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Peste suina africana (PSA): un caso probabile a Riano, provincia di Roma

Peste suina africana (PSA): un caso probabile a Riano, provincia di Roma

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POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA · Scheda malattia

Peste suina africana (PSA)

Il virus dei cinghiali che non tocca l’uomo — e perché ci riguarda comunque

Edizione 1.0 — dati aggiornati al 29 agosto 2026 · Redazione: Dr. Paolo Meo, infettivologo-tropicalista, Direttore del POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA, Dipartimento di Medicina Tropicale e Malattie Infettive

Rischio per l’uomo
NULLO
Rischio per i suini
MOLTO ALTO
Lazio al 29.08.2026
INDENNE
Vaccino in UE
NON ESISTE

Nota Meo–Claude · Metodologia e trasparenza

Questa scheda nasce da un fatto accaduto a poche centinaia di metri da casa mia: il ritrovamento di un cinghiale morto a Riano, a nord di Roma, rilanciato sui social con l’etichetta «peste suina». Ho voluto capire, verificare e poi spiegare.

Le ricerche bibliografiche ed epidemiologiche sono state effettuate con l’assistenza di Claude AI (Anthropic). L’impaginazione e la veste grafica sono state studiate insieme fra Claude e il dr. Meo. Tutti i dati sono stati poi valutati, verificati sulle fonti primarie — bollettini degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali, EFSA, WOAH, FAO, Ministero della Salute, Regione Lazio — e le bozze riscritte dal dr. Paolo Meo, che ne porta l’intera responsabilità scientifica ed editoriale.

Il principio è semplice: lo strumento cerca, ordina e dà forma alla pagina; il medico decide, corregge e firma.

Avvertenza sul caso di Riano: alla chiusura di questa edizione non esiste alcuna conferma di laboratorio di positività alla PSA né a Riano né in alcun altro comune del Lazio. Il capitolo 1 va letto come cronaca di un sospetto, non di un focolaio. La scheda verrà aggiornata all’esito delle analisi.

 

Potrebbe essere un'immagine raffigurante il seguente testo "R Roma RIANO Peste suina, primo caso nel Lazio dopo 2 anni: virus trovato sulla carcassa di un cinghiale"

Indice ragionato dei contenuti

Tredici capitoli. Sotto ogni titolo, due righe che dicono che cosa vi troverete.

1. Il fatto: un cinghiale morto a Riano

Che cosa è successo, che cosa sappiamo e che cosa non sappiamo. Perché un animale trovato morto non è un animale positivo, e perché va segnalato comunque.

2. Che cos’è la peste suina africana

Definizione, inquadramento normativo europeo, letalità negli animali. Una malattia di categoria A che non ha né cura né vaccino disponibile in Europa.

3. Il virus: microbiologia dell’ASFV

Famiglia, genoma, struttura del virione, tropismo per i macrofagi, genotipi e straordinaria resistenza ambientale. Qui si capisce perché il vaccino non arriva.

4. Serbatoi, vettori e i quattro cicli epidemiologici

Il ciclo selvatico africano con le zecche molli, il ciclo domestico, il ciclo cinghiale-carcassa che domina in Europa. Chi tiene davvero in vita il virus.

5. Come si trasmette

Contatto diretto, ingestione di carni e salumi, fomiti, artropodi vettori dove esistono. E il ruolo dell’uomo come vettore passivo meccanico.

6. La malattia nel maiale e nel cinghiale

Incubazione, forme acuta subacuta e cronica, sindrome emorragica, mortalità, portatori cronici. Che cosa vede l’allevatore prima di chiamare il veterinario.

7. L’uomo si infetta? No, e vale la pena spiegare perché

La risposta netta e la sua base biologica. Perché prosciutto, salame e carne di maiale restano sicuri, e perché nessun caso umano è mai stato documentato.

8. Le vere zoonosi della carcassa

Quello che i comunicati non dicono: la carcassa di cinghiale è pericolosa da toccare, ma per leptospirosi, brucellosi, epatite E, trichinellosi. Non per la PSA.

9. La situazione in Italia al 29 agosto 2026

I numeri regione per regione: Piemonte e Liguria, il nuovo fronte toscano, l’Emilia, la Sardegna difesa nei porti. Bollettini ufficiali e date di riferimento.

10. Il Lazio e l’area a nord di Roma

Dall’epidemia dell’Insugherata 2022 all’eradicazione del gennaio 2025. Perché la Regione considera «concreta e molto elevata» la possibilità di reintroduzione.

11. La situazione in Europa

Il record del 2025 secondo l’EFSA, i quattordici Stati membri coinvolti, il ritorno in Spagna dopo trentun anni e il primo caso finlandese. Le zone I, II e III.

12. La situazione nel mondo

Dall’Africa subsahariana alla Georgia 2007, dalla Cina 2018 ai Caraibi 2021. Il quadro FAO per l’Asia-Pacifico e il segnale di rallentamento registrato dalla WOAH.

13. Prevenzione: che cosa fare, in concreto

Regole distinte per chi cammina nei boschi, per chi alleva anche un solo maiale, per chi caccia e per chi viaggia. Numeri utili e decalogo finale.

