Dal 2020 è stata confermata la presenza sull’isola della zanzara Aedes vittatus, specie invasiva capace di trasmettere dengue, zika, chikungunya e febbre gialla. Questa scheda riassume le informazioni essenziali per viaggiatori e operatori sul campo.
Che cos’è Aedes vittatus
Aedes vittatus è una specie di zanzara ritenuta invasiva e particolarmente adattabile. A differenza dell’Aedes aegypti, che tende a vivere e riprodursi negli ambienti domestici e punge principalmente gli esseri umani, A. vittatus mostra una maggiore flessibilità ecologica e comportamentale.
Quando e dove è stato identificato a Cuba
La prima rilevazione (gennaio 2020)
La presenza dell’insetto è stata segnalata per la prima volta nel gennaio 2020 nella località di Ramón de las Yaguas, nella provincia di Santiago de Cuba.
Diffusione nelle regioni orientali
Secondo lo studio pubblicato nel 2022 su MEDISAN, la specie è stata rilevata in oltre 30 località dell’est dell’isola e in almeno quattro comuni della provincia. Le autorità hanno lanciato allerte entomologiche e raccomandato di intensificare il monitoraggio.
Perché questa specie rappresenta una preoccupazione
L’allarme è motivato da alcune caratteristiche chiave dell’Aedes vittatus:
Alta adattabilità: colonizza ambienti urbani, rurali e aree boschive.
Alimentazione flessibile: punge sia esseri umani sia altri mammiferi.
Riproduzione versatile: deposita uova in pozzanghere, vasi, barili, naturali cavità d’albero e qualsiasi accumulo d’acqua.
Resistenza ambientale: uova più resistenti a disidratazione e sole; larve tolleranti a salinità e alte temperature.
Nota: queste caratteristiche la rendono più difficile da controllare rispetto ai vettori tradizionali e aumentano il potenziale di diffusione delle arbovirosi sull’isola.
Implicazioni per la salute pubblica
Gli autori dello studio avvertono che, qualora la specie si stabilisse in modo permanente, potrebbe diventare un vettore significativo di malattie virali. Per questo motivo è stata emessa un’allerta entomologica nazionale e sono state rafforzate le attività di sorveglianza nelle province orientali.
Il contesto epidemiologico attuale
L’identificazione dell’Aedes vittatus si inserisce in un quadro segnato dall’aumento dei casi di dengue e dall’espansione della chikungunya. Problemi cronici come la scarsità di acqua potabile, pratiche di stoccaggio domestico dell’acqua e risorse sanitarie limitate rendono alcune comunità particolarmente vulnerabili.
Cosa significa per il viaggiatore
Per chi si reca a Cuba, il nuovo vettore rappresenta un rischio aggiuntivo in un contesto già sensibile alle arbovirosi. Indicazioni pratiche in estrema sintesi:
Prestare attenzione alla protezione personale contro le punture di zanzara (repellenti, abbigliamento, zanzariere) e valutare con un medico specialista l’opportunità di effettuare i vaccini ( febbre gialla, dengue. chikungunya).
Ridurre accumuli d’acqua intorno a case e alloggi temporanei.
Informarsi sulle aree di maggiore circolazione dei vettori e sulle raccomandazioni locali.
Ricerca e sorveglianza
Lo studio guidato da Mirtha Gladys Pérez Menzies ha aggiornato l’elenco delle specie di zanzare a Cuba a 71 unità, sottolineando la necessità di rafforzare la ricerca entomologica e i sistemi di sorveglianza epidemiologica per monitorare una possibile diffusione verso le regioni centrali e occidentali.
NOTA PER L’UTILIZZO DELLA SCHEDA CHIKUNGUNYA (aggiornata Novembre 2025 – redazione scientifica dr. Paolo Meo)
La presente scheda malattia è stata aggiornata a novembre 2025 ed incorpora le ultime indicazioni epidemiologiche, le nuove approvazioni vaccinali (VIMKUNYA), le linee guida diagnostiche internazionali e le raccomandazioni terapeutiche dell’OMS e dei principali enti di sanità pubblica (CDC, ECDC, ACIP).Rappresenta uno strumento di riferimento completo per viaggiatori internazionali, medici tropicalisti e infettivologi, operatori di sanità pubblica, e professionisti della medicina di viaggio, e risulta conforme agli standard informativi della Clinica del Viaggiatore CESMET. Il dr. Paolo Meo ha inserito anche alcune sue considerazioni sulla base della esperienza clinica effettuata in decenni di lavoro in molti paesi dove la malattia è endemica. Per uno sguardo d’insieme, rapido ma esplicativo, il nostro video su You Tube Per approfondire, leggi la scheda che segue
SCHEDA MALATTIA: CHIKUNGUNYA
Descrizione Generale
La Chikungunya è una malattia infettiva virale acuta febbrile trasmessa da artropodi, caratterizzata da febbre elevata, cefalea persistente, astenia progressiva, e soprattutto da artralgie e mialgie invalidanti che costringono il paziente ad assumere posizioni antalgiche per alleviare la sofferenza. Il nome, derivato dal vocabolo in lingua swahili “ciò che curva”, rispecchia fedelmente il quadro clinico predominante della malattia. Originariamente limitata alle aree tropicali ed equatoriali dell’Africa, dell’Asia e dell’Oceano Indiano, negli ultimi due decenni ha subito una progressiva espansione geografica, raggiungendo le Americhe, i Caraibi, e sempre più frequentemente le regioni temperate in particolare il bacino del Mediterraneo europeo. La malattia si trasmette esclusivamente attraverso la puntura di zanzare infette, in particolare del genere Aedes, e non per contatto diretto tra persone. Il serbatoio del virus è rappresentato dall’uomo, sia sintomatico che asintomatico o paucisintomatico, e in aree silvestri da piccoli mammiferi e primati.
Agente Infettivo – alphavirus
Il virus della Chikungunya (CHIKV) appartiene alla famiglia delle Togaviridae, genere Alphavirus. Si tratta di un virus a RNA a polarità positiva di circa 11,8 kb di lunghezza, contenente una struttura 5′ N7-methylguanylated cap e 3′ polyadenylated tail. Il genoma virale codifica due regioni: (a) la prima, che occupa i due terzi del genoma, codifica quattro proteine non strutturali (nsP1, nsP2, nsP3, nsP4) essenziali per la replicazione virale e la formazione del complesso di replicazione; (b) la seconda, a valle del promotore subgenomico, codifica le proteine strutturali (C-E3-E2-6K-E1) necessarie per l’assemblaggio del virione e per l’interazione con le cellule ospite.
Il virus è morfologicamente sferico con diametro di 60-70 nanometri, rivestito di un doppio strato lipidico dal quale emergono 240 trimeri di proteine di superficie E1-E2. La replicazione virale avviene in ultrastructture derive da membrane cellulari denominate “sfere di replicazione” (spherules) che contengono il template di RNA a polarità negativa e il complesso di replicazione, permettendo una rapida ed efficiente sintesi di RNA genomico e subgenomico minimizzando l’esposizione agli interferoni cellulari.science
Virus strettamente correlati includono l’O’nyong-nyong virus e il Sindbis virus. Tuttavia, le variazioni genetiche e le mutazioni di alcuni ceppi, in particolare durante le epidemie di grande portata, hanno portato a differenze significative nelle modalità di trasmissione e nella competenza vettoriale di determinate specie di zanzare.
Ciclo Vitale e Trasmissione
Vettori e Modalità di Trasmissione
Diverse specie di zanzare sono coinvolte nella trasmissione e nel mantenimento del virus in natura:
Aedes aegypti: Principale vettore urbano in Africa e nelle Americhe. Dotata di alta competenza vettoriale e responsabile delle maggiori epidemie. Trasmette il virus sia verticalmente (da zanzara madre alla progenie) che orizzontalmente.
Aedes albopictus (zanzara tigre): Originaria dell’Asia, attualmente distribuita in Europa, Nord America, e aree temperate. Costituisce il principale vettore in Europa e nel bacino del Mediterraneo. Sebbene abbia dimostrato capacità di infettarsi e trasmettere il virus, la trasmissione verticale non è stata definitivamente provata in questa specie, riducendo la sua competenza vettoriale complessiva rispetto ad A. aegypti.pmc.ncbi.nlm.nih
Aedes africanus: Specie silvestre presente in Africa responsabile della trasmissione enzomica in ambienti forestali e savane.
Culex spp.: Ha dimostrato capacità di infettarsi e trasmettere il virus nel bacino del Mediterraneo, sebbene con efficienza minore rispetto a Aedes.
Artropodi del genere Mansonia: Responsabili della trasmissione silvestre in Africa, in particolare nelle savane.
Serbatoi Animali
In ambienti urbani, l’uomo è il principale serbatoio. In aree rurali e silvestri, i serbatoi includono primati (babbuini, circopitechi), piccoli mammiferi e roditori. La trasmissione silvestre è facilitata dalla prossimità tra popolazioni umane e ambienti endemici.
Ciclo di Infezione della Zanzara
Quando una zanzara femmina si alimenta di sangue da un ospite viremico, ingerisce il virus che si moltiplica nei tessuti dell’insetto, in particolare nelle ghiandole salivari. Il periodo di replicazione virale nelle ghiandole salivari è stimato in circa 10 giorni. Durante questo periodo, la zanzara diventa infettante e può trasmettere il virus attraverso la saliva durante il pasto di sangue.
La vita media della zanzara è stimata tra 15 e 30 giorni. Le uova di Aedes albopictus possono sopravvivere disseccate per molti mesi, anche in ambienti secchi e freddi, permettendo il mantenimento del virus in territori apparentemente non idonei durante i periodi sfavorevoli.
Viremia nell’Ospite Umano
Una volta inoculato il virus dalla zanzara nell’uomo attraverso la saliva attraversa la barriera cutanea e dermica e accede al flusso sanguigno, causando una viremia che persiste da 3 a 10 giorni—periodo che inizia prima della comparsa dei sintomi e prosegue fino ai 5-7 giorni di malattia manifesta. Durante questo periodo di viremia, le zanzare che pungono il paziente possono infettarsi e re-innescare il ciclo di trasmissione.
Le difese naturali della cute e del derma, attraverso l’immunità innata e i processi infiammatori, sono in grado di neutralizzare il virus inoculato nella maggior parte degli individui. In caso di neutralizzazione efficace, possono essere rilevati movimenti immunitari mediante diagnostica sierologica (senza che la malattia si sia manifestata).
Distribuzione Geografica ed Epidemiologia
Storico di Espansione e Aree Endemiche
Il virus della Chikungunya è stato descritto per la prima volta nel 1952 in Tanzania, nelle savane al confine con il Kenya e in villaggi costieri del lago Vittoria. Descrizioni cliniche storiche di febbri “spaccaossa” risalgono al 1779 nell’Indonesia. A partire dagli anni ’50 del XX secolo, diverse epidemie sono state segnalate sistematicamente in Asia e Africa.medicoebambino
2005-2006: Epidemia dell’Oceano Indiano
Nel marzo 2005 scoppiò un’importante epidemia a La Réunion, che si diffuse in altre aree dell’Oceano Indiano. Al 17 marzo 2006, l’OMS stimò circa 204.000 persone infettate a La Réunion (pari a un terzo della popolazione di 705.000 abitanti). L’epidemia si estese a Mauritius, Madagascar, Mayotte, Seychelles, e altre isole dell’Oceano Indiano, fornendo evidenza della vulnerabilità di queste aree.
2005-2007: Primi Casi in Europa
Nel 2006 l’Europa registrò i primi casi importati: Francia (307 casi), Germania (17), Belgio (12), Regno Unito (9), Norvegia (1), Repubblica Ceca (1). In Italia, al 13 giugno 2006 erano stati confermati 11 casi in pazienti che avevano viaggiato in paesi endemici. Un caso di probabile trasmissione autoctona fu segnalato in Francia in un infermiere esposto accidentalmente al sangue durante l’assistenza.
2007: Focolaio Italiano di Ravenna
Nella seconda metà di agosto 2007, la regione Emilia-Romagna notificò un focolaio epidemico a Ravenna con 197 casi segnalati al 4 settembre, di cui 166 rispondevano completamente ai criteri di caso. Il focolaio iniziale si verificò a Castiglione di Cervia e Castiglione di Ravenna, con cluster secondari nelle periferie di Cesena (13 casi) e Cervia (6 casi). Furono riportati 101 casi confermati di laboratorio, con il virus isolato da Aedes albopictus.epicentro.iss
2017: Outbreak di Anzio
Nel agosto 2017 tre casi accertati di Chikungunya furono segnalati nel comune di Anzio, provincia di Roma, con identificazione di alcune zanzare infette e immediata bonifica dei focolai.
2013-2016: Diffusione nelle Americhe
A fine 2013 la prima epidemia di Chikungunya nelle Americhe fu segnalata in isole Caraibiche. Dalla fine del 2014, oltre un milione di casi sono stati riportati in diversi paesi Caraibici, dell’America Centrale e del Sud. Il virus continua a circolare coinvolgendo frequentemente viaggiatori da aree temperate.
Situazione Epidemiologica Globale 2025
Africa e Sahel
I casi di Chikungunya sono primariamente localizzati nella regione del Sahel africano,dove vivono circa 33 milioni di persone. Paesi come Senegal, Gambia, Burkina Faso, Kenya, Mali, e Somalia hanno registrato epidemie significative. Nel 2023-2024, Senegal ha riportato oltre 280 casi confermati, principalmente nelle regioni di Kedougou e Tambacounda. L’Africa CDC ha segnalato oltre 1.900 casi di Chikungunya a luglio 2025, con focolai attivi in Madagascar, Maurizio, Mayotte, La Réunion (dove è diventata endemica da agosto 2024 con oltre 47.000 casi confermati), Kenya, Somalia, e Sri Lanka con 151 casi segnalati tra novembre 2024 e marzo 2025.who+2
India e Sud-Est Asiatico
L’India rappresenta un’area di endemicità storica. Nel 2022 furono riportati 2.974 casi. Uno studio del 2025 prevedeva che 5,1 milioni di persone in India potrebbero essere a rischio di infezione ogni anno, con potenziale espansione fino a 12,1 milioni se la malattia raggiungesse regioni attualmente non colpite. L’Indonesia, paese endemico con trasmissione sporadica, continua a registrare casi. Sri Lanka dopo l’epidemia del 2006 ha registrato casi intermittenti con ricrudescenza nel 2024-2025.medicalxpress+1
Americhe e Caraibi
Nel 2024 la Pan American Health Organization (PAHO) ha riportato 431.408 casi di Chikungunya. Nel 2025, fino ad agosto, 14 paesi delle Americhe hanno segnalato 212.029 casi sospetti e 110 morti, con oltre il 97% concentrato in Sud America, in particolare in Bolivia, Brasile, Paraguay e Perù. I casi sono associati ai genotipi asiatico e ECSA (East/Central/South African), rappresentando uno shift nei pattern osservati dal 2014. Nel 2025 i casi sono aumentati ulteriormente, con 427.622 casi riportati nel 2024 secondo fonti globali.paho+1
Europa e Bacino Mediterraneo 2025
La situazione epidemiologica in Europa ha subito una drammatica trasformazione nel 2025. Al 15 settembre 2025, l’OMS ha registrato:
Francia: 479 casi distribuiti in 54 cluster, con 40 cluster attivi. Al 19 ottobre 2025, 734 casi erano stati segnalati.who+1
Italia: 205 casi localmente acquisiti distribuiti in quattro cluster, di cui tre attivi. Al 19 ottobre 2025, 364 casi confermati in diverse province dell’Emilia-Romagna e altre regioni, inclusi comuni come Carpi, San Prospero, Soliera, Novellara, Cavezzo, Modena, Nonantola, Correggio, Novi di Modena, e Cesenatico.vax-before-travel+1
Totale Regione Europea: 56.456 casi di Chikungunya nel 2025.who
Rappresenta il primo grande focolaio autoctono di Chikungunya in Europa da quando la zanzara tigre ha colonizzato il continente, testimoniando la vulnerabilità dell’Europa all’infezione dovuta alla presenza di vettori competenti (Aedes albopictus) e alle condizioni climatiche favorevoli durante i mesi estivi e autunnali (luglio-ottobre).pmc.ncbi.nlm.nih
Caratteristiche di Distribuzione Geografica e Fattori Climatici
La trasmissione della Chikungunya in Europa dipende da:
Caratteristiche climatiche: Temperatura, umidità e precipitazioni favorevoli alla riproduzione di Aedes albopictus
Densità di popolazione suscettibile: Elevata in ambienti urbani e periurbani
Densità dei flussi migratori: Introduzione del virus attraverso persone viremiche (sintomatiche o asintomatiche) provenienti da aree endemiche
Stato dell’interazione ospite-vettore: Immunità pregressa, concentrazione virale, infezioni precedenti da ceppi diversi
In molti paesi europei (Francia, Germania, Norvegia, Svizzera), la febbre Chikungunya era stata diagnosticata nei viaggiatori, ma la trasmissione locale non era mai stata riportata fino al 2005-2006. Il rischio è attualmente considerato limitato a piccole aree dell’Europa meridionale (bacino del Mediterraneo, Italia, Spagna Francia), con potenziale espansione verso nord grazie alla progressiva migrazione di Aedes albopictus in nuove aree geografiche.climate-adapt.eea.europa+1
LA MALATTIA
Periodo di Incubazione
Il periodo di incubazione va da 3 a 10 giorni, con media di 4-6 giorni. Una minoranza di pazienti può presentare sintomi entro 2-3 giorni, mentre altri possono sviluppare la malattia fino a 10-14 giorni dopo l’esposizione. Questo periodo è critico per la diagnosi e la comunicazione del rischio ai pazienti di ritorno da aree endemiche.
