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INFLUENZA: il virus che non aspetta il freddo

POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA

Clinica del Viaggiatore

direttore e responsabile scientifico dr. Paolo Meo, medico infettivologo e tropicalista

Via Piave 76, Roma · clinicadelviaggiatore.com

APPROFONDIMENTO · VIRUS RESPIRATORI · OTTOBRE 2026

Il virus che non aspetta il freddo

Influenza 2026/27: perché vaccinarsi adesso, come il virus convive con decine di altri virus respiratori, che ruolo ha davvero il tempo atmosferico, chi rischia di più e quali vaccini utilizzare

Dal 1° ottobre
campagna vaccinale (settimana 40)
Trivalente
vaccino aggiornato ai ceppi 2025
Gratis
dai 60 anni e per le categorie a rischio
Mai tardi
si può fare in qualsiasi momento della stagione

1. Il paradosso dell’autunno mite

Le giornate di ottobre sono ancora tiepide, si cena all’aperto, i cappotti restano nell’armadio. È naturale pensare che l’influenza sia un problema di dicembre. È un errore di prospettiva: il virus non segue il termometro della strada, segue le persone, e le persone in autunno tornano a scuola, in ufficio, sui mezzi pubblici, nelle stanze chiuse. Le condizioni per la trasmissione si creano molto prima che arrivi il primo vero freddo.

Quest’anno c’è un elemento in più. Dall’emisfero nord arrivano segnali di una partenza anticipata: nel Regno Unito e sulla costa occidentale degli Stati Uniti la quota di tamponi positivi all’influenza è insolitamente alta per il periodo, e in Giappone alcuni focolai tra agosto e settembre hanno costretto scuole appena riaperte a chiudere di nuovo. Gli epidemiologi avvertono però che i numeri sono ancora piccoli e che un inizio precoce non significa automaticamente una stagione più grave [1].

Il messaggio, quindi, non è allarmistico ma pratico: la prevenzione va programmata sul calendario, non sulla sensazione climatica. La circolare del Ministero della Salute fa partire la campagna dall’inizio di ottobre e ricorda che il vaccino va offerto in qualunque momento della stagione, anche a chi arriva in ritardo o ha già avuto episodi simil-influenzali [2, 3].

2. Che cos’è davvero l’influenza

Nel linguaggio comune “ho l’influenza” significa quasi sempre “ho febbre e tosse”. In medicina il termine indica una cosa precisa: l’infezione da virus influenzali, che appartengono alla famiglia degli Orthomyxoviridae. Quelli che contano per l’uomo sono due tipi:

  • Tipo A, suddiviso in sottotipi in base a due proteine di superficie, l’emoagglutinina (H) e la neuraminidasi (N). Oggi circolano stabilmente A(H1N1)pdm09 e A(H3N2). Il tipo A infetta anche uccelli e mammiferi: è il serbatoio da cui possono nascere le pandemie.
  • Tipo B, quasi esclusivamente umano. Delle due linee storiche, Victoria e Yamagata, la seconda non viene più rilevata da anni: per questo OMS ed EMA l’hanno tolta dai vaccini, che dal 2024 sono tornati trivalenti [4].

Perché ci si deve rivaccinare ogni anno

I virus influenzali copiano il proprio genoma con molti errori. Ogni stagione accumulano piccole mutazioni nelle proteine H e N che gli anticorpi riconoscono: è la deriva antigenica (drift). Gli anticorpi dell’anno prima riconoscono sempre meno il virus nuovo. A questo si aggiunge il calo naturale della protezione nei mesi successivi alla vaccinazione, più marcato negli anziani. Il vaccino viene quindi riformulato ogni anno sulla base della sorveglianza mondiale dell’OMS, che a febbraio indica i ceppi per l’inverno successivo [5].

Come si riconosce

La vera influenza ha un esordio brusco: febbre di solito sopra i 38 °C, almeno un sintomo respiratorio (tosse, mal di gola, naso chiuso) e almeno un sintomo generale (dolori muscolari e articolari, mal di testa, spossatezza intensa). Si sta male “di colpo”, spesso si sa indicare l’ora in cui è cominciata. Nei bambini sono frequenti anche vomito e diarrea. Negli anziani il quadro può essere ingannevole: la febbre può mancare o essere modesta, e i segnali da cercare sono confusione, sonnolenza insolita, respiro accelerato, peggioramento rapido delle condizioni generali.

3. L’influenza e il tempo che fa

Il legame tra freddo e influenza è antico quanto il nome stesso: “influenza” viene dall’idea medievale di un influsso degli astri e delle stagioni. La scienza moderna conferma che il clima conta, ma in modo più sottile di come lo immaginiamo. Il freddo non “fa venire” l’influenza: crea condizioni che la favoriscono.

Fattore Che cosa succede Peso reale
Umidità assoluta bassa Nell’aria secca dell’inverno le goccioline evaporano in fretta e i nuclei residui, più leggeri, restano sospesi più a lungo; il virus nell’aerosol secco resta infettante più a lungo. È il fattore climatico meglio documentato [6]. Alto nelle zone temperate
Riscaldamento domestico L’aria riscaldata è molto secca: il muco delle vie respiratorie si addensa e le ciglia che lo spingono fuori lavorano peggio. La prima barriera si indebolisce. Medio
Vita al chiuso Più tempo in ambienti poco aerati, più persone nello stesso spazio, più aria rirespirata. È il motore principale della trasmissione. Alto
Scuole I bambini eliminano più virus e più a lungo degli adulti e lo portano in famiglia. La riapertura di settembre e la chiusura natalizia si vedono nelle curve epidemiche. Alto
Sbalzi termici Non trasmettono il virus. Possono favorire raffreddori (più spesso da altri virus) e far sentire peggio chi è già infetto. Basso
Luce e vitamina D L’ipotesi che meno sole significhi difese più basse è plausibile ma le prove sono deboli e contrastanti. Incerto

Questo spiega perché un autunno mite può spostare di qualche settimana il picco, ma non cancella la stagione. Spiega anche un fatto che chi viaggia deve conoscere: ai tropici l’influenza non ha un “inverno”. Circola tutto l’anno, spesso con aumenti nella stagione delle piogge, quando la gente si raccoglie al riparo. Nell’emisfero sud (Australia, Sudafrica, Argentina, Cile) la stagione va invece da maggio a settembre, a calendario rovesciato rispetto al nostro.

