Le domande che ci fanno
Quarantacinque domande sulla dengue, con le risposte che diamo in ambulatorio
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Domande
45
in sette sezioni
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Aggiornate al
1.9.2026
dati e linee guida
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Per
Tutti
pazienti e colleghi
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Formato
Web
pronte per il sito
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Le ricerche documentali di questa appendice sono state effettuate con l’assistenza di Claude AI. L’impaginazione e la veste grafica della collana sono state studiate insieme fra Claude e il dr. Paolo Meo. I contenuti sono stati valutati, verificati sulle fonti primarie e le bozze riscritte dal dr. Paolo Meo, che ne porta l’intera responsabilità scientifica ed editoriale.
Come si usa. Le risposte sono volutamente brevi e autosufficienti: ciascuna può essere letta da sola e pubblicata da sola. Per gli approfondimenti si rimanda ai capitoli della collana. Nulla di quanto scritto qui sostituisce una valutazione clinica individuale.
Le sette sezioni
| Sezione | Domande | Argomento |
|---|---|---|
| I | 1-7 | Che cos’è la dengue |
| II | 8-14 | Come ci si contagia |
| III | 15-21 | Sintomi e diagnosi |
| IV | 22-27 | Cura e decorso |
| V | 28-38 | Il vaccino |
| VI | 39-43 | Viaggio e prevenzione |
| VII | 44-45 | La dengue in Italia |
I. Che cos’è la dengue
In quarant’anni ho imparato che le domande che i pazienti fanno per prime sono quasi sempre quelle giuste, anche quando sembrano ingenue. «Si prende una volta sola?» è una domanda da manuale di immunologia. «Se mi vaccino posso smettere col repellente?» è la domanda su cui si gioca l’efficacia reale della prevenzione.
Ho raccolto qui le domande che ci arrivano davvero, in ambulatorio e per posta, e ho risposto come rispondo di persona: senza tecnicismi inutili e senza semplificazioni che tradiscono. Dove la risposta onesta è «non lo sappiamo», l’ho scritto.
1. Che cos’è esattamente la dengue?
È una malattia virale trasmessa dalla puntura di zanzare del genere Aedes. Il virus appartiene alla famiglia dei flavivirus, la stessa della febbre gialla e di Zika. Nella maggior parte dei casi si manifesta con una febbre alta accompagnata da cefalea intensa e dolori articolari, ma in una minoranza dei pazienti può evolvere in una forma grave.
2. Perché si chiama «febbre spezzaossa»?
Per il dolore muscolare e articolare che accompagna la fase febbrile, descritto dai pazienti come una sensazione di ossa rotte. Il nome dengue deriva probabilmente dall’espressione swahili ka-dinga pepo, che indicava una malattia attribuita a uno spirito maligno.
3. È una malattia grave?
Nella maggioranza dei casi no: si guarisce in una settimana, con una convalescenza faticosa ma completa. Una minoranza dei pazienti sviluppa però una forma grave, con fuga di plasma dai vasi, e in questi casi la malattia può essere pericolosa per la vita se non riconosciuta e trattata.
Nel viaggiatore europeo, che di solito è alla prima infezione e ha accesso a cure adeguate, il decorso è di regola favorevole.
4. Quante volte si può prendere?
Fino a quattro volte, una per ciascuno dei quattro sierotipi del virus. Chi ha avuto la dengue è immune per tutta la vita verso quel sierotipo, ma resta suscettibile agli altri tre.
5. Perché si dice che la seconda volta è peggio?
Perché gli anticorpi lasciati dalla prima infezione riconoscono un sierotipo diverso senza riuscire a neutralizzarlo, e possono facilitarne l’ingresso nelle cellule. È il fenomeno chiamato potenziamento anticorpo-dipendente, o ADE, ed è il motivo per cui le forme gravi si concentrano nelle seconde infezioni.
Va detto con equilibrio: il rischio aumenta, non diventa una certezza. La dengue grave resta un evento raro nel viaggiatore.
6. Esiste un quinto sierotipo?
Nel 2013 fu annunciato in Malaysia l’isolamento di un ceppo geneticamente distinto, proveniente da un ciclo silvestre fra primati. Non è però entrato né nella classificazione clinica né nella diagnostica corrente: i sierotipi che contano nella pratica restano quattro.
7. La dengue è la stessa cosa della chikungunya o di Zika?
No, sono tre virus diversi, ma sono trasmessi dalle stesse zanzare, circolano nelle stesse aree e all’esordio possono somigliarsi molto. La chikungunya lascia artralgie molto più intense e persistenti; Zika ha un rilievo particolare in gravidanza.
II. Come ci si contagia
8. La dengue è contagiosa da persona a persona?
No. Non esiste trasmissione diretta fra esseri umani: serve sempre la puntura di una zanzara infetta. Attorno a un malato non è necessaria alcuna precauzione da contatto.
