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CaldoSoleSalute

L’estate che non si dimentica

CESMET — CLINICA DEL VIAGGIATORE

COLLANA: SOTTO IL SOLE CHE SCOTTA

Redazione dr. Paolo meo

Articolo 1 di 6

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L’ondata di calore che sta cambiando tutto

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Caldo, clima estremo e salute: quello che devi sapere — e quello che forse preferiresti non sapere.

UNA CRONACA DAL PIANETA IN EBOLLIZIONE

Roma, 26 giugno 2026. Il termometro della stazione del Collegio Romano — la più antica d’Italia, attiva dal 1782 — segna 36 gradi. Ma questa non è la notizia. La notizia è che il picco, secondo i meteorologi, deve ancora arrivare. Nei prossimi giorni, nelle zone interne del Paese, le temperature supereranno i 40 gradi. E questo non è più un’eccezione: è la nuova normalità.

Benvenuti nell’estate 2026. Un’estate che, come molte di quelle che l’hanno preceduta nell’ultimo decennio, si sta scrivendo nei libri dei record. Un’estate che parla di anticicloni africani poderosi, di città trasformate in forni, di fiumi di aria rovente che scorrono da Casablanca a Berlino senza chiedere il permesso a nessuno.

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“Il picco di caldo per il Nord e Centro Italia deve ancora arrivare. Nei prossimi giorni le temperature supereranno i 40 gradi nelle zone interne.” — Massimo Ciccazzo, climatologo

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Ma prima di cedere al panico — o, peggio, all’abitudine — facciamo un passo indietro. Perché capire cosa sta succedendo davvero, al di là dei titoli dei giornali, è il primo atto di una prevenzione intelligente.
E la prevenzione intelligente è esattamente quello che, al CESMET, pratichiamo ogni giorno.

L’EUROPA CHE SUDAVA: I NUMERI CHE FANNO IMPRESSIONE

I dati di questa ondata di calore sono impressionanti. Non tanto per i singoli valori assoluti, quanto per dove questi valori vengono registrati. Perché una cosa è che a Siviglia si tocchino i 42 gradi — ci siamo quasi abituati — un’altra è che Parigi superi per la prima volta in assoluto la soglia dei 40 gradi in giugno, frantumando un record che resisteva dal lontano 1947 (quando la temperatura massima registrata era stata di 37,6°C).

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Non è solo una curiosità statistica. È un segnale, un brutto segnale. Come lo è il fatto che a nord di Bordeaux si siano toccati 44,7 gradi, in una città francese che probabilmente non aveva mai visto simili temperature dall’inizio della sua storia. O che a Berlino e Varsavia si prevedano punte tra i 35 e i 40 gradi nel giro di pochi giorni.

I NUMERI DELL’ONDATA — ESTATE 2026

Roma (stazione Collegio Romano) – 36°C registrati → previsti 38°C

Milano – Previsti 36–37°C

Firenze – Previsti 40°C

Parigi (stazione Montsouris, attiva dal 1800) – Superata per la prima volta la soglia dei 40°C in giugno

Nord di Bordeaux, Francia – 44,7°C — dato straordinario

Berlino / Varsavia – Previsti 35–40°C nei giorni successivi

Roma — media giugno anni ’90 – 27°C (massima media)

Roma — media giugno 2025 – 32,6°C (massima media)

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L’anticiclone africano — il protagonista di questa storia — si muove come un esercito invisibile. Prima ha colpito Spagna e Francia, poi l’Italia, e ora punta verso est: Germania e Polonia nel mirino. Non c’è difesa territoriale che tenga contro di lui. L’unica risposta è la preparazione individuale e collettiva.

NON È LA PRIMA VOLTA — MA QUESTA VOLTA È DIVERSO

Chi ha qualche anno di memoria ricorderà le estati del 2003 e del 2022. Erano state definite eccezionali, anomale, irripetibili. Eppure eccoci qui, a sfidare quegli stessi record. La differenza rispetto ad allora non sta solo nei numeri: sta nella frequenza. Quello che un tempo era un evento straordinario che capitava forse una volta ogni vent’anni, oggi si ripete con cadenza quasi annuale.