4. Un condominio affollato: l’influenza e gli altri virus

L’influenza non è mai sola. Nelle nostre vie respiratorie, durante l’autunno e l’inverno, si alternano decine di virus diversi: rhinovirus, virus respiratorio sinciziale (RSV), SARS-CoV-2, virus parainfluenzali, metapneumovirus, adenovirus, coronavirus stagionali. Molti producono sintomi simili, e per questo nel linguaggio comune finiscono tutti sotto l’etichetta “influenza”.

I dati italiani lo mostrano bene. Nell’ultima settimana di novembre 2025, su oltre duemila campioni analizzati dalla rete di sorveglianza, l’influenza era presente in circa un caso su cinque; il rhinovirus in più di uno su otto; SARS-CoV-2 nel 4% e RSV nel 2% [7]. Proprio per dare conto di questo mosaico, dalla stagione 2025/26 l’Istituto Superiore di Sanità non sorveglia più le sole “sindromi simil-influenzali” ma tutte le infezioni respiratorie acute (ARI), in linea con l’ECDC [8].

Una convivenza fatta di competizione

Questi virus non si limitano a coesistere: competono per lo stesso territorio, le cellule che rivestono naso, gola e bronchi. Quando un virus infetta una cellula, l’organismo produce interferoni, molecole d’allarme che mettono in stato di difesa anche le cellule vicine. Il risultato è che, per qualche giorno, un secondo virus fa più fatica ad attecchire. È la cosiddetta interferenza virale: in laboratorio il rhinovirus riduce la replicazione del virus influenzale nelle colture di epitelio bronchiale umano [9], e si ritiene che un fenomeno simile abbia contribuito a ritardare in alcuni paesi europei la seconda ondata della pandemia del 2009.

Ne derivano alcune conseguenze pratiche:

  • Le ondate si succedono: spesso a inizio autunno dominano rhinovirus e altri virus “minori”, poi entra l’influenza, mentre l’RSV colpisce soprattutto lattanti e anziani in un periodo che può sovrapporsi o alternarsi.
  • Le coinfezioni esistono e, soprattutto nei bambini piccoli e nei fragili, possono essere più impegnative.
  • Ammalarsi una volta non “immunizza” per l’inverno: si possono prendere tre o quattro virus respiratori diversi nella stessa stagione.
  • Il vaccino antinfluenzale protegge solo dall’influenza. Chi si vaccina e poi ha un raffreddore non ha avuto un “vaccino che non funziona”: ha incontrato uno degli altri inquilini del condominio.

Per questo esistono più vaccini “di stagione”

Oltre all’antinfluenzale, per anziani e fragili sono disponibili il vaccino anti-COVID aggiornato, quello antipneumococcico (contro la principale complicanza batterica dell’influenza) e quello contro l’RSV; per i neonati c’è la protezione con anticorpo monoclonale. Si possono somministrare nella stessa seduta o a breve distanza: la visita vaccinale d’autunno è l’occasione per fare il punto su tutto [10].

5. Che cosa ci ha insegnato l’ultima stagione

L’inverno 2025/26 è stato un esempio quasi didattico di come funziona l’influenza. Una nuova variante di A(H3N2), il sottoclade K, comparsa nell’estate 2025, si è diffusa rapidamente in tutto il mondo. In Italia la stagione è partita con quattro-cinque settimane di anticipo [11], il sottoclade K è diventato nettamente prevalente tra i ceppi H3N2 [12] e i più colpiti sono stati come sempre i bambini sotto i cinque anni, con un’incidenza settimanale che nel pieno dell’ondata superava i 40 casi ogni mille [13].

La variante K era antigenicamente diversa dal ceppo H3N2 contenuto nel vaccino. Molti hanno concluso che il vaccino “non servisse”. I dati raccolti dopo dicono il contrario: nove studi europei condotti in 19 paesi hanno stimato un’efficacia contro l’influenza A del 25–45% in tutte le età, simile alle altre stagioni, e del 47–72% nei bambini [14]. Una protezione parziale, ma reale, proprio nel momento in cui il virus era meno “centrato”.

La lezione

Il vaccino antinfluenzale non è uno scudo perfetto e non va presentato come tale. È una cintura di sicurezza: non impedisce tutti gli incidenti, ma riduce in modo consistente la probabilità di farsi male sul serio. E funziona anche quando la stagione non è quella che ci si aspettava.

6. Che cosa sappiamo della stagione 2026/27

A oggi il quadro è ancora in formazione, ma alcuni elementi sono chiari.