1. Il fatto: un cinghiale morto a Riano

Il parere del Dr. Meo — POLO VIAGGI

Quando una notizia sanitaria riguarda la strada dove abiti, la tentazione è di reagire prima di capire. Ho fatto il contrario: ho cercato la fonte. E la fonte, per ora, è una fotografia su Facebook.

In quarant’anni di lavoro sul campo, dall’Africa occidentale al Corno d’Africa, ho imparato che le epidemie si combattono con due strumenti che sembrano poveri: la segnalazione tempestiva e la verifica di laboratorio. Tutto il resto viene dopo. Vale a Bumbuna come vale a Riano.

Nei giorni scorsi è circolata la notizia del ritrovamento di un cinghiale morto nel territorio di Riano, comune della campagna a nord di Roma. La segnalazione è stata rilanciata sui social già accompagnata dall’espressione «peste suina». Chi scrive abita in quella zona, e proprio per questo ha ritenuto necessario ricostruire i fatti prima di commentarli.

Due paletti da fissare subito

Primo. Un cinghiale trovato morto non è un cinghiale positivo. I cinghiali muoiono per investimenti stradali, traumi, parassitosi, denutrizione, avvelenamenti, abbattimenti e per numerose malattie che con la peste suina africana non hanno alcun rapporto. La diagnosi di PSA non si formula guardando una carcassa né una fotografia: richiede esame anatomo-patologico e ricerca del genoma virale in PCR, con conferma dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana e, in ultima istanza, del Centro di referenza nazionale per le pesti suine (CEREP) dell’IZS dell’Umbria e delle Marche.

Secondo. Anche nell’ipotesi peggiore, cioè se l’animale risultasse positivo, per la salute delle persone non cambierebbe assolutamente nulla. La peste suina africana non è una zoonosi: non si trasmette all’uomo né per contatto con gli animali né attraverso il consumo di carne. È il punto su cui tutte le autorità sanitarie sono sempre state esplicite, ed è quello che nelle catene di messaggi si perde per primo.

Perché quella carcassa va comunque segnalata

Non per proteggere noi: per proteggere il sistema. Nel 2025 l’Unione Europea ha analizzato oltre 518.000 campioni di suini domestici e 618.000 campioni di cinghiali. Eppure, secondo l’EFSA, è stata la sorveglianza passiva — cioè l’indagine sugli animali trovati morti o sospetti — a individuare il 73% dei focolai nei cinghiali. La telefonata del cittadino che trova una carcassa è, letteralmente, lo strumento diagnostico principale dell’intero sistema europeo di allerta precoce.

È esattamente ciò che è avvenuto il 10 luglio 2026 sull’Appennino modenese: una carcassa segnalata da un escursionista nel territorio di Fanano, a circa tre chilometri dal confine con il Parco regionale del Corno alle Scale, è risultata positiva alla PSA. Da quella singola segnalazione è derivato l’inserimento di diversi comuni bolognesi nelle zone di restrizione.

Come si segnala nel Lazio

  • Numero verde Protezione Civile regionale: 803555, attivo 24 ore su 24
  • Servizio Veterinario ASL Roma 4 (competente per Riano): 0766/5911, h24
  • Non toccare, non spostare, non fotografare da vicino la carcassa
  • Tenere il cane al guinzaglio e allontanarlo immediatamente
  • Annotare la posizione GPS e comunicarla all’operatore

2. Che cos’è la peste suina africana

La peste suina africana (PSA; in inglese African Swine Fever, ASF) è una malattia virale emorragica altamente contagiosa dei suidi. Colpisce il maiale domestico e il cinghiale eurasiatico, entrambi appartenenti alla specie Sus scrofa. Con i ceppi oggi circolanti in Europa la letalità si avvicina al 100%.

Il Ministero della Salute la classifica fra le malattie di categoria A, quelle per le quali la normativa dell’Unione Europea impone misure immediate di eradicazione non appena individuate. Non esiste alcuna terapia. Non esiste, allo stato attuale, alcun vaccino utilizzabile in Europa.

Il danno che produce non è sanitario in senso umano, è economico e sistemico: quando il virus entra in un allevamento scattano abbattimento totale, restrizioni alla movimentazione, blocchi commerciali e sospensione delle esportazioni. In Italia, negli ultimi anni, i focolai negli allevamenti hanno portato all’abbattimento di oltre 120.000 maiali.

Elemento Peste suina africana
Agente African swine fever virus (ASFV), famiglia Asfarviridae
Specie colpite Solo suidi: maiale domestico, cinghiale, suidi selvatici africani
Trasmissibile all’uomo NO — nessun caso mai documentato
Letalità nei suini Fino al 100% con il genotipo II europeo
Vaccino Nessuno registrato in UE
Terapia Nessuna
Classificazione UE Malattia di categoria A (eradicazione obbligatoria)
Prima comparsa in Italia 1978 in Sardegna; gennaio 2022 in Italia continentale (Ovada, AL)

3. Il virus: microbiologia dell’ASFV

Il parere del Dr. Meo — POLO VIAGGI

Questo è il capitolo più tecnico della scheda e chiedo al lettore non specialista di non saltarlo. Le stranezze biologiche di questo virus non sono curiosità accademiche: spiegano perché non abbiamo un vaccino, perché un salame può portare l’infezione a mille chilometri di distanza e perché una carcassa nel bosco resta pericolosa per mesi. La microbiologia, qui, è già prevenzione.

