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Scheda vaccinazione Epatite A- Efficacia del vaccino

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Il vaccino è sicuro, ben tollerato e immunogeno nel 99% dei vaccinati dopo la somministrazione di 2 dosi.

L’efficacia del vaccino per la prevenzione dei sintomi dell’epatite A è del 95-100%. I rari casi di epatite A in persone vaccinate manifestano in genere sintomi attenuati.

L’efficacia del vaccino può essere ridotta nelle persone anziane e nei soggetti immunodeficienti.

 

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Scheda vaccinazione Epatite A- Effetti collaterali e avvertenze

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La vaccinazione contro l’epatite A è generalmente molto ben tollerata.

Talvolta compare una reazione infiammatoria locale (arrossamento, dolore, gonfiore) nel punto dell’iniezione. Raramente si presenta cefalea, stanchezza o febbre; Tutte queste reazioni scompaiono in 1-3 giorni.

La vaccinazione è controindicata per i soggetti allergici o con ipersensibilità ai principi attivi o ad uno qualsiasi degli eccipienti presenti; o alla neomicina e alla formaldeide, che possono essere presenti come tracce residue.

Le vaccinazioni devono essere sempre posticipata nei soggetti con importanti infezioni e febbre in corso; in coloro che fanno uso di alte dosi di cortisone; nelle persone che hanno di recente ricevuto dosi di chemioterapia o radioterapia.

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Scheda vaccinazione Epatite A- Composizione e caratteristiche

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Il vaccino anti epatite A è costituito da virus inattivati e viene somministrato per via intramuscolare.
È disponibile anche un vaccino combinato anti epatite A ed epatite B.

Diversi tipi di vaccino in commercio
I vaccini anti-epatite A sono preparati a partire da colture cellulari infettate da virus dell’epatite A inattivato con formalina.
Ci sono in commercio 2 vaccini antiepatite A (Havrix® e Vaqta®); entrambi sono disponibili in formulazione sia pediatrica/adulti che da adulti.

Inoltre è disponibile un vaccino che unisce sia vaccino contro l’epatite A che quello contro l’epatite B (Twinrix®).

(1) VAQTA 50 U/1 mL,  /  VAQTA 25 U/1 mL (emidose per adulto in 3 somministrazioni o pediatrico in 2 somministrazione);  sospensione iniettabile in siringa preriempita, virus inattivato, adsorbito
Una dose (1 mL) contiene Virus dell’epatite A (ceppo CR 326F) (inattivato); Prodotto su cellule diploidi di fibroblasti umani (MRC-5); Adsorbito su Alluminio idrossifosfato solfato amorfo (0,45 mg di Al3+)

(2) HAVRIX

(3) TWINRIX

I vaccini possono contenere tracce di “neomicina” e di “formaldeide” che sono impiegate durante il processo di produzione. (attenzione alle persone allergiche alle molecole)

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Grazie dr. Paolo Meo

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Scheda malattia- Consulenza con lo specialista

 

 

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Scheda malattia Meningite- Sintomi e segni

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La “meningite meningococcica” si manifesta generalmente con malessere, febbre lieve nelle fasi prodromiche e, quindi in peggioramento e persistente; cefalea è il sintomo più frequente (in quasi il 90% dei casi) ed è resistente ad antidolorifici; rigidità nucale, ovvero incapacità di flettere il collo in avanti per l’aumento del tono muscolare e la contrazione dei muscoli, presente in quasi il 70% dei casi. Sono anche presenti fotofobia ossia l’intolleranza alla luce e la fonofobia, intolleranza a rumori forti. Questi sintomi sono presenti nell’infezione degli individui al di sopra dei 2 anni di età. Possono presentarsi contemporaneamente o alternarsi. Si possono sviluppare in poche ore, in modo violento e drammatico, oppure sviluppandosi nell’arco di 1 o 2 giorni. Altri sintomi possono includere nausea, vomito,

confusione e sonnolenza, con manifestazioni meningee fino al coma.
Nei neonati e nei bambini fino ai 5 anni i sintomi classici quali febbre, mal di testa e torcicollo generalmente sono assenti o molto lievi e il bambino appare lento agli stimoli e poco attivo, talvolta invece facilmente irritabile. E’ frequente la rigidità nucale. Il 10%-15% dei casi di infezione da meningite esita in decessi. Nel 15% di chi supera la malattia esita una perdita completa o una diminuzione permanente dell’udito, un ritardo mentale, un danno del sistema limbico con vertigini anche gravi e non trattabili.