  • Cambio di protagonista. Negli Stati Uniti, a fine settembre, il 96% dei virus tipizzati era A(H1N1) e solo il 4% A(H3N2); il tipo B non era rilevato [1]. L’anno scorso era esattamente il contrario. Quale sottotipo prevarrà in Italia lo diranno le prossime settimane di sorveglianza.
  • Una mutazione da seguire. In una parte dei virus H1N1 circolanti è comparsa una mutazione, chiamata G155E, che in laboratorio rende alcuni ceppi meno riconoscibili dagli anticorpi già presenti nella popolazione, in particolare in adolescenti e giovani adulti, che probabilmente non hanno mai incontrato virus H1N1 con caratteristiche simili [1]. È un dato preliminare, non ancora sottoposto a revisione, da osservare senza drammatizzare.
  • Il vaccino è aggiornato. Per questa stagione l’OMS ha rinnovato tutte e tre le componenti: un ceppo A/Missouri/11/2025 (H1N1)pdm09, un ceppo A/Darwin/2025 (H3N2) e un ceppo B/Victoria del 2025, con lievi differenze di ceppo tra i vaccini prodotti su uova e quelli su colture cellulari [5].
  • Novità italiana. La circolare 2026/27 abbassa a 60 anni l’età da cui sono raccomandati i vaccini “potenziati” (ad alto dosaggio o adiuvati), che offrono una protezione maggiore contro le forme gravi [2].

7. Perché vaccinarsi: le ragioni, con onestà

Un articolo equilibrato deve dire che cosa il vaccino fa e che cosa non fa.

Che cosa fa

  • Riduce il rischio di ammalarsi di influenza confermata, in genere di circa un terzo-metà a seconda della stagione e dell’età.
  • Riduce soprattutto le forme gravi: polmoniti, ricoveri, ingressi in terapia intensiva, decessi. È il beneficio più importante per anziani e fragili.
  • Protegge il cuore. Nei sette giorni successivi a un’influenza confermata il rischio di infarto è circa sei volte più alto [15]: l’infiammazione e la febbre mettono sotto sforzo coronarie già malate. Vaccinare un cardiopatico è anche prevenzione cardiovascolare.

 

  • Protegge chi ci sta accanto: neonati troppo piccoli per essere vaccinati, nonni, malati oncologici, persone immunodepresse. Vaccinare la donna in gravidanza trasmette anticorpi al bambino, che resta protetto nei primi mesi di vita [3].
  • Alleggerisce gli ospedali proprio nelle settimane in cui pronto soccorso e reparti sono più sotto pressione.

Che cosa non fa

  • Non protegge dagli altri virus respiratori.
  • Non garantisce di non ammalarsi: chi si ammala da vaccinato ha in genere una malattia più breve e più lieve.
  • Non può causare l’influenza: i vaccini iniettabili contengono virus inattivati o loro frammenti. Il dolore nel punto dell’iniezione, un po’ di stanchezza o qualche linea di febbre per un giorno sono la normale risposta del sistema immunitario.

Il dato che preoccupa

Le coperture restano lontane dagli obiettivi. Nel 2024 solo il 53,3% degli italiani sopra i 65 anni risultava vaccinato contro l’influenza, contro un obiettivo minimo del 75% [16]; i dati provvisori della stagione 2025/26 indicavano valori intorno al 50% in questa fascia. Dopo il picco raggiunto durante la pandemia, l’adesione si è progressivamente erosa.

8. Quando vaccinarsi

Dopo la vaccinazione servono circa due settimane perché si formino anticorpi protettivi. La protezione poi si mantiene per l’intera stagione, con un calo graduale più marcato nelle persone molto anziane. Per questo il periodo ideale nel nostro emisfero è tra ottobre e la metà di novembre: abbastanza presto da essere protetti quando la circolazione aumenta, non così presto da arrivare “scarichi” a febbraio.

Con i segnali di un possibile anticipo, ottobre è il momento giusto. Ma vale anche la regola opposta: non è mai troppo tardi. Se si arriva a dicembre o gennaio non vaccinati, conviene vaccinarsi comunque, perché la stagione dura fino a marzo-aprile.

Ci si può vaccinare dal medico di famiglia o dal pediatra, nei centri vaccinali delle ASL e nelle farmacie aderenti. Le Regioni stabiliscono calendari, priorità e quali prodotti rendere disponibili.

9. Chi rischia di più: le categorie a rischio

La circolare raccomanda la vaccinazione a tutti a partire dai 6 mesi di età, e la offre attivamente e gratuitamente a chi ha più probabilità di complicanze o di trasmettere il virus a persone fragili [2, 3].

Categoria Perché è a rischio Indicazioni pratiche
Persone dai 60 anni Con l’età il sistema immunitario risponde meno (immunosenescenza) e aumentano le malattie croniche. Qui si concentra la gran parte dei decessi. Preferire i vaccini potenziati: ad alto dosaggio o adiuvato.
Donne in gravidanza e nel post-partum In gravidanza cambiano cuore, polmoni e immunità: l’influenza è più spesso grave. Il neonato sotto i 6 mesi non può essere vaccinato. In qualsiasi trimestre; protegge anche il bambino nei primi mesi.
Bambini da 6 mesi a 6 anni Hanno le incidenze più alte, si ammalano più a lungo e sono il principale veicolo del virus in famiglia. Dai 2 anni disponibile anche lo spray nasale. Sotto i 9 anni, alla prima vaccinazione, due dosi a 4 settimane.
Malattie croniche (da 6 mesi a 59 anni) Malattie di cuore e polmoni (asma, BPCO, fibrosi), diabete, insufficienza renale, malattie del fegato, tumori, immunodepressione, obesità grave, malattie neuromuscolari, malattie infiammatorie croniche. Priorità assoluta: l’influenza può scompensare la malattia di base.
Ricoverati in lungodegenza e RSA Età avanzata, fragilità e convivenza ravvicinata favoriscono focolai. Vaccinare ospiti e personale.
Familiari e caregiver di persone fragili Sono il ponte attraverso cui il virus raggiunge chi non può difendersi. Vaccinarsi per proteggere chi si assiste.
Operatori sanitari e servizi essenziali Esposizione elevata e rischio di contagiare i pazienti; necessità di garantire i servizi durante il picco. Medici, infermieri, personale delle strutture, forze dell’ordine, vigili del fuoco.
Lavoratori a contatto con animali Allevatori, veterinari, addetti alla macellazione: riduce il rischio di coinfezione con virus influenzali animali e di rimescolamenti genetici. Rilevante con la circolazione dell’influenza aviaria.
Donatori di sangue Tutela la continuità delle donazioni nei mesi invernali. Offerta gratuita.