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I climatologi parlano chiaro: negli ultimi dieci anni c’è stata una progressiva e netta accelerazione del riscaldamento, con un aumento delle temperature di 0,5–0,56 gradi ogni decennio rispetto alla media climatica 1991–2020. Già negli ultimi tre anni, la media dell’anomalia termica rispetto all’epoca pre-industriale ha superato la soglia di 1,5°C — quella soglia che gli Accordi di Parigi del 2015 avevano indicato come limite da non superare entro il 2030.

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Abbiamo bruciato dieci anni di anticipo. Qualcuno potrebbe dire che è andata male. Noi preferiamo dire che è arrivato il momento di essere seri — e anche un po’ creativi — su come adattarci.

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“Statisticamente, prendendo la media climatica dell’ultimo trentennio, negli ultimi dieci anni c’è stata una progressiva e netta accelerazione. Un aumento di 0,5/0,56 gradi ogni decennio.” — Massimo Ciccazzo, Associazione Edmondo Bernacca

LA TREGUA CHE VERRÀ — E I TEMPORALI DEVASTANTI

C’è una buona notizia e una cattiva notizia. La buona: il caldo non durerà per sempre. Già dalla prossima settimana è previsto un primo miglioramento, con un progressivo assestamento delle temperature intorno ai 30–32°C. Niente di fresco, beninteso, ma almeno respiriamo.
La cattiva notizia: quella “tregua” non arriverà in punta di piedi. Quando l’aria più fresca incontrerà quella ancora rovente, il risultato sarà una serie di temporali violentissimi, potenzialmente devastanti. Grandine, vento forte, allagamenti lampo. L’estate italiana, si sa, non va mai in vacanza per davvero.

E poi? Secondo i climatologi, ci saranno “sicuramente altre fasi calde” nel corso dell’estate. Ovvero: questa non è l’unica ondata che dovremo affrontare. È più probabile che sia la prima di una serie.

IL CALDO VISTO DAL CESMET: UN RISCHIO DA CONOSCERE PER PREVENIRE

Da noi al CESMET — Centro di Medicina Tropicale e dei Viaggi — il caldo estremo non è una novità. Lavoriamo ogni giorno con persone che si spostano verso climi tropicali, che affrontano ambienti ostili, che portano con sé fragilità fisiologiche o patologie preesistenti. Sappiamo bene che il calore non è semplicemente una questione di comfort: è un rischio medico reale, con meccanismi fisiopatologici precisi e conseguenze che possono essere gravi.

Ma sappiamo anche un’altra cosa: il calore si affronta. Con le giuste informazioni, con i comportamenti corretti, con una comprensione lucida di chi è più vulnerabile e perché. Questa collana nasce da questa convinzione.

Nei prossimi articoli parleremo:
(1)
di chi rischia di più (anziani, bambini, cardiopatici, lavoratori all’aperto),
(2)
di come il caldo trasforma gli ambienti in cui viviamo,
(3)
di cosa succede al nostro corpo quando la temperatura sale troppo,
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di come difendersi in modo concreto ed efficace.
Non con liste di banalità, ma con una guida medica scritta per essere letta — e usata.

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♥ Il mio parere (del Dr. Meo e del CESMET)

L’ondata di calore del giugno 2026 non è un episodio isolato: è la conferma di una tendenza che i dati scientifici mostravano già da anni. Come medico di medicina tropicale e dei viaggi, ho visto crescere nei nostri ambulatori la consapevolezza che il cambiamento climatico non è un problema astratto: riguarda la salute di ciascuno di noi, qui e ora. Chi parte per un Paese tropicale porta con sé i rischi di quel clima. Ma sempre di più, il clima tropicale viene a trovare noi — nei nostri cortili, nelle nostre città, nelle nostre case. E con il clima diffondono sempre di più i vettori di malattia, insetti, zanzare, zecche, ed altri vettori che trasmettono microbi. E con questi cambiamenti è sempre più evidente che i microrganismi virulentizzano sempre di più. La prevenzione comincia dall’informazione. E l’informazione comincia qui.

