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Influenza

INFLUENZA: il virus che non aspetta il freddo

POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA

Clinica del Viaggiatore

direttore e responsabile scientifico dr. Paolo Meo, medico infettivologo e tropicalista

Via Piave 76, Roma · clinicadelviaggiatore.com

APPROFONDIMENTO · VIRUS RESPIRATORI · OTTOBRE 2026

Il virus che non aspetta il freddo

Influenza 2026/27: perché vaccinarsi adesso, come il virus convive con decine di altri virus respiratori, che ruolo ha davvero il tempo atmosferico, chi rischia di più e quali vaccini utilizzare

Dal 1° ottobre
campagna vaccinale (settimana 40)
Trivalente
vaccino aggiornato ai ceppi 2025
Gratis
dai 60 anni e per le categorie a rischio
Mai tardi
si può fare in qualsiasi momento della stagione

1. Il paradosso dell’autunno mite

Le giornate di ottobre sono ancora tiepide, si cena all’aperto, i cappotti restano nell’armadio. È naturale pensare che l’influenza sia un problema di dicembre. È un errore di prospettiva: il virus non segue il termometro della strada, segue le persone, e le persone in autunno tornano a scuola, in ufficio, sui mezzi pubblici, nelle stanze chiuse. Le condizioni per la trasmissione si creano molto prima che arrivi il primo vero freddo.

Quest’anno c’è un elemento in più. Dall’emisfero nord arrivano segnali di una partenza anticipata: nel Regno Unito e sulla costa occidentale degli Stati Uniti la quota di tamponi positivi all’influenza è insolitamente alta per il periodo, e in Giappone alcuni focolai tra agosto e settembre hanno costretto scuole appena riaperte a chiudere di nuovo. Gli epidemiologi avvertono però che i numeri sono ancora piccoli e che un inizio precoce non significa automaticamente una stagione più grave [1].

Il messaggio, quindi, non è allarmistico ma pratico: la prevenzione va programmata sul calendario, non sulla sensazione climatica. La circolare del Ministero della Salute fa partire la campagna dall’inizio di ottobre e ricorda che il vaccino va offerto in qualunque momento della stagione, anche a chi arriva in ritardo o ha già avuto episodi simil-influenzali [2, 3].

2. Che cos’è davvero l’influenza

Nel linguaggio comune “ho l’influenza” significa quasi sempre “ho febbre e tosse”. In medicina il termine indica una cosa precisa: l’infezione da virus influenzali, che appartengono alla famiglia degli Orthomyxoviridae. Quelli che contano per l’uomo sono due tipi:

  • Tipo A, suddiviso in sottotipi in base a due proteine di superficie, l’emoagglutinina (H) e la neuraminidasi (N). Oggi circolano stabilmente A(H1N1)pdm09 e A(H3N2). Il tipo A infetta anche uccelli e mammiferi: è il serbatoio da cui possono nascere le pandemie.
  • Tipo B, quasi esclusivamente umano. Delle due linee storiche, Victoria e Yamagata, la seconda non viene più rilevata da anni: per questo OMS ed EMA l’hanno tolta dai vaccini, che dal 2024 sono tornati trivalenti [4].

Perché ci si deve rivaccinare ogni anno

I virus influenzali copiano il proprio genoma con molti errori. Ogni stagione accumulano piccole mutazioni nelle proteine H e N che gli anticorpi riconoscono: è la deriva antigenica (drift). Gli anticorpi dell’anno prima riconoscono sempre meno il virus nuovo. A questo si aggiunge il calo naturale della protezione nei mesi successivi alla vaccinazione, più marcato negli anziani. Il vaccino viene quindi riformulato ogni anno sulla base della sorveglianza mondiale dell’OMS, che a febbraio indica i ceppi per l’inverno successivo [5].

Come si riconosce

La vera influenza ha un esordio brusco: febbre di solito sopra i 38 °C, almeno un sintomo respiratorio (tosse, mal di gola, naso chiuso) e almeno un sintomo generale (dolori muscolari e articolari, mal di testa, spossatezza intensa). Si sta male “di colpo”, spesso si sa indicare l’ora in cui è cominciata. Nei bambini sono frequenti anche vomito e diarrea. Negli anziani il quadro può essere ingannevole: la febbre può mancare o essere modesta, e i segnali da cercare sono confusione, sonnolenza insolita, respiro accelerato, peggioramento rapido delle condizioni generali.

3. L’influenza e il tempo che fa

Il legame tra freddo e influenza è antico quanto il nome stesso: “influenza” viene dall’idea medievale di un influsso degli astri e delle stagioni. La scienza moderna conferma che il clima conta, ma in modo più sottile di come lo immaginiamo. Il freddo non “fa venire” l’influenza: crea condizioni che la favoriscono.

Fattore Che cosa succede Peso reale
Umidità assoluta bassa Nell’aria secca dell’inverno le goccioline evaporano in fretta e i nuclei residui, più leggeri, restano sospesi più a lungo; il virus nell’aerosol secco resta infettante più a lungo. È il fattore climatico meglio documentato [6]. Alto nelle zone temperate
Riscaldamento domestico L’aria riscaldata è molto secca: il muco delle vie respiratorie si addensa e le ciglia che lo spingono fuori lavorano peggio. La prima barriera si indebolisce. Medio
Vita al chiuso Più tempo in ambienti poco aerati, più persone nello stesso spazio, più aria rirespirata. È il motore principale della trasmissione. Alto
Scuole I bambini eliminano più virus e più a lungo degli adulti e lo portano in famiglia. La riapertura di settembre e la chiusura natalizia si vedono nelle curve epidemiche. Alto
Sbalzi termici Non trasmettono il virus. Possono favorire raffreddori (più spesso da altri virus) e far sentire peggio chi è già infetto. Basso
Luce e vitamina D L’ipotesi che meno sole significhi difese più basse è plausibile ma le prove sono deboli e contrastanti. Incerto

Questo spiega perché un autunno mite può spostare di qualche settimana il picco, ma non cancella la stagione. Spiega anche un fatto che chi viaggia deve conoscere: ai tropici l’influenza non ha un “inverno”. Circola tutto l’anno, spesso con aumenti nella stagione delle piogge, quando la gente si raccoglie al riparo. Nell’emisfero sud (Australia, Sudafrica, Argentina, Cile) la stagione va invece da maggio a settembre, a calendario rovesciato rispetto al nostro.

4. Un condominio affollato: l’influenza e gli altri virus

L’influenza non è mai sola. Nelle nostre vie respiratorie, durante l’autunno e l’inverno, si alternano decine di virus diversi: rhinovirus, virus respiratorio sinciziale (RSV), SARS-CoV-2, virus parainfluenzali, metapneumovirus, adenovirus, coronavirus stagionali. Molti producono sintomi simili, e per questo nel linguaggio comune finiscono tutti sotto l’etichetta “influenza”.

I dati italiani lo mostrano bene. Nell’ultima settimana di novembre 2025, su oltre duemila campioni analizzati dalla rete di sorveglianza, l’influenza era presente in circa un caso su cinque; il rhinovirus in più di uno su otto; SARS-CoV-2 nel 4% e RSV nel 2% [7]. Proprio per dare conto di questo mosaico, dalla stagione 2025/26 l’Istituto Superiore di Sanità non sorveglia più le sole “sindromi simil-influenzali” ma tutte le infezioni respiratorie acute (ARI), in linea con l’ECDC [8].

Una convivenza fatta di competizione

Questi virus non si limitano a coesistere: competono per lo stesso territorio, le cellule che rivestono naso, gola e bronchi. Quando un virus infetta una cellula, l’organismo produce interferoni, molecole d’allarme che mettono in stato di difesa anche le cellule vicine. Il risultato è che, per qualche giorno, un secondo virus fa più fatica ad attecchire. È la cosiddetta interferenza virale: in laboratorio il rhinovirus riduce la replicazione del virus influenzale nelle colture di epitelio bronchiale umano [9], e si ritiene che un fenomeno simile abbia contribuito a ritardare in alcuni paesi europei la seconda ondata della pandemia del 2009.

Ne derivano alcune conseguenze pratiche:

  • Le ondate si succedono: spesso a inizio autunno dominano rhinovirus e altri virus “minori”, poi entra l’influenza, mentre l’RSV colpisce soprattutto lattanti e anziani in un periodo che può sovrapporsi o alternarsi.
  • Le coinfezioni esistono e, soprattutto nei bambini piccoli e nei fragili, possono essere più impegnative.
  • Ammalarsi una volta non “immunizza” per l’inverno: si possono prendere tre o quattro virus respiratori diversi nella stessa stagione.
  • Il vaccino antinfluenzale protegge solo dall’influenza. Chi si vaccina e poi ha un raffreddore non ha avuto un “vaccino che non funziona”: ha incontrato uno degli altri inquilini del condominio.

Per questo esistono più vaccini “di stagione”

Oltre all’antinfluenzale, per anziani e fragili sono disponibili il vaccino anti-COVID aggiornato, quello antipneumococcico (contro la principale complicanza batterica dell’influenza) e quello contro l’RSV; per i neonati c’è la protezione con anticorpo monoclonale. Si possono somministrare nella stessa seduta o a breve distanza: la visita vaccinale d’autunno è l’occasione per fare il punto su tutto [10].

5. Che cosa ci ha insegnato l’ultima stagione

L’inverno 2025/26 è stato un esempio quasi didattico di come funziona l’influenza. Una nuova variante di A(H3N2), il sottoclade K, comparsa nell’estate 2025, si è diffusa rapidamente in tutto il mondo. In Italia la stagione è partita con quattro-cinque settimane di anticipo [11], il sottoclade K è diventato nettamente prevalente tra i ceppi H3N2 [12] e i più colpiti sono stati come sempre i bambini sotto i cinque anni, con un’incidenza settimanale che nel pieno dell’ondata superava i 40 casi ogni mille [13].

La variante K era antigenicamente diversa dal ceppo H3N2 contenuto nel vaccino. Molti hanno concluso che il vaccino “non servisse”. I dati raccolti dopo dicono il contrario: nove studi europei condotti in 19 paesi hanno stimato un’efficacia contro l’influenza A del 25–45% in tutte le età, simile alle altre stagioni, e del 47–72% nei bambini [14]. Una protezione parziale, ma reale, proprio nel momento in cui il virus era meno “centrato”.

La lezione

Il vaccino antinfluenzale non è uno scudo perfetto e non va presentato come tale. È una cintura di sicurezza: non impedisce tutti gli incidenti, ma riduce in modo consistente la probabilità di farsi male sul serio. E funziona anche quando la stagione non è quella che ci si aspettava.

6. Che cosa sappiamo della stagione 2026/27

A oggi il quadro è ancora in formazione, ma alcuni elementi sono chiari.

  • Cambio di protagonista. Negli Stati Uniti, a fine settembre, il 96% dei virus tipizzati era A(H1N1) e solo il 4% A(H3N2); il tipo B non era rilevato [1]. L’anno scorso era esattamente il contrario. Quale sottotipo prevarrà in Italia lo diranno le prossime settimane di sorveglianza.
  • Una mutazione da seguire. In una parte dei virus H1N1 circolanti è comparsa una mutazione, chiamata G155E, che in laboratorio rende alcuni ceppi meno riconoscibili dagli anticorpi già presenti nella popolazione, in particolare in adolescenti e giovani adulti, che probabilmente non hanno mai incontrato virus H1N1 con caratteristiche simili [1]. È un dato preliminare, non ancora sottoposto a revisione, da osservare senza drammatizzare.
  • Il vaccino è aggiornato. Per questa stagione l’OMS ha rinnovato tutte e tre le componenti: un ceppo A/Missouri/11/2025 (H1N1)pdm09, un ceppo A/Darwin/2025 (H3N2) e un ceppo B/Victoria del 2025, con lievi differenze di ceppo tra i vaccini prodotti su uova e quelli su colture cellulari [5].
  • Novità italiana. La circolare 2026/27 abbassa a 60 anni l’età da cui sono raccomandati i vaccini “potenziati” (ad alto dosaggio o adiuvati), che offrono una protezione maggiore contro le forme gravi [2].

7. Perché vaccinarsi: le ragioni, con onestà

Un articolo equilibrato deve dire che cosa il vaccino fa e che cosa non fa.

Che cosa fa

  • Riduce il rischio di ammalarsi di influenza confermata, in genere di circa un terzo-metà a seconda della stagione e dell’età.
  • Riduce soprattutto le forme gravi: polmoniti, ricoveri, ingressi in terapia intensiva, decessi. È il beneficio più importante per anziani e fragili.
  • Protegge il cuore. Nei sette giorni successivi a un’influenza confermata il rischio di infarto è circa sei volte più alto [15]: l’infiammazione e la febbre mettono sotto sforzo coronarie già malate. Vaccinare un cardiopatico è anche prevenzione cardiovascolare.

 

  • Protegge chi ci sta accanto: neonati troppo piccoli per essere vaccinati, nonni, malati oncologici, persone immunodepresse. Vaccinare la donna in gravidanza trasmette anticorpi al bambino, che resta protetto nei primi mesi di vita [3].
  • Alleggerisce gli ospedali proprio nelle settimane in cui pronto soccorso e reparti sono più sotto pressione.

Che cosa non fa

  • Non protegge dagli altri virus respiratori.
  • Non garantisce di non ammalarsi: chi si ammala da vaccinato ha in genere una malattia più breve e più lieve.
  • Non può causare l’influenza: i vaccini iniettabili contengono virus inattivati o loro frammenti. Il dolore nel punto dell’iniezione, un po’ di stanchezza o qualche linea di febbre per un giorno sono la normale risposta del sistema immunitario.

Il dato che preoccupa

Le coperture restano lontane dagli obiettivi. Nel 2024 solo il 53,3% degli italiani sopra i 65 anni risultava vaccinato contro l’influenza, contro un obiettivo minimo del 75% [16]; i dati provvisori della stagione 2025/26 indicavano valori intorno al 50% in questa fascia. Dopo il picco raggiunto durante la pandemia, l’adesione si è progressivamente erosa.

8. Quando vaccinarsi

Dopo la vaccinazione servono circa due settimane perché si formino anticorpi protettivi. La protezione poi si mantiene per l’intera stagione, con un calo graduale più marcato nelle persone molto anziane. Per questo il periodo ideale nel nostro emisfero è tra ottobre e la metà di novembre: abbastanza presto da essere protetti quando la circolazione aumenta, non così presto da arrivare “scarichi” a febbraio.