9. Quale zanzara la trasmette?
Nel mondo il vettore principale è Aedes aegypti. In Europa continentale, e quindi in Italia, il vettore è Aedes albopictus, la zanzara tigre.
10. A che ora punge la zanzara della dengue?
Di giorno, con picchi nelle prime ore dopo l’alba e nel tardo pomeriggio. È la differenza più importante rispetto alla zanzara comune, che punge di notte.
Ne consegue che le abitudini italiane — la spirale a cena, il diffusore notturno — non proteggono dalla dengue. Il repellente va messo la mattina e riapplicato nel pomeriggio.
11. Quanto si allontana la zanzara tigre da dove è nata?
Raramente più di un centinaio o due di metri. È per questo che un focolaio di dengue è un fenomeno di isolato e non di città, e che gli interventi di disinfestazione si concentrano in un raggio ristretto attorno ai luoghi frequentati dal malato. Ma occorre comunque tener conto del vento e degli spostamenti d’aria, che possono trasportare le zanzare lontano.
12. Si può prendere la dengue in piscina, con l’acqua o con il cibo?
No. Il virus non sopravvive nell’ambiente, non si trasmette per via aerea, non si prende con l’acqua, con il cibo o toccando superfici.
13. Esistono altre vie di trasmissione?
Sì, rare ma documentate: trasfusione di sangue e trapianto d’organo da donatore viremico, trasmissione dalla madre al neonato in prossimità del parto, esposizione professionale accidentale con ago.
14. Per quanto tempo una persona malata può infettare le zanzare?
Per circa cinque giorni, da poco prima della comparsa della febbre fino a quattro o cinque giorni dopo. È la finestra in cui una diagnosi rapida permette di interrompere la catena di trasmissione.
III. Sintomi e diagnosi
15. Quanto tempo passa fra la puntura e i sintomi?
Da quattro a dieci giorni. Una febbre che compare oltre due settimane dopo il rientro non è, con ogni probabilità, una dengue.
16. Quali sono i sintomi tipici?
Febbre alta a esordio brusco, cefalea intensa con dolore dietro gli occhi che peggiora muovendoli, dolori muscolari e articolari diffusi, spesso un esantema, nausea e inappetenza. La stanchezza è marcata e dura a lungo.
17. Quali sono i segnali che devono preoccupare?
Dolore addominale intenso e continuo, vomito che non si ferma, sanguinamento dalle gengive o dal naso, sonnolenza o agitazione insolita, mani e piedi freddi, e la sensazione di peggiorare proprio quando la febbre scende.
La comparsa di uno solo di questi segni richiede una valutazione medica immediata.
18. È vero che il momento pericoloso è quando la febbre passa?
Sì, ed è la cosa più importante da sapere sulla dengue. La fase critica comincia con lo sfebbramento, di solito fra il terzo e il settimo giorno: il paziente sembra migliorare mentre inizia la fuga di plasma dai vasi. La regola è rivalutare il paziente quando la febbre scende.
19. Quali esami servono per la diagnosi?
Dipende dal giorno di malattia.
Nella prima settimana si cerca il virus, con il test per l’antigene NS1 e, dove disponibile, la PCR.
Dalla seconda settimana si cerca la risposta immunitaria, con le IgM e le IgG.
Chiedere la sierologia al secondo giorno di febbre significa quasi sempre buttare via un esame.
20. Il test rapido fatto all’estero è affidabile?
Un risultato positivo, in un contesto compatibile, è molto informativo. Un risultato negativo non esclude la malattia: la sensibilità dei test rapidi è nettamente inferiore a quella degli esami di laboratorio.
Al ritorno gli esami vanno rifatti.
21. Ho fatto il vaccino per la febbre gialla: può falsare gli esami?
La sierologia sì. Gli anticorpi contro i diversi flavivirus si somigliano abbastanza da confondere i test, e una IgG positiva in chi ha fatto il vaccino contro la febbre gialla o l’encefalite giapponese, o ha avuto Zika, non dimostra una pregressa dengue.
Il test per l’antigene NS1 e la PCR non hanno questo problema.
IV. Cura e decorso
22. Esiste una cura specifica?
No. Non esiste a oggi alcun farmaco antivirale approvato contro la dengue. Il trattamento è di supporto e si basa soprattutto sulla corretta gestione dei liquidi, con l’idratazione orale nelle forme non gravi.
23. Che cosa si può prendere per la febbre e i dolori?
SÌ il paracetamolo.
NO aspirina e antinfiammatori non steroidei, che vanno evitati perché interferiscono con le piastrine e aumentano il rischio di sanguinamento, in una malattia che già riduce le piastrine.
