  • Pregresso episodio di diarrea acuta infettiva durante il soggiorno: è l’evento scatenante più frequente.
  • Condizioni igienico-sanitarie precarie del luogo di residenza.
  • Soggiorni ripetuti o prolungati per lavoro, cooperazione, missione, volontariato.

Il parere del Dr. Paolo Meo — Polo Viaggi CESMET

Il profilo che vedo più spesso in ambulatorio non è il turista di due settimane: è il cooperante, il missionario, il tecnico di cantiere, il ricercatore, il volontario che ha passato sei mesi o due anni in un villaggio mangiando quello che mangiavano tutti.

È esattamente il paziente che al rientro dice “ho avuto una brutta dissenteria a marzo e da allora non sono più tornato come prima”. Quella frase, in medicina dei viaggi, va ascoltata fino in fondo.

Al Polo Viaggi insistiamo perché chi rientra da un soggiorno lungo faccia un controllo di ritorno anche se sta discretamente: molte di queste storie si chiariscono in una visita e due esami, e si perdono in due anni di gastroenterologia generica.

Fonti del capitolo
1. Goosenberg E, Aloysius MM, Afzal M. Tropical Sprue. StatPearls, aggiornamento 14 settembre 2025.
2. Klipstein FA. Tropical sprue in travelers and expatriates living abroad. Gastroenterology 1981;80:590-600.
3. Malik Z. Tropical Sprue. MSD Manual — Professional Edition, marzo 2025.
4. Connor BA. Persistent travelers’ diarrhea (capitolo sulla sprue tropicale come causa di diarrea persistente del viaggiatore), in trattatistica di medicina dei viaggi.

7. Patogenesi e alterazioni intestinali

Il meccanismo del danno è multifattoriale e coinvolge tutto l’intestino tenue, dal duodeno all’ileo, con un interessamento anche della funzione colica.
È questa diffusione a distinguere la sprue tropicale dalla celiachia, che ha invece una distribuzione prossimale prevalente.

Alterazioni funzionali del tenue

Nelle forme acute si osserva una secrezione netta di acqua, sodio e cloro nel lume intestinale, mentre nelle forme croniche questa fase secretoria non è più presente.

A livello ileale si documenta malassorbimento della vitamina B12 e degli acidi biliari: la mancata riassorbimento degli acidi biliari conduce al malassorbimento dei grassi e, di conseguenza, delle vitamine liposolubili A, D, E e K. È descritto inoltre malassorbimento di lattosio, xilosio, glucosio, folati e di minerali come calcio e magnesio.

Permeabilità e transito

La permeabilità intestinale risulta aumentata:
gli studi che hanno utilizzato l’escrezione urinaria di lattulosio e mannitolo hanno documentato un rapporto lattulosio/mannitolo più elevato nei pazienti con sindrome da malassorbimento rispetto ai controlli sani, e un aumento specifico della permeabilità al lattulosio nei pazienti con sprue tropicale.
In parallelo, il tempo di transito oro-ciecale risulta prolungato: i batteri patogeni restano più a lungo a contatto con gli enterociti, aggravando il danno cellulare.
Si tratta di un’alterazione reversibile, che si corregge con il trattamento.

Difese mucosali ridotte

Nei pazienti sono state descritte una ridotta secrezione acida gastrica e, in alcuni casi, ipogammaglobulinemia.

Il risultato è una minore immunità innata a livello intestinale, che facilita la colonizzazione e la sovracrescita batterica del tenue prossimale, normalmente povero di flora.

La funzione colica

Il colon perde la capacità di aumentare l’assorbimento di acqua ed elettroliti — quel compenso che normalmente limita la diarrea quando il tenue funziona male. Viene così a mancare l’ultima linea di difesa contro la perdita idro-elettrolitica, e la diarrea si cronicizza.

La catena patogenetica in sei passaggi

  1. Episodio infettivo acuto intestinale in area endemica.
  2. Colonizzazione persistente del tenue da parte di coliformi, alcuni enterotossigeni.
  3. Danno enterocitario e appiattimento dei villi, con deficit di disaccaridasi.
  4. Deconiugazione degli acidi biliari e rallentamento del transito (freno ileale).
  5. Malassorbimento di grassi, folati, B12, vitamine liposolubili e minerali.
  6. Perdita del compenso colico e diarrea cronica autoalimentante.

Fonti del capitolo
1. Ortiz-Prado E, et al. Gut Pathogens 2026;18:15 (sezione “Intestinal alterations”).
2. Ghoshal UC, Ghoshal U, Ayyagari A, et al. Tropical sprue is associated with contamination of small bowel with aerobic bacteria and reversible prolongation of orocecal transit time. J Gastroenterol Hepatol 2003;18:540-547.
3. Cook GC, Menzies IS. Intestinal absorption and unmediated permeation of sugars in post-infective tropical malabsorption. Digestion 1986;33:109-116.
4. Tomkins A. Tropical malabsorption: recent concepts in pathogenesis and nutritional significance. Clin Sci 1981;60:131-137.
5. Walker MM. What is tropical sprue? J Gastroenterol Hepatol 2003;18:887-890.

8. Istopatologia

Il reperto istologico caratteristico è l’atrofia dei villi dell’intestino tenue. Nelle fasi iniziali la biopsia può essere ancora normale; con la progressione si assiste a una riduzione graduale dell’altezza dei villi fino all’atrofia conclamata, che è tipicamente parziale e non totale.

Reperti descritti

  • Riduzione dell’altezza dei villi, fino ad atrofia parziale (villous blunting).
  • Allungamento e iperplasia delle cripte, con aumento dell’indice mitotico dell’epitelio criptico.
  • Linfocitosi intraepiteliale e infiltrato linfoplasmacellulare della lamina propria.
  • Immaturità nucleare e ingrandimento delle cellule epiteliali (aspetti megaloblastici da carenza di folati e B12).
  • Aumento delle cellule caliciformi e depositi lipidici in sede sottobasale.

Un elemento distintivo importante emerge dallo studio di Brown e colleghi: nelle biopsie duodenali l’appiattimento dei villi era presente nel 75% dei casi, ma un certo grado di accorciamento villare era presente in tutti i campioni ileali. È la conferma istologica di una malattia che interessa l’intero tenue, mentre nella celiachia il danno è prevalentemente prossimale e l’ileo è di regola risparmiato.

Il parere del Dr. Paolo Meo — Polo Viaggi CESMET

Sull’istologia voglio essere netto: un referto di “atrofia villare parziale” non è una diagnosi di celiachia. È un reperto, e va letto insieme alla sierologia, alla storia di viaggio e alla sede delle biopsie. Ho visto pazienti messi a dieta senza glutine per anni sulla base di quel referto, senza mai migliorare, semplicemente perché nessuno aveva chiesto dove avessero vissuto. Se il patologo vede l’ileo coinvolto e la sierologia celiaca è negativa, il tropico entra nel ragionamento.

Fonti del capitolo
1. Brown IS, Bettington A, Bettington M, Rosty C. Tropical sprue: revisiting an underrecognized disease. Am J Surg Pathol 2014;38:666-672.
2. Ortiz-Prado E, et al. Gut Pathogens 2026;18:15 (sezione “Histopathology”).
3. Goosenberg E, Aloysius MM, Afzal M. Tropical Sprue. StatPearls, aggiornamento 14 settembre 2025.
4. Enache I, Nedelcu IC, Balaban M, et al. Diagnostic challenges in enteropathies: a histopathological review. Diagnostics 2025;15(12).

9. Quadro clinico

La presentazione clinica è ampia e varia dalla forma acuta esplosiva, che segue di poco un episodio di enterite, alla forma cronica insidiosa che si costruisce nell’arco di mesi. Schematicamente si riconoscono tre fasi, che nel singolo paziente possono sovrapporsi o non essere tutte evidenti.

Fase Quadro Durata indicativa
1. Fase enteritica acuta Diarrea acquosa, spesso febbre, dolori addominali crampiformi, malessere. Corrisponde all’episodio infettivo iniziale. Giorni-settimane
2. Fase di malassorbimento Diarrea che non si risolve, feci chiare, voluminose, untuose e maleodoranti (steatorrea), meteorismo, borborigmi, anoressia, calo ponderale progressivo, astenia. Settimane-mesi
3. Fase carenziale Anemia megaloblastica, glossite e stomatite angolare, edemi da ipoalbuminemia, parestesie e disturbi neurologici da deficit di B12, dolori ossei, tendenza emorragica, in casi estremi dermatite pellagroide (collana di Casal). Mesi

Sintomi digestivi

  • Diarrea cronica o intermittente, in genere non ematica.
  • Steatorrea: feci chiare, voluminose, untuose, difficili da scaricare, particolarmente maleodoranti.
  • Distensione addominale, meteorismo, borborigmi, crampi.
  • Anoressia e nausea; intolleranza secondaria al lattosio.

Sintomi extradigestivi ed espressione carenziale

  • Astenia, pallore, dispnea da sforzo, cardiopalmo (anemia da carenza di folati e/o B12).
  • Glossite dolorosa, cheilite angolare, ulcere orali.
  • Parestesie, ipoestesia distale, alterazioni dell’equilibrio e del tono dell’umore (deficit di B12).
  • Cecità crepuscolare (vitamina A), dolori ossei e demineralizzazione (vitamina D e calcio), ecchimosi e sanguinamenti (vitamina K).
  • Edemi declivi da ipoalbuminemia nei quadri avanzati.
  • Amenorrea, calo della libido, riduzione della massa muscolare nelle forme protratte.

Attenzione al viaggiatore “quasi guarito”

La presentazione più insidiosa non è quella drammatica, ma quella sfumata: il paziente che dopo un viaggio lungo riferisce due o tre scariche molli al giorno, un po’ di gonfiore, qualche chilo perso e una stanchezza che non passa. Sta in piedi, lavora, non allarma nessuno — e intanto perde folati, B12, ferro e massa. È il quadro che più spesso viene archiviato come “colon irritabile dopo il viaggio”.

Fonti del capitolo
1. Goosenberg E, Aloysius MM, Afzal M. Tropical Sprue. StatPearls, aggiornamento 14 settembre 2025.
2. Malik Z. Tropical Sprue. MSD Manual — Professional Edition, marzo 2025.
3. Sethi SS, Sachdeva S, Puri AS. Casal’s necklace: extraintestinal manifestation of tropical sprue. Clin Gastroenterol Hepatol 2022;20(3):e349-e350.
4. Khokhar N, Gill ML. Tropical sprue: revisited. J Pak Med Assoc 2004;54:133-134.

10. Conseguenze nutrizionali e carenze

Il malassorbimento della sprue tropicale è globale, ma alcune carenze hanno un peso clinico dominante e sono anche le più utili sul piano diagnostico.

Nutriente Sede di assorbimento e meccanismo del deficit Espressione clinica
Folati Digiuno prossimale; atrofia villare diffusa Anemia megaloblastica, glossite, alterazioni megaloblastiche dell’epitelio intestinale che aggravano il malassorbimento
Vitamina B12 Ileo terminale; danno ileale e sovracrescita batterica che consuma la vitamina Anemia macrocitica, neuropatia periferica, disturbi cognitivi e dell’umore
Grassi Deconiugazione degli acidi biliari, danno mucosale Steatorrea, calo ponderale, malnutrizione
Vitamine A, D, E, K Assorbimento legato ai grassi Cecità crepuscolare e xerosi (A), osteomalacia e dolori ossei (D), disturbi neurologici (E), sanguinamenti e allungamento del PT (K)
Ferro Duodeno e digiuno prossimale Anemia sideropenica, spesso combinata con quella megaloblastica (quadro dimorfico)
Calcio e magnesio Malassorbimento diretto e legame ai grassi non assorbiti Tetania, crampi, demineralizzazione ossea
Lattosio, xilosio, glucosio Deficit di disaccaridasi dell’orletto a spazzola Intolleranza secondaria al lattosio, aggravamento della diarrea osmotica
Proteine Malassorbimento e perdita intestinale Ipoalbuminemia, edemi, sarcopenia

Il parere del Dr. Paolo Meo — Polo Viaggi CESMET

Una regola pratica che uso da sempre: davanti a un’anemia macrocitica in un paziente con storia tropicale, non fermarsi al dosaggio della B12. Bisogna chiedere anche i folati, la ferritina, l’albumina, il calcio, la vitamina D e l’assetto coagulativo. Le carenze in questa malattia non vengono mai da sole, e l’anemia dimorfica — sideropenica e megaloblastica insieme — può mascherare i valori corpuscolari e far apparire “normale” un midollo che normale non è.