Con i segnali di un possibile anticipo, ottobre è il momento giusto. Ma vale anche la regola opposta: non è mai troppo tardi. Se si arriva a dicembre o gennaio non vaccinati, conviene vaccinarsi comunque, perché la stagione dura fino a marzo-aprile.

Ci si può vaccinare dal medico di famiglia o dal pediatra, nei centri vaccinali delle ASL e nelle farmacie aderenti. Le Regioni stabiliscono calendari, priorità e quali prodotti rendere disponibili.

9. Chi rischia di più: le categorie a rischio

La circolare raccomanda la vaccinazione a tutti a partire dai 6 mesi di età, e la offre attivamente e gratuitamente a chi ha più probabilità di complicanze o di trasmettere il virus a persone fragili [2, 3].

Categoria Perché è a rischio Indicazioni pratiche
Persone dai 60 anni Con l’età il sistema immunitario risponde meno (immunosenescenza) e aumentano le malattie croniche. Qui si concentra la gran parte dei decessi. Preferire i vaccini potenziati: ad alto dosaggio o adiuvato.
Donne in gravidanza e nel post-partum In gravidanza cambiano cuore, polmoni e immunità: l’influenza è più spesso grave. Il neonato sotto i 6 mesi non può essere vaccinato. In qualsiasi trimestre; protegge anche il bambino nei primi mesi.
Bambini da 6 mesi a 6 anni Hanno le incidenze più alte, si ammalano più a lungo e sono il principale veicolo del virus in famiglia. Dai 2 anni disponibile anche lo spray nasale. Sotto i 9 anni, alla prima vaccinazione, due dosi a 4 settimane.
Malattie croniche (da 6 mesi a 59 anni) Malattie di cuore e polmoni (asma, BPCO, fibrosi), diabete, insufficienza renale, malattie del fegato, tumori, immunodepressione, obesità grave, malattie neuromuscolari, malattie infiammatorie croniche. Priorità assoluta: l’influenza può scompensare la malattia di base.
Ricoverati in lungodegenza e RSA Età avanzata, fragilità e convivenza ravvicinata favoriscono focolai. Vaccinare ospiti e personale.
Familiari e caregiver di persone fragili Sono il ponte attraverso cui il virus raggiunge chi non può difendersi. Vaccinarsi per proteggere chi si assiste.
Operatori sanitari e servizi essenziali Esposizione elevata e rischio di contagiare i pazienti; necessità di garantire i servizi durante il picco. Medici, infermieri, personale delle strutture, forze dell’ordine, vigili del fuoco.
Lavoratori a contatto con animali Allevatori, veterinari, addetti alla macellazione: riduce il rischio di coinfezione con virus influenzali animali e di rimescolamenti genetici. Rilevante con la circolazione dell’influenza aviaria.
Donatori di sangue Tutela la continuità delle donazioni nei mesi invernali. Offerta gratuita.

E chi viaggia?

Il viaggiatore non compare come categoria a sé nella circolare, ma per la medicina dei viaggi è una figura da considerare con attenzione. Aeroporti, voli lunghi, navi da crociera, grandi raduni e pellegrinaggi concentrano persone provenienti da tutto il mondo. Chi parte tra aprile e settembre verso l’emisfero sud trova l’influenza in piena stagione, chi va ai tropici la trova in qualunque mese. Per chi ha più di 60 anni o una malattia cronica, il vaccino è parte della preparazione al viaggio come le altre vaccinazioni.

10. I vaccini disponibili

Per la stagione 2026/27 AIFA ed EMA hanno autorizzato nove vaccini, tutti aggiornati ai ceppi indicati dall’OMS [3]. Non tutti sono necessariamente in commercio: le Regioni scelgono tramite gara quali rendere disponibili.

Vaccino Tipo Età autorizzata
Efluelda Inattivato ad alto dosaggio (potenziato) Dai 60 anni
Fluad Inattivato adiuvato (potenziato) Dai 50 anni
Fluarix / Fluarix Tetra Inattivato Dai 6 mesi
Influvac S / Influvac S Tetra Inattivato Dai 6 mesi
Vaxigrip Inattivato Dai 6 mesi, anche in gravidanza
Flucelvax Inattivato prodotto su colture cellulari Dai 6 mesi
Fluenz Vivo attenuato, spray nasale Da 2 a 18 anni

I vaccini potenziati compensano la risposta immunitaria più debole dell’anziano con una quantità maggiore di antigene o con un adiuvante che ne amplifica l’effetto. Lo spray nasale evita l’iniezione ai bambini, ma essendo un vaccino vivo non va usato nelle persone immunodepresse né in chi vive a stretto contatto con persone gravemente immunodepresse. Le uniche vere controindicazioni ai vaccini inattivati sono una reazione allergica grave a una dose precedente o a un componente; una malattia febbrile in corso consiglia solo di rimandare di qualche giorno.

11. Falsi miti

Si dice… In realtà
«Il vaccino mi ha fatto venire l’influenza.» Impossibile con i vaccini iniettabili, che non contengono virus vivo. Spesso ci si ammala di un altro virus respiratorio, o ci si era già infettati prima che il vaccino facesse effetto.
«Sono sano, non mi serve.» Anche gli adulti sani possono ammalarsi in modo serio, e soprattutto possono trasmettere il virus a chi è fragile.
«Fa ancora caldo, c’è tempo.» Il virus circola con la vita al chiuso, non con il termometro. Servono due settimane per essere protetti.
«L’ho già fatto l’anno scorso.» Il virus cambia e la protezione cala: serve la dose della nuova stagione.
«Ho già avuto l’influenza quest’anno.» Spesso era un altro virus. E anche dopo una vera influenza ci si può reinfettare con un altro sottotipo.
«Contro l’influenza basta l’antibiotico.» L’influenza è virale: l’antibiotico non serve e favorisce le resistenze. Va usato solo se il medico sospetta una complicanza batterica.
«Il vaccino indebolisce le difese.» Le allena verso un bersaglio preciso, senza effetto sulle difese contro gli altri microrganismi.

12. Oltre il vaccino: le difese di tutti i giorni

  • Aria. Aprire le finestre più volte al giorno, anche pochi minuti: è il gesto più sottovalutato contro tutti i virus respiratori.
  • Mani. Acqua e sapone o gel alcolico, soprattutto prima di mangiare e dopo i mezzi pubblici.
  • Tosse e starnuti nel fazzoletto monouso o nella piega del gomito.
  • Se si hanno sintomi, restare a casa e indossare la mascherina quando si incontrano persone fragili o in luoghi affollati.
  • Riposo e liquidi quando ci si ammala; i farmaci da banco attenuano i sintomi ma non accorciano la malattia.
  • Antivirali specifici esistono e, iniziati presto, sono utili nelle persone ad alto rischio: la decisione spetta al medico.

Quando chiamare il medico o il 112

Respiro difficile o affanno a riposo, dolore al petto, labbra bluastre.

Confusione, sonnolenza marcata, difficoltà a svegliarsi (soprattutto negli anziani e nei bambini).

Febbre che torna dopo essere scesa, o che dura oltre 3–4 giorni senza migliorare: può indicare una polmonite batterica.

Nei lattanti: rifiuto del cibo, poche urine, respiro rapido o rientramenti del torace.

Peggioramento rapido di una malattia cronica (diabete scompensato, scompenso cardiaco).

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Commento del dr. Paolo Meo

Il calendario, non il termometro

Chi ha lavorato a lungo ai tropici sa che l’influenza non è una malattia “del freddo”. Nei paesi dove l’inverno non esiste il virus circola lo stesso, segue le piogge, le scuole, i mercati, le stanze affollate. È una lezione utile anche a Roma in un ottobre tiepido: il virus non ci aspetta, si sposta con noi.

Dico ai miei pazienti una cosa semplice: il vaccino antinfluenzale non è perfetto e non va venduto come tale. In una stagione può proteggere molto, in un’altra meno. Ma l’inverno scorso, con una variante che il vaccino non conosceva, ha comunque dimezzato o quasi il rischio nei bambini e ridotto i ricoveri negli adulti. Nessun altro gesto di prevenzione, a questo costo e con questa sicurezza, fa altrettanto.

Il mio invito, quindi, è concreto. Chi ha più di 60 anni, chi ha una malattia di cuore, polmoni, reni o metabolismo, chi aspetta un bambino, chi vive con un neonato o con un anziano fragile, si vaccini adesso, a ottobre. E approfitti della visita per controllare anche le altre vaccinazioni di stagione. Chi sta per partire verso l’emisfero sud o i tropici ne parli con noi: l’influenza è una delle infezioni prevenibili più frequenti nei viaggiatori, e una delle più trascurate.

— dr. Paolo Meo, POLO VIAGGI CESMET – Artemisia · Clinica del Viaggiatore

Domande frequenti

Il vaccino antinfluenzale può farmi venire l’influenza?

No. I vaccini iniettabili contengono virus inattivati o loro frammenti, che non possono replicarsi. Un po’ di dolore al braccio, stanchezza o qualche linea di febbre per un giorno sono la normale risposta del sistema immunitario.

Fa ancora caldo: non è troppo presto per vaccinarsi?

No. Il virus circola con la vita al chiuso, non con la temperatura esterna, e servono circa due settimane per essere protetti. Il periodo ideale va da ottobre a metà novembre.

Ho già fatto il vaccino l’anno scorso: devo rifarlo?

Sì. Il virus cambia ogni anno e la protezione cala nei mesi: serve la dose aggiornata della nuova stagione.

Mi sono vaccinato e ho preso il raffreddore: il vaccino non ha funzionato?

Il vaccino protegge solo dall’influenza. In autunno e inverno circolano molti altri virus respiratori (rhinovirus, RSV, SARS-CoV-2 e altri) che danno sintomi simili.

Il vaccino è gratuito?

Sì, per chi ha compiuto 60 anni, donne in gravidanza e nel post-partum, bambini da 6 mesi a 6 anni, persone con malattie croniche, familiari e caregiver di persone fragili, operatori sanitari e dei servizi essenziali, donatori di sangue e alcune categorie di lavoratori. Le modalità variano da Regione a Regione.

Posso fare insieme l’antinfluenzale e il vaccino anti-COVID?

Sì: si possono somministrare nella stessa seduta. Per anziani e fragili è l’occasione per valutare anche l’antipneumococcico e il vaccino contro l’RSV.

Parto per l’emisfero sud o per i tropici: mi serve?

Ai tropici l’influenza circola tutto l’anno; nell’emisfero sud la stagione va da maggio a settembre. Se ha più di 60 anni o una malattia cronica, il vaccino fa parte della preparazione al viaggio: ne parli con noi.

Fonti

  1. M. Lenharo, «Flu season could kick off “incredibly” early — what scientists are watching», Nature, 6 ottobre 2026. doi:10.1038/d41586-026-03150-8. www.nature.com/articles/d41586-026-03150-8
  2. Ministero della Salute, Circolare n. 5134 del 23 giugno 2026 «Prevenzione e controllo dell’influenza: raccomandazioni per la stagione 2026-2027»; sintesi ISS-EpiCentro, 30 luglio 2026. www.epicentro.iss.it/influenza/aggiornamenti
  3. AIFA, Comunicato n. 31 del 16 settembre 2026 «Influenza: 9 i vaccini autorizzati per la stagione 2026-2027». www.aifa.gov.it/-/influenza-9-i-vaccini-autorizzati-per-la-stagione-2026-2027
  4. OMS/EMA: raccomandazione di vaccini trivalenti senza componente B/Yamagata; sintesi in My-Personaltrainer, 8 settembre 2026. www.my-personaltrainer.it/news/influenza-2026-2027-le-nuove-regole-addio-a-un-ceppo-storico-e-vaccini-potenziati-dai-60-anni.html
  5. WHO, «Recommended composition of influenza virus vaccines for use in the 2026-2027 northern hemisphere influenza season», 27 febbraio 2026. www.who.int/publications/m/item/recommended-composition-of-influenza-virus-vaccines-for-use-in-the-2026-2027-northern-hemisphere-influenza-season
  6. J. Shaman, M. Kohn, «Absolute humidity modulates influenza survival, transmission, and seasonality», PNAS 2009;106(9):3243-3248.
  7. ISS, Rapporto RespiVirNet, settimana 24-30 novembre 2025 (sintesi ANSA, 5 dicembre 2025). www.ansa.it/amp/english/news/2025/12/05/nearly-600000-italians-got-flu-in-7-days-3.3-mn-in-total_1f4a37e7-9ef7-4020-92ef-a1af460b1334.html
  8. ISS-EpiCentro, «Al via il primo Rapporto integrato della sorveglianza RespiVirNet», 31 ottobre 2025. www.epicentro.iss.it/influenza/2025
  9. A. Wu et al., «Interference between rhinovirus and influenza A virus: a clinical data analysis and experimental infection study», Lancet Microbe 2020;1(6):e254-e262.
  10. Ministero della Salute, Circolare 2026-2027 (co-somministrazione con anti-COVID, antipneumococcico e anti-RSV); circolare Regione Lombardia, 23 luglio 2026, sintesi Quotidiano Sanità. www.quotidianosanita.it/?p=152809
  11. Regione Lombardia – DG Welfare, nota del 28 novembre 2025 sull’andamento epidemiologico della stagione 2025-2026 (anticipo di 4-5 settimane, sottoclade K).
  12. ISS, Rapporto RespiVirNet 15-21 dicembre 2025, citato da Adnkronos/Ecoseven. www.ecoseven.net/?p=303292
  13. ISS, Rapporto RespiVirNet, settimana 8-14 dicembre 2025 (incidenza 0-4 anni 42/1.000), sintesi La Sicilia, 29 dicembre 2025. www.lasicilia.it/news/attualita/3011531/influenza-londata-di-dicembre-accelera-ecco-perche-i-casi-corrono-e-come-proteggersi-davvero.html
  14. H. Lucaccioni et al. and European IVE group, «Influenza vaccine effectiveness from nine studies during drifted A(H3N2) subclade K predominance, Europe, September 2025 to January 2026», Eurosurveillance 2026;31(7), 19 febbraio 2026. www.eurosurveillance.org/content/eurosurveillance/31/7
  15. J.C. Kwong et al., «Acute myocardial infarction after laboratory-confirmed influenza infection», N Engl J Med 2018;378:345-353.
  16. OCSE, dati 2024 sulla copertura antinfluenzale negli over 65 (53,3%); dati provvisori ministeriali a marzo 2026; sintesi RIFday, 17 settembre 2026. www.rifday.it/2026/09/17/influenza-nellultimo-anno-dimezzato-rispetto-al-2021-il-numero-di-italiani-vaccinati/

Nota metodologica e di trasparenza · Meo–Claude

Questo articolo prende spunto da notizie di stampa di inizio ottobre 2026, rielaborate in forma originale e senza riportare dichiarazioni di terzi. Le ricerche bibliografiche e la raccolta dei dati sono state effettuate con l’aiuto di Claude AI; impaginazione e veste grafica sono state studiate insieme da Claude e dal dr. Meo. I dati sono stati poi valutati e verificati sulle fonti primarie, e il testo rivisto dal dr. Paolo Meo, che ne porta l’intera responsabilità. Lo strumento cerca, ordina e dà forma alla pagina; il medico decide e firma.