E chi viaggia?

Il viaggiatore non compare come categoria a sé nella circolare, ma per la medicina dei viaggi è una figura da considerare con attenzione. Aeroporti, voli lunghi, navi da crociera, grandi raduni e pellegrinaggi concentrano persone provenienti da tutto il mondo. Chi parte tra aprile e settembre verso l’emisfero sud trova l’influenza in piena stagione, chi va ai tropici la trova in qualunque mese. Per chi ha più di 60 anni o una malattia cronica, il vaccino è parte della preparazione al viaggio come le altre vaccinazioni.

10. I vaccini disponibili

Per la stagione 2026/27 AIFA ed EMA hanno autorizzato nove vaccini, tutti aggiornati ai ceppi indicati dall’OMS [3]. Non tutti sono necessariamente in commercio: le Regioni scelgono tramite gara quali rendere disponibili.

Vaccino Tipo Età autorizzata
Efluelda Inattivato ad alto dosaggio (potenziato) Dai 60 anni
Fluad Inattivato adiuvato (potenziato) Dai 50 anni
Fluarix / Fluarix Tetra Inattivato Dai 6 mesi
Influvac S / Influvac S Tetra Inattivato Dai 6 mesi
Vaxigrip Inattivato Dai 6 mesi, anche in gravidanza
Flucelvax Inattivato prodotto su colture cellulari Dai 6 mesi
Fluenz Vivo attenuato, spray nasale Da 2 a 18 anni

I vaccini potenziati compensano la risposta immunitaria più debole dell’anziano con una quantità maggiore di antigene o con un adiuvante che ne amplifica l’effetto. Lo spray nasale evita l’iniezione ai bambini, ma essendo un vaccino vivo non va usato nelle persone immunodepresse né in chi vive a stretto contatto con persone gravemente immunodepresse. Le uniche vere controindicazioni ai vaccini inattivati sono una reazione allergica grave a una dose precedente o a un componente; una malattia febbrile in corso consiglia solo di rimandare di qualche giorno.

11. Falsi miti

Si dice… In realtà
«Il vaccino mi ha fatto venire l’influenza.» Impossibile con i vaccini iniettabili, che non contengono virus vivo. Spesso ci si ammala di un altro virus respiratorio, o ci si era già infettati prima che il vaccino facesse effetto.
«Sono sano, non mi serve.» Anche gli adulti sani possono ammalarsi in modo serio, e soprattutto possono trasmettere il virus a chi è fragile.
«Fa ancora caldo, c’è tempo.» Il virus circola con la vita al chiuso, non con il termometro. Servono due settimane per essere protetti.
«L’ho già fatto l’anno scorso.» Il virus cambia e la protezione cala: serve la dose della nuova stagione.
«Ho già avuto l’influenza quest’anno.» Spesso era un altro virus. E anche dopo una vera influenza ci si può reinfettare con un altro sottotipo.
«Contro l’influenza basta l’antibiotico.» L’influenza è virale: l’antibiotico non serve e favorisce le resistenze. Va usato solo se il medico sospetta una complicanza batterica.
«Il vaccino indebolisce le difese.» Le allena verso un bersaglio preciso, senza effetto sulle difese contro gli altri microrganismi.

12. Oltre il vaccino: le difese di tutti i giorni

  • Aria. Aprire le finestre più volte al giorno, anche pochi minuti: è il gesto più sottovalutato contro tutti i virus respiratori.
  • Mani. Acqua e sapone o gel alcolico, soprattutto prima di mangiare e dopo i mezzi pubblici.
  • Tosse e starnuti nel fazzoletto monouso o nella piega del gomito.
  • Se si hanno sintomi, restare a casa e indossare la mascherina quando si incontrano persone fragili o in luoghi affollati.
  • Riposo e liquidi quando ci si ammala; i farmaci da banco attenuano i sintomi ma non accorciano la malattia.
  • Antivirali specifici esistono e, iniziati presto, sono utili nelle persone ad alto rischio: la decisione spetta al medico.

Quando chiamare il medico o il 112

Respiro difficile o affanno a riposo, dolore al petto, labbra bluastre.

Confusione, sonnolenza marcata, difficoltà a svegliarsi (soprattutto negli anziani e nei bambini).

Febbre che torna dopo essere scesa, o che dura oltre 3–4 giorni senza migliorare: può indicare una polmonite batterica.

Nei lattanti: rifiuto del cibo, poche urine, respiro rapido o rientramenti del torace.

Peggioramento rapido di una malattia cronica (diabete scompensato, scompenso cardiaco).