Fonti del capitolo
1. Ortiz-Prado E, et al. Gut Pathogens 2026;18:15 (sezioni “Intestinal alterations” e abstract).
2. Toriello S. Nutritional approach in tropical sprue patients. Curr Trop Med Rep 2018;5.
3. Wanke CA. Tropical Sprue. Mandell, Douglas and Bennett’s, 2015.
4. Nasrin NN, Shanmugasundaram S, Kartikayan RK. The value of duodenal biopsies in the evaluation of megaloblastic anemia. J Lab Physicians 2021;13(4):291-295.

11. Diagnosi

Non esiste un test specifico. La diagnosi si costruisce combinando anamnesi geografica, documentazione del malassorbimento, reperto bioptico compatibile ed esclusione delle altre cause. La risposta al trattamento rappresenta, di fatto, l’ultimo criterio diagnostico.

1. Anamnesi

È il punto di partenza e non è delegabile a un questionario generico: Paese e regione di soggiorno, durata, stagione, tipo di alloggio e alimentazione, contatto con la popolazione locale, episodi di diarrea acuta durante il viaggio, farmaci e antibiotici assunti, andamento dei sintomi dal rientro.

2. Esami di primo livello

  • Emocromo con indici corpuscolari e striscio periferico (macrocitosi, ipersegmentazione dei neutrofili, quadro dimorfico).
  • Folati sierici ed eritrocitari, vitamina B12, ferritina, sideremia.
  • Albumina, protidogramma, elettroliti, calcio, magnesio, fosforo.
  • Vitamina D, tempo di protrombina (indicatore indiretto della vitamina K).
  • Indici di flogosi, funzionalità tiroidea, funzione epatica e renale.

3. Documentazione del malassorbimento

  • Grassi fecali (steatocrito o dosaggio quantitativo), elastasi fecale per escludere l’insufficienza pancreatica.
  • Test del D-xilosio, dove disponibile, per la valutazione dell’assorbimento mucosale.
  • Calprotectina fecale per orientare verso o contro una componente infiammatoria.
  • Breath test al lattosio e, nel sospetto di sovracrescita batterica, breath test al glucosio o al lattulosio.

4. Esclusione delle cause infettive e parassitarie

  • Esame parassitologico delle feci ripetuto su almeno tre campioni; ricerca specifica di Giardia (antigene o PCR).
  • Ricerca di Cryptosporidium, Cystoisospora belli, Cyclospora cayetanensis, microsporidi.
  • Sierologia e ricerca larvale per Strongyloides stercoralis, obbligatoria prima di eventuali terapie immunosoppressive.
  • Coprocolture per enteropatogeni batterici; test per tossine di Clostridioides difficile se pregressa antibioticoterapia.
  • Test HIV, da considerare sempre nel malassorbimento cronico.

5. Endoscopia con biopsie

L’esofagogastroduodenoscopia con biopsie duodenali multiple è l’esame chiave. Le biopsie vanno prelevate dal duodeno distale e, quando possibile, va valutato anche l’ileo mediante ileoscopia retrograda: il coinvolgimento ileale è uno degli elementi che orientano verso la sprue tropicale e contro la celiachia. Va sempre eseguita in parallelo la sierologia celiaca (anticorpi anti-transglutaminasi IgA con dosaggio delle IgA totali, ed eventualmente anti-endomisio).

Criteri diagnostici operativi

  • Storia di residenza o soggiorno prolungato in area endemica.
  • Diarrea cronica con documentato malassorbimento e calo ponderale.
  • Carenza di folati e/o vitamina B12, con anemia macrocitica.
  • Atrofia villare parziale alla biopsia del tenue, con interessamento anche ileale.
  • Sierologia celiaca negativa e assenza di risposta alla dieta priva di glutine.
  • Esclusione di parassitosi, insufficienza pancreatica, MICI, immunodeficienze.
  • Risposta clinica alla terapia antibiotica associata a folati entro 3-4 settimane.

Fonti del capitolo
1. Goosenberg E, Aloysius MM, Afzal M. Tropical Sprue. StatPearls, aggiornamento 14 settembre 2025.
2. Ortiz-Prado E, et al. Gut Pathogens 2026;18:15 (sezione “Discussion and future directions”).
3. Malik Z. Tropical Sprue. MSD Manual — Professional Edition, marzo 2025.
4. Langenberg M, Wismans P, van Genderen PJ. Distinguishing tropical sprue from celiac disease in returning travellers with chronic diarrhoea: a diagnostic challenge? Travel Med Infect Dis 2014;12.
5. Sharma P, Baloda V, Gahlot GP, et al. Clinical, endoscopic, and histological differentiation between celiac disease and tropical sprue: a systematic review. J Gastroenterol Hepatol 2019;34(1):74-83.

12. Diagnosi differenziale

È il capitolo decisivo. La sprue tropicale è una diagnosi di esclusione, e la maggior parte degli errori clinici nasce qui: o si attribuisce alla sprue un quadro che ha un’altra causa trattabile, o — molto più spesso — si attribuisce a un’altra causa un quadro che è sprue tropicale.

Condizione Elementi in comune Che cosa la distingue
Malattia celiaca Atrofia villare, linfocitosi intraepiteliale, malassorbimento, anemia Sierologia anti-transglutaminasi/anti-endomisio positiva; danno prevalentemente prossimale con ileo risparmiato; risposta alla dieta priva di glutine; assetto HLA DQ2/DQ8
Giardiasi e altre parassitosi Diarrea cronica, steatorrea, calo ponderale Identificazione del parassita su feci, antigene o PCR, o su biopsia; risposta a metronidazolo/tinidazolo o albendazolo
SIBO (sovracrescita batterica del tenue) Meteorismo, diarrea, deficit di B12, risposta agli antibiotici Breath test positivo; assenza di atrofia villare marcata; spesso presente un fattore predisponente anatomico o motorio
Sindrome dell’intestino irritabile post-infettiva Esordio dopo enterite acuta in viaggio, sintomi persistenti Assenza di malassorbimento documentato, di calo ponderale significativo e di carenze; biopsia normale
Enteropatia ambientale (EED) Alterazioni mucosali e malassorbimento in aree a bassa igiene Quadro subclinico di popolazione, senza sindrome carenziale conclamata; non risponde in modo drammatico all’antibiotico
Insufficienza pancreatica esocrina Steatorrea marcata, calo ponderale Elastasi fecale ridotta; imaging pancreatico; assenza di atrofia villare
Malattia di Whipple Diarrea, malassorbimento, calo ponderale Artralgie, febbre, sintomi neurologici; PAS-positività dei macrofagi e PCR per Tropheryma whipplei
Morbo di Crohn del tenue Diarrea cronica, calo ponderale, carenze Lesioni segmentarie, granulomi, calprotectina elevata, quadro endoscopico e radiologico caratteristico
Linfoma del tenue e sprue refrattaria Atrofia villare non responsiva Popolazione linfocitaria monoclonale, imaging, evoluzione clinica; va sospettata nella celiachia che non risponde
Enteropatia da HIV Diarrea cronica e malassorbimento nel viaggiatore Sierologia HIV; quadro immunologico
Ipertiroidismo, diabete, farmaci Alvo accelerato, calo ponderale Anamnesi farmacologica ed esami mirati; assenza di steatorrea vera

Il parere del Dr. Paolo Meo — Polo Viaggi CESMET

Nella mia esperienza l’errore più frequente non è confondere la sprue con la celiachia: è non prendere in considerazione né l’una né l’altra e fermarsi alla diagnosi comoda di “colon irritabile post-infettivo”. È un’etichetta che chiude la porta e manda a casa il paziente con un probiotico. Un paziente che cala di peso e ha un’anemia macrocitica non ha un colon irritabile: ha un malassorbimento, e va studiato come tale.

La seconda regola che raccomando ai colleghi del Polo Viaggi: prima di iniziare qualunque terapia immunosoppressiva o cortisonica in un paziente con storia tropicale, escludere lo Strongyloides. È una verifica che costa poco e che, se saltata, può costare la vita al paziente.

Fonti del capitolo
1. Sharma P, Baloda V, Gahlot GP, et al. Clinical, endoscopic, and histological differentiation between celiac disease and tropical sprue: a systematic review. J Gastroenterol Hepatol 2019;34(1):74-83.
2. Langenberg M, Wismans P, van Genderen PJ. Travel Med Infect Dis 2014;12.
3. Ghoshal UC, Gwee KA. Post-infectious IBS, tropical sprue and small intestinal bacterial overgrowth: the missing link. Nat Rev Gastroenterol Hepatol 2017;14:435-441.
4. Keusch GT, Denno DM, Black RE, et al. Environmental enteric dysfunction: pathogenesis, diagnosis, and clinical consequences.
5. Ortiz-Prado E, et al. Gut Pathogens 2026;18:15 (sezione “Discussion”).

13. Terapia

Il parere del Dr. Paolo Meo — Polo Viaggi CESMET

Questa è una delle poche malattie tropicali croniche in cui la terapia funziona in modo che si vede a occhio nudo. Nel giro di due o tre settimane il paziente riprende appetito, l’alvo si normalizza, il peso risale. Quando ottengo questa risposta so di avere la diagnosi giusta, anche senza un test che me la certifichi. E quando invece a quattro settimane non è cambiato nulla, non insisto: rifaccio il ragionamento diagnostico da capo, perché quasi certamente sto curando la malattia sbagliata.

Sul piano pratico, nella nostra esperienza al Polo Viaggi la doxiciclina è il farmaco più maneggevole di questa classe: monosomministrazione o due somministrazioni al giorno anziché quattro, migliore aderenza, buona tollerabilità. Va assunta con abbondante acqua, seduti o in piedi, mai coricandosi subito dopo, e con attenzione alla fotosensibilizzazione — un punto tutt’altro che teorico in chi vive ai tropici.

Il trattamento è duplice: eradicare la componente microbica e correggere le carenze nutrizionali. Le due componenti sono entrambe necessarie: la sola supplementazione vitaminica corregge l’anemia e la glossite e migliora l’appetito, ma anche protratta a lungo non ripristina l’architettura dei villi e il malassorbimento in genere persiste. È l’antibiotico, associato ai folati, che normalizza la struttura mucosale.

Terapia antibiotica

Farmaco Schema riportato in letteratura Note
Tetraciclina 250 mg quattro volte al giorno per via orale Schema storico e di riferimento; durata da 1 a 6 mesi secondo il contesto
Doxiciclina 100 mg due volte al giorno per via orale, in alternativa alla tetraciclina Preferita per la maggiore maneggevolezza e la migliore aderenza; controindicata in gravidanza, in allattamento e nel bambino sotto gli otto anni
Trimetoprim-sulfametossazolo 160/800 mg (formulazione a dosaggio pieno) due volte al giorno per via orale Alternativa riportata quando le tetracicline non siano utilizzabili. Il trimetoprim è un antagonista dei folati: in un paziente trattato proprio per carenza di folati la supplementazione con acido folico va mantenuta per tutta la durata del ciclo e l’emocromo va monitorato
Chinoloni Riportati come alternativa terapeutica Da valutare caso per caso, tenendo conto del profilo di sicurezza e delle resistenze locali

Una nota pratica per il paziente che resta o rientra in area endemica: la doxiciclina a 100 mg al giorno è anche uno degli schemi di chemioprofilassi antimalarica. Nell’espatriato che deve assumerla comunque, la scelta di questa molecola per il trattamento della sprue copre entrambe le indicazioni ed evita prescrizioni sovrapposte. Va però verificato che la posologia impostata sia adeguata a entrambe e che la durata prevista per la sprue non venga confusa con quella della profilassi.

Durata

  • Viaggiatore con malattia di recente insorgenza: tetraciclina 250 mg quattro volte al giorno associata ad acido folico 5 mg al giorno per un mese può essere sufficiente.
  • Residente in area tropicale o malattia di lunga durata: il trattamento va protratto per sei mesi o più.
  • Indicazione generale: associazione di antibiotico e acido folico per 3-6 mesi; nei pazienti con sintomi che persistono oltre i sei mesi il trattamento può essere prolungato fino a un anno.
  • Regola di verifica: la mancata risposta dopo quattro settimane di terapia depone per un’altra diagnosi e impone di rivedere l’inquadramento.