Le informazioni hanno scopo divulgativo e non sostituiscono il parere del proprio medico. In caso di emergenza chiamare il 112. Dati aggiornati all’11 ottobre 2026.

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L’inverno che arriva

CESMET – CLINICA DEL VIAGGIATORE
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Le malattie attese nella stagione 2026-2027, come affrontarle e come preparare il nostro organismo

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ottobre–metà novembre

In sintesi

Nella stagione 2026-2027 il virus guida è l’influenza A(H3N2) sottogruppo K, insieme a H1N1, COVID-19 e RSV; il picco è atteso fra dicembre e febbraio. Le stime italiane indicano 12-14 milioni di infezioni respiratorie complessive (prof. Pregliasco). Il segnale dall’Australia — meno casi ma più ricoveri — invita a non abbassare la guardia sui fragili. Il vaccino antinfluenzale, aggiornato ai ceppi A/Missouri (H1N1), A/Darwin (H3N2) e B/Victoria, va fatto fra ottobre e metà novembre; over 65, bambini piccoli, donne in gravidanza e malati cronici dovrebbero valutare con il medico anche i vaccini contro COVID-19, RSV e pneumococco. A questo si aggiungono sonno regolare, attività fisica, alimentazione varia e l’abbandono del fumo: nessun integratore sostituisce il vaccino.

1. Che inverno ci aspetta

Ogni anno, con l’autunno, tornano i virus respiratori. Per la stagione 2026-2027 gli esperti italiani concordano su chi saranno i protagonisti, ma non ancora su quanto sarà pesante la stagione. È bene dirlo con onestà: le previsioni divergono.

  • Il virus da tenere d’occhio è l’influenza A(H3N2), in particolare il sottogruppo K che ha dominato la circolazione internazionale nella stagione passata. Accanto a esso circolerà, in misura più moderata, l’A(H1N1), mentre l’influenza B dovrebbe restare marginale.
  • L’Australia, che vive l’inverno prima di noi, ha registrato un numero complessivo di casi più basso dell’anno scorso, ma con più ricoveri e più forme gravi. È un segnale che non va sottovalutato.
  • Le stime italiane vanno da 12-14 milioni di infezioni respiratorie complessive (influenza, RSV, COVID-19, rhinovirus) secondo il prof. Pregliasco, a scenari più pesanti ipotizzati da altre analisi. Nessuna previsione è ancora definitiva.
  • La stagione è già partita in sordina: l’H1N1 ha circolato in Italia già ad agosto. Il picco è atteso, come di consueto, fra metà dicembre e i mesi di gennaio-febbraio.

2. I protagonisti della stagione

Malattia Che cosa aspettarsi Chi rischia di più Protezione principale
Influenza Febbre alta improvvisa, dolori muscolari, tosse, grande spossatezza. Può complicarsi con polmonite e peggiorare le malattie croniche. Over 65, bambini piccoli, donne in gravidanza, malati cronici Vaccino antinfluenzale annuale
COVID-19 Circolazione continua durante l’anno, con aumenti stagionali. Quadri più gravi nei fragili. Anziani, immunodepressi, pluripatologici Richiamo con vaccino aggiornato
Virus respiratorio sinciziale (RSV) Bronchiolite nel lattante; nell’anziano bronchite e polmonite, scompenso di malattie cardiache e respiratorie. Neonati e lattanti; anziani e fragili Anticorpo monoclonale nel neonato; vaccino nell’anziano e in gravidanza
Polmonite da pneumococco Complicanza batterica frequente dopo un’influenza. Over 65, malati cronici, immunodepressi Vaccino antipneumococcico
Raffreddori e rhinovirus Frequenti, fastidiosi, quasi sempre benigni. Nessun vaccino disponibile. Tutti Igiene delle mani, ricambio d’aria
Gastroenteriti virali (norovirus) Vomito e diarrea improvvisi, molto contagiosi nelle comunità. Anziani, bambini, comunità chiuse, crociere Lavaggio delle mani, igiene degli alimenti

3. Influenza o raffreddore? I segnali da non ignorare

L’influenza inizia di colpo: febbre spesso sopra i 38 °C, brividi, dolori muscolari e articolari, mal di testa, tosse e una stanchezza che obbliga a letto. Il raffreddore arriva invece gradualmente e resta confinato a naso e gola. Il periodo di incubazione dell’influenza è di circa due giorni, e si è contagiosi da un giorno prima dei sintomi fino a 5-7 giorni dopo.

Quando chiamare subito il medico (o il 112)

Respiro affannoso o difficoltà a respirare; dolore al petto; febbre alta che non scende dopo 3 giorni o che ritorna dopo un miglioramento; confusione, sonnolenza marcata, labbra o unghie bluastre; nel bambino: respiro rapido, rientramenti del torace, rifiuto di bere, pochi pannolini bagnati. Nei soggetti fragili ogni peggioramento improvviso va valutato senza attendere.

4. Il sistema migliore: le vaccinazioni

Non esiste un rimedio che “rinforzi le difese” quanto un vaccino mirato. La vaccinazione non garantisce di non ammalarsi, ma riduce in modo netto il rischio di forme gravi, ricoveri e complicanze. Il Ministero della Salute raccomanda il vaccino antinfluenzale a tutti a partire dai 6 mesi di vita, e in particolare alle categorie a rischio.

I vaccini antinfluenzali di quest’anno sono aggiornati ai ceppi attesi: A/Missouri (H1N1), A/Darwin (H3N2) e B/Victoria. La determina AIFA è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 15 settembre 2026, e i lotti della stagione precedente sono stati ritirati.

Vaccinazione A chi è raccomandata Note pratiche
Antinfluenzale Tutti dai 6 mesi; offerta attiva a over 60, bambini 6 mesi-6 anni, donne in gravidanza, malati cronici, operatori sanitari Ogni anno. Negli over 65 preferire le formulazioni potenziate (alto dosaggio, adiuvate, ricombinanti), ma non rimandare se non disponibili
COVID-19 (richiamo aggiornato) Anziani, fragili, immunodepressi, secondo le indicazioni nazionali e regionali Può essere somministrato nella stessa seduta dell’antinfluenzale
RSV Anziani e adulti con fattori di rischio secondo le indicazioni regionali; donne in gravidanza nelle settimane previste; anticorpo monoclonale ai neonati Nell’adulto è una dose singola, non annuale
Antipneumococcico Over 65 e persone con malattie croniche o immunodepressione Se non già eseguito, è il momento giusto per farlo

Quando vaccinarsi

Il periodo ideale va da ottobre a metà novembre: la protezione si costruisce in circa due settimane e deve essere pronta prima del picco di dicembre-gennaio. Chi arriva in ritardo può comunque vaccinarsi finché il virus circola.

5. Preparare l’organismo: ciò che funziona davvero

Molti chiedono quale sia “il miglior sistema” per preparare il corpo all’inverno. La risposta seria è che non esiste un integratore miracoloso: esiste un insieme di abitudini, semplici e documentate, che mantengono efficiente il sistema immunitario e riducono i danni se l’infezione arriva.

Misura Che cosa dicono le prove Indicazione
Sonno Dormire poco riduce la risposta immunitaria e anche la risposta ai vaccini 7-8 ore, orari regolari
Attività fisica Il movimento moderato e regolare è associato a meno infezioni respiratorie Camminare 30 minuti al giorno; evitare sforzi estremi quando si è già malati
Alimentazione Una dieta varia fornisce i micronutrienti necessari; le carenze peggiorano le difese Frutta e verdura di stagione, legumi, pesce, poco alcol
Vitamina D Utile a chi è carente, soprattutto anziani e chi esce poco; inutile a chi ha valori normali Dosarla e integrarla solo se bassa, su indicazione medica
Fumo Danneggia le difese delle vie respiratorie e aumenta le complicanze Smettere: è la misura con il beneficio maggiore
Malattie croniche Diabete, BPCO, scompenso non ben controllati aumentano il rischio di forme gravi Controllo dal medico in autunno, terapia aggiornata
Vitamina C, echinacea, “immunostimolanti” Prove deboli o assenti nel prevenire l’influenza Non sostituiscono il vaccino

Le misure di igiene restano fondamentali: lavare spesso le mani, arieggiare gli ambienti, tossire nel gomito, restare a casa quando si hanno sintomi, e per i più fragili usare una mascherina FFP2 nei luoghi chiusi e affollati durante il picco.

6. Se ci si ammala

  • Riposo, liquidi e farmaci sintomatici (antipiretici e analgesici) sono sufficienti nella maggior parte dei casi. Leggere sempre il foglietto e rispettare le dosi. Nei bambini e negli adolescenti con influenza l’aspirina è controindicata per il rischio di Sindrome di Reye: usare solo paracetamolo o ibuprofene, secondo età e peso, seguendo le indicazioni del foglietto illustrativo.
  • Gli antibiotici non curano i virus: vanno usati solo quando il medico sospetta o accerta una sovrainfezione batterica. L’uso improprio alimenta le resistenze.
  • Nelle persone ad alto rischio il medico può valutare un farmaco antivirale, che funziona meglio se iniziato nelle prime 48 ore: per questo i fragili devono contattare presto il proprio medico.
  • Non tornare al lavoro o a scuola con la febbre: si prolunga la malattia e si contagiano gli altri.

7. Chi viaggia durante l’inverno

Per chi parte, l’inverno italiano non è l’unico calendario da considerare. Nell’emisfero australe la stagione influenzale va all’incirca da aprile a settembre, mentre nei paesi tropicali l’influenza circola durante tutto l’anno, spesso con aumenti nella stagione delle piogge.

  • Chi parte in autunno o in inverno per un viaggio lungo dovrebbe vaccinarsi prima della partenza, non al rientro.
  • Aeroporti, voli lunghi, navi da crociera e viaggi di gruppo sono ambienti di forte trasmissione di virus respiratori e di norovirus.
  • La febbre al rientro da un paese tropicale non va mai attribuita all’influenza senza aver prima escluso la malaria: entro tre mesi per la forma più pericolosa (P. falciparum), ma anche oltre — fino a un anno o più — per le forme da P. vivax e P. ovale, che possono dare recidive tardive.
  • Una visita di medicina dei viaggi alla Clinica del Viaggiatore permette di aggiornare, nella stessa occasione, sia le vaccinazioni stagionali sia quelle specifiche per la destinazione.

8. Dieci regole per l’inverno

  1. Vaccinarsi contro l’influenza tra ottobre e metà novembre.
  2. Se si è anziani o fragili, chiedere al medico anche di COVID-19, RSV e pneumococco.
  3. Dormire a sufficienza e muoversi ogni giorno.
  4. Mangiare in modo vario, con frutta e verdura di stagione.
  5. Smettere di fumare.
  6. Controllare in autunno le malattie croniche e la terapia.
  7. Lavare spesso le mani e arieggiare le stanze.
  8. Restare a casa con la febbre; mascherina FFP2 nei luoghi affollati se si è fragili.
  9. Niente antibiotici senza indicazione del medico.
  10. Conoscere i segnali di allarme e chiamare presto il medico se compaiono.

Commento del dr. Paolo Meo

Ogni autunno mi viene chiesto quale sia il segreto per arrivare in forma all’inverno. La risposta non è affascinante, ma è quella che funziona: vaccinarsi al momento giusto, dormire, muoversi, non fumare, tenere sotto controllo le proprie malattie. Tutto il resto viene dopo.

Mi preoccupa il calo dell’adesione alla vaccinazione: poco più di un italiano su cinque — dato sulla popolazione generale — dichiara di essersi vaccinato nell’ultimo anno; il target specifico del 75% riguarda gli over 65 e resta ancora lontano. La stanchezza accumulata dopo la pandemia è comprensibile, ma i virus non si stancano.

Il segnale che arriva dall’Australia, con meno casi ma più ricoveri, ci dice che il vero obiettivo non è evitare qualche giorno di febbre, ma proteggere chi rischia di finire in ospedale: i nostri anziani, i malati cronici, le donne in gravidanza e i bambini piccoli. Vaccinare loro, e vaccinare chi vive accanto a loro, è il gesto più utile che possiamo fare questo inverno.

Fonti

1. Ministero della Salute. Circolare n. 5134 del 23 giugno 2026 – Prevenzione e controllo dell’influenza: raccomandazioni per la stagione 2026-2027.
2. ISS EpiCentro. Influenza – aggiornamenti e raccomandazioni del Ministero, consultato 17/09/2026.
3. AIFA. Determina n. 497/2026 dell’11 settembre 2026 (G.U. 15/09/2026) – composizione dei vaccini antinfluenzali 2026-2027; sintesi in Quotidiano Sanità, 16/09/2026.
4. FIMMG Roma. Influenza: quali virus circoleranno in Europa e in Italia nella stagione 2026–2027, 16/03/2026.
5. Assosalute-Federchimica / IQVIA, intervento del prof. F. Pregliasco. AgenSalute, 16/09/2026.
6. LaPresse Salute. Influenza in Italia, come sarà nel 2026-27, 08/09/2026.
7. Leggo / Adnkronos Salute. Intervista al prof. M. Bassetti sulla stagione 2026-2027, 10/09/2026.
8. Microbiologia Italia. Raccomandazioni vaccinali autunnali 2026: COVID, influenza e RSV, settembre 2026.
9. PNPV 2023-2025 – obiettivi di copertura antinfluenzale negli over 65 (minimo 75%, ottimale 95%).


Nota Meo–Claude

Le ricerche per questo documento sono state effettuate con Claude AI; impaginazione e veste grafica sono state studiate insieme fra Claude e il dr. Meo. I dati sono stati poi valutati e verificati sulle fonti primarie, e le bozze riscritte dal dr. Paolo Meo, che ne porta l’intera responsabilità. Lo strumento cerca, ordina e dà forma alla pagina: il medico decide e firma. Aggiornato al 17 settembre 2026.