Presentazione Clinica e Sintomatologia
La Chikungunya presenta tipicamente un andamento bifasico.
(A) Fase Acuta (6-10 giorni)
La fase acuta è caratterizzata dall’esordio improvviso di:
Febbre: Generalmente elevata (38-40°C), spesso a picco nei primi 2-3 giorni, risolvibile dopo 3-7 giorni dall’esordio.
Cefalea: Persistente e rilevante, spesso frontale o occipitale.
Artralgie: Diffuse e incapacitanti, colpendo prevalentemente articolazioni distali (polsi, caviglie) e articolazioni piccole delle mani e dei piedi. Le articolazioni grandi possono essere interessate, con gonfiore prominente. Il dolore articolare è spesso descritto come “lancinante” e costretto il paziente ad assumere posizioni antalgiche curve e contorte, da cui il nome della malattia.
Mialgie: Diffuse, particolarmente intense nella muscolatura paravertebrale, nei muscoli degli arti e nella muscolatura facciale.
Astenia: Grave e progressiva, costringendo il riposo a letto.
Manifestazioni cutanee: Esantema maculo-papulare pruriginoso, tipicamente su tronco e arti, più diffuso nella prima metà della malattia. In alcune epidemie, particolarmente in Asia, sono state riportate manifestazioni emorragiche transitori quali petecchie, ecchimosi, epistassi, e gengivorragie, tuttavia di minore severità rispetto alla dengue emorragica.
(B) Fase Subacuta (2-3 giorni)
Una seconda fase subacuta segue il calo della febbre, caratterizzata da:
Secondo picco febbrile meno pronunciato del primo
Ricorrenza o peggioramento dell’esantema: Maculo-papulare e pruriginoso su tutto il corpo
Persistenza di artralgie e mialgie: Spesso pari o superiore alla fase acuta
(C) Complicanze Acute
La Chikungunya è generalmente a decorso benigno e autolimitante, tuttavia possono verificarsi complicanze:
Manifestazioni neurologiche (rari): Particolarmente nei bambini piccoli, includono convulsioni, encefalopatia, meningoencefalite. La prevalenza di malattia del sistema nervoso centrale è riportata nel 47% dei pazienti ospedalizzati in alcuni studi. Sono stati segnalati anche rari casi di sindromi simili alla sclerosi laterale amiotrofica (ALS-like), neuropatie craniali, e sindrome di Guillain-Barré, soprattutto in pazienti con infezione duale Zika-Chikungunya. Pazienti con infezione duale presentavano malattia più aggressiva del Guillain-Barré, richiedendo supporto di terapia intensiva e ospedalizzazione più prolungata (mediana 24 giorni vs. 17 giorni).thelancet
Miocarditi e scompenso cardiaco acuto: Raramente riportati.
Manifestazioni emorragiche: Rare, con comparsa limitata di petecchie, mai importanti sanguinamenti quali si osservano nella dengue grave. Non sono mai state documentate coagulopatie significative.
Shock settico da coagulazione intravascolare disseminata (DIC): Complicanza gravissima ma estremamente rara.
Insufficienza renale acuta: Segnalata in rari casi.
(D) La mortalità complessiva è bassa (0,4%), ma la malattia può essere fatale, particolarmente in:
Soggetti anziani (età >60 anni con mortalità >2%)pmc.ncbi.nlm.nih
Pazienti con sottostanti patologie di base (cancro, trapianti, broncopneumopatia cronica ostruttiva, cardiopatie, diabete, immunocompromissione)
I gruppi a più alto rischio di ospedalizzazione includono neonati e anziani.pmc.ncbi.nlm.nih
(E) Fase Cronica (Postacuta)
Una proporzione significativa di pazienti sviluppa una fase cronica caratterizzata da:
Persistenza di artralgie e mialgie: Che possono durare da settimane a mesi, occasionalmente fino a un anno o oltre. In alcuni studi, il 65% dei pazienti continua a riferire artralgie dopo 3 mesi, il 40% dopo 6 mesi, e il 10-15% dopo un anno.journals.plos
Poliartralgia e poliartrite ricorrenti o remittente: Con gonfiore articolare, tenosinovite ipertrofica a polsi e caviglie.
Mialgia persistente: Specialmente negli arti superiori e cosce.
Astenia cronica e affaticamento: Significativamente incapacitante.
Disturbi del sonno: Comuni e correlati al dolore cronico.
Le manifestazioni croniche riducono significativamente la qualità della vita, con implicazioni nel lavoro e nella sfera sociale. La prevalenza di malattia cronica è estremamente comune: uno studio sistematico ha trovato l’artralgia come manifestazione predominante della fase cronica. journals.plos
Modalità di Trasmissione e Porta d’Ingresso
Il virus della Chikungunya è un arbovirus diffuso globalmente nelle aree tropicali, equatoriali e sempre più nei paesi temperati. È classificato come antropo-zoonosi, presente in diversi animali e capace di causare malattia nell’uomo.
Trasmissione Primaria: Puntura di Zanzara
La trasmissione primaria avviene esclusivamente attraverso la puntura di zanzare infette del genere Aedes, in rari casi Culex. L’inoculazione del virus nella saliva della zanzara avviene durante il pasto di sangue.Anopheles non può trasmetterlo.
La trasmissione verticale (da zanzara madre alla prole) è stata dimostrata in Aedes aegypti, africanus, e altri, costituendo uno dei motivi principali del mantenimento della trasmissione nei territori coinvolti. Tuttavia, non è stata provata in Aedes albopictus nel bacino del Mediterraneo, il che rappresenta un fattore favorevole per il controllo della malattia in Europa.
Assenza di Trasmissione Diretta Persona-Persona
Il virus non si trasmette da persona a persona attraverso:
Contatti quotidiani normali
Via aerea (goccioline respiratorie) NO
Rapporti sessuali
Contatto cutaneo
Tuttavia, non si può escludere in modo assoluto la possibilità di contagio interumano raro in condizioni eccezionali di prolungato contatto stretto con pazienti malati, attraverso esposizione a fluidi organici (sangue, saliva).
Trasmissione Verticale (Gestazionale)
La trasmissione madre-feto durante la gravidanza, particolarmente nel terzo trimestre, è possibile e documentata. Sono stati segnalati casi di infezione congenita con manifestazioni neonatali gravi incluse meningoencefalite, congiuntivite emorragica, trombocitopenia, anemia, e morte perinatale. Il rischio è maggiore se l’infezione materna avviene durante il terzo trimestre.epicentro.iss
Trasmissione Trasfusionale e Trapiantale
La trasmissione attraverso trasfusioni di sangue è possibile ma difficile, documentata in rari casi. La trasmissione attraverso trapianti è stata raramente riportata. Tuttavia, in aree endemiche, è importante implementare test sierologici o molecolari nei donatori di sangue durante epidemie.
Meccanismo di Infezione Cellulare
Una volta inoculato il virus dalla zanzara nell’uomo:
Il virus attraversa la barriera cutanea e dermica indenne
Accede al flusso sanguigno attraverso le cellule endoteliali dei capillari
Si moltiplica in tessuti della risposta immunitaria innata (cellule dendritiche, macrofagi) e in altri tessuti, produttori di interferon
La viremia persiste da 3 a 10 giorni(inizia prima della comparsa dei sintomi, continua fino a 5-7 giorni della malattia sintomatica)
Durante il periodo di viremia, le difese naturali della cute e del derma, attraverso l’immunità innata (interferone, complemento) e i processi infiammatori, possono neutralizzare il virus in molti individui, prevenendo l’infezione manifesta (infezione subclinica). In questi casi, possono essere rilevati movimenti immunitari tramite diagnostica sierologica (anticorpi neutralizzanti) senza che l’infezione clinica sia avvenuta.
Fattori Facilitanti l’Attecchimento Epidemico
Per innescare un focolaio epidemico stabile, sono necessari:
Presenza di molti serbatoi (individui viremiaci, sintomatici o asintomatici)
Alta densità di zanzare competenti che pungono ripetutamente
Densità di popolazione suscettibile (mancanza di immunità pregressa)
L’evento di attecchimento è eccezionale, specialmente in Europa, dove più frequentemente si presentano casi sporadici autoctoni piuttosto che epidemie autoctone stabili, a causa della ridotta competenza vettoriale di Aedes albopictus e della bassa trasmissione verticale nella zanzara tigre.
Diagnosi
La diagnosi clinica è suggerita dal contesto epidemiologico (viaggi in aree endemiche), dal profilo sintomatologico caratteristico (febbre elevata bifasica, artralgie incapacitanti diffuse), e dall’assenza di alternative diagnostiche. La diagnosi di laboratorio è essenziale per la conferma e per la sorveglianza epidemiologica.
Metodi Sierologici (Rilevazione di Anticorpi)
Immunoglobuline M (IgM)
Sono normalmenterilevabili dal 5° al 7° giorno dall’esordio dei sintomi, anche se alcuni pazienti possono non presentare IgM fino al 9° giorno pmc.ncbi.nlm.nih
Sensibilità: Massima durante i primi 7-10 giorni di malattia (fase viremica), periodo coincidente con l’esordio sintomaticopmc.ncbi.nlm.nih
Specificità: Elevata (>95%) con primer specifici
Vantaggio cruciale: Permette diagnosi negli stadi precoci quando gli anticorpi IgM non sono ancora presenti (giorni 1-5 di malattia)pmc.ncbi.nlm.nih
Requisiti: Reagenti preparati in laboratorio (kit commerciali limitati), necessita standardizzazione del metodo
Biosicurezza: Richiede laboratori con livello BSL-3 per la coltura virale
RT-PCR Nested
Aumenta sensibilità in campioni a basso titolo virale
Utile per fasi tardive della viremia
Ricerca Antigene Virale Rapida
Test antigenici rapidi in fase di sviluppo
Ancora non diffusamente disponibili
Isolamento Virale
Richiede laboratori di biosicurezza livello 3 (BSL-3)
Tempo prolungato (7-14 giorni)
Limitato ai laboratori di riferimento
Attualmente poco utilizzato per gestione clinica acuta
Strategie Diagnostiche e Timing Ottimale
Fase Acuta (Giorni 1-5 di Malattia)
Raccomandato: Real-time RT-PCR su siero
Alternativa: Ricerca di antigeni virali (ove disponibili)
Non raccomandato: Test sierologici IgM (alto rischio di falsi negativi)
Fase Post-Acuta (Giorni 5-10 di Malattia)
Raccomandato: Real-time RT-PCR (ancora positiva)
Raccomandato aggiunto: IgM ELISA o IFA (ora presumibilmente positiva)
Diagnosi più sicura: Combinazione di RT-PCR e IgM
Fase Convalescente (Dopo 10 giorni)
Raccomandato: IgM ELISA o IFA
Complementare: IgG ELISA o IFA (appare dalla settimana 2)
Diagnosi retrospettiva: Se non diagnosticata nella fase acuta
Diagnosis Differenziale
Data la sovrapposizione geografica e clinica con altre arbovirosi (Dengue, Zika, West Nile Virus, O’nyong-nyong), è essenziale:
Testare per Dengue (NS1 antigen ELISA, IgM, RT-PCR) contemporaneamente, poiché la co-infezione è possibile e presentava precedenza nel 2017-2024pmc.ncbi.nlm.nih
Considerare Zika virus in donne in gravidanza
West Nile Virus nei periodi epidemici autunnali in Europa
Malaria e altre febbri in aree co-endemiche
Differenziare da febbre reumatica acuta, lupus eritematoso sistemico, artrite reumatoide, sulla base di anamnesi, decorso, e test sierologici
Terapia e Gestione Clinica
Principi Generali del Trattamento
Non esiste al presente nessun antivirale specifico efficace contro il virus della Chikungunya. La terapia è quindi interamente sintomatica e di supporto, mirata a ridurre i sintomi acuti e cronici, promuovere il riposo, e prevenire complicanze.ncbi.nlm.nih
Fase Acuta
Raccomandazioni WHO e Linee Guida Internazionalincbi.nlm.nih
1. Riposo Assoluto
Fondamentale per accelerare la ripresa
Consigliato fino a risoluzione della febbre e miglioramento significativo dell’astenia
2. Reidratazione
Idratazione orale: Acqua, bevande ricche di sali minerali, succhi di frutta diluiti
Idratazione infusiva (IV): Indicata in pazienti con difficoltà di assunzione orale, vomito persistente, segni di disidratazione. La reidratazione infusiva abbondante accelera la riduzione della febbre, del dolore, e facilita la ripresa energetica dell’organismoepicentro.iss
Composizione ottimale: Soluzione fisiologica (NaCl 0.9%), reintegro di sali (potassio, sodio, magnesio) e lattato
La gestione del dolore è cruciale, poiché il dolore articolare incapacitante rappresenta la manifestazione predominante.
First-line (Raccomandato)
Paracetamolo (Acetaminofene): 500-1000 mg ogni 6-8 ore, massimo 4 g/die
Efficace per febbre e dolore
Profilo di sicurezza migliore
Evitare sovradosaggio (epatotossicità)
Non raccomandato inizialmente (Prime 48 Ore)
Acido Acetilsalicilico (Aspirina) e Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei (FANS): SCONSIGLIATI nelle prime 48 ore per rischio di aggravamento della disfunzione piastrinica, particolarmente in caso di co-infezione con Dengue o altre arbovirosi emorragichencbi.nlm.nih
Dopo le prime 48 ore, FANS a basso dosaggio (ibuprofene 400-600 mg ogni 6-8 ore) possono essere considerati se disponibili e tollerati
Fase Post-Acuta e Cronica
Antinfiammatori Non Steroidei (FANS)
Ibuprofene 400-600 mg 2-3 volte al giorno
Naprossene 250-500 mg 2 volte al giorno
Utili per ridurre infiammazione articolare persistente
Corticosteroidi
Corticosteroidi a basso dosaggio: Dimostrato efficace nei primi 2 mesi di malattia post-acuta per ridurre infiammazione e accelerare la ripresancbi.nlm.nih
Prednisone 20-30 mg al giorno per 1-2 settimane, poi riduzione graduale
Indicati particolarmente nei pazienti con astenia severa e dolore incapacitante
Farmaci Antireumatici Modificanti la Malattia (DMARDs)
Idrossiclorochina: 200-400 mg al giorno, ha mostrato efficacia nella poliartralgia e poliartrite cronica ricorrente/remittentencbi.nlm.nih
Combinazione di idrossiclorochina + corticosteroidi o altri DMARDs
Indicata per manifestazioni croniche persistent oltre 3 mesi
Sulfasalazina, metotrexato in casi refrattari
Farmaci Immunosoppressori
Considerati in rari casi di malattia cronica severa non responsiva a altre terapie
Necessita valutazione specialistica reumatologica
Supporto Sintomatico Supplementare
Glutatione
Ha dimostrato utilità per accelerare la fase di ripresa
Riduce lo stress ossidativo
Nutrizione e Integrazione
Dieta ricca di antiossidanti, vitamine (particolarmente B, C, D)
Integrazione di micronutrienti (zinco, selenio) per supportare la risposta immunitaria
Proteine adeguate per prevenzione della sarcopenia da immobilità
Fisioterapia e Riabilitazione
Fase acuta: Riposo e immobilità relativa
Fase post-acuta: Esercizi di mobilizzazione passiva e attiva dolce iniziati quando tollerati
Fase cronica: Fisioterapia strutturata per mantenersi funzione, ridurre rigidità articolare, prevenire atrofia muscolare
Importante per tutti i pazienti con artralgia persistente
Infezione Nosocomiale in Pazienti Viremiaci
Protezione dai Vettori nelle Aree Endemiche
Nelle aree endemiche e dove si manifestano epidemie o casi sporadici, tutti i pazienti affetti da febbre Chikungunya dovrebbero essere protetti da punture degli insetti vettori (zanzare) per evitare che le zanzare si infettino e propaghino l’infezione.
Gestione della Malattia Cronica Persistente
Data la frequenza e l’impatto della malattia cronica postacuta:
Monitoraggio a lungo termine: Valutazione clinica a 3 mesi, 6 mesi, 1 anno post-infezione
Coinvolgimento multidisciplinare: Medici di medicina generale, reumatologi, fisioterapisti, psicologi (per depressione/ansia correlate)
Educazione del paziente: Aspettative realistiche sulla durata e sulla progressione della malattia, aderenza alla terapia
Supporto socio-lavorativo: Aggiustamenti lavorativi, congedi medici appropriati data l’incapacità funzionale
Ricerca di Terapie Antivirali Innovative
Sebbene non ancora approvate per uso umano, sono in fase di sperimentazione:
siRNA targeting virale: Bloccaggio selettivo della replicazione virale
Inibitori della replicazione/entrata virale: Targeting di nsP2 (proteasi), proteine di superficie E1-E2
Monoclonali neutralizzanti e immunoterapia cellulare: In fase preclinica
Questi approcci rappresentano prospettive future per la terapia specifica della Chikungunya.
Prevenzione
Prevenzione Individuale e Comportamentale
La prevenzione della Chikungunya si basa primariamente sull’evitamento della puntura di zanzare, dato il vettore biologico della trasmissione.