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Commento del dr. Paolo Meo

Il calendario, non il termometro

Chi ha lavorato a lungo ai tropici sa che l’influenza non è una malattia “del freddo”. Nei paesi dove l’inverno non esiste il virus circola lo stesso, segue le piogge, le scuole, i mercati, le stanze affollate. È una lezione utile anche a Roma in un ottobre tiepido: il virus non ci aspetta, si sposta con noi.

Dico ai miei pazienti una cosa semplice: il vaccino antinfluenzale non è perfetto e non va venduto come tale. In una stagione può proteggere molto, in un’altra meno. Ma l’inverno scorso, con una variante che il vaccino non conosceva, ha comunque dimezzato o quasi il rischio nei bambini e ridotto i ricoveri negli adulti. Nessun altro gesto di prevenzione, a questo costo e con questa sicurezza, fa altrettanto.

Il mio invito, quindi, è concreto. Chi ha più di 60 anni, chi ha una malattia di cuore, polmoni, reni o metabolismo, chi aspetta un bambino, chi vive con un neonato o con un anziano fragile, si vaccini adesso, a ottobre. E approfitti della visita per controllare anche le altre vaccinazioni di stagione. Chi sta per partire verso l’emisfero sud o i tropici ne parli con noi: l’influenza è una delle infezioni prevenibili più frequenti nei viaggiatori, e una delle più trascurate.

— dr. Paolo Meo, POLO VIAGGI CESMET – Artemisia · Clinica del Viaggiatore

Domande frequenti

Il vaccino antinfluenzale può farmi venire l’influenza?

No. I vaccini iniettabili contengono virus inattivati o loro frammenti, che non possono replicarsi. Un po’ di dolore al braccio, stanchezza o qualche linea di febbre per un giorno sono la normale risposta del sistema immunitario.

Fa ancora caldo: non è troppo presto per vaccinarsi?

No. Il virus circola con la vita al chiuso, non con la temperatura esterna, e servono circa due settimane per essere protetti. Il periodo ideale va da ottobre a metà novembre.

Ho già fatto il vaccino l’anno scorso: devo rifarlo?

Sì. Il virus cambia ogni anno e la protezione cala nei mesi: serve la dose aggiornata della nuova stagione.

Mi sono vaccinato e ho preso il raffreddore: il vaccino non ha funzionato?

Il vaccino protegge solo dall’influenza. In autunno e inverno circolano molti altri virus respiratori (rhinovirus, RSV, SARS-CoV-2 e altri) che danno sintomi simili.

Il vaccino è gratuito?

Sì, per chi ha compiuto 60 anni, donne in gravidanza e nel post-partum, bambini da 6 mesi a 6 anni, persone con malattie croniche, familiari e caregiver di persone fragili, operatori sanitari e dei servizi essenziali, donatori di sangue e alcune categorie di lavoratori. Le modalità variano da Regione a Regione.

Posso fare insieme l’antinfluenzale e il vaccino anti-COVID?

Sì: si possono somministrare nella stessa seduta. Per anziani e fragili è l’occasione per valutare anche l’antipneumococcico e il vaccino contro l’RSV.

Parto per l’emisfero sud o per i tropici: mi serve?

Ai tropici l’influenza circola tutto l’anno; nell’emisfero sud la stagione va da maggio a settembre. Se ha più di 60 anni o una malattia cronica, il vaccino fa parte della preparazione al viaggio: ne parli con noi.

Fonti

  1. M. Lenharo, «Flu season could kick off “incredibly” early — what scientists are watching», Nature, 6 ottobre 2026. doi:10.1038/d41586-026-03150-8. www.nature.com/articles/d41586-026-03150-8
  2. Ministero della Salute, Circolare n. 5134 del 23 giugno 2026 «Prevenzione e controllo dell’influenza: raccomandazioni per la stagione 2026-2027»; sintesi ISS-EpiCentro, 30 luglio 2026. www.epicentro.iss.it/influenza/aggiornamenti
  3. AIFA, Comunicato n. 31 del 16 settembre 2026 «Influenza: 9 i vaccini autorizzati per la stagione 2026-2027». www.aifa.gov.it/-/influenza-9-i-vaccini-autorizzati-per-la-stagione-2026-2027
  4. OMS/EMA: raccomandazione di vaccini trivalenti senza componente B/Yamagata; sintesi in My-Personaltrainer, 8 settembre 2026. www.my-personaltrainer.it/news/influenza-2026-2027-le-nuove-regole-addio-a-un-ceppo-storico-e-vaccini-potenziati-dai-60-anni.html
  5. WHO, «Recommended composition of influenza virus vaccines for use in the 2026-2027 northern hemisphere influenza season», 27 febbraio 2026. www.who.int/publications/m/item/recommended-composition-of-influenza-virus-vaccines-for-use-in-the-2026-2027-northern-hemisphere-influenza-season
  6. J. Shaman, M. Kohn, «Absolute humidity modulates influenza survival, transmission, and seasonality», PNAS 2009;106(9):3243-3248.
  7. ISS, Rapporto RespiVirNet, settimana 24-30 novembre 2025 (sintesi ANSA, 5 dicembre 2025). www.ansa.it/amp/english/news/2025/12/05/nearly-600000-italians-got-flu-in-7-days-3.3-mn-in-total_1f4a37e7-9ef7-4020-92ef-a1af460b1334.html
  8. ISS-EpiCentro, «Al via il primo Rapporto integrato della sorveglianza RespiVirNet», 31 ottobre 2025. www.epicentro.iss.it/influenza/2025
  9. A. Wu et al., «Interference between rhinovirus and influenza A virus: a clinical data analysis and experimental infection study», Lancet Microbe 2020;1(6):e254-e262.
  10. Ministero della Salute, Circolare 2026-2027 (co-somministrazione con anti-COVID, antipneumococcico e anti-RSV); circolare Regione Lombardia, 23 luglio 2026, sintesi Quotidiano Sanità. www.quotidianosanita.it/?p=152809
  11. Regione Lombardia – DG Welfare, nota del 28 novembre 2025 sull’andamento epidemiologico della stagione 2025-2026 (anticipo di 4-5 settimane, sottoclade K).
  12. ISS, Rapporto RespiVirNet 15-21 dicembre 2025, citato da Adnkronos/Ecoseven. www.ecoseven.net/?p=303292
  13. ISS, Rapporto RespiVirNet, settimana 8-14 dicembre 2025 (incidenza 0-4 anni 42/1.000), sintesi La Sicilia, 29 dicembre 2025. www.lasicilia.it/news/attualita/3011531/influenza-londata-di-dicembre-accelera-ecco-perche-i-casi-corrono-e-come-proteggersi-davvero.html
  14. H. Lucaccioni et al. and European IVE group, «Influenza vaccine effectiveness from nine studies during drifted A(H3N2) subclade K predominance, Europe, September 2025 to January 2026», Eurosurveillance 2026;31(7), 19 febbraio 2026. www.eurosurveillance.org/content/eurosurveillance/31/7
  15. J.C. Kwong et al., «Acute myocardial infarction after laboratory-confirmed influenza infection», N Engl J Med 2018;378:345-353.
  16. OCSE, dati 2024 sulla copertura antinfluenzale negli over 65 (53,3%); dati provvisori ministeriali a marzo 2026; sintesi RIFday, 17 settembre 2026. www.rifday.it/2026/09/17/influenza-nellultimo-anno-dimezzato-rispetto-al-2021-il-numero-di-italiani-vaccinati/