CESMET – Clinica del Viaggiatore
Direttore Dr. Paolo Meo · Via Piave 76, Roma · clinicadelviaggiatore.com
Telefono e WhatsApp 346 6000899 · seg.cesmet@gmail.comDocumento divulgativo: non sostituisce il parere del proprio medico. In emergenza chiamare il 112.

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INFLUENZA 25/26: la Variante K del virus influenzale A/H3N2 corre veloce.

INFLUENZA 25/26: la Variante K del virus influenzale A/H3N2 corre veloce. 
In questo articolo voglio fornire una descrizione delle caratteristiche biologiche e cliniche e qualche consiglio di come proteggersi.

Il VIRUS protagonista indiscusso della stagione 2025/26 è costituito dalla variante K (sottoclade K) del virus influenzale A/H3N2, identificato come “improvvisa” variante emergente già a partire dall’agosto 2025 in Australia. E vi ricorderete che vi avevamo preannunciato che questo ceppo influenzale presentava allora, ed oggi è confermato, sette mutazioni della “proteina emoagglutinina” che gli conferiscono una straordinaria capacità di “eludere l’immunità pregressa della popolazione”, risultante da vaccinazioni precedenti o infezioni naturali passate. E questo rende il mixovirus di quest’anno particolarmente diffusivo.
È fondamentale sottolineare che 
questa variante K NON presenta una maggiore aggressività o severità clinica rispetto all’H3N2 stagionale tradizionale. Piuttosto, la vera caratteristica biologica della variante K risiede nella sua efficienza replicativa e nella velocità di trasmissione, che le ha permesso di prolungare significativamente la stagione influenzale negli emisferi meridionali (Australia e Nuova Zelanda) per almeno un mese oltre il normale.​

Questo aspetto è clinicamente rilevante perché, sebbene la variante non sia più virulenta, la sua capacità di eludere parzialmente l’immunità della popolazione ha generato un picco epidemiologico anticipato e potenzialmente più ampio. Le sequenze genomiche depositate nel database internazionale confermano che in questo periodo invernale il subclade K è nettamente predominante anche in Italia, rappresentando la spina dorsale dell’epidemia attuale.​

Clinicamente, l’infezione da variante K presenta il classico spettro sintomatologico dell’H3N2 stagionale:

  1. febbre alta (>38°C) ad esordio brusco,
  2. tosse intensa,
  3. faringite,
  4. dolori muscolari e articolari marcati,
  5. stanchezza profonda,
  6. congestione nasale
  7. nei bambini, disturbi gastrointestinali (nausea, vomito, diarrea).

È degno di nota che l’H3N2, indipendentemente dal sottoclade, produce manifestazioni febbrili più pronunciate rispetto all’H1N1, che invece tende a manifestarsi con sintomi respiratori superiori più salienti (tosse persistente, mal di gola, congestione nasale).​

Tra le complicanze specifiche documentate figurano

  1. le otiti media,
  2. sinusiti,
  3. bronchiti e polmoniti,
    1. con un rischio aumentato in determinate popolazioni vulnerabili:
      1. anziani over 65,
      2. bambini sotto i 5 anni,
      3. donne in gravidanza,
    2. persone affette da patologie croniche respiratorie (asma, BPCO) o cardiache,
    3. individui immunocompromessi.​

Diffusione Geografica e Temporale: Il Picco Imminente

La diffusione della variante K in Italia mostra le medesime caratteristiche osservate nell’emisfero Sud:

  • un picco epidemiologico anticipato (già evidente a metà dicembre 2025)
  • con previsioni di raggiungimento del picco massimo tra la fine del 2025 e mese di gennaio 2026.

Gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità evidenziano tuttavia l’impossibilità di una previsione esatta del momento del picco, sottolineando che esso potrebbe verificarsi in qualsiasi momento tra fine dicembre e inizio febbraio.​

Questa proiezione temporale è supportata dal fatto che l’A/H3N2 ha circolato molto poco negli anni precedenti nella popolazione italiana, generando una cohorte ampia di individui suscettibili, soprattutto nei bambini. Tale gap immunitario a livello di popolazione rappresenta il terreno fertile per una diffusione accelerata.​

La pressione ospedaliera attesa (richiesta di ricoveri per sintomi gravi) dalle autorità sanitarie è descritta come “alta”, con particolare preoccupazione per il mantenimento della capacità di risposta nelle strutture di emergenza-urgenza durante il periodo festivo, noto per ridotte disponibilità di personale sanitario e disponibilità di letti.

Contesto Globale: La Stagione “Record” negli USA 2024/25
Per contestualizzare la gravità della stagione 2024-2025, è illuminante considerare i dati epidemiologici dagli Stati Uniti, dove la sorveglianza è particolarmente rigorosa.
Durante i mesi di picco (ottobre 2024-maggio 2025), gli USA hanno registrato oltre 

  • 47 milioni di casi influenzali, il dato più elevato dal 2010-2011,
  • con 610.000 ospedalizzazioni cumulative (il record storico)
  • e approssimativamente 130.000 decessi per influenza.
  • Il tasso di ospedalizzazione ha raggiunto il 7,0%
    (confrontato al 5,6% della stagione precedente e al 4,9% di due anni prima).​

Particolarmente allarmante è il dato pediatrico:

  • 231 decessi registrati nei bambini,
  • di cui il 90% in soggetti idonei alla vaccinazione ma non vaccinati.
  • Inoltre, il 35,0% dei pazienti con influenza confermata ha richiesto una visita al pronto soccorso entro 30 giorni dall’infezione,
  • percentuale superiore alla media storica (24,1% nel 2012-2013).​

 

Un chiarimento tra le forme della “influenza aviaria H5N1 Clade 2.3.4.4b”
nei confronti della influenza umana Variante K dell’H3N2

Desidero chiarire una potenziale fonte di confusione terminologica e concettuale tra i due tipi influenzali attualmente circolanti nel mondo:
Quando si discute di
“variante clade 2″ nel contesto dell’epidemia influenzale attuale, occorre distinguere nettamente tra due entità biologicamente e epidemiologicamente distinte:

  1. Variante K dell’H3N2 stagionale: costituita da “virus influenzale umano” endemico, caratterizzata da “trasmissione efficiente umano-umano”, bassa mortalità, dominante globalmente;
  2. Variante Clade 2.3.4.4b dell’H5N1 costituita ad “virus dell’influenza aviaria” ad alta patogenicità (HPAI), spillover zoonotico sporadico, ossia con possibile trasmissione uccelli – mammiferi; spillover recente in bovini da latte (ossia trasmesso da uccelli a bovini), e possibile passaggio da bovini-uomo, con tasso di mortalità estimato 38-48%

La confusione sorge talvolta dal fatto che, nella nomenclatura dell’influenza aviaria, il “clade 2.3.4.4b” si riferisce effettivamente a una linea genetica specifica dell’H5N1.

Tuttavia, nell’ambito dell’epidemia stagionale attuale (dicembre 2025), la pressione virale dominante e i dati epidemiologici pertinenti derivano esclusivamente dalla variante K dell’H3N2, non dall’H5N1.

Parliamo della rara forma di H5N1 Clade 2.3.4.4b: Situazione Epidemiologica Attuale

Sebbene non rappresenti una minaccia immediata all’epidemia stagionale in corso, la situazione dell’H5N1 clade 2.3.4.4b merita una discussione dettagliata data l’importanza della sorveglianza globale e il profilo di rischio pandemico.

Epidemiologia Umana
Dal marzo 2024 al giugno 2025, gli Stati Uniti hanno registrato 70 casi umani confermati di H5N1 clade 2.3.4.4b.
Le esposizioni erano ripartite come segue:

  • 41 da bovini da latte,
  • 24 da polli commerciali,
  • 2 da pollame da cortile,
  • 3 da fonte di esposizione sconosciuta. L’ultimo caso registrato negli USA risale a maggio 2025, suggerendo una fase calante dell’incidenza umana negli Stati Uniti.​

A livello mondiale, dal 2003 al maggio 2025, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha documentato 972 casi confermati di H5N1 con 468 decessi, per un tasso di mortalità cumulativo del 48%.
Nel 2025 (dati fino a
maggio), sono stati registrati 13 casi globali con 5 decessi, corrispondente a un tasso di mortalità del 38%.​

È fondamentale evidenziare che non è stata mai documentata trasmissione uomo-uomo  sostenuta di H5N1 clade 2.3.4.4b. Tutti i casi umani derivano da esposizioni dirette a fonti animali (avicoltura, bovini da latte, ecc.).​

Patogenesi e Adattamento Mammifero
La particolarità biologica più inquietante del clade 2.3.4.4b è la sua progressiva adattamento a ospiti mammiferi.

Fino al marzo 2024
, i virus dell’influenza aviaria ad alta patogenicità non si riteneva causassero infezioni economicamente significative nei bovini.
L’identificazione del genotipo B3.13 nei bovini da latte del Texas e Kansas ha rappresentato un precedente senza storia.
Questo genotipo ricombinante, derivante da una fusione di geni dell’HPAI H5N1 europeo e dell’LPAI nord-americano,
si è successivamente diffuso a 17 stati americani e a oltre 1.000 mandrie.​

Nei bovini, l’infezione si manifesta prevalentemente come mastite e ridotta produzione lattea, con sintomi respiratori lievi. Tuttavia, un genotipo distinto (D1.1), un altro ricombinante HPAI-LPAI, ha causato due casi umani gravi, uno fatale in California.​

La caratteristica biologica di massima preoccupazione risiede nel dual receptor-binding capacity osservato nei ceppi bovini isolati: il virus mantiene l’avidità per i recettori α2,3-sialici (di tipo aviario) mentre acquisisce capacità di legame ai recettori α2,6-sialici (di tipo umano), presenti nell’epitelio respiratorio superiore umano. Questa adattabilità recettoriale rappresenta un passo potenziale verso una facilitazione di trasmissione inter-specie e intra-specie nell’ospite umano.​

Patogenicità in Modelli Sperimentali

Studi di infezione sperimentale in furetti con il ceppo umano del Cile H5N1 (genoma D1.1) hanno documentato febbre, secrezione nasale, diarrea, secrezione oculare, letargia marcata e segni di malattia severa quali dispnea e respirazione affannosa.
Questo profilo clinico, sebbene limitato ai modelli animali, riflette il potenziale per manifestazioni respiratorie severe nell’ospite umano.​

Valutazione del Rischio Pandemico

Il consenso scientifico internazionale considera l’H5N1 clade 2.3.4.4b come una “seria minaccia pandemica”. I fattori di preoccupazione includono:​

  • Diffusione globale continuativa nel compartimento aviare selvatico e domestico
  • Incursioni in ospiti mammiferi (visoni, foche, leoni marini, bovini)
  • Plasticità genetica: diversità genotipica elevata e potenziale per reassortimento con virus influenzali umani stagionali
  • Spillover sporadico persistente in umani con casi umani in Cile, Canada e USA caratterizzati da gravità aumentata

Tuttavia, l’assenza di trasmissione umano-umano sostenuta e il fenomeno di “viral inert” (il virus non ha acquisito la capacità replicativa ottimale nell’ospite umano) mitigano il rischio a breve termine.

 

Manifestazioni Cliniche Dettagliate dell’Influenza Stagionale 2025

La variante K produce un quadro clinico indistinguibile dalla classica influenza H3N2 stagionale. I tre criteri diagnostici cardine (indicatori di sospetto diagnostico nel setting primario) sono:​

  1. Esordio acuto di febbre sopra 38°C (in adulti) o >39°C (nei bambini piccoli)
  2. Almeno un sintomo respiratorio: tosse, congestione nasale, faringite
  3. Almeno un sintomo sistemico: mialgia marcata, artralgia, astenia profonda

L’assenza di uno di questi tre elementi depone generalmente per diagnosi alternativa (raffreddore comune da rhinovirus, per esempio).​

La progressione temporale classica prevede:

  • un picco sintomatologico nei giorni 2-4 di malattia, con la febbre che tende a persistere per 3-5 giorni anche in assenza di complicanze batteriche secondarie.
  • La tosse e l’astenia possono protrarsi per 1-2 settimane, rappresentando frequente motivo di visita medica tardiva e preoccupazione del paziente.Differenze Sintomatologiche H3N2 vs H1N1

Studi comparativi dei dati clinici di cure primarie hanno documentato che:
– i pazienti infetti da H3N2 presentano febbre più elevata e più prolungata rispetto a quelli con H1N1;
– i pazienti con H1N1 al contrario manifestano tosse più frequente (63,8% vs 40,7%), mialgia più comune (71,8% vs 48,2%) e faringite (40,4% vs 19,0%).

Queste differenze sintomatologiche dovrebbero caratterizzare la valutazione clinica e l’approccio terapeutico.​

Interazioni Virali tra diversi virus delle alte vie respiratorie.
Meccanismi Fondamentali di Interferenza Virale

La circolazione simultanea di molteplici patogeni respiratori (influenza, RSV, rhinovirus, coronavirus generici, SARS-CoV-2) non produce semplicemente una sovrapposizione lineare di malattia, ma queste interazioni virali talvolta antagoniste talvolta sinergiche determinano dinamiche patologiche complesse governate dal fenomeno “dell’interferenza virale”.

Questa si verifica quando l’infezione da un virus primario innesca una “risposta immunologica innata” (produzione interna di interferone di tipo I e III) che sopprime la replicazione di un virus secondario (fenomeno denominato challenge).