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Collana editoriale CESMET CLINICA DEL VIAGGIATORE  
“Sotto il sole che scotta — Caldo, clima e salute: quello che devi sapere”

www.clinicadelviaggiatore.com | CESMET — Centro di Medicina dei Viaggi e delle Migrazioni

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Il Patto con il Sole: Gestire Rischi e Benefici per la Nostra Salute

Sole e Salute: Guida a una Relazione Equilibrata

Il nostro rapporto con il sole è diventato complesso, quasi un paradosso. Da un lato, ne riconosciamo istintivamente i benefici, associandolo a un’idea di vitalità e benessere. Dall’altro, tutto quel che ormai sappiamo dei rischi ci impone una cautela sempre maggiore. Questa dualità genera spesso confusione, e ci spinge, a volte, verso comportamenti estremi: o niente sole o un’esposizione sconsiderata.

L’approccio più saggio, tuttavia, raramente risiede negli estremi. “In medio stat virtus” si diceva, e così la medicina moderna ci insegna a gestire i fattori di rischio senza rinunciare alla qualità della vita. L’obiettivo di questa guida è proprio questo: fornire gli strumenti per avere con il sole una relazione matura ed equilibrata, basata sulla conoscenza scientifica e sulla gestione consapevole del rischio.

I Benefici Fisiologici dell’Esposizione Solare

Prima di analizzare i rischi, è doveroso guardare al ruolo insostituibile, per la nostra fisiologia e non solo, della luce solare.

  • Un Pilastro della Salute Ossea e Immunitaria: la Vitamina D. La sintesi cutanea di Vitamina D, innescata dai raggi UVB, rimane il modo più efficiente per il nostro organismo di produrre questo pro-ormone essenziale. La sua funzione più nota è regolare il metabolismo del calcio, fondamentale per la mineralizzazione e la robustezza dello scheletro. Tuttavia, il suo raggio d’azione è ben più vasto: la Vitamina D è un immunomodulatore cruciale, capace di orchestrare le nostre difese immunitarie e contribuire al controllo dei processi infiammatori. La sua carenza è un problema molto diffuso, specialmente negli anziani, nelle persone con pelle scura e in chi, vivendo a latitudini settentrionali, ha una produzione quasi nulla durante i mesi invernali.
  • L’Influenza sulla Sfera Psico-emotiva. L’esposizione alla luce solare ha un impatto documentato sull’umore. Stimola la produzione di serotonina, un neurotrasmettitore che favorisce sensazioni di calma e benessere. Questo meccanismo è alla base della sua efficacia nel contrastare i disturbi affettivi stagionali (SAD) e nel migliorare il tono dell’umore generale. (non vi sentite più allegri se c’è il sole?)
  • Il Sincronizzatore del nostro Orologio Biologico. La luce naturale è il più potente segnale esterno in grado di sincronizzare i nostri ritmi circadiani (cicli biologici di circa 24 ore). L’esposizione mattutina regola il ciclo sonno-veglia, sopprimendo la melatonina e promuovendo uno stato di veglia e lucidità. Un ritmo circadiano ben regolato è essenziale per la salute metabolica, la funzione cognitiva e l’equilibrio ormonale. La nostra vita moderna, spesso povera di luce naturale di giorno e troppo ricca di luce artificiale di notte, può alterare questo delicato equilibrio.

Il Rovescio della Medaglia: Comprendere il Rischio

La stessa radiazione ultravioletta (UV) che apporta benefici, se assorbita in eccesso, è anche il principale fattore di rischio ambientale per la nostra pelle. È fondamentale comprendere che questi processi non sono una condanna inevitabile, ma la conseguenza di abitudini modificabili.