Correzione delle carenze

Prima di iniziare i folati: dosare la vitamina B12

L’acido folico ad alte dosi somministrato in presenza di un deficit di vitamina B12 non ancora corretto normalizza l’anemia megaloblastica ma non arresta il danno neurologico, che può progredire — fino alla degenerazione combinata subacuta del midollo spinale — proprio mentre l’emocromo migliora e rassicura il medico. Nella sprue tropicale i due deficit coesistono quasi sempre, perché il danno interessa insieme il digiuno prossimale, dove si assorbono i folati, e l’ileo terminale, dove si assorbe la B12. La regola operativa è quindi: dosare la B12 prima di avviare la supplementazione folica, oppure iniziare le due supplementazioni contemporaneamente.

  • Acido folico 5 mg al giorno per via orale; in letteratura sono riportate durate di supplementazione fino a 12-24 mesi nelle forme carenziali importanti. È il farmaco che dà la risposta clinica più rapida: appetito e peso migliorano nel giro di pochi giorni.
  • Vitamina B12 (cianocobalamina) per via intramuscolare: 1000 mcg una volta alla settimana per 4-6 settimane come dose di carico, quindi 1000 mcg al mese di mantenimento, da proseguire finché persiste il malassorbimento ileale — che si risolve più lentamente del quadro clinico. In letteratura sono riportati schemi di mantenimento da 100 a 1000 mcg al mese.
  • Ferro, calcio, vitamina D, magnesio, vitamine liposolubili secondo i deficit documentati.
  • Reidratazione e correzione elettrolitica nelle fasi diarroiche; nei casi gravi può rendersi necessaria la trasfusione.
  • Supporto nutrizionale: dieta inizialmente povera di lattosio e di grassi a catena lunga per l’intolleranza secondaria, con progressiva reintroduzione; apporto calorico-proteico adeguato al recupero.

Avvertenze pratiche sulle tetracicline

Assumere il farmaco con abbondante acqua e in posizione eretta, evitando il decubito nell’ora successiva, per ridurre il rischio di esofagite. Distanziare l’assunzione da latticini, antiacidi e integratori di calcio, ferro e magnesio, che ne riducono l’assorbimento. Proteggersi dal sole per la fotosensibilizzazione, aspetto rilevante nei pazienti che restano in area tropicale. Controindicate in gravidanza, in allattamento e nei bambini sotto gli otto anni.

Che cosa usare in questi casi. Nel bambino sotto gli otto anni l’alternativa abituale è il trimetoprim-sulfametossazolo a posologia pediatrica, associato alla supplementazione folica. In gravidanza non esiste un’alternativa antibiotica consolidata per questa indicazione: il trimetoprim-sulfametossazolo è a sua volta sconsigliato nel primo trimestre, per l’antagonismo sui folati, e in prossimità del parto, per il rischio di ittero nucleare nel neonato. La scelta va quindi fatta caso per caso e in ambito specialistico; nel frattempo la correzione dei folati e della B12 e il supporto nutrizionale possono e devono essere avviati subito, perché sono la parte di trattamento che non ha controindicazioni e che dà il miglioramento clinico più rapido.

Fonti del capitolo
1. Ortiz-Prado E, et al. Gut Pathogens 2026;18:15 (sezione “Treatment of tropical sprue”).
2. Wanke CA. Tropical Sprue. Mandell, Douglas and Bennett’s, 2015 (durata differenziata viaggiatore/residente).
3. Malik Z. Tropical Sprue. MSD Manual — Professional Edition, marzo 2025 (mancata risposta a 4 settimane).
4. Tropical Sprue Treatment & Management. Medscape/eMedicine, aggiornamento gennaio 2026 (durata 3-6 mesi, fino a 12 mesi nei casi protratti).
5. Westergaard H. Tropical sprue. Curr Treat Options Gastroenterol 2004;7 (limiti della sola terapia vitaminica).
6. Bourée P. Sprue tropicale. Presse Med 2007;36:723-726.

14. Decorso, prognosi e recidive

Trattata correttamente, la sprue tropicale ha prognosi buona. La risposta clinica è in genere rapida: l’anemia megaloblastica si corregge prontamente, la glossite regredisce, l’appetito e il peso risalgono; le casistiche che hanno utilizzato tetraciclina 1 g al giorno e acido folico 5 mg al giorno documentano risposta entro quattro settimane nella totalità dei pazienti, con risoluzione completa dei sintomi e recupero ponderale dopo tre mesi complessivi di terapia.

Il recupero istologico è più lento del recupero clinico: la normalizzazione della struttura mucosale richiede mesi ed è il motivo per cui il trattamento va protratto oltre la scomparsa dei sintomi. Non trattata, invece, la malattia ha andamento recidivante e può condurre a malnutrizione grave, con le complicanze carenziali che ne derivano — anemia, demineralizzazione ossea, neuropatia.

Il rischio di recidiva

Il punto critico è il ritorno o la permanenza in area endemica. Il tasso di ricaduta è sostanziale nei pazienti trattati che restano nei tropici o vi rientrano, mentre alcune casistiche condotte in contesti diversi riportano follow-up prolungati — fino a una media di cinque anni — senza recidive. Le variazioni regionali nella risposta al trattamento e nel rischio di ricaduta sono probabilmente legate alle differenze della flora enterica locale, alle coinfezioni, alla risposta immunitaria dell’ospite e ai ritardi diagnostici.

Che cosa dire al paziente che deve ripartire

Chi ha avuto una sprue tropicale e torna a vivere in area endemica va informato che il rischio di ricaduta esiste, va istruito sulle misure igienico-alimentari e va programmato per un controllo clinico e laboratoristico al ritorno, o prima se ricompaiono diarrea, calo di peso o astenia. Non è una controindicazione a ripartire: è una ragione per farlo con un piano.

Fonti del capitolo
1. Khokhar N, Gill ML. Tropical sprue: revisited. J Pak Med Assoc 2004;54:133-134.
2. Westergaard H. Tropical sprue. Curr Treat Options Gastroenterol 2004;7 (recidive nei pazienti che restano in area endemica).
3. Malik Z. Tropical Sprue. MSD Manual — Professional Edition, marzo 2025.
4. Ortiz-Prado E, et al. Gut Pathogens 2026;18:15 (variabilità regionale della risposta e delle recidive).

15. Prevenzione e indicazioni al viaggiatore

Non esiste un vaccino né una profilassi farmacologica specifica per la sprue tropicale. La prevenzione coincide con la prevenzione delle infezioni enteriche in viaggio e con un’attenzione clinica strutturata prima, durante e dopo il soggiorno. Il Polo Viaggi applica questo schema a tutti i soggiorni di lunga durata in area tropicale.

Prima della partenza

  • Visita di medicina dei viaggi con valutazione della destinazione, della durata e delle condizioni di permanenza.
  • Aggiornamento vaccinale, compresa la copertura per le patologie a trasmissione oro-fecale previste per la destinazione.
  • Educazione igienico-alimentare mirata: acqua, ghiaccio, verdure crude, frutta non sbucciata, latticini non pastorizzati, cibo di strada.
  • Farmacia da viaggio con reidratanti orali e istruzioni scritte su quando e come usarli.
  • Per i soggiorni lunghi: valori basali di emocromo, ferritina, folati, B12 e albumina, utilissimi come termine di paragone al rientro.

Durante il soggiorno

  • Rispetto costante delle norme igienico-alimentari, che nei soggiorni lunghi tendono fisiologicamente a rilassarsi.
  • Gestione corretta delle diarree acute: reidratazione come priorità, uso ragionato e non automatico degli antibiotici, evitando cicli ripetuti e non necessari.
  • Non trascurare una diarrea che si prolunga oltre due settimane: va valutata sul posto, non rimandata al rientro.
  • Monitoraggio del peso corporeo: il calo ponderale progressivo è il segnale d’allarme più semplice e più affidabile.

Al rientro

  • Visita di controllo per tutti i soggiorni superiori al mese, anche in assenza di sintomi evidenti.
  • Esami mirati in presenza di alvo alterato, calo ponderale, astenia o pallore.
  • Riferire sempre al medico i Paesi e le regioni visitate, la durata, e gli episodi di diarrea avuti durante il viaggio, anche se risolti.

Quando sospettare la sprue tropicale — sintesi per il clinico

  • Diarrea che persiste oltre 2-4 settimane dopo un soggiorno tropicale prolungato.
  • Feci untuose e maleodoranti, difficili da scaricare (steatorrea).
  • Calo ponderale progressivo non altrimenti spiegato.
  • Anemia macrocitica con carenza di folati e/o vitamina B12.
  • Glossite, cheilite angolare, astenia marcata.
  • Sierologia celiaca negativa con atrofia villare alla biopsia.
  • Nessuna risposta alla dieta priva di glutine.
  • Esame parassitologico ripetutamente negativo.

Commento conclusivo del dr. Paolo Meo — Polo Viaggi CESMET

Chiudo con l’indicazione che ripeto sempre ai viaggiatori del Polo Viaggi: non esiste una pastiglia che prevenga la sprue tropicale, ma esiste una cosa che funziona quasi altrettanto bene, ed è raccontare bene la propria storia al medico giusto. Chi torna da un anno di lavoro in India o ad Haiti e dice “ho avuto una brutta diarrea otto mesi fa e da allora non sono più lo stesso” ha già fornito, con quella frase, il novanta per cento della diagnosi. Il resto lo fanno un emocromo, un dosaggio dei folati e un po’ di mestiere.

La medicina tropicale, dopo quarant’anni, continua a insegnarmi che le malattie dimenticate non spariscono: aspettano soltanto qualcuno che si ricordi di cercarle.

Polo Viaggi CESMET — Artemisia

Dipartimento di Medicina Tropicale e Malattie Infettive

Direttore: Dr. Paolo Meo — medico tropicalista infettivologo

clinicadelviaggiatore.com

Telefono e WhatsApp 346 6000899 · seg.cesmet@gmail.com

Scheda malattia “Sprue tropicale” — edizione 1.0, settembre 2026

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Diabete e viaggio: Le cose essenziali e i consigli da seguire, in due pagine

POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA · Scheda di sintesi per il viaggiatore

Diabete e viaggio

Le cose essenziali e i consigli da seguire, in due pagine

Sintesi del documento internazionale “Diabete e viaggio” · Edizione settembre 2026 · Dipartimento di Medicina Tropicale e Malattie Infettive · Direttore: Dr. Paolo Meo, infettivologo-tropicalista · clinicadelviaggiatore.com

Preparazione
4–6 settimane prima
Scorte
Il doppio, in 2 kit
Insulina
Bagaglio a mano
Fusi orari
4% per ora

Nota metodologica e di trasparenza

Ricerche effettuate con l’ausilio di Claude AI; impaginazione studiata insieme fra Claude e il dr. Paolo Meo. Dati verificati sulle fonti primarie (ADA Standards of Care 2026, LG SID-AMD/ISS 2025, NaTHNaC-UKHSA, CDC Yellow Book 2026, IDF Diabetes Atlas 2025) e bozze riscritte dal dr. Paolo Meo, che ne porta l’intera responsabilità. Documento divulgativo: non sostituisce il parere del proprio diabetologo.

Il punto in poche righe

Il diabete non impedisce di viaggiare: impedisce di improvvisare. Quasi tutti i problemi che vediamo al ritorno nascono da tre errori — partire senza scorte doppie, non aver deciso prima come si spostano gli orari della terapia, non sapere che cosa si mangerà a destinazione. La regola che conta più di ogni altra: davanti a un malessere in viaggio si misura la glicemia prima di cercare spiegazioni.

Che tipo di viaggiatore sono Rischio di ipoglicemia Che cosa serve
Prediabete, oppure tipo 2 in dieta, metformina o DPP-4 Basso o nullo Scorte doppie, lettera medica, regole del giorno di malattia.
Tipo 2 con sulfaniluree, glinidi, GLP-1 o gliflozine Moderato (sulfaniluree) Zuccheri rapidi sempre in tasca; regole scritte per sospendere le gliflozine in caso di malattia.
Insulino-trattato (tipo 1, LADA, tipo 2 in insulina) Elevato Piano scritto per i fusi orari, doppio kit separato, chetoni, glucagone, assicurazione con rimpatrio.
Diabete instabile o con complicanze attive Elevato e imprevedibile Valutazione diabetologica prima di confermare il viaggio; talvolta rinvio.