Nota metodologica e di trasparenza · Meo–Claude

Questo articolo prende spunto da notizie di stampa di inizio ottobre 2026, rielaborate in forma originale e senza riportare dichiarazioni di terzi. Le ricerche bibliografiche e la raccolta dei dati sono state effettuate con l’aiuto di Claude AI; impaginazione e veste grafica sono state studiate insieme da Claude e dal dr. Meo. I dati sono stati poi valutati e verificati sulle fonti primarie, e il testo rivisto dal dr. Paolo Meo, che ne porta l’intera responsabilità. Lo strumento cerca, ordina e dà forma alla pagina; il medico decide e firma.

Le informazioni hanno scopo divulgativo e non sostituiscono il parere del proprio medico. In caso di emergenza chiamare il 112. Dati aggiornati all’11 ottobre 2026.

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Vaccinare in Gravidanza: una Strategia per Due Vite

Collana CESMET · Vaccini in Gravidanza

Vaccinare in Gravidanza: una Strategia per Due Vite

Quali vaccini proporre e utilizzare prima, durante e dopo la gravidanza:
raccomandati, da valutare con attenzione, controindicati

Documento introduttivo della collana — per ginecologi, medici e future mamme

Redazione Dr. Paolo Meo — Direttore POLO VIAGGI · tropicalista – infettivologo

In sintesi

Vaccinare una donna in gravidanza significa proteggere due pazienti con un solo gesto: la madre, più vulnerabile ad alcune infezioni, e il neonato, che nei primi mesi di vita non può ancora essere vaccinato e si difende soltanto con gli anticorpi ricevuti dalla mamma. È il principio dell’immunizzazione materna.

Per anni le vaccinazioni in gravidanza sono state guardate con un eccesso di prudenza, come se il periodo gestazionale fosse di per sé una controindicazione. È un equivoco che ha lasciato scoperte molte donne e molti neonati. Oggi le evidenze sono solide e la strategia è chiara:

(1) alcuni vaccini non solo sono sicuri, ma vanno attivamente raccomandati;

(2) altri vaccini si somministrano solo quando il rischio di contrarre la malattia supera il rischio teorico del vaccino;

(3) altri ancora — i vivi attenuati — vanno rimandati.

Questo documento apre la collana CESMET dedicata alle vaccinazioni prima e durante la gravidanza e ne fissa la cornice generale: i singoli vaccini saranno poi approfonditi, ciascuno in un proprio capitolo.

Perché vaccinare in gravidanza

La gravidanza modifica l’assetto immunitario, cardiovascolare e respiratorio della donna, rendendola più esposta alle complicanze di infezioni che in altre condizioni sarebbero banali. L’influenza, per esempio, aumenta il rischio di ospedalizzazione, di parto prematuro e di basso peso alla nascita. Ma il beneficio più prezioso della vaccinazione materna è indiretto e riguarda il neonato. Gli anticorpi materni (IgG) attraversano la placenta, soprattutto nel terzo trimestre, e conferiscono al bambino una protezione passiva proprio nella finestra più fragile: i primi mesi di vita, quando il sistema immunitario è immaturo e molte vaccinazioni dirette non sono ancora possibili.

È lo stesso meccanismo — collaudato da decenni con il tetano e la pertosse — che oggi si estende a nuove minacce come il virus respiratorio sinciziale. Vaccinare la madre nel momento giusto significa consegnare al neonato uno scudo pronto all’uso già dal primo giorno di vita.

Un principio guida semplice

Dietro l’apparente complessità delle raccomandazioni c’è una regola di lettura che orienta quasi tutte le decisioni:

(1) I vaccini inattivati (virus/batteri uccisi),

(2) i tossoidi,

(3) i vaccini ricombinanti / a subunità sono considerati sicuri in gravidanza.