1. Abbigliamento Protettivo
Indumenti di colore chiaro: I colori scuri e accesi attraggono gli insetti
Copertura corporea: Maniche lunghe e pantaloni lunghi che coprano la maggior parte del corpo
Trattamento degli indumenti: Spray insetticidi permetrina-based applicati agli abiti (non sulla pelle)
2. Evitare Profumi e Fragranze
I profumi e le fragranze attraggono gli insetti
3. Sistemazione Notturna Protetta
Camere con condizionamento d’aria: Ideale, poiché l’attività di Aedes è ridotta in ambienti freddi
Zanzariere alle finestre e porte: Tenute in buone condizioni, chiuse costantemente
Zanzariere sul letto: Impregnate possibilmente con insetticidi permetrina, con margini ben rimboccati sotto il materasso
Ispezione: Verificare assenza di zanzare all’interno prima di coricarsi
4. Insetticidi Ambientali
Zampironi (spirali antizanzare): Disponibili in commercio
Spray insetticidi: A base di piretro o permetrina
Diffusori elettrici di insetticida: Funzionanti a corrente elettrica; verificare voltaggio locale
Precauzioni d’uso: Seguire scrupolosamente le istruzioni del foglio illustrativo, non applicare su mucose o aree cutanee lese, prestare attenzione particulare all’uso in bambini
5. Repellenti Cutanei
DEET (N,N-diethyl-m-toluamide):
Concentrazione 20-30% efficace per adulti e bambini >2 mesi
Concentrazione 10% per bambini 2-12 mesi (uso limitato)
Durata protezione: 4-6 ore a seconda della concentrazione
Per informazioni: Contattare CESMET ([email protected], Tel. 06-39030481)
Olio di eucalipto limone (Eucalyptus citriodora):
Alternativa naturale al DEET
Efficace per 4-6 ore
Informazioni pratiche: Il sudore riduce l’effetto dei repellenti; riapplicare frequentemente, specialmente dopo attività fisica o bagni.
6. Orari di Esposizione
Aedes aegypti è attiva principalmente durante il giorno (alba e primissime ore del mattino, tardo pomeriggio)
Aedes albopictus è attiva principalmente tra tardo pomeriggio e alba
Limitare l’esposizione negli orari di picco
7. Eliminazione dei Siti di Riproduzione
Zanzare Aedes si riproducono in piccoli accumuli d’acqua stagnante: vasi, sottovasi, pneumatici, grondaie, scodelle per animali domestici
Eliminare regolarmente l’acqua stagnante dalle vicinanze
Coprire serbatoi d’acqua
Mantenere le aree circostanti prive di vegetazione densa
Prevenzione Vaccinale
Vaccino VIMKUNYA
Approvazione e Disponibilità
VIMKUNYA (Chikungunya Vaccine, Recombinant) è stato approvato dalla FDA il 14 febbraio 2025 con accelerated approval per persone di età ≥12 anni. È il primo vaccino contro la Chikungunya approvato globalmente.bavarian-nordic+1
Struttura: Particelle simil-virali ricombinanti che mimano la struttura del virus Chikungunya senza capacità di infezione, replicazione, o causare malattiabavarian-nordic
Raccomandato: Persone di età 12 anni e oltre che viaggiano verso paesi/territori con outbreak di Chikungunya in corso
Può essere considerato: Persone di età 12 anni e oltre che viaggiano/si trasferiscono in paesi/territori senza outbreak attuale ma ad elevated risk, se pianificano soggiorno prolungato (≥6 mesi)
Vaccinazione VLP (VIMKUNYA): Preferibile ai vaccini live-attenuated (Ixchiq) particolarmente per persone ≥65 anni, immunocompromesse, donne in gravidanza
Vantaggi della Piattaforma VLP
Profilo di sicurezza superiore ai vaccini live-attenuated
Idoneo per immunocompromessi
Idoneo per donne in gravidanza/allattamento
Risposta immunitaria robusta e duratura
Dose singola
Limitazioni Attuali
Approvazione recente; dati a lungo termine su durata dell’immunità ancora in raccolta
Postmarketing requirement (PMR): Studio randomizzato doppio-cieco placebo-controllato per valutare efficacia, sicurezza, immunogenicità nel tempo
Pediatric study deferred: Valutazione di sicurezza e immunogenicità in bambini 2-<12 anni (submission finale febbraio 2028)
Vaccino Ixchiq (Live-Attenuated Vaccine) – NON PIU’ IN USO
IXCHIQ è il vaccino live-attenuated contro Chikungunya (CHIKV VLA).
Indicazioni: Persone di età ≥18 anni a rischio di esposizione
Precauzioni: Età ≥65 anni è una precauzione in base a investigazioni su segnalazioni di eventi avversi seri post-vaccinazione negli anziani. Tuttavia, il vaccino può ancora essere offerto se il beneficio della protezione supera i rischi. Valutazione medica necessaria.cdc
Consigli per Donne in Gravidanza e Persone con Malattie Croniche
Le donne in gravidanza dovrebbero chiedere consigli al proprio medico sull’opportunità di intraprendere viaggi in zone endemiche di Chikungunya, data la possibilità (anche se rara) di trasmissione congenita con manifestazioni neonatali gravi
Le persone con malattie croniche, anziani, immunocompromessi dovrebbero valutare il rischio-beneficio di viaggio in aree endemiche con il proprio medico
Sorveglianza e Monitoraggio Territoriale
In Europa e in Italia, è essenziale:
Monitoraggio attivo della presenza di casi di Chikungunya sul territorio nazionale per identificare tempestivamente, oltre ai casi importati, eventuali casi di trasmissione autoctona
Sorveglianza entomologica della densità e distribuzione di Aedes albopictus e della sua carica virale
Sorveglianza sierologica periodica in aree a rischio
Misure di controllo vettoriale: Spruzzamenti insetticidi in focolai attivi, bonifica di siti di riproduzione
Considerazioni Commerciali e di Viaggio
Al momento non ci sono evidenze che indichino di limitare gli scambi commerciali e i viaggi nelle zone endemiche per Chikungunya, considerando:
Il numero limitato di casi importati in Europa
La non-severità del quadro clinico nella popolazione generale
L’assenza di trasmissione locale stabile in Europa (eccetto per gli episodi 2005-2007 in Italia e 2025 in Francia-Italia)
Tuttavia, categorie particolari (donne in gravidanza, persone con malattie croniche, immunocompromessi) dovrebbero ricevere counseling medico specifico.
Considerazioni Epidemiologiche Critiche e Epidemiologia Attuale 2025
Genotipi Virali e Variazioni
Tre genotipi principali circolano globalmente:
ECSA (East/Central/South African): Storicamente associato all’Africa e all’Oceano Indiano; emergente nelle Americhe nel 2025, particolarmente in Sud America
Asiatico: Dominante in Asia; emergente nelle Americhe
West African: Circola principalmente in Africa occidentale
Le variazioni genetiche influenzano:
La competenza vettoriale
La virulenza clinica
La trasmissibilità
Coinfezioni con Dengue e Zika
In aree co-endemiche (particolarmente Asia, Africa, Americhe), la coinfection con Dengue e/o Zika è possibile (prevalenza riportata 2,7-12,4%). I pazienti coinfetti:pmc.ncbi.nlm.nih
Presentano quadro clinico più severo
Hanno aumentato rischio di manifestazioni neurologiche severe
Mostrano maggiore incidenza di stroke/TIA (17% vs. 6% in monoinfection)thelancet
Richiedono diagnosi differenziale attenta e contemporanea ricerca di tutti i virus
Sottostima Epidemiologica Globale
La vera incidenza globale di Chikungunya è sottostimata per:
Casi lievi e paucisintomatici che non vengono diagnosticati
Alta percentuale di portatori sani asintomatici del virus
Mancanza di test diagnostici nei paesi endemici tropicali (assenza di kit diagnostici)
Diagnosi clinica difficile (tutti i casi febbrili vengono etichettati come “malaria” o “tifo” in molti sistemi sanitari tropicali)
Modelli predittivi attuali suggeriscono che 14,4 milioni di persone globalmente potrebbero essere a rischio annualmente, con potenziale espansione a 34,9 milioni con futura diffusionemedicalxpress
Impatto Socio-Economico
La Chikungunya causa:
Perdita di produttività lavorativa durante fase acuta (incapacità funzionale)
Perdita cronica di produttività in pazienti con artralgia persistente
Impatto psicosociale (depressione, ansia, alterata qualità della vita)
Costi sanitari per ospedalizzazione, test diagnostici, terapie
Impatto economico su turismo e commercio in aree endemiche
Paesi e Aree Geografiche di Maggior Rischio Epidemiologico
Africa (Endemica e Co-Endemica)
Sahel africano: Senegal, Gambia, Burkina Faso, Mali
Africa Orientale: Kenya, Somalia, Tanzania
Africa Centrale: Repubblica Centrafricana, Congo
Isole Africane e Oceano Indiano:
Madagascar: Ongoing transmission, 2024-2025
Mauritius/Maurizio: Ongoing transmission
Mayotte (Francia): Ongoing transmission
Seychelles: Endemic with periodic outbreaks
La Réunion (Francia): Endemic dal agosto 2024, >47.000 casi confermati al maggio 2025, trasmissione sostenuta
Asia e Sud-Est Asiatico (Endemici)
India: Endemica, 5,1 milioni di persone a rischio annualmente secondo modelli predittivi; focolai periodici
Sri Lanka: Endemica, ricrudescenza 2024-2025 (151 casi novembre 2024-marzo 2025)
Bangladesh: Endemica, casi intermittenti
Thailand: Endemica
Malaysia: Endemica
Indonesia: Endemica, 2.974 casi nel 2022
Filippine: Endemica
Singapore: Endemica con bassa incidenza
Myanmar: Endemica
Laos: Endemica
Cambodia: Endemica
Vietnam: Endemica
Oceano Indiano (Endemico)
Maldive: Endemica, outbreak 2024-2025
Isole dei Caraibi Francesi: Ongoing transmission
Americhe (Emergente e In Espansione 2024-2025)
Sud America
Bolivia: Epidemia in corso 2024-2025, uno dei focolai più grandi delle Americhe
Brasile: Epidemia sustanuta 2024-2025, con >200.000 casi, genotipi asiatico e ECSA
Paraguay: Epidemia in corso 2024-2025, espansione a aree precedentemente incolpite
Argentina: Trasmissione autoctona dopo anni di assenza, reemergenza 2024-2025
Perù: Trasmissione locale 2024-2025, integrazione con epidemia amazzonica
Colombia: Trasmissione autoctona
America Centrale e Messico
Messico: Casi sporadici e piccoli focolai
Costa Rica: Trasmissione autoctona
Belize: Trasmissione autoctona
Guatemala: Trasmissione autoctona
Honduras: Trasmissione autoctona
Panama: Trasmissione autoctona
Caraibi
Repubblica Dominicana: Epidemia storica
Porto Rico: Trasmissione autoctona storica e ricorrente
Isole Vergini Americane: Trasmissione autoctona
Antigua e Barbuda: Trasmissione autoctona
Barbados: Trasmissione autoctona
Dominica: Trasmissione autoctona
Grenada: Trasmissione autoctona
Guadeloupe (Francia): Trasmissione autoctona
Martinica (Francia): Trasmissione autoctona
Saint Lucia: Trasmissione autoctona
Saint Vincent e Grenadine: Trasmissione autoctona
Nord America
USA – Florida: Trasmissione locale limitata (focolai sporadici)
USA – Porto Rico: Trasmissione locale ricorrente
Bacino del Mediterraneo e Europa 2024-2025 (NEW – AUTOCTONA)
Francia: 734 casi confermati al 19 ottobre 2025, con 54 cluster (40 attivi), trasmissione sostenuta nelle aree rivierasche mediterraneevax-before-travel+1
Italia: 364 casi confermati al 19 ottobre 2025, principalmente in Emilia-Romagna (Ravenna, Modena, Bologna, Forlì-Cesena), con trasmissione autoctona stabile in quattro cluster (tre attivi). Distribuzione: Carpi, San Prospero, Soliera, Novellara, Cavezzo, Modena, Nonantola, Correggio, Novi di Modena, Cesenaticowho+1
Spagna: Caso isolato (monitorato)
Portogallo: Nessun caso endemico riportato
Grecia: Nessun caso endemico riportato
Cina e Giappone
Cina: Endemica in aree sud/sud-est (Guangdong, Guangxi)
Giappone: Caso isolato sporadico
Australia e Oceania
Australia: Rara, casi di importazione
Papua Nuova Guinea: Endemica
Nuove Ebridi (Vanuatu): Endemica
Samoa: Endemica
Isole Cook: Endemica
Ranking di Rischio per il Viaggiatore
Altissimo Rischio (Epidemia attiva, alta trasmissione):
Bolivia, Brasile, Paraguay, Sri Lanka, La Réunion, Francia (2025), Italia (2025)
Alto Rischio (Endemico con epidemie periodiche):
India, Indonesia, Kenya, Argentina
Rischio Moderato (Endemico con trasmissione sporadica):
Thailand, Malaysia, Filippine, Bangladesh, Senegal, Somalia, Mauritius, Seychelles
Rischio Basso (Rari focolai, casi sporadici):
USA (Florida, Porto Rico), Messico, Singapore, Giappone, Australia
VIMKUNYA Healthcare Provider. (2025, February 24). Safety and Tolerability Information. https://www.vimkunyahcp.com
The Lancet. (2023). Neurological Disease in Adults with Zika and Chikungunya Virus Coinfection. https://www.thelancet.com
PMC/NIH. (2018, June 13). Increased Risk for Autochthonous Vector-Borne Infections Transmitted by Aedes albopictus in Europe. https://www.pmc.ncbi.nlm.nih.gov
Pharmacy Times. (2025, October 23). Early Real-World Experience with VIMKUNYA Consistent with Clinical Trials. https://www.pharmacytimes.com
Dr.Oracle. (2025, November 13). What is the Treatment for Chikungunya? https://www.droracle.ai
PMC/NIH. (2017, December 31). Coinfection of Chikungunya and Dengue Viruses – A Serological Study. https://www.pmc.ncbi.nlm.nih.gov
PMC/NIH. (2025, October 20). Clinical Outcomes of Chikungunya Across Age Groups – A Systematic Review. https://www.pmc.ncbi.nlm.nih.gov
Department of Health, Virgin Islands. Chikungunya – Clinical and Public Health Guidance. https://www.doh.vi.gov
Medical Express. (2025, September 30). India Could Bear Biggest Impact from Chikungunya – New Maps Suggest. https://www.medicalxpress.com
CDC. (2025, August 21). Chikungunya Vaccine Information for Healthcare Providers. https://www.cdc.gov
PAHO. (2025, November 12). Amid Localized Chikungunya Outbreaks and Ongoing Oropouche Emergence. https://www.paho.org
Nota per l’Utilizzo Clinico e Didattico
La presente scheda malattia è stata aggiornata a novembre 2025 ed incorpora le ultime indicazioni epidemiologiche, le nuove approvazioni vaccinali (VIMKUNYA), le linee guida diagnostiche internazionali e le raccomandazioni terapeutiche dell’OMS e dei principali enti di sanità pubblica (CDC, ECDC, ACIP). Rappresenta uno strumento di riferimento completo per medici tropicalisti, operatori di sanità pubblica, e professionisti della medicina di viaggio, e risulta conforme agli standard informativi della Clinica del Viaggiatore CESMET.
Dall’inizio del 2025 e fino al 12 novembre 2025, due Paesi europei hanno riportato casi di Chikungunya: Francia (776 casi) e Italia (384 casi).
L’Italia ha recentemente identificatodieci nuovi casi autoctoni, portando il totale cumulativo a 384 infezioni locali, distribuite in sei cluster, tre dei quali ancora attivi. Il cluster più esteso interessa numerosi comuni tra cui Carpi, San Prospero, Soliera, Novellara, Cavezzo, Modena, Nonantola, Correggio, Novi di Modena e Cesenatico.
La Cikungunya non è endemica nella parte continentale dell’Unione Europea e la maggior parte dei casi riguarda viaggiatori infettati all’estero. Tuttavia, quando le condizioni ambientali favoriscono l’attività delle zanzare — soprattutto nelle aree dove Aedes albopictus è ormai stabilita — i casi importati in fase viremica possono generare trasmissione locale, come dimostrato da vari episodi sporadici osservati dal 2007.
Secondo la letteratura scientifica, la temperatura ambientale è uno dei principali fattori che influenzano la trasmissione del virus. Nelle zone temperate dell’emisfero nord, la temperatura media giornaliera ottimale per la diffusione mediata da Aedes albopictus è compresa tra 24 e 26 °C, anche se la trasmissione può avvenire in un intervallo più ampio compreso tra 12 e 30 °C.
Novità dal 1° novembre: in Italia è disponibile il vaccino contro la Chikungunya
Un sviluppo molto importante è che, dal 1° novembre, in Italia è disponibile un nuovo vaccino contro la Chikungunya, in grado di offrire un’elevata protezione. Si tratta di un passo fondamentale nella prevenzione dell’infezione, soprattutto per i viaggiatori diretti in aree dove la Chikungunya è presente o in circolazione attiva.
Alla luce dell’evoluzione epidemiologica e della crescente possibilità di trasmissione locale in Europa, è essenziale che i viaggiatori:
restino aggiornati sulle situazioni epidemiche,
consultino medici esperti in medicina dei viaggi,
valutino insieme allo specialista se il vaccino rappresenta la scelta più adeguata per il proprio viaggio.
Per approfondire la malattia e conoscere nel dettaglio il nuovo vaccino, si consiglia la lettura dell’articolo:
CONDIZIONI CLIMATICHE:
Alle condizioni della geografia del paese così vari e diverse e vari corrispondono climi e situazioni meteo molto diverse. I cambiamenti del clima hanno condizionato grandemente la variabilità da una regione all’altra del paese. I venti ALISEIa provenienza da nord-est, più caldi e umidi, determinano
– la stagione delle “piccole piogge” tra novembre e dicembre
– e la stagione delle “grandi piogge”tra marzo e maggio con piogge di intensità variabile
Il caldo tropicale risente dell’influsso di questi venti ed anche dei monsoni, che invece determinano una cospicua piovosità da ottobre a dicembre. Le temperature si aggirano tra “i 20°C-22°C in agosto-settembre” e tra “27°C-30°C nel periodo dicembre-marzo”. Sull’altopiano interno il clima è torrido e secco, con precipitazioni medie di minore intensità, mentre ricevono una maggiore quantità di pioggia i monti del sud-ovest, dove il clima è semi-temperato.