Se ci si ammala in viaggio (febbre, vomito, diarrea)

Da sospendere temporaneamente Da NON sospendere mai
Gliflozine (SGLT2), ACE inibitori, diuretici, metformina, sartani, FANS, sulfaniluree — l’acronimo internazionale è SADMANS. Si riprendono quando si torna a bere e mangiare normalmente. L’insulina basale. Nel diabete di tipo 1 la sospensione dell’insulina durante una malattia acuta è la prima causa di chetoacidosi. Si riducono semmai i boli, non la basale.

Attenzione alle gliflozine: possono provocare una chetoacidosi con glicemia normale (chetoacidosi euglicemica). Nausea, vomito, dolore addominale, respiro profondo o stanchezza estrema con glicemia normale richiedono comunque la ricerca dei chetoni e l’assistenza medica.

Fusi orari: come si sposta la terapia

Direzione Effetto Correzione della basale nella sola giornata di viaggio
Verso EST
(es. Europa → Asia)
Giornata accorciata Ridurre circa del 4% per ogni fuso attraversato (6 fusi = −24%). Rischio: ipoglicemia.
Verso OVEST
(es. Europa → Americhe)
Giornata allungata Aumentare circa del 4% per ogni fuso, oppure coprire il pasto in più con insulina rapida. Rischio: iperglicemia.
Nord–Sud
(es. Europa → Africa australe)
Giornata invariata Nessuna modifica.

Si applica oltre i cinque fusi, va concordata prima con il diabetologo e scritta su carta. I boli di rapida si fanno davanti al pasto, non secondo l’orologio. Chi non vuole fare calcoli: tenere l’ora di partenza durante il transito, misurare ogni 4–6 ore, passare all’ora locale il mattino dopo l’arrivo.

In aereo

  • Insulina, farmaci e dispositivi sempre nel bagaglio a mano: in stiva possono congelare. Le limitazioni sui liquidi non valgono per i medicinali necessari. Dichiarare i presidi al controllo di sicurezza e chiedere l’ispezione manuale di microinfusore e sensore.
  • Microinfusore: eliminare le bolle prima dell’imbarco; molti centri consigliano di scollegarlo prima del decollo e ricollegarlo in quota (circa mezza unità in più in salita, mezza in meno in discesa).
  • Zuccheri rapidi in tasca, non in cappelliera. Bolo di rapida solo quando il vassoio è davvero davanti. Bere acqua, muovere le gambe ogni ora.
  • Nell’ultima mezz’ora di volo misurare la glicemia: sotto 120 mg/dL (6,7 mmol/L), mangiare prima di scendere.

A tavola, in qualunque continente

Cambiano i nomi, non la sostanza: riso, pane, mais, manioca, plantano, noodles, cous cous, chapati, tortilla, injera, ugali e fufu sono la stessa famiglia. Davanti a un piatto sconosciuto la domanda è dov’è l’amido e quanto ce n’è. Iniziare da verdure e proteine abbassa il picco. Le bevande sono la trappola che nessuno conta: tè al latte zuccherato, succhi, bibite, birra, succo di canna. E la sicurezza alimentare viene prima della glicemia: cibo cotto e caldo, frutta sbucciata da sé, acqua sicura.

Il parere del Dr. Meo — POLO VIAGGI

Il piatto non si rifiuta: in quasi tutte le culture in cui ho lavorato è un insulto. Si accetta sempre, si mangia la parte proteica e la salsa, si riduce l’amido e si dice con semplicità che si è in cura per lo zucchero. In Africa e in Asia il diabete lo conoscono tutti, e la reazione non è mai di offesa: è di solidarietà.

E poi i piedi: ho visto amputazioni nate da una vescica di scarpe nuove comprate per il viaggio. Le calzature si comprano due mesi prima e si camminano a casa.

Le dieci regole

  1. Prepara il viaggio 4–6 settimane prima: il colloquio deve produrre un foglio scritto.
  2. Porta il doppio di tutto: in due kit identici, mai nella stessa borsa.
  3. Insulina nel bagaglio a mano: sempre. Se congela si butta: il freddo la rovina più del caldo.
  4. Zuccheri rapidi in tasca: non nello zaino, non in valigia.
  5. Non sospendere mai l’insulina basale: nemmeno se non mangi: riduci i boli e controlla i chetoni.
  6. Malattia acuta: sospendi SADMANS: gliflozine, ACE-i, diuretici, metformina, sartani, FANS, sulfaniluree. E bevi.
  7. Fusi orari: est meno, ovest più: circa 4% per ora, oltre le cinque ore. Meglio un po’ alti che ipoglicemici in volo.
  8. Guarda dov’è l’amido: comincia da verdure e proteine; diffida delle bevande.
  9. Mai a piedi nudi, mai scarpe nuove: ispeziona i piedi ogni sera. Nel Sud-est asiatico niente fango (melioidosi).
  10. Istruisci chi viaggia con te: dove sono i farmaci, dov’è il glucagone, come si usa. Se è confusa: prima la glicemia.

Al ritorno

Qualunque febbre entro tre mesi dal rientro dai tropici è malaria fino a prova contraria e va valutata da un medico esperto. Nel diabetico vanno considerate anche melioidosi (Sud-est asiatico, anche dopo settimane) e tubercolosi. Ispezionare i piedi; controllo con emoglobina glicata e funzione renale.

Domande frequenti

Posso comprare l’insulina all’estero se finisco le scorte?

È sconsigliato e va evitato pianificando scorte doppie. Se è inevitabile, rivolgersi a una farmacia ospedaliera o a un centro diabetologico, verificare la concentrazione (U-100, U-40 o altro) e procurarsi le siringhe corrispondenti: usare una siringa U-100 con una fiala U-40 significa iniettare meno della metà della dose, e viceversa due volte e mezzo. Nomi commerciali e formulazioni cambiano da paese a paese.

L’insulina si rovina davvero con il caldo tropicale?

Meno di quanto si creda. Uno studio di Medici Senza Frontiere e Università di Ginevra (PLOS One, 2021) ha mostrato che l’insulina in uso mantiene la sua potenza dopo quattro settimane a temperature oscillanti fra 25 e 37 °C. Restano da evitare il sole diretto, il cruscotto dell’auto e soprattutto il congelamento: un’insulina congelata si butta.

Il microinfusore può passare ai raggi X dell’aeroporto?

La raccomandazione generale, condivisa da CDC e dai produttori, è di segnalare il dispositivo e chiedere l’ispezione manuale invece del passaggio nelle apparecchiature radiogene o negli scanner corporei. Ogni produttore pubblica indicazioni specifiche per il proprio modello: vanno consultate e stampate prima di partire.

Le vaccinazioni per il viaggio cambiano se ho il diabete?

Le raccomandazioni sui vaccini del viaggiatore sono le stesse. Vanno però assicurate le vaccinazioni indicate per le patologie croniche (influenza, pneumococco) e va tenuto presente che chi ha un diabete steroideo, causato da terapia cortisonica ad alte dosi, è anche immunodepresso e non può ricevere vaccini vivi.

Posso fare trekking in alta quota?

Sì, se il compenso è buono e non ci sono complicanze significative. Tre avvertenze: chi ha una retinopatia diabetica deve essere valutato da un oculista prima della salita; il fabbisogno insulinico si riduce nettamente con lo sforzo prolungato, anche nelle ore notturne; freddo e altitudine alterano le prestazioni di glucometro e strisce.

Che cosa scrivo nella lettera medica?

Diagnosi, farmaci con il nome generico oltre a quello commerciale, dosaggi, dispositivi indossati, necessità di trasportare aghi e siringhe nel bagaglio a mano, richiesta di ispezione manuale dei dispositivi e recapito del medico curante. In italiano e in inglese, su carta intestata, datata e firmata a ridosso della partenza. Il modello completo è nell’Appendice A del documento esteso.

POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA

Centro di Medicina Tropicale e dei Viaggi · Dipartimento di Medicina Tropicale e Malattie Infettive · Direttore: Dr. Paolo Meo, infettivologo-tropicalista · clinicadelviaggiatore.com

Sintesi del documento completo “Diabete e viaggio” (14 capitoli, appendici e bibliografia). Documento divulgativo di medicina dei viaggi: nessuna modifica della terapia, in particolare dell’insulina, va decisa sulla base di questo testo senza il parere del proprio medico. Edizione settembre 2026.

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Vaccinare in Gravidanza: una Strategia per Due Vite

Collana CESMET · Vaccini in Gravidanza

Vaccinare in Gravidanza: una Strategia per Due Vite

Quali vaccini proporre e utilizzare prima, durante e dopo la gravidanza:
raccomandati, da valutare con attenzione, controindicati

Documento introduttivo della collana — per ginecologi, medici e future mamme

Redazione Dr. Paolo Meo — Direttore POLO VIAGGI · tropicalista – infettivologo

In sintesi

Vaccinare una donna in gravidanza significa proteggere due pazienti con un solo gesto: la madre, più vulnerabile ad alcune infezioni, e il neonato, che nei primi mesi di vita non può ancora essere vaccinato e si difende soltanto con gli anticorpi ricevuti dalla mamma. È il principio dell’immunizzazione materna.

Per anni le vaccinazioni in gravidanza sono state guardate con un eccesso di prudenza, come se il periodo gestazionale fosse di per sé una controindicazione. È un equivoco che ha lasciato scoperte molte donne e molti neonati. Oggi le evidenze sono solide e la strategia è chiara:

(1) alcuni vaccini non solo sono sicuri, ma vanno attivamente raccomandati;

(2) altri vaccini si somministrano solo quando il rischio di contrarre la malattia supera il rischio teorico del vaccino;

(3) altri ancora — i vivi attenuati — vanno rimandati.

Questo documento apre la collana CESMET dedicata alle vaccinazioni prima e durante la gravidanza e ne fissa la cornice generale: i singoli vaccini saranno poi approfonditi, ciascuno in un proprio capitolo.

Perché vaccinare in gravidanza

La gravidanza modifica l’assetto immunitario, cardiovascolare e respiratorio della donna, rendendola più esposta alle complicanze di infezioni che in altre condizioni sarebbero banali. L’influenza, per esempio, aumenta il rischio di ospedalizzazione, di parto prematuro e di basso peso alla nascita. Ma il beneficio più prezioso della vaccinazione materna è indiretto e riguarda il neonato. Gli anticorpi materni (IgG) attraversano la placenta, soprattutto nel terzo trimestre, e conferiscono al bambino una protezione passiva proprio nella finestra più fragile: i primi mesi di vita, quando il sistema immunitario è immaturo e molte vaccinazioni dirette non sono ancora possibili.

È lo stesso meccanismo — collaudato da decenni con il tetano e la pertosse — che oggi si estende a nuove minacce come il virus respiratorio sinciziale. Vaccinare la madre nel momento giusto significa consegnare al neonato uno scudo pronto all’uso già dal primo giorno di vita.

Un principio guida semplice

Dietro l’apparente complessità delle raccomandazioni c’è una regola di lettura che orienta quasi tutte le decisioni:

(1) I vaccini inattivati (virus/batteri uccisi),

(2) i tossoidi,

(3) i vaccini ricombinanti / a subunità sono considerati sicuri in gravidanza.

(4) I vaccini vivi attenuati sono controindicati a scopo cautelativo, per il rischio teorico — mai dimostrato — legato alla replicazione del microrganismo.

Un punto rassicurante, da comunicare sempre alla donna: la somministrazione accidentale di un vaccino vivo attenuato — per esempio in una gravidanza non ancora nota — non ha mai fatto registrare un aumento di aborti o malformazioni e non costituisce indicazione all’interruzione di gravidanza. La prudenza è precauzionale, non il segnale di un danno atteso.

La mappa delle vaccinazioni in gravidanza

La tabella che segue riassume, a colpo d’occhio, le tre categorie. È uno schema di orientamento: ogni scelta va poi calata nella singola paziente, nella sua storia clinica e nella specifica situazione epidemiologica.