(4) I vaccini vivi attenuati sono controindicati a scopo cautelativo, per il rischio teorico — mai dimostrato — legato alla replicazione del microrganismo.

Un punto rassicurante, da comunicare sempre alla donna: la somministrazione accidentale di un vaccino vivo attenuato — per esempio in una gravidanza non ancora nota — non ha mai fatto registrare un aumento di aborti o malformazioni e non costituisce indicazione all’interruzione di gravidanza. La prudenza è precauzionale, non il segnale di un danno atteso.

La mappa delle vaccinazioni in gravidanza

La tabella che segue riassume, a colpo d’occhio, le tre categorie. È uno schema di orientamento: ogni scelta va poi calata nella singola paziente, nella sua storia clinica e nella specifica situazione epidemiologica.

Livello Vaccino Indicazione in gravidanza
● Raccomandati — da offrire attivamente
● dTpa Difterite-tetano-pertosse acellulare. Ad ogni gravidanza, 27ª–36ª sett. (idealmente ~28ª).
● Influenza (inattivato) In qualsiasi trimestre, se la gestazione cade in stagione influenzale.
● COVID-19 (mRNA) Raccomandato, in particolare nel 2º–3º trimestre.
● VRS / RSV (Abrysvo) Dose singola nel 3º trimestre, in alternativa al monoclonale nel neonato — cap. dedicato.
▲ Con attenzione — solo se il rischio di malattia supera il rischio teorico
▲ Epatite B Se suscettibile e con esposizione in corso o prevista.
▲ Epatite A In caso di rischio concreto (viaggio, esposizione).
▲ Meningococco ACWY / B In situazioni epidemiche o di rischio individuale elevato.
▲ Poliomielite (IPV) Solo se esposizione inevitabile; formulazione inattivata.
▲ Rabbia Post-esposizione: sempre indicata, mai controindicata. Pre-esposizione: se rischio elevato.
▲ Pneumococco Non di routine; da valutare in presenza di comorbidità.
▲ Colera / TBE (inattivati) Solo per rischio di esposizione documentato.
■ Controindicati — vaccini vivi attenuati (da rimandare)
■ Morbillo-Parotite-Rosolia (MPR) Vivo attenuato. Prima della gravidanza; poi rimandare al post-partum.
■ Varicella Vivo attenuato. Come sopra.
■ Herpes zoster (vivo att.) Controindicato in gravidanza.
■ Febbre gialla Vivo attenuato. Solo se esposizione inevitabile e non differibile.
■ Tubercolosi (BCG) Controindicato.
■ Tifo orale (Ty21a) · Influenza LAIV (spray) Formulazioni vive: controindicate. Esistono alternative inattivate.
■ HPV Non un vivo attenuato, ma rimandato al post-partum per dati insufficienti.

● Raccomandati: da offrire attivamente

Sono il cuore della strategia.

(1) La dTpa va ripetuta ad ogni gravidanza — anche se la donna è già vaccinata o in regola con i richiami — perché lo scopo non è proteggere lei, ma far arrivare al neonato un alto livello di anticorpi contro la pertosse, malattia che nei primi mesi di vita può essere mortale. La finestra ottimale è la 27ª–36ª settimana, idealmente intorno alla 28ª.

(2) La vaccinazione antinfluenzale (inattivata) è offerta in qualunque trimestre durante la stagione epidemica;

(3) la vaccinazione anti-COVID-19 con vaccino a mRNA è raccomandata, soprattutto nel secondo e terzo trimestre;

(4) il vaccino anti-VRS, la vera novità degli ultimi anni.

▲ Con attenzione: la logica del rischio-beneficio

Questa categoria non è una “zona grigia” di incertezza, ma il territorio del giudizio clinico. Si tratta in larga parte di vaccini inattivati che non si somministrano di routine, ma che diventano indicati quando la donna è realmente esposta al contagio:

(1) una gestante suscettibile all’epatite B con partner infetto, un viaggio in area a rischio;

(2) una situazione epidemica di meningococco;

(3) merita una nota a parte la profilassi antirabbica: dopo un morso a rischio la vaccinazione post-esposizione non è mai controindicata in gravidanza, perché la rabbia è invariabilmente mortale.

In tutti questi casi la domanda non è “si può?”, ma “il rischio della malattia, qui e ora, supera il rischio teorico del vaccino?”.

■ Controindicati: i vivi attenuati

(1) Morbillo-parotite-rosolia (MPR),

(2) varicella, herpes zoster vivo,

(3) febbre gialla,

(4) BCG,

(5) tifo orale e influenza in spray nasale: sono tutti vaccini vivi attenuati, da rimandare.

La strategia corretta è anticiparli, verificando l’immunità della donna prima del concepimento. Un caso particolare è la febbre gialla: in un viaggio inevitabile verso un’area endemica, la vaccinazione può essere valutata quando l’esposizione non è differibile. L’HPV, pur non essendo un vivo attenuato, si rimanda al dopo-parto per dati insufficienti in gravidanza.

Prima della gravidanza: la finestra da non perdere

La miglior vaccinazione in gravidanza è spesso quella fatta prima. La consulenza preconcezionale è il momento ideale per mettere in ordine proprio i vaccini che poi non si potranno somministrare: verificare l’immunità verso morbillo, parotite, rosolia e varicella e, se la donna è suscettibile, vaccinarla — rimandando l’inizio della gravidanza di almeno un mese (28 giorni) dopo l’ultima dose. È anche l’occasione per completare l’HPV e aggiornare il richiamo dTpa. Rosolia e varicella contratte in gravidanza possono avere conseguenze gravi sul nascituro: prevenirle prima significa togliere dal tavolo un rischio importante.