Le temperature più basse si registrano, ovviamente, sugli alti rilievi ove regnano i ghiacciai eterni.Isole (Zanzibar e Pemba): il clima è generalmente tropicale, ma il caldo viene mitigato nel corso dell’anno dalla brezza marina.
Nella città di Zanzibar la temperatura media annuale è di 29°C per la massima e di 25°C per la minima, mentre nella città di Wete, a Pemba, le temperature medie sono addirittura superiori.
ZANZIBAR E PEMBA
Zanzibar e Pemba godono di un clima tropicale caldo tutto l’anno, con escursioni termiche molto ridotte ma significative variazioni di pioggia e umidità dovute alle due stagioni delle piogge e ai periodi di alisei. Di seguito la descrizione mese per mese delle condizioni climatiche medie, valida per entrambe le isole, dato il profilo ambientale analogo
Zanzibar e Pemba godono di un clima tropicale caldo tutto l’anno, con escursioni termiche molto ridotte ma significative variazioni di pioggia e umidità dovute alle due stagioni delle piogge e ai periodi di alisei. Di seguito la descrizione mese per mese delle condizioni climatiche medie, valida per entrambe le isole, dato il profilo ambientale analogo.[1][3][5][7]
Caratteristiche generali del tempo nelle isole
– Il mare rimane caldo tutto l’anno (26–30°C), umidità sempre piuttosto elevata.
– Le piogge maggiori sono tra metà marzo e maggio (stagione grande pioggia) e tra novembre–dicembre (stagione piccola pioggia),
mentre da giugno a ottobre e da gennaio a marzo prevale la stagione secca.
Pemba segue lo stesso ciclo di Zanzibar, benché qui le piogge possano essere leggermente più abbondanti a causa della vegetazione più densa.
Questi dati sono presi da una media del tempo degli ultimi anni nell’isola di Zanzibar ma anche a Pemba dove la piovosità è maggiore considerato anche il sistema orografico dell’isola. Gennaio: Temperature: massime 31–32°C, minime 24–26°C.
Piogge: scarse (circa 55–125 mm in 10–12 giorni). Clima caldo, soleggiato e piuttosto secco. Febbraio: Temperature: massime 32–33°C, minime 24–26°C.
Piogge: scarse (50–150 mm, spesso concentrate in pochi episodi). Periodo ideale per turismo balneare. Marzo: Temperature: massime 32°C, minime 24–26°C.
Piogge: in aumento (90–175 mm, 12–14 giorni). Inizia la stagione delle grandi piogge, clima caldo e umido. Aprile: Temperature: massime 29–31°C, minime 24–26°C.
Piogge: picco massimo annuale (215–350 mm, 17–18 giorni). Mese più piovoso, umidità elevatissima, occasionali allagamenti. Maggio: Temperature: massime 29–30°C, minime 24–25°C.
Piogge: ancora elevate (190–290 mm, 15–22 giorni), clima umido. Verso fine mese comincia a migliorare. Giugno: Temperature: massime 28–29°C, minime 23–24°C.
Piogge: drasticamente in calo (40–70 mm, 5–18 giorni). Inizio stagione secca, giornate ventilate, clima più gradevole. Luglio: Temperature: massime 28°C, minime 22–23°C.
Piogge: minime (28–50 mm, 5–14 giorni). Periodo fresco e ventilato, ottimo per turismo attivo. Agosto: Temperature: massime 28°C, minime 22–23°C.
Piogge: sempre scarse (28–44 mm, 6–12 giorni). Fresco relativo, clima stabile con alisei di sud-est. Settembre: Temperature: massime 28°C, minime 22–24°C.
Piogge: minime (28–47 mm, 5–10 giorni). Stagione secca, mare calmo e clima gradevole. Ottobre: Temperature: massime 30°C, minime 24°C.
Piogge: in aumento (66–95 mm, 7–12 giorni). Umidità crescente, inizio “piccole piogge”. Novembre: Temperature: massime 30°C, minime 24°C.
Piogge: in sensibile aumento (115–201 mm, 13–14 giorni). Stagione delle “piccole piogge”, clima ancora caldo. Dicembre:Temperature: massime 31–32°C, minime 24–26°C
Piogge: 95–140 mm (10–13 giorni). Alternanza di rovesci e lunghe ore soleggiate, umidità elevata.
Prevenzione e profilassi
Vaccinazioni obbligatorie
FEBBRE GIALLA se…
Un certificato di vaccinazione contro la febbre gialla è richiesto per i viaggiatori con più di 1 anno di età che arrivano dai paesi con rischio di trasmissione della febbre gialla e per i viaggiatori transitati per più di 12 ore attraverso un aeroporto di un paese con il rischio di trasmissione di febbre gialla .
Vaccinazioni consigliate
FEBBRE GIALLA
La vaccinazione è raccomandata ai viaggiatori al di sopra di 1 anno di vita, indipendentemente dalla normativa internazionale o locale in vigore per l’ingresso nel paese. Prima della partenza informarsi presso centri specializzati sulle aree del paese a maggior rischio.
Assicurati di aver effettuato tutte le vaccinazioni previste dal Sistema Sanitario Nazionale. Queste prevedono: tetano, difterite, polio, pertosse, haemophilus B, epatite B, morbillo, parotite, rosolia, varicella.
Approfondimenti sulla malaria
CHE COSA E’
La Malaria è una malattia infettiva test link, acuta, presente nel paese, molto legata agli’ ambienti umidi, piovosi, alle stagioni ed alle condizioni meteorologiche. Controlla prima di partire l’itinerario del tuo viaggio e le condizioni meteo delle aree dei tuoi soggiorni. Ricorda che la Malaria è una malattia potenzialmente grave ed anche fatale. Non sottovalutarla. E’ possibile prevenirla con una attenzione al vestiario che ti copra le parti scoperte al tramonto e la notte, all’utilizzo di repellenti e all’ utilizzo di adeguati farmaci per la profilassi, nelle stagioni di maggior rischio.Per approfondire leggi la scheda sulla malaria
NEL PAESE
Il rischio di contrarre la malattia (principalmente nella forma da Plasmodium falciparum) esiste tutto l´anno in tutto il Paese al di sotto dei 1800 metri. E’ stata notificata resistenza alla clorochina ed alla sulfadoxina-pirimetamina.
PROFILASSI
Doxiciclina, è un ottimo farmaco di scelta per i soggiorni sia in aree turistiche che in viaggi avventurosi, durante trekking e in caso di utilizzo di tende o residenze poco controllate. Farmaco per i soggiorni in residenze protette o aree di lieve rischio, sia per soggiorni a rischio elevato. Devi sapere che la “doxiciclina 100 mg”è un farmaco di scelta non solo per la prevenzione della infezione malarica ma anche per la prevenzione delle infezioni batteriche intestinali e cutanee e verso le infezioni causate da punture di zecca. Per le sue caratteristiche il farmaco è molto versatile, può essere infatti assunto per soggiorni brevissimi o brevi, alcuni giorni o settimane, ma anche nel lungo periodo,cioè per molti mesi. Ti ricordiamo che farmaci a base di tetracicline, compresa la doxiciclina, vengono assunti per oltre 1 anno da ragazzi che manifestano l’acne, cioè infezioni sul volto o tronco. Un farmaco sicuro, efficace, privo o con scarsi effetti collaterali. Ricordiamo che alle dosi di profilassi, 100 mg al giorno, gli effetti di sensibilizzazioni ai raggi solari, sono praticamente assenti. In ogni caso ricordiamo l’uso di creme solari. Farmaco di basso costo. Non è utilizzabile al di sotto dei 12 anni o in gravidanza, o in caso di allergia o intolleranza alle tetracicline. Si assume tutti i giorni, durante il pranzo, dalla entrata in area a rischio, per una settimana dalla uscita dall’area di rischio malarico.
Atovaquone-Proguanile, farmaco sul mercato da quasi 20 anni possiede ancora una buona copertura antimalarica per le forme resistenti alla clorochina, anche se sono state descritte da diversi anni forme di resistenza e di scarsa efficacia. Utile per l’utilizzo pediatrico, Utilizzato per periodi non superiori ai 30 giorni, ma utilizzabile fino a 60 giorni. Si assume una compressa tutti i giorni da 2/3 giorni prima di partire ad 1 settimana al rientro.
Meflochina, farmaco utilizzato da oltre 30 anni, Efficace in profilassi e in terapia. Efficace sia negli adulti che anche in età pediatrica. Efficacia e sicurezza dimostrata anche nelle donne in gravidanza. Utilizzabile in soggetti in buone condizioni di salute. Da non utilizzare nei cardiopatici, soggetti aritmici, neuro e psicopatici, in chi soffre di insonnia. Riferiti sintomi da irritabilità del sistema nervoso periferico e centrale. Da evitare in chi effettua immersioni, soggiorni in alta quota, voli aerei ripetuti e prolungati. Favorevole la modalità di assunzione che prevede una dose settimanale da una settimana prima di partire a 3/4 settimane al rientro.
AL RIENTRO
In caso di febbre, di diarrea o comunque di malessere, è indispensabile consultare senza indugio (in caso di febbre, possibilmente entro 24 ore, per la possibilità di aver contratto la malaria, se si è di ritorno da una zona a rischio) un Medico Specialista o esperto in Malattie Tropicali.
Malattie prevalenti sul territorio
Endemie
Malaria – L’endemia è diffusa a tutte le aree al di sotto dei 1800 metri. Le principali specie sono: P. falciparum (responsabile dell’85% dei casi), P. ovale (responsabile del 10% dei casi); rare le infezioni da P. malariae e P. vivax.
Colera – Focolai di colera si verificano ciclicamente durante la stagione delle piogge (che va da marzo a giugno e da ottobre a novembre) e più frequentemente nei distretti di Rorya (regione di Mara),Temeke (regione di Dar es Salaam), Mwanza e Magu (regione del Lago Vittoria).
Zika virus – Nessun focolaio segnalato ma la popolazione è sierologicamente positiva.
Schistosomiasi – La Tanzania è il secondo Paese dell’Africa (il primo è la Nigeria) ad alta prevalenza di infezione.Le regioni nord-occidentali, che circondano il Lago Vittoria, le regioni a nord, al centro, a sud e sud-est del Paese, sono state individuate per essere ad alta endemia di Schistosoma mansoni, mentre le zone dell’entroterra del Paese sono ad alta endemia di Schistosoma haematobium.
ZANZIBAR
Colera – Focolai di colera si verificano ciclicamente durante la stagione delle piogge (che va da marzo a giugno e da ottobre a novembre) nell’isola di Tumbatu, nelle aree di Kojanì (Pemba), Kiongwe e Jambiani (Unguja). La costa orientale di Pemba è considerata la più a rischio per epidemie di colera.
Chi deve vaccinarsi per la febbre gialla leggi qui
La malaria, attenzione….!
E’ una malattia infettiva, acuta, spesso ma non sempre febbrile, talvolta caratterizzata da pochi sintomi ma sempre con presenza di grande stanchezza, può essere fortemente debilitante, provocando anemia talvolta grave e molto spesso alterazioni metaboliche ed organiche. Appena entrati nell’organismo i parassiti colonizzano le cellule del fegato che poi vengono via via distrutte creando zone di necrosi (morte cellulare) e di fibrosi puntiforme. Alla lunga il parassita malarico crea lesioni permanenti a livello epatico. (altro che medicine contro la malaria che fanno male al fegato!).
Ricorda che la protezione dei farmaci utilizzati per la profilassi (prevenzione) è efficace e sicura. Gli eventuali effetti collaterali, raramente presenti, sono sicuramente meno dannosi, sul tuo organismo, rispetto alle conseguenze derivanti dalla malattia stessa. Tali effetti collaterali, sempre temporanei, possono dipendere da dosaggi non corretti o da intolleranze individuali. Devi temere l’azione distruttiva del parassita sul tuo organismo piuttosto che gli effetti collaterali,generalmente non pericolosi dei farmaci antimalarici.
Febbre, brividi, sudorazione, cefalea nucale, stanchezza ingravescente sono i sintomi più frequenti e caratteristici. Ma non sempre la malaria si presenta in modo così eclatante. Basta un malessere al rientro dal viaggio a far scattare l’attenzione.
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Montagna o mare, safari e avventura o vacanza di tutto riposo, caldo o freddo: devi preparare il tuo bagaglio con cura, attenzione, senza esagerare e soprattutto prevedendo ……l’imprevedibile. Abbigliamento appropriato al clima e non dimenticando mai una piccola farmacia da viaggio.
Lingua: kiswahili o swahili (lingua ufficiale), kiunguju (così viene chiamato lo swahili a Zanzibar),inglese (lingua ufficiale) e altre lingue indigene
Moneta: Scellino della Tanzania
Fuso orario: GMT +3
AMBASCIATE – CONSOLATI USA Ambasciata: P.O. Box 9123,686 Old Bagamoyo Road,Msasani, Dar es SalaamTel:255-22-266-8001 CANADA Ambasciata: The Canadian High Commission 38 Mirambo St., Garden AvenueDar es Salaam, Tanzania, P.O. Box 1022 Tel.: (255-22) 216-3300
Un gruppo di ricercatori italiani, guidato da Rino Rappuoli della Fondazione Biotecnopolo di Siena, ha isolato un anticorpo monoclonale capace di neutralizzare Klebsiella pneumoniae, un batterio ormai resistente a tutti gli antibiotici conosciuti. Lo studio, pubblicato su Nature, rappresenta una svolta nella lotta alla cosiddetta “pandemia silenziosa” dell’antibiotico-resistenza.
L’anticorpo agisce contro la capsula protettiva del batterio, permettendo al sistema immunitario di riconoscerlo e distruggerlo. Nei test di laboratorio e su modelli animali, ha dimostrato di bloccare completamente infezioni gravi, risultando efficace anche contro ceppi diversi ma con la stessa struttura di capsula.
La scoperta apre la strada a nuove terapie per infezioni batteriche finora considerate incurabili e consolida il ruolo di Siena e del Biotecnopolo italiano ai vertici della ricerca biomedica mondiale.
Il Dott. Paolo Meo, medico infettivologo e tropicalista, direttore del CESMET, ha trascorso oltre quarant’anni a lavorare sul campo: in Africa, nei tropici, in quei territori remoti che molti viaggiatori sognano di raggiungere. Sa cosa significa attraversare una frontiera sanitaria.Conosce i rischi reali, non quelli scritti sulle schede ministeriali. Sa quali malattie circolano davvero, in quale stagione, in quale regione, e come un viaggiatore deve prepararsi per affrontarle.
Quella conoscenza è ora a tua disposizione, ovunque tu sia.
Perché la consulenza medica prima del viaggio è indispensabile. Organizzare un viaggio tropicale o in paesi a rischio sanitario senza una consulenza specialistica è come partire senza assicurazione: si spera che tutto vada bene, ma si lascia troppo al caso.
Malaria, dengue, febbre tifoide, colera, epatiti, leishmaniosi: sono malattie reali, che colpiscono chi non si protegge, anche i viaggiatori esperti. La prevenzione non è un optional. È il primo atto di cura verso se stessi e verso chi viaggia con noi.
Con il Dott. Meo non ricevi un foglio stampato con le vaccinazioni standard. Ricevi un percorso personalizzato, costruito sulla tua destinazione, sul tuo stato di salute, sulle attività che svolgerai e sul tipo di viaggio che hai in mente.
Cosa include la consulenza Durante la sessione — che puoi effettuare in videocall da qualsiasi parte del mondo
il Dott. Meo: (1) valuta i rischi sanitari specifici del paese e delle regioni che visiterai; (2) analizza il tuo libretto vaccinale e verifica cosa manca o va aggiornato; (3)) prescrive i farmaci di profilassi e quelli da portare nel kit medico da viaggio; (4) consiglia i vaccini indicati con spiegazione chiara sull’utilità di ciascuno; (5) suggerisce integratori, repellenti e prodotti per proteggere la pelle, il sole, gli insetti; (6) risponde alle tue domande — anche quelle che hai sentito in mille versioni diverse e non sai più a chi credere. Al termine della consulenza ricevi per iscritto: la documentazione sul paese, la ricetta con i farmaci da acquistare, l’elenco dei vaccini raccomandati.
Per chi è pensata La consulenza è per te se:
(1) stai pianificando un viaggio in un paese tropicale, in Africa, in Asia o in America Latina viaggi per lavoro e la tua azienda invia personale in zone a rischio
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(3) sei in gravidanza
(4) viaggi con bambini;
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Tre momenti in cui il Dott. Meo è al tuo fianco: Prima di partire — La consulenza online (60€, valida per un viaggiatore) ti prepara in modo completo: rischi, vaccini, farmaci, comportamenti da adottare. Disponibile in videocall WhatsApp.
Durante il viaggio — Hai un dubbio, un sintomo, un’emergenza? Il dr. Meo è disponibile per supporto a distanza.
Al rientro— Febbre, stanchezza, malesseri digestivi, jet lag persistente? La visita post-viaggio (120€) può fare la differenza tra una diagnosi tempestiva e una complicanza evitata. Ricorda: qualsiasi febbre nei tre mesi successivi al rientro da un paese tropicale va valutata immediatamente.