 

Mortalità

Elevata nelle sepsi e nelle forme accompagnate da coagulazione intravascolare disseminata.

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Scheda malattia Meningite- Prevenzione e vaccinazione

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Prevenzione e controllo

Fattori di rischio delle meningiti per vanno elencati:
età: queste patologie colpiscono soprattutto i bambini sotto i 5 anni. Altre fasce di età variano secondo il microrganismo causale. Il meningococco interessa, oltre i bambini piccoli, anche i giovani adulti; il pneumococco colpisce soprattutto bambini e anziani. L’introduzione dei vaccini obbligatori nel calendario vaccinale pediatrico e dell’adolescente stanno riducendo il numero dei casi in questa fascia di età.
stagionalità: la malattia è più frequente tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, anche se casi sporadici si verificano durante tutto l’anno;
vita di comunità: le persone che vivono e dormono in ambienti comuni, come gli studenti nei dormitori universitari o le reclute, hanno un rischio più elevato di meningite da meningococco e di Haemophilus influenzae
fumo: è un fattore predisponente, compresa l’esposizione al fumo passivo;
comorbidità: altre infezioni delle prime vie respiratorie o alcune immunodeficienze possono determinare un maggior rischio di malattia meningococcica. Immunodepressione, asplenia, insufficienza cardiaca, asma e l’HIV sono fattori di rischio per la malattia invasiva pneumococcica.

La trasmissione avviene per via aerogena, sono predisponenti i contatti ripetuti con ammalati o portatori. Sono favorenti le situazioni di sovraffollamento. La principale causa di contagio è costituita dai i portatori sani o paucisintomatici del batterio. Solo nello 0,5% dei casi la malattia è trasmessa da persone affette dalla malattia.

E’ molto meno diffusiva rispetto ad un raffreddore o una influenza da causa virale. Non viene trasmessa respirando l’aria presente in un ambiente dove abbia transitato un individuo infetto, ma solamente stazionando per lungo tempo vicino a persona infetta.

I soggetti con infezione invasiva da meningococco sono considerati contagiosi per circa 24 ore dall’inizio della terapia antibiotica specifica. La contagiosità è comunque bassa, e i casi secondari sono rari. Il meningococco può tuttavia dare origine a focolai epidemici.

Per limitare il rischio di casi secondari, è importante che i contatti stretti dei malati effettuino una profilassi con antibiotici. Nella valutazione di contatto stretto, che deve essere fatta caso per caso, vengono tenuti in considerazione:
• i conviventi considerando anche l’ambiente di studio (la stessa classe) o di lavoro (la stessa stanza);
• chi ha dormito o mangiato spesso nella stessa casa del malato;
• le persone che nei sette giorni precedenti l’esordio hanno avuto contatti con la sua saliva attraverso baci, stoviglie, spazzolini da denti, giocattoli;
• i sanitari che sono stati direttamente esposti alle secrezioni respiratorie del paziente, per esempio durante manovre di intubazione o respirazione bocca a bocca, i dentisti che vivono in una nuvola di goccioline; il contatto in ospedale o ambienti sanitari;
La sorveglianza dei contatti è importante per identificare e eventualmente trattare rapidamente eventuali ulteriori casi. Questa sorveglianza è prevista per 10 giorni dall’esordio dei sintomi del paziente.