24. Le piastrine basse sono il vero problema?
Non da sole. Quello che conta è la tendenza: piastrine che scendono rapidamente insieme a un ematocrito che sale indicano il passaggio alla fase critica. Un valore basso ma stabile, in un paziente che beve e urina, è meno allarmante di un valore più alto in rapida discesa.
25. Serve la trasfusione di piastrine?
Non in via preventiva. Le linee guida OMS del 2025 suggeriscono di non ricorrere alla trasfusione piastrinica profilattica nei pazienti con meno di 50.000 piastrine per microlitro in assenza di sanguinamento attivo.
26. Il cortisone aiuta nelle forme gravi?
No. Le linee guida OMS del 2025 ne suggeriscono l’esclusione sia nella malattia grave sia in quella non grave, così come non raccomandano le immunoglobuline.
27. Quanto dura la convalescenza?
La febbre dura in genere dai due ai sette giorni, ma la stanchezza si protrae per settimane e talvolta oltre il mese. Può comparire un secondo esantema, spesso pruriginoso e desquamante a mani e piedi: è un segno di guarigione, non di peggioramento.
V. Il vaccino
Nessun altro vaccino che somministro produce tante domande come questo, e la ragione è che sulla dengue circolano insieme due storie: 1. quella di un vaccino ritirato dopo un disastro, 2. quella di un vaccino nuovo con dati solidi. Il paziente le trova entrambe su internet, spesso confuse in una sola.
Separarle è la prima cosa da fare, e queste risposte servono a quello. La seconda è dire con precisione dove il dubbio è ancora legittimo — perché c’è, ed è circoscritto — senza lasciar credere che sia tutto incerto.
28. Esiste un vaccino contro la dengue?
Sì. In Europa è disponibile Qdenga, sigla TAK-003, autorizzato dal dicembre 2022: è un vaccino vivo attenuato tetravalente, si somministra in due dosi a tre mesi di distanza ed è indicato dai quattro anni di età in su, senza limite superiore.
29. Quanto protegge?
A quattro anni e mezzo dalla seconda dose l’efficacia cumulativa è del 61,2% contro la dengue confermata e dell’84,1% contro il ricovero. Nelle persone che non avevano mai avuto la dengue i valori sono rispettivamente del 53,5% e del 79,3%.
30. E se non ho mai avuto la dengue? Ho letto che può essere pericoloso.
Quello che ha letto riguarda il vaccino precedente, Dengvaxia, ed è stato ipotizzato anche per Qdenga perché in chi non ha mai avuto la dengue l’efficacia contro il sierotipo 3 è inferiore agli altri.
È un’ipotesi che è stata presa sul serio, cercata attivamente e non confermata: la Società Italiana di Medicina dei Viaggi e delle Migrazioni, nella revisione delle sue indicazioni del gennaio 2026, osserva che dopo quasi sette anni di monitoraggio e milioni di dosi somministrate quelle preoccupazioni teoriche non hanno trovato conferma nella pratica clinica.
Ed io confermo la sicurezza del vaccino, nella mia pratica clinica, ma anche l’efficacia.
31. Ho già avuto la dengue: devo vaccinarmi lo stesso?
È anzi la situazione in cui l’indicazione è più forte. Chi ha già avuto la dengue è la categoria più a rischio di forma grave in caso di seconda infezione, ed è quella in cui il vaccino funziona meglio, con efficacia dimostrata contro tutti e quattro i sierotipi.
32. Serve un esame del sangue prima di vaccinarsi?
No. Nessuna linea guida lo richiede per Qdenga. Un test può rafforzare l’indicazione se documenta una pregressa infezione, ma non è un prerequisito.
33. Parto fra due settimane: ha senso fare una dose sola?
Sì. Anche se non è possibile completare il ciclo prima della partenza, è comunque raccomandabile somministrare la prima dose: l’efficacia comincia con la stimolazione delle cellule linfocitarie, poi dopo 7-8 giorni interviene la stimolazione anticorpale, e il livello massimo si raggiunge dopo circa due settimane.
Una dose singola induce sieroconversione in oltre il 90% di bambini e adolescenti e in almeno il 70% degli adulti. Non è una protezione completa, ma non è niente. La seconda dose andrà poi eseguita non prima di tre mesi e auspicabilmente entro dodici.
34. Vado solo per una settimana: vale la pena?
Assolutamente sì. Le indicazioni italiane aggiornate al gennaio 2026 raccomandano la vaccinazione per chi si reca in aree endemiche o con epidemie in corso indipendentemente dalla durata del soggiorno. Il vincolo delle tre settimane presente nelle versioni precedenti è caduto: per prendersi la dengue basta una puntura, anche dopo qualche ora di soggiorno o di passaggio in area endemica.
35. Quali sono gli effetti collaterali?
Più comunemente dolore e arrossamento nel punto di iniezione, cefalea, dolori muscolari e malessere nei due giorni successivi. È descritta inoltre, a una o due settimane dalla somministrazione, una sindrome simil-influenzale con qualche giorno di febbre: è attesa e va conosciuta in anticipo per non allarmarsi.