Dove siamo
Il Dott. Paolo Meo riceve e visita in presenza presso il POLO VIAGGI Artemisia–CESMET, Via Piave 76, Roma, dove è possibile effettuare visite infettivologiche e tropicali, esami per malaria, dengue e altre malattie da rientro.
La consulenza online è disponibile per privati, aziende, enti e istituzioni da tutta Italia e dall’estero.
La dengue non è più solo un problema dei tropici: la zanzara Aedes sta portando questa infezione anche alle nostre latitudini. In questo video il dott. Paolo Meo, specialista del settore, spiega in modo chiaro cos’è la dengue, dove si sta diffondendo, come riconoscerla e soprattutto come ridurre il rischio durante viaggi e vita quotidiana. Troverai consigli pratici di prevenzione personale e l’invito a rivolgerti a medici esperti per informazioni aggiornate e personalizzate. 👉Guarda il video e parti informato: la prevenzione è il primo passo per proteggere te e chi viaggia con te.
Le schede paese CESMET vengono periodicamente aggiornate sulle malattie esistenti. Talvolta gli aggiornamenti ritardano e comunque è necessario individuare ed accertare per ciascuna area meta del tuo viaggio il reale rischio di malattia, ed anche la sua presenza in rapporto alle stagioni, al clima ed ai suoi cambiamenti continui. Per questo motivo è opportuno richiede una consulenza diretta ONLINE, effettuata dal dr. Paolo Meo -medico tropicalista, infettivologo, direttore del Cesmet, conoscitore delle realtà di molti paesi delle aree tropicali, per aver passato molti anni lavorando sul terreno.
Scrivi a [email protected]richiedendo la consulenza con il dr. Paolo Meo, ed indicando i luoghi meta del viaggio ed le date di partenza e di ritorno.
Il dr. Paolo Meo ti fornirà tutte le indicazioni necessarie per prepararti ed affrontare il viaggio in sicurezza.
Nel corso del 2025 in Uganda sono state segnalate diverse epidemie, ma attualmente, OTTOBRE 2025, non risultano emergenze di dimensione epidemica generale nel Paese.
Informazioni aggiornate sulla malaria e la dengue nelle aree di Kampala, Iganga e Katatwi in Uganda:Per i mesi di settembre – novembre 2025, e tendenze per i primi mesi 2026
MALARIA
Malaria a Kampala: I casi di malaria a Kampala sono in aumento. Tra il 2020 e il 2023, i casi sono cresciuti del 29%, con un’incidenza che è passata da 165 a 233 casi per 1.000 abitanti. I gruppi più colpiti sono i bambini sotto i 5 anni e le donne adulte. Il tasso medio di positività ai test per malaria è stabile intorno al 17%. uniph
Malaria a Katatwi:Anche il distretto di Katatwi registra un’elevata incidenza di malaria, che rimane la principale causa di malattia nella zona. Recentemente, circa il 50-60% dei pazienti che si presentano nelle strutture sanitarie risultano positivi per malaria. Bambini sotto i 5 anni e donne in gravidanza sono quelli più esposti. Si stanno adottando misure preventive come la distribuzione di zanzariere impregnate e programmi di larvicidi.hejnu+1
Malaria a Iganga: Non ci sono dati diretti recenti trovati specificamente per Iganga, ma essendo una zona ad alto rischio in Uganda, è presumibile che la malaria sia presente e attiva come in altre aree rurali e peri-urbane del Paese, con particolare attenzione alla prevenzione e al trattamento.
DENGUE
Dengue: Non sono emersi dati aggiornati specifici per ottobre-novembre 2025 relativi a focolai di dengue a Kampala, Iganga o Katatwi. Tuttavia, la dengue in Uganda è presente in modo endemico e si sono registrati casi nella regione nel corso del 2024 e 2025. La sovrapposizione di sintomi con la malaria rischia di complicare la diagnosi. La dengue tende a essere meno segnalata rispetto alla malaria ma è una malattia da monitorare attentamente.academic.oup
In sintesi, la malaria è attivamente presente e in aumento in Kampala e Katatwi in questo periodo, con elevata incidenza e forti misure di controllo attivate.
La dengue è presente ma con dati meno recenti e precisi per queste aree in ottobre-novembre 2025. Per chi si reca nelle zone interessate, si raccomandano precauzioni antizanzare e test diagnostici mirati per entrambe le infezioni.
ALTRE MALATTIE EPIDEMICHE PRESENTI
La più significativa è stata l’epidemia di Mpox (vaiolo delle scimmie), che ha visto un’ampia diffusione in Africa, con nel luglio 2025 oltre 37.500 casi e 1.451 decessi in vari paesi africani, tra cui la Repubblica Democratica del Congo, Uganda, Kenya e altri. Tuttavia, l’emergenza internazionale di Mpox è stata revocata dall’Oms a settembre 2025, poiché i casi stanno diminuendo nella regione.
Per quanto riguarda Ebola, un focolaio è stato dichiarato ufficialmente a Kampala nel gennaio 2025, con alcuni decessi e interventi di emergenza, ma non si tratta più di un’epidemia in corso attiva nel periodo attuale. L’epidemia di Ebola sarà più sotto controllo grazie agli interventi di risposta sanitaria.
Inoltre, recenti rapporti evidenziano che di nuovo si sono sviluppati casi di Mpox in Uganda fino a luglio 2025, ma la situazione sta migliorando, anche se il rischio di trasmissione comunitaria persiste in alcune aree, specialmente tra persone con HIV.
Segnali di malattie emergenti o resurrezioni di altre infezioni come il West Nile Virus non sono stati riscontrati come epidemie di vasta portata negli ultimi mesi
In sintesi, le principali emergenze sanitarie negli ultimi mesi sono state contenute o in fase di risoluzione, con Mpox rappresentando la preoccupazione più significativa fino a metà 2025. Tuttavia, il rischio di nuove epidemie o la recrudescenza di malattie come Ebola richiede una continua sorveglianza.
Clima: Il clima è equatoriale con temperature costanti che variano in base all’altitudine. E’ consigliato evitare il periodo che va da marzo a maggio. I mesi meno piovosi sono luglio, agosto, settembre.Nella metà occidentale del paese i mesi meno secchi sono tra dicembre e febbraio, nel nord est del paese vi è una zona semi-desertica dove la stagione secca va da novembre ad aprile Lingua: Inglese, swahili
Prevenzione e profilassi
Vaccinazioni obbligatorie
FEBBRE GIALLA se…
Il certificato di vaccinazione contro la Febbre Gialla è richiesto a tutti i viaggiatori con più di 1 anno di età.
Questo paese considera il certificato di vaccinazione per la Febbre Gialla valido per la vita (emendamento 0MS 11.07.2016). Consigliamo comunque la verifica diretta prima di partire, considerando i continui cambiamenti nei regolamenti dei singoli paesi.
Vaccinazioni consigliate
FEBBRE GIALLA
La vaccinazione è raccomandata ai viaggiatori al di sopra dei 9 mesi di vita, indipendentemente dalla normativa internazionale o locale in vigore per l’ingresso nel paese. Prima della partenza informarsi presso centri specializzati sulle aree del paese a maggior rischio.
– La vaccinazione non è obbligatoria, ma va presa in considerazione a seconda del tipo di viaggio e di permanenza, ma soprattutto in base alla situazione epidemiologica del paese al momento del viaggio. La nuova formulazione “orale” delvaccino anticolera protegge ora anche dalle infezioni intestinali provocate da molti agenti enterotossici che provocano la “diarrea del viaggiatore”. Il vaccino è quindi consigliato per i viaggi in molti paesi del mondo.
VACCINAZIONI DI ROUTINE
Assicurati di aver effettuato tutte le vaccinazioni previste dal Sistema Sanitario Nazionale. Queste prevedono: tetano, difterite, polio, pertosse, haemophilus B, epatite B, morbillo, parotite, rosolia, varicella.
Approfondimenti sulla malaria
CHE COSA E’
La Malaria è una malattia infettiva, acuta, presente nel paese, molto legata agli’ ambienti umidi, piovosi, alle stagioni ed alle condizioni meteorologiche. Controlla prima di partire l’itinerario del tuo viaggio e le condizioni meteo delle aree dei tuoi soggiorni. Ricorda che la Malaria è una malattia potenzialmente grave ed anche fatale. Non sottovalutarla. E’ possibile prevenirla con una attenzione al vestiario che ti copra le parti scoperte al tramonto e la notte, all’utilizzo di repellenti e all’utilizzo di adeguati farmaci per la profilassi, nelle stagioni di maggior rischio. Per approfondire leggi la scheda sulla malaria
NEL PAESE
Il rischio di malaria, principalmente da P. falciparum, esiste tutto l’anno in tutto il Paese, ivi comprese le città principali di Fort Portal, Jinja, Kampala, Mbale e parti di Kigezi. Segnalata resistenza alla clorochina e alla sulfadossina-pirimetamina.
Aggiornato a ottobre 2025
PROFILASSI
Doxiciclina, è un ottimo farmaco di scelta per i soggiorni sia in aree turistiche che in viaggi avventurosi, durante trekking e in caso di utilizzo di tende o residenze poco controllate. Farmaco per i soggiorni in residenze protette o aree di lieve rischio, sia per soggiorni a rischio elevato. Devi sapere che la “doxiciclina 100 mg”è un farmaco di scelta non solo per la prevenzione della infezione malarica ma anche per la prevenzione delle infezioni batteriche intestinali e cutanee e verso le infezioni causate da punture di zecca. Per le sue caratteristiche il farmaco è molto versatile, può essere infatti assunto per soggiorni brevissimi o brevi, alcuni giorni o settimane, ma anche nel lungo periodo,cioè per molti mesi. Ti ricordiamo che farmaci a base di tetracicline, compresa la doxiciclina, vengono assunti per oltre 1 anno da ragazzi che manifestano l’acne, cioè infezioni sul volto o tronco. Un farmaco sicuro, efficace, privo o con scarsi effetti collaterali. Ricordiamo che alle dosi di profilassi, 100 mg al giorno, gli effetti di sensibilizzazioni ai raggi solari, sono praticamente assenti. In ogni caso ricordiamo l’uso di creme solari. Farmaco di basso costo. Non è utilizzabile al di sotto dei 12 anni o in gravidanza, o in caso di allergia o intolleranza alle tetracicline. Si assume tutti i giorni, durante il pranzo, dalla entrata in area a rischio, per una settimana dalla uscita dall’area di rischio malarico.
Atovaquone-Proguanile, farmaco sul mercato da quasi 20 anni possiede ancora una buona copertura antimalarica per le forme resistenti alla clorochina, anche se sono state descritte da diversi anni forme di resistenza e di scarsa efficacia. Utile per l’utilizzo pediatrico, Utilizzato per periodi non superiori ai 30 giorni, ma utilizzabile fino a 60 giorni. Si assume una compressa tutti i giorni da 2/3 giorni prima di partire ad 1 settimana al rientro.
Meflochina, farmaco utilizzato da oltre 30 anni, Efficace in profilassi e in terapia. Efficace sia negli adulti che anche in età pediatrica. Efficacia e sicurezza dimostrata anche nelle donne in gravidanza. Utilizzabile in soggetti in buone condizioni di salute. Da non utilizzare nei cardiopatici, soggetti aritmici, neuro e psicopatici, in chi soffre di insonnia. Riferiti sintomi da irritabilità del sistema nervoso periferico e centrale. Da evitare in chi effettua immersioni, soggiorni in alta quota, voli aerei ripetuti e prolungati. Favorevole la modalità di assunzione che prevede una dose settimanale da una settimana prima di partire a 3/4 settimane al rientro.
AL RIENTRO
In caso di febbre, di diarrea o comunque di malessere, è indispensabile consultare senza indugio (in caso di febbre, possibilmente entro 24 ore, per la possibilità di aver contratto la malaria, se si è di ritorno da una zona a rischio) un Medico Specialista o esperto in Malattie Tropicali.
Pillole di salute
Come evitare di ammalarsi
Dai tempo al tuo organismo di ambientarsi al nuovo clima ed al nuovo ambiente. Prima del viaggio, se possibile, dedica alcune ore alla attività fisica, e abitua il tuo organismo ai nuovi ritmi durante il viaggio…leggi tutto
Chi deve vaccinarsi per la febbre gialla
La vaccinazione contro la Febbre Gialla o Vaccino Antiamarillico, malattia virale acuta, che si trasmette tramite puntura di zanzara, è l’unica pratica preventiva che può essere richiesta obbligatoriamente dalle autorità sanitarie di un Paese per poter entrare attraverso i valichi di frontiera….
E’ una malattia infettiva, acuta, spesso ma non sempre febbrile, talvolta caratterizzata da pochi sintomi ma sempre con presenza di grande stanchezza, può essere fortemente debilitante, provocando anemia talvolta grave e molto spesso alterazioni metaboliche ed organiche. Appena entrati nell’organismo i parassiti colonizzano le cellule del fegato che poi vengono via via distrutte creando zone di necrosi (morte cellulale) e di fibrosi puntiforme. Alla lunga il parassita malarico crea lesioni permanenti a livello epatico. (altro che medicine contro la malaria che fanno male al fegato!). Ricorda che la protezione dei farmaci utilizzati per la profilassi (prevenzione) è efficace e sicura. Gli eventuali effetti collaterali, raramente presenti, sono sicuramente meno dannosi, sul tuo organismo, rispetto alle conseguenze derivanti dalla malattia stessa. Tali effetti collaterali, sempre temporanei, possono dipendere da dosaggi non corretti o da intolleranze individuali. Devi temere l’azione distruttiva del parassita sul tuo organismo piuttosto che gli effetti collaterali,generalmente non pericolosi dei farmaci antimalarici. Febbre, brividi, sudorazione, cefalea nucale, stanchezza ingravescente sono i sintomi più frequenti e caratteristici. Ma non sempre la malaria si presenta in modo così eclatante. Basta un malessere al rientro dal viaggio a far scattare l’attenzione. FAI SUBITO GLI ESAMI DI LABORATORIO PRESSO UN CENTRO SPECIALIZZATO. TI ASPETTIAMO AL CESMET PER ESCLUDERE CON UNA VISITA E CON ESAMI MIRATI CHE I TUOI SINTOMI PROVENGANO DA UN ATTACCO MALARICO.
• le zanzare che trasmettono malattie diverse dalla malaria sono attive durante il giorno ed ovunque vi sia una raccolta di acqua dolce: indossare abiti di colore chiaro, lunghi e con maniche larghe, pantaloni lunghi e larghi, di colore chiaro, magliette o camicie con maniche lunghe e larghe e di colore chiaro da infilare nella cintura dei pantaloni….
Per prevenire l’eventuale trasmissione di malattie infettive, è opportuno nuotare esclusivamente in piscine con acqua clorata. L’acqua del mare è sicura. Fare il bagno in acque contaminate può essere pericoloso per la pelle, gli occhi, le orecchie, le mucose della bocca, specialmente se…
E’ un insieme di sintomi che si può manifestare quando l’organismo umano, superati i 2500 metri di altitudine, non si è ancora adeguato alla nuova situazione ambientale. Possiamo definire l’alta quota come segue…
Montagna o mare, safari e avventura o vacanza di tutto riposo, caldo o freddo: devi preparare il tuo bagaglio con cura, attenzione, senza esagerare e soprattutto prevedendo ……l’imprevedibile. Abbigliamento appropriato al clima e non dimenticando mai una piccola farmacia da viaggio.
Al rientro a casa
Quando rientri da un viaggio ricorda di prenderti una pausa di un tempo sufficiente per riadattare il tuo organismo al tuo ambiente ed ai tuoi ritmi di vita. Stanchezza, malessere, senso di vuoto, scarsa capacità alla concentrazione….
Un rapido vademecum offerto dal CESMET per aiutare i nostri lettori ad affrontare nel migliore dei modi l’annuale epidemia di influenza prevista per i prossimi mesi
L’influenza sta arrivando. La aspettiamo in Italia nella seconda parte del mese di dicembre e durerà fino a febbraio inoltrato. La vera influenza sarà quindi presente in un periodo ben definito. Anche quest’anno, come sempre, i giornali stanno dando l’allarme e ci avvisano che, in coincidenza dei primi venti che scuotono le foglie degli alberi nei viali, il virus dell’influenza ritorna ad affliggere l’umanità nel nostro emisfero. Anche quest’anno riprenderanno le solite raccomandazioni: è bene vaccinarsi; è bene prendere gli antibiotici; è bene seguire i rimedi della nonna. A noi però, gente comune, cosa conviene sapere veramente, per farci un’opinione corretta e proteggerci al meglio da questa infezione?
Il CESMET risponderà a questa esigenza e seguirà il problema dell’influenza durante tutto il periodo dell’epidemia. Ci saranno aggiornamenti sulla evoluzione della epidemia in Italia ed in Europa ed informerà il suo pubblico di internauti sulle nozioni da considerare già acquisite e sulle novità che si affacceranno.
Per cominciare 👉 Guarda il video e scopri le strategie più efficaci per difendere te stesso e chi ti sta vicino, e poi ecco le FAQ che più frequentemente ci vengono rivolte:
“Se ho il naso che mi cola, un po’ di tosse, gli occhi che bruciano, qualche linea di febbre. Posso dire di avere l’influenza? Cioè quella malattia provocata dal virus influenzale che stiamo aspettando?”