Tassonomia e struttura

L’ASFV appartiene alla famiglia Asfarviridae, genere Asfivirus, di cui costituisce l’unica specie. È l’unico arbovirus a DNA conosciuto al mondo: una singolarità assoluta nella virologia, perché tutti gli altri virus trasmessi da artropodi sono virus a RNA.

  • Genoma: DNA bicatenario lineare di 170–194 kilobasi, con 150–170 sequenze codificanti
  • Proteine strutturali: oltre cinquanta, molte con funzione di evasione immunitaria
  • Virione: icosaedrico complesso, circa 200 nanometri, con architettura a strati concentrici — nucleoide, core shell, capside interno, membrana interna, envelope esterno acquisito per gemmazione
  • Replicazione: prevalentemente citoplasmatica, con una fase nucleare precoce

Il bersaglio cellulare, e perché il vaccino non arriva

Il virus replica in monociti e macrofagi del suino. Da questo tropismo derivano tutte le caratteristiche cliniche della malattia: l’immunosoppressione precoce, la tempesta citochinica con danno endoteliale diffuso che produce la sindrome emorragica, e soprattutto la mancata induzione di anticorpi neutralizzanti efficaci.

È qui che si spiega il fallimento di decenni di ricerca vaccinale. Un vaccino classico funziona perché induce anticorpi che neutralizzano il virus prima che infetti la cellula bersaglio: con l’ASFV questo meccanismo non si instaura. Alcuni vaccini vivi attenuati sono impiegati in Asia, in particolare in Vietnam, ma la WOAH ha ripetutamente avvertito sui rischi legati all’uso di prodotti non conformi, che possono non conferire protezione e diffondere virus vaccinali capaci di causare malattia acuta o cronica.

Genotipi

Sono descritti ventiquattro genotipi, definiti sulla sequenza del gene p72 (B646L) che codifica la principale proteina capsidica. In Europa e in Asia circola il genotipo II, quello uscito dalla Georgia nel 2007 e progressivamente diffusosi verso occidente. La Sardegna storica, dal 1978, ospitava il genotipo I.

La resistenza ambientale: il dato che cambia tutto

L’ASFV è uno dei virus più resistenti che si conoscano. La WOAH lo dice senza mezzi termini: il virus sopravvive su vestiti, stivali, ruote e altri materiali. Le autorità sanitarie italiane precisano che persiste per diversi mesi nell’ambiente e nelle carcasse degli animali morti, nella carne cruda o poco cotta, e per mesi in alcuni salumi.

Matrice o condizione Sopravvivenza del virus
Carcassa nell’ambiente Mesi, più a lungo con il freddo; le ossa restano infettanti
Carne fresca refrigerata Mesi
Sangue refrigerato Anni
Salumi crudi e stagionati brevemente Mesi
Congelamento Non inattiva il virus
Salagione e stagionatura breve Non sufficienti a inattivarlo
Calore Inattivato a 70 °C per 30 minuti
Disinfettanti efficaci Ipoclorito di sodio, glutaraldeide, formalina, composti a ossigeno attivo
Tradotto in pratica: un panino con il salame dimenticato in un’area di sosta, mangiato da un cinghiale, può fondare un focolaio. Non è un’ipotesi teorica, è il meccanismo con cui il virus ha compiuto i suoi salti intercontinentali.

4. Serbatoi, vettori e i quattro cicli epidemiologici

Confondere i quattro cicli è l’errore all’origine di metà delle informazioni sbagliate che circolano. Vanno tenuti distinti, perché in Italia continentale ne opera in pratica uno solo.

Ciclo Protagonisti Dove opera
Selvatico africano Facoceri (Phacochoerus), potamoceri (Potamochoerus), ilocheri + zecche molli Ornithodoros moubata Africa subsahariana. È il serbatoio originario e vero: i suidi africani si infettano senza ammalarsi
Zecca–suino Ornithodoros erraticus e suini domestici in stalle tradizionali Storicamente penisola iberica
Domestico Maiale–maiale per contatto diretto e per somministrazione di scarti di cucina Ovunque, soprattutto in allevamenti a bassa biosicurezza e familiari
Cinghiale–habitat Cinghiale vivo + carcassa infetta persistente nell’ambiente È il motore dell’epidemia europea, ed è quello che riguarda l’Italia

Il ciclo che conta per noi

Nel ciclo cinghiale–habitat il serbatoio non è tanto l’animale vivo quanto la carcassa infetta lasciata nell’ambiente. Il cinghiale sano si contagia annusando o consumando i resti di un conspecifico morto, e quella carcassa resta infettante per mesi. È il motivo per cui il recupero delle carcasse è, in tutti i piani nazionali ed europei, l’attività di controllo numero uno, affidata ai servizi veterinari delle ASL con il concorso di guardiaparco, polizia provinciale, carabinieri forestali e volontari.