Dopo il parto: recuperare e proteggere

Il puerperio è la seconda finestra utile. Le donne risultate suscettibili a MPR o varicella vanno vaccinate prima della dimissione dal reparto di maternità, per non affrontare una successiva gravidanza di nuovo esposte. È anche il momento della cosiddetta strategia “a bozzolo” (cocoon): vaccinare i conviventi e i contatti stretti — in primis il padre — per costruire attorno al neonato un anello di persone immuni che riducono la probabilità di portargli in casa l’infezione.

Un focus sul VRS: la novità che cambia la prevenzione perinatale

Il virus respiratorio sinciziale è la prima causa di bronchiolite e una delle principali cause di ricovero nel primo anno di vita. Fino a poco tempo fa la prevenzione era limitata ai bambini più fragili. Oggi disponiamo di due strumenti complementari:

(1) il vaccino materno Abrysvo, somministrato alla gestante nel terzo trimestre per trasferire anticorpi al feto;

(2) l’anticorpo monoclonale (nirsevimab), somministrato direttamente al neonato.

In Italia i monoclonali per i nuovi nati sono già operativi e, per la stagione 2025-2026, si aggiunge l’offerta del vaccino in gravidanza.

Punto chiave sul VRS

Le due strategie:

– vaccino alla madre

– monoclonale al neonato

non vanno combinate di routine nella stessa coppia madre-bambino: si sceglie l’una o l’altra in base alle circostanze cliniche e stagionali. Finestre di somministrazione, tempistiche, intervallo con la dTpa ed efficacia saranno oggetto del capitolo dedicato.

Il parere del Dr. Meo

Nella mia esperienza il vero ostacolo non è la sicurezza dei vaccini, ma la paura — spesso alimentata da un’informazione confusa. La donna in gravidanza non chiede certezze assolute: chiede di capire.

Il nostro compito, come ginecologi e medici, è trasformare un elenco di raccomandazioni in una decisione consapevole, spiegando che qui non si protegge un paziente, ma due. Ogni vaccino fatto al momento giusto è un dono che la madre consegna al proprio bambino ancor prima che nasca. Questa collana nasce per dare a colleghi e future mamme uno strumento chiaro, onesto e aggiornato.

— Dr. Paolo Meo · Direttore POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA

Come è organizzata la collana

Questo documento introduttivo fornisce la cornice. Ogni vaccinazione avrà poi un capitolo dedicato, con la stessa struttura: malattia e rischio in gravidanza, tipo di vaccino, tempistiche, sicurezza, controindicazioni e messaggi per il counseling. I capitoli previsti:

dTpa — difterite, tetano, pertosse: lo scudo contro la pertosse neonatale.
Influenza — perché vaccinare in ogni stagione epidemica.
COVID-19 — vaccini a mRNA e sicurezza in gravidanza.
VRS / RSV — vaccino materno e monoclonale: come scegliere.
MPR e Varicella — la prevenzione preconcezionale e post-partum.
Epatiti A e B — quando l’esposizione cambia le regole.
Meningococco e Pneumococco — le indicazioni selettive.
Vaccini del viaggiatore in gravidanza — febbre gialla, rabbia, tifo, colera, TBE, encefalite giapponese.
HPV — perché si rimanda e come recuperare.

Messaggi chiave

  • Vaccinare in gravidanza è proteggere due vite: la madre e, tramite gli anticorpi transplacentari, il neonato.
  • Regola d’oro: inattivati, tossoidi e ricombinanti sono sicuri; i vivi attenuati sono controindicati e vanno rimandati.
  • Raccomandati attivamente: dTpa ad ogni gravidanza, influenza, COVID-19 e — novità — il vaccino anti-VRS.
  • La categoria “con attenzione” è governata dal rapporto rischio-beneficio, non dall’incertezza.
  • La somministrazione accidentale di un vaccino vivo non è mai indicazione all’interruzione di gravidanza.
  • La finestra preconcezionale e il post-partum sono momenti preziosi quanto la gravidanza stessa.

Riferimenti essenziali

  1. Ministero della Salute. Vaccinazioni raccomandate per le donne in età fertile e in gravidanza — Circolare e aggiornamenti (2019; revisione 2025).
  2. Istituto Superiore di Sanità — EpiCentro. Vaccinazioni per le donne in gravidanza e in età fertile.
  3. SIGO, AOGOI, AGUI, SIN, SIP, FNOPO. Position paper sulla vaccinazione anti-VRS in gravidanza (Abrysvo).
  4. European Medicines Agency (EMA). Abrysvo — Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto.
  5. Kampmann B, Madhi SA, Munjal I, et al. Bivalent Prefusion F Vaccine in Pregnancy to Prevent RSV Illness in Infants. N Engl J Med 2023;388:1451-1464.
  6. Ministero della Salute. Prevenzione dell’infezione da Virus Respiratorio Sinciziale (RSV): monoclonali per i neonati e vaccino in gravidanza — stagione 2025-2026.
  7. Ministero della Salute. Circolare sulle raccomandazioni per la vaccinazione antinfluenzale, stagione 2025-2026.
  8. Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale (PNPV).

Redazione Dr. Paolo Meo — Direttore POLO VIAGGI · tropicalista – infettivologo

POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA · Centro di Medicina Tropicale e dei Viaggi

Clinica del Viaggiatore · Roma — www.clinicadelviaggiatore.com

Documento a fini informativi e di aggiornamento professionale. Non sostituisce la valutazione clinica individuale né le indicazioni ministeriali vigenti.

 

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