Vaccinazione

La vaccinazione è uno strumento preventivo efficace e da effettuare a tutti gli individui (vaccinazioni dell’infanzia) o per chi si reca in zone o in ambienti a rischio di contagio. La vaccinazione contro la meningite da Neisseria non è una vaccinazione obbligatoria nell’infanzia ma è fortemente consigliata (per meningicocco B e i tipi A-C-W-Y.  È stata resa obbligatoria ai giovani di leva.
Per  i viaggiatori internazionali: è consigliata a tutti i viaggiatori in qualsiasi paese, ma in modo particolare ai viaggiatori che si recano nei paesi africani inclusi nella “cintura meningococcica” (Senegal, Gambia, Guinea Bissau, Guinea Conakry, Mali, Burkina Faso, Togo, Benin Ghana, Niger, Nigeria, Ciad, Cameroon, Rep. Centrafricana, Sudan, Etiopia, Gibuti, Eritrea, Somalia), in particolare durante i periodi considerati a rischio epidemia o stagionalità  “periodi di secca, lontani dal periodo monsonico.” –  Anche per i viaggiatori che si recano in India, in Cina ed in Mongolia, in particolare per chi si reca nelle provincie dove sono stati segnalati casi di meningite da Meningococco, è consigliata l’effettuazione del vaccino antimeningococcico.
– È obbligatoria per tutti i pellegrini che si recano in pellegrinaggio alla Mecca.
Controindicazioni: la vaccinazione è controindicata nei soggetti che manifestano malattie infettive acute in corso e malattie evolutive e croniche debilitanti.
Effetti collaterali: Locali: raro il dolore con gonfiore nella zona di inoculo. Generali: rara la reazione febbrile ed ancora più rari i sintomi lievi delle prime vie aeree.

Come è noto, ad oggi sono disponibili vaccini per la prevenzione delle infezioni da Haemophilus influenzae di sierotipo b (HIB), da Neisseria meningitidis (meningococco) di sierogruppo A, B, C, W, Y e da alcuni sierotipi di Streptococcus pneumoniae (pneumococco), efficaci già nel primo anno di vita. La sorveglianza dei casi causati da questi patogeni è fondamentale per stimare la quota di casi prevenibili e l’impatto delle strategie intraprese.
In seguito all’introduzione del vaccino contro lo pneumococco, l’incidenza della meningite pneumococcica è drasticamente diminuita, sia nei bambini sia negli adulti.

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Scheda malattia Meningite- Trasmissione, porta di ingresso e incubazione 

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Trasmissione

La trasmissione degli agenti eziologici dei diversi tipi di meningiti è quasi sempre per via aerea. La saliva, le goccioline aeree di Flugge, l’aerosol con il suo particolato costituiscono il vettore di trasporto dei microrganismi nel cavo orale, nel rinofaringe, nelle prime vie aeree. Il serbatoio è umano e questi diversi microrganismi hanno difficoltà di sopravvivere nell’ambiente esterno.

Neisseria meningitidis (meningococco) sopravvive nella mucosa del tratto rino-faringeo e nelle vie aeree superiori. I portatori sani di Neisseria, coloro che convivono con il meningococco, nella sua forma non patogena, in una sorta di commensalismo, oscillano tra il 5 ed il 15% della popolazione umana. Il batterio colonizza la mucosa nasale e faringea ed attraversa le cellule epiteliali mediante un processo di “endocitosi” penetrando in questo modo nel derma e nelle cellule endoteliali del microcircolo, senza creare danni ai tessuti periferici. Il batterio si moltiplica adattandosi al nuovo ambiente. Inizia la risposta immunologica dell’organismo, una vera e propria stimolazione difensiva all’invasione dei batteri. Vengono attivate le cellule della serie bianca, in particolare monociti, neutrofili ed alcune famiglie di linfociti. Si attivano anche i sistemi infiammatori. La risposta può essere minima e quindi asintomatica o paucisintomatica oppure abnorme con una reazione infiammatoria progressivamente più forte con evoluzione grave e fatale, La meningococciemia o forma setticemica da meningococco deriva da una riproduzione rapida del meningococco. Nella setticemia grave si hanno cariche batteriche ematiche assai elevate. Neisseria può superare la barriera ematomeningo-encefalica. Questo fenomeno induce una infiammazione progressiva delle stesse meningi, con produzione di materiale purulento. I soggetti immuno-depressi, HIV positivi, o per trauma cervicale o cerebrale manifestano facilmente questi tipi di meningiti batteriche. Molti individui si contagiano ed ammalano per contatto diretto con le secrezioni respiratorie dei portatori sani. I soggetti portatori di Neisseria nasofaringea sviluppano una forte immunità naturale che li protegge dai sintomi della malattia