Va detto con chiarezza: in Italia continentale le zecche molli non hanno alcun ruolo epidemiologico. Chi parla di «zecche che trasmettono la peste suina» nel Lazio sta trasferendo sul Tevere un meccanismo che appartiene alla savana africana.

E l’uomo, in questo schema?

L’uomo è un vettore passivo meccanico. Il commissario straordinario alla PSA, Giorgio Briganti, lo ha formulato in modo efficace: una persona non si ammala, ma può diventare vettore passivo, perché fango e materiale organico rimasti sulle scarpe o sulle ruote di una bicicletta possono contribuire a spostare il virus.

La conseguenza epidemiologica è decisiva. Il cinghiale si sposta di pochi chilometri l’anno: da solo non percorre le distanze che il virus ha percorso. I salti di centinaia o migliaia di chilometri — Roma nel 2022, la Catalogna nel 2025, la Finlandia nel 2026 — li ha compiuti l’uomo, attraverso prodotti alimentari, veicoli e materiali contaminati.

5. Come si trasmette

Via di trasmissione Peso epidemiologico
Contatto diretto fra animali (sangue, saliva, feci, urine, secrezioni) Molto alto: il sangue contiene cariche virali elevatissime
Contatto con carcasse infette nell’ambiente Molto alto nel ciclo selvatico europeo
Ingestione di carni o prodotti a base di carne infetta, scarti di cucina Alto: è la via che apre i focolai negli allevamenti
Fomiti: calzature, indumenti, attrezzature, veicoli, mangimi, lettiera Alto per la diffusione a media e lunga distanza
Movimentazione illegale di animali vivi e smaltimento illegale di carcasse Alto: fra le modalità più importanti secondo gli IZS
Puntura di zecche molli Ornithodoros Rilevante solo in Africa e storicamente in Iberia; nullo in Italia
Trasmissione all’uomo Inesistente

6. La malattia nel maiale e nel cinghiale

Il periodo di incubazione è breve, generalmente da 4 a 19 giorni. La forma acuta, quella dominante con il genotipo II, si manifesta con febbre elevata, anoressia improvvisa, prostrazione, difficoltà di movimento, cianosi di orecchie, addome e arti, emorragie cutanee ed emorragie interne, aborto nelle scrofe. La morte sopraggiunge in 6–13 giorni.

Esistono forme subacute e croniche, con quadri meno drammatici. Il dato epidemiologicamente più importante riguarda i sopravvissuti: gli animali che superano la malattia possono restare portatori del virus per circa un anno, e proprio questo ruolo è fondamentale per la persistenza del virus nelle aree endemiche e per la sua diffusione.

La diagnosi

La conferma è esclusivamente di laboratorio. Gli esami impiegati sono l’immunofluorescenza, il test di immunodiffusione in gel di agar (AGID), la fissazione del complemento, la PCR per la ricerca del genoma virale e l’ELISA per la ricerca anticorpale. Nella pratica corrente il riscontro anatomo-patologico sulla carcassa orienta, la PCR conferma.

7. L’uomo si infetta? No, e vale la pena spiegare perché

Il parere del Dr. Meo — POLO VIAGGI

Questa è la domanda che mi arriva in ambulatorio e al telefono, ed è la ragione per cui ho scritto questa scheda. Rispondo con la stessa frase che uso con i pazienti: no, non si prende, e non è una rassicurazione di cortesia — è una impossibilità biologica.

Nel Dipartimento di Medicina Tropicale e Malattie Infettive del POLO VIAGGI passiamo metà del nostro tempo a spiegare quali malattie animali passano davvero all’uomo. Sono tante e alcune sono terribili. Proprio per questo è importante non sprecare l’allarme su quelle che non lo fanno: chi grida al lupo sulla peste suina non sarà creduto il giorno dell’influenza aviaria.

La peste suina africana non è una zoonosi. Non è trasmissibile agli esseri umani, né per contatto con gli animali né attraverso il consumo di carne. In quasi un secolo dalla prima descrizione della malattia, avvenuta in Kenya nel 1921, non è mai stato documentato un solo caso di infezione umana.

La base biologica

La ragione è nel tropismo del virus: l’ASFV replica in monociti e macrofagi del suino. Le cellule umane non sono permissive alla sua replicazione, perché mancano le condizioni molecolari di ingresso e di replicazione produttiva. L’uomo non è semplicemente un ospite «poco suscettibile»: non è un ospite.

Le conseguenze pratiche

  • Carne di maiale, prosciutto, salame e insaccati regolarmente controllati si consumano senza alcun problema
  • Non esiste alcun rischio nel frequentare boschi, sentieri, aree agricole o parchi in zona di restrizione
  • Non esiste alcun rischio per chi convive con cani, gatti o altri animali domestici non suidi
  • Le limitazioni imposte nelle zone di restrizione hanno lo scopo di proteggere i suini, non le persone
Il rischio reale della PSA per l’uomo è economico e sociale: perdita di patrimonio zootecnico, blocchi commerciali, danno alla filiera dei prodotti DOP e IGP, limitazioni alla caccia e alle attività all’aperto. È un rischio serio. Ma non è un rischio sanitario.