  • Fotoinvecchiamento: il Danno Strutturale. I raggi UVA, che costituiscono circa il 95% della radiazione UV che ci raggiunge, penetrano fino al derma, dove nel tempo degradano le proteine strutturali della pelle: il collagene, che ne assicura la compattezza, e l’elastina, che ne garantisce l’elasticità. Questo processo cronico, noto come fotoinvecchiamento, si manifesta clinicamente con rughe profonde, perdita di tono, discromie (macchie) e una cute dall’aspetto ispessito e giallastro (elastosi). Questi segni non sono un mero inestetismo, ma l’evidenza visibile di un danno cumulativo.
  • Fotocarcinogenesi: il Danno al DNA. I raggi UVB, più energetici, possono danneggiare direttamente il DNA dei cheratinociti. Sebbene la cellula disponga di sofisticati meccanismi di riparazione, un’esposizione eccessiva e ripetuta può superare queste capacità, portando a mutazioni permanenti. L’accumulo di tali mutazioni nel tempo è il meccanismo alla base dello sviluppo dei tumori cutanei. È utile distinguere i pattern di rischio: il Melanoma è spesso legato a esposizioni intense e intermittenti con scottature (tipiche delle vacanze), mentre i carcinomi basocellulare e squamocellulare sono più associati a un’esposizione cronica e continua, come quella lavorativa.

Strategia di Fotoprotezione Intelligente: un Approccio Integrato

La prevenzione si basa su una strategia gerarchica che integra comportamento, barriere fisiche e filtri chimici.

  1. Gestione del Tempo e dell’Ombra: La prima e più efficace forma di protezione è quella comportamentale. Si raccomanda di evitare l’esposizione solare intenzionale nelle ore di massima irradiazione, convenzionalmente tra le 11:00 e le 16:00. Ricercare l’ombra è un gesto semplice e di comprovata efficacia.
  2. Barriere Fisiche: L’abbigliamento costituisce una barriera costante e affidabile contro i raggi UV. Si consiglia l’uso di:
    • Indumenti a trama fitta e, se possibile, con certificazione UPF (Ultraviolet Protection Factor) 30 o superiore.
    • Cappello a tesa larga, in grado di proteggere viso, orecchie e collo.
    • Occhiali da sole con lenti a norma di legge (marcatura CE), che garantiscano un filtraggio del 99-100% dei raggi UVA e UVB per proteggere le strutture oculari.
  3. Fotoprotettori Topici (Creme Solari): I filtri solari sono un presidio fondamentale per proteggere la cute che rimane inevitabilmente esposta. La loro efficacia dipende da una scelta e un’applicazione corrette.
    • Scelta: Preferire un prodotto ad “ampio spettro” (protezione UVA e UVB) con un fattore di protezione solare (SPF) elevato (30 o, preferibilmente, 50+). Per garantire la protezione UVA, cercate il logo “UVA” inscritto in un cerchio. Esistono filtri fisici (ossido di zinco, biossido di titanio), ideali per pelli sensibili, e filtri chimici, spesso dalle texture più leggere.
    • Applicazione: Il prodotto va applicato in quantità adeguata (la regola indica 2 mg/cm², circa un bicchierino da liquore per un corpo umano intero) circa 20 minuti prima dell’esposizione.
    • Riapplicazione: Questa è una fase non negoziabile. La protezione va riapplicata ogni due ore, e tassativamente dopo ogni bagno, dopo un’intensa sudorazione o dopo essersi asciugati.