Incubazione
Il periodo di incubazione cambia a seconda l’agente causale. La meningite virale ha una incubazione tra i 3 ed i 6 giorni; le meningiti batteriche hanno un periodo di incubazione tra i 2 ed i 10 giorni, con una media di 4/5 giorni. Difatti il tempo massimo di sorveglianza sanitaria di un contatto sono 10 giorni. La malattia è contagiosa soltanto durante la fase acuta e nei giorni immediatamente precedenti l’esordio.

 

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Scheda malattia Meningite- Diagnosi e Trattamento

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Diagnosi
Una diagnosi precoce ed un trattamento mirato sono fondamentali nella prognosi e nella risoluzione del caso. Se un paziente presenta anche alcuni dei sintomi classici è bene effettuare immediatamente alcuni esami generali e mirati e attivare una terapia di copertura ad ampio spettro.
La diagnosi viene effettuata mediante coprocultura del liquido cefalorachidiano, che si prelieva mediante puntura spinale. In questo si identifica il batterio causa della infezione con un antibiogramma necessario per  determinare l’antibiotico specifico da somministrare.
Si effettuano esami del sangue per la ricerca dei marcatori di infiammazione quali:proteina C reattiva, VES, mucoproteine, Fibrinogeno, e la formula leucocitaria.
L’esame che occorre eseguire per individuare o escludere la meningite è l’analisi del liquido cerebrospinale.  E’ opportuno eseguire nel più breve tempo possibile tomografia computerizzata (TC) o una risonanza magnetica (RM), prima della puntura lombare per escludere condizioni di ipertensione endocranica.
In una seconda fase la TC o la RM servono per valutare le complicazioni della meningite e per escludere la presenza di focolai ascessuali, ventricoliti, ependimiti ed empiemi.
Nelle forme gravi di meningite, il monitoraggio degli elettroliti del sangue può essere importante. Ad esempio, l’iponatriemia è comune in caso di meningite batterica, a causa di una combinazione di fattori, tra cui la disidratazione, l’escrezione inadeguata dell’ormone antidiuretico o per l’eccessiva somministrazione di liquidi per via endovenosa.

Terapia 

Una pronta diagnosi ed un trattamento mirato sono essenziali per evitare un peggioramento che può evolvere in coma e exitus del paziente in breve tempo.
Per questo motivo appena subentra un sospetto di probabile iniziale meningite, in attesa di diagnosi certa occorre somministrare antibiotici ad ampio spettro. Durante la fase di attesa diagnostica, con il solo sospetto clinico sarebbe opportuna la somministrazione di benzilpenicillina, anche prima del ricovero in ospedale.
Stati di ipotensione o shock vanno trattati con infusione di liquidi per via endovenosa e somministrazione di corticosteroidi per contenere la crescita dell’infiammazione.
In caso di convulsioni si possono utilizzare farmaci anticonvulsivanti. La scelta è lasciata a seconda la situazione clinica che si presenta.

Per le meningiti batteriche
Per la terapia antibiotica empirica è opportuno utilizzare una cefalosporina di terza generazione come ceftriaxone o cefotaxime; per il rischio di resistenza batterica alle cefalosporine è raccomandata l’aggiunta di vancomicina.
Cloramfenicolo con Ampicillina hanno una buona azione di controllo della crescita batterica.
Una volta che è stata effettuata la cultura con una diagnosi eziologica precisa e il tipo batterico è noto, è possibile modificare la terapia inserendo i migliori antibiotici indicati dall’antibiogramma.
Necessitando per la cultura per i risultati della coltura del liquido cefalorachidiano tempi lunghi, generalmente dalle 24 alle 48 ore è essenziale prescrivere una terapia empirica.
Le caratteristiche di un antibiotico efficace in caso di meningite sono (1) attività antibatterica spiccata; (2) capacità raggiungere le meningi in concentrazioni adeguate.
La meningite tubercolare richiede un trattamento prolungato con antibiotici: mentre la tubercolosi polmonare è solitamente trattata per sei mesi, i casi di meningite tubercolare sono in genere trattati per più di un anno.
E’ opportuno, secondo la pratica clinica, cominciare la somministrazione di corticosteroidi, in particolare desametasone o simili poco prima la prima dose di antibiotico e continuare la terapia per quattro giorni. Questa terapia antinfiammatoria ha mostrato di ridurre l’edema meningeo, aiutare la riduzione della perdita di udito; migliorare i sintomi neurologici. I corticosteroidi sono utili anche nei pazienti con meningite tubercolare.