8. Le vere zoonosi della carcassa

Il parere del Dr. Meo — POLO VIAGGI

Questo è il capitolo che nei comunicati istituzionali non si legge mai, e che come infettivologo mi preme di più.

Tutti ripetono: «non toccare la carcassa perché c’è la peste suina». L’indicazione è giusta, la motivazione è sbagliata. Non toccatela per la peste suina non ha senso dal punto di vista della vostra salute, perché quel virus a voi non fa nulla. Non toccatela per le zoonosi vere, quelle che ci sono davvero e che nessuno nomina.

Il cinghiale è, in Italia, uno dei principali serbatoi di agenti zoonotici della fauna selvatica. Chi manipola una carcassa senza protezioni si espone a rischi concreti, che nulla hanno a che vedere con la PSA.

Agente Come si contrae dalla carcassa Nota clinica
Leptospirosi Contatto di cute lesa e mucose con urine e acque contaminate Forme itteroemorragiche potenzialmente gravi; sottodiagnosticata
Brucellosi (Brucella suis) Manipolazione ed eviscerazione senza guanti Classica dei cacciatori; febbre ondulante, forme osteoarticolari
Epatite E (HEV genotipo 3) Carne poco cotta, contatto con visceri Sieroprevalenze elevate nei cinghiali italiani; grave nell’immunodepresso e in gravidanza
Trichinellosi Consumo di carne cruda o insufficientemente cotta Obbligo di esame trichinoscopico sui capi destinati al consumo
Tularemia Contatto con tessuti infetti, anche via congiuntivale Rara ma presente; forme ulceroghiandolari
Salmonellosi e Yersinia Contaminazione fecale e manipolazione Enteriti anche severe
Malattia di Aujeszky (pseudorabbia) Il cane annusa, lecca o morde la carcassa Non colpisce l’uomo ma è invariabilmente mortale per il cane

La regola operativa «non avvicinarsi, non toccare, cane al guinzaglio, segnalare e allontanarsi» è quindi corretta due volte, ma per due ragioni diverse: una riguarda la salute dei suini e l’economia del Paese, l’altra riguarda direttamente voi e il vostro cane.

9. La situazione in Italia al 29 agosto 2026

Piemonte e Liguria: il cluster storico

Secondo l’aggiornamento dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta al 23 agosto 2026, il totale cumulativo dei positivi nei cinghiali è salito a 2.209 casi: 827 in Piemonte e 1.382 in Liguria. I focolai negli allevamenti suinicoli restano stabili a 10. La curva ligure continua a crescere di poche unità a settimana, quella piemontese è sostanzialmente ferma.

Toscana: il fronte caldo del 2026

Dal primo gennaio 2026 la Toscana ha registrato 638 casi positivi tra i cinghiali, il dato più alto d’Italia nell’anno in corso, comunicato il 18 agosto durante un incontro fra Anci Toscana e Regione. L’epidemia era partita dalla provincia di Massa-Carrara e ha poi raggiunto Lucca e Pistoia; il passaggio alla specie domestica è già avvenuto, con due allevamenti colpiti a Comano (Massa-Carrara) e a San Marcello Piteglio (Pistoia). Le zone soggette a restrizione interessano territori delle province di Lucca, Massa-Carrara, Pistoia e Prato.

Emilia-Romagna, Lombardia, Sardegna

Il fronte nei cinghiali si è ormai esteso senza soluzione di continuità dal Piemonte fino all’Emilia; il 10 luglio 2026 la positività di una carcassa a Fanano ha portato la malattia alle porte del Parco del Corno alle Scale. In Lombardia si sono registrati focolai in allevamento in provincia di Pavia.

La Sardegna, isola dove la malattia fu introdotta nel 1978 e dove è rimasta endemica per quarant’anni, è oggi indenne e si difende con controlli portuali sistematici: nel quadrimestre aprile–luglio 2026 la ASL di Sassari ha eseguito 443 controlli a Porto Torres, 260 a Olbia e 126 a Golfo Aranci, con cani molecolari addestrati a individuare prodotti suini nei bagagli.

Area Dato Aggiornato al
Piemonte + Liguria 2.209 cinghiali positivi cumulativi (827 + 1.382); 10 focolai in allevamento 23 agosto 2026 (IZS PLV)
Toscana 638 cinghiali positivi dal 1° gennaio 2026; 2 allevamenti colpiti 18 agosto 2026
Emilia-Romagna Fronte attivo sull’Appennino modenese e bolognese 10 luglio 2026
Lombardia Focolai in allevamento in provincia di Pavia 2026
Sardegna Indenne; sorveglianza attiva nei porti Agosto 2026
Lazio Indenne; nessun caso confermato 29 agosto 2026

10. Il Lazio e l’area a nord di Roma

Il parere del Dr. Meo — POLO VIAGGI

Il Lazio ha già vissuto questa storia. Nel 2022 il virus comparve nella Riserva dell’Insugherata e l’intera città dentro il Grande Raccordo divenne zona rossa: divieti di pic-nic, cani al guinzaglio, cancellate ai varchi, oltre millecinquecento cinghiali abbattuti. Ci sono voluti quasi tre anni per uscirne.