Per chiarire il fenomeno: in studi realizzati su coltura cellulare di epitelio respiratorio,
– l’infezione da virus influenzale A (IAV) o da virus respiratorio sinciziale (RSV) riduce significativamente la replicazione di SARS-CoV-2 tramite l’induzione di uno stato “antivirale” cellulare.
L’effetto è più pronunciato con IAV che con RSV.​

Implicazioni Epidemiologiche e rapporto tra casi influenzali e casi di COVID: una spiegazione dell’andamento delle due epidemie:

Durante la stagione 2024-2025, questi meccanismi di competizione hanno generato un’epidemiologia caratteristica:
–
una ondata massiccia di influenza (82 milioni di casi USA da ottobre 2024 a maggio 2025) ha interferito con la diffusione di SARS-CoV-2, mantenendola fortemente.
–
Al diminuire dell’attività influenzale in primavera 2025, è seguita una risalita marcata di SARS-CoV-2, in particolare della variante NB.1.8.1 (derivata da JN.1), che ha causato un aumento di ospedalizzazioni.​

COVID-19 e la Variante NB.1.8.1 attualmente in Circolazione

La variante di SARS – CoV-2 denominata NB.1.8.1 rappresenta un’evoluzione della linea Omicron con mutazioni aggiuntive sulla proteina spike (T22N, F59S, G184S, A435S, V445H, T478I) che conferiscono ridotta sensibilità agli anticorpi neutralizzanti. Tuttavia, i dati epidemiologici attuali indicano che NB.1.8.1 NON causa malattia più severa rispetto alle varianti Omicron precedenti. La trasmissibilità è elevata, ma la clinica prevede sintomi prevalentemente lievi, soprattutto in individui vaccinati o con infezione pregressa.​

Coinfesione Influenza-COVID-19: Implicazioni Cliniche

Diversi studi hanno valutato l’impatto della coinfesione influenza-SARS-CoV-2 sulla gravità della malattia COVID-19.
Gli autori documentano che
la coinfesione con influenza è associata a un aumento 2-fold del rischio di ammissione in ICU (odds ratio = 2,09, IC 95% = 1,64-2,68) e a un aumento 2,31 volte del rischio di ventilazione meccanica (IC 95% = 1,10-4,85) rispetto a infezione COVID-19 in monoterapia. Quindi un aggravamento rispetto alle singole infezioni.

Co-Circolazione di Altri Virus Respiratori
I dati RespiVirNet italiano, pubblicati da Istituto superiore di Sanità per dicembre 2025 documentano la circolazione simultanea di:

  • RSV: pico raggiunto in gennaio 2025 (396 casi nella settimana 4)
  • Rhinovirus: circolazione anno-round con picchi invernali, ruolo potenziale di “protezione” tramite interferenza virale verso IAV e SARS-CoV-2
  • Coronavirus generici (escludendo SARS-CoV-2): 1003 casi totali stagione
  • SARS-CoV-2: circolazione continua, prevalentemente variante NB.1.8.1

 

Efficacia Vaccinale e Protezione nella Stagione 2025

I dati scientifici ci portano ad affermare che i vaccini in uso continuano a proteggere dall’ospedalizzazione e da sintomi particolarmente gravi. E’ da sottolineare che l’efficacia vaccinale verso infezione ossia la fase di attacco acuto è ridotta, ma la protezione verso la severità (morte, ospedalizzazione) rimane solida, probabilmente per il mantenimento di epitopi B e T cellulari cross-conservati.​

I pediatri dell’Istituto Superiore di Sanità sottolineano l’importanza della vaccinazione immediata, poiché i bambini, in quanto principali diffusori del virus, potrebbero raggiungere una protezione adeguata prima del picco epidemiologico previsto tra fine dicembre e inizio gennaio.

La situazione epidemiologica al 24 dicembre 2025 è caratterizzata da una massiccia ondata di influenza stagionale dominata dalla variante K dell’A/H3N2, non da una emergenza H5N1 pandemica. La variante K non è clinicamente più severa dell’H3N2 tradizionale, ma la sua capacità di eludere parzialmente l’immunità pregressa ha generato un picco epidemiologico anticipato e potenzialmente ampio. I dati italiani e globali indicano tassi di ospedalizzazione superiori alla media storica e pressione straordinaria sui sistemi sanitari.

L’H5N1 clade 2.3.4.4b rimane una minaccia di sorveglianza a lungo termine, particolarmente dati i fenomeni recenti di adattamento mammifero e la persistente spillover zoonotico, ma non rappresenta un problema epidemiologico acuto nell’ambito della stagione influenzale in corso.

La coinfezione con SARS-CoV-2 variante NB.1.8.1 e altri patogeni respiratori è possibile e comporta conseguenze cliniche misurabili (aumento di ICU e ventilazione), richiedendo vigilanza diagnostica e terapeutica avanzata nei pazienti critici.

La vaccinazione rimane la strategia preventiva primaria, con efficacia mantenuta verso la severità dei sintomi.

L’utilizzo di antivirali (oseltamivir) per pazienti ad alto rischio o con malattia conclamata rimane valido e da favorire in particolare nei portatori di patologie croniche.

redattore dr. Paolo Meo
Direttore POLO VIAGGI CESMET ARTEMISIA

INFLUENZA 25/26: la Variante K del virus influenzale A/H3N2 corre veloce. Leggi tutto »

Influenza Stagione 2025-2026: Il Sottoclade K dell’A(H3N2)

Influenza Stagione 2025-2026: Il Sottoclade K dell’A(H3N2) Considerazioni sulla malattia e strategie preventive secondo il Dr. Paolo Meo

Qui sotto è disponibile un podcast sulle novità della stagione in corso; buon ascolto! (5 minuti circa)

 

La Situazione Attuale in Italia

Secondo i dati del sistema di sorveglianza “RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità”, la stagione influenzale 2025-2026 si sta sviluppando con un’intensità notevole. Tra il 1° e il 7 dicembre 2025, l’incidenza delle infezioni respiratorie acute ha raggiunto 12,4 casi ogni 1.000 assistiti, con un incremento significativo rispetto alla settimana precedente. Dal mese di ottobre, si contano già oltre 4 milioni di casi, di cui circa 695 mila tra 1-7 dicembre. Il tasso di positività per influenza nella comunità ha raggiunto il 25,3%, mentre nella popolazione ospedaliera è arrivato al 28,8%.  Il Dr. Paolo Meo, infettivologo e tropicalista, direttore del POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA di Roma, sottolinea come in questa stagione la circolazione del virus A(H3N2) è predominante, ed in particolare la sua variante denominata sottoclade K, merita una speciale attenzione dal punto di vista epidemiologico ed anche clinico.  

Cosa è il Sottoclade K del virus A(H3N2)?

Il sottoclade K del virus A(H3N2) rappresenta un’evoluzione significativa nel panorama dei virus influenzali circolanti. Questa variante presenta sette mutazioni aggiuntive a livello della proteina emoagglutinina (K2N, S144N, N158D, I160K e Q173R) rispetto ai precedenti selezionati per la formulazione vaccinale della stagione 2025-2026. Ad Agosto ’25  è stato rilevato per la prima volta questo “nuovo ceppo ” nell’emisfero australe, in particolare in Australia e Nuova Zelanda, dove ha prolungato la stagione influenzale fino a ottobre e novembre, cosa insolita rispetto ai normali tempi di circolazione virale. Secondo i dati “dell’European Centre for Disease Prevention and Control” (ECDC), il “sottoclade K” rappresenta circa la metà delle sequenze virali registrate globalmente tra maggio e novembre 2025, con percentuali ancora più elevate in specifiche regioni: in Australia ha rappresentato il 50% circa dei virus, mentre in Nuova Zelanda ha superato i due terzi dei ceppi in circolazione. Questo dimostra l’elevata capacità diffusiva di questo sotto ceppo influenzale.​  

L’impatto sulla trasmissibilità

Un elemento importante riguarda l’aumento della trasmissibilità di questo sottoclade. Secondo i dati “dell’UK Health Security Agency (UKHSA)”, il “numero R” indice di riproduzione del sottoclade K (ovvero il “numero medio di persone a cui ogni persona infetta trasmette il virus) si attesta a circa 1,4, rispetto a circa 1,2 riscontrato negli anni precedenti. Cosa vuol dire questo? Che 100 persone infettate dal sottoclade K possono trasmettere il virus a 140 persone, anziché alle 110 di altre stagioni influenzali. La capacità di contagio e quindi di diffusione è sicuramente maggiore, questo non corrisponde a una maggiore gravità dei sintomi, come ha tenuto a confermare l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nei suoi ultimi bollettini.   ​  

Perché il sottoclade K circola così facilmente in questa stagione?

Il Dr. Paolo Meo del CESMET evidenzia un fattore epidemiologico fondamentale: la suscettibilità aumentata della popolazione generale. Difatti il virus A(H3N2) ha circolato in modo molto limitato negli anni e nelle stagioni precedenti (2023-2025), durante le quali il ceppo predominante è stato l’A(H1N1). Questo significa che una quota molto significativa della popolazione italiana, in particolare i bambini, non possiede un’immunità sufficiente derivante da infezioni o vaccinazioni precedenti contro questo virus. ​ Il Professor Giovanni Rezza, epidemiologo dell’Università Vita-Salute San Raffaele, sottolinea che questa situazione si traduce nella pratica in una maggiore suscettibilità all’infezione e nel fatto che la popolazione abbia minore protezione crociata rispetto ai tipi degli anni precedenti. Tale condizione ha contribuito all’inizio anticipato della stagione influenzale in Italia, che si è manifestato con tre settimane di anticipo rispetto alla stagione 2024-2025.    La Triade Sintomatologica Caratteristica dell’Influenza H3N2 Secondo il Dr. Paolo Meo, direttore del POLO VIAGGI CESMET, i pazienti affetti da influenza A(H3N2) presentano caratteristicamente una triade sintomatologica ben riconoscibile:
  1. Febbre Alta ad Esordio Improvviso La febbre rappresenta il sintomo iniziale più caratteristico e insorge in modo brusco, non graduale. Nella maggior parte dei casi, la temperatura corporea supera i 38-38,5°C, con picchi anche superiori a 39-40°C, soprattutto nei bambini. La febbre si presenta tipicamente accompagnata da brividi intensi e rappresenta il segno clinico più evidente della vera infezione influenzale, distinguendola dalle forme di semplice raffreddamento.
  2. Sintomi Respiratori Importanti Accanto alla febbre compaiono manifestazioni respiratorie significative: tosse secca e stizzosa (in genere non catarrale), mal di gola, congestione nasale e starnutazioni. La tosse tende a persistere più a lungo rispetto ai sintomi febbrili, talvolta per 1-2 settimane. In alcuni pazienti si osserva anche naso che cola o congestione nasale marcata.
  3. Dolori Muscolari e Malessere Generale Importante Il Dr. Paolo Meo sottolinea come i dolori muscolari (mialgie) e articolari (artralgie) rappresentino un’altra caratteristica distintiva dell’influenza A(H3N2). Questi dolori sono diffusi su tutto il corpo (“come se si sentissero le ossa”) e si associano a cefalea intensa, grave malessere generale, astenia marcata e senso di profonda spossatezza. Tale sintomatologia sistemica distingue la vera influenza da forme parainfluenzali o da comuni raffreddori virali.
L’insieme di questi sintomi (febbre alta, sintomi respiratori, dolori sistemici) deve essere presente contemporaneamente per poter parlare di vera sindrome influenzale. I sintomi di solito compaiono 1-2 giorni dopo il contatto con il virus e la risoluzione spontanea si verifica generalmente entro 7-10 giorni, sebbene la tosse possa persistere per 2-3 settimane.​ Efficacia Vaccinale: Rassicurazioni Dai Dati Inglesi Una questione che preoccupa è la possibile ridotta efficacia del vaccino 2025-2026 di fronte al sottoclade K, poiché questa variante non era stata ancora individuata quando i vaccini sono stati formulati. Il Dr. Paolo Meo del POLO VIAGGI CESMET ribadisce, tuttavia, l’importanza di interpretare correttamente i dati emergenti da diverse parti del mondo. I dati del Regno Unito, dove il sottoclade K è già diventato dominante, forniscono indicazioni rassicuranti: il vaccino stagionale 2025-2026 mantiene:
  • un’efficacia del 70-75% nel prevenire il ricovero ospedaliero nei bambini (fascia 2-17 anni);
  • Una efficacia del 30-40% negli adulti;
Una meta-analisi pubblicata sul New England Journal of Medicine nel 2025 conferma che l’efficacia complessiva del vaccino contro il ricovero si attesta al 67% nei bambini e al 48% negli adulti della fascia 18-64 anni, con dati ancora migliori nei soggetti vaccini in precedenti stagioni.​ Sebbene il vaccino possa presentare una minore efficacia nel prevenire l’infezione con il sottoclade K, rimane altamente efficace nel prevenire le forme gravi della malattia e soprattutto i ricoveri ospedalieri. Il vaccino continua inoltre a mantenere la sua piena efficacia nei confronti degli altri virus influenzali circolanti (A/H1N1 e B).   Le Misure Preventive Non Farmacologiche Secondo le raccomandazioni del Dr. Paolo Meo del CESMET nei confronti dei  pazienti e dei viaggiatori, in particolare a coloro che richiedono consulenze preventive presso il POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA, la prevenzione dell’influenza si basa su semplici ma efficaci misure igieniche: Igiene delle Mani Lavare regolarmente le mani con acqua e sapone, soprattutto dopo aver toccato superfici e suppellettili, prima di portarsi le mani al viso, e prima di mangiare. L’uso di igienizzanti per le mani con alcol (almeno 60%) rappresenta un’alternativa valida quando l’acqua non è disponibile. ​ Igiene Respiratoria Coprire la bocca e il naso quando si tossisce o starnutisce, preferibilmente utilizzando un fazzoletto monouso (che deve essere subito gettato) o, in sua assenza, la piega del gomito. Isolamento delle persone Malati Restare a casa quando si presentano sintomi attribuibili a malattie respiratorie febbrili, soprattutto nella fase iniziale della malattia. Il periodo di contagiosità inizia uno o due giorni prima della comparsa dei sintomi e termina circa una settimana dopo l’esordio; nei bambini e nei soggetti immunocompromessi questa durata può essere più lunga. Uso della Mascherina in Caso di Malattia Nei soggetti infetti, l’indossare di una mascherina chirurgica contribuisce a ridurre la trasmissione del virus, soprattutto in ambienti affollati e nei contatti ravvicinati. Distanziamento da Persone Malate Evitare il contatto stretto con persone che presentano sintomatologia influenzale, mantenendo una distanza di almeno un metro durante le fasi di tosse o starnutazione. Pulizia e Ventilazione degli Ambienti Mantenere gli spazi frequentati ben ventilati e pulire regolarmente le superfici di contatto frequente (maniglie, banchi, telefoni, etc.). Vaccinazione: Timing e Categorie Prioritarie Il momento ottimale per sottoporsi a vaccinazione antinfluenzale è tra metà ottobre e metà dicembre, poiché la protezione diventa attiva dopo 5/6 giorni per la prima “attivazione linfocitaria e monocitaria”, e completamente efficace dopo circa 2 settimane dopo la somministrazione. Il picco influenzale è atteso tra dicembre 2025 e gennaio 2026, tuttavia, non è mai troppo tardi per vaccinarsi e quindi nel mese di gennaio è possibile coprirsi nei confronti del virus. Lo stesso Ministero della Salute raccomanda di effettuare la vaccinazione anche tra dicembre e gennaio. Queste le categorie prioritarie per la vaccinazione, per la stagione 2025-2026:
  • Persone di età pari o superiore a 60 anni
  • Bambini da 6 mesi a 6 anni
  • Donne in gravidanza
  • Persone con patologie croniche (malattie cardiache, respiratorie, diabete, immunodeficienze, etc.)
  • Personale sanitario e sociosanitario
  • Familiari e conviventi di persone ad alto rischio
  • Persone residenti in strutture di lungodegenza o assistenziali
I soggetti ad alto rischio dovrebbero vaccinarsi già dal mese di ottobre, al fine di garantire la massima protezione possibile durante l’intera stagione. Quando Rivolgersi al Medico: Segnali di Allarme Il Dr. Paolo Meo del POLO VIAGGI CESMET sottolinea l’importanza di riconoscere i sintomi che richiedono un intervento medico urgente. Si consiglia di contattare il medico curante nel caso in cui:
  • I sintomi influenzali sembrino inizialmente migliorare, ma poi si ripresentino accompagnati da febbre elevata e peggioramento della tosse
  • La febbre non scenda nonostante l’assunzione di farmaci antipiretici
È necessario recarsi immediatamente al pronto soccorso in caso di:
  • Difficoltà respiratoria o fiato corto
  • Dolore o sensazione di pressione a livello del torace o dell’addome
  • Vertigini improvvise o capogiri
  • Stato confusionale
  • Vomito prolungato o grave
  • Febbre molto alta che non risponde ai farmaci antipiretici
  • Nei bambini: colorito bluastro della pelle, respiro accelerato, sonnolenza anomala, irritabilità, o movimento ridotto
Conclusioni e Raccomandazioni del Dr. Paolo Meo Il Dr. Paolo Meo, direttore del POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA, sintetizza le raccomandazioni per affrontare al meglio la stagione influenzale 2025-2026: La situazione epidemiologica attuale deve generare attenzione per la prorpia e l’altrui salute. Sebbene il sottoclade K del virus A(H3N2) mostri una maggiore contagiosità e abbia allungato la stagione influenzale nell’emisfero australe, non costituisce un nuovo virus e non provoca necessariamente forme più gravi di malattia. La vaccinazione rimane lo strumento più efficace per ridurre il rischio di contrarre l’influenza e soprattutto per prevenire le complicanze e i ricoveri ospedalieri. Anche se l’efficacia è sicuramente leggermente ridotta nei confronti del sottoclade K, il vaccino mantiene comunque un’efficacia significativa nel proteggere dalle forme severe. L’associazione tra vaccinazione e misure igieniche fondamentali ossia: igiene delle mani, igiene respiratoria, isolamento quando malati, ventilazione degli ambienti – rappresenta l’approccio più razionale e scientifico per ridurre la diffusione virale e proteggere sia se stessi che i soggetti più vulnerabili della comunità. Per coloro che necessitano di consulenze specializzate sulla prevenzione influenzale, sulle strategie vaccinali personalizzate in base al profilo di rischio individuale, o che desiderano sottoporsi a vaccinazione antinfluenzale presso una struttura specializzata in medicina preventiva e del viaggio, il POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA rimane a disposizione con consulenze mediche sia in ambulatorio che online, grazie al coordinamento del Dr. Paolo Meo e del suo staff di assistenti.