Livello Vaccino Indicazione in gravidanza
● Raccomandati — da offrire attivamente
dTpa Difterite-tetano-pertosse acellulare. Ad ogni gravidanza, 27ª–36ª sett. (idealmente ~28ª).
Influenza (inattivato) In qualsiasi trimestre, se la gestazione cade in stagione influenzale.
COVID-19 (mRNA) Raccomandato, in particolare nel 2º–3º trimestre.
VRS / RSV (Abrysvo) Dose singola nel 3º trimestre, in alternativa al monoclonale nel neonato — cap. dedicato.
▲ Con attenzione — solo se il rischio di malattia supera il rischio teorico
Epatite B Se suscettibile e con esposizione in corso o prevista.
Epatite A In caso di rischio concreto (viaggio, esposizione).
Meningococco ACWY / B In situazioni epidemiche o di rischio individuale elevato.
Poliomielite (IPV) Solo se esposizione inevitabile; formulazione inattivata.
Rabbia Post-esposizione: sempre indicata, mai controindicata. Pre-esposizione: se rischio elevato.
Pneumococco Non di routine; da valutare in presenza di comorbidità.
Colera / TBE (inattivati) Solo per rischio di esposizione documentato.
■ Controindicati — vaccini vivi attenuati (da rimandare)
Morbillo-Parotite-Rosolia (MPR) Vivo attenuato. Prima della gravidanza; poi rimandare al post-partum.
Varicella Vivo attenuato. Come sopra.
Herpes zoster (vivo att.) Controindicato in gravidanza.
Febbre gialla Vivo attenuato. Solo se esposizione inevitabile e non differibile.
Tubercolosi (BCG) Controindicato.
Tifo orale (Ty21a) · Influenza LAIV (spray) Formulazioni vive: controindicate. Esistono alternative inattivate.
HPV Non un vivo attenuato, ma rimandato al post-partum per dati insufficienti.

● Raccomandati: da offrire attivamente

Sono il cuore della strategia.

(1) La dTpa va ripetuta ad ogni gravidanza — anche se la donna è già vaccinata o in regola con i richiami — perché lo scopo non è proteggere lei, ma far arrivare al neonato un alto livello di anticorpi contro la pertosse, malattia che nei primi mesi di vita può essere mortale. La finestra ottimale è la 27ª–36ª settimana, idealmente intorno alla 28ª.

(2) La vaccinazione antinfluenzale (inattivata) è offerta in qualunque trimestre durante la stagione epidemica;

(3) la vaccinazione anti-COVID-19 con vaccino a mRNA è raccomandata, soprattutto nel secondo e terzo trimestre;

(4) il vaccino anti-VRS, la vera novità degli ultimi anni.

▲ Con attenzione: la logica del rischio-beneficio

Questa categoria non è una “zona grigia” di incertezza, ma il territorio del giudizio clinico. Si tratta in larga parte di vaccini inattivati che non si somministrano di routine, ma che diventano indicati quando la donna è realmente esposta al contagio:

(1) una gestante suscettibile all’epatite B con partner infetto, un viaggio in area a rischio;

(2) una situazione epidemica di meningococco;

(3) merita una nota a parte la profilassi antirabbica: dopo un morso a rischio la vaccinazione post-esposizione non è mai controindicata in gravidanza, perché la rabbia è invariabilmente mortale.

In tutti questi casi la domanda non è “si può?”, ma “il rischio della malattia, qui e ora, supera il rischio teorico del vaccino?”.

■ Controindicati: i vivi attenuati

(1) Morbillo-parotite-rosolia (MPR),

(2) varicella, herpes zoster vivo,

(3) febbre gialla,

(4) BCG,

(5) tifo orale e influenza in spray nasale: sono tutti vaccini vivi attenuati, da rimandare.

La strategia corretta è anticiparli, verificando l’immunità della donna prima del concepimento. Un caso particolare è la febbre gialla: in un viaggio inevitabile verso un’area endemica, la vaccinazione può essere valutata quando l’esposizione non è differibile. L’HPV, pur non essendo un vivo attenuato, si rimanda al dopo-parto per dati insufficienti in gravidanza.

Prima della gravidanza: la finestra da non perdere

La miglior vaccinazione in gravidanza è spesso quella fatta prima. La consulenza preconcezionale è il momento ideale per mettere in ordine proprio i vaccini che poi non si potranno somministrare: verificare l’immunità verso morbillo, parotite, rosolia e varicella e, se la donna è suscettibile, vaccinarla — rimandando l’inizio della gravidanza di almeno un mese (28 giorni) dopo l’ultima dose. È anche l’occasione per completare l’HPV e aggiornare il richiamo dTpa. Rosolia e varicella contratte in gravidanza possono avere conseguenze gravi sul nascituro: prevenirle prima significa togliere dal tavolo un rischio importante.

Dopo il parto: recuperare e proteggere

Il puerperio è la seconda finestra utile. Le donne risultate suscettibili a MPR o varicella vanno vaccinate prima della dimissione dal reparto di maternità, per non affrontare una successiva gravidanza di nuovo esposte. È anche il momento della cosiddetta strategia “a bozzolo” (cocoon): vaccinare i conviventi e i contatti stretti — in primis il padre — per costruire attorno al neonato un anello di persone immuni che riducono la probabilità di portargli in casa l’infezione.

Un focus sul VRS: la novità che cambia la prevenzione perinatale

Il virus respiratorio sinciziale è la prima causa di bronchiolite e una delle principali cause di ricovero nel primo anno di vita. Fino a poco tempo fa la prevenzione era limitata ai bambini più fragili. Oggi disponiamo di due strumenti complementari:

(1) il vaccino materno Abrysvo, somministrato alla gestante nel terzo trimestre per trasferire anticorpi al feto;

(2) l’anticorpo monoclonale (nirsevimab), somministrato direttamente al neonato.

In Italia i monoclonali per i nuovi nati sono già operativi e, per la stagione 2025-2026, si aggiunge l’offerta del vaccino in gravidanza.

Punto chiave sul VRS

Le due strategie:

vaccino alla madre

monoclonale al neonato

non vanno combinate di routine nella stessa coppia madre-bambino: si sceglie l’una o l’altra in base alle circostanze cliniche e stagionali. Finestre di somministrazione, tempistiche, intervallo con la dTpa ed efficacia saranno oggetto del capitolo dedicato.

Il parere del Dr. Meo

Nella mia esperienza il vero ostacolo non è la sicurezza dei vaccini, ma la paura — spesso alimentata da un’informazione confusa. La donna in gravidanza non chiede certezze assolute: chiede di capire.

Il nostro compito, come ginecologi e medici, è trasformare un elenco di raccomandazioni in una decisione consapevole, spiegando che qui non si protegge un paziente, ma due. Ogni vaccino fatto al momento giusto è un dono che la madre consegna al proprio bambino ancor prima che nasca. Questa collana nasce per dare a colleghi e future mamme uno strumento chiaro, onesto e aggiornato.

Dr. Paolo Meo · Direttore POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA

Come è organizzata la collana

Questo documento introduttivo fornisce la cornice. Ogni vaccinazione avrà poi un capitolo dedicato, con la stessa struttura: malattia e rischio in gravidanza, tipo di vaccino, tempistiche, sicurezza, controindicazioni e messaggi per il counseling. I capitoli previsti:

dTpa — difterite, tetano, pertosse: lo scudo contro la pertosse neonatale.
Influenza — perché vaccinare in ogni stagione epidemica.
COVID-19 — vaccini a mRNA e sicurezza in gravidanza.
VRS / RSV — vaccino materno e monoclonale: come scegliere.
MPR e Varicella — la prevenzione preconcezionale e post-partum.
Epatiti A e B — quando l’esposizione cambia le regole.
Meningococco e Pneumococco — le indicazioni selettive.
Vaccini del viaggiatore in gravidanza — febbre gialla, rabbia, tifo, colera, TBE, encefalite giapponese.
HPV — perché si rimanda e come recuperare.

Messaggi chiave

  • Vaccinare in gravidanza è proteggere due vite: la madre e, tramite gli anticorpi transplacentari, il neonato.
  • Regola d’oro: inattivati, tossoidi e ricombinanti sono sicuri; i vivi attenuati sono controindicati e vanno rimandati.
  • Raccomandati attivamente: dTpa ad ogni gravidanza, influenza, COVID-19 e — novità — il vaccino anti-VRS.
  • La categoria “con attenzione” è governata dal rapporto rischio-beneficio, non dall’incertezza.
  • La somministrazione accidentale di un vaccino vivo non è mai indicazione all’interruzione di gravidanza.
  • La finestra preconcezionale e il post-partum sono momenti preziosi quanto la gravidanza stessa.

Riferimenti essenziali

  1. Ministero della Salute. Vaccinazioni raccomandate per le donne in età fertile e in gravidanza — Circolare e aggiornamenti (2019; revisione 2025).
  2. Istituto Superiore di Sanità — EpiCentro. Vaccinazioni per le donne in gravidanza e in età fertile.
  3. SIGO, AOGOI, AGUI, SIN, SIP, FNOPO. Position paper sulla vaccinazione anti-VRS in gravidanza (Abrysvo).
  4. European Medicines Agency (EMA). Abrysvo — Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto.
  5. Kampmann B, Madhi SA, Munjal I, et al. Bivalent Prefusion F Vaccine in Pregnancy to Prevent RSV Illness in Infants. N Engl J Med 2023;388:1451-1464.
  6. Ministero della Salute. Prevenzione dell’infezione da Virus Respiratorio Sinciziale (RSV): monoclonali per i neonati e vaccino in gravidanza — stagione 2025-2026.
  7. Ministero della Salute. Circolare sulle raccomandazioni per la vaccinazione antinfluenzale, stagione 2025-2026.
  8. Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale (PNPV).

Redazione Dr. Paolo Meo — Direttore POLO VIAGGI · tropicalista – infettivologo

POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA · Centro di Medicina Tropicale e dei Viaggi

Clinica del Viaggiatore · Roma — www.clinicadelviaggiatore.com

Documento a fini informativi e di aggiornamento professionale. Non sostituisce la valutazione clinica individuale né le indicazioni ministeriali vigenti.

 

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EBOLA BUNDIBUGYO INDICAZIONI Operative per Viaggiatori e Cooperanti

 

⚠ Allerta Internazionale Attiva

EBOLA BUNDIBUGYO
Briefing Operativo per Viaggiatori e Cooperanti

Focolaio attivo DRC / Uganda
Aggiornamento: 16 giugno 2026
CESMET – Clinica del Viaggiatore

Emergenza globale
🔴 TRASMISSIONE: solo per contatto diretto — NON per via aerea o droplet a distanza
  • Sangue, secreti, organi e fluidi corporei di persone malate o decedute
  • Contatto con salme durante riti funerari tradizionali (alto rischio)
  • Aghi e materiale sanitario contaminato
  • Trasmissione sessuale possibile fino a 90 giorni dopo la guarigione
  • Animali serbatoio: chirotteri (pipistrelli della frutta); carni di animali selvatici (bushmeat)

MAPPA DEL RISCHIO PER ZONA
ZONA RISCHIO RACCOMANDAZIONE OPERATIVA
DRC Ituri (epicentro) MASSIMO Evitare. Se missione essenziale: solo operatori formati, full PPE, protocollo MSF/OMS.
DRC Province limitrofe ALTO Evitare viaggi non necessari. Monitoraggio quotidiano aggiornamenti OMS.
UgandaConfine Ovest ELEVATO  Massima precauzione. Evitare attraversamenti di frontiera via terra da zone rosse.
Africa sub-sahariana confinante MODERATO Attenzione rafforzata. Seguire avvisi locali. No bushmeat, no strutture sanitarie non attrezzate.
Africa orientale (Kenya, Tanzania…) BASSO Nessuna restrizione, ma informare il paziente. Monitorare i sintomi al rientro.
Europa – Italia TRASCURABILE Nessun caso autoctono previsto. Allerta diagnostica nei PS per viaggiatori febbricitanti da zone rosse.