Caro lettore ricorda: “Ci sono tante diverse malattie respiratorie d’inverno. Queste malattie sono portate dall’aria fredda, e da un ambiente autunnale ed invernale aggressivo nei confronti del nostro sistema respiratorio. Qualcuno aggiunge che le nostre vie respiratorie in questa stagione hanno una tendenza ad irritarsi ed a favorire l’attecchimento dei virus. Ma queste malattie respiratorie, sia delle alte vie che delle basse, non sono solamente di origine influenzale. L’influenza è solo una malattia provocata da un virus ben preciso ed è presente solamente in un periodo ben definibile (dicembre – febbraio). Tanto per chiarire pensa quanti altri virus causano problemi respiratori che sono simili all’influenza: il virus respiratorio sinciziale; gli adenovirus; i rinovirus; i coronavirus, gli enterovirus e così via.
Nel periodo autunnale in cui non è presente una epidemia ben definita, quella influenzale, è praticamente impossibile distinguere una forma virale dall’altra, perché le sintomatologie all’esordio sono simili. Solo per l’influenza, causata dal virus influenzale vero e proprio, sappiamo che si rivela e si manifesta come una malattia respiratoria più grave e più importante delle altre, che dura più tempo e presenta un numero di complicazioni maggiore, ma sappiamo anche precisamente il suo periodo di comparsa. Per distinguere la malattia influenzale dalle altre forme virali sono stati proposti dagli scienziati dei parametri in base ai quali è possibile porre una diagnosi iniziale che poi necessita, se lo si ritiene opportuno, di una conferma in laboratorio. Pertanto la cosa migliore, se sospettiamo di avere contratto l’influenza, è avvisare il proprio medico del nostro stato di malessere oppure chiedere una visita ai medici del CESMET, per una valutazione se è il caso di richiedere un test di conferma. E’ chiaro che la malattia influenzale potrà essere sospettata solamente quando il virus influenzale giungerà in Italia. Questo è previsto tra metà dicembre fino a febbraio inoltrato. Tutte le forme così dette influenzali presenti in Ottobre, novembre e primi giorni di dicembre non sono da considerare influenza propriamente detta.
“Come posso difendermi dal fatto che qualcuno può trasmettermi la malattia?”
Bisogna tenere conto di alcuni fatti ben precisi. L’influenza da “virus influenzale” si diffonde velocemente in comunità chiuse, (scuole, uffici, ospedali,case di cura, carceri etc.). Ogni gocciolina di saliva o proveniente da sternuti, che un individuo infetto emette respirando, contiene da 100.000 a 1.000.000 di virioni (che parolona!). I virioni? Tali microscopiche particelle infettanti, cioè il virus vero e proprio, (di questo si tratta) si depositano nell’ambiente (sulle maniglie delle porte in un ufficio ad esempio!) e possono risultare facilmente infettanti se inalate, dopo che le abbiamo toccate.
Si ritiene che bastino 10 particelle di virus che arrivano in contatto con le nostre mucose del naso o della bocca per infettarci o infettare un’altra persona! L’individuo infetto dal virus influenzale può trasmettere la malattia a tutti quelli che lo circondano dal giorno prima dell’inizio dei suoi sintomi fino a cinque giorni dopo l’insorgenza della sintomatologia. Quindi ciascuno di noi può diventare in famiglia, in ufficio, in metropolitana, al cinema, nei grandi magazzini un soggetto infettante. Ma non solo: sappiamo che durante l’epidemia influenzale il 30-50% dei casi decorre in maniera asintomatica. E chi ha il virus ma non ha i sintomi è in ogni caso un diffusore di particelle virali.
Pertanto nei mesi dell’epidemia (tra dicembre e febbraio) ognuno di noi ha la quasi certezza di venire in contatto con il virus e sviluppare la malattia.
“Ma allora che cosa posso fare per non ammalarmi? Mi devo chiudere in casa e non uscire più fino a maggio?”
Ti consiglio non di murarti vivo ma, in una parola, di effettuare prevenzione.
Per fare prevenzione nei confronti dell’influenza, la vera malattia influenzale, presente da metà dicembre a tutto febbraio, ciascuno di noi deve fare due cose:
La prima prevenzione realmente valida è fare il vaccino. Ricorda che il vaccino antinfluenzale ti protegge in modo assoluto nei confronti del vero virus influenzale, e solamente da lui che è il più pericoloso. Questo vaccino è disponibile presso le farmacie e il tuo medico curante ti potrà somministrare a richiesta.
La seconda forma di prevenzione non consiste nel mettersi sotto una campana di vetro, o indossando la mascherina (le mascherine te le faranno mettere gli infermieri nella sala di accettazione del pronto soccorso, solamente se ti presenterai in ospedale perché accusi sintomi di febbre, catarro dal naso, tosse etc.), ma più modestamente lavandosi le mani con maggiore frequenza.
È stato scientificamente dimostrato che gran parte della diffusione del virus influenzale avviene toccando con le mani oggetti inavvertitamente contaminati da starnuti di altre persone infette e portando il virus con le mani a contatto delle mucose del naso o della bocca. È quindi fondamentale per interrompere questa catena di trasmissione della malattia influenzale, che ciascuno di noi partecipi, col modesto sacrificio, alla pratica di lavarsi le mani frequentemente. Un altro consiglio è quello, per quanto possibile di cercare di evitare i luoghi chiusi ed affollati durante il periodo epidemico. Se poi non ti sei vaccinato e ti ammali il consiglio è quello di rimanere a casa per alcuni giorni. Avrai la possibilità di curarti meglio e limiterai al massimo le possibilità di trasmettere il virus ad altri individui. A proposito ricordati di coprirti la bocca ed il naso quando starnutisci.
“Ma io che sono giovane corro più rischio di papà che è anziano o di mio figlio che è piccolino?”
Si tratta di distinguere di quale genere di rischio parliamo. Per quanta riguarda le probabilità di ammalarsi, si.
E’ questione di protezione immunitaria. Le fasce di popolazione più giovani hanno le probabilità più alte di contrarre l’influenza. I giovani adulti hanno una alta frequenza di ammalare. Però in termini di gravità le probabilità di sviluppare una forma grave o delle complicazioni (polmoniti gravi, insufficienza renale, altre cose) sono maggiori per i soggetti anziani (sopra i 65, diciamo), perciò cerca di convincere i tuoi anziani a vaccinarsi. Sarà meglio per tutta la famiglia, ma soprattutto per loro.
“Beh, diciamo che hai molti argomenti a tuo favore e mi stai convincendo a fare quello che mi dici: vaccinarmi e proteggere me ed i miei cari. Ma dimmi, sai sono una persona curiosa, e mi piacerebbe sapere qualcosa sui costi sociali dell’influenza. Siamo in tempi di crisi economica e come cittadino mi piace pensare che partecipo alle problematiche sociali. In parole semplici quali e quanti sono allora questi costi?”
Il costo medio di ogni ricovero per sindrome influenzale è piuttosto elevato: costo del posto-letto, del personale, degli antibiotici, degli antivirali, di tutte le altre terapie di supporto. Di eventuali ricoveri (speriamo di no) in reparti di terapia intensiva. Moltiplicalo per il numero di persone che verranno ricoverate per questo motivo, e siamo nell’ordine delle centinaia di migliaia, anzi di milioni di Euro. Ti renderai facilmente conto della forte spesa sociale costituita dall’influenza stagionale. Inoltre in questo numero non abbiamo preso in considerazione la spesa dovuta alla perdita di giornate di lavoro.
Siamo in crisi economica, come giustamente dici tu, e non possiamo permetterci di rallentare ulteriormente lo sviluppo economico, limitando la disponibilità della forza lavoro. Alcuni studiosi infatti hanno stimato che il virus influenzale porta ad una perdita di produttività: infatti in media ogni caso di influenza fa perdere 4,78 giorni di lavoro/scuola; si stima che nella stagione 1998/99 si siano persi in Italia circa 48 milioni di giorni lavoro/scuola. Una cifra sconvolgente! Forse vale la pena fare qualche cosa!
“Possiamo tornare al vaccino? Qualche amico mi ha detto che il virus muta, per cui il vaccino di quest’anno non è efficace, perché è già vecchio, è quello dell’anno scorso”
I vaccini vengono rinnovati ogni anno. In tutto il mondo le case di produzione dei vaccini ricevono dagli studiosi e dai centri ufficiali le caratteristiche del nuovo tipo di virus su cui produrre il nuovo vaccino. Quindi ogni anno i vaccini vengono prodotti sapendo molto bene le caratteristiche ed il tipo di virus che troveremo in circolazione quest’anno in Italia e nel mondo. E sai perché lo sappiamo? lo sappiamo perché la malattia influenzale non è finita l’anno scorso a febbraio, ma questa estate ha continuato a circolare in America del Sud, in Australia, e i locali medici competenti hanno continuato a studiarlo, isolarlo e hanno fornito a noi dell’emisfero Nord tutte le informazioni che servono per proteggerci. Infatti ti posso già annunciare, e te lo dico giusto perché so che sei una persona curiosa, che il prossimo vaccino, che è già in commercio, è composto da una miscela di 4 ceppi differenti:
A/Brisbane/02/2018 (H1N1)pdm09-like virus;
A/Kansas/14/2017 (H3N2)-like virus;
a B/Colorado/06/2017-like virus (B/Victoria/2/87 lineage)
B/Phuket/3073/2013-like (lineaggio B/Yamagata)
Le varianti, come le avrebbe dovute chiamare il tuo amico, in realtà sono già state previste nella nuova formulazione del vaccino e tutto andrà per il meglio.
Concludo e ti saluto.
Ciao. Alla prossima visita al sito del CESMET!
Dove e quanto si è diffusa la febbre emorragica da Virus Dengue?
La “Febbre da virus Dengue” negli ultimi decenni si è diffusa a macchia d’olio e si è imposta come emergenza di sanità pubblica nella maggior parte dei paesi tropicali. In Africa si è diffusa in modo particolare negli ultimi venti anni, in Asia ed in particolare in America Centrale e Meridionale è una malattia endemica con epidemie diffuse. (OMS 2021 CLICCA)
Il “vettore primario” per questa malattia è una zanzara, la Aedes, che è diffusa nella maggior parte dei paesi equatoriali e tropicali, e si sviluppa in particolare nelle zone urbane dove gli abitanti sono molto suscettibili all’infezione. Il processo di urbanizzazione selvaggia degli ultimi trenta anni ha lasciato, in molti paesi depressi, la popolazione con sistemi fognari a cielo aperto, con discariche inserite nel tessuto urbano, con sistemi per la raccolta delle acque non controllati e con dispersioni di acqua in altissime percentuali. Acquitrini e paludi all’interno e nelle periferie delle città costituiscono un polmone per la presenza delle zanzare. Tutto questo ha consentito la formazione di ambienti favorevoli all’insediamento ed alla crescita del vettore, velocizzando in questo modo la diffusione dell’infezione.
Come si manifesta la febbre emorragica da virus Dengue?
La “febbre da virus dengue” può manifestarsi in diversi modi. Da una “infezione asintomatica” ad una “malattia lieve” fino a “forme gravi e mortali” . Studi epidemiologici in diversi continenti stimano che una su quattro infezioni manifestino sintomi. Oltre il 70% delle persone punte da zanzare con il virus si infetta in modo asintomatico. Un 30/35 % delle persone infettate manifesta la malattia e i sintomi si manifestano in modo acuto da lievi a moderati e generalmente aspecifici.
Quanti sono i tipi del virus della Dengue
I 4 TIPI DELLA DENGUE
Quattro sono i tipi di virus della Dengue. Ogni tipo induce una immunità specifica verso il proprio ceppo, di lunga durata, ma che non copre gli altri tipi. Quindi le persone possono essere infettate dal virus della dengue fino a quattro volte.
Le forme gravi e talvolta mortali di malattia incorrono in circa 1 paziente su 20.La seconda infezione da DENV è un fattore di rischio per la dengue grave.
La febbre da virus dengue è classificata in (1) dengue o (2) dengue grave;
(1) DENGUE è definita, in una persona febbrile che ha viaggiato o vive in un’area endemica, da una combinazione di 2 o più dei seguenti segni o sintomi. Tra i sintomi: la nausea, il vomito, eruzioni cutanee, dolori, un test del laccio emostatico positivo, la leucopenia. Tra i segni: dolore o dolorabilità addominale, il vomito persistente, l’accumulo di liquidi, il sanguinamento della mucosa, la letargia, l’irrequietezza e epato e splenomegalia.
(2) DENGUE GRAVE è definita con uno qualsiasi dei seguenti sintomi: una grave perdita di sangue che porta a shock, l’accumulo di liquidi con distress respiratorio; un grave sanguinamento; una grave insufficienza epatica con transaminasi ad oltre ≥1.000 UI/L, alterazione della coscienza, una insufficienza cardiaca.
Questa classificazione sostituisce la precedente in uso dal 1975 al 2009 classificate come (1) febbre da dengue; (2) febbre emorragica dengue (DHF);
(3) sindrome da shock dengue – la forma più grave di DHF.
Come viene classificato l’agente infettivo della Dengue e quale è il suo ciclo vitale?
CARATTERISTICHE DEL VIRUS DELLA DENGUE Il virus della “febbre da Dengue” appartiene alla famiglia dei Flaviviridae ed ha quattro principali sierotipi simili tra loro: DEN-1, DEN-2, DEN-3, and DEN-4. Questi sierotipi del virus hanno un genoma ad RNA.
Quali altri virus oltre quelli della DENGUE fanno parte della famiglia dei “FLAVIVIRUS” ?
Fanno parte della “famiglia dei Flavivirus” altri virus causa di febbri emorragiche presenti prevalentemente in aree tropicali quali: la febbre gialla; l’encefalite di Saint-Louis (america del nord); l’encefalite giapponese; West Nile virus; .
Tutte queste malattie sono trasmesse da artropodi, soprattutto da diversi tipi zanzare e da zecche degli animali, e questi virus causa di queste malattie sono anche denominati Arbovirus ossia “arthropod borne virus” – virus trasmesso da artropodi.
I Flavivirus sono virus con genoma ad RNA a singolo filamento positivo appartenenti alla famigliaFlaviviridae. La struttura di questi virus è formata da alcune molecole proteiche più esterne che formano il “pericapside”; molecole proteiche più interne che formano il ”capside”; ed una sola molecola ad RNA, con un senso di lettura 3′ – 5′.
I “VIRIONI” della DENGUE sono di forma sferica, dotati di un “PERICAPSIDE” della dimensione di 50 nm. Questo ricopre un “NUCLEOCAPSIDE” della dimensione di 30 nm di diametro. [A] “capside virale”: composto da tre proteine strutturali: (1) proteine di rivestimento esterno (E); (2) proteine del capside (C); (3) proteine di membrana interna (M); Le glicoproteineE, envelope esterno, svolgono un ruolo centrale nella biologia delle infezioni. Costituiscono il legame del virus con la superficie cellulare e favoriscono la penetrazione nella cellula bersaglio. Questa proteina esterna (E) è il “bersaglio” della risposta immunitaria dell’organismo ospite. La proteina E è costituita da 500 aminoacidi con tre “domini antigenici”.
Le 90 glicoproteine dimeriche (E) sono coinvolte nell’attacco e nella penetrazione nella cellula. Sono disposte parallelamente alla superficie del virione, formando una struttura “a spina di pesce” a simmetria icosaedrica. Questa struttura è stata sudiata nel VIRUS della DENGUE tipo 2, nell’ WNVirus nel virus dell’encefalite trasmessa da zecche. La conferma di questa struttura è arrivata dalle immagini ottenute con la microscopia crioelettronica.
La proteina interna del capside ( C ) è una proteina strutturale ed ha la funzione di assemblare insieme le parti del virione.
I virioni del virus DENGUE si assemblano nel citoplasma cellulare, via via che vengono prodotte le proteine dai ribosomi delle cellule ospiti e, migrando verso la periferia della cellula, vengono liberati all’esterno per un processo di “gemmazione” della membrana cellulare.
Il genoma del virus della Dengue contiene 11.000 paia di basi e la sua funzione è quella di passare l’informazione per codificare (realizzare) 3 proteine strutturali esterne e 7 proteine non strutturali ma funzionali per la replicazione virale: (a) tre proteine che costituiscono la struttura esterna del virus, il virione, ossia il “cappotto / corpo del virus”,
Le proteine sono denominate(C; prM; E); (B) sette diverse proteine che vengono prodotte e rilasciate nella cellula ospite (umana) e consentono la replicazione e la moltiplicazione dei virus (figli) (NS1, NS2a, NS2b, NS3, NS4a, NS4b, NS5)
I cinque sierotipi della famiglia della DENGUE
Il virus DENGUE esiste in cinque diversi sierotipi, denominati DENV-1, DENV-2, DENV-3, DENV-4 e DENV-5.
Ognuno dei diversi tipi di virus dengue può causare la malattia febbrile con sintomi acuti, causati da una risposta infiammatoria dell’organismo, spesso abnorme ed anche pericolosa per l’organismo stesso.
Come avviene la trasmissione della DENGUE?