36. Chi non può fare il vaccino?
È controindicato in gravidanza e in allattamento, nelle immunodeficienze congenite o acquisite, in chi assume terapie immunosoppressive o corticosteroidi ad alte dosi, nell’infezione da HIV sintomatica o con compromissione immunitaria, e in caso di ipersensibilità nota. Non è indicato sotto i quattro anni.
37. Sto cercando una gravidanza: posso vaccinarmi?
È un aspetto da discutere in consulenza prima di prenotare il viaggio. È raccomandato evitare una gravidanza per 15 giorni, tempo necessario alla neutralizzazione dei virus iniettati. Se la gravidanza è in programma a breve, la vaccinazione va pianificata per tempo o rimandata.
38. Quanto dura la protezione? Servirà un richiamo?
A quattro anni e mezzo la protezione contro il ricovero è ancora sopra l’80%. Un richiamo somministrato a quel punto l’ha riportata al 90,6% due anni dopo. Non esiste però, a oggi, una raccomandazione ufficiale su quando offrire un richiamo ai viaggiatori: è una delle domande ancora aperte.
VI. Viaggio e prevenzione
39. Se mi vaccino posso lasciare a casa il repellente?
No, e questa è la risposta su cui insistiamo di più. La protezione non è totale, non copre allo stesso modo tutti e quattro i sierotipi in chi non ha mai avuto la dengue, e la stessa zanzara trasmette anche chikungunya e Zika, contro cui il vaccino non fa nulla. Il vaccino si aggiunge al repellente, non lo sostituisce.
40. Quale repellente devo usare?
Per le aree tropicali a rischio i principi attivi di riferimento sono il DEET e l’icaridina. L’IR3535 è ben tollerato ma dà una protezione più breve. L’olio di neem, come nel formulato NOZETA, è un ottimo complemento naturale per le riapplicazioni della giornata, ma non sostituisce il repellente principale nelle ore e nelle aree a maggior rischio.
41. Un repellente più concentrato protegge di più?
No: protegge più a lungo. La concentrazione determina la durata dell’effetto, non il grado di protezione. L’errore più comune non è scegliere la concentrazione sbagliata, è metterne troppo poco e non riapplicarlo.
42. Braccialetti e apparecchi a ultrasuoni funzionano?
No, e il problema non è solo che sono inefficaci: danno una sensazione di protezione che porta a trascurare ciò che funziona davvero. Lo stesso vale per la vitamina B, il lievito di birra e l’aglio per via orale.
43. Sono tornato con la febbre: che cosa faccio?
Consulto entro ventiquattro-quarantotto ore, senza aspettare. Al medico va detto dove si è stati e quando. La malaria va sempre esclusa per prima, perché è l’unica di queste malattie che può uccidere in due giorni. Una diagnosi rapida serve anche a impedire che il virus passi alle zanzare del quartiere.
VII. La dengue in Italia
44. Si può prendere la dengue in Italia?
Sì. Dal 2020 in Italia si verificano ogni anno casi autoctoni, cioè contratti sul territorio nazionale: dieci in Veneto nel 2020, ottantadue nel 2023 fra Lodi e Roma, alcune centinaia nel 2024 con i focolai di Fano e Cavezzo, quattro nel 2025.
Nel 2026 i primi episodi sono stati notificati alla fine di agosto in Salento. La zanzara tigre è ormai presente in tutte le 107 unità territoriali italiane, e la finestra di trasmissione va da giugno a novembre, con il periodo critico fra metà agosto e fine settembre.
45. Che cosa posso fare io, praticamente?
Togliere l’acqua. Svuotare e strofinare i sottovasi due volte a settimana — strofinare, perché le uova restano attaccate alla parete asciutta — coprire o capovolgere secchi e bidoni, pulire le grondaie, cambiare ogni giorno l’acqua delle ciotole degli animali, far trattare tombini e caditoie.
E una cosa che quasi nessuno dice: chi rientra da un’area endemica con la febbre dovrebbe proteggersi dalle punture nella prima settimana di malattia. Non per sé, ma per non consegnare il virus alla zanzara del proprio quartiere.
Se la domanda non c’è
Questa appendice raccoglie le domande che arrivano più spesso, ma non le esaurisce. Il POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA offre consulenza pre-viaggio e valutazione al ritorno, in sede e a distanza, e i capitoli della collana approfondiscono per esteso ciascuno dei temi qui riassunti. Le domande nuove sono benvenute: le risposte a quelle che tornano più spesso finiranno nella prossima edizione di queste pagine.
Appendice chiusa il 1° settembre 2026. Contenuto divulgativo: non sostituisce la valutazione clinica individuale.