Meningite virale
La meningite virale generalmente ha la capacità di autolimitarsi. Richiede una terapia di supporto con somministrazione di liquidi in via infusiva. La meningite virale tende ad avere un decorso meno aggressivo rispetto alla meningite batterica.
Aciclovir a dosi piene è la terapia di elezione per le meningiti da Herpesviridae.
I casi lievi di meningite virale possono essere trattati senza ricovero in ospedale e tramite misure conservative, come la somministrazione di fluidi e analgesici e con il riposo a letto.

Meningite fungina
La meningite fungina, come la meningite criptococcica, viene trattata con somministrazioni prolungate di alte dosi di farmaci antimicotici come Flucitosina e amfotericina B
L’aumento della pressione intracranica è comune nel caso di meningite fungina e perciò vengono raccomandati frequenti punture lombari, circa una al giorno, per ridurre la pressione.

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Scheda malattia Meningite- Distribuzione geografica

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La meningite da Neisseria è ubiquitaria e la sua incidenza media è di 0.5-5 casi/100,000 persone. Nel periodo compreso fra il 1996 e il 1997 sono stati denunciati 213,658 casi con 21,830 decessi nei paesi della così detta cintura africana della meningite.

L’incidenza meningiti batteriche nel mondo cambia in relazione ai continenti ed alle zone geografiche. Ogni anno si verificano circa 1.000.000 di casi di meningiti invasive batteriche, con un numero di decessi tra i 50.000 ed i 140.000.
Nei paesi Europei la meningite batterica si verifica in circa 3 persone su 100 000 ogni anno.
Lo studio sulla popolazione ha dimostrato che la meningite virale è la forma più comune, pari a 10,9 per 100 000 persone e si verifica più spesso in estate. Per quanto riguarda le forme batteriche il sierogruppo B di Neisseria Meningitidis è prevalente in particolare nei paesi del bacino del mediterraneo. E’ stato prevalente dal 1970 in Europa e dal 1980 in Sud America.
Nel resto di Europa sono più frequenti i casi da sierogruppo C, presente anche in Italia; Negli ultimi anni si è registrato un aumento anche del sierogruppo Y. I sierogruppi A e W135 sono prevalenti nel resto del mondo, specialmente nell’Africa subsahariana. Il sierogruppo A si è manifestato con epidemie diffuse anche in Nord Europa. Già presente in Europa prima e durante la I e la II guerra mondiale. I focolai epidemici dovuti ai sierogruppi W-135 e Y si sono diffusi più di recente durante il XXI secolo.
In Africa in particolare nei paesi subsahariani, il sierogruppo A continua ad essere il più diffuso con un’incidenza annua apri a circa 20 casi ogni 100.000 abitanti. Questi paesi sono stati colpiti da grandi epidemie di meningite meningococcica e questo andamento epidemico ha portato a identificare questi paesi come “fascia della meningite”. Le epidemie si verificano durante la stagione secca (circa dicembre – giugno). I casi si riducono drasticamente durante la stagione delle piogge. L’ondata epidemica dura generalmente due o tre anni. In questa regione il tasso di meningite registra livelli elevatissimi, pari a 100-800 casi annui ogni 100 000 persone.
Ci sono differenze significative nella distribuzione locale delle cause di meningite batterica. In Europa Neisseria meningitidis di gruppo B e C; in Asia ed in Africa il gruppo A; dove causa la maggior parte delle grandi epidemie di meningite, che rappresentano circa l’80% di 85% dei casi documentati di meningite meningococcica a livello mondiale.

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