Il “virus della febbre da virus dengue” è caratterizzato da due trasmissioni con differenti caratteristiche: [A] La “trasmissione / diffusione silvestre”, ossia in ambiente rupestre, di savana e di foresta, utilizzando vettori, in questo caso zanzare denominate AEDES, che succhiano sangue di “primati”, in questo caso di scimmie. Si ritrovano nelle foreste del Sud-est asiatico, dell’Africa e della America Latina. Nelle aree rurali delle aree tropicali la trasmissione avviene solitamente tramite puntura da parte di Aedes aegypti e altri tipi tra i quali Aedes albopictus denominata anche zanzara tigre dalle caratteristiche zampe a strisce di tigre. “Aedes albopictus” è la zanzara che si è anche diffusa in Europa, ed in particolare nel bacino del mediterraneo. [B] La “trasmissione cittadina” avviene tramite Aedes aegypti. Il ciclo vitale del vettore nelle aree urbane è caratterizzato da trasmissione “interumana”. L’ospite è l’uomo, che viene punto dalla zanzara, che trasmette il virus ad un altro individuo. La crescita incontrollata delle città, con ambienti favorevoli alla riproduzione delle zanzare, nelle aree endemiche per la dengue ha portato a un aumento esponenziale delle epidemie e della quantità di virus circolante. I cambiamenti climatici, con l’innalzamento delle temperature e dell’umidità, e il diffondersi di aree acquitrinose, hanno permesso la diffusione anche in zone originariamente risparmiate, in particolare nelle aree rivierasche dei paesi mediterranei, ma sempre più anche nelle aree interne e continentali. Queste condizioni hanno permesso ormai la diffusione di Aedes in molte zone d’Europa, con l’insorgenza di piccoli focolai, anche autoctoni di febbre da Flavivirus, ed in particolare casi di Dengue. e potrebbe, in futuro, rappresentare una minaccia per l’Europa.
L’infezione di un sierotipo causa una malattia simile agli altri, ma conferisce una immunità specifica per il sierotipo, a vita, ma non protegge dall’attacco degli altri sierotipi, che possono indurre una malattia simile, e indurranno un ulteriore immunità specifica solo per il sierotipo in questione. Per questo meccanismo di protezione immunitaria sierospecifica, ci si può infettare di DENGUE solamente 4 volte. Ma le reinfezioni possono essere pericolose per reazione immune ed infiammatoria abnorme.
E’ noto che la forma severa, pericolosa e particolarmente acuta, dovuta ad una risposta immune abnorme avviene in caso di infezione secondaria in individui che prima hanno avuto infezione da DENV-1 e che in seguito vengono infettati da DENV-2 o DENV-3. Una altra reazione particolarmente grave può avvenire in persone infettate prima da DENV-3 e poi reinfettate con DENV-2.
Le zanzare trasmettono con la loro puntura il virus agli esseri umani dopo che hanno punto una persona infetta, infettandosi. La trasmissione non è quindi diretta uomo – uomo, ma sempre attraverso la puntura di un vettore.
Il virus entra nel circolo, depositato dalla zanzara, che lo inocula nel microcircolo del sottocutaneo. Circola per 2-7 giorni ed è in questo periodo che un’altra zanzara, pungendo l’uomo infetto, può prelevarlo e trasmetterlo ad altri soggetti. Il “virione con genoma a RNA” entra nel microcircolo viene assorbito e va a legarsi alle membrane delle cellule endoteliali dell’ospite stesso. Sebbene il recettore al quale si legano dia luogo ad endocitosi, il virione comunque rimane momentaneamente bloccato nella cellula ospite all’interno di una vescicola.
Le membrane della cellula ospite sono associate a glicoproteine che contengono una regione che media la fusione fra la membrana cellulare e l’involucro esterno del virione. Questa fusione avviene in ambiente acido. Una volta avvenuta la fusione il virus perde il rivestimento esterno e comincia la traduzione del suo genoma. Si ha quindi la produzione di proteine virali fra il reticolo endoplasmatico e l’apparato del Golgi dove eventualmente le membrane cominciano a riavvolgere il genoma virale dando luogo alla moltiplicazione virale. I virioni si accumulano quindi nelle cellule dell’ospite. Lo step finale del ciclo vitale si ha con la fusione delle vescicole contenenti i virioni con le membrane delle cellule plasmatiche. A questo punto le particelle sono rilasciate e libere di infettare altre cellule.
Come avviene la trasmissione della malattia e quali sono le caratteristiche dell’incubazione?
I Flavivirus in genere, ed il virus della Dengue in particolare, vengono trasmessi attraverso la puntura di diversi tipi di zanzare. Il vettore principale per la Dengue è la zanzara del genere Aedesaegypti.Anche A. albopictus, che si è diffusa in Europa negli ultimi decenni, può trasmettere il virus. Questo tipo di zanzara si nutre di sangue umano prevalentemente di giorno, ma questa non è una regola fissa. Troviamo zanzare del genere Aedes attive anche durante il crepuscolo e la notte. Aedes, durante il pasto, punge individui, alcuni dei quali possono essere infetti del virus in questione. La zanzara, quindi, si infetta, e può rimanere infetta tutta la vita, diventando la causa di molteplici infezioni. Ogni esemplare vive dalle 2 alle 4 settimane, pungendo ed ovideponendo numerose volte. La zanzara può infettare un individuo per ogni puntura. E’ oramai accertato che le zanzare femmine possono trasmettere l’infezione alle generazioni successive. Difatti può passare il genoma virale alle larve amplificando il numero di zanzare adulte infette.
L’uomo diventa quindi l’ospite con cui infettarsi o da infettare. L’uomo funge quindi da ospite amplificatore della diffusione del virus. Anche alcuni tipi di scimmie possono essere infettate dalla puntura della zanzara Aedes e a sua volta infettare scimmie e uomini.
La zanzara del genere Aedes è uno dei pochi vettori che utilizza non solamente le raccolte di acqua per la crescita delle larve, ma anche un ambiente umido e questa caratteristica moltiplica in modo esponenziale la crescita e la diffusione di questo tipo di zanzare.
Porta di ingresso del virus e attività nelle cellule interne del sistema istio – linfocitario
La porta di ingresso dei Flavivirus, ed in particolare dei virus della Dengue è la CUTE. Il virus penetra insieme alla saliva dell’insetto. Nel sottocute e nel derma circostante all’inoculo i leucociti accorsi per difendere l’organismo da un nemico esterno, vengono attaccati. Il virus aderisce alla loro parete e penetra al loro interno, riproducendosi velocemente. In particolare il virus dengue aderisce allele cellule di Langerhans, cellule dendritiche, dalla forma a stella, che sono abbondanti nella cute, sotto cute e derma ed anche in alcune mucose. Hanno la funzione di attivare ed amplificare il sistema difensivo chiamando altri tipi di globuli bianchi con i loro segnali chimici. I Flavivirus (Dengue) entrano in questi tipi di globuli bianche attraverso il processo di endocitosi mediato dal contatto e interazione tra proteine virali e proteine specifiche presenti nella membrana cellullare. Queste proteine sono la lectina DC-SIGN, la CLEC5A ed il complesso proteico che forma il recettore per il mannosio. Questa interazione tra proteine virali e proteine della cellula di Langerhans o di altri GB quali monociti e macrofagi, consente l’entrata nella cellula stessa. Il virus comincia a replicare all’interno della cellula all’interno di microvescicole adese al sistema reticolo endoplasmatico. Qui il genoma virale ad RNA viene copiato attraverso l’attivazione dei ribosomi, e comincia la produzione delle che verranno assemblate nell’apparato di Golgi cellulare dove avviene la maturazione e la costituzione dei nuovi virioni che escono dalla cellula mediante il processo di esocitosi. Questi leucociti infetti si spostano verso i linfonodi più vicini.
Le membrane della cellula ospite sono associate a glicoproteine che contengono una regione che media la fusione fra la membrana cellulare e l’involucro esterno del virione. Questa fusione avviene in ambiente acido. Una volta avvenuta la fusione il virus perde il rivestimento esterno e comincia la traduzione del suo genoma. Si ha quindi la produzione di proteine virali fra il reticolo endoplasmatico e l’apparato del Golgi dove eventualmente le membrane cominciano a riavvolgere il genoma virale dando luogo alla moltiplicazione virale. I virioni si accumulano quindi nelle cellule dell’ospite. Lo step finale del ciclo vitale si ha con la fusione delle vescicole contenenti i virioni con le membrane delle cellule plasmatiche. A questo punto le particelle sono rilasciate e libere di infettare altre cellule.
I leucociti infetti producono interferone e altri fattori e molecole scatenanti diversi processi che inducono aumento della temperatura (febbre), dolore, brividi e sudorazione ed altri sintomi simil-influenzali.
Il sistema immunitario produce tra le diverse molecole gli interferoni molecole particolarmente attive nella difesa da infezioni virali. I sierotipi di dengue virus hanno la capacità di diminuire o neutralizzare l’efficacia dell’interferone. Sempre gli interferoni attivano i linfociti T contro i virus, ed anche i linfociti B che inducono la produzione di anticorpi contro gli antigeni virali. Alcuni tipi di virus Dengue riescono ad eludere questi meccanismi di attacco delle cellule difensive. I virus vengono trasportati lontano dai lisosomi del fagocita, evitano la distruzione e continuano a replicare.
Infezioni particolarmente gravi e con elevata presenza di virus coinvolgono anche il fegato il midollo osseo, causando lesione delle cellule del parenchima ma anche dell’endotelio dei vasi capillari. La replicazione del virus nelle cellule del midollo osseo altera i processi di emopoiesi. A causa di una alterazione del processo di maturazione delle cellule ematiche, diminuiscono in quantità e funzionalità le piastrine, causando piastrinopenia, più o meno accentuata, responsabile delle emorragie tipiche della dengue.
Sempre per effetto di alcuni meccanismi che esitano in lesioni cellulari da parte dei virus, in particolare a livello dell’endotelio vascolare, con aumento della permeabilità vascolare, passato il rapido periodo febbrile tipico dei primi giorni, si può verificare un versamento pleurico (accumulo di liquidi nel torace) o la presenza di ascite nell’addome. L’esito è una diminuzione dei liquidi intravascolari con ipovolemia e scarsa perfusione degli organi vitali.
Le manifestazioni di Dengue Grave, con shock o febbre emorragica si presentano in meno del 5% dei pazienti ed in particolare in coloro che sono infettati una seconda volta da un diverso sierotipo del dengue virus.
Incubazione
L’incubazione della malattia varia da 2 a 15 giorni con un esordio che generalmente è improvviso, acuto o iperacuto.
Distribuzione geografica
Agg. Del maggio 2023
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità la “Febbre da virus Dengue” causa oltre 100 milioni di casi ogni anno in tutto il mondo. La Dengue è diffusa in tutto il Sud – Est Asiatico, nell’Asia sud – Occidentale, in Oceania ed in Estremo Oriente. E ‘presente anche nel continente africano. Si stima che oltre il 50% della popolazione mondiale sia a rischio di questa malattia.
Attualmente oltre 4 miliardi di persone vivono in 125 Paesi a rischio Dengue.
La diffusione della dengue continua ad aumentare ed in molte regioni tropicali nel post pandemia del Covid-19 ha avuto un aumento anche del 500/700%. Numeri impressionanti, anche per l’incuria a cui è stato abbandonato l’ambiente dove si riproducono gli insetti. L’Europa ed in particolare i paesi del bacino del mediterraneo, a causa dei cambiamenti climatici, per aumento di calore, umidità e piogge, ma anche per l’aumento di spostamento di merci e persone sono diventati paesi a rischio Dengue, dove già si presentano sporadici focolai autoctoni della malattia.
Quasi la metà della popolazione mondiale, circa 4 miliardi di persone, vive in aree a rischio dengue, e i numeri sono in aumento. La “febbre virale da Dengue” è diventata una delle principali cause di malattia nelle aree a rischio . Nell’Unione Europea la febbre dengue si verifica in modo sporadico, soprattutto nell’Europa continentale dove non esistono le condizioni per una diffusione della malattia con casi autoctoni. I paesi che si affacciano sul bacino del Mediterraneo, per le loro caratteristiche climatiche, sono diventati sede di focolai che si sviluppano indipendentemente dall’importazione dei casi dal tropico.
DISTRIBUZIONE AEDES IN EUROPA
I casi in Europa derivano da viaggiatori che tornano dopo essersi infettati dal tropico. Dal 1999, il Network europeo per la sorveglianza delle malattie infettive da importazione (TropNetEurop) ha riportato oltre 2000 casi di dengue fra i viaggiatori europei. Nella maggior parte dei casi, le infezioni sono state contratte, nell’ordine, in India, in Thailandia, in Indonesia, in Messico e in Brasile. Secondo il documento dell’Ecdc “Dengue Ferver: Short epidemiological update, 2009”, tra gennaio e giugno 2009 sono stati riportati nelle Americhe un totale di 480.909 casi di dengue, compresi 7.547 casi di febbre emorragica da dengue, con 189 decessi; il 91% di questi casi è stato segnalato in Argentina, Bolivia, Brasile e Colombia.
La dengue è emersa come un problema globale a partire dagli anni ’60. La malattia è comune in molte destinazioni turistiche popolari nei Caraibi (incluso Puerto Rico), nell’America centrale e meridionale, nel sud-est asiatico e nelle isole del Pacifico. Negli Stati Uniti, casi locali e una limitata diffusione della dengue si verificano periodicamente in alcuni stati con climi caldi e umidi e zanzare Aedes.
Chiunque viva o viaggi in un’area a rischio dengue è a rischio di infezione.
Quali sono i sintomi ed i segni della malattia?
Fase febbrile acuta iniziale
La “febbre da Dengue” si presenta con una sintomatologia acuta, generalmente violenta, dalle caratteristiche simil-influenzali. La malattia nei bambini si può manifestare con caratteristiche simili ad una influenza forte con presenza di roseole e reazioni cutanee. Gli adolescenti e gli adulti, rispetto ai bambini, presentano sintomi più leggeri con febbre più contenuta. La malattia si manifesta con sintomi caratteristici quali rialzo di temperatura elevato, mal di testa, dolore agli occhi, dolore anche importante alle articolazioni e ai muscoli. Talvolta manifestazioni eritematose esantematiche cutanee.
Febbre emorragica da Dengue DHF
La persona che si infetta con un sierotipo, per la prima volta, si immunizza verso questo sierotipo e difficilmente ammala una seconda volta. Ma se la stessa persona contrae una infezione con un sierotipo differente, è elevata la possibilità di una manifestazione di “febbre emorragica da Dengue (DHF)”. Questa forma morbosa, causata dall’infezione di un secondo tipo di dengue, differente dal primo, può portare manifestazioni particolarmente acute e talvolta fatali.
La DHF è caratterizzata da febbre acuta ed elevata; dolori generalizzati particolarmente violenti; manifestazioni cutanee caratterizzate da fenomeni emorragici petecchie, ecchimosi, porpora, epistassi, sanguinamento delle gengive, ematuria o risultato positivo del test del laccio emostatico.
Tra gli altri sintomi è frequente l’ingrossamento del fegato e della milza (epato-splenomegalia); collasso del sistema circolatorio.
Caratteristica della malattia la presenza di una febbre in rapida crescita; brividi squassanti e talvolta sudorazione; eritema facciale è l’inizio degli episodi anche di piccole emorragie puntiformi, dovute al crollo delle piastrine. La febbre con picchi fino a 41°C può durare generalmente dai 2 ai 5 giorni. Spesso, soprattutto nei bambini piccoli è accompagnata da convulsioni squassanti.
Senza un adeguato trattamento sintomatico, per il controllo dello stato di shock, il collasso cardio – circolatorio, la diminuzione drastica di piastrine, il paziente può morire in 12-24 ore.
Il tasso di letalità della “febbre emorragica da dengue” a una incidenza talvolta superiore al 30%;
I decessi sono prevalenti nei neonati < 1 anno.
Quali sono i segnali di avvertimento di aggravamento verso una DHF ?
Sono da considerare “segnali premonitori” di un peggioramento della febbre da dengue verso una forma grave o da DHF, quei sintomi che si manifestano al termine della fase febbrile (tardiva), durante il periodo della defervescenza della febbre (verso il 5° giorno di sintomi). Il manifestarsi di vomito persistente, dolore addominale importante, spesso crampiforme, edema diffuso per accumulo di liquidi; sanguinamento delle mucose e una ingravescente difficoltà respiratoria. Tutti questi sintomi in fase tardiva accompagnati talvolta da letargia o irrequietezza, tendenza all shock, ingrossamento rapido del fegato con dolenzia in ipocondrio destro e segni di emoconcentrazione, ossia aumento dell’ematocrito costituiscono elementi di aggravamento e segnali di avvertimento di evoluzione verso gravi forme da DHF.
Fase critica
La fase critica della dengue inizia durante la defervescenza della febbre con una durata tra le 24-48 ore.
I pazienti al termine della fase febbrile manifestano un miglioramento clinico, ma diversi soggetti, circa il 30%, a causa del un marcato aumento della permeabilità vascolare, a causa di una notevole perdita di plasma, entro poche ore, sviluppare una dengue grave, in evoluzione verso la dengue emorragica.
I pazienti con aumento della permeabilità vascolare, e perdita di plasma nelle cavità organiche possono presentare versamenti pleurici, ascite, ipoproteinemia e emoconcentrazione.
I pazienti, superata la fase iniziale sembrano manifestare un buono stato di salute, ma compaiono i primi segni di shock. Con l’ipotensione da perdita dei liquidi dal distretto vascolare, l’alta pressione diminuisce rapidamente e può comparire shock irreversibile e morte improvvisa.
Un altro evento grave e talvolta mortale Ia comparsa di gravi manifestazioni emorragiche, tra cui sangue nelle feci (ematemesi), feci sanguinolente o menorragia. Peggioramenti dello stato generale possono includere epatite, miocardite, pancreatite ed encefalite da virus Dengue.
Fase di convalescenza
La convalescenza inizia con la diminuzione della permeabilità capillare e vascolare. I liquidi intracavitari iniziano ad essere riassorbiti. Diminuisce l’edema sottocutanea, i versamenti pleurici e addominali.
Durante la fase di convalescenza si stabilizza lo stato cardio circolatorio, anche se si manifesta spesso una bradicardia reattiva. L’ematocrito del paziente, cresciuto in modo grave in precedenza, si stabilizza e diminuisce per effetto della diluizione del siero dovuta al riassorbimento dei liquidi. I leucociti aumentano nuovamente e le piastrine riequilibrano.