Chi come me abita nei comuni a nord del Raccordo ricorda bene che Riano, Castelnuovo di Porto, Sacrofano, Formello, Morlupo e Capena erano dentro la zona di restrizione. Uscirne è costato molto. Rientrarci per un panino abbandonato in un’area di sosta sarebbe assurdo.

La cronologia è netta. Fine aprile 2022: nell’area nord di Roma vengono rinvenuti cinghiali morti o moribondi, risultati positivi alla PSA, quasi tutti nella Riserva Naturale dell’Insugherata all’interno del Grande Raccordo Anulare. Maggio 2022: istituzione della zona rossa e delle zone di restrizione, estese ai comuni a nord fra cui Riano. Gennaio 2025: il Ministero della Salute annuncia l’eradicazione dalla Capitale e il 22 gennaio il Comitato permanente di Bruxelles vota la revoca delle zone di restrizione in provincia di Roma.

Oggi il Lazio è quindi ufficialmente indenne, e al 29 agosto 2026 non risulta alcun caso di PSA confermato sul territorio regionale. Ma la Regione non considera chiusa la partita: il virus circola nelle regioni a nord e la possibilità che la malattia venga nuovamente introdotta nel Lazio è giudicata «concreta e molto elevata». Per la stagione venatoria 2026/2027 sono stati fissati obiettivi di riduzione della popolazione di cinghiali per almeno 38.500 capi, di cui 11.837 nella sola provincia di Viterbo e 8.254 in provincia di Roma. Un piano di questa portata in una regione formalmente indenne dice quanto sia sottile il margine.

La distanza reale. Il fronte epidemico più vicino a Riano è quello tosco-emiliano, a circa trecento chilometri. Il cinghiale, da solo, quella distanza non la percorre: si sposta di pochi chilometri l’anno. Se la peste suina tornasse nel Lazio non arriverebbe camminando. Arriverebbe in automobile, dentro un panino, su una suola di scarpa.

11. La situazione in Europa

Il 2025 è stato l’anno peggiore dell’ultimo quinquennio. Secondo la relazione annuale dell’EFSA, gli episodi nei cinghiali sono arrivati a 11.036, il livello più alto dal 2021 e il 44% in più rispetto ai 7.677 del 2024. I focolai nei suini domestici sono aumentati del 76%, raggiungendo quota 585. La malattia è inoltre ricomparsa in Spagna dopo trentun anni, portando a quattordici il numero degli Stati membri interessati, e la Finlandia ha registrato il suo primo caso in assoluto a fine luglio 2026.

Casi nei cinghiali nell’UE, 2024 vs 2025

2024 — 7.677 casi

2025 — 11.036 casi (+44%)

Fonte: EFSA, relazione annuale PSA, maggio 2026. Focolai nei suini domestici: 585 nel 2025, +76% sul 2024.

Gli Stati membri oggi coinvolti sono Italia, Spagna, Finlandia, Polonia, Germania, Estonia, Lettonia, Lituania, Slovacchia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Grecia e Croazia. Fuori dall’Unione il virus circola in Serbia, Bosnia-Erzegovina, Moldova, Ucraina, Bielorussia e Russia.

Il sistema delle zone di restrizione

Zona Definizione Effetti principali
Zona I Area ad alto rischio, senza casi accertati Sorveglianza rafforzata, biosicurezza, controlli sulle movimentazioni
Zona II Presenza della malattia nei cinghiali Limitazioni alle attività all’aperto e venatorie, restrizioni commerciali
Zona III Presenza della malattia nei suini domestici Misure più severe: abbattimenti, blocco delle movimentazioni e delle esportazioni

Un dato merita attenzione perché riguarda direttamente il lettore: nel 2025 nell’UE sono stati analizzati oltre 518.000 campioni di suini domestici e 618.000 di cinghiali, e la sorveglianza passiva ha permesso di individuare il 73% dei focolai nei cinghiali. Per l’EFSA questo tipo di controllo deve continuare ad avere un ruolo centrale.

12. La situazione nel mondo

La peste suina africana è stata per decenni una malattia africana. La WOAH ricostruisce così la sua espansione: presente tradizionalmente in Africa fino al 1978, quando venne introdotta nell’isola italiana della Sardegna; nel 2007 confermata in Georgia, nella regione del Caucaso, da cui si è progressivamente diffusa ai paesi vicini; prima comparsa nell’Unione Europea nel 2014; nel 2018 il salto in Cina, prima comparsa in Asia, con successiva diffusione nella regione e in Oceania; nel luglio 2021 il ritorno nelle Americhe dopo decenni di assenza, in Repubblica Dominicana e ad Haiti. Solo due paesi europei sono riusciti a eradicarla: la Repubblica Ceca nell’aprile 2018 e il Belgio nel marzo 2020.