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Domande frequenti sull’influenza

Le FAQ utili

Un rapido vademecum offerto dal CESMET per aiutare i nostri lettori ad affrontare nel migliore dei modi l’annuale epidemia di influenza prevista per i prossimi mesi

L’influenza sta arrivando.  La aspettiamo in Italia nella seconda parte del mese di dicembre e durerà fino a febbraio inoltrato. La vera influenza sarà quindi presente in un periodo ben definito. Anche quest’anno, come sempre, i giornali stanno dando l’allarme e ci avvisano che, in coincidenza dei primi venti che scuotono le foglie degli alberi nei viali, il virus dell’influenza ritorna ad affliggere l’umanità nel nostro emisfero. Anche quest’anno riprenderanno le solite raccomandazioni: è bene vaccinarsi; è bene prendere gli antibiotici; è bene seguire i rimedi della nonna.  A noi però, gente comune, cosa conviene sapere veramente, per farci un’opinione corretta e proteggerci al meglio da questa infezione?

Il CESMET risponderà a questa esigenza e seguirà il problema dell’influenza  durante tutto il periodo dell’epidemia. Ci saranno aggiornamenti sulla evoluzione della epidemia in Italia ed in Europa ed informerà il suo pubblico di internauti sulle nozioni da considerare già acquisite  e sulle novità che si affacceranno.

Per cominciare 👉 Guarda il video  e scopri le strategie più efficaci per difendere te stesso e chi ti sta vicino, e poi ecco le FAQ che più frequentemente ci vengono rivolte:

“Se ho il naso che mi cola, un po’ di tosse, gli occhi che bruciano, qualche linea di febbre. Posso dire di avere  l’influenza? Cioè quella malattia provocata dal virus influenzale che stiamo aspettando?”

Caro lettore ricorda: “Ci sono tante diverse malattie respiratorie d’inverno. Queste malattie sono portate dall’aria fredda, e da un ambiente autunnale ed invernale aggressivo nei confronti del nostro sistema respiratorio. Qualcuno aggiunge che  le nostre vie respiratorie in questa stagione hanno una tendenza ad irritarsi ed a favorire l’attecchimento dei virus. Ma queste malattie respiratorie, sia delle alte vie che delle basse, non sono solamente di origine influenzale. L’influenza è solo una malattia provocata da un virus ben preciso ed è presente solamente in un periodo ben definibile (dicembre – febbraio). Tanto per chiarire pensa quanti altri virus causano problemi respiratori che sono simili all’influenza: il virus respiratorio sinciziale; gli adenovirus; i rinovirus; i coronavirus, gli enterovirus e così via.

Nel periodo autunnale in cui non è presente una epidemia ben definita, quella influenzale, è praticamente  impossibile distinguere una forma virale dall’altra,  perché le sintomatologie all’esordio sono simili. Solo per l’influenza, causata dal virus influenzale vero e proprio, sappiamo che si rivela e si manifesta come una malattia respiratoria più grave e più importante delle altre, che dura più tempo e presenta un numero di complicazioni maggiore, ma sappiamo anche precisamente il suo periodo di comparsa. Per distinguere la malattia influenzale dalle altre forme virali sono stati proposti dagli scienziati dei parametri in base ai quali è possibile porre una diagnosi iniziale che poi necessita, se lo si ritiene opportuno, di una conferma in laboratorio. Pertanto la cosa migliore, se sospettiamo di avere contratto l’influenza, è avvisare il proprio medico del nostro stato di malessere oppure chiedere una visita ai medici del CESMET, per una valutazione se è il caso di richiedere un test di conferma. E’ chiaro che la malattia influenzale potrà essere sospettata solamente quando il virus influenzale giungerà in Italia. Questo è previsto tra metà dicembre fino a febbraio inoltrato. Tutte le forme così dette influenzali presenti in Ottobre, novembre e primi giorni di dicembre non sono da considerare influenza propriamente detta.

“Come posso difendermi dal fatto che qualcuno può trasmettermi la malattia?”

Bisogna tenere conto di alcuni fatti ben precisi. L’influenza da “virus influenzale” si diffonde velocemente in comunità chiuse, (scuole, uffici, ospedali,case di cura, carceri etc.). Ogni gocciolina di saliva o proveniente da sternuti, che un individuo infetto emette respirando, contiene da 100.000 a 1.000.000 di virioni (che parolona!). I virioni? Tali microscopiche particelle infettanti, cioè il virus vero e proprio, (di questo si tratta) si depositano nell’ambiente (sulle maniglie delle porte in un ufficio ad esempio!) e possono risultare facilmente infettanti se inalate, dopo che le abbiamo toccate.

Si ritiene che bastino 10 particelle di virus che arrivano in contatto con le nostre mucose del naso o della bocca per infettarci o infettare un’altra persona! L’individuo infetto dal virus influenzale può trasmettere la malattia a tutti quelli che lo circondano dal giorno prima dell’inizio dei suoi sintomi fino a cinque giorni dopo l’insorgenza della sintomatologia. Quindi ciascuno di noi può diventare in famiglia, in ufficio, in metropolitana, al cinema, nei grandi magazzini un soggetto infettante. Ma non solo: sappiamo che durante l’epidemia influenzale il 30-50% dei casi decorre in maniera asintomatica. E chi ha il virus ma non ha i sintomi è in ogni caso un diffusore di particelle virali.

Pertanto nei mesi dell’epidemia (tra dicembre e febbraio) ognuno di noi ha la quasi certezza di venire in contatto con il virus e sviluppare la malattia.

“Ma allora che cosa posso fare per non ammalarmi? Mi devo chiudere in casa e non uscire più fino a maggio?”

Ti consiglio non di murarti vivo ma, in una parola, di effettuare prevenzione.

Per fare prevenzione nei confronti dell’influenza, la vera malattia influenzale, presente da metà dicembre a tutto febbraio, ciascuno di noi deve fare due cose:

  • La prima prevenzione realmente valida è fare il vaccino. Ricorda che il vaccino antinfluenzale ti protegge in modo assoluto nei confronti del vero virus influenzale, e solamente da lui che è il più pericoloso. Questo vaccino è disponibile presso le farmacie e il tuo medico curante ti potrà somministrare a richiesta.
  • La seconda forma di prevenzione non consiste nel mettersi sotto una campana di vetro, o indossando la mascherina (le mascherine te le faranno mettere gli infermieri nella sala di accettazione del pronto soccorso, solamente se ti presenterai in ospedale perché accusi sintomi di febbre, catarro dal naso, tosse etc.), ma più modestamente lavandosi le mani  con maggiore frequenza.

È stato scientificamente dimostrato che gran parte della diffusione del virus influenzale avviene toccando con le mani oggetti inavvertitamente contaminati da starnuti di altre persone infette e portando il virus con le mani a contatto delle mucose del naso o della bocca. È quindi fondamentale per interrompere questa catena di trasmissione della malattia influenzale, che ciascuno di noi partecipi, col modesto sacrificio, alla pratica di lavarsi le mani frequentemente. Un altro consiglio è quello, per quanto possibile di cercare di  evitare i luoghi chiusi ed affollati durante il periodo epidemico. Se poi non ti sei vaccinato e ti ammali il consiglio è quello di rimanere a casa per alcuni giorni. Avrai la possibilità di curarti meglio e limiterai al massimo le possibilità di trasmettere il virus ad altri individui. A proposito ricordati di coprirti la bocca ed  il naso quando starnutisci.

“Ma io che sono giovane corro più rischio di papà che è anziano o di mio figlio che è piccolino?”

Si tratta di distinguere di quale genere di rischio parliamo. Per quanta riguarda le probabilità di ammalarsi, si.

E’ questione di protezione immunitaria. Le fasce di popolazione più giovani hanno le probabilità più alte di contrarre l’influenza. I giovani adulti hanno una alta frequenza di ammalare. Però in termini di gravità le probabilità di sviluppare una forma grave o delle complicazioni (polmoniti gravi, insufficienza renale, altre cose) sono maggiori per i soggetti anziani (sopra i 65, diciamo), perciò cerca di convincere i tuoi anziani a vaccinarsi. Sarà meglio per tutta la famiglia, ma soprattutto per loro.

“Beh, diciamo che hai molti argomenti a tuo favore e mi stai convincendo a fare quello che mi dici: vaccinarmi e proteggere me ed i miei cari. Ma dimmi, sai sono una persona curiosa, e mi piacerebbe sapere qualcosa sui costi sociali dell’influenza. Siamo in tempi di crisi economica e come cittadino mi piace pensare che partecipo alle problematiche sociali. In parole semplici quali e quanti sono allora questi costi?”

Il costo medio di ogni ricovero per sindrome influenzale è piuttosto elevato: costo del posto-letto, del personale, degli antibiotici, degli antivirali, di tutte le altre terapie di supporto. Di eventuali ricoveri (speriamo di no) in reparti di terapia intensiva.   Moltiplicalo per il numero di persone che verranno ricoverate per questo motivo, e siamo nell’ordine delle centinaia di migliaia, anzi di milioni di Euro. Ti renderai facilmente conto della forte spesa sociale costituita dall’influenza stagionale. Inoltre in questo numero non abbiamo preso in considerazione la spesa dovuta alla perdita di giornate di lavoro.

Siamo in crisi economica, come giustamente dici tu, e non possiamo permetterci di rallentare ulteriormente lo sviluppo economico, limitando la disponibilità della forza lavoro. Alcuni studiosi infatti hanno stimato che il virus influenzale porta ad una perdita di produttività: infatti in media ogni caso di influenza fa perdere 4,78 giorni di lavoro/scuola; si stima che nella stagione 1998/99 si siano persi in Italia circa 48 milioni di giorni lavoro/scuola. Una cifra sconvolgente! Forse vale la pena fare qualche cosa!

“Possiamo tornare al vaccino? Qualche amico mi ha detto che il virus muta, per cui il vaccino di quest’anno non è efficace, perché è già vecchio, è  quello dell’anno scorso”

I vaccini vengono rinnovati ogni anno. In tutto il mondo le case di produzione dei vaccini ricevono dagli studiosi e dai centri ufficiali le caratteristiche del nuovo tipo di virus su cui produrre il nuovo vaccino. Quindi ogni anno i vaccini vengono prodotti sapendo molto bene le caratteristiche ed il tipo di virus che troveremo in circolazione quest’anno in Italia e nel mondo. E sai perché lo sappiamo?  lo sappiamo perché la malattia influenzale non è finita l’anno scorso a febbraio, ma questa estate ha continuato a circolare in America del Sud, in Australia, e i locali medici competenti hanno continuato a studiarlo, isolarlo e hanno fornito a noi dell’emisfero Nord tutte le informazioni che servono per proteggerci. Infatti ti posso già annunciare, e te lo dico giusto perché so che sei una persona curiosa, che il prossimo vaccino, che è già in commercio, è composto da una miscela di 4 ceppi differenti:

  • A/Brisbane/02/2018 (H1N1)pdm09-like virus;
  • A/Kansas/14/2017 (H3N2)-like virus;
  • a B/Colorado/06/2017-like virus (B/Victoria/2/87 lineage)
  • B/Phuket/3073/2013-like (lineaggio B/Yamagata)

Le varianti, come le avrebbe dovute chiamare il tuo amico, in realtà sono già state previste nella nuova formulazione del vaccino e tutto andrà per il meglio.