L’eruzione cutanea può desquamare ed essere particolarmente pruriginosa.
Come si effettua la diagnosi della Dengue e quale è il trattamento ?
La prima diagnosi o sospetto diagnostico è sempre clinico. I sintomi possono essere confusi con quelli del tifo esantematico da zecche (Rickettsie); della febbre da zecche del Colorado, della febbre gialla e con altre febbri emorragiche.
Il sospetto clinico per malattia da Dengue virus va considerato in tutti coloro che denunciano sintomi clinicamente compatibili e che vivono o hanno viaggiato nelle 2 settimane prima dell’esordio dei sintomi in aree endemiche per la malattia.
In chi presenta in modo acuto febbre, mal di testa, dolori muscolari e talvolta eruzioni cutanee al rientro da paesi endemici dell’area tropicale e subtropicale, va posto il sospetto diagnostico e prescritti esami per confermare la diagnosi.
Quali sono i “Test diagnostici” da fare per una corretta diagnosi di Dengue
Test RT-PCR per DENGUE VIRUS o test di amplificazione degli acidi nucleici (NAAT)
Anche per Dengue virus, come per molti altri virus, il test PCR o di “amplificazione degli acidi nucleici” risulta essere il “gold standard per la diagnosi di laboratorio”.
Il siero su cui eseguire la PCR deve essere raccolto nell’individuo dal momento dell’insorgenza dei sintomi fino al 7° giorno dopo l’esordio della malattia.
La conferma della presenza del virus può essere effettuata da un singolo campione di siero rilevando:
Le “sequenze genomiche virali” con la metodica RT-PCR
L’ ”antigene virale della proteina 1 (NS1) non strutturale della capsula esterna del virus con test immunologico.
La positività del test eseguito con le due metodiche è la conferma di laboratorio della malattia da dengue nei pazienti con una storia clinica o di viaggi effettuati in aree endemiche. La positività è presente nei primi 7 giorni di malattia ma può perdurare, soprattutto per la NS1, fino a due settimane.
Test sierologici
I test sierologici (o da studio del siero) identificano la presenza di
anticorpi del tipo M (IgM) che sono presenti nella prima fase della malattia, dopo 4 / 5 giorni dalla comparsa dei sintomi.
Anticorpi del tipo G (IgG), presenti nelle fasi di convalescenza dalla seconda settimana in avanti, non utile per la diagnosi della fase acuta della malattia in quanto rimangono rilevabili per tutta la vita dopo un’infezione da virus dengue.
Quindi in caso di sintomi sospetti e provenienza da zone endemiche il paziente deve essere sottoposto a test molecolare o antigenico (RT-PCR o NS1) e a test sierologico per la ricerca degli anticorpi (IgM).
Tuttavia, per il fenomeno della reattività crociata con altri flavivirus come Zika, l’interpretazione dei risultati e l’identificazione del virus, causa della malattia, può essere difficile.
La positività delle IgM in un campione di siero dimostra e conferma una recente infezione da virus della dengue per le persone che si sono infettate in luoghi in cui altri flavivirus potenzialmente cross-reattivi (come Zika, West Nile, febbre gialla e virus dell’encefalite giapponese) non sono presenti.
Flavivirus cross-reattivi
Nelle persone provenienti o residenti in aree dove sono presenti diversi flavivirus come Zika, West Nile, febbre gialla e virus dell’encefalite giapponese è probabile che i risultati siano falsificati per il fenomeno della cross-reattività. Per questo motivo devono essere eseguiti test diagnostici sia molecolari che sierologici per la dengue per identificare il virus, causa della malattia.
E’ possibile che persone vaccinate contro altri flavivirus (come la febbre gialla o l’encefalite giapponese) possono produrre anticorpi contro il flavivirus con reattività crociata, dando risultati falsi positivi ai test diagnostici, in particolare alla presenza di IgG.
Disponibilità di test di dengue
Presso il Cesmet Clinica del viaggiatore sono disponibili i test diagnostici per la dengue (molecolari e sierologici). Per informazioni scrivi cliccando qui e lasciando i dati richiesti. Oppure telefona al numero +390639030481
* Il test del liquido cerebrospinale è raccomandato nei pazienti sospetti con manifestazioni cliniche del sistema nervoso centrale come encefalopatia e meningite asettica.
Fase acuta: Iniziale 1-7 giorni dopo l’esordio dei sintomi
La fase acuta della malattia da virus dengue si sviluppa nei primi 1-7 giorni dopo l’esordio dei sintomi.
Durante questo periodo, il virus della dengue è presente nel sangue o nei fluidi derivati dal sangue come siero o plasma. L’RNA virale della dengue può essere rilevato con test molecolari. La proteina non strutturale NS1 è una proteina del virus della dengue che può essere rilevata con i test immunocromatografici e in immunofluorescenza.
Un risultato negativo di un test molecolare o NS1 non è definitivo nella diagnosi del virus. Per i pazienti sintomatici durante i primi 1-7 giorni di malattia, qualsiasi campione di siero deve essere testato mediante un test RT-PCR o NS1 e un test degli anticorpi IgM. L’esecuzione di test per anticorpi molecolari e IgM (o anticorpi NS1 e IgM) può rilevare più casi rispetto all’esecuzione di un solo test durante questo periodo di tempo e di solito consente la diagnosi con un singolo campione.
Fase di convalescenza: >7 giorni dopo l’esordio dei sintomi
Il periodo oltre i 7 giorni dopo l’insorgenza dei sintomi è indicato come la fase di convalescenza della dengue. I pazienti con risultati negativi del test PCR o NS1 e test anticorpali IgM negativi dai primi 7 giorni di malattia devono sottoporsi a un test convalescente per il test degli anticorpi IgM.
Durante la fase di convalescenza, gli anticorpi IgM sono solitamente presenti e possono essere rilevati in modo affidabile da un test degli anticorpi IgM. Gli anticorpi IgM contro il virus della dengue possono rimanere rilevabili per 3 mesi o più dopo l’infezione.
I pazienti che hanno anticorpi IgM contro il virus della dengue rilevati nel loro campione di siero con un test per gli anticorpi IgM e che: 1) hanno un risultato NAAT o NS1 negativo nel campione della fase acuta, o 2) senza un campione della fase acuta, sono classificati come aventi un presunta, recente infezione da virus dengue.
Test per differenziare la dengue da altri flavivirus
Considerazioni speciali:
Reattività incrociata: La reattività crociata è una limitazione dei test sierologici per la dengue. I test sierologici per rilevare gli anticorpi contro altri flavivirus come l’encefalite giapponese, l’encefalite di St. Louis, il Nilo occidentale, la febbre gialla e i virus Zika possono reagire in modo incrociato con i virus dengue. Questa limitazione deve essere considerata per i pazienti che vivono o hanno viaggiato in aree in cui co-circolano altri flavivirus. Pertanto, un paziente con altre infezioni da flavivirus recenti o pregresse può essere positivo quando testato per rilevare gli anticorpi IgM contro il virus della dengue. Per determinare con maggiore precisione la causa dell’infezione nei pazienti IgM positivi, i campioni IgM positivi possono essere testati per anticorpi neutralizzanti specifici mediante test di neutralizzazione della riduzione della placca (PRNT) (contro i quattro sierotipi del virus dengue e altri flavivirus; tuttavia,
Aree con flavivirus in co-circolazione: per le persone che vivono o viaggiano in un’area con dengue, Zika e altri flavivirus endemici o in circolazione contemporaneamente, i medici dovranno ordinare test appropriati per differenziare al meglio il virus dengue da altri flavivirus e possono consultare lo stato o laboratori di sanità pubblica locale o CDC per l’orientamento.
Donne in gravidanza: se la paziente è incinta e sintomatica e vive o ha viaggiato in un’area a rischio di Zika, testare Zika utilizzando NAAT oltre alla dengue.
Interpretazione dei risultati dei test
Se un test NAAT o NS1 è positivo per la dengue, viene confermata una diagnosi di dengue in corso.
Se il risultato NAAT è negativo e il test per gli anticorpi IgM è positivo, la diagnosi di laboratorio è presunta infezione da virus della dengue.
TRATTAMENTO
Non c’è un trattamento specifico per la febbre da Dengue. Solo una terapia sintomatica e una sorveglianza medica attenta può risolvere i problemi e salvare la vita a molti pazienti.
La terapia della “febbre da dengue”:
Sintomatica, ovvero attraverso l’utilizzo di farmaci che agiscono sui sintomi prevalenti, e non prevede farmaci eziologici ossia causali (antivirali).
Il riposo assoluto a letto è essenziale nella fase febbrile per evitare aggravamenti nella fase di defervescenza dai sintomi. Vengono utilizzati antipiretici ed antidolorifici. Importante la somministrazione di liquidi in via infusiva per prevenire i problemi di ipovolemia e shock ed il reintegro degli elettroliti persi. In caso di persistenza febbrile e comunque per evitare l’insorgenza di infezioni batteriche secondarie, in particolare nelle aree di accumulo dei liquidi, può essere opportuno l’utilizzo di antibiotici ad ampio spettro.
In caso di crollo della concentrazione di piastrine, si discute da sempre sulla efficacia dei concentrati piastrinici. Anche l’utilizzo di terapia cortisonica che per alcuni può aiutare la ripresa della parte corpuscolata mancante non trova conferme nella pratica clinica. .
Il superamento della malattia, dopo la prima fase febbrile di 5 giorni, avviene generalmente in due settimane.
La sorveglianza medica è essenziale per identificare prematuramente i segni che possono indirizzare alla diagnosi di DHF.
Non esistono farmaci antivirali specifici per la cura del virus della dengue.
La terapia di supporto prevede l’utilizzo di farmaci antifebbrili, quale il paracetamolo e antidolorifici, scelti tra i FANS privi di proprietà anticoagulanti. Assolutamente da evitare l’aspirina (acido acetilsalicilico) e tutti i farmaci contenenti acetilati a causa delle loro proprietà anticoagulanti
I pazienti infettati dal virus, febbrili nella fase acuta, dovrebbero adottare criteri preventivi per evitare le punture di zanzare Aedes, che con questo pasto ematico si infettano ed amplificano ad altri individui, l’infezione.
La Febbre da virus Dengue durante la gravidanza
I dati della bibliografia tengono conto degli esiti sanitari della dengue in gravidanza e degli effetti dell’infezione materna sul feto nei mesi di gestazioni.
E’ possibile il verificarsi di una infezione perinatale e l’infezione trasmessa dalle zanzare alla mamma “peripartum” può aumentare la probabilità di “infezione sintomatica” nel neonato.
Dei casi di “trasmissione perinatale” descritti in letteratura internazionale “tutti hanno sviluppato trombocitopenia”. La maggior parte dei neonati aveva evidenziato “ascite o versamenti pleurici” e la febbre è stata una costante. Quasi il 40% dei piccoli manifestava emorragia e 1 su 4 aveva ipotensione.
I neonati con infezione perinatale in genere si ammalano durante la prima settimana di vita.
Il passaggio placentare di “IgG materne contro il virus della dengue” (da una precedente infezione materna) può aumentare il rischio di “dengue grave tra i bambini infettati a 6-12 mesi di età”, quando l’effetto protettivo di questi anticorpi diminuisce.
Prevenzione e vaccinazione
PREVENZIONE
Prevenzione della febbre da virus della Dengue. Un modo efficace, ad oggi, per controllare la Dengue e la DHF è la lotta al vettore, ed in particolare combattere la presenza della zanzara Aedes nell’ambiente cittadino e silvestre.
Questo controllo avviene attraverso l’utilizzo di insetticidi chimici ambientali; e ancora ripulendo gli ambienti dove il vettore vive e si moltiplica sensibilizzando anche la popolazione che vive nei territori coinvolti. Attenzione particolare va posta alle raccolte di acqua, in particolare nelle gomme di automobili, bottiglie, lattine e altri oggetti luogo di ristagno di acqua, rendendo l’ambiente favorevole alla deposizione e schiusa delle uova di zanzara. Le larve sono trattate mediante l’utilizzo di insetticidi.
Ci sono state nel recente passato molte campagne in questo senso che hanno sensibilizzato la popolazione a ripulire l’ambiente circostante e le proprie case da gomme di automobili, bottiglie, lattine e altri oggetti nei quali l’acqua può ristagnare formando un habitat adatto per la zanzara. Le larve derivate dalla schiusa delle uova deposte dalle femmine di Aedes sono trattate mediante l’utilizzo di insetticidi. Dato che le zanzare sono più attive nelle prime ore del mattino, è particolarmente importante utilizzare le protezioni in questa parte della giornata.
UTILIZZO DI REPELLENTI CONTRO LE ZANZARE AD USO PERSONALE.
AEDES AL PASTO EMATICO
Zanzare: come e di cosa si cibano Le zanzare Aedes non si nutrono solo di sangue. Le femmine lo utilizzano, pungendo i mammiferi, quando hanno bisogno di energie per produrre le uova. Altre forme di nutrimento sono il nettare e la linfa che trovano nelle piante. Dopo la puntura compare un prurito molto fastidioso che è causato dalla saliva che la zanzara inietta nella pelle per evitare che il sangue coaguli e che la microscopica ferita cicatrizzi impedendole di succhiare la sua piccola dose di sangue.
Un prodotto considerato tra i “migliori REPELLENTI” naturali. Multiuso, sicuro, efficace, estratto dal frutto dell’albero di NEEM, utilizzabile anche sui neonati, nei bambini e in coloro che desiderano evitare prodotti chimici, ha mostrato grande efficacia come repellente dalle punture degli insetti in generale, ed in modo particolare nei confronti delle punture delle zanzare. Questo prodotto è efficace anche nei confronti delle zecche.
Nella formulazione per i viaggiatori questo olio, con l’aggiunta di “essenze” quali Corymbia citrodora, che ne potenzia l’efficacia e che ne migliora la fragranza e l’odore, possiede un utilizzo “multiplo”, nei confronti di parassiti e microbi, ed anche nelle ustioni.
DEET dietiltoluamide: lo spray DEET costituisce un metodo efficace per tenere le zanzare lontane applicando un repellente sulla pelle e anche sui vestiti. La dietiltoluamide (DEET), è una sostanza chimica sviluppata dall’esercito statunitense durante la Seconda guerra mondiale e derivata dall’agricoltura, usata per tenere lontani i parassiti. Non va confusa con il DDT. La DEET ha il problema che viene assorbita dalla pelle causando alla lunga problemi cutanei. Quindi in elevate concentrazioni non è raccomandata per i bambini (e in particolare non va mai usata sui bambini minori di due anni), e con pelli delicate. Consigliamo i repellenti Naturali a base di NEEM con aggiunta di essenze orientali.
ICARIDINA: L’icaridina (anche chiamata KBR 3023 o picaridina) è un prodotto sintetico sviluppato negli anni Ottanta e commercializzato dalle stesse aziende che vendono gli spray DEET. Alle giuste concentrazioni è efficace quanto la DEET, ma siccome rimane quasi completamente sulla pelle senza essere assorbita è più indicata anche per i bambini tra i due e i dodici anni.
VACCINAZIONE
Il primo vaccino per la dengue è stato realizzato già da diversi anni per i residenti nelle aree di rischio DENGUE e per i viaggiatori, tra i9 ed i 45 anni anni, che già avevano avuto la malattia in modo dimostrabile, attraverso la presenza di anticorpi IgG, ancora presenti: DENGVAXIA è il primo vaccino in commercio da diversi anni e approvato da FDA (americano) ed EMA (Europea). Utilizzato per la protezione delle popolazioni che vivono in paesi considerati ad alto rischio Dengue di età compresa tra i 9 ed i 45 anni di età.
Dal Dicembre 2022 in Europa Ema, ed in seguito dal febbraio 2023 in Italia è stato approvato il nuovo vaccino QDENGA della azienda TAKEDA. Questo nuovo vaccino è destinato alla popolazione, dai 4 anni in avanti sia che non ha avuto la malattia, sia da proteggere dagli aggravamenti nelle infezioni secondarie. PER INFORMAZIONI SUL NUOVO VACCINO QDENGA CLICCA QUI
– TAK-003: vaccino ancora in via di studio, ma in dirittura d’arrivo. Attualmente in Fase 3.
Notizie e bibliografia
Stato della ricerca
zanzara geneticamente modificata
Si sta cercando di ottenere una zanzara del genere Aedes modificata, in grado di essere resistente all’infezione virale in questione. Gli scienziati dell’Università della California di Irvine e i colleghi britannici di Oxford hanno messo a punto un nuovo ceppo di zanzare, in cui le femmine non possono volare, finendo così con il morire rapidamente allo stato selvatico. I maschi del ceppo possono volare, ma non mordono, dunque non trasmettono le malattie.
Quando le zanzare geneticamente modificate di sesso maschile si accoppiano con le femmine selvatiche e trasmettono i loro geni, le femmine della prossima generazione non saranno in grado di volare. Gli scienziati stimano che, se rilasciata la nuova razza potrebbe reprimere la popolazione della zanzara in sei – nove mesi. Inoltre, questo approccio potrebbe essere adattato anche per altre specie di zanzare, come Anopheles ossia quelle che propagano malattie come la malaria e “Culex“ Encefalite Giapponese.
Anche l’Italia farà parte del progetto di sperimentazione durante il prossimo inverno. Si stanno facendo degli studi sulla patogenesi nell’infezione da Dengue dell’ospite, facendo degli studi anche sulla storia dell’individuo e la delineazione dei caratteri dei gruppi più ad alto rischio. Ancora si stanno facendo ricerche sulle dinamiche di trasmissione e sulla genetica delle popolazioni colpite.