Area Situazione attuale
Africa subsahariana Endemica, con il ciclo selvatico e le zecche molli come serbatoio permanente
Europa Quattordici Stati membri UE più i paesi balcanici e dell’Est; 2025 anno record
Asia e Pacifico L’aggiornamento FAO del 18 giugno 2026 copre venti paesi e territori, con nuovi focolai in India e crisi del comparto suinicolo in Sri Lanka
Caraibi Repubblica Dominicana e Haiti dal luglio 2021
Oceania Papua Nuova Guinea, Timor Est
Tendenza globale Secondo il rapporto WOAH di maggio 2026 i focolai nei suini domestici sono in calo da agosto 2025; i casi nei cinghiali, dopo il picco fra ottobre 2025 e gennaio 2026, hanno anch’essi iniziato a diminuire

13. Prevenzione: che cosa fare, in concreto

Il parere del Dr. Meo — POLO VIAGGI

Nelle indicazioni che seguono ho voluto separare i destinatari, perché le regole valide per l’allevatore non servono all’escursionista e viceversa. Segnalo in particolare il paragrafo dedicato a chi viaggia: al POLO VIAGGI vediamo ogni settimana persone che rientrano da paesi con circolazione attiva del virus portando salumi artigianali nel bagaglio, convinte di fare una cosa innocua. È il singolo comportamento a più alto rischio di tutta questa scheda.

Per chi cammina nei boschi e nelle campagne

  1. Segnalare ogni carcassa di cinghiale, comprese ossa e resti, al 803555 o al servizio veterinario della ASL competente
  2. Non toccare, non spostare, non avvicinarsi: la rimozione spetta solo al personale incaricato
  3. Tenere sempre il cane al guinzaglio nelle aree naturali e agricole
  4. Al rientro, pulire e disinfettare accuratamente calzature, ruote di bicicletta e pneumatici
  5. Non abbandonare rifiuti alimentari nell’ambiente e smaltirli in contenitori chiusi
  6. Non alimentare i cinghiali: è vietato dalla legge 221/2015 ed è la principale abitudine che li avvicina agli abitati

Per chi alleva suini, anche un solo capo familiare

  • Recinzione efficace, zona filtro all’ingresso, cambio di calzature e indumenti
  • Divieto assoluto di somministrare scarti di cucina o avanzi contenenti carne
  • Controllo dell’origine di mangimi, foraggio e lettiera, che possono essere contaminati
  • Disinfezione sistematica di mezzi e attrezzature in entrata
  • Denuncia immediata di ogni aumento anomalo della mortalità: il ritardo di quarantotto ore è ciò che trasforma un caso in un’epidemia

Per chi caccia

  • Kit di biosicurezza personale, guanti monouso sempre
  • Eviscerazione nei punti attrezzati e gestione controllata dei visceri
  • Disinfezione di coltelli, stivali, indumenti e veicoli dopo ogni uscita
  • Nessun accesso ad allevamenti suinicoli nelle ore successive alla battuta
  • Rispetto dell’obbligo di esame trichinoscopico sui capi destinati al consumo

Per chi viaggia — indicazioni del POLO VIAGGI

  • Non introdurre in Italia carni o salumi suini provenienti da paesi con PSA, neppure sottovuoto o di produzione domestica: il regolamento UE lo vieta e il virus sopravvive nei prodotti crudi per mesi
  • La carne di cinghiale è quella a maggior rischio in assoluto
  • Chi visita allevamenti, mercati di animali vivi o macelli in aree endemiche deve cambiare calzature e indumenti prima di rientrare in qualsiasi ambiente zootecnico italiano
  • La stessa regola vale per i rientri dalla Sardegna e per gli spostamenti dalle zone di restrizione del Nord e della Toscana
  • Rispettare i controlli portuali e aeroportuali: la consegna spontanea dei prodotti non comporta sanzione

In sintesi, per chi ha poco tempo

La peste suina africana non si trasmette all’uomo, in nessun modo. Un cinghiale morto va segnalato e non toccato: per la peste suina non rischiate nulla, per leptospirosi, brucellosi ed epatite E sì. Il Lazio oggi è indenne e non ci sono casi confermati. Il virus non cammina: viaggia con noi, in una suola infangata, in una ruota, in un panino. Quando tornate dal bosco, pulite le scarpe.

Domande frequenti

Posso continuare a mangiare prosciutto e salame?

Sì, senza alcuna limitazione. La peste suina africana non si trasmette all’uomo attraverso il consumo di carne. I prodotti a marchio sanitario provengono da filiere controllate. Il divieto di trasportare salumi da paesi infetti serve a proteggere i maiali italiani, non i consumatori.

Ho toccato una carcassa di cinghiale. Devo preoccuparmi?

Per la peste suina no, in nessun modo. Per leptospirosi, brucellosi, epatite E e tularemia sì: lavatevi accuratamente mani e avambracci con acqua e sapone, disinfettate ogni ferita anche minima e, se nei giorni successivi compare febbre, riferite al medico il contatto avvenuto. È un’informazione che cambia l’orientamento diagnostico.

Il mio cane ha annusato una carcassa. C’è un rischio?

Non per la peste suina, che non colpisce i cani. Ma la malattia di Aujeszky, o pseudorabbia, sì: si contrae proprio annusando, leccando o mordendo carcasse e visceri di cinghiale, ed è invariabilmente mortale per il cane, con decorso rapidissimo. Se compaiono prurito intenso al muso, salivazione e alterazioni del comportamento, andate immediatamente dal veterinario. È la ragione più seria per tenere il cane al guinzaglio.