Concludo e ti saluto.
Ciao. Alla prossima visita al sito del CESMET!

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Vaccino antinfluenzale. Come, chi e perché?

 

Vaccino antinfluenzale, vaccino pneumococco e “pacchetto vaccini prevenzione malattie respiratorie invernali”
“per prenotare la vaccinazione clicca qui”

per saperne di più 👉 Guarda il video  e scopri le strategie più efficaci per difendere te stesso e chi ti sta vicino.

Ti aspetto presso il “Centro di vaccinazioni Cesmet Clinica del viaggiatore-Artemisia” per effettuare la vaccinazione antinfluenzale e fornirti ulteriori consigli sulla situazione riguardante la stagione autunno – invernale 2025-26 (dr. Paolo Meo).
Se hai necessità puoi prenotare anche il vaccino per il pneumococco (protezione polmonite batterica). Presso il centro viene proposto un “pacchetto vaccini per la prevenzione malattie respiratorie invernali”.

Per capire la necessità di vaccinarsi quest’anno contro l’influenza (che cosa è l’influenza – clicca qui), è necessario considerare anche l’impatto sulla nostra salute del virus Covid-19, che ancora circola, neanche tanto sotterraneamente.
Anche OMS che il Ministero della Salute italiano raccomandano la vaccinazione antinfluenzale a tutti, proprio per impedire la co-infezione tra virus influenzale e Covid-19. Come per il Covid-19 anche la vaccinazione per “l’influenza” ha l’obiettivo di prevenire le forme gravi e complicate della malattia e contribuire a ridurre la mortalità nei gruppi ad aumentato rischio di malattia grave. Cerca di capire se anche tu fai parte di uno dei gruppi segnalati per prendere la tua decisione.
Il vaccino antinfluenzale è consigliato per:

  • persone di età pari o superiore a 65 anni;
  • bambini nella fascia di età tra i 6 mesi ed i 6 anni;
  • genitori dei bimbi 0 – 6 mesi, e persone a contatto, per evitare la diffusione del virus;
  • donne in gravidanza o nel periodo “postpartum”;
  • tutto il personale sanitario che opera in strutture a contatto con malati;
  • anziani e personale di RSA;
  • tutte le persone dai 6 mesi ai 65 anni di età affette da “malattie croniche” che, a contatto con il virus influenzale, possono peggiorare i sintomi della loro malattia;
    • malattie croniche dell’apparato respiratorio (inclusa l’asma grave, la displasia broncopolmonare, la fibrosi cistica e la broncopatia cronico ostruttiva-BPCO);
    • malattie dell’apparato cardio-circolatorio, comprese le cardiopatie congenite e acquisite, e stati ipertensivi importanti;
    • diabete mellito e altre malattie metaboliche (incluse le persone obese)
    • insufficienza renale/surrenale cronica;
    • malattie degli organi emopoietici ed emoglobinopatie;
    • tumori e in corso di trattamento chemioterapico;
    • malattie congenite o acquisite che comportino carente produzione di anticorpi, immunosoppressione indotta da farmaci o da HIV;
    • malattie infiammatorie croniche e sindromi da malassorbimento intestinali (Chron e altro);
    • patologie per le quali sono programmati importanti interventi chirurgici;
    • patologie associate a un aumentato rischio di aspirazione delle secrezioni respiratorie (ad es. malattie neuromuscolari);
    • epatopatie croniche;
  • individui di qualunque età ricoverati presso strutture per lungodegenti;
  • familiari e contatti (adulti e bambini) di soggetti ad alto rischio di complicanze.

 

 addetti a servizi pubblici di primario interesse collettivo e categorie di lavoratori:

  • medici e personale sanitario di assistenza in strutture che, attraverso le loro attività, sono in grado di trasmettere l’influenza a chi è ad alto rischio di complicanze influenzali;
  • forze di polizia;
  • vigili del fuoco.

personale a contatto con animali che potrebbero costituire fonte di infezione da virus influenzali non umani:

  • allevatori
  • addetti all’attività di allevamento
  • addetti al trasporto di animali vivi
  • macellatori e vaccinatori
  • veterinari pubblici e libero-professionisti

Per domande o questioni tecniche scrivi il tuo quesito a seg.cesmet@gmail.com, indirizzato al dr. Paolo Meo

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Influenza, propriamente detta

INFLUENZA  

L’influenza  è una malattia infettiva virale, acuta, respiratoria, causata da un virus ad RNA, un “myxovirus” (virus influenzali), che infetta le cellule delle vie aeree superiori (naso, gola, faringe e laringe) ed utilizza i sistemi interni cellulari per riprodursi in milioni di copie (virus figli). L’influenza vera e propria (s.g.) è una malattia specifica, causata da virus della famiglia degli orthomyxoviridae, e si può manifestare in modo anche grave. Sono 3 i tipi di orthomyxovirus che infettano l’uomo: Tipo A, Tipo B e Tipo C.
Le altre forme virali o batteriche, molto frequenti, tipiche della stagione autunnale/invernale, chiamate “influenza”, perché presentano localizzazioni e sintomi simili all’influenza vera e propria, non rispondono all’azione protettiva del vaccino antinfluenzale in quanto sono causate da altri tipi di microrganismi.
Tra i virus che possono causare sintomi simil influenzali ricordiamo gli adenovirus, i rhinovirus, il virus sinciziale respiratorio, i coronavirus ed altri tipi di virus e batteri.

👉 Guarda il video  e scopri le strategie più efficaci per difendere te stesso e chi ti sta vicino.

SINTOMI

I sintomi tipici dell’influenza si manifestano con: (1) febbre alta improvvisa; (2) cefalea; (3) faringodinia (mal di gola); (4) tosse più secca che produttiva; (5) rinorrea (raffreddore); (6) dolori muscolari ed articolari; (7) malessere generale.

Altri sintomi includono: (a) brividi; (b) perdita di appetito; (c) nausea, vomito e diarrea, specialmente nei bambini. Questi sintomi sono più difficili negli adulti.

Tra le complicanze, talvolta gravi, il coinvolgimento delle vie aeree inferiori con  la comparsa di “polmonite virale primitiva”; le “polmoniti batteriche secondarie”; l’infezione dei seni paranasali; l’ aggravamento dei sintomi negli asmatici e nei cardiopatici.

I sintomi, generalmente acuti ed improvvisi, si manifestano dopo 2/4 giorni dall’avvenuto contagio. La guarigione avviene tra 7/10 giorni e la malattia si autolimita; Occorre che alcuni soggetti appartenenti a categorie considerate deboli facciano particolare attenzione a questo virus.  I soggetti sopra i 65 anni di età ed i bambini piccoli; i soggetti adulti che soffrono di malattie croniche debilitanti possono sviluppare complicanze anche gravi o peggioramento dei loro sintomi di base;
Queste categorie dovrebbero effettuare la loro vaccinazione antinfluenzale.

 

COMPLICANZE

Oltre ai sintomi descritti possono manifestarsi complicanze dovute a: (a) polmoniti secondarie di tipo batterico (per cui è necessaria una copertura antibiotica anche preventiva soprattutto nei soggetti più a rischio); (b) disidratazione, per la maggiore traspirazione o perdita di liquidi; (c) peggioramento di malattie preesistenti quali il diabete, malattie di tipo immunitario, malattie di tipo cardiovascolare e respiratorio cronico, (d) otiti nei bambini.
Donne incinte e bambini molto piccoli sono a maggior rischio di effetti collaterali e complicanze da virus. Per questo motivo costituiscono una categoria a cui proporre la vaccinazione antinfluenzale fin dall’inizio della stagione;

Frequenti le complicanze nei soggetti al di sopra dei 65 anni di età.

 

TRASMISSIONE

La trasmissione avviene per via aerea, attraverso le goccioline di saliva (goccioline di Flugge) e le secrezioni respiratorie.

  • Via aerea respiratoria (tosse, starnuti, parlata a distanza molto ravvicinata);
  • Per contatto (dispersione delle goccioline e secrezioni su oggetti e superfici).

 

PREVENZIONE

Questi sono i comportamenti raccomandati per evitare o diminuire il rischio di contagio.

  • lavare frequentemente le mani con acqua e sapone;
  • non toccare con le mani contaminate occhi, naso e bocca;
  • coprire la bocca e il naso con un fazzoletto di carta quando si tossisce e starnutisce;
  • evitare luoghi affollati e manifestazioni di massa;
  • aerare regolarmente le stanze dove si soggiorna;
  • i soggetti particolarmente a rischio farebbero bene ad utilizzare le mascherine che abbattono la possibilità di contagio;

Sono gli stessi comportamenti che vanno adottati per evitare l’infezione del Covid-19. Questo è il motivo per cui negli anni del lockdown o della attenzione al SARS-CoV-2, la presenza di influenza si è notevolmente ridotta;

L’arma decisamente più efficace è il vaccino, raccomandato soprattutto ai bambini, agli over 65, alle donne in gravidanza, e a coloro che soffrono di patologie croniche.

 

TEMPI DI CONTAGIOSITA’

 

Una persona che viene a contatto con il virus ed infetta, può diventare contagiosa già uno/due giorni prima dell’insorgenza dei sintomi e può trasmettere il virus fino a sette giorni dopo l’inizio della malattia. I bambini ed i soggetti immunodepressi sono contagiosi anche più a lungo.

Il contagio avviene tipicamente attraverso le vie aeree, per cui una donna che allatta può contagiare il suo bambino con la saliva, per questo motivo è raccomandato l’utilizzo della mascherina per evitare di contagio;

dr. Paolo Meo
medico infettivologo

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La sicurezza dei vaccini antinfluenzali

Novembre 2019 iniziata la campagna di prevenzione per l’influenza: da alcune settimane è indicato il vaccino antinfluenzale per la popolazione sopra i 60 anni, quella affetta da malattie croniche e debilitanti, per le donne in gravidanza, ed anche per i bambini dai 6 mesi ai 3 anni di età.
Anche quest’anno (2019/2020) la tutela e la sicurezza della nostra salute arriva dai controlli dell’AIFA “L’Agenzia Italiana del Farmaco”, dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), sui lotti dei vaccini antinfluenzali. Come da sempre la tutela della nostra salute viene da controlli certi ed efficaci. Mi occupo da decenni di vaccinazioni, prevenzione di malattie infettive, e campagne vaccinali in tutto il mondo, spesso in Africa, e non ho alcun interesse ad imbonire la pillola, nascondendo complicità ed interessi. Se avessi un ben che minimo dubbio del comportamento sui controlli, dopo aver condotto campagne di vaccinazioni in molti paesi Africani, consapevole e cosciente dei rischi, dei metodi, della validità dei vaccini, non rimarrei certo in silenzio. La comunità scientifica ed io stesso siamo e sono invece convinto che i continui controlli sui prodotti, sulla loro sicurezza, sulle metodologie, effettuati dai NAS, AIFA ed ISS (Istituto Superiore di Sanità), ci garantiscono un buon livello di attendibilità e certezza.
Novembre 2014: “ … iniziata la campagna vaccinale per la prevenzione dell’influenza sulla popolazione anziana e quella affetta da malattie croniche e debilitanti.  ……. si diffonde la notizia … di morte sospette …. Da un lotto di vaccino antinfluenzale …. La farmacovigilanza condotta dall’AIFA si attiva immediatamente e senza attese e senza prove favorevoli o contrarie all’evento, fa scattare in via cautelativa per la popolazione il divieto di utilizzo del vaccino. … NAS e ISS sono impegnati a dare risposte certe. Alla fine viene stabilito che i lotti dei vaccini erano sicuri e non legati alle morti sospette.
Questo a riprova che in Italia esiste una tutela tecnica ma anche legale a difesa del cittadino. E questo si evidenzia non solo dalle azioni preventive svolte dalle autorità sanitarie, come sopra spiegato ma da come anche la comunità scientifica, ovvero i centri di ricerca ed anche noi medici di prima linea, si e ci attiviamo per controllare eventuali situazioni poco chiare ed arrivare ad una soluzione.
I vaccini attualmente in commercio sono una risorsa preziosa e insostituibile per la prevenzione dell’influenza stagionale e delle sue complicanze. Prevenzione per quel virus ad RNA, ovvero quell’orthomyxovirus tipo (A H1N1; A H3N; B Victoria; B Yamagata), l’unico che può essere realmente pericoloso, particolarmente aggressivo, talvolta mortale. Per questo motivo la comunità scientifica mondiale è costantemente mobilitata nei confronti di “questo” orthomyxovirus” e non di altri che circolano in lungo ed in largo durante l’inverno. E per questo motivo le persone sopra i 60 anni; le persone affette da malattie croniche cardiache, polmonari, e metaboliche, coloro che soffrono per difese immunitarie diminuite è opportuno che si proteggano con questo vaccino. Vaccino fortemente consigliato in questo periodo alle donne in gravidanza ed ai bambini dai 6 mesi di vita. Se poi durante l’inverno ci si ammala a causa di tanti altri virus con cui veniamo a contatto, questo non dipende dalla inefficacia del vaccino. Chi si è vaccinato infatti potrà ammalare a causa di tutti i virus circolanti ma è sicuramente protetto nei confronti del virus più pericoloso.
Nello stesso periodo invernale ricordo alle categorie di persone precedentemente mansionate, fatta eccezione delle donne in gravidanza, il “vaccino contro lo Pneumococco”. Lo Pneumococco è un batterio molto aggressivo, causa di polmoniti, particolarmente gravi ed anche di meningiti talvolta fatali. Questo è un altro vaccino sicuro ed efficace somministrato a tutti i bambini dai tre mesi in avanti.

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Domande frequenti sulle mutazioni del virus influenzale

“Scusa mi sapresti spiegare con parole semplici cos’è un virus dell’influenza?”

Caro lettore, ricorda che il linguaggio scientifico è difficile da tradurre nei termini del linguaggio comune. Sono pochi quelli che ci riescono. Abbiamo alcuni esempi nella carta stampata o in televisione. Noi del MET con tanta buona volontà cercheremo di accontentare te e tutti i nostri affezionati lettori ed internauti. Per prima cosa il virus è un microrganismo, cioè una entità molto piccola, ultramicroscopica.  Proprio per questo è molto pericoloso. Le dimensioni sono dell’ordine degli 80-120 nm . Questo numero può non essere compreso. Tieni presente comunque che per poter vedere i virus non basta il microscopio ottico, ci vuole quello elettronico.