3     SEZIONE TURISTI

COSA EVITARE ASSOLUTAMENTE
Destinazioni a rischio
  • Viaggi nella Provincia dell’Ituri (DRC) per qualsiasi motivo non essenziale
  • Zone di trasmissione attiva in Uganda occidentale
COMPORTAMENTI AD ALTO RISCHIO
  • Partecipare a cerimonie funebri e riti di lavaggio del cadavere
  • Toccare o maneggiare salme o pazienti ricoverati in strutture locali
  • Consumare bushmeat (carne di selvaggina, pipistrelli)
  • Visitare strutture sanitarie locali non attrezzate senza necessità
  • Contatti con animali selvatici (pipistrelli, primati)
COMPORTAMENTI CORRETTI
Prima della partenza
  • Consulenza preventiva in centro di medicina dei viaggi
  • Registrare i contatti della rappresentanza diplomatica italiana locale
Durante il viaggio
  • Igiene rigorosa delle mani con acqua e sapone o gel idroalcolico
  • Evitare contatti con persone sintomatiche (febbre, sanguinamenti)
  • Informarsi quotidianamente sugli aggiornamenti di sicurezza locali
PROCEDURA DI RIENTRO CON FEBBRE
  • CHIAMARE il 1500 (Ministero della Salute) prima di qualsiasi altro contatto
  • NON recarsi autonomamente al pronto soccorso
  • NON usare mezzi pubblici
  • Attendere le istruzioni del 1500 per il trasporto in sicurezza
  • Comunicare data di rientro, zone visitate e sintomi

SEZIONE COOPERANTI E OPERATORI UMANITARI
🛡️ PROTOCOLLI IPC OBBLIGATORI
  • Formazione IPC obbligatoria pre-missione (OMS/MSF standard)
  • Triage dei pazienti all’ingresso con identificazione dei casi sospetti
  • Zone contaminate / decontaminate rigorosamente separate
  • Procedure di donning/doffing supervisionate da osservatore
  • Disinfezione con ipoclorito 0,5% (superfici) e 0,05% (cute)
  • Smaltimento rifiuti biomedici in sacchi biohazard sigillati
  • Nessun riutilizzo di materiale monouso
🧹 DPI – DOTAZIONE MINIMA
  • Tuta impermeabile integrale (coverall BSL-3 o superiore)
  • Doppi guanti in nitrile — cambio tra un paziente e l’altro
  • Respiratore FFP2/FFP3 o maschera chirurgica + visiera
  • Occhiali di protezione a tenuta stagna
  • Stivali o sovrascarpe impermeabili
  • Grembiule impermeabile per procedure ad alto rischio
  • Checklist doffing passo per passo, supervisore presente
🌡️ AUTOMONITORAGGIO IN MISSIONE
  • Misurazione temperatura corporea 2×/die (mattino e sera)
  • Registro quotidiano su scheda standardizzata (OMS SEARO form)
  • Periodo di osservazione: 21 giorni dall’ultimo contatto a rischio
  • Sintomi da segnalare: febbre ≥38,5°C, cefalea intensa, mialgie, vomito, diarrea, rash, sanguinamenti
  • Contatto di riferimento: focal point IPC locale + coordinatore MSF/OMS
  • Nessuna autoprescrizione senza supervisione medica
✈️ GESTIONE DEL RIENTRO
Centri di riferimento italiani
  • IRCCS Lazzaro Spallanzani – Roma
    Tel. 06 5517 0  |  H24 per casi ad alta pericolosità
  • ASST Fatebenefratelli Sacco – Milano
    Tel. 02 3904 1  |  Malattie infettive e tropicali
  • Comunicare: data rientro, esposizioni, diario termometrico
  • Monitoraggio 21 giorni post-rientro con contatto giornaliero
  • Febbre: chiamare 1500, non muoversi autonomamente
  • Evitare contatti stretti fino a esclusione diagnostica

5. NOTA VACCINI — SITUAZIONE AGGIORNATA
Stato della copertura vaccinale per il ceppo Bundibugyo
Ervebo® (rVSV-ZEBOV)

Efficace contro EBOV-Zaire (Kivu 2018–2020), ma NON efficace contro il ceppo Bundibugyo (BDBV). Non autorizzato per l’attuale focolaio. Non somministrare come profilassi.

Mvanzi® (Ad26.ZEBOV + MVA-BN-Filo)

Analogo limite di spettro, non indicato per BDBV. Nessuna autorizzazione per l’impiego nel focolaio in corso.

Trial in avvio (2026): studi di fase I/II per candidati vaccinali contro Bundibugyo (piattaforma mRNA e VSV ricombinante); nessun prodotto disponibile in campo nel breve termine. La protezione dipende esclusivamente dai DPI e dai protocolli IPC.

redazione dr. PAOLO MEO CESMET – Centro di Medicina dei Viaggi    www.clinicadelviaggiatore.com
Aggiornamento: 16 giugno 2026  |  Fonti: OMS, ECDC, Ministero della Salute italiano
Aggiornare periodicamente in base all’evoluzione del focolaio. Documento a uso professionale e informativo.

 

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Il Bassado: un vecchio antibiotico per una ottima prevenzione della malaria

UTILIZZO DELLA DOXICICLINA PER LA PREVENZIONE DELLA MALARIA … e non solo

DOXICICLICA
             DOXICICLINA

DOXICICLINA 100 mg (BASSADO o MIRACLIN)

Una tetraciclina versatile al servizio del viaggiatore internazionale

Aggiornato a giugno 2026 – Dr. Paolo Meo, Medico Infettivologo e Tropicalista – direttore CESMET

1. Introduzione: un antibiotico “vecchio” ma sempre attuale

Il Dr. Paolo Meo, infettivologo e tropicalista direttore del CESMET di Roma con decenni di esperienza sul campo in Africa, Asia e America Latina, ha seguito nel corso degli anni migliaia di viaggiatori che hanno utilizzato la doxiciclina soprattutto in prevenzione, accumulando una casistica clinica di grande valore e confermando l’efficacia e la sicurezza di questo farmaco nelle condizioni più diverse preventive e terapeutiche.

La doxiciclina, antibiotico distribuito in tutto il mondo, è commercializzata in Italia principalmente come Bassado® 100 mg o Miraclin 100 mg farmaco senza lattosio) – è un antibiotico della famiglia delle tetracicline, impiegato in medicina clinica da oltre cinquant’anni. Nonostante la sua lunga storia, questo farmaco mantiene oggi una rilevanza straordinaria, sia nella infettivologia ma in particolare nel campo della medicina dei viaggi. La sua azione è al tempo stesso preventivo e terapeutico come antiparassitario, antibatterico ad ampio spettro e antiprotozoario, il che lo rende una scelta privilegiata per chi si reca in aree tropicali e subtropicali.  Utilizza questa molecola e porta con te le confezioni sufficienti per la chemioprofilassi per la malaria, la protezione batterica, in particolare per diarrea e punture di zecca, e non solo; e per la cura di molte forme batteriche come di seguito illustrato.

Naturalmente dovrai ben capire se puoi utilizzare il farmaco senza problemi. Potrai richiedere al dr. Paolo Meo, per la sua esperienza, o al tuo medico di fiducia, se, come e quando utilizzare la doxiciclina.   

2. Meccanismo d’azione

La doxiciclina 100 mg agisce inibendo la “sintesi proteica batterica” a livello dei ribosomi 30S, impedendo la crescita e la replicazione di un’ampia gamma di microrganismi. È attiva contro:

  • batteri Gram-positivi e Gram-negativi
  • batteri intracellulari (Rickettsia, Chlamydia, Coxiella, Bartonella, Anaplasma)
  • spirochete (Borrelia, Leptospira, Treponema)
  • micoplasmi e clamidie
  • il protozoo “Plasmodium”, in particolare falciparum (agente della malaria)

 

3. Profilassi antimalarica: l’uso principale, ma non unico nel viaggiatore.

3.1 Perché la doxiciclina per la malaria?

La malaria rimane una delle malattie infettive più pericolose al mondo, con oltre 600.000 decessi l’anno secondo i dati OMS aggiornati al 2025, la grande maggioranza dei quali causati da Plasmodium falciparum nell’Africa subsahariana. La chemioprofilassi farmacologica, associata alle misure di protezione antizanzara, rimane lo strumento più efficace per il viaggiatore non immune per prevenire l’infezione.

La doxiciclina è riconosciuta come farmaco di prima scelta per la profilassi antimalarica dalle principali linee guida internazionali, tra cui CDC (Centers for Disease Control and Prevention), WHO, e le linee guida europee ISTM/ASTMH. L’esperienza pluriennale del Dr. Meo, con migliaia di prescrizioni effettuate al CESMET, conferma una protezione elevatissima e un profilo di sicurezza nettamente superiore ad altri antimalarici disponibili.

3.2 Schema di somministrazione

Schema raccomandato dal CESMET (Dr. Paolo Meo)

BASSADO un ottimo farmaco nella chemioprofilassi per la malaria
BASSADO un ottimo farmaco nella chemioprofilassi per la malaria

•       1 compressa da 100 mg al giorno, durante il pasto principale (pranzo), da assumere con un bicchiere di acqua abbondante;

•       Inizio: è sufficiente iniziare il giorno prima della partenza o all’arrivo nell’area a rischio malarico;

•       Durata: per tutto il periodo del soggiorno in zona endemica;

•       Termine: continuare per un periodo di 7-10 giorni dopo aver lasciato l’area a rischio, il periodo è considerato sufficiente per evitare la riproduzione del plasmodio intraepatico; (l’esperienza di migliaia di casi ci dice ce non è necessario prolungare per altre 3 settimane)

 

Nota: A differenza di altri antimalarici come la meflochina (Lariam®), non è necessario iniziare due settimane prima della partenza.

 

3.3 Aree geografiche di indicazione

La doxiciclina 100 mg è indicata come profilassi antimalarica in tutte le aree a rischio di malaria da P. falciparum con resistenza alla clorochina ed alla meflochina, ed all’Atovaquone  comprendendo:

  • Africa subsahariana (area ad altissimo rischio)
  • Papua Nuova Guinea e Melanesia
  • Regioni a rischio del Sud-Est asiatico (incluse aree con P. falciparum resistente all’artemisinine, in particolare al confine Tailandia-Myanmar-Cambogia)
  • Alcune aree dell’Amazzonia sudamericana
  • Altre aree tropicali indicate di volta in volta dalle schede paese

 

4. Azione antibatterica ad ampio spettro: utilità nel viaggio

Uno dei grandi vantaggi della doxiciclina nel contesto dei viaggi internazionali è la sua capacità di offrire protezione simultanea contro numerose infezioni batteriche, alcune delle quali particolarmente frequenti (diarrea da viaggio) o pericolose (infezioni da punture o morso di zecca) nei paesi tropicali.


4.1 Infezioni trasmesse da puntura di zecca e altri artropodi

La doxiciclina è il FARMACO DI PRIMA SCELTA per le infezioni trasmesse da zecche

Le zecche sono vettrici di patogeni molto diversi e legate alla presenza animale negli ambienti. Durante i viaggi in ambienti naturali – foreste, savane, praterie, zone rurali, ma anche parchi di grandi città e cittadine – il rischio di esposizione aumenta significativamente. La doxiciclina agisce su:

•       Rickettsia spp. – agenti del Tifo Esantematico da Rickettsia (Spotted Fever Group) e altre rickettsiosi: febbri emorragiche, febbre bottonosa del Mediterraneo (R. conorii), febbre delle Montagne Rocciose (R. rickettsii). Farmaco elettivo, gold standard nella terapia, spesso considerato salva-vita.

•       Borrelia burgdorferi e altre specie – agente della Malattia di Lyme: la doxiciclina è il trattamento di prima scelta nelle fasi precoci.

•       Anaplasma phagocytophilum – agente dell’anaplasmosi granulocitica umana.

•       Ehrlichia spp. – ehrlichiosi monocitiche.

•       Coxiella burnetii – agente della Febbre Q, trasmessa anche da zecche e da animali.

•       Bartonella spp. – trasmessa da pidocchi e pulci (febbre delle trincee, malattia da graffio del gatto).

•       Francisella tularensis – agente della tularemia, trasmessa da zecche e roditori.

 

Importanza pratica: In molte aree tropicali e subtropicali, un viaggiatore che assume doxiciclina come profilassi antimalarica è già protetto in modo significativo contro queste infezioni, anche senza saperlo. Questo costituisce un vantaggio protettivo “a 360 gradi”.