Le zecche trasmettono la peste suina anche in Italia?

No. I vettori biologici sono zecche molli del genere Ornithodoros, che appartengono al ciclo africano e, storicamente, ad alcune stalle tradizionali iberiche. In Italia continentale non hanno alcun ruolo epidemiologico. Le zecche che troviamo nei nostri boschi sono zecche dure, che trasmettono altre malattie ma non la PSA.

Perché abbattere migliaia di cinghiali se il virus non riguarda l’uomo?

Perché la densità della popolazione di cinghiali determina la velocità con cui il virus circola e la probabilità che raggiunga gli allevamenti. È una misura di sanità animale e di tutela economica, non di sanità pubblica. Va detto che la sua efficacia è oggetto di discussione: alcune associazioni sostengono che le battute collettive possano disperdere i branchi e favorire la diffusione, ed è un’obiezione che merita risposte con dati, non con slogan.

Esiste un vaccino?

Non in Europa. La ragione è biologica: il virus replica nei macrofagi e non induce anticorpi neutralizzanti efficaci, quindi l’approccio vaccinale classico non funziona. In alcuni paesi asiatici sono impiegati vaccini vivi attenuati, ma la WOAH ha messo in guardia sui rischi dei prodotti non conformi.

Che cosa succede se il cinghiale di Riano risulta positivo?

Sarebbe una notizia sanitaria di rilievo nazionale, perché segnerebbe il ritorno del virus in una regione dichiarata indenne nel gennaio 2025. Scatterebbero l’istituzione di una zona infetta, la ricerca attiva delle carcasse, la sospensione della caccia di selezione, limitazioni alle attività all’aperto e restrizioni alla filiera suinicola. Per la salute delle persone, invece, non cambierebbe nulla. Aggiorneremo questa scheda all’esito delle analisi.

Bibliografia e fonti ragionate

Tutte le fonti sono state consultate e verificate fra il 29 e il 30 agosto 2026.

Dati epidemiologici italiani

  • Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta — I controlli per la PSA, aggiornamento al 23 agosto 2026
  • Regione Toscana e Anci Toscana — Incontro del 18 agosto 2026 sui dati regionali e sui Gruppi Operativi Territoriali
  • Regione Toscana — Peste suina africana: biosicurezza e zone di restrizione, agosto 2026
  • Ministero della Salute — Dati epidemiologici nazionali e internazionali; Bollettino epidemiologico nazionale PSA (IZSAM)
  • Centro di Referenza Nazionale per le Pesti Suine (CEREP), IZS dell’Umbria e delle Marche

Lazio e area romana

  • Regione Lazio — Emergenza PSA: situazione nel Lazio; come contenere l’epidemia
  • Ministero della Salute e Struttura commissariale PSA — Eradicazione dalla provincia di Roma; voto del Comitato permanente PAFF del 22 gennaio 2025
  • Regione Lazio — Piano venatorio 2026/2027 e obiettivi di riduzione della popolazione di cinghiali
  • Roma Capitale — Misure per il contenimento della PSA e numeri per la segnalazione delle carcasse

Dati europei e mondiali

  • EFSA — Relazione annuale sulla peste suina africana, maggio 2026
  • EFSA — Rapporto scientifico su fattori di rischio e di protezione contro la PSA, compreso il ruolo dei vettori
  • Regolamento di esecuzione (UE) 2023/594 e successivi aggiornamenti delle zone soggette a restrizione
  • WOAH — African swine fever: scheda di malattia e situation report di maggio 2026
  • FAO EMPRES-AH — ASF situation update in Asia & Pacific, 18 giugno 2026
  • GF-TADs — Global control of African swine fever: a GF-TADs initiative (2026–2030)

Virologia e zoonosi della fauna selvatica

  • IZS del Lazio e della Toscana — Peste suina africana: agente eziologico, trasmissione, diagnosi, diffusione
  • African swine fever in the era of global expansion: epidemiology, transmission dynamics, viral evolution, and One Health control strategies. Veterinary World 2026;19(8):3351-3371
  • EFSA-ECDC — The European Union One Health Zoonoses Report, edizioni recenti
  • Letteratura nazionale sulla sieroprevalenza di HEV, Brucella suis e Leptospira spp. nel cinghiale in Italia

POLO VIAGGI CESMET – ARTEMISIA

Centro di Medicina Tropicale e dei Viaggi · Dipartimento di Medicina Tropicale e Malattie Infettive

Direttore: Dr. Paolo Meo, infettivologo-tropicalista

clinicadelviaggiatore.com

Scheda malattia a scopo divulgativo e di educazione sanitaria, edizione 1.0 del 29 agosto 2026. Non sostituisce il parere del medico curante né le disposizioni delle autorità sanitarie e veterinarie competenti. Per la segnalazione di carcasse di cinghiale nel Lazio: numero verde Protezione Civile regionale 803555 o servizio veterinario della ASL territorialmente competente.

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