Conclusione: un Invito alla Consapevolezza e all’Azione

La gestione del rapporto con il sole è un pilastro della prevenzione dermatologica. Non richiede rinunce estreme, ma l’adozione di abitudini consapevoli. A questa strategia si affianca un altro strumento essenziale: l’autosorveglianza. Imparare a conoscere la propria pelle e a monitorare l’aspetto dei nevi è un gesto di grande valore. La regola dell’ABCDE è un utile promemoria per individuare segnali sospetti:

  • Asimmetria della lesione
  • Bordi irregolari e frastagliati
  • Colore disomogeneo, con più sfumature
  • Diametro superiore ai 6 millimetri
  • Evoluzione, ovvero qualsiasi cambiamento rapido di aspetto, dimensione o sensazione.

L’autoesame cutaneo periodico è il primo passo, ma è la visita dermatologica specialistica a completare il percorso di prevenzione, permettendo una valutazione professionale del profilo di rischio e un controllo accurato delle lesioni pigmentate. Un approccio informato e proattivo è la chiave per godere dei benefici del sole, minimizzandone i rischi per la nostra salute.

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Effetto di El Niño sulle temperature ed effetti sulla diffusione delle malattie trasmesse da zanzare.

Nel luglio 2023 la temperatura media globale della Terra ha superato, per la prima volta da quando viene registrata, i 17°C.  Il record precedente era 16.9°C, nel 2016. L’anno 2016 ed il 2023 hanno un evento in comune: la presenza di El Niño. Gli effetti si sono sentiti per tutto il 2023 e stanno condizionando le temperature globali sulla terra del 2024.

Ma cosa è El Niño?
El Niño è un evento climatico che comporta un aumento delle temperature globali e l’aggravarsi di eventi meteorologici estremi. Questo fenomeno è causato dalle temperature dell’oceano e dai venti nel Pacifico che oscillano tra il riscaldamento di El Niño e il raffreddamento di La Niña. Nel corso degli anni, si è osservato che El Niño porta a un aumento delle temperature globali e a effetti climatici diversi in varie regioni del mondo.
Durante l’evento di El Niño, le temperature globali aumentano di circa 0,2 gradi Celsius, portando a conseguenze come ondate di calore più intense, stagioni calde prolungate e tempeste più potenti. Questo può causare:

 

 

– condizioni più secche e calde in alcune aree come l’Australia e l’Indonesia, con un aumento del rischio di incendi boschivi,

 

 

– mentre altre regioni come l’Africa orientale potrebbero sperimentare piogge intense e inondazioni.
– Dal secondo semestre del 2023 e nei primi mesi del 2024 l’America latina, ed in particolare Perù, Argentina e Brasile, sono soggetti a ondate di calore mai viste e inondazioni con esiti drammatici.
Questo fenomeno può anche aumentare l’attività degli uragani nel Pacifico, mettendo luoghi come le Hawaii a rischio di cicloni tropicali.
In sintesi, El Niño è un fenomeno naturale che ha profonde implicazioni sul clima globale, portando a cambiamenti significativi nelle temperature, nelle precipitazioni e negli eventi meteorologici estremi in diverse parti del mondo.

 

 

Interazione tra El Niño, Cambiamenti Climatici e Impatti Globali
Il fenomeno di El Niño, un ciclo naturale che si alterna con La Niña, non è in sé anomalo, portando variazioni nelle temperature. Tuttavia, l’interazione con i cambiamenti climatici antropogenici aggiunge una complessità significativa. Il riscaldamento globale, l’aumento del vapore acqueo nell’atmosfera e il ritiro dei ghiacciai amplificano gli effetti di queste oscillazioni cicliche di temperatura.

Questa combinazione, in sinergia con la crisi climatica in corso, rappresenta un doppio stress termico per il nostro pianeta, generando precipitazioni estreme e siccità che si distribuiscono in modo irregolare tra diverse regioni come l’America Latina, gli Stati Uniti, l’Asia meridionale e l’Australia. Gli impatti sul Mediterraneo, seppur indiretti, non sono trascurabili.