4.2 Diarrea del viaggiatore e infezioni intestinali

La diarrea del viaggiatore colpisce dal 20% al 50% dei viaggiatori in paesi a risorse sanitarie limitate, ed è un problema sanitario frequente in viaggi in tutto il mondo; La doxiciclina è attiva contro i principali enterobatteri responsabili, tra cui Escherichia coli enterotossigena (ETEC), Shigella spp., Vibrio cholerae e altri enterobatteri.                                                                                                            Il Dr. Meo indica e prescrive questo farmaco come una eccellenza nella prevenzione di diarree alimentari e da acque contaminate anche con cui ci si lava (docce), ed anche per la prevenzione ed il trattamento del colera, tra le diarree batteriche più gravi. In viaggio, portare con se qualche confezione di doxiciclina significa disporre di un presidio preventivo ed anche terapeutico di prima linea contro le enteriti batteriche acute.

4.3 Infezioni cutanee

Nei climi tropicali, la sudorazione intensa, le punture di insetti e le abrasioni cutanee favoriscono infezioni da stafilococchi e streptococchi. La doxiciclina è efficace nel trattamento di:

  • Foruncolosi e ascessi cutanei;
  • Ferite infette;
  • Acne vulgaris (impiego anche a lungo termine, fino a 8-10 mesi, come documentato nella pratica clinica dal Dr. Meo)

4.4 Infezioni respiratorie atipiche

In aree tropicali e in contesti di promiscuità (dormitori, campeggi, strutture di fortuna), le polmoniti atipiche da Mycoplasma pneumoniae, Chlamydophila pneumoniae e Legionella pneumophila sono frequenti. La doxiciclina è attiva anche su tutti questi patogeni.

4.5 Infezioni sessualmente trasmesse (IST)

In caso di esposizioni non protette durante il viaggio, la doxiciclina offre copertura su:

  • Chlamydia trachomatis (uretrite, cervicite, linfogranuloma venereo)
  • Neisseria gonorrhoeae (gonorrea) anche in possibile combinazione con altri antibiotici;
  • Treponema pallidum (sifilide, terapia di seconda scelta);

4.6 Leptospirosi

La leptospirosi, trasmessa attraverso acqua o terreno contaminati da urine animali, è un rischio concreto in aree rurali tropicali, specialmente dopo inondazioni o contatto con acque dolci. La doxiciclina è indicata sia nella profilassi (in esposizioni note) sia nel trattamento precoce.

 

5. Pregi della doxiciclina da utilizzare in corso di viaggio

•       Efficacia antimalarica elevata e stabile: scarsa resistenza documentata rispetto ad altri antimalarici;

•       Ampio spettro antibatterico: un solo farmaco per molte protezioni;

•       Inizio il giorno prima della partenza: non richiede la lunga pre-somministrazione necessaria con meflochina

•       Ottimo profilo di sicurezza neurologica e psichiatrica: nessuna delle alterazioni del tono dell’umore, dei disturbi del sonno e dei sintomi neuropsichiatrici documentati con la meflochina (Lariam®) ed anche Atovaquone ( Malarone)

•       Lunga esperienza clinica: farmaco in uso da oltre 50 anni, con un profilo di sicurezza ben definito;

•       Utilizzo a lungo termine documentato: impiegato anche per 8-10 mesi consecutivi nel trattamento dell’acne, o addirittura anni, in alcune infezioni croniche, senza problemi di rilievo

•       Basso costo: meno di 4 euro a confezione, rendendo la profilassi accessibile a tutti;

•       Forma orale comoda: compressa da 100 mg, una volta al giorno

•       Protezione multipla in viaggio: malaria, infezioni da zecche, diarrea del viaggiatore, infezioni cutanee, IST

 

6. Limiti e possibili effetti indesiderati del farmaco

Disturbi gastrointestinali: sensazione di pesantezza gastrica, nausea, epigastralgia. Il rischio di presentare questi sintomi si riduce notevolmente assumendo il farmaco durante il pasto principale – pranzo, mai assumerlo a stomaco vuoto, ed utilizzare molta acqua.

Fotosensibilità cutanea: il rischio è correlato alla dose (dose dipendente): a 100 mg/die la sensibilizzazione solare è modesta, specie nelle persone con fototipo mediterraneo, ricco di melanina. Tuttavia è sempre buona norma utilizzare creme solari ad alta protezione. L’esperienza clinica del Dr. Meo su migliaia di casi conferma che le reazioni di fotosensibilità clinicamente rilevanti sono state rare.

Possibile comparsa di macchie cutanee: in un numero molto limitato di viaggiatori possono comparire piccole chiazze di iperpigmentazione cutanea, generalmente reversibili.

Lieve astenia iniziale: segnalata nei primi giorni di somministrazione in alcuni soggetti, generalmente transitoria.

Candidiasi orale o vaginale: rara ma ipotizzabile, come con tutti gli antibiotici ad ampio spettro, per alterazione del microbiota. Affrontabile con antimicotici topici o sistemici.

Controindicazioni principali: non è indicata la somministrazione (1) nei bambini sotto i 10 anni (rischio di discromia dentaria permanente e alterazioni della crescita ossea); (2) nelle donne in gravidanza dal secondo trimestre in poi; (3) nelle donne che allattano (4) in caso di allergia documentata alle tetracicline;

 

7. Avvertenze e controindicazioni importanti

⚠️ Quando non utilizzare la doxiciclina

•       Bambini con meno di 10 anni

•       Gravidanza (a partire dalla 16°-17° settimana e preferibilmente evitata anche prima)

•       Allattamento al seno

•       Allergia documentata alle tetracicline

•       Grave insufficienza epatica (usare con cautela)

 

Alternative disponibili: in caso di controindicazioni alla doxiciclina, il medico specialista potrà valutare per la profilassi della malaria farmaci alternativi quale Malarone® (atovaquone/proguanile) o, in casi selezionati, meflochina (Lariam®), pur con i significativi effetti collaterali neuropsichiatrici e cardiotossici di quest’ultima.

 

8. L’esperienza clinica del Dr. Paolo Meo e del CESMET

Il Dr. Paolo Meo è medico infettivologo e tropicalista con oltre quarant’anni di esperienza sul campo, maturata in Africa subsahariana, Asia e America Latina, e con una prolungata attività ambulatoriale presso il CESMET – Clinica del Viaggiatore di Roma, POLO VIAGGI -CESMET-ARTEMISIA uno dei centri di medicina dei viaggi di riferimento in Italia.

Nel corso degli anni, il Dr. Meo ha effettuato migliaia di prescrizioni di doxiciclina per la profilassi antimalarica, seguendo viaggiatori diretti verso le destinazioni a rischio più diverse: dall’Africa subsahariana alle foreste amazzoniche, dalla Papua Nuova Guinea alle zone rurali del Sud-Est asiatico.

I risultati osservati del farmaco confermano:

  • Protezione elevatissima contro la malaria, con quasi nessun caso documentato di malaria da P. falciparum tra i pazienti complianti;
  • Frequenza molto bassa di effetti collaterali seri: la grande maggioranza dei soggetti ha completato la profilassi senza problemi rilevanti;
  • Nessuna reazione neuropsichiatrica o cardiotossica, a differenza di quanto documentato con altri antimalarici;
  • Benefici aggiuntivi riportati: riduzione delle diarree batteriche, miglioramento di condizioni cutanee acneiformi, protezione contro infezioni da puntura di zecca;

Questa esperienza diretta, unita alle evidenze delle linee guida internazionali (CDC, WHO, ISTM), fa della doxiciclina 100 mg la scelta prioritaria del CESMET e del dr. Paolo Meo sia per la chemioprofilassi antimalarica, sia per la profilassi e la cura di molteplici malattie infettive a cominciare dalla frequentissima diarrea del viaggiatore, ai temibile tifo esantematico da zecca, nella maggior parte dei viaggiatori adulti.

Per questo motivo, l’assunzione in prevenzione antibatterica del Bassado, viene estesa a tutti i viaggiatori, in qualsiasi area del mondo si trovino, da assumere solamente durante il periodo del viaggio (dal giorno di arrivo al giorno di partenza)

9. Consigli pratici per il viaggiatore

La doxiciclina non sostituisce le misure di protezione personale antizanzara, ma le integra. Si raccomanda sempre di:

  • Usare repellenti e lenitivi cutanei naturali a base di OLIO DI NEEM – NOZETA;
  • Usare repellenti cutanei a base di DEET o Icaridina sulle parti esposte;
  • Indossare indumenti a maniche lunghe al tramonto e di notte;
  • Dormire sotto zanzariere impregnate di insetticida (LLIN);
  • Preferire ambienti con aria condizionata quando possibile;
  • In ambienti con zecche: indossare calzini e pantaloni lunghi, eseguire ispezione corporea a fine giornata;
  • Assumere la doxiciclina sempre durante il pasto per ridurre i disturbi gastrointestinali;
  • Non esporsi al sole senza adeguata protezione solare (SPF 30 o superiore);
  • Conservare il farmaco in luogo fresco e asciutto, lontano dalla luce;

 

10. L’importanza del consiglio medico specialistico

👨‍⚕️ Rivolgiti sempre a un medico esperto in medicina dei viaggi

Nonostante la doxiciclina sia un farmaco collaudato e generalmente sicuro, ogni viaggio e ogni viaggiatore sono diversi. La scelta dei farmaci da utilizzare in chemioprofilassi più adatta dipende da numerosi fattori individuali: la destinazione specifica e le aree visitate (città o zone rurali, quota altimetrica), la stagione e le condizioni climatiche, la durata del soggiorno, le condizioni di salute preesistenti, i farmaci già assunti (possibili interazioni), l’età e la gravidanza, le precedenti esperienze con antimalarici.

Se ti rivolgi al dr. Paolo Meo, esperto in medicina dei viaggi, è in grado di valutare l’insieme di questi fattori e di fornirti una raccomandazione personalizzata, che includa non solo la profilassi farmacologica ma anche il piano vaccinale completo, I consigli per la gestione delle emergenze sanitarie in loco, e le indicazioni su cosa portare nel kit di pronto soccorso da viaggio.

Mi raccomando non affidarti al “passaparola” o al “fai da te”: una profilassi sbagliata può dare falsa sicurezza o esporre a rischi inutili. Il CESMET, tramite il dr. Paolo Meo, per la sua lunga esperienza, offre consulenze specialistiche online, in diverse lingue, con la possibilità di ricevere indicazioni personalizzate.

 

11. Come contattarci

CESMET – Polo Viaggi Artemisia | Centro di Medicina e Vaccinazioni per i Viaggi – Roma

Email: seg.cesmet@gmail.com

WhatsApp: 346 6000899

Servizi disponibili tutti i giorni:

•       Consulenze online pre-viaggio personalizzate

•       Informazioni sulla chemioprofilassi antimalarica

•       Consulenze su malattie infettive e tropicali

•       Schede paese aggiornate per tutte le destinazioni a rischio

 

Dr. Paolo Meo – Medico Infettivologo, Tropicalista, Esperto in Malariologia

Buon viaggio, in salute!

Aggiornato a giugno 2026 – CESMET Polo Viaggi Artemisia

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Meningite: il killer silenzioso che colpisce i giovani

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Cosa è successo in Inghilterra? perché riguarda tutti noi? e perché vaccinarsi può salvarci la vita?
Immagina di uscire una sera con gli amici, ballare in discoteca, tornare a casa stanchi ma felici. Tre giorni dopo sei in terapia intensiva. Non è la trama di un film dell’orrore. È esattamente quello che è successo a Canterbury, nel Kent, in Inghilterra, nel marzo 2026.
L’EPIDEMIA CHE NEL MARZO 2026 HA SCONVOLTO IL REGNO UNITO
Tra il 5 e il 7 marzo 2026, un gruppo di studenti universitari ha frequentato il Club Chemistry, una discoteca nel centro di Canterbury. Nei giorni successivi, molti di loro hanno cominciato a sentirsi male. Quello che sembrava un banale stato influenzale si è rivelato qualcosa di molto più grave: meningite da meningococco TIPO B. In pochi giorni si sono registrati oltre 20 casi, con 2 morti — tra cui Juliette, una studentessa di 18 anni, e un ragazzo di 21 anni iscritto all’Università del Kent.
Il vice-direttore medico per l’Inghilterra, il dottor Thomas Waite, ha dichiarato: “È di gran lunga l’epidemia a crescita più rapida che abbia mai visto nella mia carriera.” Le autorità sanitarie britanniche hanno distribuito d’urgenza oltre 2.500 dosi di antibiotici in prevenzione e avviato una campagna di vaccinazione per meningococco B di emergenza per oltre 5.000 studenti universitari residenti nei dormitori del campus universitario.
Questo episodio non è stato un caso isolato. È un promemoria brutale che la meningite batterica esiste, colpisce forte e colpisce soprattutto i giovani. E soprattutto è diffuso ovunque, in Europa ed in tutto il mondo.
LA DISCOTECA NON È SOLO DIVERTIMENTO: È UN RISCHIO BIOLOGICO
Suona forte, ma è la realtà. In un locale affollato, con aria ricircolata, urla, baci, bicchieri condivisi e migliaia di goccioline respiratorie sospese nell’aria, la trasmissione del meningococco — così come di altri patogeni — è facilitata in modo significativo. L’epidemia di Canterbury ne è la dimostrazione più drammatica e recente.
Questo non significa smettere di uscire. Significa essere consapevoli, vaccinarsi, e sapere cosa fare se qualcosa non va.