“Ma, dimmi com’è fatto?”

Gli scienziati  hanno suddiviso i virus in parti che hanno diverse funzioni. Queste parti  determinano alcune sue proprietà e caratteristiche. Pensa di avere di fronte una pallina minuscola sulla cui superficie sono posizionate tante protuberanze di 2 forme e caratteristiche diverse. Nel virus le protuberanze si chiamano emoagglutinina (H) e neuraminidasi (N).

“A che cosa servono queste 2 diverse protuberanze che ritroviamo sulla superficie del virus?”

La prima, chiamata emoagglutinina (H), è una sostanza di grande importanza per il virus influenzale perché gli permette di attaccarsi alle nostre cellule. Una volta aderito alle cellule del tratto respiratorio con queste estroflessione, il virus influenzale le stimola e riesce ad entrare al loro interno con una serie di meccanismi dando inizio al processo di malattia.

Si conoscono 16 qualità differenti di queste protuberanze di tipo H. Il nostro organismo con le sue difese elabora anticorpi nei confronti di queste protuberanze di tipo H e queste sono decisive per farci superare la malattia e ritornare in uno stato di buona salute. La seconda sostanza, chiamata neuraminidasi (N),  serve invece in un secondo momento. Serve cioè a fare uscire il virus dalle cellule malate, del nostro tratto respiratorio, che aveva già infettato e a proseguire l’infezione infettando altre cellule, e così via. Si conoscono 9 qualità diverse di queste protuberanze di tipo N. Questi due tipi di protuberanze, che si trovano sulla superficie del virus influenzale e con le quali entra ed esce dalle nostre cellule respiratorie, sono delle proteine, anzi per meglio dire delle glicoproteine cioè un insieme di zuccheri e proteine.

“Credo che poi mi dovrai spiegare meglio la classificazione di questi, come li hai chiamati, virus?”

Caro lettore sto per farlo, se mi dai il tempo di chiarire la faccenda. I virus influenzali si differenziano in tre tipi: tipo A, tipo B e tipo C.  Sicuramente sulla stampa avrai visto che il virus dell’influenza ogni anno viene chiamato con queste sigle (TIPO) seguite da altre sigle che li identificano in sottotipi sulla base delle protuberanze presenti (ossia delle diverse emoagglutinine o neuraminidasi). Se ricordi, il tipo H annovera 16tipi diversi e il tipo N ne annovera 9. Questi tipi si associano ogni anno in modo diverso formando la caratteristica del nuovo virus. Questa presenza di protuberanze dei due tipi sempre diversa è però valida solamente per il tipo A, che cambia in continuazione la propria superficie esterna. Per cui ad esempio quest’anno è stato studiato che circoleranno i seguenti virus di tipo A: (A) H1N1 / (A) H3N2.  Cioè ci saranno 2 tipi A, uno con le protuberanze del sottotipo H1 ed N1, una vecchia conoscenza, e l’altro tipo A con le protuberanze chiamate H3 ed N2. Il tipo B sarà presente con le sue caratteristiche, cioè i bastoncini sulla superficie sono sempre gli stessi. Quindi, come ho cercato di spiegare, le diverse qualità delle proteine di superficie (protuberanze) differenziano i tipi di virus influenzale A in più sottotipi, come ti ho detto.

In altri termini i virus influenzali, nella loro superficie, possiedono un vero e proprio mosaico di protuberanze che ne permette la identificazione.

Ricorda che in natura i virus influenzali possono infettare sia gli animali che gli uomini. E si è scoperto che la presenza di protuberanze, cioè dei bastoncini H (emoagglutinina) o N (neuroamminidasi), con le diverse caratteristiche, influenzano l’attecchimento nei diversi animali. Molti virus che infettano polli o maiali o cavalli non infetteranno mai l’uomo. Come vedi di seguito l’uomo viene infettato da virus dell’influenza che hanno sulla loro superficie protuberanze di sottotipi ben precisi: per H il tipo 1, 2, 3 e per il tipo N il tipo 1 e 2. Gli altri sottotipi sono tipici degli animali, che si ammalano pure loro.

“I virus vengono differenziati in questo modo, forse perché hanno proprietà diverse?”

Vedo che cominci a capire. E’ proprio così, infatti il tipo A infetta uomini ed animali (mammiferi e volatili). Come ti ho spiegato ogni virus influenzale ha le sue protuberanze caratteristiche e chiamate con i nomi che abbiamo visto. Ogni sottotipo A infetta quella specie di animale. I virus umani hanno i loro caratteristici bastoncini di tipo H e di tipo N. Queste protuberanze, cioè le glicoproteine sono costruite secondo una regola ben precisa scritta nel codice genetico del virus. Da quel codice giungono le informazioni di come costruire i bastoncini esterni.

Capita frequentemente, e questa è una caratteristica del virus dell’influenza, che i messaggi che giungono dal codice genetico cambino di qualche piccola informazione e questo da luogo a variazioni  genetiche piccole, che gli scienziati chiamano “drift”, oppure a più grandi variazioni chiamate “shift”. Queste informazioni diverse dal genoma virale portano a cambiamenti dei bastoncelli esterni e quindi a piccoli o grandi cambiamenti dell’esterno del virus. Tutto questo contribuisce a realizzare le piccole o le grandi ed anche i casi sporadici di malattia presenti in natura. Il virus influenzale di tipo B, infetta solamente l’uomo e non gli animali. E’ un virus con la superficie che si mantiene abbastanza stabile e può andare incontro solo a piccole variazioni di assetto genetico e da luogo a piccole epidemie e a casi sporadici. Il virus influenzale C, da luogo a infezioni solamente negli animali e provoca comunque casi inapparenti o sporadici.

“Mi hai fatto girare la testa con tutte queste parolone: emagglutinina, neuramini che? Vedrò di andarmele a chiarire da qualche altra parte.”

Hai ragione caro lettore. Ma te l’avevo detto, non è facile fare il divulgatore. Il MET ti ha  comunque preparato una bibliografia virtuale nella quale potrai trovare qualche link che ti potrà essere utile. Vedi in fondo e potrai un poco navigare per qualche sito.

“Io però sono coraggioso ed anche un po’ masochista, voglio continuare a farmi del male. Sarei curioso ad esempio di sapere perché hai tirato fuori il concetto di variazione genetica”

Un momento, prima di proseguire lasciami finire di chiarirti come viene chiamato un virus. E che cosa sono quelle sigle che vediamo sui giornali o nelle farmacie. Per chiamare ufficialmente un virus influenzale, i medici che hanno effettuato l’isolamento di un determinato virus, devono aggiungere altri termini, per completarne l’identificazione. Pertanto la sigla che esce fuori, con cui chiamiamo ogni anno il nuovo virus che ci farà ammalare, o quelli che faranno ammalare gli animali, comprende:

  1. il tipo di virus
  2. la specie animale di origine,
  3. la posizione geografica del primo isolamento,
  4. il numero di registrazione del ceppo
  5. l’anno di isolamento.
  6. il sottotipo HA e NA di virus A, che viene specificato tra parentesi.

“Ad esempio prendiamo il virus A/Swine/Iowa/15/30 (H1N1). Di che stiamo parlando?”

Stiamo parlando di un virus influenzale

  1. tipo di virus A
  2. isolato nel maiale (swine),
  3. in un laboratorio di virologia dello Stato americano dell’Iowa,
  4. registrato col un numero progressivo del ceppo 15,
  5. nell’anno 1930,
  6. con il mosaico H1N1  di glicoproteine di superficie, che caratterizza il sottotipo.

“Va bene questo adesso l’ho capito un po’ di più ma mi parli del significato della variabilità genetica?”

Scusa. Ti vengo incontro e te ne parlo subito. Come ho cercato di spiegarti prima tutti i virus influenzali sono caratterizzati da una grande variabilità genetica. Cioè i messaggi che dal genoma virale arrivano per costruire le glicoproteine H ed N (cioè le protuberanze esterne del virus) cambiano molto spesso. Questo è il motivo per cui ogni anno bisogna cambiare la costituzione dei vaccini, cioè bisogna fare vaccini nuovi.  Bisogna infatti adattare i vaccini, che ci proteggono dal virus, alle variazioni genetiche e quindi di presenza esterna dei bastoncini che cambiano di anno in anno.

Prima, caro lettore, ti ho detto che nei virus influenzali ci sono variazioni piccole o “drift” (in inglese, deriva, deviazione, quindi deviazione o cambiamento antigenico). E che ci sono anche variazioni più importanti, profonde, “shift” (cioè trasferimento, cambiamento, nel senso che i cambiamenti sono molto più marcati. quindi ricombinazione antigenica importante). I piccoli cambiamenti o “drift” della superficie del virus sono associati a piccole epidemie, a casi influenzali lievi o sporadici. Invece i grandi cambiamenti della superficie dei virus  o “shift” danno adito alla costituzione di nuovi sottotipi, mai esistiti, e questo provoca le grandi epidemie o anche pandemie importanti.

Per essere pratici e comprensivi: le epidemie influenzali stagionali, che da noi arrivano tra dicembre e febbraio,  si qualificano come epidemie stagionali naturali perché  sono caratterizzate da piccole variazioni nella composizione delle protuberanze del virus, rispetto ai virus influenzali precedenti. Queste piccole mutazioni sono semplicemente un aspetto della vita normale, naturale del virus. Quindi come avrai capito il virus dell’influenza muta in continuazione il suo aspetto esterno, equesto gli permette di superare le difese immunitarie e di infettare facilmente la cellula del sisitema respiratorio. Questa è una caratteristica che altri virus, come quelli della mononucleosi o della varicella non possiedono.

Questa è proprio la caratteristica del virus dell’influenza. I meccanismi attraverso i quali ciò avviene sono un po’ complicati, ma per spiegartela e ribadirla in breve le variazioni dell’RNA del virus influenzale, cioè le variazioni del suo codice genetico, portano a costruire le emoagglutinine e le neuraminidasi differenti rispetto a quelle presenti precedentemente e qundi ad una presenza di bastoncelli, di protrusioni esterne un po diverse, e questo cambia il vestito del virus, che appare diverso e quindi non riconoscibile dagli anticorpi che avevamo formato negli anni precedenti. Spero che hai capito!

“E le variazioni maggiori? Quelle che mi mettono più ansia..”

Ti riferisci allo “shift”? Questo fenomeno è particolare. Si tratta di un vero e proprio riassortimento genetico. Cioè le informazioni che giungono dal codice genetico cambiano sostanzialmente tutto l’esterno della cellula virale. Il virus muta sostanzialmente tutti i bastoncini esterni e questo fenomeno può portare alla formazione di nuovi sottotipi. Quando un virus cambia così radicalmente ci possono essere epidemie importanti o addirittura pandemie, cioè una epidemia che interessa tutto il mondo con un alto numero di casi gravi ed una mortalità elevata.

“Perché avviene questo?”

Si presentano queste forme così gravi ed aggressive perche il virus influenzale è cambiato completamente e le difese immunitarie presenti negli organismi, che generalmente controllano la malattia, non riescono a riconoscere il nuovo virus che diventa aggressivo ed invade tutto il sistema respiratorio distruggendo completamente le cellule. Se ricordi, la famosa epidemia influenzale “Spagnola”, iniziò nell’agosto del 1918 in tre diversi luoghi: in Francia, negli USA ed in Sierra Leone. Si trattava di un ceppo di influenza particolarmente violenta e letale. La malattia si diffuse in tutto il mondo, uccidendo 25 milioni di persone (secondo alcuni di più) in 6 mesi. Circa 17 milioni di individui in India, 500.000 persone negli USA, e 200.000 nel Regno Unito. Questo virus  sparì dopo 18 mesi. Ci furono nuovi virus, cambiati completamente nel ’57 e nel ’68, ma molto meno virulente. I virus H1N1, H2N2 e H3N2, corrispondevano a queste tre grandi pandemie del secolo scorso.

“Ma quella che chiamano “influenza aviaria” cos’è? E non è più pericolosa della influenza che sta per arrivare quest’anno?”

Dal febbraio 2004 si sono cominciati a rilevare casi di influenza particolarmente aggressiva, prima negli uccelli e poi nell’uomo in Vietnam. Si chiama “influenza aviaria” perché deriva dalla  ricombinazione del genoma di un virus influenzale degli uccelli (se ti ricordi le figure che ti ho fatto vedere prima mostrano che nei volatili, anche quelli da cortile, sono rappresentati tutti i 16 sottotipi di H e i 9 sottotipi di N) con il genoma del virus influenzale umano. Questa ricombinazione dei due RNA degli uccelli e degli uomini ha dato origine ad un virus con un genoma  ibrido, cioè formato dai 2 RNA che, almeno nelle previsioni di molti epidemiologi, avrebbe potuto dare vita a una pandemia potenzialmente molto pericolosa.

Alcuni scienziati dicono che da un punto di vista genetico non è lontana la distanza che può portare alla formazione di un nuovo virus. Questo processo di ricombinazione tra virus umano e quello aviario, potrebbe avvenire in un ospite intermedio, cioè il maiale. Il maiale è un animale da cortile che nelle città e paesi del Sud Est asiatico condivide spazi di habitat con esseri umani e uccelli. Maiali, uccelli e uomini vivono tutti insieme in modo molto stretto. Qui può realizzarsi quel famoso ponte e consentire al virus dell’influenza aviaria di modificarsi, complice il maiale, e compiere il “salto di specie” definitivo. Sta di fatto che questo meccanismo per il momento non si è mai verificato. Il virus dell’aviaria che è attualmente più sospettato di poter divenire patogeno anche per l’uomo è denominato H5N1. Quindi desidero ripetere che per il momento il famoso supervirus influenzale, cioè quello derivato da un vero e proprio salto di specie non c’è ancora stato.

I vari sottotipi di virus sono poi stati classificati in due gruppi, per la capacità di dar luogo a sindromi più o meno gravi:

  1. virus HPAI (high pathogenic avian influenza),
  2. virus LPAI (low pathogenic avian influenza, v. a bassa patogenicità)

Questa caratteristica del virus di essere più o meno aggressivo dipende dalla struttura virale e può variare nel tempo a causa di mutazioni o ricombinazioni genetiche per cui ceppi poco patogeni possono diventare altamente patogeni. E’ però vero che durante recenti epidemie di influenza aviaria altamente patogena (HPAI), ci sono state trasmissioni occasionali di H5N1, H7N7 e H9N2 virus per gli esseri umani che si sono ammalati in diverse parti del mondo con questo tipo di virus.

 

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