Il 2024 è un anno particolarmente significativo in questo contesto, con gli scienziati che lo indicano come potenzialmente il più caldo mai registrato. Questa situazione sottolinea l’importanza di comprendere e affrontare in modo proattivo le interazioni complesse tra i fenomeni naturali come El Niño, i cambiamenti climatici indotti dall’uomo e i loro impatti globali.

Effetto del El Niño sulla diffusione della dengue.

El Niño è un fenomeno climatico ricorrente che si verifica ogni 2-7 anni, caratterizzato da un riscaldamento anomalo delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico equatoriale centrale e orientale. Questo riscaldamento influenza il clima a livello globale, alterando i modelli di temperatura e precipitazioni in molte regioni del mondo.
In America Latina, El Niño porta a temperature più elevate e a un aumento dell’umidità, creando condizioni ideali per la proliferazione della zanzara Aedes aegypti, vettore della dengue. Inoltre, le piogge più intense possono fornire più siti di riproduzione per le zanzare, come contenitori d’acqua stagnante.

Uno studio del 2019 ha rilevato che durante gli anni di El Niño, i casi di dengue in America Latina sono aumentati del 50-60% rispetto agli anni normali. La situazione si è aggravata nel 2023 / 2024 ed in questo contesto paesi come Brasile, Colombia, Venezuela e Bolivia sono stati particolarmente colpiti.

Meccanismi di trasmissione

L’aumento delle temperature e dell’umidità durante El Niño accelera il ciclo di vita delle zanzare Aedes aegypti. Le uova si schiudono più rapidamente, le larve si sviluppano più velocemente e gli adulti raggiungono la maturità sessuale prima. Inoltre, le zanzare infette possono trasmettere il virus della dengue ai loro discendenti attraverso le uova, aumentando la diffusione del virus.

Il virus della dengue si replica più rapidamente all’interno delle zanzare a temperature più elevate. Questo porta a una maggiore carica virale nelle zanzare e a un periodo di incubazione più breve, aumentando la probabilità di trasmissione agli esseri umani.

prevenzione e controllo

Per mitigare l’impatto di El Niño sulla diffusione della dengue, sono necessari sforzi coordinati su più fronti:

Sorveglianza epidemiologica per identificare precocemente i focolai e attuare misure di controllo mirate
Campagne di sensibilizzazione per incoraggiare la rimozione di potenziali siti di riproduzione delle zanzare
Applicazione di insetticidi e metodi di controllo biologico per ridurre le popolazioni di zanzare
Sviluppo di vaccini e terapie antivirali per prevenire e trattare la dengue
Rafforzamento dei sistemi sanitari per gestire efficacemente i casi di dengue durante le epidemie

In conclusione
El Niño rappresenta una sfida significativa per il controllo della dengue in America Latina. Comprendere l’impatto di questo fenomeno climatico e adattare le strategie di prevenzione e risposta è essenziale per ridurre il carico della malattia in futuro.
In America Latina, El Niño sta avendo un impatto significativo sulla diffusione della dengue. Le ondate di calore e le temperature medie più elevate con una umidità sempre più elevata creano condizioni più favorevoli per la crescita delle zanzare, lo sviluppo più rapido delle popolazioni di zanzare infette, la virulentazione e la crescita molto più veloce dei virus durante il cicli nelle zanzare.
El Niño influenza la distribuzione delle piogge e la disponibilità di acqua, che aumenta il rischio di epidemie di dengue. Le piogge più intense possono creare condizioni più favorevoli per la crescita delle zanzare e la diffusione del virus.
El Niño influisce anche la diffusione di altre malattie tropicali come Zika e chikungunya, che sono trasmesse dalle stesse zanzare che trasmettono la dengue.
Per contrastare l’effetto di El Niño sulla diffusione della dengue, è necessario implementare strategie di controllo e la sorveglianza epidemiologica, la prevenzione e la gestione dei casi, nonché la lotta contro la zanzara Aedes aegypti attraverso la riduzione della sua popolazione e la prevenzione della sua diffusione.

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