 

PRENOTA LA TUA VACCINAZIONE

Scrivi a seg.cesmet@gmail.com richiedendo le vaccinazioni per i 4 tipi di maningococco ACWY, oppure per meningococco B.
Se vuoi richiedi una consulenza con me, dr. Paolo Meo, per sapere come comportarti. Ti ricordo che parte del tuo contributo, per la consulenza richiesta, è destinato ai nostri programmi di cooperazione in Kenya.

 

PERCHÉ I GIOVANI SONO I PIÙ A RISCHIO
Il meningococco — il batterio Neisseria meningitidis — vive normalmente nella gola e nel naso di molte persone senza causare alcun sintomo. Il fenomeno del portatore sano è diffuso. Si stima che tra il 10 e il 25% della popolazione sia portatore sano del batterio. Il problema esplode quando le condizioni sono favorevoli alla trasmissione: ambienti affollati, aria condivisa, contatti ravvicinati e prolungati.
Le università, le mense, le palestre, le case condivise e — soprattutto — le discoteche sono ambienti perfetti per la diffusione. I giovani che si trasferiscono per la prima volta lontano da casa incontrano in poco tempo centinaia di nuove persone, ognuna con la propria flora batterica. Il sistema immunitario, per quanto giovane e reattivo, si trova improvvisamente esposto a ceppi batterici mai incontrati prima. Aggiungete a questo le notti brevi, l’alcol, lo stress degli esami, e avete tutti gli ingredienti per un’infezione che può sfuggire di mano.
I SINTOMI: COME RICONOSCERE IL PERICOLO
Qui sta il vero problema: all’inizio la meningite assomiglia a un’influenza, o ad un postumo da sbornia, oppure ad un semplice mal di testa. Ed è per questo che è così pericolosa, perché ci si mette a letto sperando di star meglio, mentre il batterio sta già invadendo il sangue e poi il sistema nervoso centrale.
I segnali d’allarme da non ignorare mai sono:
• Febbre alta a insorgenza rapida
• Mal di testa intenso e progressivo, diverso dal solito;
• Rigidità del collo (difficoltà a piegare la testa in avanti);
• Fotofobia: fastidio alla luce;
• Nausea e vomito;
• Mani e piedi gelati nonostante la febbre;
• Confusione, sonnolenza eccessiva, difficoltà a svegliarsi;
• Eruzione cutanea con macchie rosso-violacee che non scompaiono premendo un bicchiere di vetro sulla pelle — questo è il segnale più grave, indica una sepsi in corso
Una “Regola d’oro”: Se un amico va a letto sentendosi male, controllalo ogni ora. Non aspettare. Se compare uno di questi sintomi, chiama il 118. La meningite batterica può uccidere in meno di 24 ore dall’inizio dei sintomi. Il tempo è tutto.
DIAGNOSI E TERAPIA: OGNI ORA CONTA
La diagnosi è clinica considerando in modo opportuno i sintomi premonitori e la conferma avviene in ospedale attraverso la rachicentesi (prelievo del liquido cerebrospinale), gli esami del sangue con emocolture e test rapidi di biologia molecolare per identificare il ceppo batterico. Spesso però, in presenza di un quadro clinico fortemente suggestivo, la terapia antibiotica viene avviata immediatamente, prima ancora della conferma di laboratorio — perché aspettare può costare la vita.
Il trattamento si basa su antibiotici per via endovenosa ad alte dosi (cefalosporine di terza generazione come il ceftriaxone), supporto intensivo con fluidi, ossigeno e, nei casi più gravi, ricovero in terapia intensiva. Nonostante le cure ottimali, la mortalità della meningite batterica resta tra il 5 e il 10%, e circa il 20% dei sopravvissuti riporta sequele permanenti: sordità, amputazioni per necrosi, danni neurologici. Non è una malattia da sottovalutare. La nostra campionessa Bebe Vio ne è uno degli esempi più evidenti.
Bebe Vio è la campionessa che ha sfidato la meningite B. Nata a Venezia il 4 marzo 1997, è una schermitrice paralimpica specializzata nel fioretto. Il 20 novembre 2008, a soli 11 anni, viene colpita da una meningite fulminante da meningococco B che le causa un’infezione così estesa da rendere necessaria l’amputazione di tutti e quattro gli arti. E un anno prima i medici le sconsigliarono proprio il vaccino per la meningite di tipo B.
I VACCINI: LA VERA DIFESA
E allora perché non proteggersi prima? Esiste un vaccino. Anzi, ne esistono diversi:
• Vaccino MenACWY: protegge dai sierogruppi A, C, W e Y. In Italia è raccomandato e offerto gratuitamente negli adolescenti. In UK è già da anni nel calendario vaccinale scolastico. I sierogruppi sono presenti in tutto il mondo. Opportuno nei viaggiatori internazionali che avranno contatti in ambienti chiusi.
• Vaccino MenB: protegge dal sierogruppo B, il più frequente in Europa tra i giovani adulti — esattamente quello che ha causato l’epidemia del Kent. In Italia è disponibile (Bexsero® o Trumenba®) ma spesso poco conosciuto e poco richiesto.
Il problema è che il vaccino MenACWY non protegge dal MenB. E il MenB è il ceppo dominante nei paesi europei tra i 15 e i 25 anni. Molti ragazzi pensano di essere protetti perché hanno fatto il vaccino a scuola, ma non è così.
La copertura vaccinale per il MenB è ulteriormente calata dopo la pandemia COVID-19, lasciando intere coorti di giovani adulti vulnerabili. La buona notizia è che il vaccino è sicuro, efficace e può essere fatto a qualsiasi età.

COSA FARE SE SEI UNO STUDENTE, UN FREQUENTATORE DI LOCALI, UN GIOVANE
Non serve aspettare un’epidemia. La prevenzione si fa prima. Ecco le azioni concrete:
1. Controlla il tuo stato vaccinale. Hai fatto il Meningococco ACWY? E il Meningococco B? Se non sei sicuro, non esitare a chiedere di effettuare le vaccinazioni.
2. Vaccinati prima di andare all’università. È il momento di massima esposizione al rischio.
3. Conosci i sintomi. Stampali mentalmente. Condividili con i tuoi amici.
4. Se un amico sta male — davvero male — non aspettare. Meglio chiamare il 118 per un falso allarme che trovarlo la mattina in uno stato critico.
5. Non ignorare la febbre alta dopo una serata in discoteca. Non è sempre la sbornia.

 

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Consulenze online viaggi

Parti Sicuro. Torna in Salute. La Consulenza del medico Tropicalista che Ha Vissuto il Mondo.
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Il Dott. Paolo Meo, medico infettivologo e tropicalista, direttore del CESMET, ha trascorso oltre quarant’anni a lavorare sul campo: in Africa, nei tropici, in quei territori remoti che molti viaggiatori sognano di raggiungere. Sa cosa significa attraversare una frontiera sanitaria. Conosce i rischi reali, non quelli scritti sulle schede ministeriali. Sa quali malattie circolano davvero, in quale stagione, in quale regione, e come un viaggiatore deve prepararsi per affrontarle.

Quella conoscenza è ora a tua disposizione, ovunque tu sia.

Perché la consulenza medica prima del viaggio è indispensabile. Organizzare un viaggio tropicale o in paesi a rischio sanitario senza una consulenza specialistica è come partire senza assicurazione: si spera che tutto vada bene, ma si lascia troppo al caso.

Malaria, dengue, febbre tifoide, colera, epatiti, leishmaniosi: sono malattie reali, che colpiscono chi non si protegge, anche i viaggiatori esperti. La prevenzione non è un optional. È il primo atto di cura verso se stessi e verso chi viaggia con noi.

Con il Dott. Meo non ricevi un foglio stampato con le vaccinazioni standard. Ricevi un percorso personalizzato, costruito sulla tua destinazione, sul tuo stato di salute, sulle attività che svolgerai e sul tipo di viaggio che hai in mente.

Cosa include la consulenza Durante la sessione — che puoi effettuare in videocall da qualsiasi parte del mondo

il Dott. Meo: (1) valuta i rischi sanitari specifici del paese e delle regioni che visiterai; (2) analizza il tuo libretto vaccinale e verifica cosa manca o va aggiornato; (3)) prescrive i farmaci di profilassi e quelli da portare nel kit medico da viaggio; (4) consiglia i vaccini indicati con spiegazione chiara sull’utilità di ciascuno; (5) suggerisce integratori, repellenti e prodotti per proteggere la pelle, il sole, gli insetti; (6)  risponde alle tue domande — anche quelle che hai sentito in mille versioni diverse e non sai più a chi credere.
Al termine della consulenza ricevi per iscritto: la documentazione sul paese, la ricetta con i farmaci da acquistare, l’elenco dei vaccini raccomandati.

Per chi è pensata
La consulenza è per te se:
(1) stai pianificando un viaggio in un paese tropicale, in Africa, in Asia o in America Latina viaggi per lavoro e la tua azienda invia personale in zone a rischio
(2) soffri di una patologia cronica e vuoi capire se puoi viaggiare in sicurezza;
(3) sei in gravidanza
(4) viaggi con bambini;
(5) hai sentito notizie contrastanti su vaccini o farmaci
(6) vuoi una risposta certa sei rientrato da un viaggio e non ti senti bene

Tre momenti in cui il Dott. Meo è al tuo fianco:
Prima di partire — La consulenza online (60€, valida per un viaggiatore) ti prepara in modo completo: rischi, vaccini, farmaci, comportamenti da adottare. Disponibile in videocall WhatsApp.

Durante il viaggio — Hai un dubbio, un sintomo, un’emergenza? Il dr. Meo è disponibile per supporto a distanza.

Al rientro — Febbre, stanchezza, malesseri digestivi, jet lag persistente? La visita post-viaggio (120€) può fare la differenza tra una diagnosi tempestiva e una complicanza evitata. Ricorda: qualsiasi febbre nei tre mesi successivi al rientro da un paese tropicale va valutata immediatamente.

Dove siamo
Il Dott. Paolo Meo riceve e visita in presenza presso il POLO VIAGGI Artemisia–CESMET, Via Piave 76, Roma, dove è possibile effettuare visite infettivologiche e tropicali, esami per malaria, dengue e altre malattie da rientro.

La consulenza online è disponibile per privati, aziende, enti e istituzioni da tutta Italia e dall’estero.

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📩 seg.cesmet@gmail.com | 🌐 clinicadelviaggiatore.com

 

 

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La Dengue, un problema globale

La dengue non è più solo un problema dei tropici: la zanzara Aedes sta portando questa infezione anche alle nostre latitudini. In questo video il dott. Paolo Meo, specialista del settore, spiega in modo chiaro cos’è la dengue, dove si sta diffondendo, come riconoscerla e soprattutto come ridurre il rischio durante viaggi e vita quotidiana.
Troverai consigli pratici di prevenzione personale e l’invito a rivolgerti a medici esperti per informazioni aggiornate e personalizzate.
👉 Guarda il video e parti informato: la prevenzione è il primo passo per proteggere te e chi viaggia con te.

La Dengue, un problema globale Leggi tutto »

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